Compendio di psicologia

Part 3

Chapter 33,305 wordsPublic domain

4. Dalla psicologia del senso interno si distingue essenzialmente quella concezione, che definisce la psicologia come “scienza dell’esperienza immediata„. Questa infatti, ritenendo essere l’esperienza interna ed esterna non parti diverse, ma diversi modi di considerare una sola e medesima esperienza, non può riconoscere una precipua differenza fra i metodi della psicologia e della scienza naturale. Questo indirizzo psicologico ha prima di tutto cercato di stabilire i metodi sperimentali che devono compiere un’analisi esatta dei processi psichici; analisi che, tenuto conto del mutato punto di vista, è analoga a quella di cui le scienze naturali fanno uso nella spiegazione dei fenomeni della natura. Di più questo indirizzo mostra che le singole scienze dello spirito, le quali hanno ad oggetto i processi psichici concreti o le creazioni psichiche, si trovano tutte sul medesimo terreno di una scientifica considerazione dei dati immediati dell’esperienza e dei loro rapporti coi soggetti agenti. Donde, come conseguenza necessaria, l’analisi psicologica dei prodotti più generali dello spirito: la lingua, le rappresentazioni mitologiche, le norme dei costumi, dev’essere considerata come un sussidio all’intelligenza dei processi psichici più complessi. Questa concezione sta pertanto, riguardo al metodo, in più stretto rapporto con altre scienze: come _psicologia sperimentale_ colle scienze naturali, come _psicologia sociale_[3] colle più speciali scienze dello spirito.

Finalmente, considerando in tal modo la psicologia, si viene ad eliminare completamente la questione sui rapporti degli oggetti psichici ai fisici. Ambedue non sono veramente oggetti diversi, ma uno stesso contenuto, il quale è considerato una volta nella ricerca della scienza naturale mediante l’astrazione del soggetto, e l’altra nella ricerca psicologica in relazione alla sua costituzione immediata e ne’ suoi rapporti totali al soggetto. Tutte le ipotesi metafisiche sulle relazioni intercedenti fra gli oggetti psichici e fisici, sono, considerate da questo punto di vista, soluzioni di un problema che si agita attorno ad una questione falsamente posta. Se la psicologia deve nella connessione dei processi psichici, in quanto questi sono dati immediati dell’esperienza, rifuggire dal soccorso di ipotesi metafisiche, essa può nondimeno — poichè esperienza esterna ed interna sono due punti di vista integratisi a vicenda di una sola od identica esperienza — ritornare, sovratutto dove la connessione dei fenomeni psichici presenta lacune, a considerare fisicamente gli stessi processi, per vedere se mediante questo nuovo punto di vista, diverso e preso dalla scienza naturale, si possa ristabilire quella continuità che si credeva mancasse. Il medesimo varrà poi, ma in senso inverso, anche per quelle lacune che si presentano nella catena delle nostre conoscenze fisiologiche, potendo questa venir completata con anelli, fornitici da una trattazione dell’esperienza dal punto di vista puramente psicologico. Sulla base di una tale concezione, che pone le due forme di conoscenza nel loro giusto rapporto, è possibile che non soltanto la psicologia porti a piena esecuzione il proposito di essere scienza sperimentale, ma che anche la fisiologia diventi vera scienza sussidiaria della psicologia; come dall’altra parte la psicologia è con eguale diritto una scienza sussidiaria della fisiologia.

5. Riguardo alla seconda delle suaccennate (2) partizioni fondamentali, cioè riguardo ai _fatti o concetti posti a base della ricerca psicologica_, si possono ancora distinguere _due_ indirizzi della psicologia empirica, i quali sono, generalmente parlando, due gradi di sviluppo successivi della interpretazione psicologica. Il primo corrisponde ad una tendenza _descrittiva_, il secondo ad una _esplicativa_. Quando si cercò di distinguere, descrivendo, i vari processi psichici, sorse la necessità di una opportuna _classificazione_ di essi. Si formarono così i concetti generali, sotto i quali vennero ad ordinarsi i diversi processi, e si cercò soddisfare al bisogno d’interpretare il caso singolo, riferendo le parti di un processo complesso a concetti generali applicabili ad esse. Tali concetti sono ad es. sensazione, conoscenza, attenzione, memoria, immaginazione, intelletto, volontà, ecc. Essi corrispondono ai concetti fisici generali nati dall’immediata cognizione dei fenomeni naturali, come peso, calore, suono, luce, ecc. Se quelli al pari di questi, possono servire ad un primo ordinamento dei fatti, non giovano però affatto a darne la spiegazione. Nondimeno la psicologia empirica si è resa più volte colpevole di questa confusione, e appunto in questo senso la _psicologia delle facoltà_ considerava ogni specie come potenze o facoltà della psiche, sotto la cui attività varia o comune essa riconduceva tutti i processi psichici.

6. Una trattazione _esplicative_, che si contrappone alla psicologia descrittiva delle facoltà, è costretta, quando si attenga veramente al lato empirico, a porre a base delle sue interpretazioni fatti determinati, che appartengono per sè stessi all’esperienza psichica. E potendo questi fatti essere presi da ordini diversi di processi psichici, la trattazione esplicativa presenta di nuovo due indirizzi, corrispondenti ai due fattori che prendono parte alla formazione dell’esperienza immediata: l’oggetto e il soggetto. Quando si dà maggior valore all’oggetto dell’esperienza immediata, nasce la psicologia _intellettualistica_, che cerca derivare tutti i processi psichici, anche i sentimenti soggettivi, gl’impulsi, i primi movimenti della volontà dalle _rappresentazioni_, o, come anche queste possono essere dette, a causa della loro importanza per la conoscenza oggettiva, dai processi _intellettivi_. Se all’opposto si dà valore principale al modo in cui l’esperienza immediata sorge nel soggetto, allora nasce un indirizzo, il quale accorda ai moti soggettivi, che non si riferiscono ad oggetti esterni, un posto _egualmente importante_ che alle rappresentazioni. Questa psicologia può essere detta psicologia _volontaristica_, a causa dell’importanza che essa riconosce ai processi della volontà fra tutti i processi soggettivi.

Fra i due indirizzi della psicologia empirica (3), che si distinguono per la generale concezione dell’esperienza interna, la psicologia del senso interno è quella che tende anche all’_intellettualismo_. Essa infatti, essendo il senso interno paragonato ai sensi esterni, considera principalmente quei dati psichici dell’esperienza, che sono offerti quali oggetti al senso interno, allo stesso modo che gli oggetti naturali ai sensi esterni. La natura di oggetti si crede d’altra parte possa essere attribuita, fra tutti i dati dell’esperienza, soltanto alle _rappresentazioni_, e precisamente perchè esse vengono considerate proprio come _immagini_ degli oggetti che stando fuori di noi, ci sono dati dai sensi esterni. Quindi le rappresentazioni sono ritenute i soli oggetti reali del senso interno, mentre tutti quei processi che non possono essere riferiti ad oggetti esterni, come ad es. i sentimenti, sono indicati o quali rappresentazioni non chiare, o quali rappresentazioni che si riferiscono al nostro corpo, o finalmente quali effetti prodotti da combinazioni di rappresentazioni.

Mentre la psicologia del senso interno si collega all’intellettualismo, la psicologia dell’esperienza immediata si avvicina al volontarismo. Dacchè questa riconosce essere un còmpito capitale della psicologia la ricerca dell’origine soggettiva di ogni esperienza, è facile comprendere che nell’analisi di quest’origine l’attenzione dev’essere sovratutto diretta su quei fattori dell’esperienza, dai quali fa astrazione la scienza della natura.

7. La psicologia _intellettualistica_ nel corso del suo sviluppo ha di nuovo dato luogo a due speciali indirizzi empirici. O i processi _logici_ del giudicare o del concludere furono considerati come le forme tipiche fondamentali di ogni fatto psichico, o furono ritenute tali certe combinazioni di rappresentazioni successive di memoria, prevalenti sulle altre a causa della loro frequenza, le cosidette _associazioni delle rappresentazioni_. La prima tendenza, la _logica_, è in istretta parentela colla interpretazione psicologica volgare; essa è la più antica, ma nondimeno in parte si è conservata ancora sino in questi ultimi tempi. _La teoria della associazione_ è sorta dall’empirismo filosofico del secolo scorso. Queste due tendenze sono fra loro contrarie, volendo la teoria logica ricondurre le complessità di fenomeni psichici a forme più alte di processi intellettuali, e l’associazionistica invece a forme inferiori o, come oggi si suol dire, semplici. Ma ambedue per la loro unilateralità falliscono egualmente; non solo perchè nè l’una nè l’altra riesce coi propri principi a spiegare i processi sentimentali e volitivi, ma anche perchè questi principi non riescono neppure a una piena interpretazione dei processi intellettivi.

8. L’unione della psicologia del senso interno colla concezione intellettualistica ha ancora portato a un principio particolare, che molte volte è stato fatale per il modo di concepire i fatti psicologici. Esso consiste nella falsa _sostanzializzazione_[4] _intellettualistica delle rappresentazioni_. Quando noi non ammettiamo solo un’analogia tra gli oggetti del cosidetto senso interno e gli oggetti del senso esterno, ma anche consideriamo i primi come imagini dei secondi; siamo indotti a trasportare quelle proprietà, che la scienza naturale attribuisce agli oggetti del mondo esterno, anche agli oggetti immediati del senso interno, cioè alle rappresentazioni. E pertanto si ammette, che le rappresentazioni, proprio come le cose esterne cui sono da noi riferite, siano oggetti relativamente persistenti, i quali possano svanire dalla coscienza e poi di nuovo in essa entrare. Le rappresentazioni senza dubbio devono essere da noi percepite ora più forti e chiare, ora più deboli e confuse, a seconda che il senso interno venga o no rafforzato dal senso esterno, e a seconda dell’attenzione che ad esse prestiamo; ma nel complesso rimangono immutate riguardo alla loro natura qualitativa.

9. La psicologia _volontaristica_ è in tutto quest’ordine di fatti in piena antitesi coll’intellettualistica. Mentre questa è costretta ad ammettere un senso interno con oggetti speciali della percezione interna, quella è legata alla veduta, che l’esperienza interna si identifica coll’esperienza immediata. E poichè il contenuto dell’esperienza psicologica consiste secondo questa concezione, non di una somma di oggetti, che sono dati al soggetto, ma di tutto quanto compone il processo dell’esperienza, cioè degli atti del soggetto stesso presi nella loro proprietà immediata, che non è stata mutata da nessuna astrazione e riflessione; il contenuto dell’esperienza psicologica è di necessità considerato come una _connessione di processi_.

Questo concetto del processo esclude la natura sostanziale e però anche più o meno persistente dei dati psichici dell’esperienza. I fatti psichici sono _avvenimenti_ e non cose; essi scorrono come tutti gli avvenimenti nel tempo e non sono mai in un dato momento gli stessi che nel momento antecedente. In questo senso i processi del volere hanno un valore _tipico_, importantissimo per la intelligenza di tutti gli altri processi psichici. La psicologia volontaristica non afferma affatto che il volere sia la sola forma realmente esistente del processo psichico, ma essa afferma soltanto che il volere, coi sentimenti e colle emozioni a lui strettamente connesse, costituisce una parte dell’esperienza psichica, altrettanto necessaria quanto le sensazioni e le rappresentazioni; di più afferma che sull’analogia del processo volitivo debba interpretarsi ogni altro processo psichico; cioè quale un fatto che sempre muta nel tempo, e non quale una somma di oggetti persistenti, come per lo più l’intellettualismo ammette, in conseguenza del falso riferimento che esso fa delle proprietà da noi poste negli oggetti esterni, alle rappresentazioni degli oggetti stessi. Quando si riconosce l’_immediata_ realtà dell’esperienza psicologica, lo studio dì derivare determinate parti del processo psichico da altre che da quello specificamente differiscono, resta senz’altro escluso; così pure i conati della psicologia metafisica di ricondurre l’esperienza interna a processi immaginari da essa diversi di un ipotetico sostrato metafisico, stanno in contraddizione col vero còmpito reale della psicologia. Questo còmpito, poichè si riferisce all’esperienza immediata, si collega sin dal principio col presupposto che ogni dato psichico dell’esperienza contiene nello stesso tempo fattori oggettivi e soggettivi; questi si devono pur sempre considerare come distinti da un’astrazione arbitraria e non come processi realmente diversi. Infatti l’osservazione c’insegna che non si danno rappresentazioni, le quali non sveglino in noi sentimenti ed impulsi di diversa intensità, come pure non è possibile un processo sentimentale o volitivo, che non si riferisca ad un oggetto rappresentato.

10. I principi direttivi della fondamentale concezione psicologica, che dobbiamo in seguito mantenere fissi, possono essere riassunti nelle tre proposizioni seguenti:

1. L’esperienza interna o psicologica non è alcun dominio speciale dell’esperienza diverso dagli altri, ma essa è veramente l’_esperienza immediata_.

2. Quest’esperienza immediata non è un contenuto quiescente, ma una _connessione di processi_; essa non consiste di oggetti, ma di processi, cioè di _fatti generali che si svolgono in noi_ e delle loro relazioni reciproche fissate da leggi.

3. Ciascuno di questi processi ha da un lato un contenuto oggettivo ed è dall’altro un processo soggettivo, e però in tal modo esso racchiude in sè le condizioni generali tanto di ogni conoscenza quanto di ogni pratica attività degli uomini.

A queste tre proposizioni corrisponde un _triplice posizione della psicologia_ in rapporto agli altri campi del sapere:

1. Come scienza dell’esperienza immediata, essa — in contrapposto alle _scienze naturali_, le quali a causa dell’astrazione che esse fanno del soggetto, hanno per oggetto solo il contenuto oggettivo e _mediato_ dell’esperienza — è la scienza empirica _che reintegra quelle_. Ogni singolo fatto dell’esperienza può essere intimamente valutato nel suo pieno significato, solo quando ha sostenuto la prova dell’analisi naturale o psicologica. In questo senso anche la fisica e la fisiologia sono scienze sussidiarie della psicologia, come questa alla sua volta è una disciplina ausiliaria per le ricerche naturali.

2. Come scienza delle forme più generali della esperienza umana immediata e della connessione loro secondo leggi, essa è il _fondamento delle scienze dello spirito_. Infatti il contenuto di queste scienze sta sopratutto nelle azioni che nascono dagli immediati fatti della vita psichica umana e nei loro effetti. La psicologia, in quanto ha per còmpito lo studio delle forme, sotto le quali queste azioni si presentano e delle leggi alle quali soggiaciono, è la più generale, e insieme la base di tutte le scienze dello spirito: della filologia, della storia, dell’economia politica, della giurisprudenza, ecc.

3. Siccome la psicologia egualmente considera le _due_ condizioni fondamentali, che stanno a base così della conoscenza teoretica come dell’operare pratico, le soggettive e le oggettive, e cerca determinarle nel loro rapporto reciproco; essa fra tutte le discipline empiriche è quella, i cui risultati si adattano più da vicino allo studio così del problema della conoscenza come dell’etica, le due questioni fondamentali della filosofia. La psicologia, che rispetto alla scienza naturale è la scienza reintegrante, rispetto alle scienze dello spirito la fondamentale, è rispetto alla filosofia la _scienza empirica di preparazione_.

10_a_. Quantunque nella nuova psicologia sempre più si vada riconoscendo, che non tanto la differenza degli oggetti dell’esperienza quanto quella del punto di vista di trattazione della esperienza è ciò per cui la psicologia si distingue dalla scienza naturale; pure la chiara conoscenza delle particolarità reali di quel punto di vista, che fissa il còmpito scientifico per la psicologia, è ancor sempre pregiudicata dai riflessi delle tendenze della vecchia metafisica e della filosofia naturalistica. Invece di riconoscere che la trattazione dell’esperienza per le scienze naturali si compie in base all’astrazione di quei fattori soggettivi che entrano in quell’esperienza, si assegna ancora sempre alla scienza naturale il còmpito di fissare nel modo più generale il contenuto di ogni esperienza. Posto questo, la psicologia sarebbe una disciplina non più coordinata ma subordinata alla scienza naturale. Essa non dovrebbe più eliminare quell’astrazione fatto dalla scienza naturale e con questo giungere a una completa comprensione della esperienza; ma dovrebbe trar profitto dal concetto del “soggetto„ messo in luce dalla scienza naturale, per spiegare l’influenza di questo soggetto sui dati della nostra coscienza. In luogo di riconoscere che una definizione sufficiente del soggetto è solo possibile in base alla ricerca psicologica (§ 1, 3º), qui d’un tratto è introdotto nella psicologia un concetto del soggetto già bell’e formato e definitivamente improntato sulla scienza naturale. Ora per questa il soggetto è identico all’individuo corporeo. Conseguentemente la psicologia vien definita, come la scienza che ha l’ufficio di stabilire la dipendenza del contenuto immediato dell’esperienza dall’individuo corporeo. Questo punto di vista, detto anche del “materialismo psico-fisico„, è insostenibile dal lato della teoria della conoscenza e psicologicamente infruttuoso. Siccome la scienza naturale astrae di proposito dal soggetto percipiente, pur contenuto in ogni esperienza, è fuor di dubbio che essa ben difficilmente è in grado di dare una valida ed ultima determinazione del soggetto. Una psicologia che parte da una tale definizione puramente fisiologica, non s’impernia più sull’esperienza ma, proprio come la vecchia psicologia materialistica, su una premessa metafisica. Di più questo punto di vista è psicologicamente infruttuoso, perchè assegna di bel principio la causale interpretazione dei processi psichici alla fisiologia, la quale non può dare nè ora nè mai una tale interpretazione a causa del differente modo di trattazione della scienza naturale e della psicologia. Infine è senz’altro manifesto che una tale psicologia, la quale si trasforma in un’ipotetica meccanica del cervello, deve una volta per sempre rinunciare a servire di base alle scienze dello spirito.

Quando noi diciamo psicologia “volontaristica„ l’indirizzo _strettamente empirico_, che si contrappone ai tentativi di rinnovare la dottrina metafisica e che è contrassegnato dai principi più sopra formulati, non dobbiamo dimenticare che questo volontarismo psicologico in sè e per sè non ha nulla a fare con alcuna dottrina metafisica della volontà. Esso si oppone all’unilaterale volontarismo metafisico di Schopenhauer, che deriva tutto l’essere da una volontà trascendente originaria, non meno che ai sistemi metafisici sorti dall’intellettualismo di Spinoza, di Herbart e di altri. I principi del volontarismo psicologico, preso nel senso già notato, sono affatto contrari alla metafisica, perchè esso esclude dalla psicologia ogni metafisica; sono poi in opposizione agli altri indirizzi psicologici, perchè esso respinge tutti gli sforzi che mirano a ricondurre i processi del volere a semplici rappresentazioni, mentre accentua il significato _tipico_ del volere per la natura dell’esperienza psicologica. Questo significato tipico sta in ciò che la proprietà riconosciuta generalmente per le azioni volitive, cioè di essere _processi_, il decorso dei quali presenta continuamente mutazioni qualitative e intensive, viene considerata valevole anche per gli altri contenuti psichici della esperienza.

§ 3. — Metodi della psicologia.

1. La psicologia, avendo per proprio oggetto non contenuti specifici dell’esperienza ma l’_esperienza generale nella sua natura immediata_, non può servirsi di altri metodi che di quelli usati dalle scienze empiriche, così per l’affermazione dei fatti, come per l’analisi e pel causale collegamento di essi. La circostanza, che la scienza della natura astrae dal soggetto e la psicologia no, può bensì portare modificazioni nel modo di usare i metodi, ma non mai nell’essenziale natura dei metodi usati.

Ora la scienza naturale, la quale, come campo di ricerca prima costituitosi, può servire di esempio alla psicologia, si giova di due metodi principali: _l’esperimento_ e _l’osservazione_. L’_esperimento_ consiste in un’osservazione, nella quale i fenomeni da osservare sorgono e si svolgono per l’opera volontaria dell’osservatore. L’osservazione in senso stretto studia i fenomeni senza un tale intervento dello sperimentatore, ma così come si presentano all’osservatore nella continuità dell’esperienza. Ogni qual volta un’azione sperimentale è possibile, le scienze naturali ne fanno sempre uso, essendo in tutti i casi, anche in quelli, nei quali i fenomeni offrono già un’osservazione facile ed esatta, un vantaggio poter volontariamente determinare la loro nascita e il loro decorso e isolare le parti di un fenomeno complesso. Ma nella scienza della natura un uso distinto di questi due metodi è già stato stabilito secondo i suoi diversi campi: in genere il metodo sperimentale si crede per certi problemi più necessario che per altri, nei quali si può raggiungere non di rado lo scopo desiderato colla semplice osservazione. Queste due specie di problemi si riferiscono, prescindendo da piccole eccezioni provenienti da rapporti speciali, alla generale distinzione dei fenomeni naturali in _processi naturali_ ed in _oggetti naturali_.

Qualunque _processo naturale_, ad es., un movimento di luce, di suono, una scarica elettrica, il prodursi o il decomporsi di una combinazione chimica, inoltre un movimento stimolatore o un fenomeno di scambio nell’organismo delle piante o degli animali, richiede l’azione sperimentale per l’esatta determinazione dello svolgimento e per l’analisi delle sue parti. In generale tali azioni sperimentali sono desiderabili, perchè è possibile fare osservazioni esatte solo quando si può determinare il momento di apparizione del fenomeno. Esse sono poi necessarie per distinguere fra loro le parti diverse di un fenomeno complesso, perchè questo può succedere per lo più solo quando arbitrariamente si trascurino alcune condizioni, o se ne aggiungano altre, o anche se ne modifichi l’importanza.

Tutt’altra cosa è per gli _oggetti naturali_: essi sono oggetti relativamente costanti, che non esigono di essere prodotti in un determinato momento, ma stanno in ogni tempo a disposizione dell’osservatore e vi permangono. Qui una ricerca sperimentale è per lo più soltanto richiesta quando vogliamo indagare i processi della loro nascita e delle loro variazioni; in questo caso trovano applicazione le stesse considerazioni fatte per lo studio dei processi naturali, perchè gli oggetti naturali sono considerati o prodotti o parti di processi naturali. Quando invece si tratta solo della natura reale degli oggetti, senza riguardo alla loro formazione e alle loro variazioni, allora la semplice osservazione è per lo più sufficiente. In questo senso sono, ad es., la mineralogia, la botanica, la zoologia, l’anatomia, la geografia ed altre simili, scienze di pura osservazione, fintanto che in esse non siano introdotti, come spesso avviene, problemi fisici, chimici, fisiologici; in una parola, quei problemi che si riferiscono a processi naturali.