Part 19
13. Più importante è il _terzo_ carattere per cui si differenziano le emozioni, la _forma del decorso_: secondo questa noi possiamo distinguere: 1) emozioni _irrompenti, improvvise_, come sorpresa, sbalordimento, delusione, terrore, furia; esse molto rapidamente s’innalzano a un massimo, poi a poco a poco decrescono e ripassano nello stato di calma; 2) emozioni _gradatamente crescenti_, come cura, dubbio, cordoglio, tristezza, attesa, e in molti casi anche gioia, ira, angoscia; esse aumentano a poco a poco al loro massimo e di nuovo egualmente a poco a poco declinano. Una modificazione delle emozioni gradatamente crescenti costituisce infine: 3) le emozioni _intermittenti_, nelle quali più fasi crescenti e decrescenti si seguono le une alle altre. A queste appartengono le emozioni di maggiore durata. Così sorgono specialmente, a guisa di parossismi, gioia, ira, tristezza, ma anche le altre diversissime emozioni crescenti gradatamente, e in tali casi è spesso possibile distinguere anche uno stadio d’intensità crescente e uno d’intensità decrescente degli accessi emotivi. Invece le emozioni irrompenti d’un tratto presentano raramente il decorso intermittente. Questo avviene forse solo quando l’emozione può svolgersi anche come una di quelle crescenti a poco a poco. Tali emozioni di una forma di decorso molto vario sono, ad es., gioia ed ira. Esse possono talora d’un tratto irrompere, e allora per lo più l’ira diventa tosto furore; ma esse possono anche crescere o decrescere a poco a poco, e allora per lo più seguono anche il tipo intermittente. Riguardo ai concomitanti fenomeni psicofisici l’emozioni irrompenti d’un tratto sono di solito asteniche, quelle sorgenti a poco a poco possono essere ora steniche ed ora asteniche.
13_a_. La forma di decorso, per quanto possa essere nei singoli casi caratteristica, non è un criterio fisso per la classificazione psicologica delle emozioni, come non lo è neppure l’intensità dei sentimenti. Piuttosto questa classificazione può evidentemente soltanto essere fondata sulla _qualità_ del contenuto sentimentale, mentre intensità e forma di decorso possono servir di norme per le suddivisioni. Dato il modo in cui queste condizioni si connettono in parte fra loro, in parte coi concomitanti fenomeni fisici, e mediante questi di nuovo anche con secondari sentimenti sensoriali, le emozioni si mostrano come processi psichici al massimo grado composti, i quali perciò variano straordinariamente nel caso singolo. Una classificazione in qualche modo esauriente, dovrebbe suddividere emozioni così multiformi come gioia, ira, timore e cura, nelle loro forme secondarie, in parte secondo i loro diversi tipi di decorso, in parte secondo l’intensità dei sentimenti che le compongono, in parte finalmente secondo la forma, dipendente da questi due fattori, dei loro concomitanti fenomeni fisici. Si potrebbe in tal modo distinguere, ad es., per l’ira una forma sentimentale debole, una forte e una alternantesi; una forma di decorso subitanea, una a poco a poco sorgente, e una intermittente; infine una forma di estrinsecazione stenica, una astenica e una mista. Ma per la spiegazione psicologica di tali fatti, più che di queste divisioni, importa il rendersi conto in ciascun caso della connessione causale delle singole forme di fenomeni. Per questo riguardo si deve per ogni emozione partire da _due_ fattori: 1) dalla qualità e intensità dei sentimenti che la compongono e 2) dalla rapidità del succedersi di questi sentimenti. Dal primo di questi fattori risulta il carattere generale dell’emozione, dal secondo in parte la sua intensità, ma specialmente la forma del decorso; da ambedue poi dipendono i concomitanti fenomeni fisici e, a causa dei sentimenti sensoriali a quelli connessi, anche i rinforzamenti psicofisici dell’emozione (pag. 143). Appunto a causa di questi ultimi, i fenomeni fisici concomitanti si possono per solito designare come _psicofisici_. Ma le espressioni “psicologico„ e “psicofisico„ qui, riferendosi solo alla sintomatologia delle emozioni, non rappresentano alcuna contrapposizione assoluta. Piuttosto noi intendiamo per fenomeni psicologici dell’emozione quelli che non si spiegano mediante sintomi fisici immediatamente percettibili, siano pure tali che si possano dimostrare col mezzo di esatti strumenti (ad es. nella forma delle alterazioni di polso e di respiro); fenomeni psicofisici diciamo invece quelli che senz’altro si dànno a riconoscere come bilaterali.
§ 14. — I processi di volere.
1. Poichè ogni emozione presenta una forma di decorso sentimentale in sè connessa di natura unitaria, l’_esito_ dell’emozione può essere doppio: o esso dà luogo al solito decorso sentimentale, variante e relativamente libero da emozioni; tali moti d’animo, che si svolgono senza un risultato finale, costituiscono le emozioni propriamente dette, come esse sono state fissate in base alle indagini del § 13; o il processo passa in un’_improvvisa_ mutazione del contenuto rappresentativo e sentimentale, la quale istantaneamente pone fine all’emozione. Diciamo _atti di volere_ queste mutazioni dello stato rappresentativo e sentimentale, che, pur preparate da un’emozione, a questa improvvisamente dànno fine. L’emozione stessa unitamente a questo effetto ultimo da essa proveniente, è un _processo di volere_.
Il processo volitivo si riattacca, come processo di più alto grado, all’emozione, alla stessa guisa che questa al sentimento; ma di questo processo l’atto volitivo designa solo una determinata parte, che è senza dubbio caratteristica per la distinzione dalla emozione. Lo svolgimento dei processi volitivi dalle emozioni è preparato da quelle emozioni, nelle quali sorgono esteriori movimenti pantomimici (pag. 140); questi generalmente appartengono allo stadio finale del processo e per lo più affrettano lo scioglimento della emozione; così in modo speciale nell’ira, ma anche nella gioia e nel cordoglio, ecc. Mancano però ancora le variazioni nel decorso rappresentativo, le quali nel volere costituiscono le cause immediate dell’istantaneo cessare dello stato affettivo e sono corrispondentemente accompagnate da sentimenti caratteristici.
Per questa stretta connessione fra gli atti di volere e gli effetti pantomimici dell’emozione noi dobbiamo nello sviluppo dei processi volitivi considerare come originari, quelli che si risolvono in certi movimenti corporei, che hanno la loro origine nell’antecedente corso di rappresentazioni o sentimenti, e in atti di volere _esterni_. Invece i processi di volere, che si risolvono solo in pure manifestazioni rappresentative e sentimentali, o in così detti atti volitivi _interni_, generalmente sembrano solo essere i prodotti di un più completo sviluppo intellettuale.
2. Un processo di volere, che si esplica in un atto volitivo _esterno_, si può quindi definire come un’emozione risolventesi in un movimento pantomimico, il quale non solo, come tutti i movimenti pantomimici, caratterizza la qualità e l’intensità dell’emozione, ma di più _produce_ — e in ciò sta il suo valore speciale — _effetti esterni, che pongono fine all’emozione stessa_. Ma un tale effetto non è possibile per tutte le emozioni, bensì solo per quelle, nelle quali il corso dei sentimenti onde sono composte, produce per sè stesso sentimenti e rappresentazioni, che sono adatte per rimuovere il precedente eccitamento emotivo. E questo fatto si esplica specialmente, quando il risultato finale dell’emozione è direttamente opposto ai sentimenti, che lo precedettero. Quindi la condizione psicologica, primitiva e fondamentale, degli atti volitivi sta nel _contrasto dei sentimenti_; e probabilmente l’origine di primitivi processi di volere si ritrova sempre in sentimenti di dispiacere, che determinano reazioni esterne di movimento, come effetti delle quali sorgono sentimenti contrastanti di piacere. Elementari processi volitivi di una tale natura sono per l’appunto il prendere cibo per acquetare la fame, il lottare contro nemici per soddisfare il sentimento della vendetta e altre simili azioni. Le emozioni, che sorgono da sentimenti sensoriali, non meno delle diffusissime emozioni sociali, quali amore, odio, ira, vendetta, sono per tal guisa le primitive sorgenti del volere, comuni così agli uomini come agli animali. Il processo volitivo si distingue quindi dall’emozione, solo perchè ad essa è immediatamente annessa un’azione esterna, che nel suo esplicarsi sveglia sentimenti, i quali per il contrasto con quelli contenuti nell’emozione, dànno fine all’emozione stessa. L’apparire di un atto volitivo può o direttamente, o — e questo è forse sempre il modo primitivo — indirettamente attraverso un’emozione di contenuto sentimentale contrastante ricondurre al corso dei sentimenti normale e tranquillo.
3. Quanto più ricchi vengono costituendosi i contenuti rappresentativi e sentimentali, e quanto più con quelli si fa numerosa la varietà delle emozioni, tanto più si estende il campo dei processi di volere. Non si dà infatti nè sentimento nè emozione, che in qualche modo non potrebbe preparare un atto volitivo o almeno contribuire a prepararlo. Tutti i sentimenti, anco quelli relativamente indifferenti, contengono in un certo grado una tendenza od un’avversione, sia pur solo indirizzata a mantenere o a rimuovere lo stato d’animo esistente. Quantunque il processo di volere si presenti come la più complessa forma dei moti d’animo, la quale come suoi elementi presuppone sentimenti ed emozioni, non si deve però d’altro lato dimenticare, che si dànno continuamente sentimenti, i quali non si collegano ad emozioni ed emozioni, le quali non si risolvono in atti di volere, ma che nell’intera connessione dei processi psichici quei tre gradi sono condizioni gli uni degli altri; perocchè essi costituiscono le parti insieme spettanti a un unico processo, il quale solo come processo di volere raggiunge la sua completa esplicazione. In questo senso si può considerare il sentimento come il principio di un processo volitivo, il volere all’opposto come un processo sentimentale composto, e l’emozione come un passaggio fra i due.
4. Nell’emozione che si risolve in un atto di volere, i singoli sentimenti di solito non hanno mai un valore concorde ed eguale, ma alcuni di essi insieme alle rappresentazioni, che a loro sono legate, si levano sugli altri, come _preponderanti_ nella preparazione dell’atto volitivo. E queste combinazioni di rappresentazioni e sentimenti, che nel nostro apprendimento soggettivo del processo volitivo preparano immediatamente l’azione, siamo soliti chiamare i _motivi_ del volere. Noi possiamo ancora distinguere ogni motivo in una parte rappresentativa e in una sentimentale, delle quali diciamo la prima _ragione determinante_ e la seconda _forza impellente_. Se un animale di rapina afferra la sua preda, la ragione dell’atto è l’averla veduta, la forza impellente può essere il sentimento spiacevole della fame, oppure l’odio di specie suscitato da quella vista. Le ragioni determinanti di un assassinio possono essere state l’appropriazione dei beni altrui, la soppressione di un nemico, e simili; le forze impellenti, sentimento d’indigenza, odio, vendetta, invidia, ecc.
Quando le emozioni sono di natura complessa, anche le ragioni determinanti e le forze impellenti sogliono essere di specie mista e spesso tanto, che per l’agente diventa difficile il decidere quale sia il motivo prevalente. Questo si connette al fatto, che le forze impellenti dell’atto di volere, alla stessa guisa degli elementi di un sentimento composto, sono collegate in un tutto organico e si subordinano ad una impressione come ad elemento predominante; nel qual caso i sentimenti di direzione affine rinforzano e affrettano l’effetto, i sentimenti di direzione opposta invece lo indeboliscono. Nelle composizioni di rappresentazioni e sentimenti, che noi diciamo motivi, spetta non alle prime, ma ai secondi, come forze impellenti, quell’importanza decisiva nella preparazione degli atti volitivi. E questo proviene dal fatto, che i sentimenti sono per sè stessi parti integranti dei processi di volere, mentre le rappresentazioni possono influire solo indirettamente, cioè per essere unite ai sentimenti. L’ipotesi di un atto di volere sorgente da considerazioni puramente intellettuali, di una decisione volitiva contraria alle tendenze che si esplicano nei sentimenti, ecc., racchiude in sè una contraddizione psicologica. Essa si fonda sul concetto astratto di un volere trascendente, assolutamente diverso dai reali processi psichici di volere.
5. Nella combinazione di una varietà di motivi, cioè di rappresentazioni e sentimenti, i quali in un composto decorso di emozioni si presentano come quelli che sono decisivi per il compimento di un’azione, sta la condizione essenziale da un lato per lo _sviluppo del volere_, dall’altro per la distinzione delle _singole forme di atti volitivi_.
Il caso più semplice di un processo di volere ci si offre, quando entro un’emozione di opportuna natura, un unico sentimento con rappresentazione concomitante si fa motivo e pone fine al processo con un atto esterno ad esso corrispondente. Possiamo dire _processi di volere semplici_ tali processi di volere determinati da un _unico_ motivo. I movimenti, che chiudono questi processi, sono spesso indicati anche col nome di _azioni impulsive_, senza che però nel concetto popolare dell’impulso sia stata sufficientemente tradotta questa distinzione posta in base alla semplicità del motivo del volere, perchè per lo più vi si mescola anche un altro punto di vista, la natura dei sentimenti agenti come forze impellenti. In base a questo concetto, tutte le azioni, che sono determinate solo da sentimenti _sensoriali_ e specialmente da sentimenti generali, sono state dette azioni impulsive, indipendentemente dal fatto che uno solo o più motivi ne fossero causa. Però questo secondo criterio della distinzione non è psicologicamente esatto, così come non è giustificata la conseguente completa separazione delle azioni impulsive dalle azioni volitive, considerate quali specie diverse di processi psichici.
Per un’azione impulsiva noi intenderemo quindi un’azione di volere _semplice_, cioè che è determinata da un solo motivo, indipendentemente dal grado, che spetta al motivo nella serie dei processi sentimentali e rappresentativi. L’azione impulsiva, presa in questo senso — astraendo dalla circostanza che essa può presentarsi anche insieme a processi di volere più complessi — è necessariamente il punto di partenza per lo sviluppo di tutti gli atti di volere. Di più, generalmente sono appunto gli originari atti impulsivi quelli che nascono da semplici sentimenti sensoriali. In questo senso la maggior parte delle azioni degli animali sono atti impulsivi, ma anche nell’uomo continuano a sussistere tali azioni e in seguito a semplici emozioni sensoriali e come prodotti delle abitudini, con cui si compiono azioni di volere originariamente determinate da motivi complessi (10).
6. Tosto che in un’emozione una pluralità di sentimenti e di rappresentazioni cerca trasformarsi in atti esterni e queste parti del decorso emozionale, fatte motivi, tendono ad effetti ultimi diversi, siano essi affini, siano opposti, allora dall’atto di volere semplice si passa all’_atto di volere composto_ e questo noi diremo anche _atto volontario_ per distinguerlo dall’atto _impulsivo_, che lo precede in ordine di sviluppo.
Gli atti volontarii hanno in comune cogl’impulsivi la proprietà di sorgere decisamente da _un_ motivo o da un complesso di motivi agenti in _in un solo senso_, e fusi in una forza totale; ma se ne distinguono per ciò che in essi il motivo determinante si è elevato come predominante su di una quantità di motivi, che sussistono gli uni accanto agli altri, diversi e fra loro in antagonismo. Quando una lotta tra questi motivi antagonistici precede l’azione in modo distintamente percettibile, noi diciamo l’atto volontario con un termine speciale, _atto di scelta_, e il processo che a lui va prima un _processo di scelta_. Il fatto che un motivo si fa predominante su gli altri, che sono dati contemporaneamente con quello, può solo spiegarsi mediante la presupposizione di una lotta fra i motivi. Ma noi percepiamo questa lotta ora distintamente, ora indistintamente, ora per nulla affatto. Solo nel primo di questi casi noi parliamo di un vero atto di scelta; quindi la distinzione tra atti volontarii e atti di scelta sfugge affatto. Lo stato psichico dei soliti atti volontarii si avvicina però ancor più a quello degli atti impulsivi, mentre per gli atti di scelta se ne può riconoscere distintamente la differenza.
7. Quel processo psichico, per cui, più o meno improvvisamente, si fa prevalente il motivo determinante, processo che immediatamente precede l’atto, noi diciamo negli atti liberi in generale la _decisione (Entscheidung)_, negli atti di scelta specificamente la _risoluzione (Entschliessung)_. La prima parola qui si riferisce solo alla distinzione del motivo predominante dagli altri, mentre la seconda parola per la connessione al verbo “chiudere„ (_Schliessen_), indica che il processo viene considerato come un prodotto ultimo di più premesse.[22][23]
Se gli _stadi iniziali_ di un processo di volere non si distinguono in modo sicuro da un decorso emotivo normale, i loro _stadi finali_ sono di una natura tutt’affatto caratteristica. Essi sono specialmente marcati da sentimenti concomitanti, che non si incontrano fuori del dominio dei processi volitivi e che per ciò si devono considerare come gli elementi specificamente propri del volere. Questi sentimenti sono quelli della _decisione_ e della _risoluzione_, dei quali l’ultimo si distingue dal primo solo per un’intensità maggiore. Essi sono di eccitazione o di sollievo, e a seconda delle circostanze legati a un fattore di piacere o di dispiacere. La intensità relativamente maggiore del sentimento di risoluzione ha probabilmente la sua ragione nel contrasto del sentimento stesso a quello che lo precede, sentimento del _dubbio_, il quale accompagna l’ondeggiare fra due motivi diversi. In contrapposizione a questo sentimento, quello del sollievo acquista una più alta intensità. All’apparire dell’atto volitivo, i sentimenti della decisione e della risoluzione sono sostituiti da quello specifico di _attività_, il quale per gli atti volitivi esterni ha il suo sostrato sensibile nelle sensazioni di tensione accompagnanti il movimento. Questo sentimento dell’attività è di natura spiccatamente eccitante e a seconda degli speciali motivi di volere è a vicenda accompagnato da elementi di piacere o di dispiacere, i quali alla loro volta nel corso dell’atto possono mutare e gli uni prendere il posto degli altri. Come sentimento totale, il sentimento di attività è un processo crescente e decrescente nel tempo, il quale si stende su tutto il corso dell’azione e col finire di questa passa nei sentimenti, molto vari, di soddisfazione, contentezza, delusione, ecc., come pure in sentimenti ed emozioni diversi, che sono legati alla speciale riuscita dell’azione. Se noi consideriamo questo decorso, che ci si presenta negli atti volontarii e di scelta, come quello di un atto di volere _completo_, noi distingueremo gli _atti impulsivi_ essenzialmente dal mancare in essi i sentimenti preparatorii della decisione e risoluzione, perchè il sentimento, che è legato al motivo, passa direttamente in quello dell’attività e poi nei sentimenti, che corrispondono all’effetto dell’azione.
8. Al passaggio degli atti di volere da semplici in complessi si collega una serie di ulteriori mutazioni, che sono di una grande importanza per lo sviluppo del volere. La prima di queste mutazioni consiste in ciò, che le emozioni, dalle quali sono introdotti i processi di volere, sempre più decrescono in intensità a causa dell’azione contraria di sentimenti diversi e inibentisi a vicenda, così che alla fine i processi di volere possono nascere da un decorso sentimentale apparentemente tutt’affatto libero di emozioni. Di fatto però non si ha mai una mancanza assoluta d’emozione. Un motivo sorgente in un normale decorso di sentimenti, affinchè porti a una decisione o risoluzione, deve sino ad un certo grado unirsi ad un’eccitazione emotiva. Ma questa può essere così debole e passeggiera, che noi tanto più facilmente la trascuriamo, quanto più incliniamo a comprendere senz’altro, nell’unico concetto dell’atto volitivo, colla risoluzione e coll’azione una tale breve emozione, che accompagna solo il sorgere e l’agire dei motivi. Questo indebolimento delle emozioni è principalmente prodotto da quelle combinazioni di processi psichici, che noi assegniamo allo sviluppo _intellettuale_, e sulle quali si dovrà ritornare per lo studio della connessione delle formazioni psichiche (§ 17). I processi intellettuali non possono mai distruggere le emozioni; essi sono invece spesso sorgenti di nuovi, e diversi eccitamenti emotivi. Un atto di volere tutt’affatto libero d’emozione, determinato da motivi puramente intellettuali, è, come già si è notato (pag. 151), un concetto psicologicamente impossibile. Senza dubbio lo sviluppo intellettuale ha un’azione moderatrice sulle emozioni e specialmente su quelle che preparano gli atti di volere, in tutti quei casi, nei quali entrano motivi intellettuali. Può darsi che questa azione moderatrice dipenda in parte dalla reciproca compensazione dei sentimenti, che avviene nel maggior numero delle emozioni, e in parte dal lento sviluppo dei motivi intellettuali, perocchè generalmente le emozioni sono tanto più forti, quanto più rapidamente crescono i sentimenti onde sono composte.
9. Con questo affievolimento delle parti emotive nel processo di volere sotto il predominio di motivi intellettuali si connette anche una seconda variazione, ed è la seguente: l’atto volitivo, che chiude il processo di volere, non è un movimento esterno, ma l’effetto, che annulla l’emozione eccitante, è esso stesso un processo psichico, il quale non si rivela immediatamente per mezzo di sintomi esterni. Tali effetti, che non possono essere esteriormente avvertiti, diciamo _atti di volere interni_. La trasformazione degli atti di volere da esterni in interni è così legata allo sviluppo intellettuale, che per una gran parte la natura dei processi intellettuali trova la sua spiegazione nella partecipazione di processi di volere al decorso delle rappresentazioni (§ 15, 9). L’atto, che chiude il processo di volere, consiste quindi in una modificazione di quel decorso rappresentativo, la quale si annette ai motivi passati in seguito ad una avvenuta decisione o risoluzione. I sentimenti che accompagnano questi atti di preparazione immediata, non meno che il sentimento di attività collegato coll’apparire della modificazione, concordano in tutto coi sentimenti che si osservano negli atti di volere esterni. E a un tale effetto si accompagnano in modo più o meno pronunciato sentimenti di soddisfazione, corrispondenti al cessare delle precedenti tensioni emotive e sentimentali, così che il carattere, per cui questi processi di volere legati allo sviluppo intellettuale differiscono dagli atti di volere primitivi, è questo solo, che l’effetto ultimo del volere non si estrinseca in un movimento corporeo esteriore.