Part 9
È vero; io era stato così contento, che sarebbe stato un peccato guastarmi quella gioia. Ne convenni di buon grado, e quando apparve Valente, lo baciai sulle due guance per gratitudine.
— Hai da farmi un piacere, — gli dissi poi — tu hai licenziato quel buon diavolo di Marco....
— Sì, ed anche il cuoco, incomincio a far economia.
— Ebbene, quel poveraccio di Marco si raccomanda a me, perchè tu lo lasci libero oggi stesso; ha trovato un buon padrone.... e....
— Vada.... vada; — mi disse Valente ridendo fra sè e sè....
— Perchè ridi?
Non mi rispose, ma appena fummo soli un istante, si guardò intorno e mi disse con un risolino misterioso:
— Il signor Bini ne fa una delle sue....
— Davvero?
— Mi pose in mano una lettera, corsi coll'occhio alla sottoscrizione e lessi:
IL PADRE DI CHIARINA.
Il testo del foglio diceva:
«Sono solo al mondo, sono vecchio; il cielo mi manda una figlia quando meno ci pensavo; sia benedetto il cielo! Venga domani alle 5 in via Bigli nº 19, ho buone nuove da darle; conduca la moglie, l'amico suo Ferdinando e la signora Annetta: faremo la pace.... Ah! Che mia figlia non mi respinga!»
Milano. 20 dicembre.
— Già, non vi è dubbio, è lui! è un invito a desinare.
— Che pace vuol fare? siamo mai stati in guerra?
— È una metafora — risposi ridendo. Ci andrai?
— Devi dire: ci andremo?... Credo di sì.... ha buone nuove da darmi!....
Compresi la sua speranza fallace, ma gliela lasciai pensando: non può fargli male.
— È curioso — dissi gettando ancora un'occhiata alla lettera..., — mi pare di aver visto altra volta questi caratteri!
— Anche tu! mi pareva.... sai?... ma poi ho pensato che il signor Bini non mi ha mai scritto....
— Nemmeno a me.... pure, quei _g_ colla coda ad uncino io li ho già incontrati in qualche luogo; con quegli _o_ che paiono fatti col compasso, ci siamo visti altre volte di sicuro.
Stetti un momento a pensare.
— No! no, non ci ha mai scritto il signor Bini.... — e qui balenandomi un'idea, finsi di cercare fra le carte del mio portafogli, e intanto diedi un'occhiata alla missiva del signor Pasquali, che portava la data di Lecco. Nessuna somiglianza.
— No! no, non ci ha scritto mai.... — ripetei — e pure quei _g_.... quegli _o_.... —
Dieci volte in pochi minuti fui tentato di spifferare il segreto del signor Bini; mi accontentai di sorridere, perchè l'amico Nebuli chiedesse: che hai? — ed io gli potessi rispondere misteriosamente: _nulla.... nulla_.
XX.
Il signor Salvioni legge.
Recandoci il domani in via dei Bigli nº 19, si sapeva un po' tutti di andare ad una specie di teatro, per ridere un po'; ma io solo credevo di conoscere appuntino il programma dello spettacolo: «il signor Bini ha trovato una figlia fabbricata a Parigi e non la vuol restituire...., tanto più che nessuno si presenta per reclamarla. Quando tutto è in regola il signor Bini si sdoppia, sfodera il suo _alter ego_, il signor Pasquali; costui per far la pace col suo avversario nella lite, gli dà in moglie _la figlia del signor Bini_.»
Ma il vecchio furbo incominciò dallo sgominare le mie idee, mettendo la _catastrofe_, cioè quella che io reputavo tale, propriamente fuori dell'uscio; perchè tutti potemmo leggere sulla soglia a caratteri molto visibili: _Pasquali_.
— Come! — esclamò Valente, allora non è il signor Bini....
Parendo a me che la scritta sulla soglia mi desse licenza di dir tutto quello che sapevo — risposi:
— È il signor Bini, e non è il signor Bini; perchè, come tu dicevi benissimo l'altro giorno, il signor Bini non è il signor Bini. Mi spiego: il tuo avversario nella lite, il misterioso compratore della tua _Venere_, il padre _putativo_ della signora Chiarina, sono tre persone in una sola. Attenti — soggiunsi — vogliam ridere! —
E mentre le nostre donne ridevano sul pianerottolo, il campanello rise chiassosamente di là dall'uscio: poi l'uscio s'aprì, e comparve.... indovinatelo che non è difficile, comparve Marco, il solennissimo Marco, impassibile e dignitoso sotto la livrea nuova.
Ci guardammo in faccia, e tornammo a ridere, sperando di farne venir la voglia anche al servitore, il quale non si lasciò tentare, e c'introdusse in una «vasta e ricca sala, splendidamente illuminata» come nell'ultimo atto di una commedia allegra, in cui si fanno le nozze. Nel mezzo d'una parete si vedeva la _Spuma del mare_ dell'amico Nebuli, fiancheggiata da due mie creature, le ultime che avevano lasciato la Mostra Permanente. Mi volsi con una gran paura d'incontrare _la famiglia del pescatore_ nella parete opposta, e mi consolai non trovandocela. Almeno il mio Russo non aveva fatto per ridere!
Una verità dolorosa mi dicevano quelle due tele, ed è che vendere i quadri di genere non è poi tanto più facile a Milano che a Torino, come Annetta ed io ci eravamo messi in capo.
Un istante dopo entrò il signor Pasquali.
— Caro signor Bini, gli dissi....
— Signor Bini.... — ripetemmo tutti ridendo.
— Pasquali Bini ai loro comandi; rispose egli senza turbarsi — si accomodino; lei, figliola mia, segga in questa poltroncina a fianco dei babbo.... Perchè hanno da sapere, — proseguì, — che ho trovato una figlia.... eccola.... vuol venire nelle mie braccia, signora Chiarina?... no? ci verrà più tardi... —
Provammo ad interromperlo; non ci fu verso.
— Mi lascino dire; devono anche sapere che io sono un po' testereccio, voglio le cose a modo mio, e solitamente le cose non si fanno pregar troppo. Ora voglio che la signora Chiarina sia mia figlia, che mi chiami babbo, che mi dia del _tu_ e ogni mattina un bacio.
— Ma lei non è mio padre! — osservò Chiarina.
— E che ne sa lei? Era forse al mondo la signorina quando accadde la cosa? Sappia che andrò all'ufficio dello Stato Civile, a dire che lei è mia figlia, e tutti lo crederanno; se lo chiamano _Stato Civile_ è perchè ci è della gente garbata, incapace di dare una smentita ad un vecchio pieno di reumi e di rimorsi. Appena io l'abbia riconosciuta, lei si chiamerà Chiarina Pasquali, vedova Salvioni....
— Vedova! — esclamò Valente.
Ma il vecchio tirò dritto:
— Si chiamerà Chiarina Pasquali, e per mettersi in regola colla legge del sangue, incomincerà a volermi bene così (si toccava la prima falange d'un dito), poi così (toccava la seconda), poi un po' più, ed io ne avrò abbastanza; se col tempo mi vorrà adorare, mi lascerò dare dei vizii, e per farle piacere procurerò di stare al mondo il più possibile. No? tutto questo non le accomoda? e allora io me ne andrò presto, lasciandola erede del fatto mio.... Quanto a lei, signor Ferdinando, sa benissimo che siamo parenti.
— Lontani! — interruppi.
— Sì, lontani, ed è una fortuna per me ch'io non l'abbia perduto di vista; dunque mi farà la cortesia d'accettare la donazione, e non se ne parli altro.... —
Valente, dopo d'aver pagato il suo tributo all'ilarità comune, ridiventava pensoso.
— Che pensa?
— Penso che la sua è una burletta piena di grazia, ma che non posso permettere....
— Lei non ha nè da permettere, nè da impedire; lo domandi al suo avvocato; lei ha da star zitto; a suo tempo mi chiederà la mano di mia figlia.... e vedremo. —
Qui Valente fece un sospiro lungo, e la signora Chiarina abbassò il capo sul petto. Allora il vecchio si rizzò in piedi ed accostandosi ad un uscio, disse forte:
— Signor Salvioni, venga pure. —
A questo nome di Salvioni, Valente e Chiarina sollevarono la testa con titubanza. Anch'io ebbi un sospetto orribile, e come in un baleno vidi una commedia mostruosa e crudele; ma il signor Salvioni apparve, ed era la persona più innocua dell'universo, era il signor Salvioni da burla, era quello della piccina, della macchina da cucire, dell'appetito, della lettera che ci aveva messo indosso il famoso sgomento....
Il signor Pasquali Bini ce lo presentò come suo segretario.
— Indovino! — esclamò Valente. — È lui che ha scritto la letterina di ieri!?
— È lui, — aggiunsi, — che fa gli _o_ col compasso, ed i _g_ ad uncino!?... Oh niente di male sa?... signor Salvioni, continui pure a farli così....
— È lui; — rispose il vecchio, — e siccome fu lui a metterci in affanno a causa del suo omonimo, eccolo qui a fare la penitenza. Legga, signor Salvioni. —
Quanto mutato il signor Salvioni! la contentezza gli aveva raso la barba, aveva messo un po' d'ordine nei suoi capelli e un sorriso discreto sulle sue labbra di segretario.
Egli lesse ad alta voce una breve scrittura, un gioiellino di pensieri, di forma, di lingua. Dalla prima frase Chiarina e Valente si buttarono nelle braccia l'un dell'altro; all'ultima fu un amplesso generale; la signora Chiarina ebbe i baci di Annetta, del vecchio ed i miei, cioè il mio, uno solo. E rendo questa giustizia a mia moglie, che fu essa a spingermi perchè facessi quel furto.
Il signor Salvioni si era messo timidamente in un canto, e si accontentava d'aggiungere un sorriso alla festa, non comprendendo forse niente più di questo, che ci era stato al mondo un altro Salvioni, il quale, due anni prima, al Cairo, aveva avuto la felicissima idea d'andarsene.
Or come il signor Pasquali si era potuto procurare la notizia preziosa?
— Occupandomene sul serio, — rispose egli; — Valente Nebuli si diede forse qualche briga nei primi giorni dopo la morte di Giorgione, ma probabilmente si intiepidì poi; ci avrà avuto le sue ragioni.... Ho speso, s'intende, un po' di danaro per procurarmi questo pezzo di carta.... Non voglio offendere gl'impiegati dello Stato.... il cielo mi guardi dal calunniare della brava gente magra ed onesta, ma sapete.... il denaro, che guasta tante cose (ed io lo so a memoria), a saperlo spendere ne accomoda tante altre...
— E come ha fatto?... (Guardandomi intorno, vidi che il signor Salvioni era scomparso, e allora ripigliai:) — e come ha fatto lei, che viveva sul Lago di Lecco, ad avere un'idea così felice?
— Come ho fatto? E lo so forse come ho fatto? Le idee mi sono venute una alla volta. È una storia lunga.... se la volessi contare, perderebbero la pazienza e l'appetito....
— Dica, dica.... —
E allora egli disse: — è una storia breve, me ne sbrigo in quattro parole — e parlò press'a poco così:
«Ero solo, mi annoiavo; da molte settimane le gazzette, a cui sono associato, non mi portavano nessuna notizia curiosa; l'avvocato mi scriveva sempre lo stesso ritornello; a forza di sostenere che il vecchio Corvi era imbecillito, mi pareva che le gazzette, il mondo, l'avvocato ed io fossimo imbecilliti tutti senza saperlo, come probabilmente è accaduto al Corvi buon'anima.
«Vennero in buon'ora gli entusiasmi della _Spuma del mare_. Mattina, sera, notte le gazzette mi parlavano di Valente Nebuli; l'autore della _Spuma_ era per tutti un grand'artista, per il mio avvocato soltanto continuava ad essere la _parte avversaria_.
«Mi saltò un ghiribizzo, vedere il capolavoro; vistolo, volli comprarlo, e quando mi fu detto che non era da vendere, volli conoscere la _parte avversaria_, e come l'ebbi conosciuta, m'innamorai di sua moglie.
«Mi parve di sentirmi un po' di sangue giovane nelle vene; volevo far questo, quello, quest'altro; che cosa non volevo io fare coi miei quattrini per rimediare al male che mi avevano fatto? Ma non si _sta in tribunale_ tanti anni, non si perde un amico, la salute e l'eguaglianza d'umore per nulla; prima bisognava vincere la lite. Aspettai; intanto le cose si complicavano; finchè sospettavate di me, me la godevo; quando mi svelaste l'affanno vostro, mi affannai anch'io, finalmente i tribunali sentenziarono. L'ultimo atto della commedia vi è noto; lo scioglimento eccolo: Chiarina Pasquali, vedova Salvioni, ama il signor Nebuli, pittore — e viceversa; il babbo acconsente, fa la dote; nozze.»
Valente provò a ribellarsi; al solito, non voleva permettere, ma il vecchio Pasquali lo fece ammutolire con queste parole:
— Supponete che io sia morto — si apre il mio testamento, ereditate voi altri; se per caso rifiutate, eredita lo Stato, il quale non si fa scrupoli. Ora, invece d'un funerale, mettiamo un pranzo di nozze; lei, signor Valente, piglia la dote, e mi lascia vivere ancora un po'.... Io non ci vedo questo gran male.... —
Entrò Marco; si tenne un istante nel vano d'un uscio, poi spalancò le portiere.
E allora il signor Pasquali, curvando la lunga persona, si prese cavallerescamente a braccetto la signora Chiarina, che non sapeva trattenersi dal ridere per la contentezza. Valente diè il braccio a mia moglie, io venni in coda.
A tavola ne seppi ancora una: la figlioletta del Salvioni era entrata in un collegio, ben inteso portandovi l'amica sua, la macchina da cucire.
— Anzi, signor Ferdinando, la macchina è costata cento venti lire, — mi disse il vecchio, — lei mi deve sessanta lire. Non se ne dimentichi; glielo ricordi lei, signora Annetta, perchè suo marito è tanto disordinato! —
XXI.
Dopo il quale, lascio la penna per tornare ai miei pennelli.
Oggi v'è nell'aria qualche cosa d'insolito; dalla finestra aperta entra l'alito di marzo, ad annunziare la primavera, e il nostro cuore si apre come per ricevere la gioia.
Stamane Annetta si è svegliata cantando, ed io colla smania di scrivere l'ultimo capitolo della nostra storiella. Ho fatto bene o male a scriverla? Mi conforto pensando che scriverla era pur necessario; perchè quando la sorte fa un romanzetto curioso ed allegro, a cui vi pare che non manchi più nulla, io dico che una cosa ancora manca, ed è qualcuno, il quale bene o male lo metta in carta.
Questo è nell'ordine delle cose, ed io dacchè il signor Pasquali è lontano, torno a credere di non essere poi quell'uomo disordinato che egli dice.
Il signor Pasquali è a Parigi da quasi due mesi e mezzo, e sono con lui Chiarina e Valente. Partirono il domani medesimo della scenetta in via dei Bigli numero 19, perchè il signor Pasquali fece notare che le cose allegre non si fanno mai troppo in fretta, e Chiarina e Valente trovarono che era quella una massima piena di giudizio.
Annetta si provò a dire che non bisogna mai esagerare nemmeno le massime piene di giudizio, ma infine, pensando che partire tanto tanto dovevano, si fece forza e disse anch'essa alla sua Chiarina: — parti domani, e scrivimi, e torna presto! —
Partirono il giorno 22 dicembre; il 23 ricevemmo la prima lettera di Chiarina, da Torino: eccola:
«_Carissima Annetta_,
«Sono poche ore che non ti vedo, e già mi pare d'aver tante cose da dirti. Sentine una che mi era uscita di mente; fra due giorni è Natale, il piccolo Giovanni Battista verrà a farmi vedere che conosce tutte le lettere dell'alfabeto, per aver lo scudo d'argento e la veste nuova. Che cosa dirà non trovandomi? Non bisogna che egli pensi male di me; e perciò ti prego di far tu le mie veci. Non potendo esserti vicina in quel giorno, io sarò felice di vedervi col pensiero, te e tuo marito, nell'atto di esaminare il mio piccolo amico. Badate di non fargli troppa paura, perchè Giovanni Battista non è un eroe. Mancano pochi minuti alla partenza, il signor Bini mi dice che ho appena il tempo di mettere qui un bacio per l'amica mia carissima, ed una stretta di mano per il signor Ferdinando.
«CHIARINA.
«_PS._ Se Giovanni Battista non conoscesse ancora bene tutte le lettere, ti raccomando di chiudere un occhio.»
Alla vigilia del Natale ebbi io l'incarico di acquistare i calzoncini ed il giubbetto di grosso panno bigio, e di provvedere uno scudo d'argento nuovo di zecca, che luccicasse come una stella.
Avevamo avvertito il portinaio, perchè mandasse Giovanni Battista da noi, ed al mattino, appena desta, Annetta mi disse:
— Chi sa se il piccino verrà?
— Se non venisse! — risposi.
Se non fosse venuto, mi avrebbe fatto dispiacere; ma venne; anzi fu premuroso, perchè mentre noi lo aspettavamo verso il mezzodì, alle nove del mattino egli saliva la scala. Fu la fantesca ad avvertirci che ci era una bella cosa da vedere; Annetta ed io andammo a metterci al finestrino, che guarda nel pianerottolo, e vedemmo il piccolo Giovanni Battista, il quale faceva salti poderosi per afferrare il cordone del campanello, senza riescirvi.
All'ultimo gli venne aperto, entrò. Mi parve che una nuova luce gli illuminasse la faccia, se non propriamente bianca, certo più chiara della prima volta, ma non per la nuova luce della scienza o della civiltà, come dissi per ischerzo ad Annetta, soltanto per questo, che Giovanni Battista si era lavato il muso rispettando le orecchie ed il collo.
Rideva il poverino, volendo così vincere la tremarella; ma aveva un bel fare, non era no un eroe — tutt'altro, — e bastò la vista d'un _B_ maiuscolo (che doveva essere un suo implacabile nemico) a farlo timoroso d'aver perduto tutto l'alfabeto.
— Vediamo, — dissi, — non è difficile: che lettera è? Perchè non me lo vuoi dire?
— _Erre_ — balbettò.
— No.... — disse Annetta.
— E quest'altra? — interruppi, facendo un cenno a mia moglie — guardala bene. —
Giovanni Battista non istette in forse un attimo; non ci era di che, un _V_! figuratevi! Quando ebbe lette tutte le lettere, allora io corressi dolcemente il suo primo errore, gli feci notare la profonda differenza che passa tra il _B_ maiuscolo e l'_R_ maiuscolo, e gli diedi norme sicure, facili ed indimenticabili per non trovarsi mai più esposto a simili equivoci.
Ah! se la signora Chiarina mi avesse inteso, e se avesse visto la gioia sulla faccetta bigia di Giovanni Battista, quando egli ebbe la bella veste, lo scudo bello ed i panetti saporiti!
Alla sera, nell'atto di scrivere fra le spese diarie il regalo fatto al nostro piccolo erudito, fermai Annetta, che se ne andava, per chiederle:
— In tutto dunque la buona azione ci è costata?
— 18 lire e 50 centesimi.
— E quanto credi che valga?
— 18 lire e cinquanta centesimi.
— Verissimo! — diss'io; — ma queste 18 lire e 50 centesimi hanno un valore enorme, hanno il valore di una gran gioia, d'una felicità intera. E stammi attenta a quello che io faccio.... —
Feci un richiamo accanto alle 18,50 così (1) e scrissi in margine:
«(1) Il denaro vale la gioia che dà, il benefizio che reca; chi disprezza il denaro è segno che non lo sa spendere; e chi crede di stimarlo troppo, solo perchè n'è avaro o lo misura a centesimi, costui invece lo disprezza.»
— E per chi le scrivi queste belle cose?
— Per i nostri figli che verranno; io voglio che essi trovino in questi libriccini della spesa diaria un po' dell'anima del babbo che li amava tanto.
— I nostri figli! — mormorò Annetta sorridendo senza averne voglia. — Io mi sono messa il cuore in pace.
— Io no; siamo da tre anni soli marito e moglie. La signora Carolina non ebbe forse una bella bimba dopo sette anni di nozze? E la tua amica di Torino, Clotilde? E quell'altra?.. come si chiama? —
Un passero è venuto a posarsi sul davanzale, ha fatto un mezzo giro a destra ed un mezzo giro a sinistra colla precisione d'un veterano, poi, guardando dalla mia parte, mi ha detto una parola che ho capito benissimo, e che sono tentato di scrivere: — _fine_.
Ma non mi fido; potrei aver dimenticata qualche cosa....
Ah! non vi ho detto che uno stupore magnifico si prepara a Chiarina e Valente. Nel loro quartiere se vi ricordate, vi erano alcuni errori da correggere; dello studio bisognava farne un salotto, d'un salotto lo studio, di due camere da letto una sola. Tutto ciò è fatto.
E non vi ho detto che in una lettera di quindici giorni sono Valente mi confidò d'essere preso da una smania insolita, quella di lavorare molto. Ed io capisco perchè: perchè oramai il suo avvenire, cessando d'essere indeterminato, non fa più la guerra al presente.
E non vi ho detto che da otto giorni essi, cioè Chiarina _Pasquali_ e Valente Nebuli, sono proprio marito e moglie, e che se la mia Annetta viene ogni tanto in punta di piedi a mettermisi alle spalle, ed ha la mantellina in dosso ed il cappello in testa, è perchè mancano quaranta minuti all'arrivo del convoglio, e l'impazienza le fa calunniare il mio orologio, un modesto orologio di Ginevra, ma piantato in regola sulle sue otto pietre, ed incapacissimo di fare un passo più lungo o più breve del necessario.
Impaziente la mia parte sono anch'io, ma so che alla stazione ci andremo in quindici minuti e che mi basterà infilare il pastrano per essere pronto.
E non vi ho detto, ma l'avete indovinato, chi è che arriverà colla corsa delle undici e cinquantacinque.
Arriverà il prezioso signor Pasquali; arriverà il mio migliore amico; arriverà la donnina più adorabile dell'universo.... dopo mia moglie.
PS. _Nota di mia moglie:_ Ipocrita!
FINE.
INDICE
CAPITOLO PAG. I. Qui cominciate a vedere che nel mondo si danno combinazioni curiose 7 II. L'amico Valente 23 III. Qui tiro su una cortina e comincio a vedere un mistero 31 IV. Corvi contro Corvi 43 V. Assisto ad un miracolo 49 VI. La signora Chiarina mi dà l'idea del mio capolavoro 57 VII. Faccio la conoscenza d'un incognito 71 VIII. Quello che io dovevo sapere 83 IX. In cui l'incognito comincia a tormentare la mia curiosità 97 X. Il signor Bini continua 105 XI. Qui una signorina leggerà due volte senza comprendere 113 XII. Il signor Bini non è il signor Bini 123 XIII. Mia moglie ne fa una grossa 127 XIV. Il signor Salvioni scrive 139 XV. Il Signor Salvioni viene 147 XVI. Il signor Salvioni parla 159 XVII. La Venere se ne va 171 XVIII. Cose strane 179 XIX. Guardo sotto la maschera 189 XX. Il signor Salvioni legge 199 XXI. Dopo il quale, lascio la penna per tornare ai miei pennelli 209
DELLO STESSO AUTORE:
_Capelli biondi_ L. 1 — _Un tiranno ai bagni di mare_ » 1 — _Il tesoro di Donnina_ » 3 — _Amore bendato_ » 2 — _Fante di picche — Una separazione di Letto e di Mensa — Un uomo felice_ » 1 50 _Il romanzo di un vedovo_ » 1 — _Fiamma vagabonda_ » 1 — _Due amori — Un segreto_ » 1 —
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
End of Project Gutenberg's Dalla spuma del mare, by Salvatore Farina