Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I
Part 18
Altrettanto accadde ad Ezzelino da Romano, il quale sulle mosse per dar di piglio all'armi quell'ultima volta, che restò sconfitto, chiese consiglio a' suoi se doveva passare il fiume, o nò, ed azzuffarsi co' nemici; ma nulla ostante che ne fosse dissuaso, rispose: So che giudicate meglio di me; ma io voglio passare; e così ad occhi aperti corse in bocca alla morte. Avendomi detto frate Giovanni da Castelvetro Ministro a Roma, quand'egli andava ad un Capitolo generale a Strasbourg, che frate Giovanni da Parma ex-Ministro Generale persisteva nelle sue vecchie dottrine, ed avendogli io lasciato credere che, se mi trovassi con lui, farei tanto da sperare di ritrarnelo, mi soggiunse: Vanne dunque a lui, che è nella mia provincia al convento di Greccio; (ove il beato Francesco il giorno della natività del Signore cantò il Vangelo e rappresentò la scena di Betlemme in un presepio col fieno e con un bambino); perocchè frate Giovanni elesse per suo soggiorno quel convento, quantunque possa andare dove vuole. E aggiunse quel Ministro della provincia di Roma, corri, t'affretta, scuoti quel tuo amico, perchè il beato Giacomo dice: _Se alcuno di voi svia dalla verità, ed altri lo converte, sappia costui che chi avrà convertito un peccatore dall'errore della sua via, salverà un'anima da morte, e stenderà un velo sopra una moltitudine di peccati_. Questo frate Giovanni da Parma però, che aveva molti nemici per cagione della dottrina dell'Abbate Gioachimo, ebbe anche molti che, lo stimavano e l'amavano; tra' quali maestro Pietro di Spagna, sommo filosofo, logico, disputatore e teologo, che fatto Cardinale e poi Papa Giovanni XXI, mandò cercandolo, perchè lo riconosceva fornito di tante ed esimie virtù. Volle dunque il Papa che stesse sempre alla sua Corte, e aveva stabilito di crearlo Cardinale, ma la morte gli tolse di mandare ad effetto il suo proponimento, poichè Papa Giovanni morì dopo non molto sotto le ruine di una camera. Anche Papa Innocenzo IV amava frate Giovanni come l'anima propria, e, quando andava da lui, lo ammetteva al bacio del volto, ed ebbe pensiero di farlo Cardinale, ma morì prima di nominarlo. Parimente Vattazio Imperatore Greco, avuta contezza della santità di frate Giovanni da Parma, mandò pregando Papa Innocenzo IV d'inviargli frate Giovanni Ministro Generale, sperando che per opera sua i Greci sarebbero tornati nel seno della Chiesa romana. E, frate Giovanni andatovi, Vattazio ne prese tanta stima e amore, che volle colmarlo di doni, che poi non furono accettati. Allora lo pregò di portare in mano un certo scudiscio ogni volta che col suo seguito cavalcava per la Grecia, e glielo diede. Ed egli pensando che dovesse servire per sollecitare il cavallo, l'accettò, memore di quel verso:
_Nil nocet admisso (idest: veloci) subdere calcar equo._
Se galoppa il caval più che veloce, Un nuovo sprone al cavalier non nuoce