Cronaca della rivoluzione di Milano

Part 21

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«Furono intercettate due lettere famigliari che reciprocamente si dirigevano i due figli maggiori del ex vicerè del cessato Regno Lombardo–Veneto.—In queste i due Principini ed Arciduchini d’Austria si mostravano più che persuasi, e spiegavano il più vivo desiderio che Radetzky cannoneggiasse la loro diletta Milano con pezzi da ventiquattro, e che domata la rivoluzione facesse piantare due forche, che incominciassero il lungo loro esercizio dall’appiccare quel _baron fottuto_ del podestà Casati».

[24] Narra il citato autore dei _Racconti di 200 e più testimoni_, che alla testa della gendarmeria precedesse a cavallo il commesso dell’ex polizia Zamarra.

[25] Onde non tralasciare i fatti principali e più interessanti che mi guidano sul corso di questi cinque giorni, devo tratto tratto servirmi anche di notizie già pubblicate da altri, molte delle quali erano trasmesse anche a me nello stesso tempo che venivano spedite al raccoglitore Ronchi, e ad estensori di giornali. Fra queste crediamo degna di riportare la seguente narrazione dell’avvocato Michele Cavalleri, abitante nella contrada di S. Pietro alla Vigna, n.º 2812. «Alle ore 5 circa del giorno 18 marzo, sentii di repente numerosi colpi di fucile in istrada, quindi due palle che ruppero i vetri della mia stanza e fischiarono poche dita da me discosto.»

«Alla novità del fatto, mi avvicinai alla finestra e mi corse agli occhi una numerosa schiera di granatieri ungheresi, difilati lungo la parete opposta della contrada e collo schioppo approntato alla guancia verso tutti i piani della casa. Repentissimi, violenti colpi di scure alla porta, grida feroci lungo la strada, un alto lamento nell’interno della casa mi annunziavano la presenza di una ferale disgrazia.»

«Venni nell’attigua stanza e quivi un’altra fucilata: al repentino evento tosto pensai, che in tal guisa si desse principio ad una sistematica distruzione di casa in casa, vedendone gli abitatori innocui, disarmati e ravvolti fra un diluvio di donne e di figli correnti, lagrimanti, stridenti.»

«Il servitore mi avvisò, che le scuri avevano già fessa la porta, e che a momenti i soldati irrompevano; non esservi altro scampo che il fuggire attraverso i tetti. Grazie alla generosa opera del cittadino Meresalli, impiegato all’ex–governo, affittuario al terzo piano della casa Piazza, Torre de’ Meriggi, congiuntamente a 16 altre persone, padri e madri di famiglia, avemmo, per una finestra laterale al tetto, ingresso nella sua abitazione, e da questa facemmo passaggio a quella dei conjugi Perelli, abitanti al quarto piano di detta casa, dove ospitalmente ricevuto questo profugo stuolo, ebbe per tutta notte asilo e conforto di cibo: che anzi lo scrivente congiuntamente alla sua famiglia, e ad altro, tutti depaurati dal saccheggio e tutti sotto la legge di morte, per molti giorni ancora fruirono di tale asilo che una benemerente carità aveva con proprio pericolo aperto.»

«Appena chiusa la finestra d’ingresso, appena chiuso l’uscio della casa di nostra dimora, i granatieri salirono sul tetto dietro le nostre pedate, collo schioppo alla faccia, determinati ad inseguirci e a far fuoco contro gli usci e le finestre chiuse; quando una voce dei loro diede ordine di fermarsi, non presentando il generale silenzio un sospetto alcuno di nostra vicinissima presenza.»

«Fu in questo stadio, che per la seconda volta il certo pericolo di morte ancora più acerbamente portava angoscia all’anima, perocchè noi avremmo inviluppato nella nostra disgrazia i benefattori che ci avevano raccolti.»

«Non rinvenuta la preda nella parte più alta della casa, corsero i soldati ungheresi alla più bassa, nelle cantine, dove infatti giacevano occultate donne e numerosi fanciulli d’ogni età.»

«Ma essi volevano e cercavano gli uomini, s’avvennero in un figlio del portinajo da tempo infermo, che ferocemente maltrattarono, perchè inabile a sorreggersi. Corsero ai piani di abitazione, gettate a terra le porte, ogni cosa misero a soqquadro, con bajonetta o spada forarono i ritratti, sfracellarono quanto eravi di friabile, gettarono contro terra e con ogni studio di rovina ciò tutto che non poteva levarsi; a colpi di sciabola e scure sforarono i mobili, sfondarono armadj, cassettoni, tavoli; distrussero in una parola quanto loro si presentava davanti, ponendo mano a danaro, orologi, argenterie e lasciando dietro di sè quasi dappertutto un caos di rovine, conducendo però seco loro il portinaio col figlio, il mercante di mobili e due giovinotti.»

«Ma qual fu l’origine di tante angoscie e di tanti disastri! L’essere caduta in istrada una griglia dal secondo piano, senza offesa di persona, pochi passi distante da due o tre granatieri. Essi chiamarono a stormo dalla vicina casa del generale in capo Radetzky, e dalla vicina caserma di san Francesco, in modo che quasi 100 uomini di ogni arma e specialmente circa 60 granatieri, vennero a compiere con frenesia ferina tanto ingloriosa impresa.»

«Meritano quivi una particolare ricordanza i fatti di due donne di servizio Marianna De–Giuli e Giuseppa Rimondi, che tutti i giorni dalla domenica in poi, attraverso i colpi di fucile che piovevano lungo la linea della mia contrada d’abitazione, incaricavansi di far provvigione per le 32 persone quasi tutte donne e fanciulle che a lei commettevansi per la mancante provvista del vivere: e della cittadina Alessio Giuseppina, maestra di scuola, che nel momento del personale pericolo, non dimenticò l’importanza del suo magisterio, ricevendo di piede fermo l’uffiziale ed i soldati, cui disse, che essendo donna ed educatrice, per propria inoffensività e per incolumità delle proprie educande, aspettavasi esente da ogni militare violenza. L’uffiziale dei granatieri ungheresi, fatta visita al domicilio, rispose congedandosi, che egli non aveva sete che di vite maschili, e dappoi ebbe a dire che era per esso un gran piacere l’uccidere 50 o 60 italiani.»

[26] Baracchi, _Le gloriose cinque giornate dei Milanesi_. Opuscoletto interessante e scritto con molta verità.

[27] Vedi atrocità commesse dagli Austriaci durante la rivoluzione di Milano, estratte da documenti officiali.

[28] Il 22 _Marzo_, giornale ufficiale, n. I.

[29] Ad alcuno sembrerà fuori di posto questa risoluzione del Re Sardo, che a noi non pervenne che il giorno 24, ma quando si avrà riguardo esser ciò successo in seguito alla rivoluzione del primo giorno cesserà ogni censura.

[30] Circa alle ore due e mezzo pomeridiane del giorno 22 marzo, una grossa palla di spingarda, distrusse in parte una torretta di camino nella casa dello stesso Signor Uboldo in Pantano.

[31] Intorno alle dette maravigliose barricate mobili abbiamo anche i seguenti particolari nella Gazzetta Officiale del 22 marzo. «Antonio Carnevali, già professore di matematica e strategia alla scuola militare di Pavia sotto il cessato regno italiano, nominato in questi cinque giorni alla direzione delle fortificazioni campali, fu egli che immaginò il piano di quell’operazione. A quest’uopo concepì l’idea di alcune barricate mobili che servissero a proteggere i nostri bersaglieri contro i colpi dell’inimico nell’atto che si avanzavano verso la Porta. Mentre scriviamo ci sta sott’occhio un ordine sottoscritto da lui, perchè si formassero delle grosse fascine cilindriche del diametro di once 60 e lunghe once 40, e quest’ordine è accompagnato da un piccolo disegno illustrativo. L’incarico di ridurre ad esecuzione questo pensiero delle barricate mobili, se lo assunse il pittore Gaetano Borgocarati, giovine oltre ogni credere coraggioso, che in tutto il tempo dell’assedio prestò utilissimi servigi alla causa comune, combattendo valorosamente e sprezzando qualsiasi pericolo. Questi si ridusse sulla piazzetta di S. Pietro in Gessate, ed ivi raccolto intorno a sè buon numero di operatori, ebbe ben presto costrutto tre di quelle barricate mobili, quindi due altre ne condusse a termini nel vicino Orfanotrofio dei maschi. Visitate dal Carnevali queste enorme fascine, e approvatane la costruzione, egli stesso insegnava il modo di farle rotolare maestrevolmente ad opportuna distanza una dall’altra e a scala onde potessero negli intervalli di esse uscire i nostri combattenti e offendere il nemico. All’atto pratico furono trovate di grandissimi vantaggi.

[32] L’arresto di un corriere da Verona mise in nostro possesso due lettere scritte in tedesco da uno dei figli dell’ex Vicerè al suo fratello Ernesto. Ne diamo la traduzione nel documento n. XIX, stata pubblicata già nel giornale _Il 22 marzo_.

[33] V. Gazzetta di Milano del giorno 19 aprile.

[34] _La presa di Porta Tosa, così detta Porta Vittoria_, narrazione di G. B.

[35] Cosa rincrescevole veramente è per uno storico sincero e imparziale il non potere, per difetto di notizie autentiche, registrare i nomi di tutti coloro che in questi gloriosi avvenimenti sia con la mano sia col senno ben meritarono della patria. D’altra parte il merito vero, sempre modesto, ripugna da qualunque ostentazione, e solo fa premio a sè delle opere sue, intantochè colui forse che solo per mostra impugnò l’armi, o stette nascosto nei momenti del maggiore pericolo, viene dopo la vittoria ad assordar la città de’ suoi vanti, e a trarre in inganno la credulità dei più che non potendo o non osando smentirlo, consacra, divulgando come fatti veri le loro vanterie, sì che il cronista, indotto dalla voce pubblica, si rende complice involontario della menzogna, e così come già disse il cantor di Gerusalemme liberata:

_I premj usurpa del valor la frode._

Se non che il tempo vien poi a riparar le più volte questi torti dalla fama, ed a rendere a ciascuno il suo.

[36] Alle ore tre e mezzo pomeridiane il Console generale Francese inviava a lutti gli altri Consoli esteri residenti in Milano le seguenti lettere coll’unita protesta al maresciallo Radetsky che riportiamo dal Giornale _L’Amico del Popolo_.

Signore e caro Collega!

Si teme d’un bombardamento, e si desidera, nell’interesse dell’umanità, che il corpo consolare residente in Milano protesti contro un atto così selvaggio, se è vero tal cosa.

Io ed il Console generale, abbiamo promesso ai membri della Municipalità, riuniti in casa del signor conte C. Taverna di unirsi a voi per redigere e firmare se ha luogo questa protesta. Vi prego dunque di venire da me e tutti i vostri colleghi, per discorrere ciò che si può fare in interesse dell’umanità e dei nostri nazionali. La riunione avrà luogo alle cinque pomeridiane.

Aggradite, ecc.

_Il Console Generale_

FERD. DENOIS.

Milano, 19 marzo.

_Al Console di...._

SIG. MARESCIALLO.

Ci venne detto che l’autorità militare ha minacciato la città di un bombardamento, se, il che non possiamo credere, dovesse essere adottata una tal misura estrema in una città di 160,000 anime, in una città ove risiede un sì gran numero de’nostri compatriotti, noi saremo obbligati, signor Maresciallo, di protestare presso V. E. in nome dei Governi, contro un atto di tal sorta.

In ogni caso, facciamo conto abbastanza sulla vostra giustizia ed umanità, per sperare che V. E. ci farebbe avvertiti e ci accorderebbe il tempo necessario di poter mettere i nostri nazionali e le loro proprietà al sicuro dei danni a cui potrebbero trovarsi esposti, come si farebbe certamente in simile caso verso i sudditi austriaci nei nostri rispettivi paesi.

Aggradite, ecc.

Milano, 19 marzo 1848.

Ferd. Denois, _Console generale di Francia_.—Cav. Gaetti Deangeli, _Console generale di Sardegna_.—De Simoni, _Console generale dello Stato Pontificio_.—Raymond, _Console Generale della Svizzera_.—Cambel, _Vice–Console Inglese_.—Valerio, _Console del Belgio._

_A Sua Ecc. il Maresciallo Radetzky._

[37] Ma non ebbe tempo di appieno effettuare il suo disegno, chè dopo conquistato dai nostri quell’infame covo di scellerati e di scelleragini, ne furono trasportati ben cinque gran sacchi di carte, fra le quali molte importantissime e segrete che recano manifesti gl’iniqui e nefandi misterj della metternichiana Polizia. Di queste carte noi produciamo il seguente motu proprio dell’ex Direttore, donde appunto si vede come già da due mesi quel provvidissimo Magistrato avesse preparato l’esilio de’ migliori nostri cittadini e il lutto di tante famiglie. L’originale di questo documento conservasi presso il benemerito Comitato di Sicurezza Pubblica, che ci permise di pubblicarlo come allegato autentico nel nostro sunto storico.

Urgent. Milano 28, 1848.

_Agli I. R. Sig. Comis.ͥ Superiori dirigenti la Polizia nelle Provincie Lombarde._

(eccetto Milano.)

(_riservato alla sola persona_)

_La invito Sig. Commis.º Sup.ͤ a voler compilare e trasmettermi colla maggiore possibile Sollecitudine un Elenco delle persone domiciliate in codesta provincia, contro le quali a seconda della maggiore o minore loro pericolosità converrebbe, onde renderle inocue negli atuali momenti di perturbazioni adottare al caso la misura dell’internamento nelle provincie tedesche della Monarchia Austriaca, sia in via forzosa, o sia mediante passaporto da rilasciarsi ai medesimi; non che di quelle, alle quali Ella riputasse per ora sufficiente di fare una conveniente avvertenza colla comminatoria d’un formale precetto politico oppur anche della loro deportazione._

_Nell’accompagnare un tale Elenco Ella vorrà esporre succintamente i motivi dai quali fosse consigliata l’una o l’altra delle misure succennate._

_Le faccio obbligo di serbare sul tenore di questo riservatissimo incarico il più scrupoloso segreto verso Chichesia_.

TORRESANI Mp.

[38] Nel nostro tempio di S. Carlo si celebrarono le sue pompe funebri il giorno 15 di aprile, e dalla Gazzetta di Milano, prendiamo le seguenti notizie in proposito:

Ammirabile e commovente funzione funebre celebravasi oggi nel maestoso tempio di S. Carlo a suffragio dell’anima generosa e forte di Giuseppe Broggi, che con tanto valore difese nelle prime due delle rinomate _cinque giornate_ i punti più accanitamente attaccati dall’artiglieria austriaca a Porta Nuova, a Porta Orientale, ed a S. Babila.

Quel prode che già militando per la Francia erasi battuto e distinto sulle spiagge d’Africa, munito di quell’armi medesime, d’onde non usciva colpo in fallo, distruggeva il nemico in modo da incuterli spavento: ma una palla da cannone di rimbalzo lo stese sfracellato con un colpo a terra, in mezzo a suoi fidi amici Rusca e Biffi che erangli compagni alla vittoria. Così pure del suo eletto drappello erano di conserva alla pugna Emilio Morosini, De Cristoforis, fratelli Biffi, Attilio Mozzoni, Enrico Dandolo, Angelo Fava, Re, Carlo Mancini, Croff, Negri ed altri.

Sulla porta del Tempio leggevasi questa bella iscrizione:

Ρ Α Χ Ω GRAN DIO DELLE CLEMENZE SIA TU PROPIZIO ALL’ANIMA DI =CARLO GIUSEPPE BROGGI= GIA’ MILITE NELLE GALLICHE LEGIONI DELL’ALGERIA COSTUMATO ARDITO FIORE D’ITALI PRODI COLPITO IN MILANO DA BELLICO FERALE TORMENTO MENTRE CROCESIGNATO DI =PIO= IL MAGNANIMO DIFENDEVA IMPAVIDO IL PONTE DELLA CONCORDIA SPEZZAVA DELLO INORGOGLITO NEMICO IL TEVTONICO GIOGO CON BRAMOSÌA DI RINTVZZARLO TRA I GHIACCI DEL NORTE VINDICE DELLA VILIPESA RAGIONE DE’ TRATTATI DELLA RELIGIONE DELLA VMANITA’ MORÌ VITTIMA DELL’INDIPENDENZA ASSOLVTA D’ITALIA IL XIX. MARZO M.DCCC.XLVIII DI ANNI XXXIII, TRA IL COMPIANTO DE’ SVOI CONCITTADINI CON ISMISVRATO PERPETVO DESIDERIO DEI BRAVI COMMILITONI

In mezzo al tempio, tutt’addobbato a gramaglia e ricco di fiammeggianti cerei, sorgeva la mole funebre, delineata a foggia militare, ideata magnificamente dal pittore Firmini. Il piedestallo sorgente dalle gradinate era tutt’intorno fregiato di uniti fucili, come n’era la sommità del catafalco, nel di cui mezzo stava piantato il gran vessillo tricolore, donato per tale scopo alla Chiesa. Armi e trofei congiunti e ben distribuiti, d’invenzione del Frattini, e bandiere e vasi e fiaccole ardenti lo corredavano con verdi cipressi ai lati, di tal mirabile effetto che tutta l’anima n’era commossa. Scelta musica del maestro Raj era da numerosi artisti eseguita, e tutto il Clero, e per quanto riguarda la Chiesa gratuitamente prestatosi, avea secondato il desiderio de’ molti amici del defunto che sostennero varie altre spese.

Una Deputazione del Governo provvisorio intervenne alla funzione, ed il Comando militare con altri Dicasterj. Tutta la Guardia civica d’infanteria e cavalleria vi si è recata ad onorar la memoria del prode estinto; e numeroso stuolo di signore vestite a bruno vi concorsero pur esse in mezzo a folla straordinaria per spargere una lagrima su quel feretro.

Alla tomba fu letto un breve e interessante discorso che incominciava colle seguenti parole:

«Fratelli!

«A forte e sentito dolore mal risponde la parola, e più eloquente d’ogni parola sono i nostri volti composti a solenne mestizia. Fra le nere gramaglie e i funebri riti, nel raccoglimento religioso della preghiera siamo convenuti intorno una bara per rendere pietosa testimonianza di affetto; e il cuor nostro palpita ancora delle più vive emozioni. Noi pregammo la pace del Signore all’anima benedetta di un martire delle cinque giornate, e qui ci accogliemmo a spargere sul suo sepolcro un fiore, e una lagrima di memoria e di riconoscenza.—Cittadini! questa terra che calchiamo è terra di valorosi; quella tomba che pur ora baciammo nell’espansione dell’anima racchiude una salma preziosa, la salma di Giuseppe Broggi abbracciata strettamente in amplesso fraterno a quelle de’ prodi, che combattendo da leoni morirono da eroi nelle nostre mille barricate, e inaugurarono coi martiri di Palermo l’evo glorioso dell’italiano riscatto».

E finiva dicendo:

«Salve o salve, anima grande; tu volasti all’amplesso di Dio colla fede più viva, che il tuo sacrifizio avrebbe fruttato la nostra vittoria, la tua morte la nostra redenzione. Quivi ove rotti furono violentemente i ceppi del terreno tuo carcere, scorgerà fra breve una pietra, su cui leggeremo scolpito il tuo nome. Il tempo logorerà la pietra ed il nome; ma esso surviverà perenne nelle nostre gloriose tradizioni, nelle prime due pagine della storia delle cinque giornate, nel nostro e nel cuore conoscente del popolo italiano».

[39] A chiunque non ha assistito alla nostra gloriosa rivoluzione non sembreranno inutili certi casi così strani, che molte volte nei momenti del massimo furore ci spingeva contro nostra voglia a ridere.

[40] _Gazzetta di Milano_ del giorno 8 aprile.

[41] Vedi _Racconti di 200 e più testimoni oculari_.—L’autore delle lettere _Infamie e crudeltà degli Austriaci_, narra questo fatto più in disteso e con qualche diversità. Ciò rimetto al giudizio di chi legge e più di chi ne fu testimonio.

[42] COMITATO DI VIGILANZA ALLA SICUREZZA PERSONALE

_Casa Taverna; Contrada de’ Bigli_

Presidente, Dott. ANGELO FAVA.

_Membri_, Dott. ANDREA LISSONI.—Avv. AGOSTINO SOPRANSI.—Avv. PIER AMBROGIO CURTI.—FRANCESCO CARCANO.—Segretario ANCONA LUIGI.—Aggiunto, CESARE VIVIANI.—_Capitano della Guardia del Comitato_, MANZONI LUIGI.

COMITATO DI FINANZA

_Casa Taverna_

_Membri_, ALESSANDRO LITTA MODIGNANI.—GAETANO TACCIOLI.—CESARE CLERICI.

COMITATO DI GUERRA

C. CATTANEO.—CERNUSCHI.—TERZAGHI.—CLERICI.

COMITATO DI DIFESA

_Casa Vidiserti, Contrada del Monte; 1263 C._

_Direttore in Capo_, RICCARDO CERONI.

_Comandante, Organizzat. della Guardia Civ_., ANTONIO LISSONI.

_Comandante di tutte le forze attive_, A. ANFOSSI.

_Direttore di tutti i punti di difesa_, A. CARNEVALI.

_Direttore delle ronde, delle pattuglie e dei Corpi di Guardia_, LUIGI TORELLI.

_Segretarj_, G. ALESSANDRO BIAGGI.—LUIGI NARDUCCI.

COMITATO DELLA SUSSISTENZA

_Casa Pezzoli, Corsia del Giardino._

NEGRI LUIGI.—FERRANTI EUGENIO.—LUGO FERDINANDO.—LAMPATO FRANCESCO.—BESEVI EMILIO.—BESOZZI ANTONIO.—MOLOSSI PIETRO.

[43] Fra le case incendiate in città fu quella del _Caffè della Campagna_, situato di contro al dazio, dove restarono morti varj Croati ed un ussaro col suo cavallo, ivi appiattati mentre aprivasi una via di salvezza al numeroso vicinato da cui era sgraziatamente abitata; la nuova casa dell’_Osteria della Stella_, situata a capo del borgo di questo nome; ed altre fuori della porta, tra le quali si annoverano il _Caffè Gnocchi_, del quale incendio narrerò la storia genuina, l’_Osteria dell’Asse_, il nuovo caseggiato dell’_Osteria dell’Angelo_, la casa vicina all’_Osteria del Leone_, ed altri fabbricati alla stazione della strada ferrata.

[44] Venni assicurato che ai primi colpi dei nostri piccoli cannoni, una staffetta ne recasse precipitosamente la notizia al vecchio condottiero d’armate che se ne stava ritirato in castello, il quale sbalordito esclamò: _I birbanti hanno anche i cannoni!! Siamo perduti!!!_

[45] Vedi il nome di alcuni dei più distinti descritti nella nota a pag. 176.

[46] Essendosi poi questo vessillo rivolto sulla corona della Madonna e lacerato dal vento, Dunant ne fece sostituire un altro di minore dimensione, fissato sopra cordaggio uso marina, come vedesi tutt’oggi.

[47] _Il 22 Marzo_, Gazzetta Officiale N. 1.

[48] I nomi di quegli infelici che furono condotti in ostaggio dagli Austriaci nella loro fuga sono:

_De Herra_, figlio del consigliere, direttore del Liceo.—_Brambilla Agostino_, d’Inzago.—_Peloso_, dottore.—_Obicino Enrico_, possidente.—_Fortis Guglielmo_, negoziante.—_Belgiojoso_ conte _Giuseppe_, assessore municipale.—_Manzoni Filippo_, figlio del poeta _Alessandro_.—_Porro_ marchese _Giberto_ e fratello _Giulio_, figli del marchese _Luigi_.—_Porro_ nobile Carlo, figlio del presidente della Congregazione Centrale.—_Crespi Carlo_, ragioniere.—_Mascazzini_, dottore.—_De Capitani_.—_Manzoli_ nobile _Giulio_, impiegato municipale.—_Durini_ conte _Ercole_.—_Appiani_, ingegnere.—_Bellati_, delegato provinciale.—_Giani_, impiegato municipale.

[49] Questo degno Sacerdote è meritevole di miglior sorte per il suo zelo e santo amor di patria: stato perciò non troppo beneviso dal cessato governo Austriaco.

[50] Vedi documento n.º XX.

[51] Dalla _Gazzetta Officiale_ il 22 Marzo, pag. 15.

[52] Dovevano per titolo di merito istorico ristamparsi in questa Cronaca, come anteriori agl’inni seguenti, i _Cantici del Riscatto Lombardo_ del Prof. Dott. Samuele Biava, che primi diventarono popolari per mezzo di musica corale: ma essendo parecchi si pubblicheranno tra poco in una appendice a questo volume. L’EDITORE.

[53] Feld–Maresciallo.

[54] Il testo tedesco diceva _Hundsfott_.

[55] Traduzione letterale.

[56] Qui segue una parola inintelligibile.

[57] _Cantù Ignazio_. Gli ultimi Cinque Giorni degli Austriaci in Milano.

_Osio Carlo_, Alcuni fatti delle gloriose cinque giornate.

Racconti di 200 e più testimoni oculari dei fatti delle gloriose cinque giornate.

Narrazioni dei maravigliosi successi accaduti durante la memorabile lotta sostenuta dai Lombardi nei cinque giorni di marzo 1848.

_G. B._ La presa di Porta Tosa, così detta Porta Vittoria, e le vicende della casa detta della Birreria sul bastione, o le prodezze dei Lombardi nelle cinque memorabili giornate del marzo 1848.

_Ceruti Domenico_. I cinque giorni di marzo, Lettera al suo amico e concittadino Angelo Guangiroli.

_G. L. B_. Infamie e crudeltà Austriache; valore e generosità dei Lombardi nel marzo 1848 (si sono pubblicate 4 lettere).

Bollettino Storico della rivoluzione di Milano di marzo 1848, compilato giornalmente da un cittadino abitante sul Corso di Porta Romana.

Due Parole di Osservazione sul Bollettino storico della rivoluzione di Milano di marzo 1848 ecc., scritte da un altro cittadino pure di Porta Romana.

_Baracchi Francesco_. Le gloriose cinque giornate dei Milanesi.

_Bianconi Antonio_. Origine, progresso e fine della rivoluzione di Milano.