Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. II

Part 18

Chapter 181,443 wordsPublic domain

Parimente nel detto millesimo avvenne un gran turbamento nel monastero di S. Prospero di Reggio, in occasione delle guerre. In quel tempo era diciasettesimo Abbate del monastero Guglielmo de' Lupicini, buon uomo, per quanto a religione ed onestà, ma per quanto riguarda agli affari mondani, semplice, rustico ed avaro. Trattava anche male a vitto i suoi monaci, e perciò li ebbe poi avversi. Perocchè Bonifacio, figlio di Gherardo di Boiardo da Rubiera, di intesa con alcuni monaci, che non se la intendevano bene coll'Abbate, perchè li trattava male a vitto, la prima volta occupò il monastero nel giorno di Pentecoste, all'ora del pranzo, lo spogliò, portò via quello che volle, e si ritirò. L'Abbate si diede alla fuga e andò al convento de' frati Minori, ove si fermò tutto quel giorno e la notte seguente; e poscia passò in casa di un suo fratello germano, che si chiama Sinibaldo, e vi ospitò alcuni giorni coll'animo sospeso e il cuor pauroso. La seconda volta il prenominato Bonifacio, al tempo della mietitura, occupò le cascine del monastero, cioè la Migliarina[104] ed altre cascine; poi si prese di forza Fossole[105], assediò, prese e mise a fuoco la Casamatta, ed ivi uccise un uomo, che difendeva i suoi bovini e non glieli voleva dare; un altro ne ferirono gravemente, e lasciatolo tutto piaghe, se n'andaron via che era semivivo. E nota che queste cose erano state predette all'Abbate prima che avvenissero; ma per quella sua semplicità ed avarizia, non volle prevenirle e guardarsene, poichè le saette previste feriscono meno..... Ma gli amici dell'Abbate vedendo che era pigro a premunirsi, spontanei accorsero, non richiesti da lui, ed erano quaranta buoni Reggiani, che fecero la guardia al monastero di S. Prospero tutta la notte precedente il giorno di Pentecoste. Ma arrivata l'ora del pranzo, non li ringraziò nemmeno della guardia che avevan fatta tutta la notte, non li invitò a pranzo, e lasciò che andassero a pranzare alle proprie case. Ed egli andò al suo palazzo con alcuni suoi scudieri e donzelli per pranzare. Ed ecco che mentre sedeva a mensa, e credeva tutto tranquillo, d'improvviso udì il rintocco della campana della torre, che era suonata dai monaci di lui avversarii....... Allora i secolari nemici dell'Abbate, sbucando prontamente dai nascondigli, irruppero nel monastero, volendo creare un nuovo Abbate; e l'Abbate, per aiuto della misericordia di Dio, si precipitò da un'angusto solaio, che chiamavano ambulatorio, poi traversò le fosse, e arrivò, come s'è già detto, al convento de' frati Minori, spaventato e tremante come un giunco nell'acqua corrente. Ivi tutti gli amici, che venivano a visitarlo, lo rimproveravano acremente, e lo caricavano di oltraggiosi rimbrotti, rinfacciandogli che tali cose lo avevano incolto a cagione della sua rusticità ed avarizia. Ed egli tutto sopportava con pazienza, perchè si riconosceva colpevole. Ma nel mese precedente, cioè nel Maggio, prima che all'Abbate tali cose avvenissero...... e le persone, che hanno attinenza col detto Ordine de' Cisterciensi si astengono da ogni contatto cogli stessi frati Minori, e come fossero scomunicati, non assistono ai loro divini uffici, nè alle loro predicazioni; e questo è di scandalo universale, ed una grave jattura per la Chiesa; le quali cose però da molti savi e prudenti uomini si riconoscono promosse da fomite d'invidia e di odio[106]. Avendo dunque noi sempre prediletto e favorito in modo speciale il predetto Ordine Cisterciense, ordiniamo a tutti voi in generale, e a ciascuno in particolare, sotto stretto comando, di andare in vece nostra ai singoli conventi e monasteri del detto Ordine esistenti nel distretto della vostra giurisdizione, e di avvisare gli Abbati, le abbazie e i conventi loro, e di supplicarli da parte nostra di revocare provvidamente ed effettivamente entro un mese, a contare dal giorno in cui riceveranno i presenti ordini, i loro Statuti così improvvidamente pubblicati e promulgati con iscandalo della Chiesa..... E, se non obbediscono, abbiamo deliberato e decretato che nessuno, Duca, Marchese, Conte, Nobiluomo, od altri chichessia, suddito del nostro Impero possa dare all'Ordine Cisterciense nulla de' suoi beni, nè mobili, nè immobili, nè trasferire in loro proprietà gli accennati beni con alcun titolo di alienazione senza il nostro espresso assenso....... le possessioni, delle quali l'Ordine stesso abbonda; e se altrimenti sarà fatto..... comandando a tutti voi in generale, e a ciascuno di voi in particolare di revocarle per autorità della Maestà imperiale..... La causa poi, onde i frati dell'Ordine Cisterciense si sollevarono contro i frati Minori, per cui fu emanata contro di loro una legge sì dura, come poi in seguito ho saputo, fu questa. Uscì dal nostro Ordine, ed entrò in quello dei Cisterciensi un frate Minore, il quale si comportò tanto bene che arrivò a diventare Abbate di un cospicuo monastero. I frati Minori per una certa gara d'emulazione, che in ordine a questa cosa non era secondo il consiglio della saggezza, temendo che altri, seguendo l'esempio di quel frate, abbandonassero il loro Ordine, lo presero e lo ricondussero al loro convento, e lo nutrirono col pane della tribolazione e coll'acqua del dolore. La qual cosa risaputa, i Cisterciensi s'irritarono acerbamente e si sdegnarono contro i frati Minori, e questo per cinque motivi: primo, perchè punirono chi non meritava di essere punito; secondo, perchè non dipendeva più dall'Ordine nostro; terzo, perchè lo presero vestito dell'abito monacale; quarto, perchè nell'Ordine loro era stato elevato ad un'alta prelatura, quella di Abbate; quinto ed ultimo, perchè si diportava tanto bene nell'Ordine loro per vita, per saviezza, e buoni costumi, che era loro ben accetto ed in grazia di tutti. Ma Rodolfo, che è stato legittimamente eletto Imperatore, e che ama di cuore, e di fatto promuove l'Ordine de' frati Minori, per amore di Dio e del beato Francesco, saputo che i Cisterciensi avevano preso contro loro una deliberazione tanto dura, se ne sdegnò, e scrisse a loro riguardo la lettera surriportata..... Questo Re Rodolfo fu veramente quel buon vicino, di cui dice il Savio ne' Proverbii 23º: _Il vicino di loro è forte_. Ma i Cisterciensi, conosciuta la predetta lettera, revocarono e annullarono subito la deliberazione presa, e ordinarono che i frati Minori fossero ricevuti nelle loro case con famigliarità, amorevolezza, cortesia e benignità, non solo per declinare da se stessi il danno, a cui potevano andare incontro, come aveva minacciato chi aveva scritta la lettera, ma eziandio per obbedire a sì potente Signore, secondo il detto dell'Apostolo ai Romani 13º: _Ogni persona sia sottoposta alle potestà superiori_. Riguardo poi alla deferenza dell'Imperatore Rodolfo verso i frati Minori, cerca più indietro, e troverai che cedette loro il suo palazzo, che aveva nella città di Reggio, perchè vi edificassero il loro convento, e che promise di far loro in seguito maggiori elargizioni. Simile controversia incontrò frate Buonagrazia, quando era ministro provinciale a Bologna, contro il monastero di Nonantola[107], che è nel territorio di Modena. Un certo frate Guidolino, Ferrarese, uscì dell'Ordine de' frati Minori, ed entrò in quello di S. Benedetto dei Monaci Neri, ove nel monastero di Nonantola si comportò tanto bene e tanto lodatamente, che s'acquistò la benevolenza di tutti, e lo elessero Abbate del nominato monastero. Per cagione di che sostennero tra loro i frati Minori e que' monaci Benedettini una fiammante controversia al cospetto di Giovanni Gaetani (che allora era governatore de' frati Minori, e poscia fu Papa Nicolò III) e, dopo vivissimo dibattito, i frati Minori ottennero che non fosse fatto Abbate. E quei monaci spesero 10000 lire imperiali per riuscire ed averlo Abbate. Ma non potendo averlo, e vedendo che s'affannavano invano, non elessero nessun altro Abbate, e lo fecero lui signore dell'abbazia, come se Abbate fosse canonicamente. Questo dimostri quanto l'amavano que' monaci. Ma egli fece come l'antico Giuseppe, che a' suoi fratelli non volle rendere male per male, pur potendolo e non mancandogliene occasione; che anzi si tolse premura di far loro del bene, adempiendo quel detto dell'Apostolo ai Romani 13º: _Non rendere a nessuno male per male_, ed anche: _Non lasciarti vincere dal male, ma col bene vinci il male_. Suona a proposito anche quello dell'Ecclesiastico 10º: _Non aver memoria dell'ingiuria, che t'ha fatto il prossimo_; il che appuntino faceva questo frate Guidolino. E vedeva tanto volentieri e accoglieva i frati Minori nel monastero di Nonantola, come fossero angeli di Dio, e pregò i suoi confrati di averne sempre due nel monastero a spese del monastero stesso, come scrivani a copiare e moltiplicare gli originali degli scrittori, de' quali originali colà vi era gran dovizia. Questo frate Guidolino fu mio intimo amico, quando coabitavamo nel convento di Ravenna. E nota che i frati Minori da Papa Nicolò IV, che era pur esso dell'Ordine de' Minori, si ebbero un privilegio, pel quale nessuno che uscisse dal loro Ordine potesse in perpetuo essere promosso ad alcuna prelatura di altro Ordine.

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