Part 15
32_a_. Se noi designiamo quelle fusioni di segni locali qualitativi con sensazioni tattili interne, che hanno luogo nella convergenza da un punto più lontano a uno più vicino, o da uno più vicino a uno più lontano, come _i segni locali complessi della profondità_, questi per ogni sistema di punti situati avanti o dietro il punto fissato costituiscono, o per un corpo esteso, che non è altro che un sistema di tali punti, un sistema regolarmente ordinato, nel quale una forma stereometrica, che si trovi a una certa distanza, è sempre univocamente rappresentata da un determinato prodotto di fusione. Quando, dati due punti a diversa profondità, se ne fissa uno, l’altro è caratterizzato da opposta posizione d’imagine nei due occhi e corrispondentemente da segni locali complessi di opposta direzione; così lo stesso fenomeno ha luogo per sistemi connessi di punti o per corpi estesi. Se noi osserviamo un oggetto corporeo, esso disegna nei due occhi imagini che sono tra loro diverse, a causa della diversa orientazione che il corpo ha rispetto ad ogni occhio. Se si dice _parallasse binoculare_ la differenza di posizione di un punto dell’imagine in un occhio dalla posizione dello stesso punto nell’altro occhio, essa è eguale a zero soltanto per il punto fissato, e per quei punti che al pari di quello stanno ad eguale distanza sulla linea di orientazione; ma per tutti gli altri punti essa ha un determinato valore o positivo o negativo, a seconda che essi sono più vicini o più lontani del punto di fissazione. Se noi fissiamo binocularmente oggetti corporei, soltanto il punto fissato, insieme ai punti che sono con lui situati ad eguale distanza e a lui vicini nel campo visivo, proietta sui due occhi imagini aventi identica posizione. Tutte le altre parti dell’oggetto, non situate ad eguale distanza, dànno sui due occhi imagini aventi posizione e grandezza diverse. Sono appunto queste differenze delle imagini che producono, quando sono date le corrispondenti linee di fissazione, la rappresentazione della natura corporea dell’oggetto. Imperocchè, corrispondendo nella suesposta maniera l’angolo dello spostamento di parallasse all’imagine binoculare di un qualsiasi punto di un oggetto, situato o avanti o dietro il punto fissato e con questo collegato da una linea di fissazione, quell’angolo è nella sua direzione e grandezza a causa dei segni locali complessi, ad esso legati, una misura per la distanza relativa in profondità di quel punto. E poichè l’angolo di spostamento di parallasse per una data distanza oggettiva in profondità decresce proporzionatamente alla distanza dell’oggetto corporeo, con questa distanza diminuisce anche l’impressione della natura corporea dell’oggetto; e quando la distanza è divenuta così grande che tutti gli angoli di spostamento di parallasse scompaiono, il corpo non è più veduto che come superficie, a meno che le associazioni, di cui tratteremo più tardi (nel § 16 9), producano tuttavia una rappresentazione di profondità.
33. L’influenza della visione binoculare sulle rappresentazioni di profondità può essere studiata sperimentalmente col sussidio dello _stereoscopio_. Questo strumento mediante due prismi che, l’un verso l’altro rivolti dalla parte degli angoli taglienti, sono portati davanti agli occhi, rende possibile un’unificazione binoculare di due disegni piani, i quali corrispondono alle due imagini retiniche, prodotte da un oggetto corporeo. È così possibile studiare, in modo di gran lunga più completo che mediante l’osservazione di reali oggetti corporei, l’influenza delle diverse condizioni sulla rappresentazione di profondità, potendo esse venir variate arbitrariamente.
Si osserva, ad es., che imagini stereoscopiche complesse per lo più richiedono molti movimenti, prima che sorga una distinta rappresentazione plastica. L’effetto dello spostamento di parallasse appare inoltre, quando si osservino imagini stereoscopiche, le parti delle quali si possano muovere le une contro le altre. Tali movimenti sono accompagnati da variazioni nel rilievo, che corrispondono esattamente alle variazioni della parallasse binoculare. Poichè questa dipende dalla distanza dei due occhi, si può finalmente ottenere la rappresentazione corporea anche per quegli oggetti, che in realtà, a causa della loro grande distanza, non producono alcun effetto plastico: precisamente quando si combinano stereoscopicamente imagini di questi oggetti, che sono prese da due posizioni, la distanza delle quali è notevolmente maggiore che quella dei due occhi. Ciò avviene, ad es., nelle fotografie stereoscopiche di paesaggi, le quali non presentano i paesi nella loro realtà, ma modelli plastici di essi, che noi guardiamo da vicino.
34. Nella visione _monoculare_ vengono meno tutte le condizioni, che dipendono dai movimenti di convergenza e dalla diversità binoculare delle imagini retiniche e che possono collo stereoscopio essere ad arte imitate. Tuttavia anche la visione monoculare non va priva di tutte le influenze, che producono una localizzazione in profondità, sia pure incompleta.
Poco notevole, e forse non affatto rilevante in confronto alle altre condizioni, è qui l’influenza diretta dei _movimenti d’accomodazione_. È vero che anch’essi, al pari dei movimenti di convergenza, sono accompagnati da sensazioni, che sono avvertite distintamente negli sforzi d’accomodazione da lontano a vicino; ma queste sensazioni sono molto incerte per spostamenti in profondità alquanto piccoli. Se si fissa monocularmente un punto, un movimento di esso nella direzione della linea visiva è per lo più distintamente percepito, solo allora quando sia avvenuta una variazione anche nella grandezza dell’imagine retinica.
35. D’importanza predominante nella formazione delle rappresentazioni corporee monoculari sono invece le influenze esercitate dagli elementi della così detta _prospettiva_, come grandezze relative dell’angolo visivo, andamento delle linee di contorno, direzione delle ombre, cambiamento dei colori per assorbimento atmosferico, ecc. Poichè tutte queste influenze, che si mostrano in modo tutt’affatto eguali nella vista monoculare e nella binoculare, si fondano su _associazioni di rappresentazioni_, ritorneremo su di esse in un capitolo seguente (§ 16).
35_a_. Le stesse concezioni teoretiche, che già si sono incontrate nella teoria delle rappresentazioni tattili (pag. 92), si trovano generalmente anche qui contrapposte per la spiegazione delle rappresentazioni visive. La teoria empiristica, nel circoscriversi al dominio ottico, ha urtato spesso nell’inconseguenza di aver assegnato al senso tattile il vero problema della percezione dello spazio e di essersi poi limitata a cercare come, in base alle rappresentazioni tattili dello spazio già esistenti, si compia una localizzazione delle impressioni visive coll’aiuto dell’esperienza. Una tale interpretazione non solo sta in un’intima contraddizione con sè stessa, ma contraddice anche all’esperienza, la quale mostra che nell’uomo dotato della vista le percezioni spaziali del senso della vista determinano quelle del senso tattile e non viceversa (pag. 84). Il fatto che si è osservato nella evoluzione delle specie, d’essere il tatto il senso prima conformatosi, non può qui trasportarsi allo sviluppo dell’individuo. In appoggio della teoria nativistica si sono messe innanzi come prove capitalissime, in primo luogo, le metamorfopsie dovute a dislocazioni degli elementi della retina (pag. 96), e in secondo luogo la posizione della linea di orientazione (pag. 106), che è indizio di una funzione originariamente comune ad ambedue gli occhi. Già è stato notato (pag. 96) che le metamorfopsie al pari degli altri fenomeni affini valgono a dimostrare il contrario, tosto che le alterazioni, onde hanno origine, diventano permanenti. Che inoltre la linea di orientazione non è originaria, ma sorta sotto l’influenza delle condizioni della visione, risulta dal fatto che essa in seguito a una visione monoculare di lunga durata (pag. 106), coincide colla linea visiva dell’occhio che guarda. Egualmente a favore della teoria genetica e contro la nativistica sta il fatto, che nel fanciullo la sinergia dei movimenti degli occhi si svolge sotto l’influenza degli stimoli di luce, e che con ciò si vedono a mano a mano formarsi le percezioni di spazio. Per questo, come per altri rapporti, l’evoluzione della maggior parte degli animali avviene in modo diverso, perchè le combinazioni riflesse delle impressioni della retina coi movimenti del capo e degli occhi funzionano in essi già complete subito dopo la nascita (v. sotto § 19, 2).
La teoria _genetica_ ha ottenuto il predominio sulle teorie nativistiche ed empiristiche, prevalenti in più antico tempo, in seguito allo studio acuto, cui sottopose i fenomeni della _visione binoculare_. Dal punto di vista del nativismo presenta difficoltà la questione: perchè noi generalmente vediamo gli oggetti come semplici, mentre le loro imagini si disegnano su ciascuno dei due occhi. Si cercò di girare la difficoltà, e si ammise che due punti qualsivogliano della retina, identicamente situati, fossero connessi con una medesima fibra ottica, biforcantesi al ponto d’incrocio dei nervi visivi, e rappresentassero quindi nel sensorio un unico punto dello spazio. Questa dottrina dell’ “identità delle due retine„ non fu più sostenibile, quando altri cominciò a rendersi conto delle reali condizioni della visione binoculare corporea. La scoperta dello _stereoscopio_ è in tal guisa riuscita di massima importanza per la teoria genetica.
§ 11. — Le rappresentazioni di tempo.
1. Tutte le nostre rappresentazioni sono insieme e di spazio e di tempo. Ma come le condizioni dell’ordine spaziale delle impressioni sono originariamente proprie solo a certi domini di senso, al tatto e alla vista, dai quali poi la relazione spaziale viene trasferita alle sensazioni di ogni altro senso; così solo _due_ classi di sensazioni, cioè le sensazioni tattili interne, che sorgono nei movimenti tattili, e le sensazioni acustiche sono quelle che prevalentemente determinano il costituirsi delle rappresentazioni di tempo. Ma è d’uopo riconoscere che una differenza caratteristica tra le rappresentazioni di spazio e quelle di tempo già qui si fa manifesta per ciò, che per le prime solo i due sensi nominati possono produrre un ordine spaziale indipendente, mentre per le seconde nei due domini di senso preferiti le condizioni per il sorgere degli ordini temporali sono soltanto più favorevoli, senza che però tali condizioni manchino nelle altre sensazioni. Ciò dimostra che i fondamenti psicologici delle rappresentazioni di tempo sono di natura _più generale_ e che non sono determinate solo dalle speciali condizioni d’organizzazione dei singoli apparati di senso. Ed è per ciò che noi, quando in una connessione di processi psichici facciamo intera astrazione dalle rappresentazioni che ne fanno parte, e abbiamo riguardo solo ai fenomeni soggettivi, che le accompagnano, sentimenti, emozioni, ecc., pur attribuiamo a questi stati affettivi, isolati mediante l’astrazione, proprio le stesse proprietà, temporali che alle rappresentazioni. Tuttavia da questa maggiore generalità delle condizioni non si può conchiudere che più generalmente si presentino le intuizioni di tempo. Come noi trasportiamo le proprietà spaziali dai sensi, che direttamente dànno l’intuizione di spazio alle sensazioni degli altri domini di senso, così noi le trasportiamo mediante le sensazioni e le rappresentazioni ai sentimenti ed alle emozioni, che sono a quelle inscindibilmente legate. Non è nemmeno possibile dubitare, se ai moti d’animo in sè e per sè, senza le rappresentazioni ad essi legate, possa mai spettare un ordine temporale: imperocchè alle condizioni di quest’ordine appartengono anche qui certe proprietà del sostrato sensibile delle rappresentazioni. La verità è che tutte le nostre rappresentazioni anzi, poichè rappresentazioni entrano in ogni contenuto psichico, tutti i contenuti psichici sono insieme spaziali e temporali, ma che l’ordine spaziale proviene da determinati sostrati sensibili, nel non cieco dal senso visivo, nel cieco dal tatto; mentre le rappresentazioni di tempo possono essere riferite a tutti i possibili sostrati di sensazione.
2. Le formazioni di tempo al pari di quelle di spazio rispetto alle rappresentazioni intensive sono caratterizzate per ciò, che gli elementi, nei quali esse possono essere scomposte, presentano un ordine determinato stabile, così che, mutato quest’ordine, anche la formazione data, malgrado le invariate qualità dei suoi componenti, diventa un’altra. Mentre però nelle formazioni di spazio quest’ordine stabilito si riferiva solo al rapporto reciproco degli elementi di spazio e non al rapporto in cui questi stanno al soggetto percipiente, nelle formazioni di tempo ogni elemento col rapporto agli altri elementi della medesima formazione varia anche il rapporto al soggetto percipiente. Pertanto nelle rappresentazioni di tempo non si incontra una variazione analoga ai cambiamenti di posizioni propri delle formazioni di spazio.
2_a_. Questa proprietà del rapporto assoluto, per nulla mutabile, che ogni formazione di tempo ed ogni elemento temporale, per quanto piccolo possa essere isolatamente pensato, hanno al soggetto percipiente, è ciò che noi designiamo come lo _scorrere del tempo_. Imperocchè a causa di questa proprietà ogni momento del tempo occupato da un qualsiasi contenuto sensibile ha un rapporto al soggetto, che non può essere sostituito da alcun altro momento; mentre nello spazio la possibilità, che qualunque elemento spaziale sia sostituito da qualsiasi altro nel suo rapporto al soggetto, sveglia la rappresentazione della _costanza_, o, come la diciamo, mediante un riferimento dalla rappresentazione di tempo a quella di spazio, della durata assoluta. Nell’intuizione del tempo è impossibile la rappresentazione della durata _assoluta_, cioè di un tempo nel quale nulla muti. Il rapporto al percipiente deve sempre cambiare. Diciamo che dura solo quell’impressione, le cui singole parti di tempo si rassomigliano perfettamente nel loro _contenuto sensibile_, così che esse si distinguono _solo pel loro rapporto al soggetto percipiente_. Perciò la durata applicata al tempo è un concetto puramente relativo; una rappresentazione di tempo può durare più che un’altra, ma nessuna rappresentazione di tempo può avere una durata assoluta, perchè nessuna rappresentazione di tempo potrebbe svolgersi senza quel doppio ordine di diversi contenuti sensibili, cioè l’ordine reciproco e l’ordine al soggetto percipiente. Non è possibile pertanto mantenere una sensazione per una durata insolitamente lunga ed eguale: noi sempre la interrompiamo con altri contenuti sensibili.
Tuttavia anche nel tempo possono essere separate le due condizioni, che in realtà sono sempre connesse, il rapporto degli elementi fra loro e quello al soggetto percipiente, essendo ciascuna di esse congiunta con determinate proprietà delle rappresentazioni di tempo. Infatti questa distinzione delle condizioni, già prima di un’esatta analisi psicologica delle rappresentazioni di tempo, ha trovato la sua espressione in designazioni del linguaggio fissate per certe forme del corso del tempo. Se cioè si considera soltanto il rapporto degli elementi di tempo tra loro senza alcun riguardo pel rapporto loro al soggetto, si giunge a una distinzione di _modi del decorso del tempo_, così, ad es., di breve durata, di lunga durata, che si ripete con regolarità, che varia irregolarmente, ecc. Se invece si considera solo il rapporto al soggetto, astraendo dalle forme oggettive di decorso, si hanno come forme principali di questo rapporto _i gradi del tempo_, il passato, il presente e il futuro.
_A_) LE RAPPRESENTAZIONI TATTILI DI TEMPO.
3. Lo sviluppo originario delle rappresentazioni di tempo appartiene al _senso tattile_, le cui sensazioni costituiscono pertanto il sostrato generale per il sorgere degli ordini così spaziali, come temporali, nei quali si dispongono gli elementi rappresentativi (pag. 84, 3). Ma mentre le funzioni del senso tattile che dànno origine alle rappresentazioni dello spazio provengono dalle sensazioni tattili esterne, le sensazioni tattili _interne_, che accompagnano i movimenti di tatto, sono i contenuti primari delle primissime rappresentazioni di tempo.
Un importante fondamento psicologico per l’origine di queste rappresentazioni sta nelle proprietà _meccaniche_ degli organi tattili di movimento. Essendo questi, le braccia e le gambe, mossi per opera dei muscoli nelle articolazioni della spalla e della coscia, ed essendo inoltre assoggettati all’azione della gravità, due forme di movimenti delle membra tastanti sono generalmente possibili: in primo luogo quelli, che sempre sono regolati dalle azioni muscolari guidate dalla volontà e che perciò possono avere un decorso variante a piacimento, e in ogni istante adattantesi ai bisogni del momento — noi li diremo i movimenti tattili _aritmici_; in secondo luogo, quelli nei quali le forze muscolari volontarie entrano in azione solo per quel tanto che è necessario a porre le membra moventisi nelle articolazioni in ondulazioni pendolari e a mantenervele — i movimenti tattili _ritmici_. I movimenti aritmici, come quelli che avvengono nell’uso vario a piacimento delle membra di tatto, possono qui essere trascurati. Essi acquistano le loro proprietà temporali assai verosimilmente, solo in base alla seconda forma di movimento; inoltre tali movimenti irregolari si prestano sempre solo a raffronti temporali molto indeterminati.
4. Ma è tutt’altra cosa pei movimenti ritmici. La loro importanza per lo sviluppo psicologico delle rappresentazioni temporali sta in prima linea nello stesso principio, al quale esse riconoscono per una gran parte la loro importanza funzionale dal lato fisiologico, cioè nel principio dell’_isocronismo delle oscillazioni pendolari di eguale ampiezza_. In quanto le nostre gambe nei movimenti del camminare compiono oscillazioni regolari attorno ai loro assi di movimento posti nelle articolazioni della coscia, da una parte è reso più facile il lavoro muscolare, dall’altra la continua esecuzione volontaria dei movimenti è limitata a un minimo. Nel naturale camminare è utile anche il penzolare delle braccia, il quale non è interrotto, come nelle gambe per ogni passo dal posarsi del piede, ma col suo decorso continuo offre un sussidio per regolare uniformemente i movimenti del camminare.
Ora ogni singolo periodo di oscillazione di un tale movimento, per ciò che riguarda il suo contenuto sensibile, consiste in una serie costante di sensazioni, che si ripete nel periodo seguente proprio collo stesso ordine. Principio e fine di ogni periodo sono caratterizzati da un complesso di sensazioni tattili _esterne_, le quali al principio del periodo accompagnano il sollevamento della suola dal terreno e alla fine di esso sono prodotte dalle impressioni accompagnanti il posarsi della suola. Tra mezzo sta una serie continua di deboli sensazioni tattili interne nelle articolazioni e nei muscoli; e di queste i punti d’inizio e di fine, coincidendo con quelle sensazioni tattili esterne, consistono in sensazioni più intensive, le quali accompagnano dapprima l’impulso al movimento nelle articolazioni e nei muscoli, e poi il subitaneo arrestarsi, sensazioni le quali pure contribuiscono a definire i periodi.
A questa serie regolare di sensazioni è inoltre collegata una serie di _sentimenti_ pur regolare, perfettamente parallela alla prima. Se noi da un qualsiasi corso di movimenti tattili ritmici prendiamo un’estensione posta fra due punti limiti, al principio e alla fine di tale estensione sta un sentimento di _attesa soddisfatta_. Tra i due limiti si stende un sentimento di _aspettativa tesa_, il quale a poco a poco cresce allontanandosi dal primo punto, e raggiungendo il secondo punto, d’un tratto dal suo massimo discende a zero, per poi far posto al sentimento rapidamente ascendente e di nuovo declinante della soddisfazione, dopo di che lo stesso decorso ancora comincia. In tal guisa l’intero processo di un movimento tattile ritmico consiste, considerato dal lato sentimentale, in un regolare alternarsi di due sentimenti qualitativamente opposti, i quali per il loro carattere generale si muovono principalmente nella direzione dei sentimenti di tensione e di sollievo (pag. 66), e dei quali l’uno è un sentimento momentaneo, che cioè molto rapidamente cresce al massimo suo grado e poi decresce, l’altro un sentimento di durata, in quanto che lentamente raggiunge il massimo per poi subitamente declinare. Perciò i più intensivi processi sentimentali si addensano sui punti limitanti i periodi e qui inoltre sono rinforzati ancora dal contrasto fra il sentimento di soddisfazione e l’antecedente sentimento d’attesa. Ora come questo limite critico di ogni singolo periodo, ha la sua base sensibile nelle su ricordate impressioni tattili interne ed esterne, fortemente marcanti il passaggio, così il graduale corso intermedio del sentimento d’attesa corrisponde d’altra parte in tutto al continuato decorso delle deboli sensazioni tattili interne, accompagnanti il movimento oscillante delle membra di tatto.
5. Le più semplici rappresentazioni tattili di tempo consistono in sensazioni ritmicamente ordinate, le quali si seguono nel modo indicato affatto uniformi nel ripetersi di movimenti oscillanti di eguale natura. Però già nella nostra andatura solita si introduce una leggera tendenza a una complicazione alquanto maggiore, perchè dei _due_ periodi che si susseguono, il principio del primo, tanto nella sensazione quanto nel concomitante sentimento, è marcato più fortemente che il principio del secondo. In questo caso il ritmo dei movimenti comincia a farsi _cadenzato_. In realtà una tale successione regolare di rappresentazioni marcate e non marcate corrisponde alla più semplice battuta, a quella di 2/8. Questa si presenta facilmente già nell’andatura solita in causa della preferenza fisiologica per le membra del lato destro, ma sovrattutto molto regolarmente nel passo in comune, cioè nella _marcia_. Nell’ultimo caso a un solo complesso ritmico possono essere collegati più di due periodi di movimenti. Questo avviene pure nei movimenti ritmici più complessi della danza. Però su tali più composte formazioni di ritmi del senso tattile esercitano già una decisiva influenza le rappresentazioni uditorie di tempo.
_B_) LE RAPPRESENTAZIONI UDITORIE DI TEMPO.
6. Il senso dell’udito è più di ogni altro adatto ad un’esatta percezione dei rapporti temporali di processi esterni, perocchè in esso la sensazione dura solo per un tempo brevissimo dopo lo stimolo esterno, così da essere ogni serie temporale di impressioni sonore riprodotta con quasi perfetta fedeltà da una corrispondente serie di sensazioni. Con questa condizione per l’appunto stanno in istretto legame anche le proprietà delle rappresentazioni temporali dell’udito. Innanzi tutto si distinguono dalle rappresentazioni temporali del tatto per ciò, che in esse sovente soltanto i limiti delle singole estensioni di tempo componenti un tutto rappresentativo, sono direttamente messe in risalto dalle sensazioni, così che in questo caso i rapporti reciproci di tali estensioni sono essenzialmente apprezzati in base alle estensioni, situate tra le impressioni limitanti, — estensioni, che o ci appaiono vuote o sono colmate da un contenuto diverso.