Part 25
19_a_. In questi casi si è parlato di “memoria mediata„ o “associazione mediata„. Ma anche qui, come nel “riconoscimento mediato„, non si trova un carattere importante, che differenzi questo processo dalle solite associazioni. Qualcuno, ad es., sedendo di sera nella sua camera a un tratto e, a quanto pare, senza causa, ripensa a una regione percorsa molti anni prima; ma una posteriore indagine più esatta dimostra, che per caso nella camera è un fiore molto olezzante per la prima volta veduto in quel viaggio. La differenza di un solito processo di memoria, nel quale è distintamente conosciuto il legame della nuova impressione con un fatto psichico anteriore, sta manifestamente in ciò, che gli elementi dai quali è stabilito il legame sono respinti nello sfondo oscuro (Hintergrund) della coscienza da altri elementi rappresentativi. Le esperienze non rare, nelle quali un’imagine mnemonica sorge in noi improvvisamente, e a quanto pare, senza causa, e che per lo più sono stato interpretate come un “sorgere spontaneo„ delle rappresentazioni, ci riconducono con ogni probabilità a queste associazioni latenti.
20. Dai processi di memoria che si collegano al semplice riconoscimento del fatto psichico già una volta svoltosi in noi, si distinguono essenzialmente, per una maggior complicazione delle loro condizioni, quei processi che derivano da riconoscimenti _molteplici_ e da _conoscimenti_. Nel processo per cui sorge la rappresentazione sensitiva di un singolo oggetto, a noi noto o per sè stesso o nel suo carattere generale, le relazioni di associazione possibili hanno dapprima un’estensione incomparabilmente maggiore e per ciò il modo, in cui a una determinata esperienza vengono ad aggiungersi processi di memoria, non dipende tanto dai singoli fatti psichici sui quali si fonda l’associazione, quanto dalle condizioni generali e dalle disposizioni momentanee della coscienza, specialmente poi dall’intervento di certi processi d’appercezione attiva e dai corrispettivi sentimenti od emozioni intellettuali. Data la varietà di queste condizioni si comprende come le associazioni si sottraggano in generale ad ogni calcolo preventivo; laddove nell’atto di memoria, tosto che sia avvenuto, le traccie della sua formazione associativa raramente sfuggono all’indagine attenta, così che noi in tutti i casi possiamo a buon diritto considerare l’associazione come causa unica e generale dei processi di memoria.
21. Ma in questa derivazione non si deve mai dimenticare che ogni reale processo di memoria, come ce lo dimostra il suo sviluppo psicologico dal suo più semplice antecedente, l’assimilazione simultanea, non è in alcun modo un processo semplice, ma si compone di una quantità di processi elementari, fra questi stanno qui in prima linea le relazioni assimilanti, nelle quali una data impressione, o in certi casi un’imagine di memoria già presente, entra con elementi di formazioni psichiche anteriori. A ciò si connettono due ulteriori processi caratteristici per il processo di memoria: il primo, l’inibizione dell’assimilazione a causa di elementi eterogenei, e il secondo, le assimilazioni e le complicazioni provenienti da questi elementi eterogenei. Questo secondo processo determina il sorgere di una formazione psichica diversa dalla prima impressione, formazione psichica che dall’azione concomitante delle complicazioni è riferita, in modo più o meno determinato, a un fatto psichico anteriore. Questa relazione regressiva si dà anche qui a conoscere per un sentimento particolare; il _sentimento di ricordanza_ che è affine al sentimento di contezza, ma è pur da questo caratteristicamente diverso nella sua origine temporale, verosimilmente a causa del gran numero di complicazioni oscuramente coscienti, che accompagnano il sorgere dell’indagine mnemonica.
Se ritorniamo ai processi elementari, nei quali possiamo scomporre il processo di memoria al pari di ogni composto processo associativo, otteniamo sempre _combinazioni di eguaglianza e di contiguità_. Fra queste generalmente predominano le prime, se il processo si avvicina ad un processo solito di assimilazione o di riconoscimento; le seconde invece si dimostrano tanto più intensive, quanto più i processi acquistano il carattere di ricordi “mediati„, oppure l’apparenza di un “sorgere spontaneo„ di rappresentazioni.
21 _a_. È evidente che lo schema in uso, secondo il quale tutti i processi di memoria debbano essere associazioni o di somiglianza o di contiguità, diventa assolutamente inesatto, quando lo si voglia usare per l’origine psicologica di questi processi; mentre d’altro lato è troppo generale e indeterminato, quando si intenda logicamente ordinare i processi secondo i loro risultati ultimi, senza riguardo alla loro origine. In quest’ultimo caso le relazioni di subordinazione e sovraordinazione, di coordinazione, di causa e dì fine, la successione e la coesistenza temporale, le diverse specie di rapporti spaziali troverebbero sempre nei concetti generali di “somiglianza„ e di “contiguità„ solo un’espressione insufficiente. In quanto poi all’origine dei processi di memoria, per ciascuno di essi si intrecciano processi che possono in un certo senso designarsi come effetti in parte di somiglianza e in parte di contiguità. Di un’effetto di somiglianza si potrebbe parlare in quelle assimilazioni, che in parte sono d’introduzione al processo e in parte cooperano a quell’ultimo riferimento a un determinato fatto psichico anteriore. Così pure l’espressione “somiglianza„ è qui inadatta, perchè prima d’ogni cosa processi elementari _eguali_ hanno una reciproca azione assimilatrice e perchè, dove una reale eguaglianza non esiste, questa pur sempre si stabilisce in seguito all’assimilazione reciproca. Infatti il concetto delle “associazioni di somiglianza„ è legato al presupposto, che le rappresentazioni composte siano oggetti psichici invariabili e le associazioni combinazioni tra queste rappresentazioni già pronte. Quel concetto cade di per sè quando si rinunzi a questo presupposto, che completamente contraddice all’esperienza psicologica e rende impossibile una giusta comprensione di essa. Dove certi prodotti di associazione, ad es., due immagini mnemoniche successivamente sorgenti, sono simili tra loro, allora il processo sarà ricondotto a processi di assimilazione che si compongono di elementari combinazioni di eguaglianza e di contiguità. L’associazione d’eguaglianza può aver luogo tra componenti od originariamente eguali od originariamente diversi e fatti eguali solo dall’assimilazione. Un effetto di contiguità si può attribuire a quegli elementi che dapprima si oppongono all’assimilazione, e in parte trasformano l’intero processo in una successione di due processi e in parte aggiungono all’immagine mnemonica quegli elementi, che le danno il carattere di una formazione indipendente, diversa dall’impressione che l’induce.
22. La natura delle _rappresentazioni di memoria_ sta in strettissima connessione colla natura complessa dei processi di memoria; se esse sono dette imagini, non di rado più deboli ma pur fedeli, delle dirette rappresentazioni di senso, questa descrizione è, quant’è mai possibile, inesatta. Imagini mnemoniche e dirette rappresentazioni di senso diversificano tra loro non solo qualitativamente e intensivamente, ma anche nella composizione elementare. Se noi lasciamo per quanto è possibile decrescere in intensità un’impressione sensibile, rimane pur sempre ancora, fintanto che essa può essere avvertita, una formazione psichica essenzialmente diversa da una rappresentazione di memoria. Ciò che contrassegna la rappresentazione mnemonica, assai meglio della piccola intensità dei suoi elementi sensibili, è l’_imperfezione_ della rappresentazione. Quando ricordo un uomo a me noto, non solo i tratti del viso, della figura sono nella coscienza più oscuri che quando lo guardo direttamente, ma la maggior parte di questi tratti non esistono affatto. Agli scarsi elementi rappresentativi che sono presenti e che mediante una opportuna direzione dell’attenzione possono essere alquanto completati, si collega una serie di combinazioni di contiguità e di complicazioni: l’ambiente in cui io ho veduto quella persona, il suo nome, infine certi elementi sentimentali sorti nell’incontro di essa. Tutte queste parti concomitanti sono quelle che dell’imagine fanno un’imagine mnemonica.
23. Del resto grandi differenze _individuali_ sono tanto nell’efficacia di questi elementi concomitanti, quanto nella evidenza dei componenti sensibili delle imagini di memoria. Le imagini di memoria sono in alcuni uomini orientate più esattamente in rapporto al tempo e allo spazio che in altri; straordinariamente diversa è poi l’attitudine a ricordare i colori o i toni. Un assai piccolo numero di uomini pare capace di ricordi gustatorii e olfattorii distinti; in luogo di questi le concomitanti sensazioni di movimento del naso o degli organi di gusto entrano come complicazioni.
La lingua raccoglie queste proprietà variamente diverse, che si connettono ai processi di riconoscimento e conoscimento, sotto il nome “_memoria_“. Naturalmente questo concetto non ha, come ammise la psicologia delle facoltà (pag. 9) il significato di un’unica potenza psichica; esso rimane pur sempre un concetto sussidiario, che è utile pel risalto delle differenze individuali nei processi di memoria. In questo senso noi parliamo di una memoria fedele, comprensiva, facile, oppure di una buona memoria locale, cronologica, verbale e simili; espressioni che si riferiscono alle diverse direzioni, nelle quali si svolgono gli elementari processi di assimilazione e di complicazione a seconda di originarie disposizioni e dell’esercizio.
Fra queste differenze individuali una parte importante è rappresentata dal _deperimento della memoria_, alle cui manifestazioni generalmente corrispondono quelle perturbazioni della memoria che sorgono in seguito a malattie cerebrali. Queste manifestazioni sono specialmente notevoli dal lato psicologico, perchè in esse si può conoscere in modo evidente l’influenza delle complicazioni sui processi di memoria. Tra i sintomi più appariscenti della perdita di memoria, così normale come patologica, è la perdita della _memoria verbale_. Essa suole succedere in modo, che vengono dimenticati prima di tutti i nomi propri, poi i nomi degli oggetti concreti che ogni giorno ci circondano, poi i verbi più astratti per loro natura, da ultimo le particelle affatto astratte. Questa successione corrisponde esattamente alla possibilità che hanno le singole specie di parole di essere rappresentate nella coscienza da altre rappresentazioni con esse legate in regolare complicazione. Questa possibilità è manifestamente massima pei nomi propri, ma minima per le particelle astratte, le quali non possono essere ritenute che mediante il loro segno verbale.
§ 17. — Le combinazioni appercettive.
1. Le associazioni in tutte le loro forme, al pari di quei processi di fusione ad esse molto affini che stanno a base dell’origine delle formazioni psichiche, sono da noi considerate prodotti psichici passivi, perchè in esse quel sentimento di attività così caratteristico pei processi di volere e d’attenzione entra sempre solo in modo da annettersi alle _combinazioni già formate_ nell’appercezione di dati contenuti psichici (v. pag. 177 e segg.). Le associazioni sono quindi fatti della nostra vita psichica che possono per parte loro svegliare processi di volere, ma che tuttavia non sono immediatamente sotto l’influenza di processi di volere. Questo è appunto il criterio di cui dobbiamo servirci nella distinzione di un fatto psichico _passivo_.
Per questo rispetto si differenziano essenzialmente quelle combinazioni di seconda natura ohe possono aver luogo fra diverse formazioni psichiche e i loro elementi: le _combinazioni appercettive_. In esse il sentimento dell’attività accompagnato da varie sensazioni di tensione, non solo segue le combinazioni come un effetto di esse, ma le precede e però le combinazioni sono apprese _immediatamente come compientisi colla cooperazione dell’attenzione_. In questo senso noi le diciamo fatti psichici _attivi_.
2. Le combinazioni appercettive si estendono a una quantità di processi psichici, che l’esperienza comune suole distinguere con certe designazioni generali: come pensiero, riflessione, imaginazione e intelletto. Complessivamente essi nell’ordine dei processi psichici hanno il valore di gradi superiori rispetto alle funzioni sensitive e ai puri processi di memoria, ma presi singolarmente sono considerati di natura perfettamente diversa. Una tale diversità è specialmente ammessa per le così dette attività fantastica e intellettiva. Di fronte a questa concezione sminuzzante, propria della psicologia volgare e della teoria della facoltà che seguì le traccie di quella, la psicologia dell’associazione cercò collocarsi da un punto di considerazione unitario, sottomettendo le combinazioni appercettive delle rappresentazioni al concetto generale dell’associazione che essa aveva limitato all’associazione successiva (pag. 182). Ma riducendo la combinazione appercettiva all’associazione successiva o se ne trascurarono l’essenziali differenze tanto soggettive quanto oggettive; oppure si cercò superare le difficoltà di una spiegazione di quelle differenze introducendo certi concetti presi dalla psicologia volgare, in quanto si riconosceva all’“interesse„ o all’“intelligenza„ un’influenza sul costituirsi delle associazioni. Inoltre un equivoco stava spesso a base di questa concezione, cioè che, qualora si fossero riconosciute certe differenze fra combinazioni appercettive e associazioni, si sarebbe dovuto affermare l’assoluta indipendenza di quelle da queste. Naturalmente di questo non si può più far parola. Tutti i processi psichici sono legati alle associazioni proprio come alle originarie impressioni di senso. Ma come le associazioni stesse partecipano tutte alle rappresentazioni sensitive e nullameno nei processi di memoria vengono a formare processi relativamente indipendenti, così le combinazioni appercettive si fondono in tutto sulle associazioni, senza che sia tuttavia possibile ricondurre a queste le loro proprietà essenziali.
3. Se noi ora cerchiamo renderci conto delle proprietà essenziali delle combinazioni appercettive, possiamo distinguere quei processi psichici che in esse si esplicano, in _funzioni appercettive semplici_ e _composte_. Funzioni _semplici_ sono quelle di _relazione_ e di _comparazione_; composte le funzioni della _sintesi_ e dell’_analisi_.
_A_. — LE COMBINAZIONI APPERCETTIVE SEMPLICI.
(_Relazione e comparazione_).
4. La più elementare fra tutte le funzioni dell’appercezione è la _relazione di due contenuti psichici fra loro_. Le basi di una tale relazione sono in ogni caso date nelle singole formazioni psichiche e nelle loro associazioni; ma il _compimento_ della relazione consiste in una speciale attività appercettiva, per la quale la _relazione_ diventa _essa stessa_ uno speciale contenuto di coscienza, che si distingue dai contenuti messi fra loro in relazione reciproca, ma che è con loro saldamente legata. Quando noi in un riconoscimento acquistiamo coscienza dell’identità di un oggetto con un altro antecedentemente percepito, oppure in un ricordo acquistiamo coscienza di una determinata relazione tra il fatto psichico ricordato e un’impressione presente, allora in questi casi alle associazioni va unita anche una funzione dell’appercezione sotto la forma di attività di relazione.
Fintanto che il riconoscimento rimane una pura associazione, la relazione si limita al sentimento di contezza che segue, o immediatamente o dopo un breve intervallo, all’assimilazione della nuova impressione. Se invece all’associazione si aggiunge la funzione appercettiva, allora quel sentimento acquista un sostrato rappresentativo che è distintamente nella coscienza, essendo la rappresentazione anteriore e l’impressione nuova distinte fra loro nel tempo e insieme poste nel rapporto dell’identità secondo le loro proprietà essenziali. Lo stesso avviene quando noi acquistiamo coscienza dei motivi di un atto di memoria. Anche questo presuppone che al sorgere per associazione dell’immagine mnemonica si aggiunga un raffronto di tale immagine colle impressioni determinanti l’associazione, un processo questo, che alla sua volta è possibile solo come funzione dell’attenzione attiva.
5. Per tal guisa la funzione della _relazione_ è sempre determinata dalle associazioni, ogni qual volta esse o i loro prodotti diventano oggetto dell’osservazione volontaria. La relazione si collega sempre, come già insegnano gli esempi su esposti, alla formazione della _comparazione_, così che ambedue debbono essere considerate come funzioni parziali affini. Ogni relazione inchiude una comparazione dei contenuti psichici posti fra loro in relazione; e una comparazione è alla sua volta soltanto possibile in quanto i contenuti paragonati sono stati posti fra loro in relazione. V’è questa sola differenza; in molti casi la comparazione si subordina completamente al fine della relazione reciproca dei contenuti, mentre in altri casi essa diventa per sè stessa un fine indipendente. Quindi noi parliamo là di una relazione, qui di una comparazione in più stretto senso. E però io dico relazione, quando prendo un’impressione presente come base per ricordare un fatto anteriormente svoltosi in me; una comparazione invece, quando io stabilisco certe concordanze o differenze fra il fatto psichico antecedente e il presente.
6. La _comparazione_ si compone alla sua volta di _due_ funzioni elementari, per solito fra loro strettamente connesse: della _concordanza_ e della _distinzione_, intendendo per la prima, la determinazione delle concordanze e per la seconda, la determinazione delle differenze. Oggi ancora nella psicologia è un errore molto diffuso il confondere senz’altro coll’esistenza degli elementi e delle formazioni psichiche la loro comparazione appercettiva. Ma si deve separare l’una cosa dall’altra. Naturalmente nei nostri processi psichici esistono già a sè e per sè delle concordanze e delle differenze, che se non fossero presenti, non potrebbero essere da noi avvertite. Ma l’attività di comparazione che stabilisce le concordanze e le differenze rimane pur sempre una funzione per sè stessa da quelle diversa e che a quelle si aggiunge.
7. Noi cominciamo a paragonare già gli elementi psichici, le sensazioni e i sentimenti semplici secondo le loro concordanze e differenze e li disponiamo in determinati sistemi ciascuno dei quali contiene gli elementi più affini. Entro un tale sistema, specialmente in un sistema di sensazioni, è ancora possibile una doppia comparazione: quella dei _gradi d’intensità_ e dei _gradi di qualità_, alle quali può venire ad aggiungersi anche quella dei _gradi di chiarezza_, tosto che si prenda in esame il modo, in cui gli elementi sono dati alla coscienza. Alla stessa guisa la funzione della comparazione si estende alle formazioni psichiche composte, intensive ed estensive. Ogni elemento psichico e ogni formazione psichica, in quanto possono essere disposti in un sistema comunque ordinato e gradatamente graduato, è una _grandezza psichica_. Una conoscenza del valore di una tale grandezza è soltanto possibile, quando essa sia _paragonata_ ad altre grandezze dello stesso continuo. Se dunque ad ogni elemento psichico e ad ogni formazione psichica già in sè e per sè spetta anche la proprietà di grandezze, e come grandezze generalmente si presentano in forme diverse, cioè come intensità, come qualità, come valore estensivo (spaziale o temporale), ed eventualmente, cioè quando si tenga conto dei diversi stati di coscienza, come grado di chiarezza, una _determinazione della grandezza_ è solo possibile mediante la funzione appercettiva della comparazione.
8. Ora la determinazione di grandezza _psichica_ si distingue dalla determinazione di grandezza _fisica_ per la proprietà che questa, potendo essere fatta su oggetti relativamente costanti, permette un processo di comparazione che può essere compiuto in atti separati nel tempo a piacimento dell’osservatore; noi possiamo, ad es., oggi colla misura barometrica determinare l’altezza di una certa montagna e poi dopo anni ed anni l’altezza di un’altra montagna, e possiamo paragonare i risultati delle due misure, purchè nel frattempo non sia avvenuta alcuna notevole rivoluzione tellurica. Essendo invece le formazioni psichiche non oggetti relativamente fissi, ma processi continuamente svolgentisi, noi possiamo paragonare due grandezze psichiche solo sotto la condizione, che esse ci siano date in una successione immediata. Questa condizione ne porta naturalmente seco altre due; in primo luogo, per la comparazione psichica non è alcuna misura assoluta, ma ogni comparazione di grandezza è un processo che dapprima regge solo per sè ed è quindi di una validità relativa; in secondo luogo, le comparazioni di grandezza possono solo essere fatte per grandezze di una medesima dimensione, e però per la comparazione di grandezze psichiche riesce impossibile un riferimento analogo a quello che fu fatto nella riduzione delle diversissime grandezze fisiche, grandezze di tempo, di forza, a grandezze lineari di spazio.
9. Un’altra conseguenza di tali condizioni di cose è che non si possono direttamente stabilire rapporti tra grandezze psichiche di qualsiasi natura, ma una comparazione immediata è possibile solo in certi casi speciali. Questi sono: 1) _l’eguaglianza di due grandezze psichiche_; 2) _la differenza appena avvertibile di due grandezze_; ad es., di due intensità di sensazioni aventi qualità eguali, oppure di due qualità di sensazioni appartenenti alla stessa dimensione e aventi eguale intensità. Si aggiunge ancora un caso alquanto più complesso, ma che non sorpassa i limiti della comparazione immediata: 3) _l’uguaglianza tra due differenze di grandezza_, specialmente se queste due appartengono direttamente a domini di grandezza che si limitino a vicenda. È evidente che le due funzioni fondamentali della comparazione appercettiva, concordanza e distinzione, sono ambedue adoperate per ciascuno di questi tre modi di misura delle grandezze psichiche. Nel primo modo, date due grandezze psichiche A e B, si fa decrescere la seconda B fintanto che essa nella comparazione diretta concordi con A. Nel secondo procedimento, date due grandezze A e B eguali, si varia una di esse, B, finchè essa sembri o maggiore o minore che A di una quantità appena apprezzabile. Infine il terzo metodo torna opportunissimo quando, data una serie di grandezze psichiche, ad es., di intensità di sensazioni che da A, limite inferiore, va sino a C, limite superiore, mediante una grandezza media B trovata con una continua diminuzione, si divide la serie in modo che le due parti AB e BC siano appercepite come eguali.