Dalle Novelle di Canterbury

Part 16

Chapter 163,588 wordsPublic domain

[12] Confesso che l’espressione: «una monaca che faceva da cappellano» mi piace assai poco. E non mi pare molto chiaro l’ufficio di questa monaca presso suora Eglantina, la quale per ogni buon fine aveva condotto con sè anche tre preti. Ma d’altra parte il testo dice proprio così: _That was hire chapelleyn_.

[13] La lezione è molto incerta. Intendo il _rekkeles_ del testo secondo la congettura del Tyrwhitt, il quale sospetta che il Chaucer avesse scritto _reghelles_. La variante _cloysterless_ (senza chiostro) accolta, sulla scorta di un codice di Cambridge, dal Wright, dal Bell e da altri, porterebbe ad una inutile ripetizione, e non mi pare accettabile. L’espressione è tradotta letteralmente da un testo latino, citato dal Tyrwhitt, il quale dice: _Sicut piscis sine aqua caret vita, ita sine monasterio monachus_.

[14] Letteralmente: di questo testo non avrebbe dato una gallina pelata (_he gaf nat a pulled hen_). Ho creduto meglio rendere l’espressione inglese, senza dubbio popolare, con un modo popolare nostro.

[15] _An oystre_: un’ostrica (V. la nota precedente).

[16] Amore deve essere inteso, qui, nel senso cristiano di carità, come nel motto inciso sul medaglione della monaca (v. p. 10).

[17] Ho cercato di attenuare, in qualche modo, la grottesca espressione del poeta, la quale suona così: fumava come una fornace dove si liquefà il piombo (_stemed as a forneys of a leed_).

[18] L’uso galante di offrire, ad una signora che lo domanda, uno spillo, è ancora vivo: ma quello abbastanza strano di offrire dei coltelli o temperini (_knyfes_) non ha, che io mi sappia, alcun riscontro.

[19] Il testo dice: _of yeddynges he bar utturly the prys_. La lezione è incerta ed il significato di _yeddynges_ è oscuro: io ho accettato, col Bell, la congettura del Tyrwhitt, il quale riconduce questo vocabolo al sassone _geddian_ o _giddian_: cantare. Altri intende, come il Wright e l’Hertzberg: raccontare storie.

[20] Espungo col Wright i due seguenti versi:

_And gave a certaine ferme for the grant, Non of his bretheren cam in his haunt_

che qui non danno alcun senso, e sono certo interpolati. L’Hertzberg li accetta, e dichiara che egli li ritiene decisamente genuini, pur confessando che non si capisce affatto che relazione abbiano col resto. Non so, poi, quanto sia plausibile la spiegazione che egli ne dà: «pagava della casa un fitto così alto, che nessun altro dei suoi confratelli andava nella sua contrada.»

[21] _Hadde but oo schoo_: non aveva che una scarpa sola.

[22] Il Chaucer dice precisamente: _rounded as a belle out of presse_ «rotonda come una campana appena levata dalla forma in cui è stata fusa.» Ho semplificato l’espressione, perchè mi è sembrato che l’immagine, in italiano, non ci guadagnasse molto, traducendo alla lettera.

[23] _Then robus riche, or fithul, or sawtrie_: «piuttosto che roba di prezzo, o un violino, o un salterio.»

[24] _Sergeant of lawe_ (sergente della legge). Non so quanto esattamente risponda la mia traduzione (impiegato del tribunale) all’espressione inglese: confesso che non ho saputo trovare un modo più determinato e sicuro. L’Hertzberg traduce «Iustitiarius» e dice (_Op. cit._ nota al v. 311) che: _Sergeant of lawe_ equivaleva, nel sec. XIV e XV, presso a poco a «Dottore in legge» (dem Stande eines Doktors der Rechte gleich kam). Cfr. in proposito l’opera del CRABBE, _Storia del Diritto Inglese_, alla quale rimanda l’Hertzberg.

[25] _That often hadde ben atte parvys._ (Il quale era stato spesso sotto il portico della chiesa). La voce _parvys_, che è manifestamente il _parvis_ dei francesi, significa: portico o piazza davanti a una chiesa.—Nel medio evo era costume degli avvocati, e di tutta la gente del foro in generale, ritrovarsi in certe ore del giorno, quando i tribunali erano chiusi, sotto il portico di una delle chiese principali della città, per parlare e discutere di leggi e di diritto. A quale di questi portici abbia inteso precisamente di alludere il Chaucer non è facile dire: io ho messo il nome di Westminster non tanto perchè uno dei più probabili, quanto per rendere, in qualche modo, meno indeterminata l’espressione del poeta.

Il Tyrwhitt riferisce in proposito il seguente passo (V. FORTESCUE, _De laud. leg. Angl._, C. 51): _Post meridiem curiae non tenentur; sed placitantes tunc se divertunt ad pervisum et alibi, consulentes cum servientibus ad legem_ (sergeant of lawe) _et aliis consiliariis suis._

[26] Letteralmente per la patente (di avvocato?) e per mezzo di una intera commissione (_by patent, and by pleyn commissioun_). La patente glie ne dava il diritto legale, la commissione lo invitava a presiedere, come giudice, in omaggio alla sua dottrina in fatto di materie giuridiche.

[27] Guglielmo il Conquistatore.

[28] In italiano non c’è una parola che corrisponda precisamente al _Frankeleyn_ del testo. Ho tradotto _possidente_ sulla definizione del Fortescue (_De Laud. leg. Angl._ C. 29) citata dal Tyrwhitt, secondo la quale per _Frankeleyn_ si intende: _pater familias magnis ditatus possessionibus_. Vedi la lunga nota dell’Hertzberg (_Op. cit._, n. al v. 333) il quale traduce: _Gutsherr_.

[29] Cioè: la sua casa era aperta a quanti amici e conoscenti avevano occasione di passare dal suo paese, i quali erano sicuri di trovare presso di lui la più cordiale ospitalità.

Secondo la leggenda S. Giuliano avendo ucciso per disgrazia i suoi genitori, per purgarsi, in qualche modo, del suo involontario delitto con una buona azione, mantenne a sue spese un albergo, lungo una via piena di pericoli e di disagi, dove i viandanti trovavano vitto e alloggio gratis. Di qui ebbe origine la tradizione che fece di S. Giuliano l’ospitaliere, il protettore dei viandanti, i quali lo invocavano per via e ne recitavano il miracoloso Paternostro. Anche il Boccaccio (_Dec._ II. 2.) dice: «ne’ quali (paesi) chi non ha detto il Paternostro di S. Giuliano, ancora che abbia buon letto, alberga male». Intorno alle varie trasformazioni e modificazioni che subì la leggenda di questo santo, che divenne perfino protettore dei facili amori e dei lenoni, puoi vedere l’interessante scritto di A. GRAF, _S. Giuliano nel Decamerone e altrove_,—in: _Miti, leggende, e superstizioni del Medio Evo_ Torino, Loescher 1892–93. V. anche, BRAND, _Antiquities_ (V. I. pag. 359. Ediz. H. Ellis).

[30] _Was alway after oon_: era sempre della stessa qualità. La quale, trattandosi di un ricco possidente, è naturale che fosse anche la migliore. Altri, meno bene e poco chiaramente, intende: era sempre dopo l’una (_after one o’clock_).

[31] Quale fosse precisamente l’ufficio del _counter_, qui ricordato dal Chaucer, non ho potuto capire, e non so quale e quanta relazione avesse, in verità, con quello del nostro ragioniere. L’Hertzberg traduce, non credo in modo più felice ed esatto, _Landvoigt_ (prefetto, podestà). Qualunque sia il vero significato di questa parola, mi sembra che non debba, ad ogni modo, essergli estraneo il concetto dei numeri e dell’aritmetica, stando all’etimo.

[32] Letteralmente: avrebbe potuto sedere, in una sala dorata, alla tavola situata sulla piattaforma (_on the deys_). Secondo un uso molto comune in Inghilterra nel Medio Evo, i signori in fondo ad uno dei lati della sala da pranzo, che era sempre molto vasta, facevano costruire una piattaforma in legno, sulla quale veniva apparecchiata la tavola per gli ospiti (come oggi si direbbe) illustri o degni di un certo riguardo.

[33] Radice aromatica di sapore amarognolo.

[34] Ignorando completamente a quale pietanza della nostra cucina moderna corrisponda, in qualche modo, il _blankmanger_ del cuoco chauceriano, ho tradotto «cappone in galantina» per la ragione che stando a quanto riferisce in proposito il Tyrwhitt, pare che uno dei principali ingredienti fosse la polpa del cappone (_the brawne of a capon_).

[35] Ho lasciato il seguente distico:

«_If that he foughte, and hadde the heigher hand, By water he sente hem hoom to every land._»

il quale non dà qui un senso possibile. Il Wright e il Bell accolgono, senza discussione, i due versi secondo il testo del Tyrwhitt. È strano che nessuno di loro tre, neppure il Tyrwhitt, che con sì larga messe di note ha illustrato la sua edizione, abbia accennato anche lontanamente alla oscurità del senso, che non può essere loro sfuggita. L’Hertzberg espunge il distico intero osservando, molto giustamente, che se non si può sospettare una interpolazione, bisogna ammettere che prima di questi due versi ci sia una lacuna.

[36] Hull era anche a’ tempi del Chaucer uno dei porti più importanti dell’Inghilterra.

[37] Leggo col Wright e col Bell _wys to undertake_ invece che _I undertake_, perchè mi pare che in questo modo venga meglio spiegato il significato dell’aggettivo _wys_ che qui, evidentemente, significa: accorto, prudente, in antitesi all’altro _hardy_ (coraggioso, ardito).

[38] Il Gotland è una regione della Svezia: ma qui l’indicazione del Chaucer non è chiaramente determinata.

[39] L’astrologia era nel medio evo una delle fonti a cui più spesso ricorrevano i medici per i loro malati. Si credeva che una medicina fosse più o meno efficace, secondo che veniva somministrata all’ammalato sotto una costellazione piuttosto che sotto una altra. Il Chaucer il quale dimostra nelle sue opere una conoscenza certo notevole, per il suo tempo, di astrologia, coltivò con molto interesse tutta quella letteratura scientifica che da essa ne derivò. Egli stesso scrisse un libro, rimasto incompiuto, intitolato «_The Astrolabe_» nel quale tratta della costruzione e dell’uso dell’Astrolabio.

[40] I nomi di Esculapio, Galeno, Avicenna, Ippocrate, Dioscoride, sono noti a tutti. Rufo era un medico di Efeso contemporaneo di Traiano. Hali (o Haly) era un astronomo arabo, noto anche come medico, il quale fu contemporaneo di Avicenna, e commentò gli scritti di Galeno, Serapion, anche egli arabo e contemporaneo di Avicenna, scrisse di medicina ed ebbe nome di erudito nel secolo XI. Rasis, dottore asiatico del X secolo, esercitò medicina nella Spagna, e scrisse un’opera che lo levò in gran fama, intitolata _Continens_. Averrois, filosofo ed erudito del XII secolo nato a Cordova di famiglia araba, scrisse un commento alle opere di Aristotele, e tenne scuola in Marocco dove morì. Giovanni Damasceno fu uno scienzato di origine araba, il quale ebbe molta e varia cultura, e visse in tempi assai più remoti, prima anche della venuta degli Arabi in Europa. Costantino (Constantius Afer) era un frate benedettino di Monte Cassino nato a Cartagine e vissuto verso la fine del secolo XI. Fu uno dei fondatori della scuola di Salerno. Bernardo (Bernardus Gordonius) contemporaneo del Chaucer scrisse molti trattati di medicina e fu professore a Montpellier. Giovanni Gatisdeno, della prima metà del secolo XIV, tenne scuola di medicina ad Oxford. Gilbertino sarebbe secondo l’opinione più probabile un tale Gilbertus Anglicus fiorito nel secolo XIII, autore di un compendio di medicina popolarmente noto ai suoi tempi. (V. WARTON, _Op. cit._, pp. 292–293).

[41] È probabile, come osserva il Wright, che il poeta alluda qui alla famosa pestilenza del 1348 descritta anche dal Boccaccio nel principio del _Decamerone_.

[42] Le piazze più rinomate, nel continente, pei mercati di stoffe di ogni genere.

[43] Leggo col Wright col Bell e con l’Hertzberg: _ten pounde_. Il Chaucer, esagerando, mette in caricatura l’uso barocco del suo tempo, secondo il quale le donne portavano in testa dei fazzoletti molto pesanti imbottiti di ovatta.

[44] Letteralmente: aveva avuto sulla porta della chiesa cinque mariti. (_Housbondes atte chirche dore hadde sche had fyfe_). La parte più importante della sacra funzione anticamente, in Inghilterra, si compieva sulla porta della chiesa, dove lo sposo impalmava la mano della sposa, per andare poi all’altare a ricevere la comunione.

[45] Il testo è molto incerto, e presenta nelle sue varie lezioni una parola assai difficile a spiegarsi. Il Tyrwhitt legge: _gattothud_, e confessa di non intendere che cosa abbia voluto dire, precisamente, il Chaucer.

La lezione del Tyrwhitt, accettata dal Wright dal Bell e dall’Hertzberg, a me sembra la più probabile, intesa e spiegata per _goat–toothed_ (dai denti di capra) che significa in senso traslato: _ghiotto_, _ingordo_. Qui per altro ghiotta va inteso, con valore suggestivo, per lasciva, libidinosa. A questa interpetrazione conforterebbe, se non m’inganno, un passo del prologo della novella raccontata appunto dalla donna di Bath, nel quale parlando di se stessa costei dice: «Io avevo quaranta anni, se debbo dire la verità, ma mi piaceva sempre scherzare come una puledra. Ero _gattothud_, e ciò non mi faceva torto, poichè oramai aveva il bollo del sigillo di Venere.»

[46] Il testo dice veramente; «poichè era molto pratica del mestiere di questa vecchia danza» (_For of that art sche knew the olde daunce_).

[47] Letteralmente: «non c’era caso che per causa delle decime si arrabbiasse ed imprecasse» (_Ful loth were him to cursey for his tythes_). Chi si rifiutava di pagarle incorreva nella scomunica.

[48] Non so se questa espressione renda, in qualche modo, lo «_spiced conscience_» del testo, tutt’altro che chiaro, che il Tyrwhitt confessa di non capire assolutamente. L’Hertzberg traduce, «_That mit Gewissensskrupeln nicht breit._»

[49] Per maggiore chiarezza non ho mantenuto, traducendo, l’ordine preciso con cui il poeta nomina qui gli ultimi personaggi del suo prologo: ho seguito invece quello nel quale ce li descrive poi singolarmente. Il _sompnour_ (_summoner_), che io ho reso in italiano con _cursore_ e _usciere del tribunale ecclesiastico_, era un impiegato che aveva l’ufficio di citare, come dice il nome stesso, davanti alla severa corte dell’arcidiacono, coloro che si erano resi colpevoli verso le leggi ecclesiastiche, custodi a dire il vero non troppo intemerate della pubblica morale. Questo personaggio, nel quale il Chaucer fa un’arguta satira degli usi e degli abusi religiosi del suo tempo, è una delle macchiette più riuscite e geniali della lunga schiera di cavalieri che ci sfilano davanti, gaiamente novellando, sulla via di Canterbury.

[50] Il mugnaio qui descritto dal poeta è il vero prototipo di quella classe che nel medio evo era proverbialmente nota per la consumata abilità di rubare. Secondo l’uso che anche oggi rimane in molti luoghi, il padrone del mulino, invece di denaro, si prendeva a titolo di paga, una certa misura di fiore per ogni sacco macinato. E questo dicevasi, con parola del mestiere, _tollen_ (_toll_ o _take toll_). Pare, quindi, che l’onesto mugnaio non contento di mettere le mani nel sacco del grano (_wel cowde he stele corn_) prima di macinarlo, si prendesse poi tre misure di farina (_tollen thries_) invece di una.

[51] Il Chaucer intende dire che il suo mugnaio, in fin dei conti, non era più ladro degli altri: aveva anche lui, come gli altri colleghi, il suo pollice d’oro. La frase è tolta probabilmente, come nota il Tyrwhitt, dall’antico proverbio inglese: «_Every honest miller has a thumb of gold_» col quale il popolo faceva le sue vendette.

[52] Non so se in italiano vi sia un’altra parola che meglio risponda al _maunciple_ del testo. Mi è sembrato che _fornitore_, _provveditore_, _dispensiere_ sarebbe stato anche peggio di _economo_.

[53] Il testo ha veramente: _he mas ay biforn in good state_: «egli era sempre il primo a trovarsi in buona condizione.» Cioè trovava sempre il modo di comprare roba buona e pagarla poco, per farla poi pagare ai suoi padroni più di quello che costava, intascandosi il di più.

[54] «_a jay con clepe Watte, as wel as can the pope._» Letteralmente: una gazza può chiamare «Gualtiero» (_Watte_ vale _Wat_, forma abbreviata di _Walter_) bene come il papa.

[55] L’usciere quando aveva alzato un po’ il gomito faceva sfoggio del suo latino: è naturale però che tra i fumi del vino egli si ricordasse meglio di quelle espressioni e di quelle frasi che stando in tribunale sentiva ripetere più spesso. Una di queste era appunto: _Questio quid juris_, che negli antichi scritti di legge ricorreva continuamente, in forma di domanda, dopo l’esposizione di un fatto giuridico qualunque.

[56] Ho tradotto con questa efficace espressione del popolo nostro l’espressione popolare inglese adoperata dal Chaucer: _And prively a fynch eke cowde he pulle_ (sapeva anche pelare, di nascosto, un uccellino).

[57] Cioè dalla scomunica. Con questa parola cominciava la formula: _Significavit nobis venerabilis pater etc._, onde veniva annunciata ai colpevoli la scomunica.

[58] Il testo dice _gurles_ (_girls_) ma qui piuttosto che nel senso determinato di _ragazze_, deve intendersi in senso generale: maschi e femmine. Però ho tradotto: _tutta la gioventù_.

[59] Si tratta, molto probabilmente, di un ritornello di qualche canzone popolare amorosa del tempo.

[60] Mi pare che _storye_ non possa avere qui il significato di storia o racconto profano, che andrebbe poco d’accordo con _lessoun_ (una parte della sacra scrittura che si leggeva nella messa). Il Chaucer dopo averci descritto il suo mercante di indulgenze per il miglior brigante del mondo, come avrebbe detto il Boccaccio, soggiunge con intenzione senza dubbio ironica:—Però bisogna dire la verità, in chiesa era un degno prete (_a noble ecclesiaste_), e diceva la messa con tutte le regole senza trascurarne nessuna parte.

[61] _Affyle his tunge._ Letteralmente: pulir la lingua.

[62] È probabile, come nota il Tyrwhitt, che la fonte diretta alla quale il Chaucer ha attinto questa espressione, piuttosto che Platone, sia Boezio (_De Consolatione_, III. 12).

[63] L’abbeveratoio di S. Tommaso, secondo il Wright, si trovava a due miglia da Londra sull’antica strada di Canterbury.

[64] V. la nota 11 alla novella del mercante di indulgenze.

NOVELLA DEL CAVALIERE

[1] Il testo dice veramente: pareva la pianta del bosso, o la cenere morta e fredda (_lik was he to byholde—The box–tree, or the asschen deed and colde_).

[2] _Lene he wexe, and drye as is a schaft_ (si ridusse magro e secco come una freccia).

[3] Il poeta allude al noto episodio di Argo, che Mercurio riusci ad uccidere dopo avergli fatto chiudere i cento occhi. Il racconto si legge anche in Ovidio (_Metam._ I. 714), che fra i poeti latini è uno di quelli più spesso, direttamente o indirettamente, ricordati dal Chaucer.

[4] Nella _Teseide_ Arcita, per non essere riconosciuto, cambia il suo nome in quello di Penteo (_Tes._ IV. 3): il Chaucer, discostandosi dal Boccaccio, fa che il cavaliere tebano sostituisca il proprio con quello di Filostrato. È probabile che questo nome, che qui è molto appropriato pel suo significato etimologico (_abbattuto da amore_), il poeta inglese lo abbia tolto di peso dal poema del Boccaccio, a lui indubbiamente noto come dimostra il «_Troilus and Cressida_».

[5] _Hath brought him in the snare._ (Lo portò nel laccio).

[6] Letteralmente: ora sulla cima del colle, ed ora giù in mezzo ai pruni della siepe (_Now in the croppe, now doun in the breres_).

[7] _Mars the reede_ (il rosso Marte). Ho tradotto l’epiteto del Dio della guerra con la stessa parola del Boccaccio (_Tes._ I. 3.) che il Chaucer manifestamente ha voluto tradurre.

[8] L’espressione del testo è questa: non ne sa più di quello che ne sappia un cuculo o una lepre (_sche woot no more, than wot a cuckoo or an hare_).

[9] La frase non troppo chiara: _he may go pypen in an ivy leef_ (deve andare a suonare la piva in una foglia d’ellera) è tolta da qualche antico modo proverbiale. A me l’idea della piva, contenuta nel verbo _pipen_, ha suggerito la nostra efficace espressione popolare, che non mi sembra qui male appropriata.

[10] Il testo dice un carretto pieno d’oro (_of gold a fother_).

[11] _A citole._ Che per questa parola si debba intendere uno strumento è ammesso, facilmente, da tutti: ma in che cosa questo strumento consista, nessuno lo spiega. Il Tyrwhitt (_Op. cit._ Gloss.) rimanda al dizionario del Du Cange alla voce _Citola_, e riferisce l’opinione del Hawkins (_History of Music_, vol. II. p. 106 n.) secondo la quale lo strumento qui nominato sarebbe una specie di dulcimello (_Dulcimer_).

[12] La lezione è incerta e varia. È chiaro però che qui si parla di un turbine impetuoso di vento.

[13] _The northern light in at the dore schon._ La fantastica immagine è del Chaucer: il Boccaccio (_Tes._ VII. 32) traduce, non troppo esattamente, da Stazio (_Teb._ VII. 45).

[14] Alla lettera: che pesavano una tonnellata: _tonne greet_ (_a great ton_). Altri intende: che avevano la circonferenza di una botte (_tun_).

[15] Il testo dice, con espressione vaga ed oscura: il lamento armato (_armed complaint_).

[16] Letteralmente: mille che non erano morti di malattia, ma erano stati uccisi (_a thousand, slaine, and not of qualme ystorve_).

[17] L’epiteto _hoppesteres_, dato qui alle navi, non sembra molto chiaro ai critici e ai commentatori del poeta. La parola non ricorre altrove, e non ha altri riscontri nella poesia del Chaucer, i quali possano recare un poco di luce. Io ho tradotto secondo l’etimo supposto dal Tyrwhitt, il quale farebbe derivare questa voce dal sassone _to hoppe_ che significa _danzare_. L’immagine delle navi danzanti sulle onde, che di per sè è abbastanza poetica, qui pare poco appropriata. Ed è strano che il Chaucer, il quale in questa disordinata e barocca descrizione del tempio di Marte si è valso non poco della _Teseide_, traducendola qualche volta quasi letteralmente, abbia avuto l’idea poco felice di trasformare «le navi bellatrici (che il Chaucer abbia letto «ballatrici»?) del Boccaccio» e le «bellatrices carinae» di Stazio, in navi danzatrici.

[18] La spada di Damocle.

[19] Nota lo Speght (_Op. cit._, Gloss.) che _Puella_ e _Rubens_ sono in geomanzia i nomi di due figure che rappresentano due costellazioni celesti. La prima significa Marte retrogrado, la seconda Marte diretto.

[20] Il poeta con un giuoco di parole, che traducendo non è possibile mantenere, suppone che qualcuno possa intendere male il nome pronunciato dal Cavaliere, e confondere fra _Dyane_ (Dafni) e _Dyane_ (Diana). Per un simile bisticcio Cfr. la «Novella del Mercante d’indulgenze» pag. 285.

[21] _His eyen were cytryne_ (gli occhi erano del colore del cedro).

[22] Il testo dice veramente: «la terza ora disuguale dopo che etc.». Secondo il sistema astrologico con cui veniva computato il tempo, il giorno era diviso, dal sorgere del sole al tramonto, in dodici parti, le quali variavano giornalmente, e non erano uguali, in durata, alle ore della notte, se non nel periodo degli equinozi. (Cfr. HERTZBERG, _op. cit., n._).

[23] La citazione è così fuori di luogo, che sembrerebbe fatta apposta per distogliere e sviare l’attenzione di chi legge dalla vera fonte. Nella _Tebaide_ di Stazio non c’è nulla di tutto questo: invece una descrizione particolareggiata dei sacrifici onde Emilia onora Diana, si trova nel VII della _Teseide_ (71–76), dal quale il Chaucer, fino dai primi versi in cui racconta come la cognata di Teseo si reco all’altare della dea, ha tradotto quasi alla lettera la maggior parte dell’episodio della invocazione.

NOVELLA DEL GIURECONSULTO

PROLOGO

[1] Espressione proverbiale che ricorre anche altrove. Nella visione allegorica _Piers the Plowman_ di WILLIAM LANGLAND o LANGLEY, contemporaneo del Chaucer, è detto che «nessun uomo desidererebbe la verginità di _Malkin_.»

NOVELLA

[1] Il Wright riferisce, a illustrazione di questo passo, questa annotazione latina che si trova in margine al manoscritto di Lansdowne: «Unde Tholomeus, libro primo, capitulo 8: Primi motus coeli duo sunt, quorum unus est qui movet totum semper ab oriente in occidentem uno modo super orbes, etc. Alter vero motus est qui movet orbem stellarum currentium centra motum primum, videlicet ab occidente in orientem super alias duos polos, etc.»