Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. II

Part 3

Chapter 33,859 wordsPublic domain

L'anno 1272, indizione 15ª, fu creato Papa Gregorio X, che prima si chiamava Tedaldo Visconti di Piacenza. E per discordia de' Cardinali la cristianità era stata senza Papa tre anni, nove mesi e ventun giorni. E lo stesso anno, ai 14 di Marzo, lunedì, morì Enzo figlio del fu Federico Imperatore, che era nelle carceri di Bologna; ed ebbe sepoltura nel convento de' frati Predicatori; e il Comune di Bologna lo fece imbalsamare, e tutta la città gli rese solenni onori funebri alla sepoltura. Considera ora le opere di Dio. Questo Re Enzo fu figlio illeggittimo dell'Imperatore Federico; eppure ebbe tanti onori in morte sulla sua tomba. Chè per lui fu un onore morire ed esser sepolto in Bologna; essere dai Bolognesi stato fatto imbalsamare; essere ricevuto nel convento loro dai frati Predicatori, ed ivi essere messo a dormire l'eterno sonno con S. Domenico. Mentre Corrado, figlio legittimo dello stesso Imperatore, mancò di questi onori non solo, ma quando si trasportava a Palermo, ove sono le tombe dei Redi Sicilia, dai Messinesi ne furono gettate le ossa nel mar di Messina, e buttato pasto ai pesci....... perchè aveva fatto danno e sfregio ai Messinesi, come aveva fatto il padre di lui.... Nel medesimo anno, nel suddetto mese di Marzo, morì il Cardinale Ottaviano; e i frati Minori di Reggio comprarono alcune case presso al loro convento, e il Comune incaricò periti stimatori, che calcolassero il valore di prezzo di quelle case da comprarsi in buona fede, e il Consiglio tutto concordò. E così ampliarono il loro convento e aprirono una strada nuova che s'allineava direttamente colla casa di Arduino de' Tacoli, che va alla chiesa di S. Giacomo, dove abitano i frati dell'Ordine di Pietro peccatore di S. Maria in Porto di Ravenna; del qual Ordine è Santa Fenicola di Parma. E nello stesso anno, in Aprile, i Bolognesi co' loro amici s'accordarono e tennero un Consiglio generale, ed un Consiglio de' popolani, ed arringarono e statuirono di voler andare a oste col loro carroccio sulla diocesi di Modena, per torre al Comune e alla città di Modena tutta quella parte di diocesi che avevano alla destra del Panaro. Ed i Bolognesi fecero incidere a lettere su d'una pietra, che il Comune di Bologna era deliberato di andare a quella impresa. E la pietra fu murata nel palazzo del Comune di Bologna, sicchè il Podestà e il Capitano del popolo di Bologna, quando erano in palazzo, la avevano sott'occhi ogni giorno. E i Bolognesi quotidianamente premevano il detto Podestà e Capitano ad armare a tal fine l'esercito, avendo il Comune deliberato in proposito, e avendo il Podestà e il Capitano giurato di eseguire la deliberazione. Inoltre i Bolognesi inviarono ai Parmigiani alcuni loro ambasciatori, i quali nel palazzo del Comune di Parma perorarono domandando e pregando da parte dei loro concittadini, che ai Parmigiani piacesse di non immischiarsi nelle vertenze del territorio Modenese posto tra la Secchia e Bologna; come essi non s'intrometterebbero in quanto accadesse tra la Secchia e Parma; che era quanto dire: Prendetevi la signoria della città e diocesi di Reggio sino alla Secchia, che noi faremo altrettanto della città e diocesi di Modena sino alla Secchia stessa. E fu risposto che non era uso de' Parmigiani far danno ai loro vicini quando non avevano colpa. E li rimandarono inesauditi, nè vollero prestare il loro assenso alle proposte de' Bolognesi, e mantennero sino ad oggi pace e amicizia co' loro vicini Reggiani e Modenesi. Nè la città e Comune di Modena volle cedere ai Bolognesi quella parte di diocesi e territorio, che era sulla destra del Panaro, anzi cercarono di aiuto i loro amici per difendersi contro i Bolognesi. E in aiuto dei Modenesi accorsero da Cremona cento cavalieri con tre cavalli ciascuno, da Parma due mila uomini di fanteria e mille di cavalleria. Accorse pure il Marchese d'Este da Ferrara, e dalla città di Reggio molta cavalleria, oltre i maggiorenti e più potenti e più nobili della città, non a spese del Comune, ma per conto ed onore proprio. E i Bolognesi trassero fuori e condussero nella piazza del Comune di Bologna il loro carroccio; ma quando giunse il momento pe' Bolognesi di formare il loro esercito, la fazione di quelli dei Geremei di Bologna non volle prendere l'armi contro i Modenesi, e stavano anzi pronti ed in armi alle loro case; e se gli altri Bolognesi si fossero mossi contro i Modenesi, la fazione di quei de' Geremei aveva progetti e accordi di far entrare in Bologna il Marchese d'Este con tutta sua gente, e i Parmigiani, i Cremonesi, i Reggiani e i Modenesi, che erano in Modena, e molti Toscani e Romagnoli, ed espellere da Bologna tutti quelli del partito de' Lambertazzi. Quindi i Bolognesi si ristettero dall'andare sopra Modena. Lo stesso anno, all'ultimo di Maggio, uscì di vita Gerardo da Tripoli, e fu sepolto il 1º di Giugno, mercoledì, vigilia dell'Ascensione, nel monastero di S. Prospero di Reggio. E durante la Podesteria del predetto Podestà, cioè Triverio dei Rustici, cittadino di Gubbio[22], si ebbe gran carestia d'ogni sorta di vettovaglie, tale che uno staio di frumento costava 8, 9, 10 soldi imperiali; uno staio di spelta si vendeva quattro soldi imperiali, e 13 e 14 _grossi_; uno staio di melica 12, 13, 15, 16 _grossi_; uno staio di fava 15, 18, 20 _grossi_; uno di ceci 8, 9 soldi imperiali; una libbra grossa di carne di maiale 18, 20, 22 imperiali; una libbra d'olio d'ulivo, 22 soldi imperiali; e un peso di cacio 8, 9 soldi imperiali; uno staio di fagiuoli, 20 grossi, e 7 soldi imperiali. E d'ogni altra specie di _vettovaglie_, per tutto il detto tempo, vi fu massima penuria; e durò due anni. Nello stesso millesimo, in Luglio, Guglielmo Luigini fu nominato Abbate del monastero di S. Prospero di Reggio, confermato dal Legato, che era a Piacenza, ed insediato nell'ufficio ai 13 di Luglio, mercoledì. E per quel giorno il detto Abbate fece imbandire un sontuoso banchetto, a cui furono invitati i Chierici, i Religiosi e i migliori cittadini di Reggio. E nel 30 Luglio, sabato, morì Bonifazio di Canossa, e fu sepolto in S. Leonardo della città di Reggio. Ai venti di Maggio dello stesso anno, arrivò a Reggio Odoardo Re d'Inghilterra, che era di ritorno colla moglie da' paesi d'oltremare, e fu ospitato nel palazzo del Vescovo; e, il giorno appresso, si rimise in viaggio alla volta del suo paese. Lo stesso anno cominciò la fabbrica del palazzo nuovo del Comune di Reggio, sul trivio di quei di Sesso e di altre casamenta, che erano di Ugo Speciale, e d'altre casamenta ancora prospettanti sullo stesso trivio; e morì nell'anno stesso Guido Gaio de' Roberti, che fu sepolto nella chiesa dei frati Minori.

a. 1273

L'anno 1273, indizione 1ª, il dì 27 Settembre, cioè nella festa dei SS.i Cosma e Damiano, giunse a Reggio Papa Gregorio X co' suoi Cardinali, e ricevette ospitalità nel monastero di S. Prospero; e, il giorno seguente, mosse per Parma, affrettato dal bisogno di andare a Lione per tenervi Concilio. Questo Gregorio, di santissima religione, era compassionevole dei poveri, largo e benigno sopra ogni altro uomo, molto misericordioso e mansueto. Egli, quando era Arcidiacono di Liegi, e, per divozione, era in viaggio per oltremare, trovandosi di alloggio nel palazzo di Viterbo, fu dai Cardinali proclamato Papa. Egli fece una nomina di Cardinali lodatissima, per avere eletto personaggi insigni e valenti. Al terz'anno del suo pontificato, per aiuto di Terra Santa, cui voleva visitare in persona, celebrò uno straordinario Concilio a Lione, che si aperse il 1º di Maggio; al quale intervennero anche ambasciatori straordinari dei Greci e dei Tartari. Dei Greci, che promettevano di ritornare all'unità della Chiesa, e a provarlo confessarono che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figliuolo, e cantarono solennemente il Simbolo in seno al Concilio. Dei Tartari, che battezzati nel corso del Concilio, ritornarono al loro paese. Il numero de' Prelati presenti al Concilio fu di 500 Vescovi, 60 Abbati, e circa 1000 altri Prelati. Questo Papa nel Concilio diede molte ed utili disposizioni relative ai soccorsi per Terra Santa, alla elezione de' Sommi Pontefici, e allo stato della Chiesa universale. Durante il Concilio, gli elettori degli Imperatori elessero il Conte Rodolfo di Lamagna Imperatore dei Romani. Allora Rodolfo Re dei Romani e Re dei Franchi insieme a molti Baroni presero la croce per andare in soccorso di Terra Santa. Questo Papa aveva una rara esperienza delle cose secolari; nè studiava a guadagni, ma a soccorrere i poveri. Morì e fu sepolto ad Arezzo. Cominciò l'anno 1272, e, dal giorno della sua elezione, tenne la Sede Apostolica quattro anni e dieci giorni; ed il papato restò vacante dieci giorni.

a. 1274

L'anno 1274, indizione 2.ª, fu celebrato a Lione da Gregorio X un Concilio generale nel quale soppresse l'Ordine dei Saccati, e la congregazione, o piuttosto la dispersione di quei villani e ribaldi, che si dicono e non sono apostoli, ma sono anzi una sinagoga di Satana, e l'avanguardia dell'Anticristo, del quale Ordine fu fondatore Gherardino Segalello in Parma, che in mille modi folleggiò, come ricordo d'aver già detto e veduto, e fece folleggiare tanti altri; ma si avverò in lui ciò che Davide già da tempo lontano aveva predetto nel salmo 57º: _Al nulla si ridurranno, come acqua che scorre: tende il suo arco sino a che siano annientati_. Quest'arco teso fu Papa Gregorio X, che nel Concilio generale di Lione soppresse quelle Religioni di mendicanti, che di recente erano state istituite, cioè quella dei Saccati, e di quei ribaldi che chiamavano sè stessi apostoli, volendo egli dare esecuzione alla Decretale di Innocenzo III, fatta in Concilio generale, che dice: Acciochè la troppa diversità delle Religioni non induca grave confusione nella Chiesa di Dio, abbiamo assolutamente proibito che nessuno istituisca una Religione nuova; e chiunque voglia darsi ad una Religione, si volga ad una di quelle, che sono già approvate. Nel millesimo preindicato, la città di Bologna fu in preda ad un grave conflitto intestino, e in parte fu messa a fuoco. E il partito imperiale di detta città, quello cioè dei Lambertazzi, fu spogliato e scacciato nella festa di S. Giovanni Battista. Nel qual anno, un sabato, 2 Giugno, sul mattino, i Bolognesi partigiani dell'Impero, per timore che arrivassero rinforzi a quelli del partito della Chiesa contro gli imperiali stessi, senza violenza e senza colpo ferire se la svignarono da Bologna, e si ricoverarono a Faenza. La quale, nell'anno stesso, dai Bolognesi, che erano ancora in Bologna, cioè da quelli di parte della Chiesa, fu stretta d'assedio, e ad aiutarli concorse anche una certa quantità di pedoni, cavalieri e balestrieri di Modena, Reggio, Parma e Cremona, e fu tutt'all'intorno devastata e distrutta. Le quali cose, io, che allora abitava a Faenza, ho vedute e riconosciute.

a. 1275

L'anno 1275, indizione 3ª, ai 24 del mese d'Aprile, la cavalleria di Bologna con Nicoluzzo da Balugano di Jesi, Podestà di Bologna, e con Malatesta di Vircolo, cittadino di Rimini, Capitano del popolo di Bologna, fecero una cavalcata contro i Faentini e contro i Bolognesi fuorusciti, che erano a Faenza. E giunti alla porta della città di Faenza, i Faentini e i Bolognesi fuorusciti fecero una cavalcata vicino ad alcuni castelli occupati dai Bolognesi; e ritornando a Faenza si trovarono di fronte alla cavalleria di Bologna, e, sovrastando in pericolo, coraggiosamente li assalirono, e, quando piacque a Dio, la milizia di Bologna fu messa in piena rotta e fuga, e parte ne furon morti, parte prigioni, parte mortalmente feriti. Questo scontro avvenne vicino al ponte di S. Procolo, che dista da Faenza due o tre brevi miglia. L'anno stesso, ai tredici Giugno, giovedì, i Bolognesi, invocato l'aiuto de' Lombardi, formarono un esercito contro i Faentini e i Forlivesi per annientarli. E, in aiuto dei Bolognesi di parte della Chiesa, accorse una certa quantità di cavalleria e di balestrieri di Ferrara, e Modenesi, e Reggiani, e Parmigiani, e si accamparono al ponte di S. Procolo ne' pressi di Faenza, a distanza di due, come è detto più sopra, o al più tre brevi miglia. Nel quale esercito vi era un'infinita quantità di fanti e di cavalli. E avendo essi un giorno, per devastare l'agro Faentino, passato il ponte, Guido Conte di Montefeltro, Capitano di guerra de' Faentini e Forlivesi e Bolognesi fuorusciti, mandò dicendo al Malatesta, capitano de' Bolognesi, che voleva battaglia. Nè questi la rifiutò. Quindi immediatamente il Conte Guido uscì di Faenza con tutta la sua gente, e designò le schiere, che dovevano battersi; e il Malatesta designò le sue. Fatta dall'uno e dall'altro Capitano la designazione delle proprie squadre, il Conte Guido urtò poderosamente contro i Bolognesi, e debellandoli, inseguendoli, uccidendo e facendo prigionieri, li ridusse al nulla. Poscia, disperse, malconciate, passate a fil di spada le milizie, il Conte Guido si volse contro la caterva de' popolani, che erano oltre quattromila, e stavano ancora compatti nell'accampamento a guardia del vessillo e del carroccio, e senza colpo ferire si arresero prigionieri del Conte, il quale, a trionfo della vittoria, li trasse entro Faenza e chiuse in carcere. E così i Faentini corsero sul luogo, nel quale l'esercito era stato a campo, e vi trovarono e presero intatte tutte le vettovaglie, i padiglioni, le tende, i carri ed ogni sorta di salmerie occorrenti ad un esercito. E in quel combattimento perirono molti cavalieri nobili e potenti, cioè Nicolò de' Bazalerii, Arriguccio de' Galluzzi di Bologna, e tra fanti e cavalieri Bolognesi ben 3325. Così pure di Reggio fu morto Giovanni Rossello de' Roberti, allora Capitano della cavalleria Reggiana, e Princivallo di Minozzo, e Guido Briga figlio del fu Bernardo di Corrado; i quali furono trasportati a Reggio ciascuno in una sua arca; e i primi due, cioè Giovanni Rossello e Princivallo, furono sepolti in due tombe separate nel convento dei frati Predicatori, dopo essere stati esposti su due distinti feretri nella chiesa di S. Barnaba fuori Porta S. Pietro. E tutta la città uscì fuori ad incontrarli, e fu un sabato, 15 Giugno. Guido Briga, poi arrivò in un'arca più giorni dopo, e fu sepolto alla chiesa de' frati Minori. Fu morto anche Nicolò del fu Filippo Vescovo, che era giudice col Podestà di Bologna in quell'esercito; ma sul campo non fu possibile rinvenirne il cadavere. Questa vittoria dei Faentini, e strage dei Bolognesi, accadde nel giorno di S. Antonio dell'Ordine de' Minori; e perciò i Bolognesi non vogliono nemmeno udirlo più nominare in Bologna. Anche l'anno avanti, i Bolognesi stanchi dell'assedio di Faenza, la vigilia di S. Francesco l'abbandonarono; e così per S. Francesco evitarono mali, per S. Antonio hanno acquistato beni (_sic_). L'anno stesso 1275 cominciò per la fiera di S. Maurizio a piovere dirottamente, e prima di Natale si rovesciò dal cielo per più giorni tale diluvio d'acque, che portò vaste innondazioni, a i fiumi traboccarono ed uscirono dai loro alvei spandendosi per la diocesi di Reggio; e tutto l'inverno fu piovoso. E, in quell'anno e nel successivo, s'ebbero in pianura piogge e diluvii, e, ai monti, nevi oltre misura copiose; e in alcuni punti di montagna furono alte sin cinque braccia, e in altri sino a sei braccia; e tanta neve durò più mesi nell'anno predetto e nel seguente. Vi fu anche ai monti grande morìa di maiali e d'altro bestiame, per mancanza di nutrizione. Non avevano nulla da somministrar loro a pasto, e cuocevano fieno e lo trituravano per pascere i maiali. In quell'anno, ai 5 di Dicembre, festa di S. Nicolò, giunse a Reggio, reduce da Lione, Gregorio X con sua Corte e suoi Cardinali, e fu ospitato nel palazzo del Vescovo di Reggio. Il giorno dopo partì per Roma; ma poi ad Arezzo infermò, e vi stette molti giorni infermo.

a. 1276

L'anno 1276, indizione 4ª, ai 10 di Gennaio, festa di S. Paolo, primo eremita, Papa Gregorio X morì ad Arezzo, città della Toscana. Questo Papa fu molto zelante delle cose divine, e molto aveva in animo di fare; ma la morte prematura gli tolse di mandare a compimento i suoi progetti. Egli depose un Vescovo, che aveva domandato licenza di non intervenire al Concilio, perchè sospettò che volesse rimanere a casa per avarizia, cioè per risparmiare le spese...... Così pure biasimò e vituperò frate Pietro dei Fulconi di Reggio, e lo allontanò da sè, mentre prima dimorava seco a Corte, perchè accumulava tesori. Tolse il cappello rosso al Cardinale Riccardo, perchè parve che avesse conferita una prebenda con simonia. E, fin prima che fosse Papa, furono composti alcuni versi, ch'egli poi credeva che alludessero a sè, e che per sè fossero stati profeticamente scritti, ne' quali è detto:

Sanctus parebit, et Christi scita tenebit. Angelicae vitae; vobis pavor, o Giezitae[23].

D'angelico costume un santo austero Verrà del Cristo a custodire il Vero.

Vi corra un gelo al cor, tremate, audaci Di Simon mago miseri seguaci.

Ma riportiamo per ordine tutti i versi, giacchè questo Papa li riferiva a sè stesso. Questi sono alcuni versi, che furono destinati ad alcuni Cardinali, e anche ad un certo Capitolo provinciale dei frati Predicatori, parecchi mesi prima che Papa Gregorio X fosse eletto, come un sacerdote del detto Ordine, frate degno di fede, disse a me, e mi diede i versi. Ed io, quasi tre mesi prima della elezione di Gregorio X, vidi que' versi nel loro testo originale:

Quarto Clementi, dum tertius annus agetur Papa sacer genti justorum substituetur, Ac domo Christi succedet sanctior isti, Patris de coelis servus bonus, atque fidelis. Huic salvandarum zelus vehemens animarum Et quod honoretur Deus a cunctis et ametur. Currus et auriga Christi populis erit iste; Nam sua non quaeret, sed quae tua sunt, bone Christe. Gazas terrenas spernet, discrimine plenas, Conformis Christo, mundo dum vivet in isto. Hunc Deus ornabit, et mire clarificabit, Sanctificabit, magnificabit, glorificabit, Mundum pacabit, et Ierusalem renovabit. Fructus terra dabit, Deus orbem laetificabit Sed prius horribile quiddam parebit in yle (Idest): in mundo. Clementi alius sacer succedet et almus, Cui procuratrix Theotocon ejus amatrix, Et defensatrix, semperque benigna educatrix. En circa mille bis centum septuaginta Tetraque: tunc ille velut annorum quadraginta, Sanctus parebit, et Christi scita tenebit, Angelicae vitae; vobis pavor, o Giezitae. Christe, tuum pulcrum tunc nobis, sancte, sepulcrum Reddes subiectis, Agarenis inde reiectis. Nunc male captivi, tunc convertentur Achivi. Cardinibus multam, pones, altissime, mulctam. Tres Deus orantes, quam saepius et vigilantes, Quod sic praestetur, clare docuisse videtur.

Dopo Clemente volgerà 'l terz'anno, E di Clemente quarto avrà lo scanno Pastor novel di sacro spiro ardente, Voto e desio della cristiana gente. Alma che vien dal ciel d'amore accesa, Niun più santo di lui vedrà la Chiesa. Dell'uom la perfezion, di Dio la gloria Saran sua cura sol, virtude e storia. Cocchio e cocchier del popolo di Cristo, Brama al regno di Lui sol fare acquisto. L'oro disprezza, che a virtù fa guerra; Tesoreggia pel ciel sopra la terra. In lui magnificenza, in lui splendore Iddio raduna, e ne fa santo il cuore. Per lui fia pura dell'altar la face; Lieto il mondo per lui composto in pace. Colmo di frutti avrà la terra il seno, Colmo di gioie il cor, lieto, sereno. Ma prima il sol vedrà prodigio strano Che di Clemente il successor sovrano. Cui la Madre di Dio, Vergine pura, Guida darà, difesa, amore e cura. Ecco il dugensettantaquattro arriva Aggiunto al mille; e sapïenza viva D'angelico costume, un santo austero Verrà del Cristo a custodire il Vero. Vi corra un gelo al cor, tremate, audaci Di Simon mago miseri seguaci. Il gran Sepolcro a liberar di Cristo Ei viene, e vola al glorïoso acquisto. E, lo schiavo d'error e di sofisma Acheo converso, sparirà lo scisma. Guizzanti strideran le tue saette Sui Porporati, altissime vendette. Par che squarciasse del futuro il velo A preghi e veglie di tre santi il cielo.

E questa scrittura noi la vediamo letteralmente verificata. A Papa Clemente IV succedette Gregorio X; e fu buon uomo, giusto, retto e timorato di Dio; e prima che a Clemente succedesse un altro Papa apparve al mondo un'_orribile cosa_; e fu che i cristiani, per discordia tra' Cardinali, stettero senza Papa tre anni, nove mesi e ventun giorni; e perciò restavano stupefatti di tanto lunga vacanza della Sede Apostolica. Laonde Gregorio X appena fatto Papa, fissò norme opportune per l'elezione del Sommo Pontefice. Il detto poi ne' versi:

En circa mille biscentum septuaginta Tetraque, tunc ille velut annorum quadraginta

è chiaro e facilissimo a intendersi, perchè si verificò alla lettera. Nel 1274 celebrò un Concilio generale a Lione, in cui si mostrò veramente santo, perchè stabilì ottime regole da osservarsi; e credeva fermamente di attenersi agli insegnamenti di Cristo, se fosse vissuto; ma per la malizia altrui, fu dalla morte tolto di mezzo, come Giosia Re di Giuda, quando appunto era più necessario....... Quel che segue poi negli altri versi

Angelicae vitae; pavor vobis, o Giezitae

s'è già detto come perseguitò vivamente i simoniaci. Quel che vien dopo:

Christe, tuum pulcrum, tunc nobis, sancte, sepulcrum Reddes subiectis, Agarenis inde reiectis.

si può spiegare adempiuto in questo modo: Egli visitò una volta personalmente Terra Santa, e s'era proposto di visitarla di nuovo per redimere il Santo Sepolcro. Ma contro la volontà di Dio nulla si può. Ond'è che il Signore disse Luca 21.º: _E Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finchè i tempi dei Gentili siano compiuti_. Ond'è che è detto, Apocalisse 11.º: _Ed essi calcheranno la Città Santa lo spazio di quarantadue mesi_. L'Abbate Gioachimo intese questo numero così: quarantadue mesi sono le quarantadue generazioni, che pone Mattia, chè tali si dichiararono nel nuovo testamento, perchè secondo S. Luca III: _E Gesù Cristo cominciava ad esser come di trent'anni_, quando fu batezzato da Giovanni. Poni dunque quarantadue generazioni da Cristo sino ai giorni nostri, assegnando trent'anni a ciascuna generazione, e si completeranno in 1260 anni, (tempo in cui cominciò la divozione dei flagellanti). Il qual numero è designato in più luoghi, come nell'apocalisse 11.º: _Ed io darò a' miei due testimonii di profetizzare: e profetizzeranno 1260 giorni, vestiti di sacchi_. E più innanzi Apocalisse 12.º: _E la donna fuggì nel deserto, dove ha luogo apparecchiato da Dio, acciocchè sia quivi nudrita 1260 giorni_. E tanto qui che più su, pel giorno si intende l'anno....... Quindi non appare essere volere di Dio, che il Sepolcro di Cristo, una volta glorioso, sia ora liberato. Ma se fosse dipeso dalla volontà di Gregorio X sarebbe stato liberato, se la morte non gli avesse tronca l'impresa in mano, stantechè a questo fine andò oltremare, rinnovò l'Impero, celebrò il Concilio...... Io credo in vero (non so se m'inganni) che per queste due cose che il Papa tentò di fare, Iddio lo togliesse di mezzo, non volendo che sorga più alcun Imperatore dopo Federico II, di cui è detto ancora: _In lui sarà finito l'Impero, perchè sebbene sia per avere successori, dalla suprema Sede Romana non ne avranno il titolo_. Non pare poi che sia volere di Dio che il Santo Sepolcro sia liberato, perchè molti che hanno voluto provarvisi, hanno provato invano. E perciò a questo riguardo la Chiesa può esclamare con Isaia 49.º: _Io mi sono affaticato a vuoto: invano, ed indarno ho consumato la mia forza; ma pur certo la mia ragione è appo il Signore, e l'opera mia appo l'Iddio mio_. Quanto segue poi in quei versi.

Nunc male captivi, tunc convertentur Achivi.