Da Firenze a Digione: Impressioni di un reduce Garibaldino
Part 20
Gli oggetti requisiti ed il sindaco rimasero a noi, e quest'ultimo offrì in Vaillant un pranzo Lucullesco agli ufficiali di stato maggiore.
La notte fa passata a Pierre Fontaine; il 25, avvisato che una sessantina di Prussiani che facevano scorta a un centinaio di prigionieri francesi, dirigevansi da Prauthoy sopra Auberive, il colonnello Lobbia con cinque ufficiali del suo stato maggiore e con una compagnia di _Francs Tireurs_ faceva un'imboscata nella foresta di Mont'Avoir per sorprendere il convoglio: verso sera però gli esploratori avvertirono che i nemici avevan presa altra strada, quella di Grancey.
Avanti di continuare, sento il dovere di esporre un fatto che torna a grandissimo onore del Lobbia. Allorchè nel giorno precedente imbandite le mense, altro non si aspettava all'infuori che il colonnello si assidesse nel posto d'onore, egli domandò se era stato pensato ai prigionieri, ed avendo ottenuta una risposta negativa, energicamente protestò, minacciando di non prender parte alla mensa, qualora non si trattassero con umanità quelle povere vittime della fortuna guerresca; nè qui si arrestò l'uomo generoso: a sua iniziativa fu fatta una colletta tra gli ufficiali, colletta che fruttò un sette franchi a testa pei prigionieri: e questi, vedendosi fatti segno di tal gentilezza, sentendosi sempre palpitare il cuore anche sotto la tunica di gregario, piansero, piansero come fanciulli e gridarono: Viva Garibaldi, Viva l'Italia. Povera gente!... Lontana da suoi, in un paese che del bene non gliene voleva dicerto, paurosa di tutto, al balsamo della consolazione sentiva stemprarsi quel gelo, che le si era voluto addensare sull'anima dagli stupidi ed infami regolamenti che vorrebbero fare degli uomini la macchina più iniqua, che torturi la povera umanità!
La notte Lobbia, Castellazzo, Pozzi e due ufficiali di stato maggiore s'incamminarono verso Vaillant: gli altri li seguitavano a un chilometro di distanza: giunti a due chilometri da Vaillant, quattro ombre, silenziose come quell'oscurità, si avanzano... si dà loro l'_alto_: Castellazzo si avanza arditamente, e domanda chi sono. Essi esitano a rispondere. Pozzi grida: sono Prussiani, abbassate le armi.... ed i quattro ubbidiscono senza far motto. Si disarmano e poi vengono consegnati ad una compagnia che si avanza a passo di corsa.
Passata quella notte a Vaillant, l'indomani la brigata si portò di nuovo a Pierre Fontaine e di qui passò ad Augeres, dove la sera del 27 arrivarono due compagnie di linea con parecchi ufficiali, inviati dal generale Meyer onde coadiuvare i garibaldini nell'attacco di Prauthoy: il rinforzo era comandato dal capitano Mas, vecchio soldato d'Affrica.
Fu tenuto consiglio di guerra nella stanza da letto del sindaco: vi assistevano Lobbia, Castellazzo, Pozzi e altri due di stato maggiore. Il Mas era un po' in bernecche, e invasato dai sacri furori che il Dio Bacco suole prodigare ai suoi fedeli seguaci, si riprometteva con le sue due compagnie di mangiare in un colpo tutti i Prussiani; domandava soltanto un po' di tempo per far prendere il caffè ai soldati.
Castellazzo osservò che era assai meglio che lo prendessero dopo aver mangiato i Prussiani, per aiutare la digestione..
Mas, con serietà imperturbabile, chiese allora che i suoi dipendenti fossero messi al posto d'onore (all'avanguardia).
Lobbia accettò e commosso da tanto eroismo, fè la consueta _grimace_, Castellazzo citò i versi del _Miles gloriosus_ di Plauto:
_...... virum Fortem, atque fortunatum et forma regia, tum bellator Mars Haud ausit dicere: neque aequiparare suas virtutes ad tuas_.
Il vecchio soldato non sapendo che si rispondere a quel complimento in lingua a lui incognita; scambiando forse Mars per Mas fa' una gran riverenza e si avvolse in dignitoso silenzio.
Alle 11 di sera tutti erano a cavallo: per sentieri tutti incrostati di ghiaccio la brigata arrivò a Lucenay. Mentre sul viso dei coraggiosi si leggeva chiaramente l'ansia, il desio prepotente di misurarsi coll'inimico, i soldati di linea perdevano un tempo prezioso a prendere il caffè e a fare il chilo.
Dopo mille e mille sollecitazioni a partire, alla fine si avviarono: si avviarono, ma con tale un passo da tartarughe, che invece di arrivare, come era stato previsto, a Prauthoy alle quattro di notte, ebbero il fresco cuore d'arrivarci alle sei del mattino.
Aveva preso stanza in questo villaggio il 2° battaglione del 61 reggimento Guglielmo di Pomerania: battaglione che apparteneva giusto appunto, come rammenteranno i lettori, a quel reggimento che tanto era stato battuto il giorno 23 alla masseria di Poully e la di cui bandiera era già in nostra mano: 800 fanti, 50 cavalli e varii cariaggi: tale era l'effettivo di cui disponeva il nemico.
Le compagnie di linea francese aveano avuto l'ordine di penetrare nel villaggio, senza trar colpo; esse invece si fermarono a trecento passi dal medesimo e per avvisare il nemico si misero a sparare alle passere. Convenne allora far di necessità virtù: si spiegarono le colonne e ci si accinse a dare l'assalto.
I Prussiani avevano occupate le case, il cimitero, la chiesa e di là facevano un fuoco d'inferno.
Gli _Chasseurs de Lyon_ e le guide (per la maggior parte italiane) si portarono eroicamente: qualche altra compagnia fe' il proprio dovere, qualcuna, purtroppo, scappò, sparando all'aria, o, quel che è peggio, addosso agli ufficiali di stato maggiore che cercavano arrestarle nella corsa disordinata. Ad onta però di tal confusione la costanza dei pochi prevalse e dopo quattro ore circa di fuoco, i Prussiani, perduto il loro comandante e dopo aver lasciato sul campo un centinaio tra morti e feriti si salvarono con dirottissima fuga pei campi. La giornata era vinta.
Noi avemmo 49 morti e 62 feriti: gli avversarii oltre i morti e i feriti, lasciarono nelle nostre mani 14 cavalli, 73 prigionieri, 14 cariaggi d'avena e di pane, una ingente quantità d'oggetti rubati tra cui orologi, bauli e argenteria, 200 fucili, la contabilità, la cassa con 1,500 talleri, un furgone da munizioni e diversi carri d'ambulanza.
Tutto insieme fu uno dei fatti più brillanti della campagna di Francia e se monsieur Mas, il _miles gloriosus_, avesse secondato a dovere il resto della brigata, sarebbe rimasta prigioniera l'intera colonna Prussiana.
Inutile il dire che Castellazzo in quel giorno si condusse da eroe: chiunque l'ha veduto in altre campagne, può e deve giustamente argomentarlo: Pozzi e Farlatti riscossero l'ammirazione di tutti, e non ultimo certo tra i valorosi si addimostrò il signor Visitelli, il corrispondente del _Dayly News_.
Per quel giorno e per la notte vegnente si trattennero gli stanchi soldati in Prauthoy; il domani si portarono a Langres, onde accompagnare i prigionieri, riportare la preda e apprestarsi a nuove avventure. Il 31 Lobbia si spinse e Neully l'Eveque a 12 chilometri da Langres: il nemico si era raccolto in forze a Montigny le Roi e la 2a nostra brigata si preparava per andargli a fare una delle solite visite, quando arrivarono anche lassù le prime notizie dell'armistizio.
Il generale Meyer, protestando di eseguire scrupolosamente i decreti del suo governo, non permise alcun movimento e così la brigata Lobbia restò isolata dal rimanente dell'armata dei Vosgi, nè si seppe più alcuna notizia di lei, fino a che il Castellazzo, travestitosi da contadino, dando prova di un favoloso coraggio, traversò imperterritamente le linee prussiane, e portandosi a Autun, venne di là a Chalons-sur Saône, latore di notizie e dispacci.
Terminato che fu l'armistizio e conclusa la pace, la brigata Lobbia con lascia passare Prussiano passò in mezzo alle schiere nemiche che le resero gli onori militari: da Langres venne a Chalons, dove furono tolti persino i mantelli alle Guide, che così bene avevano adempiuto il loro incarico, che tanto si erano coperte di gloria per difendere quella Repubblica Francese che ora in tal modo le ricompensava.
CAPITOLO XXVII.
Torniamo a noi: i giorni delle belle emozioni erano cessati: prolungare dettagliatamente questa mia storia, sarebbe un voler portare il cane per l'aia, e terminerei rendendomi assai più noioso di quello che son riuscito fin qui.... ed è tutto dire!.. Pure, qualche episodio della nostra guarnigione, qualche sbozzo alla peggio di certe scene, che, se non altro, possono illuminare qualcuno sullo spirito che dominava allora in Francia, non sembreranno superflui ai lettori e serviranno, quasi di cornice al quadro che male o bene ho tentato di tratteggiare sin qui: stacco perciò dal mio libriccino di appunti le pagine meno seccanti e ben volentieri le offro a quei Cirenei, che hanno subito il peso della mia croce per tanto tempo, dando prova in tal modo di più che cristiana pazienza.
Chalons ha da essere un soggiorno incantevole; ha strade e piazze pulite, eleganti e con sfarzosi negozii: il suo _quai_ sur la Saône rammenta i nostri lungarni: il fiume è però più bello e più tranquillo dell'Arno: sul far della sera quando arriva _Parisièn_, il piccolo piroscafo che viene da Lione, disegnando una striscia di fumo sulle limpide plaghe del cielo sereno, si gode una incantevole poesia e troviamo artisticamente superbi i visi sin'allora simpatici semplicemente delle cittadine: Il desiderio di rivedere l'Italia si fa più vivo... a che ci tengono qua, se non ci è più da menare le mani?
Vien dato a me e a Gismondi un biglietto d'alloggio per un palazzo in _Rue aux Fievres_: il nome non è di buon'augurio: Troviamo un prete, un vecchio signore ed una ragazza nè bella, nè brutta: fanno mille difficoltà: Gismondi va in bestia, e piglia quest'occasione per dire: maledetta la Francia!...--Parlate Italiano?--ci dice subito la ragazza: l'amico rimane di sasso: e allora sappiamo che la ragazza ha studiato la nostra lingua tre anni; cosa che non impedisce di scambiarla, quando pronunzia, per un'Abissina. Dopo mille daddoli, ci accomodano nella camera delle cameriere. Meno male.
Oltre il quartier generale ha stanza in Chalons l'eroica brigata Ricciotti: ritroviamo lo Strocchi, l'Orlandi e altri amici. Si passano le giornate _aux Vendange de Bourgogne_, dove una ragazza robusta e impertinentemente carina serve da pranzo, e mesce gli asenzii e i cognak. _Mademoiselle Marie, après la guerre je vous epouse_ si sente ripetere ad ogni minuto e con tutto questo ci si noia, come a un pezzo di musica dell'Avvenire. Meno male, che a giorni sono l'elezioni; l'agitazione politica ci stordirà, eppoi chi può predire di cosa sieno gravide l'urne.
Questa è carina! Viene da me il solito tromba Romagnolo: mi chiama in disparte eppoi mi dice con importanza.:
--_Chat_ in Francese non vuoi dire altro che gatto?
--Di certo.
--E _pigeon_ piccione?
--È innegabile!
--Dovevo immaginarlo!... Esclamava allora in tuono tragico, battendosi il capo.
--Che ti è successo?!--Proruppi io stimolato dalla curiosità--Versa in seno dell'amicizia quello che ti grava nel cuore.
--Se tu sapessi.... io faceva la caccia a una bella bambina: ed ero, cioè credevo di esser corrisposto... stamani vo in casa, l'abbraccio, lei non si muove, ma nel più bello, nel calore dei discorsi, mi ha cominciato a dire: _Mon chat, mon pigeon_ dunque vuole in tutti i modi battezzarmi per una bestia.. io era indeciso, ma ora...
--Son le gentilezze che usano le innamorate di qua..
--Forse perché riconoscono quelli che ronzan loro dintorno, ma io non sono del mazzo e protesto.
Un proclama di Gambetta, affisso alle cantonate, invita i cittadini ad accorrere unanimi alle urne, chiama sosta la sospensione dell'arme, non risparmiando certe spavalderie che non dovrebbero essere più di moda. Interrogo difatti varie persone e tutte mi rispondono, facendo voti per la pace, e arrivando perfino a confessare che preferiscono la caduta della repubblica a nuove guerre e a nuovi disastri. Ah!... Francia, Francia come sei caduta nel basso: perché non ritrovasti in tanto sterminio l'eroismo di Missolungi?... Io non ti posso stimare.
Il sottoprefetto di Chalons è una pasta di zucchero: Corso, è contrarissimo a Napoleone: sottoprefetto è un _sansculot_ di prima forza! Oggi ero di guardia: si è trattenuto un poco con me sul terrazzo: mi ha parlato della Francia colle lacrime agli occhi ed ha finito con accenti di disperazione. Sul far della notte ha mandato una damigiana di vino e del salame ai soldati.
Garibaldi si è ritirato a un chilometro dalla città: noi non sappiamo che pesci si prendere: cominciano i bullettini dell'elezioni: si ritiene che uscirà eletto Garibaldi. Tornano Miquelf; Materassi e le altre Guide, che si credevano già putrefatte, o per lo meno nelle mani nemiche. Materassi ci racconta che hanno fatto saltare due ponti, che hanno visitato un visibilio di paesi, ricevuti sempre bene, ma sempre costretti ad udire discorsi in favor della pace. Non ci è caso: la Francia è sfiduciata, la Francia è come colui che, finita ogni risorsa, preferisce portar la livrea di coloro che l'hanno spogliato e non sa trovare il coraggio di uccidersi.
La corruzione di Chalons non la cede per nulla a quella di Digione. Il _quai_ è un continuo viavai di donnette che ti lanciano occhiate assassine. Non vi è soldato che non abbia un'amante. O mariti Italiani che nel 1859 coronaste d'alloro i vincitori di Magenta e ne aveste in ricambio altre corone, gioite: i vostri compatriotti sanno ben vendicarvi!
Il maggiore di piazza è un militarista accanito: mi ha fermato nella _grande rue_ perché non l'ho salutato. Ha minacciato di far sciogliere le guide, perché vanno di trotto al passeggio e perché non vanno alla piazza a prender l'ordine del giorno. Sì.... i nostri soldati non sono venuti per questi servizii vigliacchi--urla Ghino allorché riferisco la commissione--ci pare ora di tornare in Italia!.. E nessuno va al comando di piazza.
Giorno dell'elezioni: le sale ove sono le urne riboccano di gente: vedo due liste di candidati: in una figura Garibaldi nell'altra Mac Mahon: non riescono nè l'uno nè l'altro nel dipartimento di Saône et Loire. Garibaldi è eletto però in cinque dipartimenti ed ottiene in tutti gli altri splendidissime votazioni. La sera delle elezioni più animazione e più chiasso nelle trattorie e nei caffè. Chi la vuol lessa chi arrosto: tutti però si aspettano una Camera molto meno peggiore di quella che resulta realmente.
I coscritti della nuova classe, preceduti da un tamburone attraversano la città, gridando: Viva Garibaldi, Viva la guerra, Viva la Francia. A che tanto entusiasmo?.. Son tutti giovani di 18 e 19 anni, perché non hanno preso il fucile, quando la patria era in pericolo?.. Uno spilungone, vero pagliaccio, ha in testa un morione da guardia imperiale e agita una canna da capo tamburo... Ah, Francesi, quando sarete più serii?!.. A che conservare quella _blague_ schifosa che vi rendeva spregevoli anche a dì del trionfo? Meditate sulle vostre sventure, e non fate gli eroi quando ne è passato il tempo, se non volete rassomigliare...
«Al nobile guitto «Che senza un quattrino «Ostenta il diritto «Di andare al casino
Giunge il maggior Tironi a fare uomini pel suo squadrone dei Cacciatori d'Italia che si costituisce a Reumelly: è indirizzato al nostro corpo: si consegnano a lui tutti i Francesi che figurano nei nostri quadri. Tra questi infatti ci è della robaccia in tutta l'estensione del termine: tra gli altri il sergente di scuderia che converte la biada dei cavalli in bottiglie d'eccellente Borgogna: i nostri cavalli sono ridotti allo stato di quello dell'Apocalisse. Rimasti tra noi, in famiglia, si respira un po' più liberamente.
Arrivano da Marsiglia un centinaio d'Italiani, che il maggior Pennazzi, aggregherà alla compagnia Egiziana. Arrivano a tempo..... per ritornare con gli altri in Italia! Giungono pure due o tre che son disertati dal Frapolli: ci raccontano come in Lione dei volgari truffatori e dei veri e proprii malandrini da strada disonorino il nome italiano in tal guisa da veder scritto a parole cubitali lungo le vie: _Defendue la chémise rouge_. Ricomincia un po' di vaiolo! ne è attaccato anche il nostro foriere: morire ora... la sarebbe birbona!..
Garibaldi parte per Bordeaux onde intervenire all'assemblea: lo accompagnano Fontana, Gattorno, Vivaldi Pasqua e Galeazzi. Menotti arrivato al mattino piglia il comando dell'armata dei Vosgi interinalmente: è con lui Bizzoni.
Mi alzo più presto del solito, e vo' dalla bella _Marie_ a bever la _goutte_--Socci--Mi grida una voce di basso profondo: mi volto e veggo Galliano--Tu qui.... ora?--Vienci prima, se ti riesce!... il sor Bolis mi ha tenuto fin ora in prigione: appena sono stato libero, son venuto qua con dieci uomini.--Ma ora torniamo indietro....--Neanche per sogno io li sò i progetti del generale.... se tu sapessi!....--Che c'è?--C'è... ma per ora non lo dire a nessuno.... c'è, che ora si scende in Nizza, si proclama la repubblica....--Sogni!--Vedrai.--E t'han fatto nulla?--Son capitano--Si bagneranno i galloni?--Lasciami prender l'entrata in campagna.--E a qual corpo ti hanno aggregato?--A qual corpo?!... A dirtela non lo so neppure io.--Tanto meglio....
Una triste notizia; il colonnello Bossi, mentre accingevasi a partire da Chalons è assalito da un trabocco di sangue e cade tra le braccia dell'ufficiale di stato maggiore che lo ha accompagnato alla stazione. Bossi era un vecchio soldato: franco e leale; non troppo ben visto dai proprii dipendenti per la sua rigidezza, ma patriotta di antica tempra e di coraggio prodigioso. Veterano di tutte le campagne d'Italia lasciava colla sua morte un voto molto sensibile nelle file della democrazia militante.
Passeggio svagolato sul _Quai_: sento fermarmi, mi volto credendo ravvisare un amico e invece vedo un vecchio di fisonomia rispettabile, che porta all'occhiello la fettuccia rossa della legione d'onore. Siete Italiano?.... Mi domanda nel nostro idioma.--Sissignore, rispondo--Volete venire a farvi il ritratto?--Io lo sbircio bene bene, e quasi quasi suppongo che sia un pazzo.--La mia domanda è assai strana, si affretta a soggiungere--ma io sto facendo un'_Album_ dove intendo far collezione de' figurini dei differenti corpi dell'Armata dei Vosgi.--Sicché io dovrei venire?....--A fare da figurino delle Guide.--perché no?!--Borbotto: dopo tutto è bellina! Non potendo farla da eroe sono utile almeno a far da figurino!.... Mezz'ora dopo in eroico atteggiamento sono in _posa_ difaccia a Monsieur Philip che mi parla di Firenze da lui veduta, or sono trent'anni, che mi offre un _punch_ eccellente, e che mi fa vedere un piccolo album tascabile, sul quale _en passant_ per la via, ha schizzato dieci o dodici caricature di Garibaldini tra cui quelle di tre miei amici, ripresi alla perfezione.
Esco dal pittore e vedo davanti al quartier generale: una folla straordinaria di gente: i ragazzi si aggrappano alla cancellata del giardino: i popolani formano dei crocchi: tutti discorrono concitatamente e sgranano certi occhi da non avere invidia con quelli di un bue, nella direzione del palazzo. Che è, che non è? Mille dubbi tenzonano nella mia mente: mi faccio largo tra la calca a forza di urtoni, tratto male le sentinelle che volevano precludermi il passo, e tocco, come si suol dire, il Cielo con un dito, quando posso sbirciare una guida, a cui immediatamente domando: Che è successo di nuovo?--Nulla, sono arrivati due parlamentarii Prussiani.... l'armistizio è stato protratto e vengono a fissare le linee di demarcazione.--Non chiedo altre spiegazioni e vo su nella sala d'ordini: tutti gli ufficiali leggono pacificamente i giornali; qualcuno si scalda al camminetto: ciò non mi produce alcun senso, gli avevo veduti usare in tal modo nelle circostanze supreme, possono fare così anche ora! ragioniamo con alcuni altri coi due bassi ufficiali che hanno accompagnato il colonnello di stato maggiore che fa da parlamentario: con nostra maraviglia li troviamo istruitissimi: ci parlano con rispetto degli Italiani, ci dicono francamente che senza di noi sarebbero andati a Lione, ma ci dichiarano con altrettanta franchezza, che da noi non si aspettavano simile ingratitudine, da noi che eravamo andati a Venezia soltanto per dato e fatto della Prussia. Questa è proprio carina!.... I Francesi ce ne dicono di tutte un po', perchè ci siamo dimenticati di Magenta e di Solferino, non accorrendo come un'uomo solo dall'Alpi a Lilibeo, a dar due botte ai Prussiani: i Prussiani ci gabellano addirittura per ingrati perché abbiam loro strappato uno stendardo a Digione. La morale?.... La morale è questa: Guai a coloro che hanno bisogno di una mano per sollevarsi; fortunati coloro che sanno fare da se: chi fa da se fa per tre, dice un proverbio e i proverbii, a detta di Salomone, sono la sapienza dei popoli.
Dopo un lungo colloquio il parlamentario ritorna verso la Côte d'Or: il popolo lo saluta con fischi. Assai brutta idea si devono aver fatta quei Tedeschi della civiltà Francese; un popolo deve essere feroce nella lotta d'indipendenza, ma dee mai sempre rispettare il diritto delle genti e, cessati i guai, ha da ravvisare un fratello in colui che ridotto macchina nelle mani di un re, può avergli fatto del male.
Ci giungono notizie dì Bordeaux.... e che brutte notizie!.... Le nostre previsioni non sono andate fallite. La Francia accasciata sotto la vigliaccheria, ha mandato al corpo Legislativo l'assemblea più retrograda che immaginar si possa. Lo spirito generoso delle città è stato soffocato dall'alito maligno della reazione provinciale. Niente di strano: tutti in Chalons a mò d'esempio desiderano la pace, riaccetterebbero Napoleone pur di non vedere un Prussiano: il mio amico pittore tratta di buffone Gambetta, il padrone di casa maledice la repubblica perché ha i suoi campi occupati dal nemico: nessuno prenderebbe un fucile per ricacciare gli stranieri oltre Reno.... I popoli hanno il governo che si meritano: in nazioni come la Francia corrotte, son degni presidenti i Thiers, e veri rappresentanti i _ruraux_ di Versailles.
Si leggono i giornali: Garibaldi è stato ricevuto iniquamente nell'Assemblea: gli si è vietato persino di discorrere: una voce sola ha tuonato in mezzo ai codardi in difesa dell'eroe: è la voce generosa che si elevò da Guernesey in favore dei caduti di Mentana, è la voce che ha agitato le fibre della decrepita Europa, e che ha fatto allibire sui troni i regnanti: è la voce di Victor Hugo; fra tanti cialtroni Garibaldi non poteva esser compreso degnamente che dall'autore dei _Miserabili_.
Il Generale dava le sue dimissioni. Queste notizie finiscono di rovinare il morale dei volontarii. Nessuno presta servigio, tutti vogliono tornare in Italia.
Vedo _aux Vendanges de Bourgogne_ Castellazzo: mi perdoni l'egregio amico, ma lo avevo scambiato per un barocciaio. Ha un cappellaccio di pelo e una casacca pure di pelo. Gli parlo: egli, con quell'abbigliamento, è riuscito a deludere la sorveglianza del nemico ed ha attraversato le file prussiane. Anche lui è sfiduciato e mi dice che in quanto al partire per noi può essere questione di giorni.
Siamo chiamati in quartiere: il nostro tenente dice di averci a fare una importantissima comunicazione e fa leggere al foriere il seguente ordine del giorno:
«Ai bravi dell'Armata dei Vosgi.
Io vi lascio con dolore, miei bravi, e sono costretto a tal separazione da circostanze imperiose.
Ritornando ai vostri focolari raccontate alle vostre famiglie i lavori, le fatiche, i combattimenti che abbiamo sostenuti insieme per la santa causa della repubblica.
Dite loro sopratutto che aveste un capo che vi amava come figli e che andava orgoglioso della vostra bravura.
A rivederci in circostanze migliori.
GIUSEPPE GARIBALDI