Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I
Part 22
_Spurius ille puer nullum suadebit honestum_
Di spurio seme, reo rampollo è questo, Nè mai ti saprà dar consiglio onesto.
Egli s'era lasciato sfuggir dalle labbra una o più volte in pubblica adunanza che era meglio essere ridotti a mangiar della calce, che vivere in pace coi partigiani della Chiesa. Ma intanto egli si mangiava i buoni capponi, ed i poveri morivano d'inedia. Ma a questo mondo non dura a lungo la fortuna de' malvagi: Mutò vento, e chi parteggiava per la chiesa cominciò ad averlo in poppa. Ed anche per quel miserabile venne il giorno della fuga, anzi fu portato via di soppiatto dalla città di Reggio, e tutto fetore, scomunicato e maledetto, senza confessarsi, senza comunicarsi, e senza fare la penitenza sacramentale de' suoi peccati, e fu sepolto in un fossato della villa di Campagnola[152]. Nello stesso anno 1249, i Parmigiani coi fuorusciti Reggiani bruciarono il ponte di S. Stefano di Reggio, e il borgo d'Ognissanti, e il ponte e il borgo di Porta Bernone; il 10 di Giugno, il Crostolo gonfiò e atterrò i ponti e inondò sino alla Modolena[153]. Lo stesso anno in Agosto, Simone di Giovanni di Bonifacio de' Manfredi occupò Novi, Rolo e S. Stefano[154] Terre o Ville della diocesi di Reggio. Egli era del partito della Chiesa, nobiluomo, bello, forte, amico mio, e, in tempo di grossa guerra, valoroso guerriero; e gli si erano aggruppati attorno molti, che cacciati dalle loro case, avevano il veleno nel cuore e seguivano lui come capo; e si era divulgata molto la fama del suo nome per le memorabili sue gesta d'incendi, di invasioni, di devastazioni, di stragi, come consigliava la barbarie della guerra di que' tempi. Così pure nel settembre di quell'anno, tra nona e vespro, si sentì un orribile terremoto; e i Bolognesi e i fuorusciti Modenesi e Romagnoli assediarono Modena, ne incendiarono i subborghi, e nel settembre stesso la manganellarono; ed Ezzelino da Romano prese Este[155], castello del Marchese d'Este, ed altre Terre dello stesso Marchese, per vendicarsi dell'aiuto che il Marchese Azzone prestava ai Parmigiani, che fabbricavano il Castello di Brescello. I Modenesi poi, nell'anno stesso, fecero alleanza co' Bolognesi, e si crearono due Podestà, uno per parte, e riscattarono que' loro prigionieri, che si tenevano stretti nei ceppi. In quell'anno, dopo la festa di Sant'Antonio di Padova, o meglio di Spagna, che è dell'Ordine da' frati Minori, partii col mio compagno dal convento di Genova, ed arrivammo a Bobbio, ove vedemmo una di quelle idrie, nelle quali era stata l'acqua che il Signore trasmutò in vino per le nozze di Cana Galilea. Almeno si dice che sia una di quelle; se realmente la sia, sallo Iddio, che vede tutto chiaro ed aperto. Dentro di essa sono collocate molte reliquie, e sta su un altare del monastero di Bobbio, dove sono anche, e le vedemmo, molte reliquie di S. Colombano. Dopo, ci avviammo alla volta di Parma, d'onde eravamo nativi, e sbrigammo le nostre faccende. Poco dopo la nostra partenza da Genova, arrivò colà frate Giovanni da Parma Ministro Generale, a cui i frati del convento di Genova dissero: Perchè, Padre, ci privaste di que' vostri frati, che avevate mandati quì? Noi eravamo lietissimi di averli quì con noi per amor vostro, per la loro bontà, per la consolazione che ne davano, e per la loro condotta esemplare. Allora il Generale rispose: E dove sono? Che? non sono forse più in questo convento? E i frati: Padre, no, non vi sono più: Frate Ruffino, Ministro Provinciale di Bologna, li richiamò alla sua provincia. E il Generale soggiunse: Iddio sa, se io aveva alcuna notizia di questo ordine di obbedienza; anzi io teneva sì per fermo di trovarli in questo convento, ch'io cominciava a far le meraviglie, perchè non mi si erano presentati. In seguito ci trovò a Parma, e con volto gioviale ne disse: Correte pur tanto per di quà e di là, o miei giovanotti; ora in Francia, ora in Borgogna, altra volta in Provenza, poi nel convento di Genova, oggi a Parma con inclinazione a soffermarvici. Oh! se potessi io posare, come voi lo potreste, non vorrei essere sempre in su' viaggi. E gli risposi: A voi, Padre, toccano i disagi del viaggiare per ragioni di ministero; a noi tocca viaggiare per virtù di obbedienza: chè, ve l'assicuro, viaggiammo sempre per ragione di pura e vera obbedienza. Udito ciò, rimase soddisfatto, specialmente per effetto dell'amore che aveva per noi. Quando poi fummo a Bologna, un giorno in camera disse a frate Ruffino Ministro Provinciale: Io aveva mandato questi frati nel convento di Genova a studiare, e tu ne li hai tolti di là. E frate Ruffino rispose: Padre, questo l'ho fatto per far piacere a loro. Io li aveva mandati in Francia, quando l'Imperatore stava a campo intorno a Parma. Perciò richiamandoli, io credeva di far cosa loro gradita. Ed io aggiunsi al Ministro Generale: La cosa sta come il Ministro Ruffino l'ha esposta. E il Generale ripigliò: Cura dunque ora di collocarli ove sia che s'accontentino, e si dedichino a studio, e non vaghino tanto di quà e di là. Di buon grado, o Padre, rispose frate Ruffino, mi adoprerò a contentarli e per l'amore che nutro in cuore per voi e per l'amore che mi lega a loro; e ritenne il mio compagno a Bologna, perchè gli correggesse la sua Bibbia, e mandò me a Ferrara, ove dimorai sette anni continui senza mutar mai di convento.
a. 1250