Part 23
12. Appunto da questa separazione dell’autocoscienza dal restante contenuto di coscienza ha origine la contrapposizione del _soggetto_ e degli _oggetti_, la quale è senza dubbio già preparata nelle differenze particolari degli originari contenuti di coscienza, ma raggiunge una forma chiara solo in conseguenza di quella separazione. Conformemente a questo suo sviluppo psicologico, il concetto del soggetto ha tre diversi significati di estensione differente, i quali si sostituiscono a vicenda. Nel senso più stretto, il soggetto è la connessione dei processi di volere, che si esplica nel sentimento dell’_io_. In senso alquanto più largo, esso abbraccia il contenuto reale di questi processi di volere unitamente ai sentimenti ed alle emozioni, che li preparano. Infine nel più largo significato esso si estende anche al fondamento rappresentativo costante, che quei processi soggettivi hanno nel corpo dell’individuo, come sede delle sensazioni generali. Ma questo più largo significato è nello sviluppo reale il primissimo e quello più stretto nel flusso reale dei processi psichici ricade sempre in uno dei significati più larghi, perchè esso può essere raggiunto pienamente solo nell’astrazione concettuale. In tal guisa esso propriamente non costituisce che un limite, al quale può in vario grado accostarsi la reale autoconcezione del soggetto.
12_a_. Colla distinzione del soggetto e degli oggetti, oppure come anche si sogliono esprimere questi concetti, quando si riduca il primo alle sue basi sentimentali, e si riassuma il secondo in un concetto generale, colla distinzione dell’_io_ e del _mondo esterno_ è posta la base a tutte quelle riflessioni, alle quali il dualismo, dapprima diffusosi nella popolare intuizione dell’universo e poi da questa passato anche nei sistemi filosofici, deve la propria origine. In questo senso anche la psicologia suole essere contrapposta come scienza del soggetto a tutte le altre scienze e specialmente alle scienze naturali (v. § 1, 3_a_). Questa concezione potrebbe essere giusta solo allorchè la distinzione dell’_io_ dal _mondo esterno_ fosse un fatto originario precedente ad ogni esperienza, e i concetti del soggetto e dell’oggetto potessero una volta per tutte essere univocamente contrapposti. Ma nè la prima nè la seconda condizione si avvera. L’autocoscienza si fonda piuttosto su una serie di processi psichici, essa è il prodotto e non il sostrato di questi processi, e però anche soggetto e oggetto non costituiscono contenuti dell’esperienza nè originariamente nè mai assolutamente diversi, bensì essi sono concetti di riflessione formatisi in seguito ai rapporti reciproci tra le singole parti costituenti il contenuto in sè affatto unico della nostra esperienza immediata.
13. La connessione dei processi psichici, che costituisce l’essenza della coscienza, ha necessariamente la sua prima origine in quei _processi di combinazione_, che hanno continuamente luogo fra gli elementi dei singoli contenuti di coscienza. Questi processi, che già operano quando sorgono singole formazioni psichiche, devono pure produrre tanto la simultanea unità dello stato di coscienza presente in un dato momento, quanto la continuità degli stati di coscienza successivi. Ma essi sono di una natura straordinariamente varia; ognuno ha il suo colorito individuale, che non si ripete mai affatto invariato in un secondo caso. Pure le loro generalissime differenze possono essere ordinate sotto quelle particolarità, che l’attenzione offre da un lato nella passiva ricezione di impressioni, dall’altro nell’appercezione attiva delle stesse. Per avere a disposizione brevi espressioni ad indicare tali differenze, diciamo _associazioni_ quelle connessioni, che si formano di solito nello stato passivo dell’attenzione, e _combinazioni appercettive_ quelle che presuppongono uno stato attivo.
§ 16. — Le associazioni.
1. Nella moderna evoluzione della psicologia il concetto dell’associazione è andato soggetto a una necessaria e molto intima mutazione di significato; questa però non è ancora penetrata dappertutto, essendosi pur sempre mantenuto il significato primitivo, specialmente da quei psicologi che ancor oggi sono legati alle opinioni, dalle quali sorse la psicologia dell’associazione (§2, p. 10 e segg.). Infatti questa psicologia, considerando solo il _contenuto rappresentativo_ della coscienza, conformemente all’indirizzo intellettualistico che in essa predomina, limita il concetto dell’associazione alle combinazioni tra rappresentazioni. In questo senso _Hartley_ e _Hume_, i due fondatori della psicologia dell’associazione, introdussero quel concetto nel significato speciale di “associazione di idee„ corrispondendo nella lingua inglese la parola “idea„ al nostro concetto della “rappresentazione„. Considerate poi le rappresentazioni come oggetti o come processi che possono rinnovarsi nella coscienza colla medesima natura, colla quale essi vi sono sorte una prima volta (pag. 11, 8), si vide nell’associazione il principio esplicativo per la così detta “riproduzione„ delle rappresentazioni. E poichè in fine non si riteneva necessario il dare, mediante l’analisi psicologica, una ragione del modo di sorgere delle rappresentazioni composte, essendosi ammesso che nella rappresentazione suscitata da impressioni esterne la combinazione fisica delle impressioni stesse servisse a spiegare senz’altro la loro composizione psichica; il concetto dell’associazione era limitato a quelle forme di così detta riproduzione, nelle quali le rappresentazioni associate si seguono in ordine di tempo. Nella distinzione delle forme principali di queste associazioni successive si seguiva uno schema logico già fissato da _Aristotele_ per i processi di memoria; in questo schema le associazioni erano distinte in base al principio della bipartizione per contrari, da un lato in associazioni per somiglianza e contrasto, dall’altro lato in associazioni per simultaneità e successione. Questi concetti generali ottenuti mediante una semplice dicotomia logica furono fregiati del nome di “Leggi delle associazioni„. La nuova psicologia ha cercato di ridurre il numero di queste leggi. Parve il contrasto essere un caso estremo della somiglianza, perchè tra le rappresentazioni contrastanti si associano solo quelle che insieme appartengono ad una medesima specie generale, e i legami per simultaneità e successione furono abbracciati sotto il concetto dell’_associazione esterna_ o di _contiguità_, la quale venne contrapposta all’_associazione interna_ o di _somiglianza_. Alcuni psicologi credevano senz’altro poter da questa semplificazione a due forme di associazione procedere alla riduzione ad un’unica “legge d’associazione„ spiegando essi o l’associazione di contiguità come una forma speciale di quella di somiglianza, oppure, e più spesso, la somiglianza come un effetto di certe associazioni di contiguità. In ambedue i casi, del resto, l’associazione era per lo più ricondotta al principio più generale dell’esercizio e dell’abitudine.
2. Ma a tutte queste teorie vennero a mancare i fondamenti in seguito a _due_ fatti che colpiscono in modo stringente, quando sperimentalmente si osservi il processo di rappresentazione. Il _primo_ sta nel risultato generale dell’analisi psicologica delle rappresentazioni: quelle rappresentazioni composte, dalla psicologia dell’associazione presupposte come unità psichiche indecomponibili, sorgono già da processi di combinazione, i quali in modo manifesto si collegano intimamente colle combinazioni più complesse, abitualmente dette associazioni. Il _secondo_ fatto sta nel risultato della ricerca sperimentale sui processi di memoria: non v’ha assolutamente una _riproduzione_ delle rappresentazioni in senso proprio, cioè in quanto per riproduzione si intenda il rinnovarsi invariato di una rappresentazione già prima stata nella coscienza. Imperocchè la rappresentazione che in un atto di memoria entra nella coscienza, è sempre diversa dall’antecedente cui è riferita, e i suoi elementi sogliono essere distribuiti su diverse rappresentazioni anteriori.
Dal primo di questi fatti deriva, che quelle associazioni di rappresentazioni composte, nell’uso le sole così chiamate, devono essere precedute da processi associativi più semplici fra le loro parti costitutive. Il secondo fatto poi dimostra che quelle associazioni possono essere soltanto i prodotti complessi di tali associazioni elementari. Ammessa questa duplice conseguenza non v’ha più alcun diritto d’escludere dal concetto dell’associazione quelle combinazioni elementari, i prodotti delle quali non sono rappresentazioni successive ma simultanee; così pure non vi è più ragione alcuna per limitare questo concetto ai processi rappresentativi. L’esistenza dei sentimenti composti, delle emozioni ecc., ci insegna che gli elementi sentimentali entrano in combinazioni non meno regolari, le quali di più possono combinarsi ancora in prodotti più complessi colle associazioni degli elementi sensibili, come ci è stato mostrato dal modo di sorgere delle rappresentazioni di tempo (§ 11, pag. 127). In questo stretto rapporto esistente fra tutti i processi di combinazioni di grado diverso, e nella necessità di ricondurre tutte le combinazioni più composte ad associazioni elementari, troviamo una nuova conferma per quell’osservazione desunta dal generale decorso dei processi di coscienza, cioè che non è possibile stabilire un limite netto fra le combinazioni degli elementi costituenti le formazioni psichiche e la connessione di queste formazioni psichiche nella coscienza (pag. 165).
3. Il concetto dell’associazione può pertanto avere un significato sicuro e per ogni caso univoco, solo quando l’associazione sia concepita come un _processo elementare_, il quale nei processi psichici reali ci si presenti sempre soltanto in composizione più o meno complessa, così che le associazioni elementari si possano ottenere solo mediante l’analisi psicologica. Tra questi prodotti di combinazione quelle associazioni che sole hanno comunemente tal nome (le successive), sono soltanto una delle forme speciali di combinazione e certo la meno connessa. A queste appunto si contrappongono come forme più stabili quelle associazioni, onde sorgono le specie diverse di formazioni psichiche, quelle che noi abbiamo dette _fusioni_, appunto a causa della natura intima del legame (pag. 76 e segg.). I processi elementari dai quali provengono le formazioni psichiche: rappresentazioni intensive, di spazio e di tempo; sentimenti composti, emozioni e processi di volere, devono essere ascritti ai processi di associazione. Ma a scopo di distinzione pratica sarà opportuno assegnare qui alla parola “associazione„ un valore più ristretto, raccogliendo sotto di essa solo quei processi di combinazione che si compiono fra elementi di formazioni psichiche _diverse_. Questo concetto dell’associazione più ristretto, contrapposto alla fusione, si avvicina di più al concetto della vecchia psicologia (pag. 182) riferendosi esso solo alla connessione delle formazioni psichiche nella coscienza. Ma pur sempre esso si distingue da quello per i seguenti due caratteri importanti: 1) noi con esso intendiamo i _processi elementari di combinazione_ oppure, quando si tratti di fenomeni composti, i prodotti di quei processi elementari; 2) come per le fusioni così anche per le associazioni noi distinguiamo oltre alle associazioni _successive_, anche le _simultanee_ e quest’ultime crediamo si debbano ritenere come quelle originarie.
_A_. — LE ASSOCIAZIONI SIMULTANEE.
4. Le associazioni simultanee, alla cui costituzione partecipano elementi di formazioni psichiche diverse, si distinguono in _due_ specie: associazioni fra elementi di formazioni psichiche _omogenee, assimilazioni_, e associazioni fra elementi di formazioni psichiche _eterogenee, complicazioni_. In base alla limitazione posta al concetto di associazione, ambedue possono aver luogo solo fra quelle formazioni psichiche che son già per sè stesse combinazioni simultanee, quindi tra rappresentazioni intensive e spaziali come pure fra sentimenti composti.
_a. — Le assimilazioni._
5. Le _assimilazioni_ sono una forma d’associazione che si osserva specialmente, nella formazione di rappresentazioni intensive o spaziali e che integra il processo della fusione. Questo può essere dimostrato in modo evidentissimo quando tra i componenti di un prodotto di assimilazione alcuni sono dati da un’impressione sensibile esterna, e altri invece appartengono a rappresentazioni antecedentemente avute. Che in questo caso si tratti di un’assimilazione, è possibile constatare, perchè certe parti costitutive della rappresentazione che mancano nell’impressione oggettiva o sono sostituite da altre, manifestamente hanno origine da rappresentazioni anteriori. Fra queste, come l’esperienza dimostra, sono specialmente preferite quelle che sono state presenti assai di frequente. Ma anche singoli elementi dell’impressione possono più degli altri influire sull’associazione che si forma, così che quando questi elementi predominanti variano, come avviene specialmente nell’assimilazione, del senso visivo, anche il prodotto dell’assimilazione subisce variazioni corrispondenti.
6. Tra le formazioni intensive specialmente le _rappresentazioni uditorie_ molto spesso si compiono colla cooperazione di assimilazioni ed offrono nel tempo stesso l’esempio più evidente, per il su ricordato principio della frequenza. Tra le rappresentazioni uditorie le _rappresentazioni verbali_ di cui facilmente disponiamo, sono le più famigliari, perchè la nostra attenzione è diretta ad esse più che alle altre impressioni sonore. Quindi all’audizione di una parola si accompagnano continue assimilazioni; l’impressione sonora è incompleta, ma essa è così pienamente integrata a spese delle impressioni anteriori, che noi non ce ne accorgiamo. E non è l’udire, ma il traudire, cioè la falsa integrazione prodotta da non giuste assimilazioni, che ci fa per lo più accorti di questo processo. A questo processo di assimilazioni si può egualmente conchiudere dalla facilità, colla quale noi possiamo quasi ad arbitrio udire parole entro un’impressione sonora qualsiasi, ad es., nelle voci degli animali, nel rumore dell’acqua, del vento, di una macchina, ecc.
7. Nei _sentimenti intensivi_ sono assimilazioni notevoli per ciò, che impressioni, le quali sono accompagnate da sentimenti elementari sensoriali od estetici, molto spesso portano direttamente con sè anche un secondo effetto sentimentale, di cui noi ci possiamo dar ragione solo se ci facciamo presenti certe rappresentazioni da quelle impressioni richiamate. Qui l’associazione suole presentarsi dapprima solo sotto la forma di un’associazione sentimentale e solo in questo senso essa è un’assimilazione simultanea. L’associazione di rappresentazioni, che ci spiega l’effetto prodotto in noi, è invece un processo che entra in campo più tardi; essa appartiene alla specie delle associazioni successive. Per questa ragione ci riesce appena possibile il distinguere nelle impressioni di suoni e di colore accompagnate da determinati sentimenti, oppure nelle rappresentazioni spaziali semplici, ciò che è effetto sentimentale immediato dell’impressione, da ciò che spetta all’associazione. Ma di solito in questi casi il processo sentimentale è considerato come una risultante di due fattori, l’uno immediato, l’altro associativo, i quali però, secondo le leggi generali sulle fusioni dei sentimenti (pag. 129 e seg.), si combinano ambedue in un unico sentimento totale.
8. Nelle rappresentazioni _spaziali_ l’associazione è di un’importanza grandissima. Nel campo del _senso tattile_ essa è per l’uomo non cieco poco notevole a causa della minore importanza che qui le rappresentazioni tattili hanno e in generale e specialmente per i processi di memoria. All’opposto pel _cieco_ l’associazione delle rappresentazioni tattili è la causa prima della facilità con cui egli rapidamente si orienta nello spazio; ad es., essa è necessaria per la pronta lettura della scrittura dei ciechi. Quei risultati dei processi di assimilazione, cui partecipano più superfici tattili, sono al massimo grado evidenti, perchè sono facilmente messi in luce dalle illusioni che possono nascere a causa di qualche perturbazione nella regolare cooperazione delle sensazioni. Quando, ad es., tocchiamo una piccola palla colle dita indice e medio incrociate, abbiamo la rappresentazione di _due_ palle, e ciò senza dubbio perchè nella posizione solita degli organi di tatto l’impressione esterna corrisponde realmente a due palle. Le rappresentazioni in tal guisa avute in numerosi casi antecedenti hanno un’influenza assimilatrice sulla nuova impressione.
9. Il processo dell’assimilazione ha una parte straordinariamente importante nelle rappresentazioni del _senso della vista_; qui infatti esso coopera alle rappresentazioni della grandezza, della distanza e della natura corporea degli oggetti veduti e da ultimo completa i motivi immediati per la rappresentazione della profondità, che già sorgono nella visione binoculare come effetto di assimilazione. In tal modo trovano spiegazione quelle correlazioni nelle quali stanno fra loro le rappresentazioni di distanza e grandezza degli oggetti, ad es, la differenza di grandezza che presentano il sole e la luna quando sono all’orizzonte e allo zenith. Egualmente su questi processi di assimilazione si fondano gli effetti della prospettiva nel disegno e nella pittura. Un’imagine disegnata o dipinta su un piano ci può apparire corporea solo perchè l’impressione risveglia elementi di anteriori rappresentazioni corporee che assimilano la nuova impressione. Questa influenza dell’assimilazione si dimostra poi in modo evidentissimo nei disegni non ombreggiati a due sensi, che possono essere veduti così sporgenti come rientranti. Ma anche qui l’osservazione ci dice che un tale mutamento di rilievo non è accidentale, tale che dipenda dal capriccio della così detta “facoltà immaginativa„ ma che vi sono sempre elementi dell’impressione immediata, i quali determinano il processo di assimilazione in un senso completamente univoco. Tali elementi sono innanzi tutto le sensazioni che sono legate alle posizioni e ai movimenti degli occhi. Così quando si guardi il disegno lineare di un prisma e lo si fissi monocularmente per escludere le ragioni della rappresentazione della profondità legate alla vista binoculare, appare a vicenda sporgente o rientrante, a seconda che una volta si fissi la parte del disegno che corrisponde alla vista consueta di un prisma sporgente e l’altra volta invece quella che risponde alla solita vista di un prisma rientrante. Un angolo solido formato da tre linee rette, incidenti in un unico punto, appare sporgente se si percorre dal vertice una delle rette; esso si presenta rientrante quando si parte dall’estremità opposta della retta e si termina al vertice, ecc. In questo e in altri casi congeneri l’assimilazione è stabilita da queste regole: l’occhio nel movimento sulle linee di fissazione degli oggetti passa dai punti più vicini ai più lontani; nello sguardo in riposo suole posarsi sulle parti di un oggetto situate più vicine.
In altri casi le illusioni geometrico-ottiche già ricordate nel § 10 (19 e 20) fondate sulle leggi di movimento dell’occhio producono, come effetto secondario, certe rappresentazioni di profondità, che stabiliscono una compensazione tra le illusioni di estensione e di direzione e la corrispondente conformazione normale dell’imagine della retina. E però, ad es., una linea retta divisa pare maggiore che una egualmente grande non divisa (pag. 101), quindi tendiamo a porre la prima a distanza maggiore della seconda. Poichè qui, malgrado la diversa stima di grandezza determinata da diverso sforzo di movimento, le due linee occupano posizione di retine egualmente grandi, questa contraddizione viene eliminata a causa della diversa rappresentazione di distanza. Infatti, se di due linee, delle quali le imagini retiniche sono eguali, una sembra maggiore, questa nelle solite condizioni della vista deve provenire da un oggetto più lontano. Se una retta è tagliata da un’altra ad angolo acuto, a causa di un’altra illusione, fondata sulle leggi del movimento si stima maggiore l’angolo acuto (pag. 100), così che talvolta se la linea è grande, appare come piegata poco prima del punto di intersecazione. Ma anche qui la contraddizione fra l’andamento della linea e l’ingrandimento dell’angolo acuto d’intersecazione è eliminata, perchè prospettivamente la linea sembra correre verso la profondità dello spazio. In tutti questi casi la rappresentazione di prospettiva può essere spiegata soltanto dall’azione assimilante di anteriori elementi rappresentativi.
10. In nessuna delle assimilazioni su descritte è possibile dimostrare che una rappresentazione stata prima presente, assimilando abbia agito sulla nuova impressione totalmente. Nella maggior parte dei casi questo è già escluso, perchè una tale azione assimilante deve essere attribuita a molte rappresentazioni singole che si distinguono fra loro per numerose proprietà. Così, ad es., una linea retta tagliata da una verticale ad angolo acuto corrisponde a innumerevoli casi, nei quali una tale inclinazione col concomitante ingrandimento dell’angolo si presentò come componente di una rappresentazione corporea. Tutti questi casi possono però alla loro volta differire nelle più diverse maniere e per grandezza dell’angolo, e per natura delle linee, e per altre circostanze concomitanti. Noi dobbiamo quindi pensare il processo di assimilazione come un processo, nel quale sulla coscienza agisce non una determinata rappresentazione singola e neppure una determinata combinazione fra elementi di anteriori rappresentazioni, ma per solito una quantità di tali combinazioni che è necessario concordino colla nuova impressione complessivamente soltanto in modo approssimativo.