Come prima meglio di prima: Commedia in tre atti
Part 6
Eh altro! — Da due giorni... Voleva venir lui stesso a comunicargliela. Ma, povero vecchio... Mi aspettava.
LIVIA
Ebbene? — Niente?
BETTA
Niente! — Nessun bando in chiesa, nè a Merate, nè a Lodi. Nessuna richiesta al municipio di stato libero!
LIVIA
E dunque?
BETTA
Chiaro come la luce del sole, che matrimonio non c'è stato. — Non è moglie! — Non sono sposati!
LIVIA
Ma è sicuro che l'atto di morte non poteva bastare?
BETTA
Sicurissimo! — Anche per i vedovi, signorina, c'è bisogno dei bandi! — Scusi, in tredici anni, non avrebbe potuto riammogliarsi, anche più di una volta? — Niente! Non sono sposati! Ne può esser sicura!
LIVIA
Ma sì! Dev'esser così!...
BETTA
E così si spiega tutto, allora — perchè sia andata a mettere al mondo così lontano la figliuola! Qua — dovendo denunziare la nascita — lei capisce, si sarebbe scoperta la magagna: che non è moglie; che quella è una bastardella qualunque... Ma lo sapremo subito, fra un pajo di giorni!
LIVIA
Non mi servirà più! — Mi basta questo!
BETTA
Ma che eran modi da signora quelli!
LIVIA
(_fissa in un pensiero odioso contro il padre_) Ha potuto far questo...
BETTA
Eh, le arti di queste donne! Si può esser sant'uomini: se ci si casca...
LIVIA
Ma il pudore, almeno, di non metterla accanto, sotto lo stesso tetto! Farmela chiamar mamma!
BETTA
Già — io non so!...
LIVIA
Ah — ma ora! (_Piano_) Zitta!
Rientra dal secondo uscio a destra la ZIA ERNESTINA con uno scialletto di lana sulle spalle.
ZIA ERNESTINA
Oh, dico, bisognerà far lume qua. — S'è fatto bujo.
LIVIA
(_a Betta, di furia_) Andiamo su, andiamo su, Betta!
Livia e Betta escono per il secondo uscio a destra.
ZIA ERNESTINA
(_sola, dopo averle seguite con gli occhi_) Ma che hanno? Di dove ritorna quella pettegola? — (_Sta a pensare col fiato trattenuto; poi, lasciandolo andare_) Ah, che storia! — Basta, accendiamo.
Si reca presso la comune a girar la chiavetta della luce elettrica. Nel frattempo MARCO MAURI, già entrato nel giardino quando la zia Ernestina è andata a chiudere il cancello, entra per la veranda. È molto invecchiato in un anno, ma con gli occhi più che mai vivi, di quella tragica ilarità dei pazzi. È senza soprabito, e ancora con un vecchio abito estivo. Si tiene in fondo, in ombra, presso la veranda.
MAURI
(_appena la zia Ernestina fa lume nella scena_) Permesso?
ZIA ERNESTINA
(_con terrore, voltandosi, ancora con la mano sulla chiavetta della luce_) Oh Dio! Chi è?
MAURI
Io. Non si spaventi.
ZIA ERNESTINA
Entrate così, come un ladro? — Di dove siete entrato?
MAURI
Dal cancello, prima che lei lo richiudesse.
ZIA ERNESTINA
Vi tenevate dunque in agguato?
MAURI
I ladri, signora, non chiedono permesso, e non aspettano che si faccia lume per entrare.
ZIA ERNESTINA
Ma chi siete? Che volete, di nuovo qua?
MAURI
Le chiesi l'altra volta, se si ricorda...
ZIA ERNESTINA
Non sono ritornati!
MAURI
Lei mi disse oggi.
ZIA ERNESTINA
Ma non sono ritornati! E non si sa, se e quando ritorneranno. Potete dunque andare!
MAURI
Non s'inquieti. Vuol dire che aspetterò ancora. Tranne che lei non voglia indicarmi dove potrei andare a trovarla subito. — E credo che sarebbe meglio, perchè qua...
ZIA ERNESTINA
Sono in viaggio! sono in viaggio! (_Squadrandolo, incuriosita, ma sempre arcigna e sospettosa_) Ma che avete da dirle? perchè volete aspettarla? — Il vostro nome?
MAURI
Inutile che lo lasci a lei, il mio nome. Bisogna ch'io la veda e le parli. (_Alludendo a Fulvia_) — Mi conosce; e anche il marito. Lei forse è una parente?
ZIA ERNESTINA
Sì, la zia.
MAURI
(_guardandola male_) Di chi?
ZIA ERNESTINA
(_evadendo, messa in sospetto dalla domanda_) La zia della... della... cioè, prozìa, veramente — della figliuola.
MAURI
Prozìa paterna?
ZIA ERNESTINA
(_senza più riflettere; confusa_) No — materna.
MAURI
E allora... (_Ripigliandosi_) Ma che! — Non può essere! Ne aveva una sola!
ZIA ERNESTINA
(_vinta dalla curiosità — piano — ma pur senza disarmare_) Io, io — sono io!
MAURI
(_la guarda con occhi ìlari, tèneri, e dice piano, con gioja_) La zia Ernestina? Lei è dunque la zia Ernestina? — Fulvia credeva che lei fosse morta!
ZIA ERNESTINA
Piano — zitto — per carità!
MAURI
(_più piano, misteriosamente_) Perchè è morta lei, invece, qua? (_Ma lo dice con gioja, e si mette un dito sulla bocca, stringendo coi denti il labbro inferiore. Poi aggiunge, con un gesto allegro delle mani, come se fosse una fortuna_) Ancora morta, eh? ancora morta per la figlia? (_Trae un gran sospiro_) Ah, come sono contento! Come mi sento leggero! come mi sento leggero! — Temevo questo soltanto! Che qua si fosse chiarito... (_Subito con foga, abbracciandola_) — E allora m'ajuti, m'ajuti, zia Ernestina, lei che conosce lo strazio...
ZIA ERNESTINA
(_atterrita, divincolandosi_) Ma siete matto? — Io non vi conosco!
MAURI
No, dico lo strazio!
ZIA ERNESTINA
(_c. s._) Ma che strazio! Di che?
MAURI
Di Fulvia! di Fulvia!
ZIA ERNESTINA
Ma dove? — Lasciatemi! — (_svincolandosi_) grido!
MAURI
Se è ancora morta per la figlia!
ZIA ERNESTINA
Ma ne ha un'altra, ora, di figlia — tutta per sè — da un mese!
MAURI
(_con un gesto e con voce d'allegra noncuranza_) Non importa! Non importa!
ZIA ERNESTINA
Come non importa?
MAURI
Lo sapevo. — Non importa! — Anche con questa figlia, allora, se ne voleva venire con me! — Niente... Fu un momento! Ebbe la debolezza di cedergli. — Quello che ho passato, zia Ernestina!... Ah!... (_Strizza tutto il volto, e scuote le mani. Poi, riaprendo gli occhi, pallidissimo, ha come una vertigine e sta per cadere. — La zia Ernestina si spaventa_) Niente... niente... (_Ride_) — Penso da stamattina, come lo chiamavano gli antichi quel fiume...
ZIA ERNESTINA
(_trasecolata_) Che fiume?
MAURI
Ah sì, il Lete... Il Lete, ecco... (_Caricando il tono_) Il fiume dell'oblìo!
ZIA ERNESTINA
Siete ubriaco?
MAURI
No. Scorre veramente nelle taverne, ora, questo fiume. Ma io non bevo! — E sono tante notti, cara zia Ernestina, che non dormo più. Mi sento gli occhi, sa come? — qua, questi due archi delle ciglia — sa, gli archi di certi ponticelli che accavalcano la rena, i ciottoli d'un greto asciutto, arido, pieno di grilli? — Così! — E ce li ho qua, davvero, negli orecchi, due grilli maledetti, che stridono, stridono da farmi impazzire! — Ah, posso parlare, posso parlare, ora, davanti a lei! E parlo anche bene — no? come quand'ero in campagna, là, che m'esercitavo nell'oratoria, sperando d'esser promosso Pubblico Ministero, e imbussolavo i temi e mi mettevo a improvvisare ad alta voce, tra gli alberi: — _Signori della Corte, Signori Giurati_... — Parlo, parlo, mi scusi, perchè non posso farne a meno... Ho una smania qui, nello stomaco... Mi metterei a gridare, dalla gioja... — La vedrò! — Fulvia le ha certo parlato di me.
ZIA ERNESTINA
No! Mai! — Io non so chi siete!
MAURI
Non è possibile, scusi, che non le abbia detto che tentò d'uccidersi, or è un anno.
ZIA ERNESTINA
Questo sì, me lo disse.
MAURI
E non le parlò di me?
ZIA ERNESTINA
Mi parlò della vita che non poteva più tollerare!
MAURI
Non è vero! Fu per me! — Lo nega, lo so. — Ma fu per me!
ZIA ERNESTINA
(_tornando a squadrarlo, atterrita, ma pur con una certa pietà d'avvilimento_) Per voi?
MAURI
(_con uno scatto di sdegno_) Ma non mi guardi il vestito, mi faccia il piacere!
ZIA ERNESTINA
(_c. s. per rimediare_) No... vi vedo... vi vedo così...
MAURI
Non ho freddo! Tremo; ma non ho freddo. — Nervi! — Convulso! — Non ci penso! — Potrei guadagnare, volendo. — Non ci penso! — Da un anno, da un anno, io... (_troncando_) — È impossibile! — Bisogna finirla, in un modo qualunque.
ZIA ERNESTINA
Ma che volete finire più! — È finita!
MAURI
Ah no, sa! — Non è vero! Non può esser vero! — Ora che l'ho scovata!
ZIA ERNESTINA
Ma se vi dico che ora ha la sua bambina!
MAURI
Ma appunto per questo! Anzi! — Ora si vedrà!...
ZIA ERNESTINA
Siete venuto per questo? — Che intenzioni avete?
MAURI
Son venuto... sono venuto perchè non ne posso più!
ZIA ERNESTINA
Ma vi assicuro che lei non si ricorda più di voi, e potete esser certo che ora non pensa più ad altro che a sua figlia!
MAURI
Se fosse vero, sarebbe una disgrazia, questa. Una disgrazia, zia Ernestina, perchè ci sono anch'io! C'è, oltre la nostra, cara zia Ernestina, c'è — anche quando vorremmo che non ci fosse — c'è pure la vita degli altri! — Eh, come si fa!... Non possiamo chiuderci nella nostra vita, come se gli altri non ci fossero! — Se la mia vita è in quella di lei, e senza di lei io non posso vivere...
ZIA ERNESTINA
Ma nessuno ha l'obbligo...
MAURI
D'amare un altro per forza? Lo so! — È questa la disgrazia! — Ma allora la vita, cara zia Ernestina, s'uccide dov'è! dove uno l'ha!
ZIA ERNESTINA
(_con terrore_) Oh Dio! Che vorreste fare?
MAURI
Non lo so. — Sono qua. — Mi forzo da un anno a tentare di vivere senza di lei. Ho visto che non posso!
Sopravviene a questo punto, dalla veranda, il GIARDINIERE, in gran fretta.
IL GIARDINIERE
(_annunziando_) — Signorina, i padroni! arrivano i padroni!
ZIA ERNESTINA
Dio mio — (_A Mauri_) Andate! andate, per carità!
MAURI
Io resto.
ZIA ERNESTINA
(_al giardiniere_) Andate su, Giovanni, ad avvertire!
IL GIARDINIERE
(_correndo verso il secondo uscio a destra_) Sissignora! sissignora! (_Esce_).
ZIA ERNESTINA
Vorreste fare uno scandalo al suo arrivo, davanti alla figliuola?
MAURI
No. Io parlerò. E dirò tutto!
ZIA ERNESTINA
Per carità! Voi siete pazzo! Andate! andate!
MAURI
Non me ne vado.
ZIA ERNESTINA
Vi prometto che gliene parlerò io! — Aspettate almeno fino a domani!
MAURI
No, questa sera.
ZIA ERNESTINA
Sì, va bene — questa sera — ma più tardi, quando sarà sola!
MAURI
Me lo promette?
ZIA ERNESTINA
Sì, sì — non dubitate! — Il vostro nome?
MAURI
Marco Mauri.
ZIA ERNESTINA
Ecco... ecco, arrivano! — Andate... andate di qua!
Lo fa uscire per la veranda nel giardino. Entrano, poco dopo, BETTA dal secondo uscio a destra, e contemporaneamente dalla comune, in abito da viaggio, FULVIA e SILVIO, seguiti dalla BAMBINAJA, che regge su un ricco port-enfant la neonata, nascosta da un lungo velo color di rosa.
FULVIA
(_con un primo impulso di correre ad abbracciare la zia Ernestina, e poi trattenendosi e porgendole soltanto la mano_) Oh zia... cara signorina Ernestina! Come va?... come va? — (_Nota che Livia manca_) Eccoci finalmente di ritorno!
BETTA
Ben tornata, signora! Ben tornato, signor dottore!
FULVIA
Cara Betta... Anche voi... Tutti bene? — (_Alla bambinaja_) Sedete, sedete. — (_Le si accosta con la zia Ernestina e con Betta, e le dice, alludendo alla bambina_) Seguita a dormire?
La bambinaja siede. Fulvia e le altre due le si fanno intorno. Fulvia solleva il velo, pian pianino, e mostra loro la bimba dormente.
FULVIA
Eccola qua!
BETTA
Oh com'è bella!
ZIA ERNESTINA
Che amore!... Come dorme!
BETTA
Ma come somiglia: oh — (_a zia Ernestina_) guardi, guardi, come somiglia alla signorina Livia! — Non è vero?
ZIA ERNESTINA
Sì, sì...
FULVIA
(_a Silvio_) Te lo dicevo io?
BETTA
Ma tal quale!
ZIA ERNESTINA
Tal quale! — Mi pare di rivederla... Me la ricordo proprio così!
BETTA
Anch'io! anch'io!
FULVIA
(_con un sorriso indefinibile_) Ah già, anche voi... Io certo no — ma vedo anch'io che questa le somiglia...
SILVIO
E Livia intanto dov'è?
ZIA ERNESTINA
È su. L'ho fatta avvertire...
BETTA
(_confusa_) Già... sì... era con me...
SILVIO
Andatele a dire che discenda!
BETTA
Ma credo che...
FULVIA
(_a Silvio_) Lasciala, Dio mio! — Se non vuol discendere...
SILVIO
Ma nient'affatto!
FULVIA
Può darsi che non si senta bene.
BETTA
S'è chiusa in camera...
FULVIA
Ecco, vedi? La vedremo domani.
SILVIO
Vado su io!
FULVIA
Vacci per te; ma non la forzare a discendere, se non vuole.
SILVIO
Va bene... va bene... (_Via per il secondo uscio a destra_).
FULVIA
(_a Betta_) Fatemi il piacere, Betta, accompagnate in camera la bambinaja.
BETTA
Subito, signora. Andiamo.
FULVIA
(_alla bambinaja che si alza e le passa vicino_) Piano eh? Mi raccomando! Non me la fate svegliare.
BETTA
Non dubiti, non dubiti... (_via con la bambinaja per il primo uscio a destra_).
FULVIA
(_subito abbracciando la zia Ernestina_) — Ah, zia Ernestina — hai visto? (_allude alla bambina_) Sono felice!
ZIA ERNESTINA
(_cercando di sottrarsi all'abbraccio_) No... senti... senti...
FULVIA
Che c'è?
ZIA ERNESTINA
C'è un guajo! c'è un guajo!
FULVIA
Livia? — E lasciala stare!
ZIA ERNESTINA
No! Uno che è venuto a cercarti.
FULVIA
Me? Chi?
ZIA ERNESTINA
Mi ha detto il nome... — È di là, in giardino!
FULVIA
In giardino? Lì? E chi è? A quest'ora?
ZIA ERNESTINA
Vuol parlarti!
FULVIA
Lì, nascosto?
ZIA ERNESTINA
È un forestiere. Non se ne voleva andare. Gli promisi che te l'avrei detto.
FULVIA
Ma come! Ora?
ZIA ERNESTINA
Più tardi... — Era venuto anche due giorni fa.
FULVIA
(_quasi tra sè_) Che sia ancora quel pazzo?
ZIA ERNESTINA
Un pazzo, sì! Pare un pazzo... Mi disse che tu, per lui...
FULVIA
Mauri? t'ha detto Mauri?
ZIA ERNESTINA
Sì... mi pare così...
FULVIA
E che vuole?
ZIA ERNESTINA
Mi pare che abbia cattive intenzioni...
FULVIA
Contro di me?
ZIA ERNESTINA
Dice che senza di te non può vivere...
FULVIA
Eh via! Ancora? — Gli hai detto che io...?
ZIA ERNESTINA
Sì, sì — della bambina!
FULVIA
E dunque!
ZIA ERNESTINA
Ma dice che non glien'importa!
FULVIA
È pazzo! — Niente... — non temere, zia Ernestina.
ZIA ERNESTINA
Ma è di là... — E se...
FULVIA
Questo sì, questo sì — può fare uno scandalo. — Ma com'è venuto? Come ha saputo? — Che t'ha detto?
ZIA ERNESTINA
Ma... — io non ci ho capito niente... Ha parlato finanche di grilli... S'è messo a predicare... Dice però così, che bisogna finirla.
FULVIA
Ancora?
ZIA ERNESTINA
Gliel'ho detto! — Ma ha minacciato! Gli ho detto...
FULVIA
Lascia! lascia! Temo ora qua per Livia; che senta... Ma non voglio agitarmi, non voglio agitarmi... — (_Con gioia_) L'allatto io, sai?
Sopravviene dal secondo uscio a destra, SILVIO.
FULVIA
Oh, Silvio...
SILVIO
Mi ha detto che ora discende.
FULVIA
Livia? Ma no! Era meglio che rimanesse su!
SILVIO
Nient'affatto! — Lo deve anche per rispetto a me.
FULVIA
E l'hai costretta?
SILVIO
Non posso tollerare che seguiti così! Non mi ha voluto neanche aprire! Ma ha promesso infine che ora discenderà.
FULVIA
(_a zia Ernestina_) Cerchi, cerchi lei d'impedirlo, zia Ernestina!
SILVIO
Perchè?
FULVIA
Perchè c'è di là, in giardino, — ... quel Mauri, sai?
SILVIO
(_restando_) Qua — e come?
FULVIA
Pare che sia qua da due giorni.
ZIA ERNESTINA
Sì, sì. — Era venuto a domandare...
SILVIO
(_con viva agitazione_) E ha parlato con Livia?
ZIA ERNESTINA
No, no — con me!
SILVIO
E che vuole?
FULVIA
Ma, al solito! La sua pazzia!
SILVIO
Ancora? — Ma come ha scoperto?
FULVIA
Che vuoi ch'io sappia! — Va', va' — cerca di farlo andar via, prima che Livia discenda. (_Silvio s'avvia verso la veranda_).
ZIA ERNESTINA
No: solo, no!
SILVIO
(_scrollandosi e uscendo_) Ma via!
ZIA ERNESTINA
Da' ascolto a me: sarà meglio mandarci Giovanni!
FULVIA
(_irritata_) Ma no, zia! Debbono esser soli... — Mi metti in apprensione...
ZIA ERNESTINA
Io l'ho veduto in uno stato...
FULVIA
Ma piuttosto, allora, ci vado io!
ZIA ERNESTINA
No! Tu, no!
Rientra dal secondo uscio a destra BETTA.
FULVIA
(_subito, a Betta_) Dov'è Giovanni?
BETTA
Mah... io non so... Dev'esser nel suo casotto, in giardino.
ZIA ERNESTINA
Ah, bene, bene, allora!... — Sarà disceso di là...
BETTA
Non so, signora, se debbo eseguire l'ordine che m'ha dato la signorina...
FULVIA
Che ordine?
BETTA
Vorrebbe che l'automobile...
ZIA ERNESTINA
Ho capito! — Se ne vuole andare! — Me l'ha detto.
FULVIA
Che? Se ne vuole andare? — Dove?
BETTA
Pare che si sia preparata...
FULVIA
Per andarsene? Ma che è fatto apposta, questa sera, appena arrivo?
ZIA ERNESTINA
No, carina mia, da un pezzo, da un pezzo si congiura qui! (_E guarda fremendo Betta_).
BETTA
Dice a me, signorina?
ZIA ERNESTINA
A voi, a voi, sì! — Col signor parroco... Non so che ambasciate...
FULVIA
Ma dove vuole andarsene? Perchè?
BETTA
Io non so... Io sono stata comandata...
FULVIA
Che c'entra il parroco?
ZIA ERNESTINA
Ci siete stata anche oggi, per più di quattr'ore! Non negate!
FULVIA
(_con lo sdegno di chi non vuol più darsi pena per una così palese e dura ingiustizia_) Eh, via! Se la vedrà con suo padre! — Io vado dalla mia bambina.
Fa per avviarsi verso il primo uscio a destra, quando, dal secondo, appare LIVIA, pronta per partire.
FULVIA
(_arrestandosi_) Ma che cos'è? Che pazzie son queste, Livia?
LIVIA
Dov'è mio padre?
FULVIA
Vuoi andare? Dove vuoi andare?
LIVIA
Lo so io.
FULVIA
Ma dici sul serio? A quest'ora? — E perchè poi? — Senza nessuna ragione?
LIVIA
La so io, la ragione. — E dovreste saperla anche voi!
FULVIA
(_colpita da quel «voi», la guarda_) Ah, mi dài del voi, ora? — Per la buona accoglienza, è vero? — Ma insomma, che è accaduto qui? — Qual'è la ragione, ch'io dovrei sapere?
LIVIA
Io voglio parlare con mio padre! — Dov'è?
FULVIA
Ma ti figuri che tuo padre possa lasciarti andar via?
LIVIA
Non ha più nessun diritto, mio padre, di tenermi qua, accanto a voi!
FULVIA
Vuoi dire accanto a _me_?
LIVIA
No. Dico accanto a _voi_!
FULVIA
(_torna a guardarla; si frena_) E va bene! Di' come vuoi. — Ma perchè credi che tuo padre...?
LIVIA
Questo lo vedrò con lui!
FULVIA
Oh, insomma! sì — veditela con lui! — Sono stanca. Tu non hai neppur veduto come e con chi sono ritornata... (_Fa per avviarsi_).
LIVIA
Andate, sì. — Tanto meglio! Ci sarà _quella_, ora, qua, per tutti quanti.
FULVIA
(_con un baleno di speranza, che la decisione di Livia sia per gelosia della sorella_) Ah, per questo? — No, Livia! Tu non puoi sapere, figliuola mia, com'io, venendo, abbia desiderato di metterti accanto, nel mio cuore, a quella bambina che è di là... (_E fa per abbracciarla_).
LIVIA
(_con subitaneo, fierissimo moto di repulsione_) Ah no — lasciatemi — grazie! Accanto a quella, io non ci sto!
FULVIA
(_con uno sforzo sovrumano per dominarsi, ferendo sè stessa, pur di salvare da quella repulsione la bambina_) Tu dici per me, è vero, Livia? — Non dici per la bambina!
LIVIA
Ma se lo dico per voi — è anche per lei!
FULVIA
No — ah — no! Perchè — comunque tu pensi di me — voglia o non voglia — quella è tua sorella!
LIVIA
Quando lo sarà! Per ora, no. — Non è vero!
FULVIA
Come non è vero?
LIVIA
Non è vero, perchè voi non siete la moglie di mio padre!
FULVIA
No? E che sono?
LIVIA
Lo sapete meglio di me, che cosa siete!
FULVIA
(_di nuovo, con quel baleno di speranza_) Mi sdegni per questo? — Ah, ma se è per questo — no, Livia! — Non so come tu abbia potuto pensare...
LIVIA
Dove sono gli atti del vostro matrimonio?
FULVIA
(_rivolgendosi un po' alla zia Ernestina, un po' a Betta_) Ah, è questa la congiura? Voi due avete fatto ricerche? (_Indica Betta e Livia_).
LIVIA
Non ci sono! non ci sono!
FULVIA
(_con scatto di fierezza, per troncare_) Ci sono! — Tu hai cercato male! — Ci sono!
LIVIA
Non basta negare! — Se diceste dove?
FULVIA
Per carità, Livia, non farmi dire... — Per carità di te stessa, più che di me — non cimentarmi; te ne scongiuro. Sono veramente stanca.
LIVIA
No. Non c'è bisogno che diciate. A me mi basta questo.
FULVIA
Che ti basta?
LIVIA
Ma questo riconoscimento.
FULVIA
Quale?
LIVIA
Ma che nascondete cose che — _per carità di me_ — non potete dire.
FULVIA
Ma no! Io non nascondo nulla!
LIVIA
M'avete scongiurata di non farvi dire... Che cosa? Cose che riguardano me?
FULVIA
No — no — non dico questo...
LIVIA
E allora? — Cose che riguardano voi?
FULVIA
Me — sì...
LIVIA
Ma io me le immagino!
FULVIA
Tu non t'immagini niente! Non son cose che tu possa immaginarti! — Ed è meglio così — ti dico io stessa che è meglio così! — Lasciami star tranquilla.
LIVIA
Ma starete tranquilla, ora: Me ne vado!
FULVIA
Non puoi andartene! Non devi! Ho patito il martirio, io, un anno, qua, perchè tu restassi accanto a tuo padre almeno, poichè accanto a me non vuoi...
Livia la guarda male.
FULVIA
(_subito, allora, correggendosi_) Non puoi, non puoi — va bene! — E non ho fatto nulla io, per costringerti, se non dimostrarti tutto l'affetto d'una _vera madre_, finchè non me ne sono astenuta, vedendo che tu non potevi rispondere a quest'affetto, e che anzi ne provavi sdegno, anzichè piacere. — Ebbene, non voglio nulla. Seguita pure a sdegnarmi. — Ma sono la moglie legittima di tuo padre. E non te lo dico per me. Te lo dico per la bambina di là — che tu perciò devi amare; anche se non ami me: _perchè è tua sorella!_ Una figlia, tal quale come te, senza nessuna differenza! — E questo anzi è bene tu lo intenda subito: — _Senza differenza!_ — Non potrei ammettere, che tu ne pensassi per lei una sola!
LIVIA
Tranne quella della madre, mi concederete.
FULVIA
(_perdendo a questo punto, alla sferzante ironia, ogni dominio di sè_) No, nemmeno questa!
LIVIA
(_fredda, più che mai ironica_) Come, nemmeno questa? Non siamo mica figlie della stessa madre!
FULVIA
Ma che credi che sia io? Che pensi tu di me?
LIVIA
Le stesse cose, che proprio voi stimate da nascondere.
FULVIA
E vorresti farle pesare su mia figlia? — Ah, no, sai!
LIVIA
Mia madre...
FULVIA
Ma che tua madre! — Finiscila! — Tu non l'hai conosciuta!
LIVIA
Se non l'ho conosciuta — so chi era; e so chi siete voi!
FULVIA
Chi sono io? (_la afferra; la scrolla, al colmo del furore_) Che puoi saperne tu? — Ah, sì? — Ne sei certa? — E non te lo leverai dalla testa? E crederai che mia figlia abbia per madre una donnaccia? Sì? sì? E io ti dico allora che anche tu sei figlia d'una tal donnaccia!
LIVIA
(_atterrita, inorridita_) No, no!
FULVIA
Sì! sì! Tal quale! Figlie della stessa madre! — E sono io tua madre! — sono io! sono io! Capisci ora? T'hanno fatto credere ch'io fossi morta? Non è vero! Eccomi qua! Sono tua madre! E quello che sono per lei, sono per te! — Senza differenza! senza differenza! — Ah, ora mi sono liberata! Ora sono viva!
Dirà questo, abbandonando come morta Livia nelle braccia del padre, che alle grida è accorso in subbuglio insieme con Marco Mauri dalla veranda.
SILVIO
(_raccogliendosi tra le braccia Livia e stringendola a sè_) Ma tu l'hai uccisa!
FULVIA
La tua impostura ho uccisa! Volevi che pesasse anche sulla bambina e schiacciasse anche lei? Ebbene: No! no!
SILVIO
Ma tu ora non puoi stare più qui!
FULVIA
E me ne vado! Me ne vado, sì! Ma non più come prima! Ah, non più come prima, ora! (_A Mauri_) — La mia bambina! Vai! Di là — la mia bambina! (_indica il primo uscio a destra — e il Mauri accorre_) La mia bambina!
SILVIO
(_cercando di scuotere la figlia, come morta_) Livia! Livia!
FULVIA
(_che si sarà fatta presso il primo uscio a destra, in fremente attesa che il Mauri le rechi la bambina_) Che Livia! Me la porto via con me Livia, questa volta! Diglielo, quando rinviene! — Lei, sì — viva — e mia! — con me, viva! — Nella vita! — Alla ventura!
TELA
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.