Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I
Part 27
In processo di tempo poi que' Parmigiani del partito imperiale, che risiedevano a Borgo S. Donnino, pregarono i loro concittadini di parte della Chiesa che per amore di Dio, e della beata Vergine gloriosa, li accogliessero in città, poichè, essendo morto l'Imperatore, desideravano riamicarsi con loro. E di fatto si rappaciarono, e furono ammessi in città, come ho veduto io co' miei occhi; ma quando videro le loro case atterrate (si noti che eglino altrettanto avevano fatto ai partigiani della Chiesa, allora che anch'essi furono espulsi) cominciarono a voler contendere, trattar da pari a pari, e insultare il partito della Chiesa. Di più, sapendo che Uberto Pallavicini aveva in mano il dominio di Cremona e di molte altre città, si proposero di farlo Signore anche di Parma. A che Uberto aspirava ed ogni sua cura rivolgeva, e volevano mandare in bando sino all'ultimo tutti i partigiani della Chiesa, e ridurli siffattamente al nulla che non potessero mai più ripor piede nella loro città. La quale trama venuta a conoscenza de' Parmigiani, cominciarono a tremare come giunchi nell'acqua, ed a nascondere le cose che s'avevano più care. Ed io pure nascosi i miei libri, poichè in quel tempo io dimorava a Parma; e molti Parmigiani del partito della Chiesa si preparavano già a partire spontaneamente da Parma, prima che il Pallavicino, arrivando, li incogliesse nella rete, rapisse loro ogni bene, e li costringesse di forza al bando. Quando dunque cominciò a diffondersi in Parma la voce che il Pallavicino era sulle mosse per arrivare, e d'altronde si vedeva che il suo arrivo non era poi lì lì per effettuarsi, (ed il ritardo derivava da ciò, che egli s'era deliberato di impadronirsi prima di Colorno e di Borgo S. Donnino, come realmente fece; sia per entrare in Parma con maggiore trionfo; sia, perchè, occupate quelle due posizioni, i Parmigiani parteggianti per la Chiesa, che avessero voluto fuggire, non avrebbero saputo da che parte voltarsi; e così avrebbero essi ricevuto scacco matto, essi che s'erano allevato il serpente in seno) ecco d'improvviso sorgere un uomo, che abitava in Parma in Cò di Ponte, tra la chiesa di Santa Cecilia, e Santa Maria dell'Ordine de' Templarii[163]. Costui era un sartore, e si chiamava Giovanni Barisello, ed era figlio d'un contadino della famiglia Tebaldi, di que' contadini che i Parmigiani chiamano mezzadri. E, presa in mano una croce e il libro de' Vangeli, andò girando per la città alle case di coloro, che passavano per imperiali, e si sospettava volessero a tradigione consegnar Parma al Pallavicino, e li faceva giurare di obbedire alle leggi del Papa e aderire al partito della Chiesa. Egli aveva seguaci un cinquecento uomini in armi, che l'avevano fatto loro Capitano, e lo seguivano come fosse un principe o un condottiero. E molti degli imperiali giurarono di essere ossequenti alle leggi del sommo romano Pontefice, e di aderire al partito della Chiesa; parte de' quali lo fecero con sincerità, e parte per il timore, che li incoglieva, al vedersi tanta gente armata alla porta della casa. Quelli poi che non avevano l'animo disposto a quel giuramento, alla chetichella se n'uscivano di Parma, e andavano a dimorare in Borgo S. Donnino. Ed ogni volta che bolliva in Parma discordia tra cittadini, chi fuggiva trovava sempre quel castello aperto; ed i Borghigiani esultavano sempre delle discordie che s'accendevano in Parma, e l'esultanza loro sarebbe stata maggiore se l'avessero veduta rasa al suolo. I Borghigiani difatto non hanno mai guardata di buon occhio la città di Parma; anzi, quando Parma era in guerra, in Borgo S. Donnino si raccoglievano tutti gli assassini di Lombardia, ove erano di buon grado ospitati, per far danno e vergogna a Parma. Eppure i Parmigiani avevano fatto ai Borghigiani i seguenti benefici, come ho visto io co' miei occhi, chè ivi ho abitato un anno, cioè nel 1259: (In quell'anno l'Italia fu colpita da desolantissima morìa d'uomini e di donne, ed Ezzelino da Romano fu fatto prigioniero dai Cremonesi e da quelli de' loro alleati che si trovavano al campo). Il primo beneficio fu che ogni anno mandavano loro un Parmigiano per Rettore, o Podestà, e ne pagavano la metà dello stipendio. Secondo, che a partire dal Taro, che è distante da Parma cinque miglia, tutti gli abitanti potevano andare al mercato di Borgo S. Donnino senza opposizione alcuna da parte de' Parmigiani; e così Borgo S. Donnino aveva il concorso d'un territorio di dieci miglia, appartenente alla Diocesi di Parma: ed ai Parmigiani restava la sola estensione di cinque miglia. Terzo, che i Parmigiani accorrevano a loro difesa quando o i Piacentini, o i Cremonesi, o chicchè altri fosse, moveva loro guerra. Quarto, che quantunque in Borgo non vi fossero che due sole famiglie nobili, i Pinchilini ed i Verzoli, mentre le altre erano di popolani, o di ricchi campagnuoli, pure i Parmigiani non isdegnavano mandare ivi a marito le loro nobili donzelle; il che non era poco onore. Io credo d'averne vedute quivi di donne Parmigiane ben venti, che vestivano pelliccie di vaio[164], o stoffe di colore scarlatto. Ma i Borghigiani, nulla valendo per loro tanti benefici ricevuti, furono ingrati ai Parmigiani; epperciò questi, e a gran ragione, quando se ne presentò l'occasione opportuna, distrussero Borgo S. Donnino...... Girando dunque Giovanni Barisello per Parma a intimare di prendere giuramento alle persone sospette, arrivò alla casa di Rolando di Guido Bovi, che abitava in Cò di Ponte, nei pressi della Chiesa di S. Gervaso; e, chiamatolo fuori di casa, gli impose di giurare subito, senza indugio, e di abbracciare il partito della Chiesa, se volesse aver salva la vita, altrimenti partisse da Parma (Il prenominato milite Rolandino di Guido Bovi era di parte imperiale, e aveva avuto dall'Imperatore molte Podesterie). Or egli veduta tanta radunata di gente, che esigeva tale giuramento, e lo minacciava del bando, fece secondo il consiglio del Savio ne' Proverbii 22:º L'uomo avveduto vede il male e si nasconde; ma gli scempii passan oltre, e ne portano pena. Giurò dunque e disse: Giuro di stare ed obbedire agli ordini del romano Pontefice, e di aderire al partito della Chiesa per tutta la mia vita, a scorno di quel partito, di cui nessun altro più miserabile e più abbietto si trova sotto il padiglione del cielo. E voleva alludere al suo partito, cioè a quello degli imperiali, che lo avevano abbandonato, e lo lasciavano tanto vituperosamente conculcare dagli avversari. E gli ecclesiastici Parmigiani lo amarono...... Pertanto in quel tempo i Parmigiani vollero tentare la riconquista di Borgo S. Donnino, ma non ne vennero a capo, perchè il Pallavicino e que' Parmigiani di parte imperiale che erano profughi dalla città l'occuparono e lo tenevano sotto buona guardia. Quel castello era munito di forte muraglia, e cinto di ampie fosse, che si estendevano anche attorno al suburbio. Ma Colorno lo ripresero prestissimo, e molti imperiali vi caddero morti di spada, tra quali Francesco figlio di Giovanni Pucilesio, e Rolandino Gogo di Parma, e Manfredino da Cànoli[165] di Reggio, cui il Pallavicino aveva fatto Capitano. Questi era uno de' figli di Manfredo di Modena, ed era di persona tanto avvenente, che a pena l'avrebbe vinto in bellezza Assalonne figlio di Davide. Molti altri, e degni di essere ricordati, morirono, ma per ragione di brevità corro innanzi, e mi affretto a dir d'altro. Il Pallavicino perciò depose il pensiero di correre su Parma, perchè non lo poteva. La città aveva avuto sospetto degli intendimenti di lui, ne conosceva le astuzie e le malizie, e quindi si ebbe buona guardia; ed accadde al Pallavicino ciò che il Savio dice ne' Proverbii 26.º ecc. Giovanni Barisello fu il povero e saggio uomo che si trovò in Parma, e per virtù della sua saggezza si mantenne libera la città. Laonde i Parmigiani non gli furono ingrati, anzi riconobbero il beneficio ricevuto, e con molti favori lo ricambiarono. Ed anzi tutto, di povero che era, lo arricchirono; poi, gli diedero moglie una nobil donzella, che era de' Cornazzani; in terzo luogo, lo nominarono consigliere perpetuo, stantechè era fornito di molta grazia e attitudine naturale a fare concioni; finalmente gli concedettero facoltà di poter sempre fare adunata di gente in armi, di condurla seco, e di apporre alla compagnia il suo nome, purchè avesse per iscopo l'onore e l'utilità della città e del Comune di Parma. Questa compagnia di gente in armi ebbe vita di molti anni; ma un Modenese, che era Podestà di Parma, cioè Manfredino da Rosa[166], che si chiama anche da Sassuolo, come si chiama suo padre, per mostrarsi premuroso dell'onore de' Parmigiani, la sciolse, non piacendogli che i Parmigiani si denominassero da tal uomo e da tal nome. E tanto zelo provenne dall'amore che Parmigiani e Modenesi si hanno scambievole, intimo e caldo. Manfredino adunque ordinò che Giovanni Barisello attendesse a' fatti suoi, e a casa sua, e sciogliesse quella compagnia di uomini d'armi, e cessasse di farne pompa, perchè essendo egli Podestà di Parma, voleva governare la città a suo talento. E Barisello ubbidì sommessamente; e il giorno stesso, ripreso l'ago e il refe, tornò alla sua bottega, e ricominciò sotto gli occhi de' Parmigiani a cucire vestimenta..... Il padre del prenominato Podestà era un mio conoscente, e sua madre e sua moglie erano mie divote. Nulla ostante i Parmigiani usarono sempre deferenza a Giovanni Barisello, e fu sempre tenuto in considerazione, e mantenuta alta la sua reputazione. In processo di tempo poi Re Carlo, fratello del Re di Francia S. Lodovico, che andò oltremare al riscatto di Terra Santa, avendo udito che i Parmigiani erano prodi guerrieri e suoi amici, e sempre pronti ad aiutare la Chiesa, mandò invitandoli a formare, ad onore di Dio e della santa romana Chiesa, una compagnia che s'intitolasse dalla croce, a cui egli pure desiderava di essere ascritto; e bramava che in tale compagnia si fondessero tutte le altre che vi fossero in Parma, e che stessero sempre pronti a soccorrere la Chiesa ad ogni bisogno. Ed i Parmigiani annuirono, e, quella che si costituì, chiamossi la compagnia dei Crociati. Ed i Parmigiani, in fronte al quaderno che registrava i nomi degli ascritti, segnarono a lettere d'oro il nome di Re Carlo, proclamandolo loro Capitano, primicerio, principe, condottiero, compagno, Re e trionfatore magnifico. E se in Parma, chi non appartiene alla compagnia, offende alcuno di quelli che vi sono ascritti, questi accorrono subito, come fanno le api, a difesa del consocio, e si aiutano reciprocamente, e subito corrono alla casa dell'offensore e la smantellano radicalmente, sicchè non se ne vede più pietra su pietra. Laonde i cittadini non ascritti alla compagnia vivono in continua agitazione d'animo, e sono costretti o a starsene mogi, o ad inscriversi alla compagnia stessa. La quale perciò crebbe numerosissima. Ed ora i Parmigiani non sono più denominati da Giovanni Barisello, ma da Re Carlo, e dalla Croce di nostro Signore Gesù Cristo, a cui sia gloria e onore per i secoli de' secoli, e così sia.