Part 3
NICOLO MORRA ALLI LETTORI.
Godi Lettore il presente Commentario, nato dal costantissimo cervello di M. O. L. detto per la sua natural mansuetudine il Tranq. rincrescemi che tu non lo possi godere, come il suo archetipo stava, impero che'l rispetto n'ha fatto mozzar una buona parte, il sospetto un'altra, et il dispetto ha fatto squarciar piu di tre fogli: Se ci fusse cosa veruna che ti paresse Favola; sovengati della nave delle carotte nel cominciamento. Io ti so ben dir come quello che familiarissimo li sono, che non senza gran sudore ci hà dato questo parto, & gli è stato mestieri di volger sossopra di molte & molte carte: Se in qualche cosa ti parerà mordace, & furioso, & maldicente: habbili compassione, perche egli era allhora in croce quando queste cose scriveva, & era pieno di desperatione: havrebbe egli voluto poter rovinare tutto il mondo, & certo s'egli fusse stato di vetro lo havrebbe piu d'una volta spezzato. egli non si è curato di favellare ò di scrivere toscanamente come hoggidi molti si sforzano di fare, ma piu tosto hà voluto scriver nella lingua nellaqual nacque, oltre che fu sempre fin da fanciullo piu studioso d'imitare la lealtà toscana, che la lor dolcissima favella, de gli errori che sono nel stampare occorsi, perdona al stampatore, perdona alla rozza & villa mano che lo scrisse da prima, & anche perdona volentieri alla negligentia del correttore; ilquale haveva allhora il capo pieno de grilli. Sta sano, & giudica candidamente, pigliando questa picciola lettione per un passatempo. Di Vinetia alli XXIIII di Settembre.
CATALOGO DELLI INVENTORI DELLE COSE CHE SI MANGIANO, ET DELLE BEVANDE CHE HOGGIDI SI USANO.
COMPOSTO DA M. Anonymo, cittadino di Utopia.
CON PRIVILEGIO DELL'ILLU- STRIS. SENATO VENETO.
AL VIRTUOSO, ET NOBILE S. il S. Gioan battista Luzago.
Non potendovi mandar le novelle, che s'erano alli di passati ritrovate sotto titolo di quel frate Cippolla, c'ha meritato d'esser lodato da messer Gioan Boccaccio, vi mando il presente Catalogo, sotto vostro nome publicato, & questo non hò già io fatto per dargli un protettore contra di quelli, che sono piu pronti al calunniare, che all'imitare, ne anche l'ho fatto per essercitar la vostra liberalità di sua natura assai pronta à giovar chi n'ha bisogno; ma l'ho fatto sol perche vi ho sempre conosciuto avido lettore di quelle cose dove io pongo la mano: godete adunque questa picciola lettione, & quando l'havrete ben goduta, fatene partecipi il generoso cavaglier Pompilio, & il molto Reverendo signor Silvio; & qui facendo fine, à tutti tre di buon cuor mi raccomando:
Di Vinegia alli X di Settembre.
CATHALOGO DELL'INVEN- TORI DELLE COSE, CHE SI mangiano, & delle bevande, ch'hog- gidi s'usano.
Vivevano gli antichi nostri nella prima età, detta l'età dell'oro, (vivevano dico) di giande: & delle frondi se ne coronavano le tempie: Cerere poi, donna d'immortal fama & di eterno honore degna, ritrovò il formento: & insegnocci à far il pane: Si visse longo tempo in Italia di polte, si come in Grecia di polenta si viveva, & cosi fu incognita la polenta in Italia, come anchora la polte in Grecia: Ennio nobil poeta, descrivendo una gran fame dice, che i padri toglievano di bocca à figliuoli l'offa, ne fa alcuna mentione di pane: habbiamo per certo grande obligatione à Cerere, & non minore à Carmilia, laquale vi aggiunse il fermento, perche facesse i corpi piu robusti, & ci porgesse piu salutevole nodrimento: Facevasi già il pane à quella foggia, c'hora si fanno i Caci cavalli: poi si ridusse in forma di schiacciata, se è egli finalmente dato figura spherica. Papinio egittio insegnò à mescolarvi l'aniso, & il burro, per farlo piu delitioso: longamente si stette senza pistori: & era solamente opera di femine il far pane, & i pistori erano detti dal pestare.
Hor volendo seguitare il mio Cathalogo, parmi d'avisare il lettore della presente operetta, chel non si maravigli punto se non hò serbato quell'ordine ch'egli forse havrebbe voluto: Io l'ho descritto di mano in mano con quell'ordine, che ancho presso de vari scrittori mi è accaduto di ritrovarle: non ho tessuto il presente Cathalogo dalli scritti di un sol autore, ma forse di cinquecento; ne mai havrei creduto, che di si picciola impresa non ne fussi riusciuto con minor sudore, & travaglio di quel c'ho sostenuto. Hora perche l'opera fusse non sol curiosa, ma anche insieme utile, non mi son contentato di dir semplicemente gli inventori delle cose, che vi hò voluto aggiungere l'utilità della cosa ritrovata, non diffusamente, ma sono ito ristretto, quanto piu hò potuto, & dal pesce con favor celeste incominciarò questa mia non inutile fatica.
Hirtia figlia di Sesostre Re dell'Egitto, la qual predisse al padre la futura monarchia, fu la prima che mangiasse le Corniolette & le Tinche: Una Lombarda le empi di aglio, & poi di soavi herbuccie.
Labissa di Boemia, divinatrice: fu la prima che mangiasse seguzzole, ceppe, & Scolopendre: ma non le mangiò già si delitiosamente cucinate, come hoggidi s'usa di fare.
Lementione: fu il primo che mangiasse Bottrici, & lasche, delle quali molto n'abonda il lago di Perosa già detto Trasimeno, dove Romani per temerità di Varro ne hebbero quella memorabil rotta.
Agomoncelo prefetto di Alessandro magno: fu il primo che cuocesse, & in tavola ponesse il Schenale, et la Murena insalata: era costui di tanta richezza & di tanto splendore, che si poneva sotto le scarpe i chiodi d'oro.
Cleopatra l'ultima reina dell'Egitto: fu la prima, che ponesse in tavola il Dragon marino, & il pesce Milvio: Apparecchiò costei una cena ad Antonio, nella quale spese à conto di nostra moneta ducento cinquanta mila corone d'oro: dal che si mosse Sidonio à chiamar le sontuose vivande: Cleopatricas dapes.
L. Neratio scelerato (se altri ve ne fu à suoi tempi) fu il primo, che ponesse in uso di mangiar scazzoni, pesce argentino, & quell'altro pesce, detto da lombardi sputa pane: fa di costui mentione Aulo Gelio: nelle sue notti attiche.
Cleope Re dell'Egitto, fu il primo che mangiasse Grancelli, Arcelle, & il pesce Porco: fu costui ricchissimo, & per il smoderato spendere, ispetialmente in far Piramidi si ridusse a tal termine, che puose la figliola in guadagno, per acquistargli il vivere, & la dote.
G. Curione, tribuno della plebe, del quale si legge presso di Valerio, che debito facesse seicento sestertij, fu il primo, che facesse marinar il pesce, & si mangiasse il strenzo, & l'agone, la lumaca acquatica, visse longo tempo solitario, & fu capital nemico delle donne.
Anchise menocchio: fu il primo, che mangiasse il Cephalo, & che sapesse discernere, che il marino fusse migliore di quello c'habita ne fiumi: è un pesce di sua natura sordido: Vedesi per tanto, nell'alto mare spesso sommergersi, & diligentemente lavarsi: pochi pesci si trovano di maggior numero: & questo avviene per il rispetto, che si porta all'uova loro.
Ruffo castricio: fu il primo, che n'insegnasse à mangiar le conchilie, delle quali molto n'abonda Lucrino, il mar rosso: & Bibaga Isola dell'india amenissima.
Menade troiano: fu il primo, che mangiasse il Congro, non inferiore di sapore all'anguilla; ma di carne assai piu soda, di figura però simile all'anguilla: Plinio lo puone fra i pesci sassatili: & acciò che meglio io sia inteso, dico che è quel pesce che Nicandro chiama grillo.
Archigenio Euboico: fu il primo che mangiasse quel pesce detto Coracino peculiar molto nel Nilo: è un pesce, che frequentemente move gli occhi: ne fa mentione Martiale: dicendo, Princeps niliacis raperis coracine macellis: Pellæ prior est gloria nulla gule.
Menandro Trotenio: fu il primo, che portasse alla cucina il pesce chiamato Cordilla: del quale parlando Martiale disse: Ne nigram raptus in culinam, Cordillas madida tegas papyro.
Mascronico da torsi: fu il primo, che cucinasse il pesce Corvo: il quale si pasce d'alga, partorisse due volte l'anno, & ha questa proprietà, che nel mare è di color fulvo; & ne stagni, è di color negro, cuocesi nell'aceto, aggiuntovi molto sale.
Nello Brentio: fu il primo, che mangiasse Gamberi: ritrovasene in phenicia che habitano i liti, & sono di tanta velocità, che non si possono aggiungere: cuocesi col pepe, & con poca acqua, & molto sale.
Mutio marello: fu il primo, che n'insegnasse mangiare di quel pesce detto per nome Cestreo: ilquale ha questa proprietà, che esso solo non mangia dell'altro pesce; onde ne nasce, chel non si possa pigliar con l'esca, nascondesi nel fango, & di quel si pasce, credendosi come s'ha nascosto il capo d'esser tutto nascosto: il Congro è molto vago di mangiarlo, si come la Murena è vaga di mangiare il Congro, & acciò che meglio sia cognosciuto, dicovi che è quel pesce che Theodoro gaza chiamò in latina lingua Mugile.
Caridemo pannicio: fu il primo, che mangiasse quel pesce, che si chiama Ciprino: stassi ne fiumi, & hà in luogo di lingua il palato molto carnoso: ma non trovo in qual maniera sel cucinasse.
Belluzzo indiano: fu il primo mangiatore di quel pesce detto Cantaro ilquale è della sua femina si geloso amadore, che per lei combatte fin'alla morte, & è cagione quest'amore, ch'egli divenga spesse volte preda de pescatori.
Carminio Tolosano: fu il primo, che mangiasse quel pesce detto da volgari Canna: & dal dotto Theodoro è chiamato Hiatula: è di carne molto molle, & per questo lo cucinava con l'aglio, & col zenzero, cuocendolo nel vino per indurirlo.
Tiridate Armeno: fu il primo, che mangiasse il pesce detto Ceto, e questo pesce di strema grossezza nel mar Atlantico: n'ho veduto et mangiato di quello che era seicento piedi di longhezza. & trecento di larghezza: & lo vidi entrar nel fiume dell'Arabia, adunque non senza ragione (poi che sono si grandi) disse Statio Armigeri Tritones eunt, scopulosaque cete: & un'altro scrisse, & Imannia Cete.
Telephane: fu il primo, che mangiasse il barbo, il quale fu detto barbo, per haver egli la barba nel labro inferiore: Chiamasi per altro nome mulo: la onde si mosse M. Tullio à chiamare alcuni barbatoli, Muli.
Tericle da corone, fu il primo che mangiasse di quel pesciolino detto Boca, ilquale manda fuori la voce simile à un mugito, adunque diremo non esser vero il proverbio: è piu muto, che non è il pesce.
Vatinio malleno: fu il primo che mangiasse il carpione, & non lo mangiava mai caldo, ma freddo: è di pretiosissimo sapore nel lago di Garda, dannosi ad intendere i gardesani, che altrove non se ne trovino, ma io so che s'ingannano, imperoche n'hò mangiato in schiavonia, & in Francia de si buoni, quanto sieno li loro.
Harmonida: fu il primo, che mangiasse di quel pesce, che noi chiamiamo citharedo, ilquale fu cosi chiamato perche dalla coda infin'al capo, hà certe linee à guisa di musical stormento: trovassene gran copia nel mar rosso.
Calonio trombetta fu il primo, che mangiasse l'acipensaro, ilquale hà questa proprietà chel se ne va contra l'acqua con le scaglie alla bocca rivolte: fu egli già in grandissima reputatione, & spesse fiate per la sua rarità fu desiderato nelle sontuose mense di Claudio, di Tiberio, di Vitellio, di Galieno imperadore, & di Eliogabalo: ch'egli fusse raro lo dimostra M. Tullio ne libri di Fato: et non men chiaro lo dimostra Plauto: di questo nobile, & saporito pesce, ne favella Martiale, cosi dicendo. Ad Palatinas accipensera mittite mensas. Ambrosias ornent munera rara dapes: mi maraviglio di Plinio, che dica al suo tempo esser stato tenuto fra li pesci ignobili.
Stasicrato Romano: huomo infinitamente goloso, fu il primo che mangiasse l'asola: che per altro nome si chiama Crissa: ma le piu lodate sono quelle, che si trovano nel tebro.
Phereclo da sessara, fu il primo, che cucinasse il pesce attilo, ilquale s'ingrassa per la pigritia, trovassi molto nel pò; & alle volte se n'è pescato mille pesi: & è stato di mestieri trarnelo con i buoi.
Perillo: fu il primo che mangiasse l'orata: & Sergio fu il primo che n'habbi instituito i vivai, donde anche ne prese il nome, & chiamossi gergio orata: è simile al color dell'oro, & è il piu timido pesce che si ritrovi: nascondesi nel reflesso del mare sotto le radici degli alberi littorali: spaventato poi dall'agitatione delle frondi. si lascia prendere: usa il coito col fregar del ventre & concepisce l'uova: Le migliori, che si mangino (al mio giudicio) sono quelle del lago Lucrino: Parlonne Martiale, & disse: Non omnis laudem prætiumque aurata meretur.
Nicearco: fu il primo, che mangiasse l'anguilla, & cosi chiamasi per la sembianza, che ha con l'angue. Solo l'anguilla morta non nuota fra tutti i pesci: Vivono per spatio d'otto anni, & possono durar senza star nell'acqua per ispatio di sei giorni: Vogliono l'acqua limpida, & che fluisca & refluisca: la state non soffrono mutatione di luogo: la vernata si: sene trovano, & io l'hò vedute nel fiume Gange, di trenta piedi: Aristotele dice nella sua storia non esser ne maschio, ne femina: Sono frequenti (si come Plinio mi dice) nel Benaco: pur le migliori sono quelle del Timavo.
Il primo che mangiasse la Mustella pesce simile all'anguilla: fu Basilio corcirense.
Del mangiar le Arenghe fu l'inventore Meleagene: è un pesce, che di sola acqua si nodrisce: di lui ne trovo memoria presso di Columella, & di Martiale.
Del mangiar l'Aphia fu l'inventore Arcesilao: è un pesce minuto, generasi d'acqua, & di pioggia: Ecci il proverbio tra quelli che Diogeniano raccolse: Aphia in ignem: non appena veduto hà il fuoco che è cotto: Usasi tal proverbio quando vogliamo significar una cosa che subitamente muoia, & si consumi.
Il primo che mangiasse le Mene fu Demetrio Albanese: questo pesce è picciolo, la vernata è candido, & l'estate nero.
Del mangiare il Gobbio: fu inventore Damone Atheniese: è pesce di eccellente sapore, ma di pochissimo nodrimento: vene sono di due sorti, bianchi, & neri, ma il bianco è migliore: quanto fusse pel passato in reputatione, cel mostra Giovenale, dicendo. Ne cupias mulum cum sit tibi Gobio tantum, & Martiale scrisse: Principium cœnæ Gobius esse solet: gode molto dell'Arena, & del starsi in compagnia; si che non immeritamente è posto fra i pesci gregali.
Il primo che mangiasse l'oligine fu Termilio provenzale, è fra i pesci molli.
Del mangiare il pesce Garo: fu inventore Zenodoto da Smirna: Scrive Plinio, che il fele di cotesto pesce, & fresco, & invecchiato, col vino è utilissimo alle sorde orecchie.
Sinesio Cirenense: fu il primo che mangiasse la Lampreda, & di tal nome fu chiamata, per esser avezza à leccar le pietre.
Erodoto Cipriotto: fu l'inventore di mangiar le Testugini, che viveno nell'acqua dolce: i Latini le chiamano Lutarias testudines: et i Greci le chiamano emidas.
Il primo che mangiasse il Lacerto, fu Orlio Normano, è pesce attissimo da salare, se ne veggono de grandi nella Arabia, ma maggiori sono quelli dell'india.
Labieno dorico: fu l'inventore di mangiare il Lupo pesce: dalla voracità sua, & dal nuotar solitariamente cosi detto: quel de fiumi è miglior del marino: i piu eccellenti si pigliano nel tevere, fra dui ponti, hà mortal nemistà col mugile, i migliori hanno la carne molle: & candida come neve.
Polibio di Megara fu il primo inventore di mangiar il Pectunculo: è un pesce senza squame: Gelio annovera fra li eletti et preciosi cibi, il Pectunculo di Sio. Pur per quanto hò io gustato, sono migliori quelli di Metelino: Oratio da la palma à quei di Taranto dicendo: Pectinibus patulis iactat se molle Tarentum.
Il primo che mangiasse Testugini fu Archelao da Smirna, giova questo cibo molto alli Tisichi, lienosi, et à quelli che patono il mal caduco: & bisogna mangiarne assai ò niente.
Diogene fabro di Egina: fu il primo, che portasse in tavola quel pesce detto da latini pediculus: è veramente (come si dice) il parasito del Delphino, seguitando l'esca & la preda di quello, & volentieri ne lo fa partecipe, & di qui nasce che sempre si ritrovano grassi.
Iasone Salamino fu l'inventore di mangiare la passera: è un pesce piano, & dall'uccello prese tal nome: è ottimo cibo, & à golosi grato.
Archelao da Lisbonara, fu il primo mangiatore del Rombo: è anch'esso piano, ne molto dissimile dalla passera: & fu già in maggior delitie c'hora non è: i piu lodati erano quei di Ravenna, et davasi il secondo luogo alli adriatici: ne parla Giovenale nella quarta Satyra: cosi dicendo: Incidit Adriatici spatium admirabile Rhombi.
Il primo che mangiasse le lumache terrestri, fu Cheroso da Melara, Festo Pompeio dal limo, limoci le chiama, Fulvio Hirpino fu il primo che ne facesse i vivai, & le ingrassava col farro, & con la sapa.
Glauco petricono: fu il primo che mangiasse la rana: vi sono delle terrestri, & delle acquatice: le terrestri, chiamansi da latini Rubetæ: le acquatili usano il coito di notte, invitando il maschio la femina à uscir dell'acqua sul lito: nell'isola Seripho, sono tutte mutte, ne possono con il lor gridar significarci la futura pioggia (come fanno le nostre) Theofrasto attribuisce tal accidente, alla smoderata frigidità delle acque dove habitano.
Optato Heliptio prefetto dell'armata sotto Claudio principe, fu il primo che mangiasse il Scaro: Lo portò dal mar Carpathio, & lo disseminò tra il Seno d'hostia, & di Campania: hebbe già pel passato grande honore nelle mense: Eliano lo chiama salacissimo, & fuor di modo lussurioso: chi ne vuol far preda, pone la femina nel lito, & egli per amore che le porta, doventa facilmente prigione: Scrive Opiano, che solo rumina l'herbe, & nuotando si pasce: Scrive Suetonio, che i fegatelli, & le viscera de Scari, erano nel piatto di Vitellio fra le prime delitie, dove similmente erano mescolati cervelli de Fagiani, & de pavoni, con lingue de phenicopteri, è un'ucello che ha le penne rosse, la cui lingua stremamente lodano Apitio, & il goloso Martia.
Phrinonda Tebano: fu il primo che mangiasse il Scombro: è di questa proprietà, che nell'acque egli hà il color sulphureo: & fuor delle acque, lo ha simile alli altri pesci: ecci un'Isola in Spagna, laquale si chiama scombraria, dalla moltitudine di questo pesce: ne confini di Cartagine, per il testimonio di Plinio vi si trovano i migliori.
Anasarco Cipriotto: fu il primo, che mangiasse il Salmone: è questo si perfetto nell'Aquitania, che è preferito il fluviatile al maritimo: Se ne trovano de buoni nel Reno, & così nel Rodano.
Democrate Troiano fu il primo che ritrovasse la Salpa, laquale cuocer non si pò, s'ella non è percossa molto bene dalla ferula.
Alcimenone Atheniese: fu il primo, che mangiasse il pesce Sola: è un pesce piano & largo, & numerasi fra i piu dilicati cibi: sana la milza se egli vi sia sopra posto.
Dimanta Corfuotto: fu il primo, che mangiasse le spongie, & è da sapere, che ve ne sono di tre sorti, spesse, rare, & aspere: tutte nascono però à torno à sassi, ò vicino alle riviere, & si pascono di lotto: le piu molli l'ho ritrovate circa la Licia: in l'Elesponto si trovano le aspere, & le spesse habitano circa il promontorio di Malea: le piu triste sono quelle che si chiamano aplisie.
Aristodemo di Argo nobile architetto: fu il primo che mangiasse strombi: sono di schiatta de conchilij, et hanno un Re qual sogliono seguitare dovunque egli va, è di buono augurio à chi li piglia, & à chi lo vede: Hò letto, che apresso de Bizantij si proponea una Dracma attica a chi ne pescava.
Thrasea stoico severissimo fu il primo, che mangiasse la Squatina: è della sorte de pesci piani: ha la cote rigida, è numerato fra i Cartilaginosi: vogliono alcuni scrittori li quali prima di me trattarno cotal materia (benche piu parcamente) che costui anchora fusse l'inventore del sparolo: è un pesce picciolo, & vile, ne parla Martiale, dicendo: Res tibi cum Rhombo est, at mihi cum sparulo.
Il Temalo da Latini detto Thymallus, fu prima mangiato da Cassandro Epirota, La maggior grandezza è d'un cubito, è mezano tra il lupo, & il cephalo: sel si accosta al naso, egli spira l'odore di quell'herba donde ne prese il nome: habita nel Tesino, & nell'Adige: è bello da vedere, & soave da mangiare: di lui favellando un nobilissimo scrittore disse: quod mella fragrant, hoc tu corpore tuo spiras.
Quirino Capovano: fu l'inventore delle Trisse, c'hoggidi à Roma si chiamano laccie: & à Napoli alose, le migliori sono quelle del tevere: Scriveno alcuni non indegni d'esser posti fra i primi scrittori, che nell'egitto attorno il stagno di Moroa, si pigliano con melodie, & canzoni flebili.
Sisipho di Achaia ladron solenne: fu l'inventore di mangiare il Tonno: solito è questo pesce navigar la primavera nel ponto Euxino. Scrive Strabone, che in ispagna sono di strema grandezza, & che si pascono di giande: il capo & la pancia soleva mangiar freschi, & il rimanente conservava nel sale: ingrassansi mirabilmente, ne campano piu di dui anni.
Theseo bizantino, che fu mediocre poeta, fu l'inventore di mangiar tricchie, quai chiamano alcuni Sarde: Di questi parlandone Plinio scrive: Intrantium Pontum soli Trichiæ, non remeant.
Titto Valgio Romano: fu inventore di mangiare il pesce rondine, il pesce tordo, il pesce calamaro, le trotte, & le Agulie, & i lucci, il fele de quali, giova alla vista, & forse, che fu detto luccio, perche giova alla luce.
Emilio lepido: fu l'inventore di mangiar le agole, le boggie, & i cavedoni.
Asmondo bertono, fu il primo che mangiasse la gobetta, il dentale, & il sturione.
Callimaco da Granopoli: fu il primo che cuocesse il pesce, sulla craticola, bagnandolo d'olio d'aceto, et di sale, hor con la salvia, & hor col ramarino.
Philone Dalmatino fu il primo, che ponesse, et mangiasse il pesce in gelatina, mescolandovi per dentro delle frondi dell'alloro, et per tal inventione ricco divenne.
Phormione Affricano, perfido ladrone, fu l'inventore d'insalar il pesce, al medesimo si attribuisce, che primo insalasse l'oche, & l'altre carni, ma certo non ne sono, & però taccio.
Gasperia comasca femina virtuosa & pudica (si come à nostra età sogliono esser quasi tutte le donne comasche) fu la prima che empisse alcuni pesci di herbe, di marasche, di uva passola, di aglio, & altre cosarelle.
Hippodamia Rauraca, fu la prima, che cuocesse il pesce hor nel vino, hor nell'aceto, & che vi accompagnasse il petrosello, le noci, & la Sapa.
Sabino Galla fu il primo facitore de pasticce cosi di venagione, come anche di carne domestica: Il figliuolo poi che di lui nacque, & fu cuoco del Re Clodoveo: fu il primo che facesse pasticci di cotogne, di pera, di marasche, & d'altre cose.
Gasparone da velitri musico perfetto, fu il primo che mangiasse piccioni di sotto panca, conservasse la carne, & gli uccelli, ispetialmente le quaglie, & le starne nell'aceto.
Clemente da Chiavari, fu il primo facitore de migliacci, & fu il primo che mangiasse franguellini, lucarini, & la squassa coda.
Menippo da Sessa legnaiuolo, fu quel che ritrovò il mangiar brasuole, & soppressate, il mangiar splecco, & le trippe di capretto con cacio, petrosello, & spetie dolci.
Montino da Cesenna picicaiuolo, fu il primo, che mangiasse polpette nel schidone, entroponendovi lardo, spetie, salvia, & aglio.
Flavio montello scarpolino, fu il primo che introducesse nelle tavole il cuocere la carne ne tegami, con prune, marasche, pera, & altre cose atte ad eccitar lo appetito a un morto.