Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I

Part 35

Chapter 353,807 wordsPublic domain

L'anno 1260, indizione 3ª, sorsero i Flagellanti in tutto il mondo, e tutti gli uomini, grandi e piccoli, cavalieri e popolani, andando per le città processionalmente, preceduti dai Vescovi e dai Religiosi, a nudo si flagellavano. E si componevano paci, si restituiva il mal tolto, si confessavano le proprie colpe, sicchè i sacerdoti appena avevano tempo di mangiare; e le loro labbra suonavano parole divine più che umane, e la loro voce era come voce di moltitudine; e gli uomini s'avviavano sul sentiero della salute, e componevano inni a onore e lode di Dio e della beata Vergine, e li cantavano mentre andavano flagellandosi in processione. Il Lunedì, festa d'Ognissanti, tutti i Modenesi piccoli e grandi, e tutti quelli del contado di Modena, il Podestà e il Vescovo collo stendale di tutte le confraternite si recarono a Reggio, e si andarono flagellando per tutta la città; e i più poi passarono a Parma il Martedì successivo al giorno d'Ognissanti. E il Mercoledì, i Reggiani misero in pronto gli stendali d'ogni parocchia, e fecero processioni intorno alla città, e il Podestà di Reggio Ubertino Rubaconti de' Mandelli di Milano, anch'esso s'andò flagellando. Quei di Sassuolo[208], sul principio di questa benedizione, con licenza del Guardiano, mi tolsero dal convento de' frati Minori di Modena, dove io allora abitava, poichè mi amavano molto uomini e donne, e mi condussero a Sassuolo; poi a Reggio, poscia a Parma, e, quando fummo a Parma, trovammo che questa benedizione già vi era. Perocchè volava come aquila che vuol piombare sulla preda; e in ciascuna città durava non pochi giorni; nè vi era alcuno tanto severo, o invecchiato nel male che non si flagellasse volentieri. E chi abborriva dalle flagellazioni era reputato peggiore del diavolo, e lo mostravano a dito, come una singolarità e un uomo diabolico; ma quel che è anche più, poco dopo, era colpito da infortunio di morte, o di malattia. Il solo Pallavicino, che era allora Signore di Cremona, e i suoi Cremonesi respinsero questa benedizione e devozione, perchè come dice l'Ecclesiastico 10º, _Quale è il Reggitore d'una città, tali ne sono anche gli abitanti_. E fece innalzare le forche lungo il Po, per farvi impiccare quanti entrassero nel suo dominio con queste flagellazioni, amando egli più il suo comodo temporale che la salute delle anime, e la gloria del mondo più che la gloria di Dio. Nulla ostante molti giovani timorati di Parma si proposero di andare colà, disposti anche a morire per il perdono de' loro peccati, per la fede cattolica, e per onore di Dio. Ed io era a Parma, e mi trovavo col Podestà, che era uno di Pistoia, quando disse: «Quell'uomo ha il cuore acciecato, pieno l'animo di malizia, e non sa di cose di Dio: Guardiamoci dall'essergli occasione di far del male, e se non la vuole la benedizione, la benedizione si allontanerà da lui». E soggiunse: Vi pare fratelli, ch'io dica bene? Dite benissimo, io risposi, e siete saggissimo, Signore. Allora egli mandò banditori per tutta Parma comandando e proibendo, colla comminatoria di gravissime pene, che nessun parmigiano osasse passare il Po; e così sbollirono gli ardori. In quel tempo era tenuto in somma reverenza Obizzo Sanvitale Vescovo di Parma. Queste cose avvennero nel millesimo sussegnato, pontificando Papa Alessandro IV, anno sesto del suo pontificato, anno in cui si cominciò a fabbricare la torre di Seggiolo al di là della Tagliata. Lo stesso anno, Gregorio de' Bonici fece il suo ingresso, come Abbate, nel monastero di S. Prospero di Reggio. E la città fu prosciolta dall'interdetto e dalla scomunica, a cui era stata sottoposta sei anni. E, lo stesso anno, doveva avere cominciamento il terzo di que' periodi, in cui l'Abbate Gioachimo divide il mondo. Nel primo di tali periodi, il Padre col mistero operò per mezzo de' Patriarchi e de' figli dei profeti, quantunque le opere della Trinità siano indivisibili; nel secondo, ha operato il Figlio per mezzo degli Apostoli e degli uomini apostolici, del qual periodo il Figlio stesso dice in Giovanni _Il padre mio ha operato sino a tuttora, ed io opero_. Nel terzo periodo, opererà lo Spirito Santo per mezzo de' Religiosi. Così scrive l'Abbate Gioachimo dell'Ordine di Flora. Il qual ultimo periodo diconlo incominciato con quelle flagellazioni, che si fecero l'anno 1260, indizione 3ª, quando quelli che si flagellavano chiamavano sè stessi voci di Dio, non d'uomini. Lo stesso anno, il Re d'Ungheria, per quistione di territorio, portò guerra al Re di Boemia con un esercito, di cui facevan parte 240000 uomini di cavalleria, raccolti da diversi popoli d'oriente e da' pagani; a cui si fece incontro, per tenergli testa, il Re di Boemia con 100000 uomini di cavalleria, tra' quali è fama che ne avesse 7000 con cavalli coperti di ferro. E azzuffatisi sul confine dei due regni, il conflitto delle armi e de' cavalli sollevò tal nembo di polvere che di mezzo e chiaro giorno appena un uomo poteva distinguere un altro uomo. Finalmente gli Ungheri, caduto il loro Re gravemente ferito, voltando le spalle e abbandonandolo, si diedero a fuga precipitata. Ed, oltre ai morti di ferro, si dice che ne restassero sommersi 14000 in un fiume profondo che dovetter passare. Ma avanzandosi il Re di Boemia colla vittoria in Ungheria, fu richiesto di pace dal Re degli Ungari, il quale restituì il territorio, che era stato cagione della guerra; ed un matrimonio risaldò tra loro per l'avvenire l'antica amicizia.

a. 1261

L'anno del Signore 1261, indizione 4.ª, nel Marzo, morì Simone Manfredi, figlio di Giovanni di Bonifacio. Costui fu mio amico, di parte della Chiesa, e in occasione di una grossa guerra si mostrò prode e valoroso campione. Nello stesso millesimo ebbe luogo l'istituzione e l'ordinamento della Regola dei militi della beata Vergine Maria, per opera di frate Rufino Gorgone da Piacenza, che era stato molti anni Ministro a Bologna, e allora era Penitenziere nella Corte del Papa, e si trovava a Bologna per affari della Corte stessa. E ad ordinarla concorsero coll'opera loro gli onorandi personaggi: Loterengo Andalò Bolognese, che ne fu Priore o Prelato; Gruamonte; Ugolino Capizio Lambertini Bolognesi; Bernardo da Sesso ed Egidio di lui fratello; Fizaimone Baratti da Parma; Schianca degli Eleazari da Reggio, e Rainero Adelardi di Modena. Costoro dai contadini, per beffa e canzonatura, si chiamavano i Gaudenti: come se volessero dire che si sono fatti frati perchè nessun altri pigli parte ai loro beni, e volessero goderseli da per sè soli, secondo le parole di quell'avaro, di cui parla l'Ecclesiastico 11.º: _C'è chi arrichisce con poca fatica, e questa ricchezza è la sua porzione di mercede, in quanto che dice: Ho trovato per me il mio riposo, ed ora mangerò de' miei beni da solo_. Ricordo che quest'Ordine fu costituito in Parma nel tempo dell'_Alleluia_, a tempo cioè di quell'altra fanatizzante divozione, nella quale si cantava l'_Alleluia_, e i frati Minori e Predicatori davano a credere di far miracoli, l'anno 1233, sotto il pontificato di Gregorio IX. E fu costituito per opera di frate Bartolomeo da Vicenza, dell'Ordine dei Predicatori, che allora era tenuto in gran conto a Parma, e fu buon uomo; poscia diventò Vescovo della Terra d'ond'era nativo. Ed i predetti frati vestivano lo stesso abito che questi, con mantello bianco e croce rossa. In questo solo differivano, che quelli si chiamavano militi di Gesù Cristo: questi militi di Santa Maria. Ma quelli durarono molti anni, poi venner meno, ed io ne ho veduto l'aurora ed il tramonto; chè pochi si ascrissero al loro Ordine. Parimente questi, che si chiamavano Gaudenti, crescono come il pane in mano ad un affamato, e credono di aver fatto un gran che, un qualche cosa di singolare, appropriandosi la stessa foggia di vestiario. Ma alla Corte di Roma sono stimati poco. E ciò per cinque motivi: 1.º perchè di loro ricchezze non costruirono mai nè monasteri, nè ospedali, nè ponti, nè chiese, nè si sa che abbiano mai fatta altra opera pia; 2.º perchè tolsero a rapina molto di quel d'altri, a uso de' potenti, nè restituirono il mal tolto; 3.º perchè dopo aver sciupate le proprie ricchezze e fatte molte e grosse spese in vanità e in pranzi, accogliendo alle loro mense gli istrioni anzi che i poverelli di Cristo, eglino domandano alla Chiesa romana e vogliono ottenere dal Papa licenza di occupare i conventi dei migliori Religiosi, di qualsia Ordine, ed espellerli dalle loro abitazioni; 4.º perchè sono avarissimi, e _la radice d'ogni male è l'avarizia_; 5.º ed ultimo, perchè non veggo che servigi facciano alla Chiesa, ed a che siano utili, se non fosse che curano la loro salvezza, la qual cosa da Girolamo si chiama _santa rusticità_.... Di questo adunque basti. Ora _è da godere coi godenti e da piangere coi piangenti_........ Papa Alessandro IV morì l'anno 1261, ed ebbe successore Urbano IV, che diede la Regola di questi Gaudenti.

a. 1262

L'anno del Signore 1262, indizione 5.ª, fu eletto Papa Urbano IV, e a suo tempo fece due cose: Per opera dei crociati mise in fuga l'esercito di Saraceni, che Manfredi, figlio di Federico II Imperatore spodestato, aveva lanciato sul patrimonio della Chiesa, e conferì facoltà a Carlo Conte di Provenza, fratello del Re di Francia, di ritogliere il Regno di Sicilia a Manfredi che l'occupava.

a. 1263

L'anno 1263, indizione 6.ª, Papa Urbano IV diede e confermò l'investitura del Regno di Sicilia a Carlo, e ne privò il sunnominato Manfredi, che lo teneva di forza.

a. 1264

L'anno 1264, indizione 7ª, ai sette d'Agosto apparve una maravigliosa cometa, quale nessuno mai, che allora vivesse, l'avea veduta. Sorgeva con vivacissimo splendore dall'oriente, e allungava una lucidissima coda sino a metà dell'emisfero, verso occidente. E quantunque fosse mandata, forse, come segnale di molti eventi a diverse parti del mondo; questo solo almeno di chiaro si è veduto che, avendo durato tre mesi, al suo apparire Papa Urbano cominciò ad ammalare, e spirò la stessa notte in cui la cometa disparve. E lo stesso anno venne a Modena da Ferrara il Marchese d'Este con forte numero di fanti e di cavalli, e una Domenica, che fu il 20 Dicembre, arrivarono da Firenze 200 militi Guelfi, ad istanza di Giacomino Rangoni, di Manfredo Rosa da Sassuolo e di tutto il partito di lui, cioè della Chiesa, e del Podestà di Modena, Monaldo da Orvieto; e scacciarono dalla città la fazione di quei da Gorzano, che erano del partito imperiale, e tutti i loro aderenti, e restò morto Tomaso di Gorzano, e due della famiglia Bastardi, e distrussero tutto il castello di Gorzano[209]; il qual fatto produsse forte impressione nell'animo di tutti i Reggiani. Lo stesso anno morì anche Papa Urbano IV.

a. 1265

L'anno 1265, indizione 8ª, fu eletto in Perugia Papa Clemente IV, che era allora oltre monti, ed apparteneva al collegio de' Cardinali, e non volle recarsi a ricevere l'investitura del papato senza aver prima visitato in Assisi la chiesa ove giace il gloriosissimo corpo del beato Francesco. Lo stesso anno arrivò a Roma Carlo, fratello del Re di Francia, e fu fatto e confermato Re della Puglia e di Sicilia, d'onde il predetto Carlo, che era stato chiamato da Papa Urbano per la riconquista della Sicilia, venne a Roma per mare, ove era anche stato eletto Senatore. Dipoi invadendo la Puglia, in battaglia campale tolse la vita e il Regno al prenominato Manfredi. Lo stesso anno, i Modenesi e i Guelfi, che erano in Modena, un venerdì 6 Marzo, corsero sopra Reggio, e quei di Fogliano ed i Roberti ruppero con gran violenza Porta Castello, che era murata, ed i Modenesi e i Guelfi entrarono in città, ove si azzuffarono con quei di Sesso, e con furore ed isterminio li espulsero da Reggio. Perciò quei da Sesso coi loro partigiani si ritirarono a Reggiolo, e quasi tutti i popolani, che tenevano dalla parte di quei di Sesso, furono confinati a tre miglia al di sopra della città e della strada Emilia, liberi sulla loro fede e lealtà, tranne quelli che erano cittadini di Sesso. Così i Roberti nominarono subito Podestà Giacomino Rangone di Modena, deponendo Marco Gradenigo di Venezia. In quell'anno, que' di Sesso presero il castello di Canolo[210], che dopo fu ripreso dalla fazione de' Roberti. Parimente in quell'anno fu fatta e pattuita una tregua tra i Reggiani, che occupavano Reggio, e quelli che ne erano stati cacciati, a cominciare dal giorno di San Pietro sino a San Michele; e la convenzione fu stabilita per mezzo de' frati Predicatori, cioè frate Federico Priore di detti frati, frate Pellegrino lettore, e frate Pietro Falconi e alcuni frati Minori; della qual tregua trassero utile notevole ambedue le parti. L'anno stesso, verso Natale, arrivò un numeroso esercito Francese in aiuto di Carlo fratello del Re di Francia, che era a Roma. Ed io li ho veduti arrivare mentre andava a predicare in S. Procolo di Faenza, nella festa di S. Giovanni Evangelista. E corsero in Puglia contro Manfredi, figlio di Federico Imperatore deposto, per debellarlo, e lo uccisero e spogliarono di quanto aveva, l'anno 1266, verso Pasqua. E fu gran miracolo che l'anno in cui vennero non si ebbe freddo, nè gelo, nè ghiaccio, nè neve, nè pioggia, nè fango; ma buonissima era la strada, facile e commoda, come fosse il mese di Maggio. E questo avveniva per disposizione di Dio, perchè accorrevano in aiuto della Chiesa, ed a sterminio di quel maledetto Manfredi, che per le sue iniquità fu ben degno di tal fine. Ed erano veramente moltissime, come se ne diceva, e aveva perfino fatto uccidere suo fratello Corrado. E Corrado aveva fatto uccidere Carlo di lui fratello, nato a Ravenna da un'Inglese, moglie di Federico Imperatore, mentre Corrado gli era nato da una figlia del Re Giovanni. Ebbe anche Enrico, il primogenito, da una spagnuola; e Manfredi avevalo avuto da una sorella, o da una figlia d'una sorella del Marchese Lancia, Lombardo di Piemonte. Ma tra tutti i figli dell'Imperatore Federico, a mio avviso, il più valente fu Enzo Re di Sardegna, fatto prigioniero dai Bolognesi, e per molti anni sino alla morte tenuto in carcere. Questi non era legittimo. Anche un altro ne ebbe non legittimo, di nome Federico, cui creò Re in Toscana. Lo stesso anno, Uberto Pallavicino, Podestà di Cremona, coi Cremonesi e con ogni sua possa tentò di impedire il passo al Conte di Fiandra, Capitano della milizia dell'esercito di Re Carlo. Ma il Conte sforzò il passo dell'Oglio a Palazzolo[211], distrusse il castello di Capriolo[212], e gli abitanti del castello, perchè avevano impiccato uno de' suoi cavalieri, tutti, maschi e femmine, sino ai ragazzi, li fece passare a fil di spada. Il Conte passò poi vicino a Brescia, prese e distrusse Montechiaro, castello dei Bresciani, e poscia andò a Mantova.

FINE DEL PRIMO VOLUME

_Il traduttore si riserva il diritto della proprietà letteraria_

ERRATA-CORRIGE

Errori Correzioni

Pag. 2 peliccie pelliccie » 7 sudarono andarono » 14 lni lui » 14 fondamento fondamenta » 30 dei Stefani degli Stefani » 34 1225 1229 » 43 Tebaldo Tedaldo » 58 Luigi Pizzi Italo Pizzi » 82 Roberto Giberto » 96 Sonio Senio » 98 qnando quando » 116 delle provincie della provincia » 123 Adriano III Alessandro III » 129 Cantorbery Rouen » 140 Bartolomeo Gherardino » 141 quatunque quantunque » 145 Isaia XXXII Isaia XXXI » 160 qnando quando » 164 Prefetessa Prefettessa » 196 Provvincia Provincia » 196 Perrocchè Perocchè » 207 Raimoudo Rainaldo » 222 Balbekie Balbek » 259 sovraccitati sovreccitati » 305 Adriano III Adriano V » 323 diocesi Reggio diocesi di Reggio » 328 cinquanta cinquecento

NOTE:

[1] Stimo conveniente avvertire (dice qui l'editore parmense dell'originale) che si è ommesso nella presente pubblicazione tutto ciò che leggesi da carte 208 (prima dell'acefalo codice Vaticano) a 215 non essendo la narrazione in esse compresa che un estratto della Cronaca del vescovo Sicardo già edita dal Muratori (Rer. Ital. t. 7.). Al quale avvertimento il traduttore aggiunge che il celebre Monsignor Gaetano Marini quando fece trascrivere dall'Abate Amati l'autografo salimbeniano pel Duca di Sermoneta, sulla qual copia fu condotta l'edizione di Parma, ommise la trascrizione di alcuni trattatelli, canzoni popolari, satire inserte nella cronaca, perchè a suo avviso erano inutili, mentre potevano servire a far meglio conoscere il movimento del pensiero filosofico e religioso del tempo. E se, come pare, si pubblicheranno le accennate cose mancanti, saranno tradotte e aggiunte in appendice a questa edizione. C. C.

[2] Nome d'un passo sulla Sierra Morena tra l'Andalusia e la Nuova Castiglia ove nel 1202 erano stati sbaragliati i Mori.

[3] Castello sulla sinistra del Serio in Lombardia.

[4] Ora Chiaravalle della Colomba, pochi chilometri sotto Alseno, che è una stazione della ferrovia Piacenza-Parma.

[5] Abate de' Cistercensi di Flora in Calabria, morto nel 1201 o nel 1202; ei spacciava e passò per profeta; lasciò libri di predizioni e molte altre opere, che suscitarono gran romore, ed ebbero difensori ed oppugnatori. La Chiesa nel concilio di Laterano indetto da Innocenzo III, condannò le sue dottrine intorno alla Trinità perchè conducevano al Triteismo, senza nominarne l'autore perchè era uomo di santa vita; e prima di morire, riconosciuti i suoi errori, li disdisse.

[6] Sulla linea della Ferrovia a dieci chilometri prima di Rimini per chi parte da Bologna.

[7] Donato fu maestro di Rettorica a Roma nel 356, ove ebbe scolare S. Girolamo. Compose una Grammatica che poi si denominò il Donato; e lasciò i commenti di Terenzio e Virgilio.

[8] Piccolo paese sulla destra del Po a pieno nord di Borgo S. Donnino.

[9] Nella Provincia di Foggia tra Lucera e S. Severo. Salimbene lo chiama Fiorentino; Giovanni Villani Fiorenzola, il dizionario geografico universale compilato da una società di dotti italiani dice Firentina. Ora non restano che pochi ruderi e un tratto di cortina del castello a cui è addossata una fattoria della famiglia Romano, e si chiama in paese Torre fiorentina.

[10] Nocera de' Saraceni la chiama Salimbene; Nocera la dicono Svetonio e Tolomeo; Luceria la dicono tanti altri antichi, ora è Lucera.

[11] Sulla destra del Po Nord-Est di Guastalla.

[12] Tra Guastalla e Reggiolo era una stesa di terreno paludoso detto il Po morto, le cui acque incanalate nel detto cavo, e asciugato il territorio, si conquistarono alla coltivazione ubertosissime campagne, a spese de' Cremonesi padroni di Guastalla, e de' Reggiani. La Tagliata è aperta ed utile tuttora.

[13] Questo è Bondeno della Provincia di Mantova alla destra del Po in quel di Gonzaga. In antico vi era Bondeno di Arduino e de' Ronconi; ora le frazioni di Bondanello e Ronchi.

[14] Fabbrico e Campagnola a Sud-Sud-Est di Guastalla. Bedullo era nelle vicinanze: ora non esiste più come villa a sè; nel principio del secolo corrente fu atterrata la chiesa che ne restava, come ultima reliquia, che era soggetta alla parrocchia di Fabbrico.

[15] Scolo d'acque in gran parte interrito tra il Reggiano, il Modenese e il Mantovano.

[16] Cioè nella gora delle acque.

[17] Di questa Corte e Castello, che diede nome alla nobile famiglia de' Conti da Palù, appena resta un vestigio tra Fabbrico e Reggiolo, in un luogo detto Motta di Fabbrico, o Valle di Padulo.

[18] Castello a mezza via circa tra Reggio e Scandiano.

[19] Castello sull'appennino alla destra del Tresinaro.

[20] Sulla destra del Panaro a monte della via Emilia.

[21] A 7 miglia da Bologna al di sotto della via Emilia verso il Panaro.

[22] Piumazzo è una villa del Comune di Castelfranco, situato al disopra dell'Emilia vicino al Samoggia e al Panaro.

[23] Popoli che stanziavano all'oriente della foce del fiume Oural.

[24] Popoli che stanziavano a nord del Caucaso sul fiume Kuma corrente al Caspio.

[25] Sulla destra del Panaro non lungi dall'Emilia, a monte.

[26] Circa sull'area, ove ora sorge il Seminario, era allora la canonica, o casa in cui coabitavano e convivevano i canonici, la quale prolungando a settentrione due ali con portici all'interno, correva ad appoggiarsi al fianco meridionale del Duomo e formava un chiostro. Nel portico orientale, detto _Paradiso_, e attigua al Duomo stava la cappella di S. Agata, ove i canonici s'adunavano a capitolo, che atterrata in processo di tempo in una col chiostro, fu poi riedificata incorporandola col Duomo stesso ove ora si trova allineata colle altre cappelle, che sono opere posteriori appiccicate alle navate minori, come un fuor d'opera dell'edifizio o disegno primitivo e principale. Non si sa in che tempo siasi cominciata l'erezione dell'attuale cappella di S. Agata: è noto soltanto che i canonici nel 1556 si valsero de' proventi di una certa eredità per continuare l'opera già da tempo cominciata e poi sospesa; e che nel 1574-75 fu tutta dipinta da Aurelio Barili, del cui lavoro non resta che la fascia dell'arcone. La prima di dette cappelle fu eretta nel 1285 della nobile famiglia Cantelli, di cui ora è illustre capo il Senatore conte Girolamo, proprietario e restauratore di quel monumento della religione de' suoi antenati.

[27] La lettera greca Y ipsilon per i pitagorici era figura della vita, e colla sua biforcazione simboleggiava la scelta dello stato che si faceva a quindici anni compiti, ed anche il bivio al bene e al male.

[28] Sul Tevere a pieno oriente di Arezzo.

[29] A 24 chilometri da Perugia, sulla ferrovia Perugia-Foligno.

[30] Aveva più che 50 anni, dice G. Villani.

[31] Gli Amorei erano un popolo della terra promessa, che non volle mai lasciare il proprio paese, quando giunsero gli Israeliti dall'Egitto; anzi sostenne molte e disastrose guerre per la difesa delle patrie mura, e non ristette mai dal tentarne il riscatto dopo le perdite sofferte: sicchè nel linguaggio biblico è dato come il tipo della costanza spinta sino all'ostinazione.

[32] Cetei o Etei popolo della Palestina: buona gente ed ospitale: quindi dati come il tipo della bontà e dell'ospitalità.

[33] Sulla sinistra dell'Oglio lungo la via che da Cremona va a Brescia.

[34] Moglie di Azzone Sanvitali.

[35] S. Giorgio era non lunge all'attuale piazza principale della città nell'area di piazza detta Pescheria vecchia che si allinea con un lato a strada S. Lucia, strada che allora non esisteva, e fu aperta nel 1283.

[36] Larione o Lirone era un ramo del Po, che ora non esiste. Il Po e il Lirone formavano un'isola detta Polirone, nella quale Tedaldo, avo della contessa Matilde edificò la chiesa e una parte del monastero di S. Benedetto di Polirone.

[37] Presso Chiavari e al mare.

[38] Gli istoriografi della città di Reggio la dicono porta _Brennone_.

[39] Gattaiola: a tre miglia Sud di Lucca con un convento in cui fu monaca anche una figlia di Castruccio Castracani.

[40] Arcella, che allora si diceva Cella, è luogo non lungi da Padova, fuori di porta Codalunga, dove esisteva nel 1231 un convento di monache. S. Antonio reduce da Camposampiero e giunto gravemente malato presso quel monastero di Cella vi fu ospitato e vi morì.

[41] Piccola villa a Nord-Ovest a pochi chilometri da Reggio.

[42] Villa a tre miglia pieno Nord di Reggio.

[43] Paese a circa 15 chilometri da Parma e a pieno Nord da Parma stessa, non lunge dal Po.

[44] A cavalliere della via Emilia a dodici chilometri da Modena per Bologna.

[45] A mezza circa via tra Parma e Reggio.