Compendio di psicologia

Part 14

Chapter 143,107 wordsPublic domain

22_a_. Non è certamente possibile dimostrare sulla retina una graduazione qualitativa dei segni locali con eguale distinzione come sulla pelle esterna. Si può però affermare in generale nelle impressioni colorate, che, a misura che ci allontaniamo dal centro della retina, a poco a poco la qualità della sensazione muta, essendo i colori nella vista indiretta percepiti in parte meno saturati e in parte anche come aventi un altro tono qualitativo di colore, ad es., il giallo viene percepito come aranciato. Ora in queste proprietà non è certamente alcuna stretta prova della esistenza di differenze puramente locali della sensazione, in nessun modo poi di differenze aventi una così fina graduazione, quale si è potuta supporre per le parti centrali della retina. Tuttavia si ha una conferma, che differenze locali della qualità della sensazione esistono senza dubbio, e l’ammettere tali differenze, anche oltre i limiti nei quali possono essere dimostrate, sarebbe tanto più giustificato, in quanto quell’improvviso cambiamento d’interpretazione delle differenze di sensazioni in differenze locali, come già si è potuto rimarcare nel tatto, qui dove si tratta di graduazioni assai più fine, verrebbe ancor più a pregiudicare la distinzione delle differenze qualitative, come tali. Una conferma di questa opinione si può forse riconoscere nel fatto, che anche quelle differenze di sensazione, che possono essere distintamente dimostrate a distanze abbastanza grandi dal centro della retina, possono essere osservate solo nel caso di una conveniente impressione di oggetti limitati, mentre esse scompaiono perfettamente nel caso di una superficie uniformemente colorata. In questo sparire delle differenze qualitative, che sono in sè e per sè molto importanti, la relazione alle differenze locali dovrà essere considerata almeno come un elemento di cooperazione. Se però in seguito a questa relazione, differenze già relativamente grandi così scompaiono, che occorrono speciali metodi di ricerca per metterne in luce l’esistenza, non si potrà più pensare affatto a una tale dimostrazione nel caso di differenze molto piccole.

23. Se dopo ciò noi ammettiamo segni locali qualitativi, i quali, in conformità dei dati dell’acutezza visiva, si graduano nel centro della retina a gradi minimi, e verso la periferia di essa a gradi sempre maggiori, la formazione dell’ordine spaziale delle impressioni di luce può essere designata, come un disporsi di questo sistema di segni locali ordinato secondo due dimensioni, in un sistema di sensazioni tattili interne graduato intensivamente. Per due segni locali _a_ e _b_ la sensazione di tensione α, ottenuta attraversando l’estensione _a b_, sarà una misura della grandezza lineare _a b_, in quanto che ad una maggiore estensione _a c_ deve corrispondere una sensazione di tensione più intensa γ. Come nel dito tastante il punto della più fina differenziazione diventa punto medio dell’orientazione, così nell’occhio l’ufficio di tale punto medio spetta al centro della retina. Infatti proprio per l’occhio, ancor più distintamente che per l’organo tattile, una tale condizione trova la sua espressione nelle leggi del movimento. Ogni punto luminoso nel campo visivo costituisce uno stimolo per il meccanismo d’innervazione dell’occhio, così che la linea di visione tende a collocarsi su di esso come un raggio riflesso. Questa relazione di riflessione, in cui stimoli di luce eccentricamente posti stanno al centro della retina, costituisce verosimilmente da una parte una condizione essenziale per il perfezionamento della su ricordata sinergia dei movimenti oculari; dall’altra parte spiega la grande difficoltà che è nell’osservazione di oggetti veduti indirettamente. Questa difficoltà risulta manifestamente dal fatto, che la direzione dell’attenzione su un punto situato lateralmente ingrandisce l’energia riflettente di esso, a paragone di altri punti sui quali non si sia egualmente rivolta l’attenzione. Per il valore predominante che così ottiene il centro della retina nei movimenti dell’occhio, il punto di visione diventa necessariamente il punto medio dell’orientazione nel campo visivo, e in questo tutte le distanze sono soggette a una misura unica, essendo tutte determinate in rapporto al punto di visione. Poichè ora i segni locali sono sempre determinati solo da impressioni luminose esterne, e ambedue però insieme determinano i movimenti dell’occhio orientato al centro della retina; l’intero processo dell’ordine spaziale si presenta come un processo di fusione di _tre_ diversi elementi sensibili: 1) delle qualità sensibili fondate sulla natura degli stimoli esterni; 2) dei segni locali qualitativi dipendenti dal luogo di azione dello stimolo; 3) delle sensazioni di tensione intensivamente graduate e determinate dalla relazione dei punti eccitati al centro della retina. Quest’ultime possono o accompagnare il movimento reale, e questa è la forma originaria, o apparire nell’occhio in riposo in seguito a semplici impulsi al movimento aventi una certa grandezza. I segni locali qualitativi e le sensazioni di tensione accompagnanti il movimento, a causa del regolare modo di ordinarsi dei primi rispetto alle seconde, possono insieme essere considerati anche come un sistema di _segni locali complessi_. La localizzazione spaziale di una qualsiasi impressione di luce appare quindi come il prodotto di una perfetta fusione della sensazione di luce determinata dallo stimolo esterno con due elementi propri di quel sistema complesso di segni locali; e l’ordine spaziale di una pluralità d’impressioni semplici consiste nella combinazione di un gran numero di tali fusioni, che sono graduate le une rispetto alle altre qualitativamente e intensivamente in conformità degli elementi del sistema di segni locali. In questi prodotti di fusione le sensazioni suscitate dagli stimoli esterni sono gli elementi predominanti, di fronte ai quali gli elementi del sistema di segni locali scompaiono persino nella loro originaria natura qualitativa e intensiva, imperocchè essi nell’immediata percezione degli oggetti si presentano del tutto nel loro significato spaziale.

Con questo complicato processo di fusione che determina l’ordine degli elementi nel campo visivo, per ogni singola rappresentazione spaziale si collega ancora un secondo processo, da cui sorge il rapporto degli oggetti veduti al soggetto; e questo passiamo or ora a considerare.

_b. L’orientazione delle rappresentazioni spaziali al soggetto percipiente._

24. Il più semplice caso di un rapporto tra un’impressione e il soggetto che si dimostri in una rappresentazione visiva, manifestamente si presenta, quando l’impressione si limita a un unico punto. Se un solo punto luminoso è dato nel campo visivo, a causa del potere di riflessione, che lo stimolo esercita, già da noi esaminato (pag. 104), ambedue le linee di visione si dirigono su di esso in modo che la sua immagine si trovi per ogni lato nel centro della retina, mentre anche gli apparati di accomodazione si addattano alla distanza del punto. Il punto che in tal guisa si disegna in ambedue gli occhi sul centro della retina, è veduto _semplice_ e nel tempo stesso in una determinata direzione e distanza dal soggetto percipiente.

Quest’ultimo è di solito rappresentato da un punto situato nella testa, il quale può essere determinato come il punto medio delle rette congiungenti i punti di rotazione dei due occhi. Si chiami _punto d’orientazione_ del campo visivo il punto in questione, e _linea di orientazione_ la retta tirata da quel punto, al punto di convergenza delle linee di visione o al punto fissato all’esterno. Quando si fissa un punto nello spazio, si ha sempre una rappresentazione abbastanza esatta della _direzione_ delle linee di orientazione. Questa rappresentazione è prodotta dalle sensazioni tattili interne legate alla posizione degli occhi, sensazioni che sono molto notevoli per l’intensità loro in posizioni degli occhi fortemente eccentriche. Essendo queste sensazioni distintamente percettibili già nel singolo occhio, la localizzazione della direzione nella visione monoculare è altrettanto perfetta, quanto nella binoculare, con questa sola differenza, che in quella la linea di orientazione coincide generalmente colla linea di visione[20].

25. Più indeterminata che la rappresentazione della direzione, è la rappresentazione della _distanza_ degli oggetti dal soggetto, oppure della _grandezza assoluta_ della linea di orientazione: infatti noi generalmente propendiamo a rappresentarci questa grandezza come più piccola di quello che sia in realtà, come ce ne possiamo convincere, quando la confrontiamo con un regolo di misura, che si trovi nel campo visivo e sia situato perpendicolarmente ad essa. La lunghezza del regolo, che è percepita di eguale grandezza, è sempre notevolmente più piccola che la lunghezza effettiva della linea di orientazione; e questa differenza è tanto più rilevante, quanto più il punto di visione retrocede, e quindi quanto più lunga è la linea d’orientazione. I componenti sensibili, dai quali risulta questa rappresentazione della grandezza della linea di orientazione, possono essere solo quelle parti delle sensazioni di tensione connesse alle posizioni dei due occhi, che sono specialmente legate alla posizione di convergenza delle linee di visione, e perciò contengono anche una certa misura per la grandezza assoluta di questa convergenza. Infatti, quando variano le posizioni di convergenza, si avvertono sensazioni che hanno la loro sede pel passaggio a convergenza maggiore principalmente nell’angolo interno dell’occhio, pel passaggio a convergenza minore nell’angolo esterno. Una data posizione di convergenza è completamente caratterizzata di fronte a tutte le altre posizioni di convergenza, dalla somma delle sensazioni che corrispondono ad essa.

26. La rappresentazione di una determinata grandezza assoluta della linea di orientazione può quindi svolgersi solo in base alle influenze dell’esperienza, nelle quali oltre gli elementi sensibili diretti entrano in azione anche associazioni varie. E con ciò si spiega, come quella rappresentazione rimanga sempre indeterminata e come ora possa essere favorita, ma ora anche pregiudicata dalle altre parti delle percezioni visive, specialmente dalla grandezza delle imagini retiniche di oggetti noti. All’opposto nelle sensazioni di convergenza noi possediamo una misura relativamente fine per le _differenze_ di distanza, in cui si trovano gli oggetti veduti, come pure per le variazioni _relative_, che la grandezza della linea di orientazione subisce nel passare da un punto di fissazione più vicino a uno più lontano o da uno più lontano a uno più vicino. In tal guisa per posizioni dell’occhio, che si avvicinano alla posizione parallela delle linee visive, si possono ancora sentire le variazioni di convergenza, che corrispondono a uno spostamento d’angolo di 60-70 secondi. Coll’aumento della convergenza questa minima variazione sensibile di convergenza aumenta considerevolmente, ma in modo che le corrispondenti differenze nella grandezza della linea di orientazione diventano nondimeno sempre più piccole. Le sensazioni, in sè stesse puramente intensive, che accompagnano i movimenti di convergenza, sono quindi immediatamente cambiate in rappresentazioni della distanza tra il punto di fissazione e il punto di orientazione del soggetto percipiente.

Che anche questa trasformazione di un determinato complesso di sensazioni in una rappresentazione spaziale della distanza, non riposi su un’energia innata, ma su un determinato svolgimento psichico, risulta del resto da un gran numero di esperienze, che appunto sono indizi di un tale svolgimento. Qui appunto trova posto il fatto di essere la percezione tanto delle distanze assolute, quanto delle differenze di distanza perfezionata in alto grado dall’esercizio. Infatti i fanciulli inclinano a collocare a vicinanza immediata oggetti molto lontani; essi credono afferrare la luna, e il conciatetti sulla torre. Così pure nei ciechi nati operati si è osservata, subito dopo l’operazione, un’assoluta incapacità di distinguere il vicino e il lontano.

27. Nello sviluppo di questa distinzione di lontano e vicino si deve considerare che a noi, nelle condizioni naturali della visione, non sono mai dati solo punti isolati, ma _oggetti corporei estesi_, o almeno più punti situati a diverse profondità, ai quali noi assegniamo distanze diverse nel rapporto loro reciproco sulle linee di orientazione, che loro appartengono.

Immaginiamoci ora dapprima il più semplice caso: che siano dati due punti _a_ e _b_, situati a diversa profondità, e siano congiunti tra loro da una linea retta. Uno spostamento della mira tra _a_ e _b_ porta sempre con sè anche una variazione di convergenza; un tale spostamento quindi in primo luogo farà percorrere la serie continua; dei segni locali della retina corrispondente all’estensione _a b_, e in secondo luogo produrrà una sensazione tattile interna α corrispondente alla convergenza per la distanza _a b_. Con ciò sono dati anche qui gli elementi di un prodotto spaziale di fusione. Questo prodotto di fusione è però tutt’affatto speciale: esso nelle sue due parti costitutive, nella serie decorrente dei segni locali e nelle sensazioni tattili concomitanti, si distingue assolutamente da quei prodotti di fusione, che nascono dal percorso di un’estensione nel campo visivo (pag. 105). Mentre in quest’ultimo caso le variazioni tanto dei segni locali, quanto delle sensazioni tattili avvengono per ambedue gli occhi in _egual_ senso, quando il punto visivo si sposta e si fa da lontano vicino o da vicino lontano, le variazioni in ambedue gli occhi avvengono sempre in senso opposto. Infatti, se modificandosi la convergenza, l’occhio destro si volge a sinistra, il sinistro si volge a destra, e viceversa; il medesimo deve valere per il movimento delle imagini della retina: se l’imagine del punto appena abbandonato dal punto visivo si muove nell’occhio destro verso destra, nel sinistro si muove verso sinistra, e viceversa. Il primo fatto avviene, quando gli occhi vanno da un punto più vicino a uno più lontano, il secondo quando passano da uno più lontano a uno più vicino. I prodotti di fusione, che hanno origine da questi movimenti di convergenza, hanno, rispetto alle loro parti qualitative e intensive, una composizione analoga a quelli, sui quali si fonda l’ordinamento reciproco degli elementi del campo visivo; lo speciale modo, in cui si combinano le parti, è però nei due casi tutt’affatto diverso.

28. In tal guisa le fusioni dei segni locali colle sensazioni tattili interne costituiscono qui un _sistema di segni locali complesso_, analogo a quello già sopra (pag. 105) derivato, ma avente una composizione particolare. Infatti, questo sistema rispetto alla sua composizione ha un significato, per cui da un lato si differenzia da quel sistema di segni locali del campo visivo, dall’altro questo stesso integra, in quanto che al rapporto reciproco degli elementi oggettivi aggiunge il rapporto loro al soggetto percipiente. Questo rapporto alla sua volta si scinde nei due componenti rappresentativi, contrassegnati da speciali elementi sensibili: nella _rappresentazione di direzione_ e nella _rappresentazione di distanza_. Ambedue sono dapprima riferite al punto d’orientazione localizzato nella testa del soggetto percipiente, ma poi trasportate ai rapporti reciproci di oggetti esterni; imperocchè dati due punti qualsivogliano, che stiano a distanze diverse sulla linea generale d’orientazione, a ciascuno di essi sono ancora attribuite rispetto all’altro una direzione e una distanza. Il complesso delle rappresentazioni spaziali di distanza, riferite nelle loro varie posizioni alla linea d’orientazione, è detto _rappresentazioni dì profondità_, oppure _rappresentazioni corporee_, se esse sono rappresentazioni di singoli oggetti determinati.

29. La rappresentazione di profondità, che ha avuto origine nella suesposta maniera, varia per condizioni oggettive e soggettive. La determinazione della distanza assoluta di un singolo punto isolato nel campo visivo è sempre assai incerta. Così pure la determinazione della distanza relativa di due punti _a_ e _b_ situati a diversa profondità è per solito abbastanza sicura, solo quando essi, come sopra fu presupposto, sono congiunti da una linea, sulla quale i punti visivi dei due occhi possono muoversi nel fissare alternativamente _a_ e _b_. Se noi indichiamo tali linee, che congiungono tra loro diversi punti nello spazio come _linee di fissazione_, si può esprimere questa condizione mediante la seguente proposizione: Punti dello spazio sono generalmente percepiti nelle loro giuste relazioni reciproche, solo quando sono congiunti da linee di fissazione, sulle quali possano muoversi i punti visivi dei due occhi. Questa proposizione è chiarita dal fatto, che la condizione di una regolare combinazione dei segni locali della retina colle sensazioni di tensione accompagnanti la convergenza, come sopra (pag. 108) abbiamo appreso per l’origine della rappresentazione di profondità, è manifestamente adempiuta, solo allorquando sono date impressioni determinate, che suscitano segni locali ad esse corrispondenti.

30. Se invece la suddetta condizione non è soddisfatta, ma sorge solo un’imperfetta e indeterminata rappresentazione delle diverse distanze relative dei due punti dal soggetto, oppure — il che può sicuramente avvenire, solo quando si fissi intensamente un punto — se i due punti appaiono a eguale profondità, allora entra in campo sempre anche un’altra modificazione della rappresentazione: cioè soltanto il punto fissato è veduto semplice, l’altro punto è veduto _doppio_. Non altrimenti succede, quando si guardino oggetti estesi, i quali non siano congiunti per mezzo delle linee di fissazione col punto fissato binocularmente. Le immagini doppie così prodotte si trovano dalla _stessa parte_ del luogo della loro origine, cioè la destra appartiene all’occhio destro, la sinistra al sinistro, quando il punto fissato è situato più vicino che l’oggetto guardato; sono invece _incrociate_, quando quello è situato di gran lunga più lontano.

La localizzazione binoculare di distanza o le immagini doppie sono quindi fenomeni, che stanno fra loro in immediata correlazione: quando quella è incompleta o indeterminata, sorgono queste; all’opposto quando queste mancano, quella è determinata ed esatta. Ambedue i fenomeni nel tempo stesso sono così strettamente collegati all’esistenza delle linee di fissazione, che queste linee concorrono a produrre la rappresentazione di profondità e con ciò insieme eliminano la possibilità delle immagini doppie. Quest’ultima regola non è però affatto priva d’eccezioni, perchè, quando si guardi binocularmente con rigidità un punto, le immagini doppie possono facilmente sorgere, malgrado la presenza delle linee di fissazione. Anche questo fatto trova la sua spiegazione nelle condizioni già in generale presupposte (pag. 108) per le rappresentazioni di profondità. Come nella mancanza delle linee di fissazione mancano le richieste disposizioni di segni locali, così nello sguardo fisso vengono meno le sensazioni tattili interne collegate al movimento di convergenza.

_c. Le relazioni fra l’orientazione reciproca degli elementi e la loro orientazione al soggetto_.

31. Tosto che il campo visivo viene pensato solo come una orientazione _reciproca_ delle impressioni luminose, noi ce lo rappresentiamo come una superficie e diciamo i singoli oggetti, situati su questa superficie, _rappresentazioni di superficie_, in contrapposto alle rappresentazioni di profondità. Anche in una rappresentazione di superficie l’orientazione al soggetto percipiente non può mai mancare per doppia ragione: in primo luogo, perchè ogni punto del campo visivo viene veduto in una determinata _direzione_ sulla linea soggettiva d’orientazione già sopra ricordata (pag. 106): in secondo luogo, perchè l’intero campo visivo è posto dal soggetto a una certa _distanza_, benchè ancora molto indeterminata.

La prima di queste orientazioni ha per effetto, che all’immagine retinica rovesciata corrisponda una rappresentazione dell’oggetto _diritta_. Questo rapporto della localizzazione di direzione oggettiva all’imagine retinica è una conseguenza necessaria dei movimenti dell’occhio, così come il rovesciamento dell’immagine retinica è conseguenza delle proprietà ottiche dell’occhio. La nostra linea d’orientazione nello spazio è per l’appunto la linea visiva _esterna_ o, per la vista binoculare, la linea d’orientazione media risultante dal concorso dei movimenti visivi. A una direzione della linea d’orientazione, che nello spazio esterno va verso l’alto, corrisponde nello spazio dell’imagine della retina situato dietro il punto di rotazione, una direzione in basso e viceversa. L’imagine retinica deve per l’appunto essere capovolta, perchè noi possiamo vedere gli oggetti diritti.

32. La seconda orientazione che non manca mai, quella della distanza del campo visivo, porta con sè questa conseguenza per la reciproca orientazione delle parti del campo stesso, che tutti i punti del campo visivo sembrano disposti su una _superficie concava_, il cui punto medio sta nel punto d’orientazione, o per la vista binoculare nel punto di rotazione dell’occhio. Ora poichè piccole parti di una superficie sferica abbastanza grande appaiono piane, le rappresentazioni di superfici riferite a singoli oggetti sono per regola rappresentazioni di _superficie piane_; così, ad es., figure disegnate su un piano, come quelle della geometria piana. Ma tosto che singole parti si distaccano da questo campo visivo generale, in modo che esse siano localizzate avanti o dietro di esso, quindi in piani diversi del campo visivo, la rappresentazione di superficie passa in rappresentazione di profondità.