Compendio di psicologia

Part 32

Chapter 323,322 wordsPublic domain

7. Che di questi modi di considerare l’esperienza quello della scienza naturale si sia sviluppato prima dell’altro, è cosa che si comprende facilmente, se si tien conto dell’interesse pratico che si lega alla determinazione dei regolari fenomeni naturali, pensati come indipendenti dal soggetto; che poi questa priorità della conoscenza naturale per lungo tempo apportasse nel modo di considerazione della scienza naturale e in quello della psicologia confusione ed oscurità, quali si manifestarono nei diversi concetti psicologici di sostanza, era cosa quasi inevitabile. Per questa ragione la riforma delle concezioni fondamentali, che cerca la particolarità del còmpito della psicologia non nella diversità del dominio empirico, ma nel modo di apprendere tutti i contenuti dell’esperienza a noi dati nella loro realtà immediata, non alterata da ipotetici concetti sussidiari, tale riforma non ha prese le prime mosse dalla psicologia, ma dalle _singole scienze dello spirito_. A queste la considerazione dei processi psichici sotto il punto di veduta del concetto dell’attualità era da lungo tempo famigliare prima che essa trovasse adito nella psicologia. La ragione della diversità, in sè inammissibile, esistente tra la psicologia e le scienze dello spirito riguardo alle idee fondamentali si deve cercare in ciò, che la psicologia fino ad ora ha adempiuto soltanto in piccola parte al còmpito di essere fondamento alla totalità delle scienze dello spirito.

8. Dal punto di vista del concetto dell’attualità viene a comporsi una grossa questione, che per lungo tempo tenne divisi i sistemi metafisici di filosofia; la questione intorno al _rapporto tra corpo ed anima_. Se corpo ed anima sono ambedue considerati sostanze, quel rapporto rimane un enigma, qualunque sia la determinazione dei concetti delle due sostanze. Se si tratta di sostanze omogenee, il diverso contenuto dell’esperienza naturale e di quella psicologica riesce incomprensibile e non resta che a negare interamente il valore indipendente di una di queste due forme di conoscenza. Se si tratta di sostanze eterogenee, la loro connessione è un continuo miracolo. Ora dal punto di vista della teoria dell’attualità la realtà immediata dei fenomeni è contenuta nell’esperienza psicologica. Il nostro concetto fisiologico dell’organismo corporeo non è altro che una parte di questa esperienza, una parte che, al pari di tutti gli altri contenuti d’esperienza delle scienze naturali, noi abbiamo ottenuta in base al presupposto di un oggetto indipendente dal soggetto conoscente. Certi componenti dell’esperienza mediata possono corrispondere a certi altri dell’esperienza immediata, senza che per ciò l’una debba essere ricondotta all’altra o da essa derivata. Una tale derivazione è anzi per sè stessa esclusa a causa del punto di considerazione nei due casi pienamente diverso. Forse la circostanza, che qui non sono dati, rispetto ad una medesima esperienza, oggetti diversi, ma solo punti di vista diversi, porta con sè la conseguenza, che fra i due esistano relazioni generali. Ma si consideri anche da un lato, che esiste un numero infinitamente grande di oggetti, i quali sono per noi accessibili solo sotto la forma dell’esperienza mediata, cioè mediante le scienze naturali: a questa classe appartengono tutti gli oggetti, che noi non siamo costretti ad apprendere come sostrati fisiologici di processi psichici; e dall’altro lato, che esiste un numero non minore di fatti, che ci sono offerti solo nella forma dell’esperienza immediata e psicologica: a questa classe appartiene nella nostra coscienza soggettiva tutto ciò che non possiede il carattere di un oggetto di rappresentazione, cioè di un contenuto che viene riferito direttamente ad oggetti esterni.

9. Conseguenza di questo rapporto è, che tutti i fatti, i quali, essendo parti costitutive di un’esperienza unica, considerate solo ad ogni volta da una posizione diversa, contemporaneamente appartengono all’esperienza mediata propria delle scienze naturali e all’immediata propria della psicologia, sono in relazione tra loro, imperocchè entro questo dominio, ad ogni elementare processo dal lato psichico deve anche corrispondere un processo dal lato fisico. Questa legge è detta il _principio del parallelismo psico-fisico_. E questo nel suo significato empirico-psicologico è assolutamente diverso da certe leggi metafisiche che, se talora sono designate col medesimo nome, hanno in verità tutt’altro valore. Questi principi metafisici stanno sul terreno dell’ipotesi di una sostanza psichica e cercano sciogliere il problema delle relazioni tra corpo ed anima o ammettendo _due _ sostanze reali, le proprietà delle quali siano bensì diverse ma procedano nelle loro modificazioni parallelamente, oppure supponendo _una sola_ sostanza con due attributi diversi, le modificazioni dei quali dovrebbero essere corrispondenti. In ognuna di queste forme il principio metafisico del parallelismo si fonda sulla proposizione: ad ogni fatto fisico corrisponde un fatto psichico, e viceversa; oppure anche: il mondo dello spirito non è che uno specchio del mondo corporeo, e il corporeo una realizzazione oggettiva del mondo dello spirito. Questa proposizione è però una supposizione affatto indimostrabile e arbitraria; essa nelle sue applicazioni psicologiche porta ad un intellettualismo, che sta in contraddizione con ogni esperienza. Per contro il principio psicologico, come sopra è stato formulato, parte dal fatto, che esiste _una sola_ esperienza, la quale però, quando diventa contenuto di un’analisi scientifica, ammette in certe sue parti una _doppia_ forma di considerazione scientifica; una _mediata_, che studia gli oggetti delle nostre rappresentazioni nelle loro reciproche relazioni oggettive, ed una _immediata_, che li studia nella loro natura intuitiva in relazione a tutti gli altri contenuti d’esperienza del soggetto conoscente. Fintanto che vi sono oggetti, i quali siano assoggettati a questa doppia considerazione, il principio psicologico del parallelismo esige una relazione generale tra i processi dei due lati. Questa esigenza è appoggiata dal fatto, che in questi casi ambedue le forme dell’analisi si riferiscono in realtà ad un medesimo contenuto d’esperienza. Da questo risulta che il principio psicologico del parallelismo _non_ può, per la natura stessa della cosa, riferirsi a tutti quei contenuti d’esperienza, che sono soltanto oggetti dell’analisi della scienza naturale e neppure a quelli che formano il carattere specifico dell’esperienza psicologica. A quest’ultimi appartengono le particolari _forme di connessione e relazione degli elementi psichici e delle formazioni psichiche_. A queste forme andranno bensì parallele connessioni di processi fisici, imperocchè sempre, quando una connessione psichica mostra una coesistenza od una successione regolare di processi fisici, questi devono direttamente o indirettamente stare egualmente in un nesso causale: questo nesso però non può contenere nulla del particolare contenuto della connessione psichica. Gli elementi, ad es., che costituiscono una rappresentazione di spazio o di tempo, staranno anche nei loro sostrati fisiologici in un regolare rapporto di coesistenza o di successione; oppure agli elementi rappresentativi, dei quali si compone il processo della relazione e della comparazione di contenuti psichici, corrisponderanno certe combinazioni di eccitamenti fisiologici, le quali egualmente si ripetono ad ogni riprodursi di quei processi psichici. Ma quei processi fisiologici non potranno nulla contenere di tutto ciò che costituisce la natura psichica delle rappresentazioni di spazio e di tempo, dei processi di relazione e di comparazione, perchè nell’analisi della scienza naturale è di proposito fatta astrazione da tutto ciò che va unito a quei processi fisiologici. Ne deriva inoltre che anche i _concetti di valore e di fine_, alla formazione dei quali si adoprano le connessioni psichiche e i contenuti sentimentali che sono con quelli in relazione, stanno affatto fuori della sfera dei contenuti d’esperienza che possono essere ordinati sotto il principio del parallelismo. Le forme delle combinazioni, che ci si presentano nei processi di fusione, nelle associazioni e nelle combinazioni appercettive, come pure i valori che spettano ad esse nella connessione totale dello sviluppo psichico, possono essere riconosciuti solo mediante un’analisi _psicologica_, allo stesso modo che i fenomeni oggettivi di gravità, suono, calore, e così via, o i processi del sistema nervoso sono accessibili solo ad un’analisi fisica o fisiologica, cioè che operi coi concetti sussidiari di sostanza proprii della conoscenza naturale.

10. In tal modo il principio del parallelismo psico-fisico nel significato _empirico-psicologico,_ che ad esso spetta indiscutibilmente, conduce anche di necessità a riconoscere una _causalità psichica indipendente_. Questa presenta bensì dappertutto relazioni alla causalità fisica e non può mai cadere con essa in contraddizione, ma ne deve tuttavia essere diversa di tanto, di quanto il punto di vista dell’esperienza immediata soggettiva, proprio della psicologia, differisce da quello dell’esperienza mediata, oggettiva per astrazione, che vale per la scienza naturale. Come la natura della causalità fisica ci si scopre solo nelle _leggi fondamentali della natura_, così solo cercando di astrarre dalla totalità dei processi psichici certe _leggi fondamentali dei processi psichici_, noi potremo renderci conto della speciale natura della causalità psichica. Tali leggi fondamentali possono essere distinte in due classi. Le une si manifestano sopratutto nei processi, sui quali hanno il loro fondamento il sorgere e l’immediata relazione delle formazioni psichiche; noi le diciamo _leggi psicologiche di relazione_; le altre sono di natura derivata, consistendo esse in effetti composti, che queste leggi di relazione producono combinandosi dentro serie sempre più estese di fatti psichici; noi le diciamo _leggi psicologiche di evoluzione_. Per giungere a un giusto apprezzamento di queste leggi, che in seguito esamineremo, è necessario riflettere che il loro valore, allo stesso modo che quello delle più generali leggi naturali, riposa non tanto sulla loro forma astratta quanto sul numero delle loro applicazioni; così per l’appunto come il principio d’inerzia per sè solo considerato si dimostra una proposizione povera, e il suo valore si manifesta solo nelle singole applicazioni meccaniche e fisiche.

§ 23. — Le leggi psicologiche di relazione.

1. _Tre_ generali leggi psicologiche di relazione noi distinguiamo e le diciamo leggi delle _risultanti psichiche_, delle _relazioni psichiche_ e dei _contrasti psichici_.

2. La _legge delle risultanti psichiche_ si dimostra nel fatto, che ogni formazione psichica presenta proprietà, le quali, dopo che sono date, possono bensì essere conosciute dalle proprietà dei suoi elementi, ma non devono in nessun modo essere considerate semplicemente come la somma delle proprietà degli elementi. Una connessione di toni, tanto nelle sue proprietà rappresentative quanto nelle sentimentali, è più che una semplice somma di singoli toni. Nelle rappresentazioni di spazio e di tempo l’ordine spaziale e temporale è bensì fondato in maniera regolare sulla cooperazione degli elementi che formano queste rappresentazioni, ma quegli ordini non possono in nessun caso essere considerati come proprietà che siano già inerenti agli elementi di sensazione. Le teorie nativistiche che presuppongono questo, si avvolgono in una inestricabile contraddizione e, ammettendo nelle originarie intuizioni di spazio e di tempo successive modificazioni in seguito a determinate influenze dell’esperienza, ammettono sino ad un certo limite un nuovo sorgere di proprietà. Infine per le funzioni appercettive, per l’attività fantastica e intellettiva la medesima legge si esplica in una forma perspicua, non solo in quanto i componenti collegati da sintesi appercettiva a lato al significato che possiedono nello stato isolato, ne acquistano uno nuovo nella rappresentazione totale sorgente dalla loro connessione, ma anche in quanto la stessa rappresentazione totale è un nuovo contenuto psichico, che è bensì reso possibile da quei componenti, ma non è in essi contenuto. Questo appare nel modo più evidente nei più complessi prodotti di sintesi appercettiva, nell’opere d’arte, nella connessione logica del pensiero.

3. Nella legge delle risultanti psichiche si esplica per tal modo un principio che noi, avuto riguardo agli effetti che ne risultano, designiamo come un _principio di sintesi creatrice_. Ammesso per le più alte creazioni dello spirito, non è stato per lo più abbastanza tenuto in conto per la totalità degli altri processi psichici; che anzi è stato completamente travisato da una falsa confusione, colle leggi della causalità fisica. Ed è per una simile confusione, che si è voluto trovare una contraddizione tra il principio della sintesi creatrice nel dominio dello spirito e le più generali leggi della natura, specialmente con quella della conservazione dell’energia. Una tale contraddizione e già sin dal principio esclusa, perchè i punti di vista coi quali si giudicano e quindi anche si determinano le misure, sono nei due casi diversi e devono esserlo, constando la scienza naturale e la psicologia non di diversi contenuti d’esperienza ma di un medesimo contenuto considerato da lati diversi (§ 1, pag. 2). Le determinazioni fisiche di misura si riferiscono a _masse, forze, energie oggettive_; tutti questi concetti sussidiari, all’astrazione dei quali noi siamo costretti dal modo di giudicare l’esperienza oggettiva, ubbidiscono a leggi generali, le quali, essendo tutte desunte dall’esperienza, non possono essere in antagonismo con nessuna esperienza singola. Al contrario le determinazioni psichiche di misura, le quali entrano in campo quando si paragonino i componenti psichici colle loro risultanti, si riferiscono a _valori_ e a _fini soggettivi_. Il valore soggettivo di un tutto può crescere, il fine di esso può essere speciale e più completo rispetto a qualsiasi dei suoi componenti, senza che per ciò le masse, le forze e le energie subiscano modificazioni alcune. I movimenti muscolari che si compiono in un atto esterno di volere, i processi fisici che accompagnano le rappresentazioni sensitive, le associazioni e le funzioni appercettive, ubbidiscono in un modo immutabile al principio della conservazione dell’energia. Ma per grandezze di questa energia conservatisi eguali, i valori e i fini psichici in essa rappresentati possono essere di assai diversa grandezza.

4. La misura _fisica_, come risulta da queste differenze, ha da fare con _grandezze quantitative di valori_, cioè con grandezze che permettono una graduazione di valori solo in base ai rapporti quantitativi dei fenomeni misurati. Per contro la misura _psichica_ in ultima istanza si riferisce sempre a _grandezze qualitative di valori_, cioè a valori che possono essere graduati solo avuto riguardo alla loro natura qualitativa. Per ciò che concerne la produzione di gradi di valore, alla capacità di produrre effetti puramente _quantitativi_, che noi designiamo _grandezza d’energia fisica_, può contrapporsi come _grandezza d’energia psichica_ la capacità di produrre effetti _qualitativi_.

Ciò presupposto, non solo un _accrescimento dell’energia psichica_ può andar unito a una _costanza dell’energia fisica_, quale è accettata in una considerazione dell’esperienza secondo la scienza naturale, ma ambedue costituiscono per l’appunto le misure integrantisi a vicenda, colle quali noi giudichiamo la nostra esperienza nella sua totalità. Imperocchè l’accrescimento dell’energia psichica cade in giusta luce solo per ciò, che esso costituisce il rovescio dal lato psichico della costanza fisica. Del resto questo principio dell’accrescimento dell’energia psichica come è indeterminato nella sua espressione, potendo essere la misura straordinariamente diversa per condizioni diverse, così è valido solo nella _presupposizione della continuità dei processi psichici_. E a questa, come suo correlativo psicologico che si presenta in modo non dubbio nell’esperienza, si contrappone il fatto dello _sparire di valori psichici_.

5. La _legge delle relazioni psichiche_ costituisce un complemento alla legge delle risultanti, imperocchè essa non si riferisce al rapporto, che i componenti di una connessione psichica hanno al contenuto di valori che si esplica in questa connessione, ma al rapporto reciproco dei singoli componenti. Mentre la legge delle risultanti vale pei processi sintetici della coscienza, la legge delle relazioni vale per quelli analitici. Ogni scomposizione di un contenuto di coscienza nelle sue singole parti, quale avviene dapprima già nelle rappresentazioni sensitive e nelle associazioni, per l’apprendimento successivo delle parti di un tutto rappresentato, solo in un modo generale, e poi, in forma più chiara, per la divisione delle rappresentazioni totali, è un atto d’analisi di relazione. Egualmente ogni appercezione è un processo analitico, in cui due fattori si possono distinguere: il risalto di un singolo contenuto e la delimitazione di esso rispetto agli altri. Sul primo fattore si fonda la _chiarezza_, sul secondo la _distintezza_ dell’appercezione (pag. 169). Da ultimo la legge delle relazioni trova la sua più completa espressione nei processi _dell’analisi appercettiva_ e nelle funzioni più semplici che sono fondamento di questi processi, nelle funzioni della _relazione_ e della _comparazione_ (pag. 203 e segg.). In queste ultime specialmente, il principio, che ogni singolo contenuto riceve il suo significato dai rapporti, nei quali si trova rispetto agli altri contenuti psichici, si dimostra come l’essenziale contenenza delle leggi delle relazioni. Quando i rapporti di un contenuto agli altri ci si presentano come _rapporti di grandezze_, allora il suddetto principio assume la forma di un principio della _comparazione relativa di grandezze_, quale si esplica nella _legge di Weber_ (pag. 206).

6. Alla sua volta la _legge dei contrasti psichici_ viene a completare quella delle relazioni; imperocchè al pari di questa, essa si riferisce ai rapporti dei contenuti psichici tra loro. Questa legge trova il suo fondamento nella distinzione fondamentale dei contenuti immediati d’esperienza in oggettivi e soggettivi. In questa distinzione, che è dovuta alle vere condizioni dell’evoluzione psichica, i contenuti soggettivi abbracciano tutti quegli elementi che, come i sentimenti e le emozioni, si presentano quali parti essenziali dei _processi di volere_. In quanto questi contenuti soggettivi d’esperienza si ordinano complessivamente secondo _contrari_, ai quali corrispondono le già accennate (pag. 68) direzioni principali dei sentimenti, piacere e dispiacere, eccitamento e inibizione, tensione e sollievo, questi contrari nel loro avvicendarsi ubbidiscono nel tempo stesso alla _legge generale del rinforzamento per contrasto_. Questa legge però nell’applicazione concreta è anche determinata da speciali condizioni di tempo, da un lato abbisognando ad ogni stato soggettivo un certo tempo pel suo sviluppo, dall’altro potendo una troppo lunga durata per ogni stato soggettivo che abbia raggiunto il suo massimo, affievolire la facoltà di produrre il rinforzamento per contrasto. Questo fatto si connette coll’altro, che per tutti i sentimenti e le emozioni esiste una certa misura media della velocità, misura del resto mutevole in vario modo, la quale è la più favorevole per la loro intensità.

La legge di contrasto, se ha la sua origine nelle proprietà dei contenuti soggettivi dell’esperienza psichica, passa però da questi anche alle rappresentazioni e ai loro elementi, imperocchè le rappresentazioni e i loro elementi sono accompagnati da sentimenti più o meno pronunciati, siano questi connessi al contenuto delle rappresentazioni singole oppure al modo delle loro combinazioni di spazio e di tempo. In tal guisa il principio del rinforzamento per contrasto trova la sua applicazione anche a certe sensazioni della vista, come pure alle rappresentazioni di spazio o di tempo.

7. La legge dei contrasti sta in più stretta relazione alle due leggi precedenti. Da un lato essa può considerarsi come una applicazione della legge generale di relazione al caso speciale, in cui i contenuti psichici, posti in relazione fra loro, si muovono tra contrari. Per altro lato il fatto, che cade sotto la legge del contrasto, del possibile rinforzamento di processi psichici tra loro in direzione opposta, costituisce una speciale applicazione del principio della sintesi creatrice.

§ 24. — Le leggi psicologiche di evoluzione.

1. Alle tre leggi di relazione si contrappongono altrettante leggi di evoluzione, le quali possono considerarsi anche come le applicazioni delle prime a connessioni psichiche più estese. Noi le diciamo legge dell’_accrescimento spirituale_, legge _dell’eterogenesi dei fini_, e legge dello _sviluppo per contrari_.

2. La _legge dell’accrescimento spirituale_ non è, come qualsiasi altra delle leggi psicologiche di evoluzione, applicabile a tutti i contenuti dell’esperienza psichica. Essa è valida piuttosto sotto la condizione limitata, sotto la quale è valida la legge delle risultanti, di cui è un’applicazione, cioè sotto il presupposto delle continuità dei processi (vedi sopra pag. 265). Presentandosi però le circostanze, che impediscono la realizzazione di questa condizione, assai più di frequente, come è facile capire, negli sviluppi spirituali abbraccianti un grande numero di sintesi psichiche che nelle sintesi singole, la legge dell’accrescimento spirituale può essere dimostrata solo in determinati sviluppi, che si compiono in condizioni normali e anche qui solo entro certi limiti. Entro questi limiti però i più estesi sviluppi, ad es., lo sviluppo psichico del singolo uomo normale, lo sviluppo di comunità spirituali, hanno evidentemente fornito le primissime prove della legge fondamentale delle risultanti, che sta a base di questi sviluppi.

3. La _legge dell’eterogenesi dei fini_ sta in strettissima connessione colla legge delle relazioni, ma si fonda anche sulla legge delle risultanti, che sempre deve insieme essere presa in considerazione nel caso di una grande connessione di sviluppi psichici. Nel fatto essa può essere considerata come un principio d’evoluzione, il quale regge le modificazioni che sorgono a causa di successive sintesi creatrici nelle relazioni tra i singoli contenuti parziali delle formazioni psichiche. In quanto le risultanti di processi psichici affini inchiudono contenuti che non erano presenti nei componenti, questi nuovi contenuti entrano tuttavia in relazione coi componenti precedenti, così che ne restano modificate le relazioni tra questi primi componenti e in conseguenza di ciò anche le risultanti di nuova origine. Questo principio di relazioni progressivamente mutantisi si manifesta nel modo più evidente, quando in base alle relazioni date si forma una _rappresentazione del fine_. Imperocchè la relazione dei singoli fattori tra loro viene considerata come una connessione di mezzi, per la quale il prodotto risultante ha il valore di fine cui si mira. Pertanto il rapporto degli _effetti_ al fine rappresentato qui si presenta in modo che in quei primi effetti sono sempre dati ancora effetti secondari, i quali se non erano pensati nelle precedenti rappresentazioni del fine, entrano tuttavia in nuove serie di motivi, e per tal guisa o modificano i fini già presenti o ad essi ne aggiungono di nuovi.