Compendio di psicologia

Part 28

Chapter 283,406 wordsPublic domain

Già gli animali infimi (protozoi, celenterati, ecc.) hanno manifestazioni vitali, che fanno argomentare a processi di rappresentazione e di volere. Essi, dopo averlo veduto, afferrano spontaneamente il loro nutrimento; sfuggono ai nemici che li inseguono, ecc. Così pure già in gradi molto infimi si trovano traccie di associazioni e riproduzioni, specialmente di processi del conoscimento e del riconoscimento sensitivi (pag, 192), e queste si perfezionano negli animali superiori solo per la maggiore varietà delle rappresentazioni e pel maggior tempo, su cui si estendono i processi di memoria. E in generale non concordano meno le forme delle rappresentazioni sensitive, come noi possiamo argomentare dalle omogenee disposizioni e dallo sviluppo degli organi di senso; solo che negli esseri inferiori, le funzioni di senso si limitano al senso generale di tatto (pag. 31) corrispondentemente allo stato primitivo nello sviluppo individuale degli organismi superiori.

Ma di contro a questa omogeneità degli elementi psichici e delle loro più semplici connessioni, stanno differenze assai grandi in tutti quei processi che si collegano allo sviluppo dell’_appercezione_. Mentre non mancano mai appercezioni _passive_ come fondamento dei semplici atti impulsivi che avvengono dappertutto, i processi d’appercezione _attiva_, sotto la forma di attenzione volontariamente diretta a certe impressioni e di una scelta fra motivi diversi, si trovano invece probabilmente soltanto in animali più sviluppati. Anche in questi però essi rimangono limitati alle rappresentazioni suscitate da dirette impressioni di senso, così che neppure per gli animali psichicamente più evoluti si può far parola di funzioni _intellettuali_ nel senso stretto della parola, di attività fantastica e intellettiva, oppure al più si può accennare solo a traccie isolate e ad inizi. A ciò si aggiunga anche, che gli animali superiori possono certamente manifestare mediante svariati movimenti espressivi, spesso affini a quelli umani, le loro emozioni e persino le loro rappresentazioni, in quanto sono legate ad emozioni, ma che però ad essi manca un linguaggio sviluppato.

2. Lo sviluppo degli animali, se malgrado l’omogeneità qualitativa dei processi psichici fondamentali, in generale rimane addietro a quello dell’uomo, pure in molti casi gli è superiore per _doppio_ riguardo: prima, per la _rapidità_ dello svolgimento psichico; poi, per certe _unilaterali direzioni funzionali_, che sono favorite dagli speciali modi di vita di una determinata specie animale. La maggiore rapidità dello svolgimento psichico si dimostra in ciò, che molti animali assai presto, anzi alcuni subito dopo la nascita sono capaci di formare rappresentazioni sensitive relativamente distinte e di compiere movimenti rispondenti a uno scopo. Se anche per questo rapporto si trovano negli animali superiori grandissime differenze, ad es., il pulcino appena uscito dall’uovo comincia tosto a beccare il grano, mentre il cane neonato è cieco e presenta ancora per lungo tempo movimenti non coordinati, pare però che lo sviluppo umano sia il più lento e in massimo grado dipendente da aiuti e cure esterne.

3. Ancor più sorprendente è l’_unilaterale svolgimento funzionale_ che ci presentano certi animali: esso si esplica in determinati _atti impulsivi_ di regola connessi a certi bisogni di nutrizione, di riproduzione o di difesa, o nello sviluppo di certe rappresentazioni sensitive e associazioni, che entrano come motivi in quegli atti impulsivi. Tali impulsi unilateralmente svoltisi si chiamano _istinti_. L’opinione, che l’istinto sia una proprietà spettante solo alla coscienza animale e non all’umana, è assolutamente contraria alla psicologia e sta anche in contraddizione coll’esperienza. La disposizione a fare esterni i generali impulsi animali, soprattutto l’impulso alla nutrizione e alla riproduzione, è innata così nell’uomo come in ogni animale. Di particolare a molti animali è soltanto lo special modo di estrinsecare questi impulsi, consistente in più complesse azioni rispondenti allo scopo. Ma anche gli animali si comportano sotto questo rispetto assai diversamente. Ci sono numerosi animali, tanto inferiori quanto superiori, nei quali, come nell’uomo, le azioni provenienti da istinti innati non presentano proprietà speciali. È anche degno di nota che l’addomesticamento degli animali per lo più affievolisce le manifestazioni istintive proprie dello stato selvaggio, ma può produrre d’altra parte nuovi istinti, che possono essere considerati come modificazione di quegl’istinti selvaggi, come ad es. i cani da caccia, specialmente i cani da ferma: bracchi e simili. Il grado di sviluppo relativamente alto raggiunto da certe tendenze istintive negli animali in confronto dell’uomo sì collega evidentemente col loro più unilaterale sviluppo, per il quale la vita psichica degli animali suole esplicarsi quasi interamente in quei processi collegati all’istinto prevalente.

4. Gl’istinti si possono in generale considerare come azioni impulsive, che nascono da sensazioni e sentimenti sensoriali. Il punto di partenza fisiologico per le sensazioni, che specialmente determinano gl’istinti, sono gli _organi della nutrizione e della riproduzione._ Tutti gl’istinti animali ben possono essere ricondotti senz’altro alle due classi di _istinti della nutrizione e della riproduzione_; ma allora, specialmente a questi ultimi nelle loro manifestazioni più complesse, si aggiungono sempre ausiliari impulsi di difesa e impulsi sociali, ohe per la loro origine si devono considerare modificazioni speciali degl’istinti della generazione. E qui trovano posto gl’istinti di molti animali a costruire case e nidi, come del castoro, degli uccelli, di numerosi insetti (ragni, vespe, api, formiche), inoltre le nozze animali comuni specialmente alle classi degli uccelli, i quali presentano ora la forma monogamica, ora la poligamica. Infine qui si devono anche porre le così dette “società animali„ delle api, delle formiche e delle termiti. Esse non sono in realtà società ma legami genetici, nei quali l’istinto sociale, che tiene riuniti gl’individui di una famiglia, come pure l’istinto di difesa ad essi comune, sono subordinati all’impulso della riproduzione.

In tutti gl’istinti le azioni impulsive degl’individui prendono le mosse da certi stimoli di senso, in parte interni, in parte esterni. Le azioni stesse devono però essere attribuite agli atti impulsivi o atti di voleri semplici, perchè certe rappresentazioni e certi sentimenti le precedono e le accompagnano come motivi semplici (p. 150). La natura delle azioni, composta e fondata su disposizioni innate, può trovare la sua spiegazione solo nelle proprietà del sistema nervoso ereditarie da specie a specie. Per queste proprietà certi meccanismi riflessi innati sono messi in azione in seguito a certi stimoli senza alcun esercizio dell’individuo. L’azione di questi meccanismi conforme allo scopo può essere considerata solo come un prodotto dello sviluppo psicofisico della specie. E a favore di questa interpretazione sta anche il fatto, che gl’istinti ammettono non solo variate modificazioni individuali, ma anche un certo perfezionamento per parte dell’esercizio individuale. Così è che l’uccello a poco a poco impara a costruire il suo nido in modo più perfetto. Le api adattano le loro costruzioni ai mutati bisogni. Invece di fondare una nuova colonia, una famiglia di api allarga la costruzione già abitata, quando sia accordato ad essa lo spazio necessario. Una singola famiglia di api e di formiche può persino acquistare abitudini anormali, ad es., una famiglia di api ha l’abitudine di rubare il miele da altri alveari vicini, anzichè raccoglierlo essa stessa, oppure una famiglia di formiche ha l’abitudine meravigliosa di fare schiavi gl’individui di altre famiglie o di allevare i gorgoglioni come animali domestici che danno loro il nutrimento. L’origine spiegabile, il consolidamento, l’ereditarietà di tali abitudini c’indicano chiaramente il modo in cui possono essere sorti istinti complicati. Non mai si presenta un istinto isolato, ma in generi e specie affini, forme _più semplici_ di un medesimo istinto. Così il buco che la vespa da muro fa in una parete per deporvi le uova, si può considerare come l’esempio primitivo delle ingegnose costruzioni delle api. Fra i due, come anello intermedio naturale, sta la costruzione relativamente semplice della vespa comune, costituita di poche celle esagonali tra loro cementate mediante sostanze vegetali.

Gli istinti più complessi si possono quindi spiegare come prodotti dell’evoluzione di impulsi originariamente semplici, i quali si sono sempre più differenziati nel corso di numerose generazioni mediante abitudini individuali che a poco a poco s’aggiungono, si consolidano e si trasmettono per eredità. E però ogni singolo processo d’abitudine può essere considerato come un grado in quest’evoluzione psichica. La graduale trasformazione di esso in una disposizione innata è però derivata dai processi psicofisici dell’esercizio, per i quali atti di volere composti passano a poco a poco in movimenti automatici, che seguono immediatamente come riflessi all’impressione corrispondente.

5. Se in base alla psicologia comparata si cerca rispondere alla questione generale sul _rapporto genetico dell’uomo agli animali_, considerando l’omogeneità degli elementi psichici e delle forme loro di connessione, tanto delle più semplici quanto delle più generali, si deve ammettere la possibilità, che la coscienza umana si sia svolta da una forma inferiore di coscienza animale. Questa ipotesi anche psicologicamente offre una grande probabilità, perchè se da un lato la serie animale presenta già diversi gradi di sviluppo psichico, dall’altro lato ogni singolo uomo percorre uno sviluppo analogo. Se la storia dell’evoluzione psichica in tal modo ci conduce in generale a un risultato confermante la teoria dell’evoluzione fisica, non si deve però disconoscere che le differenze psichiche tra l’uomo e l’animale, quali risaltano nei processi intellettuali ed affettivi, provenienti dalle combinazioni appercettive, sono incomparabilmente più profonde che le differenze fisiche. Anche la grande stabilità nello stato psichico degli animali, subendo esso solo piccole variazioni per l’influenza dell’allevamento, rende al massimo grado improbabile, che una delle specie animali ora vivente possa mai sorpassare dal lato psichico i limiti già raggiunti.

5_a_. Le teorie che mirano a definire psicologicamente il rapporto tra l’uomo e gli animali, oscillano tra due estremi, cioè tra l’opinione predominante nella vecchia psicologia, che le più alte “facoltà psichiche„, specialmente la “ragione„, manchino completamento agli animali, e l’opinione diffusa tra i sostenitori della speciale psicologia animale, che gli animali siano perfettamente eguali all’uomo in tutto, anche nelle facoltà di riflettere, giudicare, conchiudere e nei loro sentimenti morali, ecc. Caduta la psicologia delle facoltà, la prima di queste opinioni è divenuta insostenibile. La seconda si basa sulla tendenza, diffusa nella psicologia popolare, di interpretare tutti i fatti che possono essere oggettivamente osservati, trasformandoli in modi del pensiero umano, e in riflessioni logiche. Ma una più intima indagine sulle manifestazioni della così detta intelligenza animale dimostra, che esse si devono intendere costituite da semplici atti di riconoscimento sensitivo, o da associazioni, mentre mancano loro quelle proprietà che spettano ai veri concetti e alle operazioni logiche. Ora, poichè i processi associativi passano continuamente negli appercettivi, e gli inizi di questi ultimi, semplici azioni attive di attenzione e di scelta, si presentano senza dubbio negli animali superiori, anche questa differenza deve del resto essere senz’altro intesa più come una differenza nel grado, e nella composizione che come una differenza nella natura dei processi psichici.

Per i più vecchi indirizzi della psicologia, tanto per la psicologia delle facoltà quanto per la teoria intellettualistica (§ 2), gl’_istinti animali_ presentano una difficoltà tutt’affatto speciale. Poichè l’intento di derivare tali istinti da condizioni individuali condusse, specialmente per gl’istinti più complessi, a un apprezzamento affatto inverosimile delle funzioni psichiche, si conchiuse spesso, col dichiararli inconcepibili, o, il che portava alla stessa conseguenza, col dirli effetti di rappresentazioni innate. Questo “enigma degli istinti„ cessa di essere insolubile quando gl’istinti, come sopra fu fatto, sono concepiti quali forme speciali di manifestazioni impulsive, negli animali e negli uomini analoghe alle più semplici manifestazioni impulsive psicologicamente comprensibili. Qui poi pei fenomeni d’esercizio, che facilmente si osservano specialmente nell’uomo, ad es. per l’esercizio di movimenti complicati, come nel suonare il piano, si può stabilire il passaggio delle azioni volitive, originariamente composte, in movimenti impulsivi e riflessi (pag. 156 e segg.). A questa interpretazione degli istinti è stato obbiettato, che nell’esperienza è impossibile mettere in luce la trasmissione ereditaria, ivi supposta, di variazioni individualmente acquisite, non essendo affatto possibile, ad es., portare sicura osservazioni sulla trasmissione di mutuazioni spesso antecedentemente affermata. Alcuni biologi ammettono che tutte le proprietà degli organismi debbano essere derivate da una scelta, la quale avviene per la sopravvivenza degli individui meglio adatti alle condizioni naturali, quindi “da una selezione naturale esterna„ e che solo questa selezione naturale esterna possa produrre variazioni negli abbozzi embrionali (Keimanlagen) che si trasmettono ai discendenti. Se ora si deve pur concedere, che una proprietà acquisita da _un solo_ individuo generalmente non abbia alcuna influenza ereditaria, non si può però comprendere, perchè atti abituali, che sono bensì suscitati indirettamente da condizioni naturali esterne, ma prima si fondano su interne proprietà psicofisiche degli organismi, non possano produrre, nel caso che esse agiscano attraverso a più generazioni, mutazioni negli abbozzi embrionali, tanto quanto le influenze dirette della selezione naturale. A favore di questa conclusione sta pure l’osservazione, che specialmente dall’uomo si ereditano certi particolari movimenti espressivi e certe abilità tecniche (pag. 231). Ciò, si comprende, non esclude in alcun caso la cooperazione delle influenze naturali esterne in accordo ai fatti dell’osservazione, ma queste influenze richiedono un doppio modo di agire: in primo luogo un modo diretto, nel quale l’organismo è modificato solo passivamente dall’azione della selezione naturale; e in secondo luogo un modo indiretto, nel quale le influenze esterne determinano dapprima reazioni psicofisiche, che sono poi le cause prime delle avvenute modificazioni. Se si esclude quest’ultimo modo di agire, non solo si chiude una delle più importanti sorgenti per la conoscenza della finalità, in eminente grado manifesta negli organismi animali, ma più specialmente si rende impossibile anche la spiegazione psicologica della graduale evoluzione degli atti di volere, e la loro trasformazione regressiva in riflessi aventi carattere di finalità, quale ci si presenta per un gran numero di movimenti espressivi innati (§ 20,1).

§ 20. — Lo sviluppo psichico del bambino.

1. Lo sviluppo psichico dell’uomo, in generale più tardo a paragone di quello della maggior parte degli altri animali, si dà a conoscere nella costituzione molto lenta delle _funzioni di senso_. Il bambino reagisce bensì subito dopo la nascita agli stimoli di senso di specie diversa: in modo assai preciso alle impressioni di tatto e di gusto, con maggior incertezza agli eccitamenti sonori; ma è fuor di dubbio che qui le forme speciali del movimento di reazione si fondano su ereditati meccanismi di riflessione. E in ispecie ciò vale per lo strillare del bambino all’azione del freddo o ad altre azioni tattili e pei riflessi mimici alle sostanze saporifiche dolci, acide e amare; riflessi, che si possono osservare sin dall’inizio. È pertanto probabile che tutte queste impressioni siano accompagnate da sensazioni e sentimenti oscuri, ma la natura dei movimenti riflessi non può essere derivata dai sentimenti, dei quali noi li consideriamo sintomi, ma solo da innate combinazioni centrali di riflessi.

Alla fine del primo mese è manifesto che sensazioni e sentimenti sono sentiti in modo alquanto più chiaro, benchè ancor sempre molto fugace, come lo dimostrano i rapidi mutamenti di disposizione d’animo; infatti ora soltanto si osservano non solo sintomi di dispiacere, ma anche di piacere: risa, vivaci movimenti ritmici delle braccia e delle gambe in seguito a determinate impressioni sensibili. Anche i meccanismi riflessi non sono del resto pienamente conformati nel primo tempo di vita, come lo fa comprendere il fatto anatomico, che alcune fibre colleganti i centri cerebrali si formano solo dopo la nascita. Mancano ad es. ancora i movimenti riflessi associati dei due occhi. Senza dubbio già fin dall’inizio il singolo occhio si volge a un raggio di luce, ma i movimenti dei due occhi sono ancora irregolari, e solo nel corso dei tre primi mesi la coordinazione normale dei movimenti si dirige a poco a poco sul punto di fissazione comune ai due occhi. Anche qui però la raggiunta regolarità non si deve interpretare come un effetto di più complete rappresentazioni visive, ma piuttosto come il sintomo, che entra in funzione un centro riflesso, la cui azione fa poi possibili più complete rappresentazioni visive.

2. Sulle relazioni qualitative degli _elementi psichici_ nel bambino non si può in generale giungere a una conclusione soddisfacente, perchè ci mancano sintomi oggetti vi abbastanza sicuri. Probabilmente la varietà delle sensazioni sonore e forse anche di quelle di colore, è più limitata. Se però alcuni fanciulli confondono, non di rado ancora nel secondo anno di vita, designazioni di colori, ciò non deve senz’altro essere riferito a una mancanza delle sensazioni, ma è molto più probabile che la mancata attenzione, e la confusione dei nomi dei colori siano la causa di ciò.

All’opposto, nei caratteristici movimenti espressivi che si svolgono a poco a poco, si rivela in modo manifesto la _differenziazione dei sentimenti_, che ha luogo principalmente alla fine del primo anno d’età, e lo sviluppo, a quella connesso, di emozioni varie. E però al dispiacere e alla gioia si aggiungono, l’una dopo l’altra, la meraviglia, l’attesa, l’ira, la vergogna, l’invidia, ecc. Ma anche qui la disposizione ai movimenti combinati, onde le singole emozioni si danno a conoscere, si fonda su ereditate proprietà psicologiche del sistema nervoso, le quali però entrano in funzione per lo più solo nei primi mesi di vita. In appoggio di una tale trasmissione ereditaria parla anche il fatto, che non di rado in certe famiglie si presentano speciali particolarità nei movimenti espressivi.

3. Il fanciullo nelle ereditate combinazioni riflesse porta al mondo disposizioni fisiche che danno origine alle _rappresentazioni di spazio_, disposizioni che fanno possibile uno svolgimento relativamente rapido di queste rappresentazioni; ma pare che appunto nell’uomo, a differenza di certi animali, le rappresentazioni spaziali siano dapprima ancora straordinariamente imperfette. A stimoli sulla pelle seguono manifestazioni di dolore, ma nessun sintomo evidente di localizzazione. Solo a poco a poco dai movimenti delle mani che nei primi giorni appaiono incoordinati, si sviluppano movimenti di prensione, i quali però di solito solo dopo la 12ª settimana, colla cooperazione delle rappresentazioni visive, diventano più sicuri e coscienti del fine. La direzione dell’occhio verso una sorgente luminosa, che si osserva sin dai primi giorni, come pure la coordinazione dei movimenti degli occhi che si stabilisce gradatamente, devono essere interpretati come fenomeni riflessi. Ma probabilmente con questi riflessi si sviluppano immediatamente anche rappresentazioni spaziali, così che a causa della continuità del processo e della sua connessione colle originarie disposizioni fisiologiche di funzione, è possibile avvertire solo un continuo perfezionamento delle rappresentazioni di spazio da inizi molto imperfetti. Già nel fanciullo il senso della vista appare decisamente come il senso che precorre il senso tattile, perchè i sintomi della localizzazione visiva si possono osservare prima che quelli della localizzazione tattile, e i movimenti di prensione si sviluppano, come fu già notato, solo col soccorso del senso della vista. Assai più tardi che lo sviluppo del campo visivo, il quale si fa palese nella distinzione delle direzioni dello spazio, avviene lo sviluppo della visione _binoculare_. Gl’inizi di questo processo coincidono certamente colla coordinazione dei movimenti degli occhi e però appartengono forse già alla seconda metà del primo anno di vita. Le grandezze, le distanze e le forme corporee complesse sono però ancora per lungo tempo apprese in modo molto imperfetto. Specialmente gli oggetti lontani sono ritenuti vicini, quindi al bambino paiono relativamente piccoli.

4. Contemporaneamente alle rappresentazioni di spazio si sviluppano le _rappresentazioni di tempo_. Già nei primi mesi di vita ai movimenti ritmici degli organi tattili e specialmente alla tendenza di accompagnare i ritmi uditi con movimenti cadenzati, si dimostra la capacità di formare regolari rappresentazioni di tempo, e il gradimento che esse suscitano. Alcuni bambini prima ancora di parlare possono ripetere esattamente nell’intonazione e negli accenti i ritmi di melodie udite. Invece le rappresentazioni di estensioni di tempo alquanto grandi rimangono fin dopo i primi anni straordinariamente imperfette, così che il bambino dà giudizi molto incerti non solo sulla durata di tempi diversi, ma anche sulla successione degli avvenimenti nel tempo.

5. Collo sviluppo delle rappresentazioni di spazio e di tempo si svolgono passo passo le _associazioni_ e le _combinazioni appercettive più semplici_. Sintomi del riconoscimento sensitivo (pag. 192) possono osservarsi sin dai primi giorni di vita: e nella rapidità con cui i poppanti imparano a trovare il seno materno, e nella manifesta abitudine che essi fanno agli oggetti e alle persone dell’ambiente. Ancora per lungo tempo però le associazioni si estendono solo a tempi di assai breve durata, dapprima soltanto ad ore, di poi a giorni, e ancora nel 3º e 4º anno di vita persone, che siano state assenti per alcune settimane, sono o completamente dimenticate, o dapprima solo imperfettamente riconosciute.

Lo stesso accade per l’_attenzione_. All’inizio essa può fissarsi per assai breve tempo su uno stesso oggetto, e evidentemente essa funziona solo nella forma dell’appercezione _passiva_, che segue sempre allo stimolo predominante, cioè più forte dal lato sentimentale (pag. 177). Ma già nelle prime settimane di vita, nel modo in cui il bambino fissa e segue per lungo tempo gli oggetti, specialmente gli oggetti in movimento, comincia a manifestarsi un’attenzione più durevole; e contemporaneamente, come prima traccia di un’attenzione _attiva_, sorge l’attitudine di cambiare ad arbitrio la direzione dell’attenzione tra diverse impressioni. Fin d’ora questa attitudine lentamente si allarga e si completa, sempre però anche nell’età infantile più avanzata l’attenzione si affatica più presto che negli adulti e vuole da un lato un maggior cambiamento degli oggetti, dall’altro più frequenti pause di riposo.