Come prima meglio di prima: Commedia in tre atti
Part 4
Ma sì, caro! È meglio che me la prenda a ridere! (_ride ancora_) Perchè ti senti ridicolo tu stesso, vestito di nero, compunto, a messa, per me, che sono qua viva, (_ride di nuovo_) e faccio le corna!
SILVIO
Ma per nulla! Se non l'ho fatto per me...
FULVIA
(_staccando, con altra voce_) Scusa: _Ora_ me lo devi, il riguardo?
SILVIO
Come, _ora_? perchè?
FULVIA
Perchè si riduce tutto a mio danno!
SILVIO
(_forte, con convinzione_) Ma ho inteso di rispettarti sempre, io, qua!
FULVIA
(_pronta_) Me? Ah, no, caro! La tua impostura!
SILVIO
(_fermo e serio_) Io ti prego di credere alla mia sincerità.
FULVIA
Ci credo, ah, ci credo! E ciò che è orribile in te è questo, difatti: la sincerità della tua impostura: codesta... oh, via! non mi far parlare!
SILVIO
No, di', di', parla!
FULVIA
(_ancora una volta staccando, con altra voce_) Vuoi farmi del bene davvero?
SILVIO
(_stordito da questa che gli pare un'improvvisa diversione_) Come? Certo!
FULVIA
(_subito, fredda_) Non avere nessun riguardo per me!
SILVIO
Ma che dici?
FULVIA
Dico questo: trattami come una... una di quelle cagnacce di strada, che per caso ti si sia messa dietro, attaccata alle calcagna.
SILVIO
Ah sì! Bello, così!
FULVIA
(_c. s. quasi che parlasse d'un'altra_) Così, così. Non potendo più levartela dai piedi, per forza, rassegnato, hai dovuto portartela in casa. Se lei potesse credere questo, forse, vedendomi trattata così, disprezzata, avvilita, e nello stesso tempo, me, umile, docile...
SILVIO
Ma non è possibile!
FULVIA
Ah, ora, grazie, lo so! Hai fatto il contrario! C'è un odore di santità, qui, che viene da quella morta...
SILVIO
(_alludendo alla figlia_) Non aveva avuto madre! Che la pensasse almeno come una santa, dovendo farle un inganno, mi parve che questo fosse il più pietoso, non solo per lei, ma anche per te!
FULVIA
(_con impeto, subito frenato_) Non dire per me! non dire per me! Non l'hai fatto per me, scusa! Per te l'hai fatto, per quietarti in qualche modo la coscienza, che ti rimordeva. E non l'hai quietata! Non si quieta mica, con le imposture, la coscienza.
SILVIO
T'ho pregata di non usare più codesta parola!
FULVIA
Scusa, mi hai fatto morire, e poi mi hai santificata! e ti sei santificato, e hai santificato tutto qua! (_Staccando e cambiando tono ancora una volta_) Posso ammettere che la mia morte poteva essere, lì per lì, una «necessaria» menzogna. Ma se lei era così piccina! Le si era schiusa, la vita, con te solo accanto! Ti avrà domandato... così, della madre, da grandicella, è vero? Dovendo fingere, scusa, non potevi, anche senza dirglielo, farle intendere che non eri stato lieto nel tuo matrimonio?
SILVIO
Già, sì! A giudicarne adesso!
FULVIA
T'avrebbe amato di più; non avrebbe rimpianto nulla!
SILVIO
Ma dovevo immaginare che potesse succeder questo! Scusa, è strano! Ne parli, come se tu ne fossi gelosa...
FULVIA
Ah, sì, nel cuore di mia figlia!
SILVIO
Ma pensa che sei in fondo tu stessa!
FULVIA
Non è vero! non è vero! Io stessa? L'ho toccato! L'ho sentito! Sono morta! morta veramente! Le sto davanti, e sono morta! Non sono io, questa qua, viva; è un'altra, sua madre... di là, morta! Vorrei prenderla per le braccia (_allude a Livia_) scuoterla, guardarla fissa negli occhi e dirle: No! no! Credi a me, cara: perchè è morta... Non possono più far male, i morti, e perciò, dopo molto tempo, si pensa di essi solo il bene. _Anche la morte, cara, può essere una menzogna!_ (_Staccando, vibrante, con un'espressione quasi da folle_) Sai quante volte mi viene questa tentazione?
SILVIO
Per carità, Fulvia!
FULVIA
Non temere, chè ci penso, io più di te! (_Pausa_) Sfido! con te tutto dedito per tanti anni alla venerazione di quell'anima santa, doveva sembrarle per forza un tradimento, così, all'improvviso, da un giorno all'altro. (_Pausa_) Prima, sì — ci avrà pensato... così, una volta l'anno. (_Staccando_) Ma non è vero! non è vero! Si dimentica tutto! ci si adatta a tutto! È un'altra cosa ora! È quella sua, sì, vera gelosia, per conto della morta, ora. (_Pausa_) Doveva nascerle per forza, appena entrata io qua. Prima, era lei come lei. Appena entrata io, a prender posto accanto a te, lei s'è fatta la rappresentante di _quell'altra_. Naturale. Colei che ne tiene il posto. Ha voluto tutto ciò che le apparteneva: i mobili, tutto. Ho dovuto darglieli io stessa. M'è parso giusto. Tanto questa menzogna s'è fatta realtà qua, per tutti: l'unica, l'unica, in cui viva tua figlia! Dico _tua_, vedi? Non la sento, non la sento più realmente come mia! Non la sento! E non ti pare una cosa disumana. Bisogna ucciderla, ucciderla, questa menzogna, perchè io sono viva, viva, viva!
SILVIO
Per carità, per carità, Fulvia! Hai riconosciuto tu stessa la necessità di tacere — _anche per te!_
FULVIA
Proprio per me? Tu vuoi tacere per non offendere _sua madre_, ecco perchè!
SILVIO
Ma se sei tu!
FULVIA
Non è vero! Io per lei sono — _questa_ — _e non posso essere sua madre!_ Sono arrivata al punto di crederci io stessa! Mi pare, mi pare veramente _figlia di quell'altra_. È spaventoso! Fin dal primo momento che la vidi e dovetti frenare ogni impeto che mi lanciava ad abbracciarla, a rifarmela mia sul mio petto! Le parole riguardose che fui costretta a dirle, che lei quasi m'impose col suo contegno, sono rimaste — irremovibili — non solo, ma così, proprio — realtà — realtà — anche per me. La guardo, con quelle spallucce lì, con quell'aria, e non credo più io stessa, proprio non sento più, che glieli abbia fatti io, quegli occhi, quella bocca; come se veramente ci fosse stata qui un'altra, da cui lei è nata — che io non so! — E il bello è poi, che non lo sa neanche lei! — L'ombra, divenuta realtà! E che realtà! Ha ucciso in me, veramente, il mio istinto materno per lei! Ora più che mai, che lo risento in me vivo per un'altra. — Via, via, via. — Non voglio più pensarci. — Si stia con la sua morta. E mi lasci qua — viva e in pace — per chi verrà.
SILVIO
Non dirlo! Sei stata qua con lei — son quattro mesi ormai...
FULVIA
A sorriderle, su questa graticola a fuoco lento... — Dio mio, basta ti dico. Non ne parliamo più. (_Va a distendersi su una sedia a sdrajo_) — Discorsi che si fanno... Poi non ci si pensa più. (_Pausa tenuta_) — Questa notte mi sono svegliata. Mi son messa a pensare, calmissima. Sì, questo dolore c'è, questa cosa orribile nella mia vita. Ma pure... — eh, si dorme! E se mi sveglio, posso mettermi a guardarmi le mani al lume del lampadino rosa... (_Silvio, tentato, a questo punto le si fa presso, e la contempla lì distesa_) — Che?... — Niente... così... le mani... il letto... i mobili nuovi della camera... — La vita è uguale; e ha tante cose a cui posso pensare, oltre questo mio dolore... (_Scotendosi un po'_) — Bisogna dire che non è vero che quando uno ha un dolore, non pensa più ad altro. Pensa a tante altre cose. Io pensavo questa notte... — indovina? _Ah come vorrei essere, come vorrei essere allegra!_ E questo è segno, sai? che non sono una canaglia.
SILVIO
(_che le si è fatto sempre più accosto e ha seguitato a contemplarla_) Per carità, che dici! (_E fa per prenderle una mano_).
FULVIA
(_ritraendo la mano_) Va' là, che ti piaccio ora, perchè ho questi capelli così!
SILVIO
No, Fulvia... Ti stanno bene, sì...
FULVIA
Ti eccitano!
SILVIO
Per carità, non dirlo...
FULVIA
(_sdegnata, nel vederlo così presso di lei per le sue grazie ambigue, involontarie_) Ma io non voglio mica essere allegra così!
Sopravviene a questo punto BETTA, dalla comune in grande esultanza.
BETTA
(_annunciando_) Signor dottore, signor dottore!
SILVIO
(_levandosi, urtato d'essere stato sorpreso in quel momento d'intimità_) — Che cos'è?
BETTA
La zia Ernestina! È arrivata la zia Ernestina!
SILVIO
(_subito, costernatissimo_) Come! qua?
FULVIA
(_con lieta meraviglia_) O senti! — La zia Ernestina! È ancora viva?
SILVIO
(_per richiamarla alla sua finzione di seconda moglie_) Francesca! (_E subito volgendosi a Betta e avviandosi con lei verso la comune_) Dov'è? Com'è arrivata?
FULVIA
(_tra sè, mentre il marito s'avvia con Betta_) Ah già! Io non la conosco!
BETTA
(_rispondendo a Silvio_) In carrozza... Sta a pagare il vetturino...
SILVIO
Andate subito! Non la fate entrar qui! Conducetela su da Livia!
BETTA
Vado, sissignore! Ah, come sarà contenta la signorina!
Via di furia per la comune.
SILVIO
Non ci mancava che lei oggi!
FULVIA
Ma come, scusa, la mandi da Livia? — È mia zia! Saprà tutto!
SILVIO
Tutto, sì; ma sa anche come deve comportarsi con Livia.
FULVIA
Ah, anche lei?
SILVIO
Sai bene com'è...
FULVIA
Me l'immagino! Indignata, offesa nei suoi pudori — per scroccarti ancora del danaro — morta, sepolta...
SILVIO
Ma come si fa adesso? — Se ti rivede, si tradirà! — Bisogna mandarla via subito! — Me l'ero levata dai piedi — e rieccola daccapo!
Si sentono dietro la comune le voci di Betta e della ZIA ERNESTINA. Poco dopo, questa si precipiterà in iscena incontro a Silvio, con le braccia levate in atto tragico. È una magra vecchina invelenita più dagli antichi disinganni che dalla miseria, stupida come una gallina, e sempre mezzo stordita, come se fosse sorda. Ma non è sorda. E quella storditaggine può essere anche finta. Ha i capelli tinti d'una rossa orribile manteca. Si presenta parata di strettissimo lutto.
BETTA
(_dall'interno_) Ma no, scusi! non di qua! non di qua!
ZIA ERNESTINA
(_dall'interno_) Lasciatemi! (_Entra c. s. con Betta_) Morta? morta dunque davvero, la mia povera nipote?
SILVIO
(_su le furie, temendo che Livia la senta di su_) Si stia zitta, perdio! — Le proibisco di parlare! (_A Betta_) Andate, andate su, voi, e impedite a Livia almeno di scendere!
Betta corre via per il secondo uscio a destra.
ZIA ERNESTINA
Dev'esser morta davvero, se hai potuto riprender moglie! Ti scrissi; non m'hai risposto...
SILVIO
(_con rabbia, per farla tacere, indicandole Fulvia_) Eccola lì! — Ma si stia zitta!
ZIA ERNESTINA
(_stordita sul serio, accorgendosi della presenza di Fulvia, ma non riconoscendola e credendola veramente la seconda moglie di Silvio_) Oh — scusi: non l'avevo vista, signora. Sono la zia dell'altra moglie...
Dal secondo uscio a destra irrompe improvvisamente LIVIA con le braccia tese verso la zia Ernestina.
LIVIA
Zia! zia! zia!
ZIA ERNESTINA
Livia! (_Si abbracciano strette strette, a lungo_).
LIVIA
Zia mia! zia mia!
ZIA ERNESTINA
(_piangendo_) Orfanella mia! povera orfanella mia!
SILVIO
(_infuriato, cercando di strapparla dall'abbraccio_) Via, basta! Non mi faccia qua ora codeste scene!
ZIA ERNESTINA
Sì... sì... hai ragione — per riguardo qua...
SILVIO
Per riguardo a niente! Ma voglio che si ricordi che sua nipote è morta da tredici anni! (_Pigerà sulle parole, per farle intendere che davanti a Livia bisogna ch'ella seguiti a sostenere l'antica finzione_).
ZIA ERNESTINA
(_non comprendendo affatto_) Ah già... sì... — ma per me... ora...
SILVIO
(_subito, cercando di rimediare_) Per lei il dolore sarà ancora come recente; ma si ricordi pure, che tanto per Livia quanto per lei la disgrazia non è di jeri, nè di quattro mesi fa!
ZIA ERNESTINA
(_c. s. seguitando a non riconoscere Fulvia_) Ah, già — sì! Son più di quattro mesi... Chiedo scusa, signora...
LIVIA
(_fiera, fredda, provocante, supponendo che il padre abbia mostrato tanta durezza per un riguardo verso la seconda moglie_) Andiamo su! vieni con me, zia Ernestina!
ZIA ERNESTINA
(_subito_) Sì, figliuola mia... orfanella mia, sì... sì... Sei anche tu vestita di nero...
E tutt'e due, abbracciate, se ne escono per il secondo uscio a destra.
FULVIA
(_con un'impressione quasi di gelo_) Non mi ha riconosciuta...
SILVIO
È colpa mia, è colpa mia. Mi scrisse veramente, chiedendomi...
FULVIA
Ma hai visto? Non m'ha riconosciuta...
SILVIO
Deve credere così...
FULVIA
Ch'io sia morta davvero?
SILVIO
Supponendomi riammogliato! — Dovevo risponderle, avvertirla, spiegarle. Ma potevo immaginare che dovesse venire, dopo che la cacciai via malamente, tant'anni fa, per il fastidio che mi dava?
FULVIA
È ritornata per lei, (_allude su a Livia_) sicura di trovare ora in lei un'alleata che la protegga, contro te e contro me.
SILVIO
Ah no: s'inganna!
FULVIA
Sei certo che non le abbia scritto lei?
SILVIO
Ma no! Non hai visto che è arrivata all'improvviso?
FULVIA
(_quasi tra sè_) La zia Ernestina... Ma guarda! — E non m'ha riconosciuta...
SILVIO
(_accennando ad avviarsi per il secondo uscio a destra_) Se ne ritornerà ora stesso donde è venuta!
FULVIA
(_per richiamarlo_) No! Che fai?
SILVIO
La mando via!
FULVIA
(_alludendo a Livia_) Ma non hai visto come s'è piantata lì, provocante, credendo tu la bistrattassi per me?
SILVIO
Ma glielo dirò io — che non la voglio io, io!
FULVIA
Crederà sempre che sia per causa mia! Non vedi che, per forza, tutto qua si ritorce contro di me?
SILVIO
Che vuoi che faccia allora?
FULVIA
Come se l'è stretta fra le braccia: «_Zia mia, zia mia!_» — E quella stupida là: «_Orfanella mia!_» — Se non fosse da piangere...
SILVIO
Insomma, io non posso star tranquillo, con lei qua! Bisogna che vada via immediatamente!
FULVIA
Fammi il piacere: accompagna Livia in chiesa, e mandamela giù. Mi farò riconoscere.
SILVIO
E la indurrai a ripartirsene subito?
FULVIA
Vedremo, vedremo.
SILVIO
No, no — non la voglio — non la voglio per casa. Deve ripartirsene!
FULVIA
E se potesse giovare?
SILVIO
Ma che vuoi che giovi quella lì!
Silvio esce per il secondo uscio a destra.
FULVIA
(_sola — dopo una pausa — assorta_) Zia Ernestina... — la credevo morta...
Rientra BETTA dalla comune, reggendo a fatica due grosse valige della zia Ernestina, una di qua, una di là a contrappeso.
BETTA
Pèsano... pèsano...
FULVIA
Sono della zia... (_si corregge subito_) della signorina Galiffi?
BETTA
E ha portato anche un baule!
FULVIA
Ah — è dunque venuta per restare?
BETTA
Almeno dalla roba che porta... — Su, in foresteria, è vero?
FULVIA
Sì, sì — per ora...
Betta via, con le valige per il secondo uscio a destra. Poco dopo, da quest'uscio entra, tutta imbarazzata e titubante come una vecchia pollastra scappata dalla stia, la ZIA ERNESTINA.
ZIA ERNESTINA
Permesso?
FULVIA
(_recandosi a chiuder l'uscio da cui zia Ernestina è entrata; decisa a pigliarsela un po' a godere prima di svelarsi_) Venga, venga — s'accomodi. Livia è già andata? Doveva essere in ritardo...
ZIA ERNESTINA
(_su le spine_) Sì... — col padre.
FULVIA
S'accomodi, s'accomodi.
ZIA ERNESTINA
Grazie. — In chiesa...
FULVIA
Come dice?
ZIA ERNESTINA
Dico che è andata in chiesa, col padre.
FULVIA
Sì sì, per le messe. Forse anche lei avrebbe desiderato andarci — perchè saprà che oggi — (_piano, pigiando, con uno sguardo d'intelligenza_) — per la figlia — è l'anniversario.
ZIA ERNESTINA
Ah — la signora sa, dunque?
FULVIA
Come vuole che non sappia, scusi!
ZIA ERNESTINA
Ma io non so nulla, invece! — Dev'esser morta da poco, è vero? la mia povera nipote.
FULVIA
(_la guarda, forzandosi a dissimulare lo stupore che la agghiaccia; poi dice_) Eh, non da poco veramente...
ZIA ERNESTINA
Manco di qua da sei anni circa. Ero l'unica parente. Mi si poteva avvertire... — Ma com'è morta? com'è morta? la signora lo sa?
FULVIA
(_tentenna il capo, poi dice_) Sì, lo so.
ZIA ERNESTINA
Male?
FULVIA
Eh, male, sì! (_Pausa — poi_) L'hanno uccisa.
ZIA ERNESTINA
(_con un balzo_) Uccisa? Come! Chi l'ha uccisa?
FULVIA
Zitta, per carità! (_Con aria misteriosa_) Non se n'è saputo nulla.
ZIA ERNESTINA
Uccisa!.. Ma come? dove? Neanche i giornali ne parlarono!
FULVIA
Ma... sa!... di certi delitti non si parla sui giornali. (_Piano, guardandola di nuovo con aria misteriosa, come per rassicurarla, in confidenza_) Stia tranquilla!
ZIA ERNESTINA
(_intontita_) Io? (_Poi, più che mai smarrita_) E come l'ha saputo lei? da suo marito?
FULVIA
(_fa cenno di sì, con truce cipiglio, poi, di nuovo, piano, in confidenza_) Mi ha confidato tutto.
ZIA ERNESTINA
(_trasecolata_) Lui? Oh Dio! Che cosa?
FULVIA
(_c. s._) Non tema! non tema! Io so tacere... (_E le posa, come a giurarlo, una mano sulle mani_).
ZIA ERNESTINA
(_c. s._) Le giuro che io non so nulla, signora! Oh Dio! Ma che c'entri dunque lui? Badi che io sono la zia _di lei_!
FULVIA
Ma che zia! Mi faccia il piacere! Non seguiti a far la parte con me! Le dico che so tutto, scusi!
ZIA ERNESTINA
Io? La parte? Che parte? (_c. s._)
FULVIA
Ma se lei è la complice!
ZIA ERNESTINA
Io? La complice?
FULVIA
Lei! Lei!
ZIA ERNESTINA
Che dice? Io? Complice di che?
FULVIA
Come, di che? Dell'uccisione!
ZIA ERNESTINA
Io?
FULVIA
(_non resistendo più alla vista del trasecolato terrore della vecchia, scoppia a ridere come una matta_) Ah! ah! ah! ah! (_E subito facendolesi vicinissima, scostandosi i capelli dalle tempie e dalla fronte e tenendosi il volto come per presentarglielo_) Ma dici davvero, zia Ernestina? Ma guardami bene! Non mi riconosci?
ZIA ERNESTINA
(_come basita, tirandosi indietro col busto e parando le mani_) Che?... Che?...
FULVIA
Sono io! Non mi riconosci davvero?
ZIA ERNESTINA
Fulvia? Tu?
FULVIA
Zitta! Ora sono Francesca!
ZIA ERNESTINA
Ma come?
FULVIA
Eh! come... Te l'ho detto come!
ZIA ERNESTINA
Oh Dio... Mi pare d'impazzire!.. Tu?.. Qua di nuovo?
FULVIA
(_nega vivacemente col dito_) Francesca, Francesca.
ZIA ERNESTINA
Come!.. Fulvia?
FULVIA
(_c. s. e poi sillabando_) Fran-ce-sca.
ZIA ERNESTINA
Impazzisco davvero.
FULVIA
(_subito, abbracciandola_) Povera zia Ernestina, no! Ma è proprio vero, sai, proprio vero: la complice! Me l'ha detto lui!
ZIA ERNESTINA
No... no... Ti giuro che io...
FULVIA
Scusa, e per chi allora è andata a pregare Livia in chiesa?
ZIA ERNESTINA
(_cominciando a smarrirsi di nuovo_) Già... io...
FULVIA
Vedi? Ti sei anche vestita di nero! Più complice di così?
ZIA ERNESTINA
Ma perchè ho creduto davvero che ora tu...
FULVIA
E sì: difatti: eccomi qua: La signora Francesca Gelli!
ZIA ERNESTINA
Lasciati vedere... Sai, che non ci vedo quasi più!
FULVIA
Effetto della tintura, zia! (_Accenna ai capelli tinti della vecchia_) Deleteria, deleteria per la vista... Guardatene! Anch'io, vedi? (_mostra i suoi_) E me l'hanno detto. Si può anche accecare.
ZIA ERNESTINA
Ma no, è l'età! Ecco, anche per codesti capelli non ti riconoscevo...
FULVIA
Scusa, scusa, e la voce?
ZIA ERNESTINA
Dopo tredici anni, che vuoi! E sono anche un po' sorda. Poi con la certezza che... (non sia mai, figliuola mia)! Ma dimmi, dimmi com'è stato? Vi siete riconciliati, eh? e avete dovuto fare per la figlia quest'altra finzione...
FULVIA
Sì, almeno credevo...
ZIA ERNESTINA
Ah, s'è saputo? Ma Livia, no, Livia crede...
FULVIA
Lo credono tutti, per questo!
ZIA ERNESTINA
E allora?
FULVIA
Mah, il guajo è che ho finito per crederlo anch'io, come la Betta!
ZIA ERNESTINA
Che? Oh Dio, non ricominciare!
FULVIA
No, no. Mi sono abituata ormai. Devi crederlo anche tu, zia; ma proprio crederlo come... che so! come puoi credere a te stessa.
ZIA ERNESTINA
Ah, si sa! Dici per Livia? per la gente?
FULVIA
No, per te, per te. Dico proprio per te! Per te, come zia di lei!
ZIA ERNESTINA
Di Livia?
FULVIA
No! _Di quella che fu tua nipote!_ (_Con stranezza_) Bella nipote, te ne puoi vantare! (_Pausa_) Lo facesti per danaro; ma t'assicuro io, che avresti potuto provarne onta per davvero!
ZIA ERNESTINA
(_sbalordita_) Come?
FULVIA
Pessima! Pessima! Una vitaccia! (_Staccando, nel veder la faccia della zia Ernestina_) Vorresti forse difenderla dopo che..?
ZIA ERNESTINA
(_c. s._) Ma scusa, non parli di te?
FULVIA
No, cara zia! Ti dico che io sono la signora Francesca Gelli, e non puoi sapere con quale e quanta voluttà rovescio tutte le infamie che so addosso a codesta tua nipote, che qua, lo vedi? innalzata alle glorie del paradiso, si va a pregare in chiesa — tutti — anche la serva! (_Con scatto di gioia quasi frenetica_) Sono madre di nuovo io, sai?
ZIA ERNESTINA
Madre?
FULVIA
Madre, madre — come prima! — quella di prima! quella che lei non conobbe! (_allude alla figlia_). Ah, zia Ernestina — credi, credi — è una vera rinascita per me! Capisci che mi risento madre come allora — in attesa — prima ch'ella mi nascesse? Così, così! E mi sento io, qua, io sola — per quello che sono ora, viva come prima — _la vera santa_ — io, per tutto il martirio che ho sofferto, prima e dopo, — questi quattro mesi qua, con lei... — ah, che cosa, se sapessi! — Dio, Dio, che cosa!... che cosa!
ZIA ERNESTINA
Me l'immagino, me l'immagino... Ma te l'ha dato senza saperlo, quella poverina...
FULVIA
Senza saperlo, ma con che ferocia! Fredda, sai? oh, mansa! Il vero livore! (_All'improvviso, si turba profondamente; si alza, stringendosi forte una mano sugli occhi_) Oh Dio, basta che non mi fissi!
ZIA ERNESTINA
(_sorpresa da questo moto improvviso_) Che cosa?
FULVIA
Niente. Una cosa che ho detto poco fa a suo padre... Bisogna che me la scacci dalla mente! (_Forzandosi a rientrare nella coscienza abituale_) Credi che ho fatto di tutto, zia, non per farmi amare... non per me, ma perchè lei... non so, sentisse — ecco — sentisse che io... — non te lo so dire! — Anche i suoi dispetti, certe volte, mi son parsi carini... mi han fatto sorridere entro di me. Ma se n'è accorta. E a vederla cangiare in viso, allora! Un martirio, sì. L'ho potuto sopportare, perchè sono così di nuovo, credi, com'ero per lei, a diciott'anni. (_Staccando come per un'idea che le sorge improvvisa_) A proposito! Mi dovresti fare un favore, zia Ernestina. Son sicura che lei si presterà.
ZIA ERNESTINA
Un favore? Io?
FULVIA
Sì. Dovresti indurla, proprio per farmi un dispetto; _dicendoglielo_, a comparirmi davanti, uno di questi giorni, all'improvviso, con quel mio abito di velo a roselline, ch'ella conserva.
ZIA ERNESTINA
Ma no! Che ti viene in mente?
FULVIA
Sì, sì, zia! Mi farebbe tanto piacere, rivedermi in lei, per un momento, com'ero all'età sua!
ZIA ERNESTINA
Ma che idea, no!
FULVIA
È vero che mi somiglia poco...
ZIA ERNESTINA
E come vuoi che lo faccia! Non lo farebbe mai!
FULVIA
Per non profanar quella veste davanti ai miei occhi? Forse hai ragione.
ZIA ERNESTINA
E poi, io — ma figurati! — Sai che mi troverò in un bel impiccio, io, ora?
FULVIA
Oh! Non arrischiarti a lasciare trapelar nulla! Silvio è costernatissimo... Non m'ha raccomandato altro. Vuole che te ne vada via subito, anzi.
ZIA ERNESTINA
Ah, come? così subito?
FULVIA
Povera zia Ernestina, venuta per angariare l'intrusa, d'accordo con la nipotina!
ZIA ERNESTINA
Ma no! Che dici?
FULVIA
Non t'ha chiamato lei? di' la verità!
ZIA ERNESTINA
No, ti giuro! Ero venuta soltanto per sapere...
FULVIA
Scusa, e il baule? (_ride_).
ZIA ERNESTINA
(_presa al laccio_) Già... l'ho portato... Ma non potevo immaginare...
FULVIA
Non fa nulla; non fa nulla. E per me, anzi, ora... Ma bisognerebbe che tu sapessi fingere — ma proprio bene — senza mai tradirti...
ZIA ERNESTINA
Dio mio... sarà difficile...
FULVIA
L'hai fatto per tanti anni!
ZIA ERNESTINA
Già, ma non con te davanti!
FULVIA
Ecco: tu pensa sempre a ciò che fu tua nipote!
ZIA ERNESTINA
No! Dio liberi!
FULVIA
Perchè?
ZIA ERNESTINA
Non ci ho mai pensato, trattando con Livia!
FULVIA
Appunto. Pensaci ora!
ZIA ERNESTINA
(_con orrore_) Trattando con te? Oh!
FULVIA
Non essere sciocca! Io non sono tua nipote! Ma vedrai che Livia mi tratta come _quella_. Glielo leggo negli occhi, sospetta di me, chi sa che orrori!
ZIA ERNESTINA
Ma no, un'innocente!
FULVIA
L'odio le fa da diavolo! Quello dell'albero, sai?
ZIA ERNESTINA
Che albero?
FULVIA
La storia sacra, zia Ernestina! L'albero della conoscenza... il serpente...
ZIA ERNESTINA
(_senza comprendere_) Ah... già... (_Poi_) E tuo marito? Tuo marito?
FULVIA
Che cosa?
ZIA ERNESTINA
Com'è ora con te?
FULVIA
(_si turba, la guarda, esita a rispondere: poi, accigliandosi_) Mi stomaca.
ZIA ERNESTINA
Ma sai che è divenuto...?
FULVIA