Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. II

Part 12

Chapter 122,678 wordsPublic domain

a. 1285

Di fatto l'anno seguente, cioè 1285, indizione 13.º il giorno subito dopo l'Epifania, ed era Domenica, Re Carlo morì presso Foggia, fu portato a Napoli, ed ivi sepolto[68]. E noto che, dopo parecchi anni di regno, morì il giorno compleanno della sua incoronazione. Egli fu ottimo guerriero, e lavò l'onta di que' Francesi, che erano andati oltremare con Re Lodovico il Santo. Lasciò dopo sè molti eredi legittimi, figli e nipoti, e della sua morte una santa donna n'aveva avuta chiara visione. Una donna di Barletta, nello stesso anno 1285, ebbe una visione mostratale da Dio, della quale parlandone ai frati Minori, di cui era dovota, disse: Ho veduto in una visione notturna uno che stava davanti a me e diceva: Prima che avvenga, sappi sin d'ora che, entro un anno, per volere di Dio, quattro notabilissimi personaggi entreranno nel regno della morte, _ove è la sede assegnata ad ogni vivente_ Giobbe 3.º: E il primo sarà Re Carlo; il secondo, Papa Martino; il terzo, Filippo Re di Francia; il quarto, Pietro d'Aragona. E gli eventi s'argomentarono di provarlo; conciossiachè ogni cosa succedette giusta la predizione. Questa donna, quando morì Re Carlo, ebbe un'altra visione, e raccontandola ai frati Minori, disse: Parevami d'essere in un ampio e bellissimo giardino, ove vidi un gigantesco e terribile drago, dal cui cospetto io spaventata fuggiva con quanta lena di correre io aveva. Ma il drago di corsa velocissima m'inseguiva, gridando e pregandomi con voce umana di aspettarlo, chè mi voleva parlare. Avendo io udito quella voce che suonava umana, mi soffermai, volendo udire che cosa dicesse; e voltami a lui, gli dico: Chi siete voi, e che volete dirmi? E in risposta disse: Io sono Re Carlo, che abitava in questo bellissimo Giardino, d'onde Pietro d'Aragona con un frusto di carne ora mi scaccia. E alludeva alla moglie di Pietro d'Aragona, per cagion della quale occupò contro Re Carlo il Regno di Sicilia. E che la moglie venga significata col nome di Carne, si ha in Giobbe 1º.... Dopo poi che i frati Minori ebbero saputo della morte di Re Carlo, riconobbero che quella donna aveva veduta una visione vera. Nello stesso millesimo, dopo la morte di Re Carlo, si vide un'ecclisse di luna, ai 4 di Marzo, nell'ora in cui cantavamo il mattutino, cioè nella Domenica di _lætare Jerusalem_ (_allegrati, Gerusalemme_); nella quale Domenica il Sommo Pontefice dà la Rosa. Questa Rosa è d'oro e contiene entro di se musco e balsamo; in che si rappresenta la Trinità delle sostanze di Cristo.... Il musco, che trasuda dal liocorno, e colla sua essenza aromatica conforta lo spirito, significa il corpo di Cristo...... Il balsamo, che è caldo e odorifero, denota l'anima di Cristo..... L'oro...... raffigura la divinità..... Il Papa dona questa Rosa al Prefetto di Roma. Il Papa dunque dando la Rosa viene a significare le accennate sostanze e spiega il mistero. Parimente il Doge di Venezia co' suoi Veneziani, nel giorno dell'Ascensione del Signore, sposa il mare coll'anello d'oro; parte per festa ed allegria; parte mosso da una specie di antica idolatria, per la quale i Veneziani sacrificano a Nettuno; parte, per indicare che i Veneziani hanno il dominio del mare. Poi i pescatori, a cui piace, chè d'altronde non vi sono forzati, si cavan nudi, e colla bocca piena di olio, che poi mandan fuori, si buttano nel profondo del mare a ripescare l'anello; e chi lo può trovare, senza contrasto, è suo.... Nel millesimo stesso sussegnato, la Pasqua cadde ai 25 di Marzo, cioè il giorno dell'Annunciazione della Beata Vergine, la qual coincidenza alcuni credevano infausta; il che si aspetta che accada di nuovo fra dieci anni, cioè nel 1295. E nello stesso anno, il giorno della Pasqua di Risurrezione, Papa Martino IV fece un solenne pontificale; e poi nel Mercordì fra l'ottava, nel qual giorno si cantò alla messa l'introito _Venite, benedicti_ (_Venite, o Benedetti_), chiuse la sua carriera mortale; e volle essere sepolto ad Assisi nella chiesa del beato Francesco, perchè era amico intimo dell'Ordine de' frati Minori. E immediatamente, dopo l'ottava di Pasqua, ai 2 d'Aprile, ebbe successore Giacomo Savelli Romano, che era del novero del Collegio de' Cardinali, anzi ne era l'anziano, vecchio, carico d'anni, malazzato, affetto di podagra e di chiragra; e prese nome Onorio IV. Dopo che fu fatto Papa, andò subito a Roma, e richiamò i Cardinali, sparsi in Legazioni per le varie provincie, a fine di trattare con loro della pacificazione del mondo. Era stato lasciato esecutore del testamento di Papa Martino IV; e mandò al figlio di Re Carlo, che era in Sicilia prigioniero di Pietro d'Aragona, un ingente tesoro in grazia di amicizia; e incoronò Carlo, nipote di Re Carlo; e si spera che farà molto bene, come si dice, e come pare che egli stesso assicuri....

Delle insidie e della callidità del diavolo, che colla sua finezza tenta di trarre in inganno i servi di Dio.

Dopo l'assunzione dì Onorio al papato, un certo religioso riconobbe d'essere stato deluso. Vivente ancora Papa Martino, al religioso preaccennato frequentemente appariva il diavolo, e gli prometteva il Papato per subito dopo la morte del Papa d'allora. Ma il frate, come raccontò ad un suo amico, col quale ebbe un colloquio confidenziale intorno a questa cosa, pareva che non si curasse del Papato, se non in quanto desiderava, diventando Papa, di poter rappacificare il mondo. Ma l'amico tanto intimo, a cui svelava il secreto dell'anima, gli disse che a lui pareva impossibile, stante che egli non era persona eminente, nè di gran conto, e perchè i Cardinali, a cui spetta l'elezione, non avevano di lui nessuna conoscenza; ma egli rispondeva che quell'elezione non è opera umana.... In seguito morì il Papa, e fu creato Papa altri, non egli; quindi se ne rimase frustrato nella ricevuta promessa, ed ingannato.... Il religioso preaccennato, a cui tali cose accaddero, era un frate Minore, di cui taccio il nome a fine di bene.... Tutte queste prenarrate cose, quando quarantacinque anni fa, io abitava nel convento di Pisa, le seppi da frate Riccardo, il quale, quando avvennero, dimorava nel convento di Pisa, ed ammaestrano ad aversi buona guardia dalle insidie del diavolo.... Visse un sant'uomo, frate Minore, nativo d'Imola, di nome Benintendi, sublimato all'Ordine del sacerdozio. Egli aveva abitato meco più anni nel convento di Ravenna; era gradito confessore, ogni notte faceva trecento genuflessioni, e digiunò ogni giorno tutto il tempo di vita sua. Una volta fu condotta a questo frate una donna invasa dal diavolo..... Ad uno scongiuro il diavolo se ne volò via confuso e deluso con grida di pianto e di dolore, e la donna, ringraziandone Iddio, ne fu completamente liberata..... quindi il beato Francesco, quando il suo compagno fu una notte bastonato dai demonii alla Corte di un Cardinale, si narra che gli dicesse: I diavoli sono i gastaldi del nostro Signore, destinati a tenere gli uomini in guardia di sè stessi. Anzi io penso ch'egli abbia permesso a suoi gastaldi di irrompere sopra di noi, perchè questa nostra dimora nella Corte de' magnati, non fa buon esempio al popolo. Nella diocesi di Parma, sul monte Bardone, vi è un castello, che si chiama Berceto, trenta miglia distante da Parma. Era di quel paese un certo chierico, di nome Guglielmo, che dimorava a Parma. E quando una volta la moglie di un tal Ghidini fabbroferraio, che era figlia di un certo Pieco abitante nel Borgo delle asse, fu ossessa dal diavolo, quel chierico andò a lei, e cominciò a scongiurare il diavolo, comandandogli di uscire da quella donna: e il demonio rispose: Uscirò sì da lei, ma io ti ordirò tale una tela, per la quale tu non potrai più molestarmi, nè costringermi ad uscire da' miei abitacoli. Perchè sappi già sin d'ora che io farò che tu sia ucciso tra breve, e che tu altri ucciderai. E l'evento avverò la minaccia. Pochi mesi dopo, in Parma stessa, ebbe egli ad altercare in un cortile con un Arduino di Chiavari, e si accapigliarono; ma un forte urtò contro un altro forte, ed ambedue soccombettero. Il fatto me l'ha raccontato chi era presente, e vide quando l'un l'altro si uccisero; e quale dalle labbra di lui la ho udita, tale fedelmente ve la trascrivo. E fu frate Giacomino de' Tortelli, che vide e me lo narrò, che ora è frate Minore; e la donna che prima era ossessa dal demonio, ne fu pienamente libera, ed è in Parma nel monastero dell'Ordine di S. Chiara. Il Ghidini suo marito entrò nell'Ordine de' frati Minori; e, convertitosi a mal in cuore, e datosi a vita non sua, rivolse l'animo al passato, e uscì dal convento durante il noviziato, e vive nel secolo, acciocchè _chi è ingiusto sielo ancora più: e chi è contaminato contaminisi vieppiù_ ecc. Apocalissi 22.º. Del resto Arduino di Chiavari era uomo di lettere, bello, robusto, battagliero, e aveva fatto quello stesso giorno suoi bagagli per partire all'indomani da Parma, e ritornare alla terra nativa. La terra, d'ond'era nativo, si chiama Chiavari, in riva al mare, nella diocesi di Genova, presso Lavagna, dove abitavano i frati Minori. Ed io mi vi son trovato più volte. Ed ivi presso si ha abbondanza di buon vino di vernaccia; e il vino di quella terra è generoso e delizioso tanto, che possono qui trovar loro luogo i versi fatti per quel liquore da un certo Trutanno, che disse:

Vinum de vite — — det nobis gaudia vitæ. Si duo sunt vina, — — mihi de meliore propina. Non prosunt vina — — nisi fiat repetitio trina. Dum quartum poto, — succedunt gaudia voto. Ad potum quintum, — — mens vadit in laberyntum. Sexta potationum — — me cogit abire supinum

Se il vin di grappoli — Il sen m'innonda, Sento rinascermi — vita gioconda. Se hai vin, che è lacrima — D'uve diverse, Dei più gradevole — Vo' me ne verse. Se non ripetesi — Tre volte a prova, Tre volte il bevere, — Il ber non giova. Se un quarto calice — Ne bacio e ingollo, Mi grilla il giolito — Sin nel midollo. Se un'altra ciotola — M'empie i desiri, Mi danno il dondolo — I capogiri. Se il sesto tónfano — Nel sen n'imbotto, Supin mi corico; — Sono arcicotto.

..... Di otto pericoli, che si notano dall'Apostolo, e di esempi di pericoli..... Hai l'esempio di S.ª Chiara, che in Ispagna liberò i sommersi in un fiume.... Parimente quello del beato Francesco, tuffato da' ladroni nelle nevi, una volta che viaggiando per una selva, cantava in francese lodi a Dio, come accenna il responsorio: _mentre a corpo seminudo_; e come disse il beato Francesco stesso: Se il diavolo può avere tra mani un pelo d'un uomo, tosto lo fa crescere in una trave; e come disse il Ministro Generale frate Bonaventura, una volta che predicava ai frati in Bologna, ove io mi trovava in persona: Consentire alle suggestioni e alle tentazioni del demonio, è tanto, quanto precipitarsi dalla guglia di un'altissima torre, e, giunti a mezzo, volersi appigliare ad un palo o ad una stanga, per non ruinare a fondo....... Erano a studio in Bologna tre scolari e amici Toscani, i quali avevano tra loro stabilito di entrare insieme nell'Ordine de' frati Minori. E sperando senza dubbio di entrare nell'Ordine del beato Francesco, come avevano deliberato, convennero nella proposta di andare uno di loro in Toscana per denari, onde potersi vestire e fare le altre spese, volute dalla convenienza di chi lascia il mondo, ed entra novizzo in una Religione... Passato Casalecchio[69] e arrivato al ponte del Reno sulla via che va a Crespellano[70], il diavolo gli diede uno spintone, e lo precipitò nel fiume, e ve lo sommerse e annegò; e dopo tempo ne fu trovato il cadavere nel Polesine, e non fu creduto degno di sepoltura. (Il Polesine è la terra, in cui frate Pellegrino di Bologna aveva le sue possessioni. Frate Pellegrino poi è uomo tutto dato alle cose dello spirito, e letterato, che non beve mai che acqua, e abborre dal vino; e fu due volte Ministro nell'Ordine de' frati Minori, cioè nella provincia di Grecia e nella provincia di Genova). Ma non vedendosi ritornare il primo compagno, perchè nol poteva, essendo stato annegato dal demonio, piacque ai due rimasti a Bologna, che l'un di loro andasse in Toscana per il medesimo scopo del primo, ed anche per far ricerche dell'amico smarrito; ma arrivato al luogo sopradetto, e proceduto pochi passi avanti, il diavolo lanciò dal tetto di una piccola chiesa sul capo di questo scolare, una grossa pietra che gliene franse il cranio, e cadde subito morto, e fu quivi sepolto presso la stessa chiesa. Ma non ritornando neppure il secondo, perchè nol poteva, il terzo entrò nell'Ordine senza sapere quale caso avesse incolto i compagni. Questi è frate Pietro di Cori[71], dalla cui bocca ho saputo la storia che scrivo; il quale mentre era ancora nel noviziato di Bologna, fu compagno di un frate sacerdote, che andava a confessare nel Polesine. E trovandosi quel frate, che era sacerdote, occupato in chiesa a confessare, ed il novizzo fuori, a chiacchierare con quelli del contado, sopravvenne un indemoniato, che pareva crudele e terribile. A cui frate Pietro disse: Io riconoscerò che veramente hai il demonio in corpo, se saprai parlar meco in latino, e se mi dirai che avvenne di tre scolari, che erano compagni, e come ordinò ciascun di loro i fatti suoi. Allora il demonio cominciò a parlare, e parlava un sì corretto latino, che frate Pietro se ne meravigliò altissimamente, a udire un uomo rozzo e campagnuolo parlare così, e in quel modo argomentare. Ed insistendo sul fare inchiesta dei tre compagni, disse che egli stesso n'aveva uccisi due, come più sopra è detto. E ricercatolo del terzo compagno, rispose: Non so che sia avvenuto del terzo perchè fuggì e si allontanò da me; Ma potrà fuggirmi, non sfuggirmi, poichè io lo circuirò e ridurrò a tale porto, che chiunque ne abbia udito parlare ne avrà il tintinnio in ambe le orecchie. Interrogò dunque frate Pietro gli abitanti di quella terra, se il demonio avesse detto il vero del cadavere dello scolare ivi rinvenuto, ed attestarono che era vero punto per punto quanto il diavolo esponeva. Avendo poi fatto cercare accuratamente dell'altro compagno riseppe essere egualmente vero. E tanto basti. Crebbe costui nell'Ordine de' frati Minori, diventò uomo di molta letteratura, peritissimo nel diritto canonico, buono di leggere tutta la Bibbia in lingua francese; e passando giorno sopra giorno, ed anno sopra anno accumulandosi, fu eletto Ministro nella provincia di Genova, in Sicilia, e in Toscana sette anni. Fu uomo sempre pieno di sospetti, che insultava facilmente e copriva di vituperi le persone per poterle tenere a stecco. Esaltava cui voleva, cui voleva umiliava; uomo di più faccie, astuto, malizioso, volpe scaltrita, ipocrita vile ed abbietto; uomo pestifero e maledetto, odiato terribilmente da Papa Alessandro IV; e detestato a morte. Era figlio di un Sacerdote della diocesi del predetto Papa, quando questi era ancora ne' gradi minori della gerarchia. Fu mio Ministro e Custode, quand'io era in Toscana; e, dopo che ne partii, commise tante turpitudini ed enormità, che non sono da raccontare, per cui fu dai frati condegnamente castigato. Più volte uscì dall'Ordine, e terminò malamente la sua vita, a ragione de' suoi meriti. Quindi si mostrano vere anche le cose che predisse di lui il demonio... Pertanto tutte queste cose ho narrato avendone porta occasione quel frate che fu ingannato dal demonio, a cui compariva e prometteva il papato; cose che possono tornare utili a conoscere le finezze e le malizie del diavolo. ... Ora ritorniamo alla storia profana, e continuiamo ciò che resta a dirsi. L'anno 1285, indizione 13.ª, millesimo che incominciammo già più addietro, tutto il mese di marzo fu tanta la molestia delle pulci, e ne fu tanta l'abbondanza da parere, ed essere anche troppe per piena estate. E perciò mi tornano a mente que' versi soliti a dirsi:

In _x_ finita — — tria sunt animalia dira: Sunt pulices fortes, — — cimices, culicumque cohortes; Sed pulices saltu — — fugiunt, culicesque volatu; Et cimices pravi — — nequeunt foetore necari etc.

Tre v'hanno insetti a nomi in X cadenti: Pulci, zanzare e cimici fetenti. La pulce fugge a salti e ti canzona; Va la zanzara a volo, e 'l flauto suona; La cimice se schiacci uggiosa e lenta, Col vindice fetor a te s'avventa; ecc.