Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I

Part 20

Chapter 201,049 wordsPublic domain

_Miramur iuvenes largos, vetulosque tenaces;_ _Illis cum multum; his breve restat iter._

È un fatto in vero sovra ogni altro strano Che scialacqui il garzon lunge da morte, E ammassi poi con appetito insano Chi già del cimiter bussa alle porte.

Doveva dunque il ricco Arcivescovo tenere in casa sua il povero Vescovo, e dire con Giacobbe Genesi 22º ecc; ma la sua avarizia e tirchieria ne lo dissuase: e dopo la mia partenza da Genova seppi poi che l'avevano ucciso. Simile a lui per avarizia ed esosità era il Vescovo di Ferrara. Tanto che, quando il Patriarca di Gerusalemme, arrivato a Ferrara d'oltremare, in viaggio per recarsi alla Corte pontificia a trattare di suoi affari, lo pregò di ospitarlo una notte nel suo episcopio, n'ebbe un rifiuto. Ma arrivato a Corte, e, fermatovisi alquanto tempo, vi fu eletto Papa. Questi fu Urbano IV oriondo di Troyes; e scrisse al Vescovo di Ferrara una lettera di questo tenore: Sappi che ora io sono Papa, e non avendomi tu voluto accogliere come ospite, quantunque l'Apostolo dica: Il Vescovo deve essere ospitale, dell'avarizia e tircheria tua potrei ricambiartene a misura del merito ecc. Non si è però mai saputo che il Papa ne lo abbia punito. Tuttavia egli rimase sotto il peso di una continua trepidazione, che gli valse per una non piccola punizione. Il Vescovo suaccennato era oriondo di Brescia, medico, poi Vescovo di Piacenza. Finalmente andò a Roma, ove ne ottenne il Vescovado di Ferrara. A Piacenza teneva in casa due frati Minori, a cui per avarizia dava un vitto meschino. Nell'anno 1248 Papa Innocenzo IV, che risiedeva a Lione co' suoi Cardinali, mandò frate Simone da Montesarchio, procuratore dell'Ordine dei frati Minori, di cui ho parlato più su, in Puglia, perchè sottraesse il regno di Puglia e di Sicilia dal dominio di Federico Imperatore deposto; e molti di quegli abitanti volse ad abbracciare il partito della Chiesa. Ma finì che l'Imperatore lo fece prendere, e gli fece subire diciotto torture, sostenute tutte da quel frate con una fiera rassegnazione, senza che i tormentatori potessero estorcere nulla dalle sue labbra, tranne che lodi a Dio; e Iddio operò per intercessione di lui molti miracoli, e voglia il cielo che sia intercessore anche per noi, e così sia. Questi fu mio amico e venne meco dal Papa alla Corte di Lione, e passando da Nizza a Genova per mare, ci raccontammo molti fatti. Era di statura mezzana e bruno, somigliante a S. Bonifacio, uomo sempre allegro e intraprendente, di buona vita e sufficiente coltura letteraria. Vi fu anche un altro frate Simone, detto della Contessa, cui Iddio rese illustre, cingendolo di una raggiante aureola di miracoli; e frate Giovanni da Parma lo fece Ministro della provincia di Assisi, nella vallata di Spoleto. Questo fu mio intimo amico nel convento di Marsiglia, l'anno in cui il Re di Francia andò la prima volta oltremare, cioè l'anno 1248, anno in cui i fuorusciti di Reggio, partigiani della Chiesa, presero di viva forza tutti i castelli della montagna; e i Parmigiani ricuperarono Bibbianello[140], Cavriago[141], Guardasone[142] e Rivalta[143], e infierì anche una estesa moria, della quale restò vittima l'Abbate di S. Prospero di Reggio. Lo stesso anno l'Imperatore già deposto riconquistò Vercelli; e fu ucciso Bonacorso da Palù; e furono mandati ostaggi in Puglia Ruzinente di Reggio e Maravone e molti altri Reggiani. Il Re Enzo, che allora occupava la città di Reggio, fece aprire un gran cavo verso la Scalopia[144] sino al Po; e il Vescovo di Tripoli, che era de' Roberti di Reggio, morì in Parma, e fu sepolto nella Basilica cattedrale, che è dedicata alla Beata Vergine; e Bernardo di Rolando dei Rossi da Parma, cognato di Papa Innocenzo IV, fu preso e ucciso dagli imperiali, perchè, tornando da Fornovo, il suo cavallo incespicò e cadde a terra. Che se l'Imperatore l'avesse avuto in mano vivo......... e la guerra era grossa. L'Imperatore aveva il suo quartiere a Cremona, e faceva spesso sue scorrerie sull'Agro parmigiano, e si soffermava talora ne' dintorni di Parma co' suoi tedeschi ed altri di parte sua, spiando l'occasione di vendicarsi de' Parmigiani, che l'avevano cacciato in fuga, e distrutta Vittoria sua città, costrutta presso Parma, in una località chiamata Grola. E in quel tempo teneva la signoria di Modena, Reggio e Cremona, mentre que' cittadini di queste città, che parteggiavano per la Chiesa, vagolavano al di fuori schivando sempre le strade. Nell'anno suindicato Lodovico Re di Francia passò il mare per battere i Saraceni d'Oriente, e prese loro Damiata;[145]; i Bolognesi assediarono Bazano, castello de' Modenesi, lo espugnarono e lo occuparono il giorno 6 di Luglio. Così la Chiesa, mentre era allora Legato in Lombardia Ottaviano Cardinal diacono, ricuperò le Romagne e riacquistò quasi tutta la Marca d'Ancona. Nell'anno predetto, come già accennai, Lodovico Re di Francia co' suoi tre fratelli, coll'esercito e con una innumerevole caterva di volontarii, tutta gente del volgo, verso la Pentecoste, presa la croce, incominciò il suo viaggio e passò il mare per debellare i Saraceni e ricuperare Terra Santa. E a prima giunta occupò Damiata; ma poi, per le colpe dei Francesi, restò ucciso Roberto secondogenito fratello del Re, ma non mancò di colpa il Re stesso, perchè, inebbriato dalla fortuna del primo fatto d'armi, ciecamente credette di avviluppare tutti i Saraceni, e d'un colpo solo distruggerli tutti. Nella vallata di S. Giovanni di Morienna (che si stende da Susa in Lombardia sino a Lione, tra la città di Grenoble e il castello di Ciamberì) ad una lega di distanza da Ciamberì vi è una pianura, che si chiama propriamente valle di Savoia, sopra la quale alzava il capo un monte altissimo, che in quell'anno una notte franando ingombrò, anzi otturò, la valle; e quella frana si vede ancora lunga una lega, e larga una e mezzo, e sotto vi restarono sepolte sette parocchie con quattromila abitanti. Quando accadde questo disastro io era a soggiornare nel convento di Genova, ove udii la voce che ne correva; ma l'anno dopo passai per quella contrada, cioè per Grenoble, e me ne accertai. Dopo tempo poi, abitando io nel convento di Ravenna, ne interrogai frate Guglielmo Ministro Provinciale di Borgogna, che passò da Ravenna per andare ad un Capitolo generale, e ne scrissi fedelmente e veracemente tutto quello che ne seppi.

a. 1249