# Da Firenze a Digione: Impressioni di un reduce Garibaldino

## Part 3

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--O guardiamo, se Bolis è tanto birro da violare anche la bandiera francese.

--Prima di farlo vorrà pensarci due volte.

--E perché?.. I ciuchi hanno sempre dato pedate ai leoni morenti... ma per qual causa stiamo nascosti?

--Il capitano è sceso a terra; se gli rilasciano le patenti, in meno di un'ora si prenderà il largo.

--Speriamolo... perché qui non siamo di certo in un letto di rose.

Passa mezz'ora, un'ora e nessuna notizia: si comincia a udir qualche rumore; poi di sotto la fortezza ci giunge all'orecchio un sussurro inusitato; poniamo, l'occhio al finestrino della cabina: il mare è popolato di barche, e le barche, son popolate d'angioli custodi in lucerna; affollatìssima è tutta la spiaggia: sul cassero un calpestìo concitato e in senso diverso, poi reclamazioni a cui si risponde dalla parte del popolo con fischiate non interrotte; un battere di sciabole, uno sbatacchiare di porte.... pur troppo non vi era più dubbio alcuno, il grande atto si era consumato, e gli eroici campioni del Regio Governo Italiano potevano annoverate una gloria di più tra tutte le altre che li ha resi famosi.

Sprangammo la porta; ci rannicchiammo nelle cucciette e, rattenendo il respiro, facendoci piccini piccini coll'ansia e la trepidazione nell'anima, collo sconforto nel cuore, incerti di ciò che ci sarebbe accaduto tra pochi minuti, ma decisi a giocare di tutto, attendevamo di momento in momento di veder saltare la porta.

Trascorre un altra mezz'ora; si ascolta il rumore dei disgraziati che sono stati avvinghiati pei primi dai falchi del Bolis: si compiangono, ma quale fortuna, se noi potessimo uscir loro dalle unghie!.. Il vapore è in movimento... Che si parta davvero? Non si osa credere a noi stessi, ma alle fine ci si persuade che si va... Si va, ripetiamo tutti tra noi, e sentiamo tra ciglio e ciglio l'umor di una lacrima--Ci si ferma di nuovo!...--Esclama un nostro compagno, e pur troppo, ci si convinse di subito della triste verità. Una testa comparisce al nostro finestrino; era la testa di un questurino, che da abile esploratore, si era arrampicato al difuori del bastimento, ed aveva scoperto il nostro nascondiglio.

--Signori, non resistano--Ci disse con voce rauca. --Nessuno rispose; egli se ne andò... Oh! avessimo avuto un _revolver_!

--Lei deve aprirci la porta--Ripeteva intanto sul cassero una vocina melliflua, a cui rispondeva l'accento ben cognito del capitano: Mi rincresce, ma fu perduta la chiave... l'assicuro però che quello è il mio spogliatoio...

--Io ho l'ordine di perquisire ogni cosa.. si mandi pel magnano del porto. Intanto una tempesta di colpi si sprigionava su quel povero uscio.

--È impossibile trovare il magnano--Diceva poco dopo un'altra voce.

--Signori--Gridava allora al buco della nostra serratura quello che poco fa parlava col capitano.--Signori, io li prego a non commettere imprudenze, si arrendano colle buone; partire è impossibile, non facciano perdere un tempo prezioso al capitano.

Che fare? Qualunque resistenza sarebbe stata inutile e non ci poteva riuscir che dannosa; ci guardammo in faccia (che facce! il condannato che vien trascinato al patibolo ne può dare un'idea!) e con mano tremante il più vicino alla porta tirò la stanghetta.

Un'ooh prolungato e di soddisfazione ci accolse, appena che comparimmo.

Dalla scena che si presentò allora ai nostri occhi, un pittore avrebbe potuto prendere argomento per un bellissimo quadro ed un letterato per una magnifica descrizione. Una lunga fila di carabinieri e di questurini occupava tutto il lato del bastimento che era dicontro alla nostra cabina; più avanti il giudice d'istruzione colla ciarpa turchina, Bolis raggiante di contentezza, e un nuvolo di delegati e d'applicati di Pubblica Sicurezza che si davano un moto, un daffare indicibile, e si pavoneggiavano, esponendo al rispettabile pubblico ed all'inclita guarnigione le fasce tricolori che avevano a tracolla, come segno indiscutibile della loro autorità. Il capitano serio serio rivolgeva delle parole concitatissime al console, che appoggiato ad un tavolino, con una fisonomia di tramontana guardava distrattamente il cancelliere che redigeva il processo verbale. Tra le squarciate nuvole si era fatta strada la luna; e, pareva, che ci mandasse un compassionevole sguardo; sulla spiaggia uno scintillio di baionette, sulle quali si ripercoteva il malinconico raggio della poetica face dei cuori sensibili e degli innamorati, ci abbarbagliava la vista e ci rendeva sicuri che molta truppa era sotto l'armi è che la questura di Livorno non aveva trascurato verun provvedimento perché i pesciolini non le scappassero di rete. Una lunga processione di barche solcava le onde tranquille del mare sulla cui superfice una miriade di atomi luminosi, frequenti più delle stelle del cielo, avrebbe fatto nascer la voglia di intonare un bel canto alla natura, se natura ed uomini non si fossero mostrati, così accanitamente contrarii ad una impresa che tanto avevamo sospirato e che, purtroppo, così miseramente finiva. Le trombe che suonavano la ritirata sui bastioni della vicina fortezza ci suonavano in cuore meste, come il pensiero che manda in queill'ora il coscritto alla madre, alla casetta paterna, alle occupazioni di un tempo: meste come quella luna, come quei visi lunghi dei nostri compagni che ci passavano davanti colla respettiva accompagnatura, come i popolani che vedendo la loro impotenza a salvarci ci guardavano da riva con occhi stralunati e pregni di lacrime.

--Ma Gagliano... Gagliano dove è?... Noi credevamo che fosse tra loro?... Esclamò Bolis, dopo averci ben bene sbirciati;

--E perché han fatto resistenza? Ci domandò con un sorrisetto volpino il giudice d'Istruzione.

--Perché!...--Rispondemmo noi tutti a una voce e in tuono di meraviglia..

--Sì... quando sapranno tutto, chi sa, che non sieno i primi a ringraziarci...

--Ringraziarlo di averci arrestati?

--Sissignori... Oggi è venuta la notizia della capitolazione di Metz.

Quest'ultima sassata che, così benignamente ci si scagliava nel nostro infortunio, ci fece nascere lì per lì una tal rabbia contro quegli arnesacci di una bottega fallita, che loro volgemmo disdegnosamente le spalle. Già... è egli possibile che le idee di sacrifizio, di abnegazione, di generosità, possano esser comprese anche alla lontana, da un birro?

--L'ho, l'ho preso!..--Saltando come un burattino, e fregandosi le mani, strillò con la sua vocina da pettegola il Fassio, avvicinandosi a noi. Questo Fassio e uno dei più famigerati ispettori di Pubblica Sicurezza che si abbia in Italia; Garibaldino nel 1860, come succede di tutti gli apostati, ora è diventato la più gran colonna della sbirraglia italiana.

--Che qualcuno di noi avesse in tasca una mitragliatrice?--Pensai tra me e me--O che tra i nostri compagni si sia mescolato sotto mentite spoglie qualche gran malfattore?! Difatti l'aria del Fassio me lo faceva sperare; Cristoforo Colombo che dal ponte del suo bastimento vede baluginare qualche cosa, che ha sembianza di terra; Moltke a Sadowa che riceve l'annunzio dell'arrivo del corpo d'armata del bon Fritz, ci possono dare a malapena un'immagine della beatitudine che provava in quel momento il rinnegato democratico.

Dietro di lui si vide arrivare lemme lemme il Gagliano in uno stato tale, che, se ne avessimo avuta la voglia ci avrebbe fatto crepar dalle risa. Nero, per lo meno come uno spazzacamino, stizzito come un giocator di Mako che fa l'ultima cista, senza azzardarsi nemmeno di farci un saluto, il povero uomo passò a capo basso davanti alle autorità e fu fatto immediatamente scendere in una barchetta, dietro la quale in un'altra fummo messi io, mio fratello, il Colonello ed un giovinetto, che ancora non conoscevo.

--Viva la libertà d'Italia!--Si gridava tutti come pazzi per via, ed i carabinieri non ardivano di dirci una sillaba; anzi dalle loro fisonomie si vedeva chiaramente che avrebbero lasciato quell'incarico alle guardie di questura, che, tutte impettite, boriose si tenevano dell'arresto di giovani inermi nello stesso modo che avrebbero fatto, se avessero vinto la battaglia, più aspra che si sia combattuta, dacché mondo è mondo.

Giunti vicini alla Sanità, dove vedevamo sbarcare tutti gli altri, un carabiniere mi toccò dolcemente nel braccio e mi accennò un vaporino, la cui camminiera faceva fumo.

--Vede quello là?--Mi disse--Era preparato per loro, qualora avessero preso il largo.

Guardai e quello spauracchio mi fece sorridere; il grande edifizio navale non aveva che due cannoni, uno per parte e di un calibro così modesto, che sembravano, piuttosto giocattoli da bimbi che utensili da guerra. Oh!... se si fosse usciti dal posto, se si avesse cominciato a _filare_... se erano buoni a acchiapparci con quel trabiccolo, sarei stato contento di perder la testa!..

La barca si fermò: noi scendemmo. Diedi un'ultimo sguardo al porto, vidi il cammino del _Var_ che fumava, e il battello che era in movimento! Oh come in quell'istante il mio pensiero ricorse alle cabine, dove ci eravamo sdraiati la sera avanti alla medesima ora: oh! come desiderai che il tempo ritornasse indietro di poche ore soltanto per non essere sicuro della barbara realtà, che ci opprimeva in quel mentre.

Moltissima gente si era affollata a due lati della porta che conduceva all'uffizio della delegazione del porto. Tra questa gente io vidi di nuovo i due scialli... Ma dunque, non ci abbonderanno più queste donne?

I volontari erano stati ammassati, pigiati in una stanzuccia; una guardia, con un coraggio da eroe, distribuiva ogni tanto qualche pedata a chi più susurrone e più curioso degli altri si azzardava a rivolgere qualche interrogazione. È un fatto: la polizia degli antichi sovranucci, che i monarchici d'oggi gabellano per tiranni e per despoti, non hanno mai usato dei modi schifosi che usano i questurini del nostro beatissimo regno: quando uno capita per caso tra le loro mani, può attaccare un voto, se per lo meno non ci lascia una costola, chè questa gente è molto feroce... quando l'individuo è in ceppi e puzza un tantino di repubblicano!... Chiuder gli occhi sui gallinai, fare il manutengolo ai ladri è permesso, ma lasciare in santa pace un soggetto pericoloso, un uomo che sbraita sempre perchè vuole esser riconosciuto per uomo... oh! questo è troppo! E il paterno governo, simile al giusto Dio che fa cader la grandine e i fulmini sul campo dei peccatori, deve aggravar la mano su coloro che hanno le sfacciataggine di urlare quando tutti dormono: i galantuomini non devono essere svegliati... lo impedisce anche il regolamento di Pulizia! Coroniamoci adunque di elleboro, sorbiamo il papavero che giorno per giorno ci ammanniscono i giornali governativi e, dacchè non abbiamo il coraggio di fare, abbiamo almeno il buon senso di darci ad un sonno profondo.

Un vecchietto, con li occhiali d'oro più giù che a metà del naso, rincantucciato in uno sgabbiolo di legno che faceva le veci di scrittoio, via via che si passava ci chiedeva il nostro nome, quello dei nostri parenti, il nostro domicilio e la nostra, professione.

--Possono partire--Gridò poco dopo con voce tonante il Bolis, Giove Tonante di quell'Olimpo di birracchioli e di guardie di tutte le qualità e di tutte le dimensioni.

Un applauso prolungato fece eco a queste parole; i giovinotti credavano di essere liberi... Poveri grulli!... Quale storia ci ha mai fatto sapere che il gatto si lasci scappare il sorcio dalle unghie?

--Avanti!...--Urlarono con mala grazia a loro volta le guardie...

--O dove si va?--Cercò qualcheduno.

--Loro non lo devono sapere.

A noi, come presi insieme col colonnello, fu fatto il favore di farci passare nella caserma dei carabinieri; ci si disse, in attesa di ordini superiori...

Intanto gli altri traversavano via Grande, tutta gremita di popolo che li accompagnava con applausi frenetici; ci volle del buono e del bello per sconsigliare i popolani a non far qualche pazzia, ed essi allora non potendo fare altro, si mostrarono generosissimi con quei poveri diavoli che venivano trasferiti alle carceri; e fu una pioggia continua di sigari, di pezzi di pane, d'involti di companatico, e persino di foglietti da mezzo franco e da un franco. Oh!... il popolo è generoso, il popolo ha la magnanimità per istinto, e, se si lascia abbindolare dai farabutti, al momento buono, quasi per miracolo, sente spingersi avanti dalla voce del dovere, del progresso, della libertà; rinnegando le massime false, che gli son volute inoculare nelle scuole governative e nei così detti giornali popolari che vivono sulle spese segrete del ministero, egli al primo indizio di lotta vicina, come un uomo solo corre al suo posto. Oggi protesta con gli urli alle guardie e colle picchiate di mano ai prigionieri, domani muore, santificando il principio democratico, sulle barricate. Perdendo lo vedrete marcire nelle, carceri, e soffrire per le vie, vincendo voi lo vedrete al lavoro!

I carabinieri ci accolsero con tutta la gentilezza immaginabile, ci domandarono, se si aveva bisogno di qualche cosa, e noi che, come uomini, dopo tante ore dì disagio si aveva diritto ad avere appetito, ordinammo del salame, del prosciutto e due fiaschi di vino. Incontrammo in quella stanza lo Strocchi; anche egli aveva ricevuto lo strano favore di essere trattato un pò meglio del rimanente della spedizione.

Chi era stato la causa diretta dell'invasione del _Var_? Io non lo saprei dire. Hanno qualche carattere di verità le accuse che si son palleggiati l'uno con l'altro a vicenda diversi individui che facevano parte della nostra mandata! Io credo di no: credo soltanto che il governo Italiano, il quale ha sempre in serbo un granello d'incenso per chi trionfa ed è forte, siccome, è uso di tutti i codardi, sìa sempre disposto a tirar sassate da orbi a tutti quelli che per propria disgrazia si trovano a terra; e così, mentre or non sono pochi anni, per non violare la bandiera Imperiale di Francia si lasciavano tranquillamente a bordo dell'_Authion_ i fratelli La Gala: in pieno 1870 si aveva il coraggio di buttar giù porte, scassinar serrature e strappare a viva forza dei giovani generosi, che dovevano essere sacri, perché protetti dallo stendardo di una nazione amica, di un governo che si era riconosciuto, ma che versava in pericoli immensi

--E dove ci mandano?--Domandammo al brigadiere dei carabinieri, dopo che avemmo veduto un soldato, latore di un piego, che fu letto attentamente dal capoposto.

--Io devo trasmetterli ai Domenicani.

--Sicché proprio in prigione?

--Pur troppo!

Un lungo silenzio tenne dietro a queste parole. Creder di andare in Francia e sgusciare diritti come fusi in prigione, era una cosa che non ci si aspettava di certo, e, per quanto tutti, chi più chi meno ci si piccasse di esser filosofi, per quanto dopo l'arresto questa soluzione fosse l'unica prevedibile, una tal notizia dettaci lì a bruciapelo, mentre il ritardo ci aveva fatto rinascere in cuore un po' di speranza, ci mise a tutti un diavolo por capello.

--Si facciano coraggio--Ci diceva il brigadiere--Prendano le cose con calma... tutt'al più sarà il male di qualche settimana!

Qualche settimana!--E gli pareva di dir poco al buon'uomo!... Rinunziare alla vita, alle nostre speranze, non goder più di quella libertà, che è prima attributo di ogni essere, ma sia pur per un'ora, per chi sente qualcosa, è sempre un supplizio.

--Entri, entri, ma mi raccomando non faccia scene--Così diceva, introducendo nella stanza la moglie di Gagliano, un carabiniere.

--Veramente!...--Borbottò alzandosi il brigadiere...

--Lasci correre--Ci affrettammo a proferire noi tutti--nessuno parlerà di questo colloquio.

--Ti hanno messo le manette, questi vili, eh?--E tu non hai avuto cuore di bucar loro la pancia?--Gettandosi al collo del marito, e frammischiando al suo dire qualche singhiozzo, esclamava l'arditissima donna.

Perdemmo un cinque minuti a persuaderla che non eranvi state manette, ed allora lei, facendoci dei segni, ci fece capire che, se avevamo qualche cosa di compromettente, le si consegnasse: ed in fatti, colto il momento che i carabinieri non ci guardavano, demmo a lei certe lettere, che, se ci fossero state trovate addosso, non ci avrebbero certamente servito di raccomandazione presso quella gente, che si doveva bazzicare fra poco tempo.

La presenza di una donna in quell'ora tristissima, in mezzo ai carabinieri, dopo tutte le emozioni che si era subito durante il corso di quella giornata memorabile ci procurò un sollievo, e uno stringimento di cuore, che non mi provo nemmeno a descrivere; e quando la ci stese la mano e con voce resa tremula dalla voglia di piangere, ci disse: coraggio, io mi sentii inumidite le ciglia e provai l'inenarrabile voluttà di una lacrima.

--Le carrozze son pronte!

--Partiamo!

--Meno male che marciamo _en grands seigneurs_.

--Di' piuttosto, come i malfattori che vanno alla Corte d'Assise...

--Eh!... loro ed i principi sono i soli che hanno diritto di avere una scorta! Gli estremi si toccano...

--E si rassomigliano!

Si montò nelle carrozze e dopo un breve tratto di via ci fermammo: si sentì cigolare una porta...

Eravamo giunti ai Domenicani.

CAPITOLO III.

La prigione!... È mai vissuta creatura umana, dirò con Guerrazzi, che sollevando le pupille verso il soffitto di una di quelle stamberghe, in cui, per ravvederlo, s'incretinisce il colpevole, non abbia esclamato esser questa l'invenzione più barbara, che mai sia mulinata nel cervello dell'uomo? Quattordici passi di lunghezza; sei di larghezza: una finestra alta cinque piedi da terra, e dalla cui ferriata a quadrelli vedi sempre quel medesimo strappo di Cielo, quella medesima tettoia dell'edifizio difaccia, quella medesima stella che sera per sera, qual malinconica amica, par che venga a darti un saluto, un conforto ed una speranza; un pagliericcio per sdraiarsi: una brocca d'acqua per bere; in quanto a mangiare... ci sono le mani che paiono fatte apposta per questo!... Il rumore del mondo, in mezzo al quale ti trovi ma che, almeno per ora è morto per te, viene a colpirti gli orecchi nella tua solitudine ed ora qualche allegra canzone ti rammenta i bei tempi che unito agli amici andavi a far la serenata sotto i balconi della tua bella: ora i concerti di una musica militare t'inebriano, ti rapiscono in pensieri l'uno più dell'altro impetuosi: ora il frastuono della via, le urla dei venditori, il continuo passare delle carrozze ti riportano i momenti in cui tu pur passeggiavi, in cui tu pure davi alla sfuggita un occhiata alle belle signore che come Dee ti passavano innanzi agli occhi, trasportate da' loro cocchi: insomma un cumulo di reminiscenze che ti straziano l'anima: è un martirio che fa deperire e qualche volta impazzire l'uomo d'ingegno e di cuore, e che indurisce viepiù chi è incallito nel vizio. Aggiungete a tutto questo l'obbligo di restare lì chiuso, mentre, alla semplice idea di esser costretto a fare una cosa, fosse pure la più gradita, si prova una certa repugnanza che ci fa entrar le paturnie.

Perchè invece di una severità che non dà alcun resultato, non si cerca di ricondurre sulla buona via quello, che ne è lontano, a forza di cure amorevoli? Quando si è messo il colpevole nell'impossibilità di nuocere alla società, a che prò aggravare la mano sopra di lui, e incessantemente torturarlo?... Io fò una scommessa; se domani un domatore di fiere uccidesse così per ghiribizzo un leone che ha in gabbia, o si divertisse a martoriarlo a colpi di spillo, i filantropi non la farebbero più finita colle loro proteste: i giornali partoribbero articoli sopra articoli e se ne farebbe quasi quasi una questione di Stato. Qui invece abbiamo degli uomini che sentono, amano, che hanno peccato per inesperienza, per fatalità, ma che per ora non possono tornare a peccare: una delle due... o questi uomini si credono capaci di ravvedimento, o no: in questo ultimo caso uccideteli: nel primo cercate d'istruirli, fate loro conoscere quanto sia migliore la strada della virtù da quella del vizio, educateli col lavoro, metteteli in un'isola incolta e provvedete che quest'isola affidata alle loro mani, addivenga ridente, ubertosa... fate loro conoscere l'agiatezza, la calma, la soddisfazione del buono operaio, eppoi restituiteli alla società, che potrà a ben diritto vantarsi di avere acquistato dei buoni cittadini in quelli che fin ora non eran che rei!... Anche per legge fisica quanta più è la repressione, tanta maggiore è la reazione.

Chiedo scusa ai lettori di aver loro fatto ingozzare questa tirata, che a qualcuno farà l'effetto del cavolo in una merenda; d'altronde qui si parla di una carcere, qual migliore occasione per spifferare le riflessioni che si son covate in quella solitudine e in contatto di quei disgraziati?

In quanto a noi, grazie all'amabilità del capo guardiano dello stabilimento, fu cercato di renderci meno dura che fosse possibile la prigionia. Ci misero in sei in una stanza; lasciarono che si fumasse a nostro bell'agio: ci si passavano i giornali, dove tra le altre cose apprendemmo l'infame tradimento del generale cortigiano Bazaine: non ci era fatta alcuna restrizione nel mangiare e nel bere: ci si trattava insomma coi guanti, e inservienti e guardiani, lungi dal far pompa di quelle mosse scortesi di cui sì spesso e sì volentieri fanno pompa coi carcerati di bassa estrazione, si perdevano in scappellature ed inchini e venivano due tre volte per ora a domandarci, se si abbisognava di qualche cosa. Era compassione questa, o, piuttosto come succede in qualunque circostanza nel mondo anche là si venerava l'abito, anche là avendoci veduti insieme col Colonnello e per questo scambiandoci forse per uno stato Maggiore, si cercava entrare nelle nostre buone grazie, perchè si aveva la ferma credenza che eravamo pezzi grossi?... Io credo che quest'ultima sia la ragione più giusta e più esatta delle preferenze che si avevano per noi. Quell'ingegno ferace, che tanto predominava sugli altri per lo spirito d'osservazione e che così presto doveva esser rapito all'Italia, intendo parlare di Carlo Bini, nelle sue riflessioni sui prigionieri ha dettato delle pagine maravigliose per la verità sulle distinzioni sociali, che con scrupolo sono venerate ancora nelle carceri.

Povero!... t'hanno condotto qui, tu devi aver peccato di certo; va' giù nel buglione, là troverai degli amici e dei degni compagni... e spesso per spingerlo più presto gli si amministra gentilmente una pedata che il meschinello riceve, grattandosi il capo! Sarà innocente... E che importa?... Lo si manda giù tra la feccia, tra i borsaioli, tra i ladri d'ogni qualità e d'ogni risma; gli si fanno degli sgarbi premeditati, gli si ride sul muso quando protesta della propria innocenza; si tiene a stecchetto di pane, si fa mangiare mezz'ora dopo quella prescritta dai regolamenti, si cerca infine di rendere più triste, più penosa la di lui posizione: mai una parola d'affetto per lui, sempre un ghigno, sempre una maledizione... E se fosse innocente!... Per un signore poi è un altro paio di maniche: inchini, conforti, agevolezze: il caffè e latte la mattina, la bottiglia per pranzo, e qualche volta anche il _the_ per la sera... oh, come è rispettata l'eguaglianza a questi lumi di luna!

Dunque, come ho detto, eravamo in cinque in una prigione. Gagliano, il Colonnello, mio fratello, io ed un giovinetto Perugino, che per la prima volta si moveva da casa, e che era innamorato come un ciuco di una ballerina cui aveva promesso per quanto prima l'anello nuziale.

Il primo giorno, non vedendo alcuna probabilità di un interrogatorio, non facemmo che scrivere. Scrivemmo al console, a una dozzina di deputati, a una mezza dozzina dì giornalisti, e perfino al Lanza: in tutti i nostri scritti si protestava contro la patente ingiustizia, di cui eravamo stati le vittime, e si scongiurava, affinchè fosse troncato quello stato penoso, che, temevamo, si prolungasse ancora per un lasso di tempo, non indifferente.

