Dal primo piano alla soffitta

Chapter 12

Chapter 123,680 wordsPublic domain

In quanto agli antichi conoscenti alcuni non si facevano più vivi, altri venivano per curiosare; primissima fra questi la contessa Ficcanaso a cui non pareva vero di andar in giro per la città esclamando con aria contrita:--Madonna Santa! Quei Bollati a che punto sono ridotti! È una cosa che stringe il cuore.... Una famiglia come quella!... Io vado a salutarli per amicizia, perchè non si vedano abbandonati da tutti, ma ci patisco, in fede mia ci patisco.... Ma! Che lezione pei Rialdi i quali han messo sossopra cielo e terra per accalappiare il conte Leonardo! Eh! Se non fosse che per quella pettegola della contessa Zanze si dovrebbe dire che c'è una giustizia a questo mondo.

Così a poco a poco la loquace femmina lasciava trasparire l'intima soddisfazione recatale dalle disgrazie de' suoi amici.

E ormai cadevano come foglie secche le ultime illusioni di Fortunata. La campagna aveva esercitato un'azione pacificatrice sul suo spirito, aveva avuto la virtù di attutire in lei le impressioni spiacevoli, di render più intense le impressioni gioconde. E poi la piccola Margherita era tanto sorridente, pareva tanto felice di trovarsi all'aria aperta, in mezzo all'erba, agli alberi, ai fiori, che la tenera madre non aveva tempo da pensare ad altro, nemmeno all'abbandono del marito, nemmeno alla povertà minacciosa. Oggi la scena era cambiata. La bimba non sorrideva più, e perdeva il suo bel colore di rosa, e piagnucolava pei geloni, e mostrava di non comprendere, senza poterlo dire ancora, perchè l'avessero condotta in quelle stanze fredde e melanconiche invece di lasciarla dov'era. La bimba non sorrideva più, e Fortunata, priva di quel sorriso attraverso il quale le cose le erano apparse tinte d'una luce gaia, si trovava a faccia a faccia con la nuda realtà, e guardava paurosamente all'avvenire. Che sarebbe di lei, che sarebbe della sua creatura?

Tentar di scuoter Leonardo, richiamarlo alla coscienza dei suoi doveri, era impresa disperata. Testimonio, consapevole o no, d'una rovina che del resto nessuna forza umana poteva evitare, il giovane conte Bollati s'abbrutiva ogni giorno peggio nei vizii, e per resistere alle preghiere e ai buoni consigli trovava un'energia che non aveva mai trovato per fare il bene. Guai se sua moglie gli rivolgeva un'esortazione, un rimprovero, guai s'ella rimaneva alzata ad aspettarlo quand'egli tornava a casa nel cuor della notte! Egli la colmava di improperi e si scagliava contro quelle santocchie che con le loro finzioni di tenerezza e i sospiri e gli sdilinquimenti e le arie da vittime cercano di dettar la legge agli uomini e di condurseli dietro come cagnolini. Non l'avevano ancora capita ch'egli voleva esser libero? Non avevano capito che s'era tenuto una stanza separata da quella di sua moglie e della bambina appunto perchè intendeva andare e venire quando e come gli piacesse senza render conti a nessuno?

Dopo un paio di queste scene, Fortunata non osava più farsi vedere, ma d'altra parte ella non poteva pigliar sonno finchè non fosse sicura che suo marito era in casa. E le accadeva sovente, dopo spento il lume, di mettersi a sedere sul letto, col busto avviluppato in uno sciallo, con le orecchie tese, con gli occhi fissi nel buio. Nei silenzi notturni le giungeva distinto dal campanile della parrocchia il suono delle ore, le due, le tre, le quattro talvolta; finalmente ella sentiva aprir la porta dello scalone e Leonardo col suo passo strascicato attraversar la sala ed entrar nella sua camera di cui richiudeva rumorosamente l'uscio dietro di sè. Non c'era dubbio pur troppo ch'egli venisse a fare un'improvvisata alla sua sposa, a dare un bacio alla sua figliuola. Fortunata, singhiozzando, cacciava la testa sotto le coperte.

Intanto, come se le disgrazie fossero poche, la contessa Chiaretta deperiva a vista d'occhio, e quella primavera bisognò per cagion sua rinunziare alla campagna. Ella non aveva una malattia ben determinata; aveva degli accessi di estrema debolezza da cui si rimetteva temporaneamente per ricader poi nella prostrazione di prima. Il medico di famiglia che la curava per amicizia tentennava il capo dicendo:--Non ci vedo chiaro. Tanto può durare degli anni, tanto può morire da un momento all'altro. Non lasciatela mai sola.

Sua Eccellenza, assistita a vicenda dalla nuora, dalla contessa Zanze e da una vecchia fantesca, tirò innanzi sin verso la fine dell'estate continuando ad attribuire ai carbonari tutti i guai pubblici e privati, e lagnandosi col suo padre spirituale monsignor Lipari (il buon canonico di San Marco che aveva favorito il matrimonio di Fortunata e Leonardo) della eccessiva tolleranza dei Governi verso i nemici del trono e dell'altare. Ma quando nel giugno 1846 Pio Nono salì al Pontificato e un mese dopo la sua elezione promulgò l'amnistia pei delitti politici, la contessa Chiaretta non potè resistere a questo nuovo colpo, e prese commiato da un mondo ove l'ordine naturale delle cose era sconvolto e i patrizi veneti andavano in rovina e i Papi facevano all'amore coi rivoluzionari.

Lo scarso numero di gondole che seguirono al cimitero il feretro della defunta dimostrò a luce di meriggio quanto in basso fossero caduti i Bollati. E pensare che ott'anni prima mezza Venezia era accorsa ai funerali del conte Leonardo!

--Buffoni!--brontolava Sua Eccellenza Zaccaria prendendo nota dei pochi ch'eran venuti e dei molti ch'eran mancati.--Credono che non siamo più quelli d'una volta. Come resteranno intontiti quando principierò a mettere in circolazione l'oro della mia miniera!

Con questa fissazione in testa, il conte Zaccaria non ebbe campo di sentir troppo profondamente la perdita ch'egli aveva fatta. Solo esternava il rammarico che sua moglie non fosse vissuta abbastanza da veder rifiorire le condizioni economiche della famiglia. Invece Leonardo, che si rideva della miniera paterna, provò lo sbigottimento che i pusillanimi provano sempre allo spettacolo della morte. Dalla finestra egli accompagnò con lo sguardo il funebre corteggio che usciva dal portone del palazzo per avviarsi alla chiesa; poi si rannicchiò pallido e smarrito presso la moglie che, interpretando quell'atto come un segno di resipiscenza e rasciugandosi le lagrime che le sgorgavano sincere e abbondanti dal ciglio,--Oh Leonardo--gli disse--per la memoria della tua povera mamma che adesso è lassù a pregare per noi, per amor di questa bambina innocente che è pur figlia tua, fa senno, Leonardo. Se è proprio destinato che la miseria debba picchiare alla nostra porta, pazienza.... Vogliamoci bene almeno noi che siamo rimasti al mondo, viviamo l'uno per l'altro, e tutte le privazioni ci parranno lievi.... Credilo pure, la vita che fai non può darti alcuno soddisfazione, non può che rovinare la tua salute.

Quest'era l'argomento che poteva colpire di più un uomo come Leonardo. E infatti per alcuni giorni, fosse effetto delle parole di Fortunata, fosse l'impressione del lutto recente, egli sfuggì i soliti amici e passò la maggior parte della giornata in casa, contentandosi, miracolo davvero nuovo per lui, di uscir tre sere di seguito in compagnia della moglie. Senonchè le abitudini dissolute hanno fra gli altri guai anche questo, che chi vuol levarsele d'addosso deve non solo combattere le sue inclinazioni, ma deve pur rassegnarsi a soffrire per qualche tempo cento piccoli acciacchi sinchè il corpo si avvezzi al cambiamento di stato. Leonardo, uso a cercare un vigore fittizio nelle bibite spiritose, uso a respirar l'aria viziata ma calda delle osterie e delle alcove, provava un malessere indefinibile, un senso di spossatezza, di freddo, di cui non riusciva a liberarsi. Se si guardava nello specchio, si sgomentava della sua tinta terrea, dei suoi occhi infossati, delle sue guancie cascanti; gli pareva di sentirsi vecchio e attribuiva alla breve astinenza quello ch'era effetto del lungo libertinaggio.

Uno de' suoi compagni di stravizzi, vistolo una mattina per la strada, gli corse dietro, e battendogli sulla spalla--ehi Bollati--gli disse--come va?... Hai fatto divorzio dal mondo... Capisco... la perdita della madre... È una gran disgrazia... ma che farci? siamo tutti mortali, e i vecchi bisogna che se ne vadano prima dei giovani.... Tu però... non ci avevo badato... hai l'aria molto patita, sai?...

--Ti pare?--balbettò Leonardo sbigottito di sentir dal labbro di un'altra persona la conferma di ciò che s'era detto lui stesso.

--Sì, parola d'onore.... Del resto, se stai bene....

--Oh sì, sto bene... sono un po' fiacco....

--Si vede.... Andiamo a prendere un bicchierino di _cognac_?

--No, no....

--Andiamo; pago io.... Voglio procurarmi il piacere di servir Sua Eccellenza il nobiluomo Leonardo Bollati.... Sua Eccellenza non si degna?

Leonardo cedette, e dopo bevuto quel bicchierino ripetè l'ordinazione, e questa volta pagò lui, per sè e per l'amico. Il magico liquore entrava nel suo stomaco come un padrone che rientra in casa dopo qualche tempo d'assenza; casa e padrone si riconoscono e sono contenti di ritrovarsi.

--Auff!--esclamò il Bollati tirando un gran respiro.--Adesso sono un altro uomo.

--Lo credo io--soggiunse il compagno.--Hai subito rifatto una cera da cristiano.

--Davvero?

--Sicuramente.... Non c'è nulla che ristori come un sorso di _cognac_.... Si prende un terzo bicchierino?

--Un terzo poi... è troppo.

--Ma che ubbie.... Questo lo giocheremo a pari e dispari.

Così fu fatto e Leonardo perdette.

--A dar retta alle donne si dovrebbe adottare il regime dell'acqua e latte--egli disse leccandosi le labbra.

--Non tutte le donne però--rimbeccò l'altro.--Ti rammenti della Mariannina?

--Quale? La figurante della _Fenice_?--domandò il conte Leonardo con gli occhietti lustri.

--Quella appunto.... Che bevitrice!... È a Venezia di nuovo....

--Diavolo! Da quando?

--Da poco.... Stasera è a cena con noi altri al _Cappello_.... Dovresti venire anche tu....

--Io?... No.... Sono in lutto....

--Capisco.... Se si trattasse d'una gran cena, se ci dovesse essere molta gente.... Ma è una cenetta senza pretesa.... non siamo che in cinque, io, per non dimenticarmi, Arduzzi, Caldieri, Dal Maido e la Mariannina.... Vieni, vieni....

--No... oltre al lutto... se tu sapessi... ho tanti fastidi....

--Ragione di più per distrarsi.

--Quel maledetto _sior_ Bortolo mi lesina il centesimo....

--Eh... non siamo _in floribus_ nessuno. Appunto per questo s'è limitata la spesa... Quattro svanziche a testa compreso il vino.... Poi si pagherà una bottiglia alla Mariannina, tanto per vederla un po' brilla.... Sai che originale è quando ha bevuto più del bisogno.... Tre anni fa, al Ridotto, non ti ricordi?

Leonardo si mise a ridere. Se si ricordava! Una notte allegra come quella non l'aveva passata mai.

L'idea di veder la Mariannina un po' brilla esercitava un fascino singolare sull'animo del giovane conte. E dopo altri tentennamenti, egli si risolse ad andare al ritrovo.

E vi andò infatti, ed ebbe il piacere di veder la Mariannina un po' brilla, ma sembra che non uscisse neppur lui dalla cena in condizioni normali, se gli amici stimarono opportuno di accompagnarlo a casa e di aiutarlo a metter la chiave nel buco della serratura.

Spuntava il giorno e Fortunata non aveva ancora chiuso occhio. Le sue speranze di ricondurre il marito sulla retta via erano durate una settimana.

XIX.

A grado a grado, da quella facilità di illudersi che possono avere anche i savi, il conte Zaccaria era arrivato a quell'allucinazione permanente che non hanno se non i pazzi. La sua era una pazzia ilare, innocua, tranquilla, ma era pur sempre una pazzia, e quand'egli discorreva in tuono di profonda convinzione dell'immense ricchezze che dovevano venirgli da cento parti, era impossibile prendere abbaglio sul vero stato del suo cervello. Tuttavia, in complesso, egli era più da invidiare che da compiangere. In mezzo al crollo della sua fortuna, egli stava sereno ed impavido come l'uomo giusto d'Orazio. Non si poteva andar più a villeggiar sulla Brenta perchè la tenuta era stata mandata all'asta dai creditori? Egli si stringeva nelle spalle, e diceva che non gliene importava nulla perchè la Brenta gli era venuta in uggia e voleva fra poco comperarsi una villa di suo gusto, in collina. Gli stessi creditori, insaziabili arpie, s'impadronivano del podere situato in Friuli, proprio quello in cui avrebbe dovuto esserci la famosa miniera? Il nostro gentiluomo sorrideva con aria di superiorità:--Bah! Il podere se lo piglino pure.... Quattro campi sterili.... Ma il diritto sulla miniera l'ho sempre io.... Carta canta.--E tirava fuori una carta, ove coloro che avevano fatto il sequestro dichiaravano realmente di rinunziare ai prodotti della _eventuale miniera aurifera che si trovasse sul fondo_. Questa dichiarazione da burla s'era ottenuta senza fatica, giacchè, dal conte Zaccaria in fuori, non c'era nessuno che prendesse sul serio l'esistenza della miniera.

A metter di buon umore Sua Eccellenza Bollati contribuiva altresì il fermento politico che andava propagandosi per l'Italia. Dopo la morte della contessa Chiaretta, ch'era una reazionaria di tre cotte, il conte Zaccaria aveva spiegato una certa propensione alle idee liberali. Diceva ch'era tempo di finirla, che i popoli erano stanchi d'esser trattati come pecore, e che il Governo austriaco non meritava più la fiducia dei Veneziani. Chi sa? Forse egli non era alieno dal credere alla risurrezione della Serenissima, nel qual caso, se non facevano doge lui, chi dovevano fare? Ma sopratutto era entusiasta di Pio IX, vero italiano, vero capo della Chiesa, vero padre dei fedeli. Quello era un uomo che doveva stabilir il regno della giustizia nel mondo, e per cominciar bene il _lustrissimo_ Zaccaria sperava che Sua Santità avrebbe fatto giustizia a lui nella rivendicazione dagli eredi Steno. Poichè la sostanza Steno era andata a finire da un pezzo nelle mani della Pia fondazione dei Catecumeni, fondazione, come ognun vede, d'indole religiosa, e quindi tale da permettere al Papa di guardarci dentro e di farle restituire il male acquistato. I legali avevano un bel dire che, quand'anche il credito dei Bollati verso gli Steno fosse stato sacrosanto, esso era ormai caduto in prescrizione da più d'un secolo; il conte Zaccaria li lasciava discorrere e sorrideva sotto i baffi. Se il Papa prendeva le sue parti, importava molto la prescrizione! E a Sua Santità egli aveva spedito un _memorandum_ di venti pagine tutte scritte di suo pugno, e non dubitava nemmeno di riceverne presto o tardi una risposta favorevole. Certo che non bisognava aver fretta; il Sommo Pontefice era tanto occupato!

Una sola cosa turbava l'ottimismo di Sua Eccellenza Bollati, ed era l'impossibilità di ottenere l'aiuto del figlio nell'esecuzione dei suoi disegni. Quel Leonardo era sempre un ragazzaccio, e il conte Zaccaria non lo nominava senza una certa inflessione di voce e una certa scrollatina del capo più eloquenti d'ogni parola.--Quel Leonardo--egli diceva nei momenti di maggiore espansione--non è cresciuto come speravo. E sì che non si è risparmiato nulla per la sua educazione, e non gli son mancati i buoni consigli.... Ma! Fatalità!... Capisco; le donne, il giuoco, il vino sono una gran tentazione per un giovinotto dell'aristocrazia che non può vivere come un anacoreta, specialmente quando gli corre nelle vene il sangue dei Bollati;... ma, santo Iddio, c'è modo e modo... _est modus in rebus...._ Io, per esempio... sì... mi sono divertito... sempre nei limiti però... sempre tenendo alto il decoro della famiglia... sempre trovando il tempo d'occuparmi degli affari, quantunque la gente non lo credesse.... Adesso mi renderanno giustizia.... Eh, se non ci fossi stato io che scovavo fuori quei due filoni della miniera e dell'affare Steno, l'aveva da esser bella con questi anni di cattivi raccolti, con questa petulanza di creditori che fanno atti, sequestri e ogni specie di porcherie senza un riguardo al mondo, e come s'io fossi un bifolco simile a loro.... Del resto io me ne rido... so che a loro marcio dispetto lascierò ai miei eredi il patrimonio quadruplicato. In fede mia, Leonardo non lo meriterebbe, no davvero, non lo meriterebbe.

Quanto più il conte Zaccaria si persuadeva dei demeriti del figliuolo, tanto più egli si mostrava gentile con la nuora. Lodava la sua pazienza col marito, la sua bontà con la piccina, la sua attitudine a capir le cose (poveretta! ella ascoltava a bocca aperta i suoi spropositi senza osare di contraddirgli) e largheggiava sempre maggiormente nelle promesse. Basta; se ne sarebbe accorta un giorno, dopo la sua morte.

In mezzo a queste volate d'una fantasia inferma c'era però un sentimento vero. Il conte Zaccaria aveva preso sul serio a voler bene a Fortunata. Era una di quelle tenerezze della vecchiaia che somigliano tanto alle tenerezze dell'infanzia, una di quelle tenerezze alimentate piuttosto dai sacrifizii che esigono che da quelli che fanno. Nondimeno Fortunata se ne contentava, e nel suo cruccio di vedersi mancar l'amore del marito, le dimostrazioni affettuose del suocero erano di gran conforto per essa. Tanto più che la benevolenza del conte si estendeva alla nipotina, alla quale egli mostrava una tenerezza che non aveva mai mostrato ai suoi due figliuoli. La bimba, dal canto suo, aveva pel nonno una simpatia appena agguagliata dalla ripugnanza invincibile ch'ella provava pel babbo. Già il babbo non le aveva mai fatto una carezza; era sempre cupo, stralunato, negletto nel vestire, con la barba ispida e i capelli arruffati; il nonno invece la pigliava volentieri in collo, le regalava delle chicche e l'affidava col suo viso ordinariamente sereno, con la persona linda e pulita, con l'intonazione amichevole dei lunghi discorsi ch'egli teneva alla mamma, passeggiando su e giù per la stanza, gestendo anche con vivacità, ma senza perdere una tal quale compostezza di gentiluomo.

Suocero e nuora uscivano sovente a braccetto, e andavano ora a fare una giratina sulla Riva degli Schiavoni, ora a prendere il caffè da Suttil in piazza San Marco, ove qualcuno dei conoscenti si accostava al loro tavolino per barattar quattro chiacchiere. Gli altri avventori si guardavano strizzando l'occhio e tentennando la testa; poi, quando i Bollati non c'erano più in bottega, principiavano i commenti.

--È matto....

--Un matto allegro.... Non parla che delle sue ricchezze....

--Invece siamo agli sgoccioli, non è vero?

--Altro che agli sgoccioli!... Tutte le campagne all'asta... citazioni, oppignorazioni da tutte le parti....

--Uno di questi giorni andrà all'incanto anche il palazzo.

--Lo comprerà il _Milord_.

--Probabile.

--C'è sempre quella gioia del _sior_ Bortolo?

--Sì, c'è ancora... finchè può raspare.

--È stato la rovina della famiglia.

--Ci ha cooperato sicuro.... Ma se avessero avuto un po' di cervello i padroni....

--E il figliuolo? Vi par poco?

--Non discorriamone neanche.... Quello ha tutti i vizi.... Ed è crivellato di debiti per suo conto particolare.

--Sì, come se non bastassero quelli della casa.

--Non si capisce nemmeno come tirino innanzi.

--Ma! Vendendo o impegnando il poco che resta.... Le fortune colossali lascian sempre qualche piccolo avanzo....

--Pensare che si trattava di milioni!

--E il genero e la figlia dove sono?

--In Boemia, in Moravia, che so io?... Indebitati fino agli occhi anche loro....

--Che _patatrac_!

--La bella speculazione che ha fatto la ragazza Rialdi sposando Leonardo Bollati!

--Bella tanto! È stata la madre.... Lei, poveretta, s'era innamorata proprio del cugino....

--E gliene aveva date le prove....

--Casi che nascono!

--Del resto, sarà una buona diavola, ma fisicamente non vai nulla....

--Nulla affatto.... Mostra dieci anni di più di quelli che ha. Dev'essere giovanissima.

--Oh sì.... Ventuno, ventidue anni al massimo....

--Ebbene se gliene darebbero trenta....

--Il curioso si è che oggi i Rialdi sono in migliori condizioni dei Bollati.

--Non c'è dubbio.... Tanto più se, come dicono, il conte Luca sta per diventar consigliere d'appello.

--Consigliere d'appello! Con quei meriti! Non ha fatto mai altro che giocare agli scacchi.

--Eh, è un posto che gli viene per anzianità.

--Il figlio, ch'è in marina, si farà strada....

--L'ufficiale? Sì, è un giovane d'ingegno, ma una testa calda, una testa calda.... Uhm!... Vi ricordate la faccenda del duello? E la scena al Casino?

--Quella volta se non c'era qualche santo che lo proteggeva l'andava a finir male per lui. Prender la difesa dei Bandiera? Nella sua posizione?

Mentre si tenevano tali discorsi sul conto dei Bollati e dei Rialdi, il nobiluomo Zaccaria, tornando a casa con la nuora, giudicava severamente le _cariatidi_ del Caffè Suttil.

--Quella è gente buona da mettere in museo--egli diceva--gente che non capisce i tempi, come la povera Chiaretta.... E poi tutti rovinati, sai, tutti, senza eccezione....

I tempi che il conte Zaccaria credeva di capire si facevano sempre più grossi, e dall'Alpi al Mar Jonio era un fremito di vita nuova che si manifestava negli scritti, nelle adunanze, nelle dimostrazioni di piazza. Il nome d'Italia, lasciato un giorno ai poeti ed ai rétori, era oggi sulle labbra del popolo e non significava più una memoria, ma una speranza, ma un affetto sentito e gagliardo, preparatore d'opere virili. E l'amore di patria portava seco come natural conseguenza l'odio contro il dominio straniero. Palesemente ove non c'eran gli Austriaci, velatamente nelle terre lombardo venete, si parlava d'una prossima alzata di scudi; con quali armi non si sapeva ancora, ma gl'Italiani si contavano, e già pareva loro d'esser tutti soldati per la guerra santa. I muri si coprivano d'iscrizioni di _Morte ai Tedeschi_.--_W. l'Italia_--_W. Pio Nono_; strana eppur quasi universale illusione che associava l'idea del riscatto al nome d'un Papa. E anche Venezia, accusata fino a quei giorni di spiriti fiacchi, usciva dal lungo torpore. Il sonnolento Ateneo non isdegnava di entrar esso pure nella corrente rivoluzionaria e iniziava la discussione d'argomenti sociali ed economici; le onoranze a Riccardo Cobden nel luglio 1847 furono un pretesto per inneggiare alla libertà, e il Congresso dei dotti raccoltosi nel settembre in Palazzo ducale servì a stringer saldi legami di pensiero e d'affetto tra i migliori uomini della Penisola.

Questa sinfonia allegra del dramma sanguinoso che doveva rappresentarsi nel 1848 era fatta apposta per isconvolgere interamente la testa debole del conte Zaccaria. Egli confondeva le faccende pubbliche con le sue faccende private, vedeva un'intima relazione tra le riforme politiche, la riscossione dei suoi crediti immaginari, e l'esercizio della non meno immaginaria miniera; ma quest'era ancora il meno peggio perchè gl'impediva di accasciarsi sotto il peso delle sue sventure reali. Il guaio serio era l'inquietudine che gli si era cacciata addosso e che gli cresceva ogni giorno; gli sembrava, chiamandosi Bollati, di non poter rimanere estraneo agli avvenimenti, avrebbe voluto discorrere, scrivere, stampare anche lui qualche cosa (avrebbe stentato a dir che cosa) e s'irritava delle difficoltà che gli attraversavano la via, del modo sprezzante con cui certa gente da nulla accoglieva le sue parole. Sotto l'impressione di queste ripulse egli s'esaltava fuor di misura, e Fortunata, che sola riusciva a calmarlo, cominciava a temere che la pazzia innocente del suocero potesse presto o tardi convertirsi in una pazzia pericolosa. Di qui uno spasimo nuovo per lei, che tremava per la sua Margherita, eppur non sapeva come impedire al conte Zaccaria di vederla.