Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. II

Part 4

Chapter 43,419 wordsPublic domain

cioè i Greci; così si può spiegare. I Greci intervennero al Concilio di Lione celebrato da Gregorio X e promisero di ritornare all'unità della Chiesa romana....... Riguardo poi alla conversione de' Greci e de' Giudei ecc, leggi nel libro dell'Abbate Gioachimo, chè la sua esposizione è bellissima, piacevole, e piena di verità......

L'anno del Signore 1276, indizione 4.ª, ai 21 di Gennaio festa di S Agnese, fu eletto Papa frate Pietro dell'Ordine dei Predicatori, Borgognone, della città di Tarantasia, il quale essendo Arcivescovo di Lione, fu fatto Cardinale da Papa Gregorio X, che fregiò del cappello stesso anche frate Bonaventura Ministro Generale dell'Ordine de' Minori, maestro Pietro Spagnuolo, e due altri. Del collegio de' Cardinali dunque era stato il primo, e fu chiamato Innocenzo V, che morì l'anno stesso, in cui fu fatto Papa, cioè ai 22 di Giugno. E l'anno stesso, un martedì, sul finir di Giugno, vigilia di S. Giovanni Battista, si rovesciò un diluvio strabocchevole d'acque; tantochè il Crostolo gonfiò in modo che, da Rivalta[24] sino a Bagnolo[25], tutto il territorio era allagato, e molte persone perirono annegate; e le biade furono travolte da luogo a luogo, e ruinarono i ponti dei torrenti, le case furono rese crollanti, o atterrate dall'inondazione, le biade sommerse, le ghiaie che erano sulle strade trasportate su' campi o ne' fossati, sicchè diluvio tale non fu mai più veduto, nè i vecchi ricordavano che mai l'eguale in antico fosse avvenuto. E il Crostolo gonfiò e si espanse talmente presso il borgo di S. Stefano e d'Ognissanti fuori porta, che la corrente delle acque invase la strada d'Ognissanti in Reggio, e dell'acqua che veniva dal Crostolo ne furon piene le case dell'una parte e dell'altra del borgo predetto, e tutta la strada era coperta di detta acqua, sicchè una barca poteva navigarvi. Anche tutto l'Ospedale di Santa Caterina ne era pieno e l'Ospedale di S. Geminiano parimente, e la strada pareva un canale naviglio; e il detto Ospedale di S. Geminiano ne riportò gravi danni in biade ed altre cose, asportate dall'inondazione. Anche la strada della Modolena[26] pareva un canale naviglio; e le acque della Modolena[27] si congiunsero con quelle del Crostolo; e que' torrenti scorrevano per case e per campi, che pareva un mare. Anche molto bestiame annegò, cioè tutte le pecore dell'Ospedale di S. Pietro in Vincoli di Modolena, e molti altri animali. Nè udita fu mai nè veduta altrettale inondazione, nè i vecchi ne avevano memoria. E tanto diluvio si scatenò per tutto il mondo, e le pioggie durarono tutta la state e l'autunno, sicchè non si potè seminare; e nella Villa di Crostolo[28], presso Masenzatico, le case s'empirono d'acqua del fiume; e la pioggia persistette quattordici mesi. Lo stesso anno morì Papa Innocenzo V, ai 22 di Giugno, e fu eletto, agli 11 di Luglio, Ottobono Fieschi, nipote di Papa Innocenzo IV, e si chiamò Adriano V, che morì il mese dopo, ai 17 d'Agosto, e fu sepolto nella chiesa de' frati Minori a Viterbo; e, nel successivo 17 Settembre, fu eletto Papa maestro Pietro Spagnuolo, che assunse il nome di Giovanni XXI, e restò in sede otto mesi e un giorno. E nello stesso anno si ebbero pioggie dirotte e diluvii, sicchè i campagnoli non poterono seminare; cosa non mai più udita dai vecchi.

a. 1277

L'anno 1277, indizione 5.ª, ai 21 di Gennaio, giorno di Santa Agnese, giovedì, Napoleone cittadino Milanese, Anziano perpetuo del popolo della città di Milano, fu ignomininsamente rimosso da quell'anzianato, fatto prigioniero con sei o sette di casa sua da' fuorusciti milanesi, e da' Comaschi e lo ritengono tuttora prigione in Como, ossia ne' castelli Comaschi, e precisamente nel castello di Bardello[29]; e sono state fatte tre gabbie, in cui sono chiusi, cioè, come si dice, due per gabbia. E la presura era avvenuta in un borgo della diocesi di Milano, che si chiama Desio[30]. E i contadini di quel borgo uccisero allora Francesco della Torre, ed alcuni altri di quei della Torre, e amici loro. E Cassone figlio di Napoleone, udito di questa cosa in un certo castello ove si trovava, corse con quattrocento armati a cavallo sopra Milano, ed entrò in città co' suoi, e trovò che casa sua e quelle de' suoi erano poste a ruba e a sacco; e le porte della città erano chiuse, e il popolo di Milano affollatissimo e armato nel Broletto, e quivi Cassone s'impegnò in una mischia e uccise molti; ma quando s'accorse che non trovava gran seguito, uscì fuori coi suoi armati, e s'accostò a Lodi, la quale non lasciandolo entrare, si trattenne ne' sobborghi, e il giorno dopo andò a Crema co' suoi armati. E l'Arcivescovo di Milano in una con tutti quelli del partito di dentro, fecero l'ingresso in città con vivissima festa ed esultanza; e il popolo milanese elesse questo stesso Arcivescovo a suo Signore: e assecondando il desiderio dell'Arcivescovo nominarono Simone, Capitano della città per un anno; Guglielmo Pusterla, Podestà dei mercanti; e Riccardo conte di Langosco[31], Podestà della città. E, ai 21 del mese di Maggio, morì Papa Giovanni XXI dopo un Papato di otto mesi e un giorno. E, lo stesso anno, un Lunedì 7 Luglio, morì Ugolino da Fogliano, e il giorno dopo fu sepolto alla chiesa di S. Spirito di Reggio. E quello fu un anno in cui uno staio di fava seminata ne fruttò diciotto, venti, anche venticinque; e perciò più ancora di quello del proverbio: _Fava de zenaro, lo mozo per lo staro_; cioè quando si semina fava in Gennaio, prolifica tanto che se ne ha un moggio da uno staio: questa è sperienza e tradizione degli agricoltori. Lo stesso anno e millesimo, un esercito Reggiano andò a oste a Bismantova[32]; e quelli di Bismantova si arresero all'obbedienza del Podestà di Reggio, nel mese d'Agosto. Nello stesso mese, Guastalla, cioè il territorio di Guastalla, fu occupato dai nemici; ma immantinente fu riconquistato dall'altro partito, cioè da quelli di parte della Chiesa; e tutti quelli che l'avevano occupato restarono, o morti, o prigionieri. In quell'anno fuvvi grande morìa, e moltissime malattie d'uomini, di donne e di ragazzi per quasi tutto il mondo, ma principalmente nel regno d'Italia e in Lombardia; e le pioggie furono sì continue e grosse, che non si poterono raccogliere le meliche, nè seccarle, nè si potè seminare. L'anno stesso, Mastino della Scala, che ebbe la Signoria di Verona dopo Ezzelino da Romano, fu morto da quattro assassini Veronesi. Ma Alberto della Scala suo fratello germano, e che succedette a Mastino nella Signoria di Verona, vendicò pienamente il fratello facendo uccidere i malfattori..... In quell'anno si ebbe anche gravissima carestia, e in alcuni casi fu venduto uno staio di frumento 9 soldi imperiali, e 20 soldi reggiani; uno staio di fava 17, 18, 19 _grossi_; uno staio di melica 13, 14, 15 _grossi_; una libbra grossa d'olio d'ulivo 21 imperiali, e sin anche 22 e due soldi imperiali. Fu anche in quell'anno che, coll'assenso del Consiglio generale di Cremona, nel mese di Novembre e di Dicembre, si cominciò ad otturare il cavo Tagliata. E fu eletto Papa, verso il giorno di S. Andrea, il Cardinale Giovanni Gaetani, che assunse il nome di Nicolò III. Egli da Cardinale era il governatore, e protettore e censore dell'Ordine de' Minori, e dopo che fu Papa, commentò la loro Regola, e chiarì alcune cose che parevano non facili ad intendersi. Ed è notabile che tutti i Cardinali governatori, protettori e censori dell'Ordine del beato Francesco, furono poi fatti Papi, come Gregorio IX, Alessandro IV e Nicolò III; e ciò credo io, mercè la grazia di Dio, l'aiuto del beato Francesco e la bontà della vita loro. Del resto, quello che ha da venire sallo Iddio. Ora il Cardinale dell'Ordine de' frati Minori è Matteo Rossi, e ne lo assegnò, anzi ne lo impose, Papa Nicolò, perchè è suo parente; ma i frati avevano eletto Girolamo, che era stato Ministro Generale del loro Ordine, ed ora è Cardinal prete del titolo di Santa Potenziana (ma dopo fu fatto Vescovo di Palestrina; e frate Bencivenni è stato fatto Vescovo di Albano. Questi fu dell'Ordine dei Minori, lettore di teologia, bello, buono, onesto uomo, e amico intimo di Nicolò III, che lo creò anche Cardinale, perchè talvolta abitò con lui, e amava affettuosamente l'Ordine, a cui apparteneva).

a. 1278

L'anno 1278, indizione 6.ª, fu impedito dai Cremonesi che si interrasse il cavo Tagliata, quando il Comune di Reggio, a chiuderlo, vi aveva già spese duemila lire imperiali e più, senza tener conto della prestazione d'opera ed altre spese da parte degli abitanti della diocesi di Reggio. Ed il Comune di Reggio ne ebbe grave danno e beffa; perchè il Marchese Cavalcabò cogli altri Cremonesi della città di Cremona negarono al Comune di Reggio la promessa indennità delle spese fatte per la detta chiusura, e la distrussero; promessa che era stata fatta ad Azzone di Manfredi, che allora era Podestà di Cremona, e al Comune di Reggio, dal Consiglio generale e dal Comune di Cremona stessa. In quell'anno uno staio di frumento costava 8, 9, 10 soldi imperiali; uno staio di spelta 14 _grossi_, e 5 soldi imperiali; e uno staio di melica 14 _grossi_ e 5 soldi imperiali. E lo stesso anno, in Maggio, fu smantellata, diroccata e incendiata Gonzaga[33], ossia il castello di Gonzaga, dai Mantovani. E allora era Signore di Mantova Pinamonte, il quale tenne molt'anni quella Signoria, e di tale opera di distruzione era solito vantarsene, e andava dicendo: «Ho fatto la tale cosa, durante la mia Signoria, ho fatto la tale altra, nè finora me ne capitò disgrazia, anzi ogni cosa mi va a seconda dei voti»; ma queste vanterie non erano da uomo sensato...... E nota che nel millesimo sussegnato si trattò la prima volta di creare un Capitano del popolo di Reggio; e fu fatto, a sei mesi, Ugolino Rossi, cioè il figlio del fu Giacomo di Bernardo Rossi di Parma, per cura di Guglielmo Fogliani, Vescovo di Reggio, che ebbe dal Comune facoltà di eleggerlo. E lo stesso anno fu presa Lodi da Cassone della Torre di Milano. Nello stesso millesimo ed anno, Giliolo da Marano di Parma, Giudice, fu eletto, a sei mesi, Podestà di Reggio, cioè dal 1º Luglio al 1º Gennaio. E lo stesso anno, sotto la reggenza del detto Podestà, quelli di Bismantova ruppero il patto di obbedienza al Podestà e al Comune di Reggio. E il sunnominato Ugolino Rossi, Capitano del popolo di Reggio, assunse per primo l'ufficio della Capitaneria, ed ebbe sede la prima volta nella casa di un Guido Gaio de' Roberti. In quell'anno fu preso anche dai Cremonesi il castello di Fornovo[34]; e dal Patriarca d'Aquileia e dai Torriani si presero a forza molte Terre in quel di Milano, e furono fatti innumerevoli prigionieri. A Bologna si concordò la pace per interposizione di frate Latino, nipote di Papa Nicolò III, e Cardinale Legato in Lombardia ed in Toscana.

a. 1279

L'anno 1279, indizione 7ª, nella diocesi di Reggio fu preso un lupo[35], che divorava i ragazzi. E nello stesso anno, nel mese di Febbraio, Tommasino di Gorzano e quei di Banzola di soppiatto occuparono Bismantova, e ne portarono via roba, vettovaglie e tutto quanto vi si trovava; e nello stesso mese i prenominati invasori consegnarono ogni cosa nelle mani di un milite del Podestà di Reggio pel Comune, che ne pagò mille lire reggiane. Nel mese di Maggio poi morì Aimerico da Palù in Parma, e fu sepolto nel convento de' frati Minori, e dai Parmigiani si ebbe distinte dimostrazioni d'onore tanto alla morte, quanto sulla tomba. E lo stesso anno, nel mese di Febbraio, o sul principio di Marzo, fu segnata la pace tra i Torriani e quei di Lodi da una parte, e i Milanesi dall'altra. E, nel mese d'Aprile, a Reggio furono giurate e contratte parentele tra quei di Fogliano e Antonio de' Roberti, tra Giacomino di Rodiglia e Guido da Tripoli, e tra Guido di Bibianello e Guglielmo di Canossa. E poscia, in Aprile o in Maggio, quei di Bismantova rioccuparono Pietra Bismantova; e un certo numero di fanti e di cavalli da Bologna e da Parma con balestrieri di Modena andò a oste colà, e vi stettero quindici giorni; finchè quelli di Bismantova restituirono a patti quella Terra al Comune di Reggio, e si ritirarono. (Nel soprassegnato millesimo due Re co' loro eserciti si azzuffarono e n'ebbero aspra ed accanita battaglia, cioè Rodolfo Re de' Romani, che coll'assenso di Gregorio X era stato eletto al seggio d'Imperatore, e il Re di Boemia; urtarono dunque l'uno contro l'altro, e Re Rodolfo ne riportò la vittoria e uccise il Re di Boemia; e l'uno e l'altro erano buoni amici dell'Ordine de' frati Minori). Lo stesso anno, nella festa dei SS. Apostoli Filippo e Giacomo, cioè il 1º Maggio, un fortissimo terremoto scosse la Marca d'Ancona, sicchè due parti di Camerino[36] subissarono, e molte vittime si ebbero a deplorare: Fabriano, Matelica, Cagli, S. Severino e Cingoli, tutti questi castelli ruinarono, e parimente Nocera, Foligno, Spello[37], e in breve tutti i castelli, che sono tra que' monti ne furono assai malconci. Così tre monti tra i quali eranvi artificialmente formati due laghi e costrutto un castello si riunirono; e i laghi e il fiume, che col rigurgito delle acque li formava, ed il castello restarono sepolti. In Romagna e sui monti tra Firenze e Bologna ruinarono castelli ed ogni sorta di edifici con innumerevoli vittime sotto le ruine; e tanto timore invase l'animo di tutti, che da quelle parti nessuno s'attentava più di stare in casa, neppure il Legato Cardinale Latino. Nella Marca d'Ancona e altrove si rappacificarono molte discordie per timore e per l'aspettazione di imminente pericolo. Fu fatta anche pace tra i Bolognesi e i Romagnoli per mediazione del Cardinale Latino dell'Ordine dei Predicatori. Così nello stesso anno, verso il giorno d'Ognissanti, fu la città di Parma interdetta dagli uffici ecclesiastici, per cagione di due donne, che in quella città furono bruciate vive per eretiche (delle quali una si chiamava Alina, l'altra era una sua seguace) e per cagione de' frati Predicatori e del Cardinale Latino. Come pure verso Natale furono di nuovo espulsi da Bologna quelli che vi erano rientrati per la fatta concordia, cioè i Lambertazzi, perchè pretendevano un trattamento pari a quello dei partigiani della Chiesa. (Parimente nel suddetto millesimo fu ucciso Francesco Cavatrutta di Parma per intrighi e sollecitazioni di un certo capo di assassini, che si chiamava Cecco Tosco di Firenze. Accorse dunque alla chiamata di costui Guglielmo Bestiario de' Lambertini di Bologna con alcuni malfattori, e lo ferì di spada nel palazzo del Comune di Bologna, e lo dilacerarono a brandellini, e lo gettarono giù dal palazzo come vile carname. Allora era Podestà di Bologna Guglielmo Putagio di Parma, e frate Ghifredo Pagani di Parma era Guardiano de' frati Minori di Bologna). Nello stesso millesimo si videro anche le imposture di miracoli di un certo Alberto, che stava a Cremona e che era stato un portatore e ad un tempo un tracannatore di vino, non che un peccatore; dopo la cui morte, come se ne faceva correr voce, operò molti miracoli a Cremona, a Parma e a Reggio. In Reggio alla chiesa di S. Giorgio, e del beato Giovanni Battista; a Parma nella chiesa di S. Pietro, che è presso la piazza nuova, ove avevano la loro stazione, tutti i brentori di Parma ossia i tracannatori di vino; e beato chi li poteva toccare, o dare loro qualche cosa del proprio; altrettanto facevano le donne. Ed univano compagnie per le parrocchie, ed uscivano per le vie, e per le piazze, per andare processionalmente alla chiesa di S. Pietro, ove si veneravano reliquie di quell'Alberto; e cantando portavano croci e gonfaloni, e facevano offerte di porpore, sciamiti, broccati, baldacchini[38] e molti denari; che poi i brentori si dividevano tra di loro e tenevano per sè. La qual cosa vedendo i parrochi si affrettarono a far dipingere le immagini di quell'Alberto nelle loro chiese, perchè crescesse il numero e il pregio delle offerte. E non solo in quel tempo si faceva dipingere l'immagine di lui nelle chiese, ma anche sui muri, sotto i porticati delle città, delle campagne e de' castelli. Il che è contrario alle leggi ecclesiastiche, le quali proibiscono di venerare le reliquie di chi non è stato dalla Chiesa riconosciuto e ascritto all'albo dei Santi; nè si può dipingere l'immagine di alcuno come di Santo, se prima non ne sia pubblicata la canonizzazione. Laonde i Vescovi, che permettono tali abusi nelle loro diocesi, meriterebbero d'essere rimossi dal loro ufficio, cioè meriterebbero d'essere spogliati della loro dignità episcopale......... E chiunque avesse mancato d'intervenire a queste solennità, si riguardava come un eretico che le avesse in odio. E i secolari andavan dicendo a chiara e viva voce ai frati Minori ed ai Predicatori: Voi credete che non possano far miracoli che i vostri Santi; ma siete pure in inganno; ed ora lo si vede da questo. Ma Iddio sbugiardò presto l'accusa infame, apposta a' suoi servi ed amici, mettendo in chiaro la menzogna di coloro, che li avevano accusati, e castigando i calunniatori degli innocenti. Di fatto, arrivato un tale da Cremona, che diceva d'aver portato una reliquia di questo S. Alberto, cioè il dito mignolo del piede destro, accorsero affollati i Parmigiani, uomini, donne, ragazzi, ragazze, vecchi, giovani, chierici, secolari, e tutti i Religiosi, e con processione lunga, infinita, portarono quel dito alla chiesa matrice, che è quella della Vergine gloriosa; e collocato quel dito sull'altare maggiore, s'accostò Anselmo Sanvitali, Canonico della cattedrale, e, a volte, Vicario del Vescovo, e lo baciò. Ma sentito odore, cioè fetore d'aglio, e dettolo agli altri preti, s'accorsero anch'essi e riconobbero che erano stati gabbati, poichè non trovarono che fosse nulla fuorchè uno spicchio di aglio; e così restarono canzonati i Parmigiani e beffati, i quali _folleggiarono in vanità e diventarono vani_. In Cremona, nella chiesa ove era sepolto quell'Alberto, i Cremonesi volevano dimostrare che Dio per mezzo di lui operava miracoli; e perciò da Pavia e da altre città Lombarde molti infermi vi si facevano condurre per liberarsi dalle loro infermità. Accorsero anche da Pavia a Cremona molte nobili donne e donzelle, alcune per divozione, altre per isperanza di guarigione........ e perciò di gran lunga sbaglia il peccatore, o il malato, che abbandona i Santi conosciuti a prova, e si rivolge ad invocare l'aiuto di chi non può essere esaudito...... Nota però e considera che come i Cremonesi, i Parmigiani, e i Reggiani folleggiarono per Alberto brentore, anche i Padovani avevano folleggiato prima per un certo Antonio, che era un pellegrino, e i Ferraresi per un certo Armanno Pungilupo.............. Iddio realmente ascolta anche le invocazioni del beato Francesco, del beato Antonio, di S. Domenico e de' figli loro, ai quali debbono dare ascolto i peccatori. Ma la venerazione di tali nuovi Santi nasceva da molteplici cause: da parte de' malati, per ricuperare la sanità; da parte de' curiosi, per vedere novità; da parte dei preti, per invidia che hanno de' moderni Religiosi; da parte dei Vescovi e dei Canonici, pel lucro che ne ritraggono, come è palese nel Vescovo e ne' Canonici di Ferrara, che guadagnarono molto per la divozione di Armanno Pungilupo; e finalmente da parte di coloro che vagavano fuori delle loro città, come partigiani dell'Impero, i quali speravano, in occasione de' prodigi operati da questi nuovi Santi, di rappacificarsi coi loro concittadini, essere rimessi in possesso de' loro averi, e di finirla d'andare vagolanti pel mondo. Nel millesimo sussegnato, cioè 1279, indizione 7ª, fu rotta la pace di Milano, perchè il Marchese di Monferrato ingannò e tradì i Torriani, come fece divulgare per la Lombardia il Patriarca, che era uno de' Torriani. Però ebbe luogo la pace de' Bolognesi, che nel mese di Settembre rientrarono in Bologna; e fu fatta una tregua e una pace tra' Bresciani e i Mantovani. E, l'anno stesso, i frati Predicatori di Parma fuggirono e si ricoverarono a Reggio, perchè i Parmigiani si sollevarono contro di loro, a cagione di una donna, cui essi avevano fatta arrostire come una gazzera. Perciò i Parmigiani furono scomunicati da frate Latino Cardinale e Legato del Papa, che era a Firenze, e che apparteneva all'Ordine dei Predicatori. E un venerdì, 22 Dicembre, fu rotta la pace tra i Bolognesi della città e i fuorusciti. Vi fu guerra civile, e molti ne rimasero morti, e una quasi innumerevole quantità di case, che appartenevano a quelli del partito dei Lambertazzi, furono incendiate e diroccate dal partito avverso; laonde per timore di peggio i Lambertazzi uscirono dalla città.

a. 1280