Cronaca della rivoluzione di Milano

Part 7

Chapter 73,500 wordsPublic domain

Viva PIO IX! Viva l’ITALIA!

=FRATELLI!=

_La Vittoria è nostra. Il nemico in ritirata limita il suo terreno al Castello ed ai Bastioni. Correte; stringiamo una porta fra due fuochi ed abbracciamoci. Dateci intanto notizie di voi e del Mondo politico._

VIVA L’INDIPENDENZA ITALIANA! VIVA L’EROICA MILANO!

=CITTADINI!=

_La bandiera italiana sventola sui portoni di Porta Nuova. I cittadini vi si fortificano e fanno prodigi.—Le truppe non osano avvicinarsi. Costanti saranno vincitori e liberi. Non vi stancate di far barricate lungo il corso di Porta Orientale e di Porta Nuova siccome sono le posizioni che più premono ai Tedeschi. Fra un giorno o due i nostri nemici lasceranno questa sacra terra ai buoni Italiani. Ogni cittadino questa notte rimanga alla propria barricata, la custodisca, la rinforzi, che Iddio protegge la nostra causa, e in questo modo conserveremo i vantaggi di quest’oggi. Vigilanza e coraggio._

ORDINE! CONCORDIA! CORAGGIO!

Innumerevoli sono i tradimenti dei nemici in questo giorno, gli strattagemmi ed i tentativi per incendiar le barricate: ma sono inutili sforzi; mentre gli uomini cogli archibugi, colle tegole e coi sassi vi scacciano i soldati, le donne coraggiose vanno gettandovi sopra dell’acqua.

PORTA ROMANA. Alcuni Croati che si trovavano nella polveriera di S. Apollinare, messi in fuga da un drappello di cittadini, si rifuggirono sul far della notte nelle vicine ortaglie di Quadronno. I valorosi Nova e Grilloni, con altri, li inseguirono, e fermatisi ad una voce che gridava pietà, entrarono nella casa di un ortolano, dove fecero prigionieri cinque Croati, che condussero in casa Trivulzio. In quella casa si trovò mutilato in modo orrendo il corpo di una donna e di tre suoi figli ancor fanciulli.

PORTA TOSA. In questo giorno il numero de’ combattenti va ingrossandosi sempre più, ed intrepidi al continuo fuoco del cannone stringono il nemico da tutti i lati. I contadini al di fuori fanno altrettanto. Il primo numero del giornale _Fratellanza_, ci riporta il seguente fatto successo mentre fervea più accanita la pugna. «Un ragazzo di 12 o 14 anni al più, si distingueva fra gli altri, salutando colle beffe e coi fischi ogni colpo di cannone e la grandine delle palle austriache».

«Allo scherno aggiungeva la disfida; onde arrampicatosi sul ciglio di una barricata fra le più vicine al nemico, vi si pose a cavalcione, e col gesto usato dal basso popolo allorchè esprime il piacere _d’averla fatta o di volerla fare a qualcuno_, andava provocando quei soldati ad avvicinarsi a coglierlo».

«In quello stesso tempo un altro giovinetto di qualch’anno più avanzato in età, stava intento come a sollazzo, unitamente a varj suoi coetanei e più vicini, a raccogliere le palle che d’ogni intorno piovevano a terra, quando a poca distanza vide cader di rimbalzo dal muro dell’attigua casa una palla di cannone. Correr dietro a quella, fermarla e prenderla fu l’opera d’un momento; d’un salto si trasse alla vicina barricata, e di colà con quanta forza potè adoperare, rigettolla verso i cannonieri a più riprese, loro gridando: _tornate a mandarla giacchè non andò bene; sarebbe munizione perduta_.»

Le campane di S. Pietro in Gessate cominciarono a suonare a stormo verso le ore dieci antimeridiane, ed intanto dietro le barricate verso il borgo di Monforte, nelle ortaglie e nelle contrade circostanti al Conservatorio, l’ingegnere Cardani col conte Archinto figlio, coi fratelli Modorati e con altra scelta gioventù ed alcuni arditi pompieri, incominciarono un fuoco, che andò sempre crescendo, di schioppi da caccia e moschetti contro i Croati e la cavalleria, che in vari drappelli, percorrendo i bastioni dal borgo di Monforte alle case di questo dazio, e dietro il muraglione del magazzino Cagnola, moschettavano sui nostri combattenti.

Due volle il nemico tentò di rinforzare questa porta con due altri cannoni che conduceva da porta Orientale, ed altrettante fu respinto dal continuato fuoco della compagnia del valoroso Vernay. A più riprese si combattè dai diversi drappelli de’ nostri contro i Croati. Partiti i cannoni, Vernay colse l’occasione per correre co’ suoi bravi a dar l’assalto alla porta e vi giunse vittorioso[40].

PORTA NUOVA. Narra la _Gazzetta officiale di Milano_ del giorno 8 aprile, i seguenti due fatti: Il giorno 20 marzo alle ore otto di mattina i valorosi della nostra patria costrussero una barricata in capo alla contrada di S. Giuseppe verso Brera, onde impedire alla guardia del palazzo del Genio la ritirata, e precludere al presidio del Comando Militare la via di soccorrerla, indi i pochissimi nostri tiratori, fra le acclamazioni dei cittadini che dalle finestre confortavanli a combattere, si avanzarono dirigendo le palle dei loro archibugi al Palazzo del Comando Militare, cui presidiavano una compagnia di granatieri ungaresi ed un’altra del reggimento _Raisinger_. Questi mandarono allora un officiale con bandiera bianca a chieder pace; ma poscia, tosto che un animoso giovane si fu presentato al loro capitano intimando che cedessero le armi, venne scoperta l’insidia di quel messaggio, il capitano ricusò di far deporre le armi alla soldatesca, e _tradimento_! fu il grido che risuonò per tutta la contrada, _tradimento_! Nè quel grido falliva, perchè non erasi appena finita la barricata, che il fuoco della moschetteria nemica si avanzava dalla contrada dei Fiori, e ne fu colpito alla mano sinistra ed alla coscia l’ex militare Luigi Perdoni, ultimo a dipartirsi dall’opera: raccolto però in una casa nella contrada di Brera, il Perdoni ebbe tosto ajuto, poichè il dottor Buzzi con le cure pronte dell’arte lo avviò a sicura guarigione.

In questo stesso dì verso le ore due e mezzo dopo il mezzo giorno, una banda di quei soldati masnadieri sfondò le porte dell’antica osteria di Brera, _Lorivoli_, sull’angolo del Monte di Pietà, ed entrativi misero tutto a sacco e ruina sotto la condotta del proprio colonnello.

PORTA COMASINA. Verso il mezzogiorno un Maggiore ungarese, preceduto da una truppa di gente, dal castello si avanza al Ponte Vetro, agitando in aria un fazzoletto bianco e gridando _pace, pace_, ed assicurando che a Porta Comasina aveva fatto sospendere il fuoco a’ suoi Ungheresi, e che non avrebbe riprese le ostilità, purchè le sue truppe non fossero molestate. Vado dal Generale in Capo in castello per un accomodamento: chi vuol venire con me si farà persuaso. Il sacerdote D. Pietro Mauri, della parocchia di S. Tommaso, accompagnò il Maggiore insieme con un altro ufficiale degli Ussari che era venuto in quel mentre.—Alcuni asseriscono di aver osservato un Tirolese di picchetto all’imboccatura della contrada, che dimenando il capo faceva segno di non fidarsi.—Poco dopo un Poliziotto, disarmato scortato da tre militari italiani col moschetto abbassato e senza bajonetta, si porta dal prestinajo in contrada del Baggio a prendere un gran cesto di pane di formento che fa portare con sè. Questo momento fu propizio anche per gli abitanti che andarono a provveder pane e commestibili.—Il Poliziotto ritorna di nuovo per prendere dell’altro pane, ed intanto quelli che aspettavano il prete, non vedendolo a ritornare, afferrarono il poliziotto e gliene dimandarono conto. Costui risponde che stava parlando col Maresciallo; ma le guardie civiche non fidandosi di queste parole, trattennero il soldato di Polizia, rimandando gli altri soldati a prendere il Prete, intimando loro che se non ritornavano presto avrebbero fatto a brani il Poliziotto. Il Prete ritorna poco dopo dimenando il capo e gridando al consiglier Decio, che lo stava aspettando: _siamo traditi_! Ed il fatto non andò a lungo a verificarsi, mentre poco dopo i soldati ripresero le ostilità, e le moschettate ed i colpi di spingarda ripresero il loro corso[41].

Atroce caso successe nella casa di certo signor Torelli, verso S. Marco, nella quale tenevasi osteria. Gli Austriaci sforzarono la porta, ed entrati uccisero il cuoco ed altre tre persone dopo averle martirizzate in ogni foggia; poi arrostiti vivi due bambini, e cacciata nel ventre ad una donna incinta a varie riprese la bajonetta, diedero fuoco alla casa e quindi si ritirarono nel palazzo del General Comando.

PORTA TICINESE. La caserma dei Poliziotti a S. Bernardino alle Monache cedette al valore de’ nostri, che dopo accanita pugna giunsero ad incendiar la porta esposti ad una pioggia di moschetteria. Solo il picchetto che trovavasi a S. Simone in guardia della Polizia, dopo di avere spiegata una bandiera bianca in segno di pace, colse il popolo festante sotto le finestre, e quindi i traditori scaricarono contro i loro fucili, per modo che de’ nostri, due restarono morti ed uno ferito. Così infame tradimento, invece di avvilire, accrebbe il coraggio dei cittadini che si portarono sin sotto alle finestre, ed ivi bersagliando que’ tristi, li costrinse cedere al loro valore.

Siccome in questo giorno, come abbiamo detto, la città venne in possesso, mercè la prodezza de’ nostri combattenti, di varj palazzi che si era appropriati il cessato governo Austriaco, il Municipio pensò bene di metterli tutti con le cose in essi contenute, sotto la salvaguardia delle Guardie civiche, col seguente proclama:

CITTADINI

_Si pregano istantemente tutte le Guardie Civiche di prendere sotto la loro immediata protezione tutti i pubblici Stabilimenti e tutti gli oggetti che vi si contengono e soprattutto le carte che possono essere preziose per le famiglie._

_D’ora in poi tutte le cose che erano del Governo, sono nostre. Dunque conserviamole._

ORDINE E CONCORDIA!

In questo stesso giorno si lessero pure affissi sugli angoli della città i due proclami che seguono, col primo dei quali si stabiliva un Governo Provvisorio alla direzione d’ogni cosa.

LA CONGREGAZIONE MUNICIPALE DELLA R. CITTA’ DI MILANO

_Milano, 20 marzo 1848, ore una pomerid._

_Le terribili circostanze di fatto per le quali la nostra città è abbandonata dalle diverse autorità, fa sì che la Congregazione Municipale debba assumere in via interinale la direzione d’ogni potere allo scopo della pubblica sicurezza. Egli è perciò che si fa un dovere di far noto a’ cittadini che sino a nuovo avviso essa concentrerà momentaneamente le diverse attribuzioni onde condurre le cose al fine desiderato dell’ordine e della tranquillità. Ai membri ordinari della Congregazione vendono aggiunti in via provvisoria i signori._

VITALIANO BORROMEO.

FRANCESCO BORGIA.

ALESSANDRO PORRO.

TEODORO LECCHI.

GIUSEPPE DURINI.

AVV. ANSELMO GUERRIERI.

AVV. ENRICO GUICCIARDI.

GAETANO STRIGELLI.

CASATI, PODESTÀ.

BERETTA, Assessore.

CITTADINI!

_Uomini coraggiosi hanno superate le mura della città e ci hanno recato notizie delle campagne, e lettere scritte alle porte. Pavia è insorta e chiuse il nemico nel castello. Anche a Bergamo il presidio si è arreso col generale, figlio dell’ex–Vicerè. Evviva ai nostri fratelli di Pavia e di Bergamo! Tutte le popolazioni sulle vie a Gallarate, Busto Arsizio a Milano si sono levate in armi e hanno disarmato le truppe, preso sei pezzi di cannone, impedito che il ponte di Boffalora fosse tagliato. Evviva ai nostri fratelli del contado! Abbracciamoci tutti in un amplesso! ringraziamo Dio. Gridiamo:_

VIVA L’ITALIA!—VIVA PIO IX!

Il Governo Provvisorio

CASATI.—GIULINI.—GREPPI.—BERETTA.

L’ecclisse totale di luna che successe nella precedente sera, 19 marzo, spargeva colla cupa sua oscurità lo scoraggiamento ed il terrore nelle truppe austriache, era cagione di qualche risata tra noi, chè alle barricate dalle guardie si gridava, _che la luna era dalla nostra parte, e si aveva messa ella pure la coccarda_. La notte susseguente in generale fu del continuo agitata da spari d’archibugio per mantenere le scolte all’erta, e da qualche scaramuccia, ma non di grave momento.

X.

21 MARZO (MARTEDÌ).

Ora che il vil conoscemi Agghiacciar dovrai d’orror! Col pugnal dell’assassino, Al favor di notte oscura, Egli assale il Pellegrino, Ove passa incendia e fura.... Da sua man la morte scende, Ei presiede ad orgie orrende, Fra i singulti di chi langue Fa danzare la sua gente, Nelle tazze mesce il sangue, Ride ai lagni del morente....

MORTEDO, _Dramma lirico_.

E sempre nuovi tradimenti! Ecco i tristi e codardi capitani austriaci in maschera, alcuni da prete, altri da donna con grandi coccarde tricolore al petto, che procurano di penetrare e d’introdursi colla impostura ove non riescirono colla forza. Quali sono le prove del vostro coraggio? Fremo d’orrore al solo ricordarle, e lo dicano per me le tante giovani vituperate, le spose vedove e desolate, i figli orbati de’ loro genitori, i teneri bambini ed i cadenti vecchi su i quali, perchè incapaci alla difesa, si scatenò più accanita la rabbia dell’assassino..... Lo dicano i tanti villaggi e le case arse e saccheggiate....Lo dicano le tante famiglie che tuttavia si trovano nel pianto e nello squallore. Chi può risovvenirsi delle atrocità commesse a Porta Tosa, a Porta Vercellina, a Porta Comasina ed a Porta Ticinese senza essere compreso d’un tremendo fremito d’orrore, nunzio di vendetta sterminatrice contro que’ barbari? E come mai l’immortale Pio IX, in nome del quale combattemmo per l’indipendenza Italiana, dopo tanti eccessi, come principe temporale e spirituale non ardisce di apertamente sostenere in faccia all’Austria quanto fu giurato da lui fino ad ora in secreto. Un raggiro gesuitico o dell’Austria stessa lo sgomentò forse sotto pretesto d’uno scisma, o furono le frequenti insulsaggini dell’_Allgemeine Zeitung_ che lo arrestarono sul più bello della sua impresa? Questo nuovo genere di politica non è in correlazione co’ suoi fatti. Ritorni Pio IX, _Dio è con noi_ ed il grido di _viva Pio IX_ sarà il nostro grido di guerra, ed in nome di Dio noi vinceremo: la nostra patria sarà libera dagli oppressori.

Ritorno al mio officio di narratore:

Alle ore 5 del mattino Radetzky fece suonare a raccolta. Sembrava che le cose dovessero avere un prospero fine nella giornata. Il Feld Maresciallo non aveva mai osato mostrarsi alla valorosa gioventù di Milano durante la pugna dei tre giorni precedenti, poichè i traditori si guardano molto dal porre in compromesso il loro grado. Egli esponeva la bandiera bianca e chiedeva un armistizio, ed anche proponeva la pace e lo sgombro di tutte le sue truppe dalla città a patto che i Milanesi dovessero levar le coccarde, la bandiera italiana, gridar viva Ferdinando e dargli trenta milioni di lire austriache. Questa stolida proposizione venne rigettata dal nostro governo dopo lunga discussione, come ben si doveva aspettare. Non abbiamo altra prova di questo che nei _Racconti di 200 testimoni_, negli editti del Municipio e nella seguente dichiarazione dei Consoli, diretta al Feld Maresciallo alle ore quattro pomeridiane di questo stesso giorno. È a desiderarsi che questo sunto di storia risguardante uno dei principali fatti della rivoluzione sia trattato da penna più dotta della mia: perocchè infruttuose mi riescirono tutte le indagini in proposito, essendoci chi la racconta in un modo, chi in un altro, e tutti, secondo loro, furono testimoni oculari. Ecco dunque l’unica prova che posso dare:

A S. E. IL SIGNOR MARESCIALLO RADETZKY

_Signor Maresciallo_

_Abbiamo il dispiacere di dire a V. E. che la sospensione di ostilità, dietro la domanda che vi abbiamo fatto nella conferenza di questa mattina, che ci avete incaricato di proporre all’autorità municipale della città di Milano, non è stata accettata. I membri componenti la municipalità dopo averci domandato di deliberare sulle proposizioni, che noi abbiamo lor fatto da parte vostra, ci hanno or fatto conoscere questa determinazione. Abbiamo l’onore di trasmettere a V. E. la copia della loro risposta._

_In tale stato di cose, dietro le grandi manifestazioni di umanità che V. E. ha voluto farci, e di cui prendiamo nota, speriamo che le misure che ella vorrà prendere non saranno della natura di compromettere l’esistenza e le proprietà dei nostri nazionali a Milano, se diversamente fosse noi stessi saremmo in caso di reclamare quanto ha promesso questa mattina di accordarci il tempo e i mezzi necessarii per metterli in sicurezza; noi ci proporremmo di proteggere la loro uscita accompagnandoli in corpo sino ad una delle porte; e domanderemmo inoltre a V. E. delle Salvaguardie scritte per le nostre abitazioni e cancellerie consolari._

_Preghiamo V. E. di risponderci subito in proposito e di aggradire, ecc._

_Milano, 21 marzo 1848, alle ore 4 pomerid._

(_Seguono le firme dei Consoli_).

La pugna va crescendo, ed in questo giorno che a noi si presenta vestito di così splendido sole di quali trionfi non saremo noi testimonj? I nostri cittadini combattono da veterani colle armi, e colla più fina arte strategica s’impossessano dei posti non ancor nostri ed impediscono agli Austriaci d’unirsi fra i loro corpi diversi e già quasi tutti dalle nostre armi decimati e sgominati.

Diversi comitati nelle urgenti circostanze si sono formati, i quali devono sorvegliare _alla pubblica difesa, alla vigilanza e sicurezza personale, alla guerra ed alla finanza_[42].

Il bisogno di far conoscere la nostra condizione agli abitanti delle terre circostanti, ci suggerì l’uso dei palloni areostatici, e ben più di venti si videro verso le 10 ore antimeridiane svolazzare per l’aria, i quali portavano i seguenti due proclami:

ITALIA LIBERA

_Ormai la lotta nell’interno della città è compiuta. È tempo che le città vicine si scuotano e imitano l’esempio di questa. Noi invitiamo tutte e ciascuna a costituire un consiglio di guerra, che lasci le cose di consueta amministrazione ai Municipj costituiti in Governi Provvisori. Per noi vi è un solo ed unico affare, quello della guerra, per espellere il nemico straniero e le reliquie della schiavitù da tutta l’Italia. Invitiamo tutti i consigli di guerra a limitarsi a questo—Ci sarà grato il ricever loro immediate novelle e intelligenze per mezzo di Commissari che abbiano animo degno dell’impresa.—Noi domandiamo ad ogni città e ad ogni terra d’Italia una piccola deputazione di baionette, che guidate da qualche buon Capitano venga fare una giornata d’assemblea generale a’ piedi delle Alpi, per far l’ultimo e definitivo nostro comento coi barbari.—Si tratta di ridurli coi debiti modi a portarsi immantinente dall’altra parte delle Alpi, ove Dio li renda pure liberi e felici come noi._

VIVA PIO IX.

_Dal Consiglio di Guerra in casa Taverna, 21 Marzo 1848._

CATTANEO.

TERZAGHI.

CLERICI.

CERNUSCHI.

A TUTTE LE CITTA’ E COMUNI DEL LOMBARDO–VENETO

_Milano vincitrice in due giorni, e tuttavia quasi inerme, è ancora circondata da un ammasso di soldatesche avvilite, ma pur sempre formidabile._

_Noi gettiamo dalle mura questo foglio per chiamare tutte le Città e tutti i Comuni ad armarsi immantinente in Guardia Civica facendo capo alle Parocchie, come si fa in Milano, e ordinandosi in Compagnie da 50 uomini, che si eleggeranno ciascuna un comandante e provveditori per accorrere ovunque la necessità della difesa impone._

_Ajuto e Vittoria._

W L’ITALIA, W PIO IX.

Entro il circuito del naviglio, non rimanevano a prendersi che il palazzo del Genio Militare, quello del General Comando, e la caserma di S. Francesco, e questi posti, ad eccezione di quello del General Comando, furono le conquiste di questa giornata pei nostri valorosi combattenti. Una lunga serie di editti vengono in oggi pubblicati; alcuni raccomandano la quiete, altri il coraggio e l’unione, altri cercano di regolare la formazione della Guardia civica, ed altri infine vanno pubblicando tutti i nostri vantaggi sul nemico e le circostanze interne ed esterne della città, onde ogni individuo sia istrutto del progresso di questa santa guerra. Ne riferirò alcuni de’ principali a schiarimento della mia storia.

CITTADINI!

_I fratelli persistono nell’eroica loro risoluzione._

_L’armistizio offerto dal nemico è stato rifiutato. Coraggio e perseveranza; la vittoria è immancabile._

W PIO IX.

_I cittadini si sono impadroniti di tutti gli stabilimenti pubblici e delle casse tutte. I detenuti politici sono liberati. La Città è animata dal più vivo eroismo, e va cacciando il nemico alle porte._

_Armatevi e venite a soccorrere i vostri fratelli._

FRATELLI!

_La vittoria è nostra. Il nemico in ritirata limita il suo terreno al castello ed ai bastioni. Correte; stringiamo una porta fra due fuochi ed abbracciamoci. Dateci intanto notizia di voi e del mondo politico._

VIVA L’INDIPENDEZA ITALIANA VIVA L’EROICA MILANO

CITTADINI!

_Il Generale Austriaco presiste, ma il suo esercito è in piena dissoluzione. Le bombe che egli avventa sulle nostre case sono l’ultimo saluto della tirannide che fugge.—I nostri bamboli non cresceranno nell’orrore della schiavitù._

_Molti ufficiali si danno prigioni. Interi corpi atterrano le armi avanti al tricolore italiano. Alcuni trattenuti dall’onor militare domandano un istante a deliberare, applicandoci frattanto di sospendere il vittorioso nostro fuoco._

_Cittadini, perseverate sulla via che correte. Essa è quella che guida alla gloria ed alla libertà.—Fra pochi giorni il vessillo italico poggerà sulla cresta delle Alpi. Colà soltanto noi potremo stringerci in pace onorata colle genti che ora siamo costretti a combattere.—Cittadini, fra poco avremo vinto. La patria deciderà de’ suoi destini. Ella non appartiene che a sè.—I feriti sono raccomandati alle vostre cure,—per le famiglie povere provederà la patria._

=CITTADINI!=

_I nostri avamposti verso Porta Tosa sono già negli orti della Passione, ove i nostri bersaglieri cominciano a spazzare i bastioni._

_Verso Porta Vercellina i nostri sono giunti vittoriosamente sino alle Grazie. Alcuni acquedotti, che passano sotto i bastioni, sono stati asciugati e ci mettono in comunicazione coll’esterno_.

_Il locale del Genio Militare fu preso dai nostri colla baionetta._

_In tre giorni hanno già imparato a battersi come veterani._

_Al di fuori cinquanta uomini di Melegnano hanno sorpreso con un’imboscata un battaglione di cacciatori, che credendosi in faccia a un corpo numeroso si diede a precipitosa fuga abbandonando morti e feriti._

_Il nemico manca di viveri, gli ufficiali furono visti con pezzi di pane nero in mano._

_Il nemico diede un armistizio, certamente per potersi raccogliere e ritirare, ma è troppo tardi. Le strade postali sono ingombre d’alberi abbattuti, la sua ritirata diviene già molto difficile._

_Coraggio, avvicinatevi d’ogni parte ai bastioni; date la mano agli amici che vengono ad incontrarvi; questa notte la città deve essere sbloccata da ogni parte._

Alcuni fatti degni d’esser ricordati successero in questo giorno e mi è grata fatica il poterveli riferire, o benevoli lettori.