Come prima meglio di prima: Commedia in tre atti
Part 3
E m'offrirà una bellissima posizione! — Darà concerti in provincia! Peccato che la voce, con questa mia vitaccia, mi si sia arrochita! Ci metteremmo insieme: lui sonerebbe e io canterei! (_scoppia a ridere stridulamente_).
MAURI
(_ferito_) Tu dunque ridi di me?
FULVIA
(_subito_) No, no: credo, credo nella vostra bravura di pianista.
SILVIO
(_sdegnato_) Tutto questo, via, non è serio!
FULVIA
E ti fa molta impressione? — A me, nessuna. — Vi prego, insomma, di non darvi pensiero di me, nessuno dei due. Quante volte devo dirlo? — Stabiliamo così alla buona. — Ho vissuto per anni, caro mio, giorno per giorno. Mi sono mancate le cose più necessarie; e il domani senza certezza non mi spaventa più. Può passarsi, il destino, tutti i suoi capricci, con me. — Son cosa sua (_S'accosta al marito e lo guarda con uno strano, orribile ammiccamento di donna perduta_). — Anche quei tuoi, sai?
SILVIO
(_smorendo_) Che, miei?
FULVIA
(_ridendo, ma con un misto di pianto, in una convulsione che diverrà man mano più forte, quanto più, per vincerla, ella si strazierà, dicendo di sè le cose più crude_) Mah! quelli che ti passasti, quand'ero come una bambina, e m'insegnavi cose che mi parevano orribili!
SILVIO
(_per richiamarla a sè_) Fulvia!
FULVIA
Mi sono divenuti familiari.
SILVIO
(_c. s._) Fulvia! Fulvia!
FULVIA
Oh, sai, famosa!
SILVIO
Tu hai la voluttà di dilaniarti!
FULVIA
Con le tue mani, sì. — Le ho fatte sapere anche a lui, sai? Perciò egli spasima così di me! (_Subito — staccando — al colmo dell'orgasmo — grida tre volte_) Che schifo! Che schifo! Che schifo! (_Segue come un nitrito, e in un brivido lungo di ribrezzo, restringendosi tutta in sè con le mani afferrate ai capelli e il volto nascosto dalle braccia aggiunge_) Ah Dio, che schifo!
Subito, Silvio e Mauri le si fanno accosto, premurosi e sconvolti, e mentre l'orgasmo di lei par che si scarichi in un tremore convulso, di freddo, le parlano insieme concitatamente.
SILVIO
Non è possibile seguitare così!
MAURI
(_supplice_) Ma come, Flora! Se ti ho tenuta come una santa! come una santa!
FULVIA
(_all'improvviso, rizzandosi ancora convulsa, ma di nuovo risoluta, e ponendo le mani sulle spalle del Mauri_) Sì, è vero, sì! — Voi, sì! (_subito correggendosi, spiccatamente_) Tu, sì! — Ma fammi il piacere: — zitto!
MAURI
(_felice, provandosi a prenderle una mano per baciargliela_) Oh Flora! Grazie!
FULVIA
(_ritraendo subito la mano, con ribrezzo_) No... no... no...
MAURI
Mi basterà che tu abbia così... pena... pena soltanto... codesta pena che hai, del mio amore, e niente più — niente! — È così dolce, che mi basterà.
FULVIA
(_in fretta_) Sì, va bene. (_Poi, rivolgendosi al marito_) Dunque, sarà così, — Vado con lui. — Puoi ripartirtene, caro, con la coscienza tranquilla d'aver compiuto una buona azione.
SILVIO
(_la guarda con occhi pieni d'una sofferenza atroce, poi contenendosi a stento, dice gravemente_) Io ti prego, Fulvia, di levarmi da questa situazione.
FULVIA
Ti dico sinceramente. Che tu sii venuto, — è una buona azione. Dell'altra che hai compiuto, quasi senza volerlo, e che non era certo nella tua intenzione, venendo — se si riduce per me a un cattivo servizio — in coscienza ti dico che non posso nè voglio fartene responsabile — dunque puoi proprio ripartirtene in pace con te stesso. — O al più, guarda — se proprio lo vuoi — (non ho più nulla del mio!) — vedi? e sono una donna veramente volgare — puoi darmi un po' di denaro — come a lui l'ha dato sua moglie! (_scoppia a ridere indicando il Mauri_).
MAURI
(_scattando_) No! — niente danaro! no! Non accettar danaro da lui, Flora!
FULVIA
Stupido! Non capisci che non è per noi? Dico per lui! Quanto più ne dà, per lui, meglio è. — Si vede così chiaro che (_pigiando con intenzione le parole_) — _non ostante ch'io faccia di tutto_ — gli persiste un certo rimorso. — Gli propongo, di liquidarlo in contanti.
SILVIO
(_non potendone più, con estrema risolutezza_) Basta così, Fulvia! — Io debbo parlarti!
FULVIA
(_con furore appena contenuto e aria di minaccia_) Ah, no, sai! Non arrischiarti ora a parlarmi di ciò che ti leggo negli occhi!
MAURI
(_tra sè, sogghignando_) Della figlia!... della figlia!
SILVIO
Debbo pure parlartene!
FULVIA
Guai a te, se lo fai! Ma non vedi che sto qui da un'ora a imbrattarmi di fango per impedirti di parlarne?
SILVIO
Non vuoi dunque che te ne parli?
FULVIA
No!
SILVIO
Mi provochi!
FULVIA
Se hai sfuggito di parlarne anche poc'anzi!
SILVIO
Te ne parlo adesso!
FULVIA
Ti sfido a farlo; con me così (_passa un braccio sul collo di Mauri_) decisa ad andarmene con lui!
SILVIO
Sta bene. — Vado... Ma bada che veramente tu perdi ora ogni diritto d'accusarmi!
FULVIA
Io? (_Rivolgendosi al Mauri_) L'ho accusato? (_A lui_) T'ho lodato; ringraziato; t'ho detto d'andartene via tranquillo. — Sei tu, là, impedito. Insisti tu! Vuoi parlare, per cercarti scuse, ch'io non ti chiedo.
MAURI
(_c. s._) Eh — lo specchio! lo specchio!
SILVIO
(_provocante_) Che dite voi, specchio?
MAURI
(_placido, quasi sorridente_) Quello, caro signore, che ci mettiamo noi stessi davanti, senza saperlo. Ce lo troviamo davanti; ci pare che ci parli un altro, e siamo noi stessi. — Io lo so bene.
SILVIO
Lo saprete per voi!
MAURI
Anche per lei, anche per lei!
SILVIO
(_a Fulvia_) Perchè mi butti in faccia un rimorso, ch'io stesso t'ho dichiarato e provato?
FULVIA
No, scusa: voglio levartelo!
SILVIO
Come? così? «imbrattandoti di fango» per accrescermelo?
FULVIA
(_con voce nuova, di disperata sincerità, quasi avvilita, come se fosse arrivata al punto di non poter più sostenere la sua parte_) Ah Dio, sono stata qua tanti giorni con lui — e lui stesso ha detto come — quella di prima — con tutto il cuore sospeso — il mio cuore d'un tempo — là, nella mia casa — il mio cuore di madre — tutti questi giorni in attesa che mi parlasse della figlia — dicendo a me stessa: «stai così... stai così... egli ora è buono!... è venuto... ora te ne parla, ora te ne parla...».
SILVIO
(_forte, vibratamente, per rompere la commozione di lei_) Ma se non potevo parlartene!
FULVIA
(_subito, violenta, cangiando tono anche lei_) E perchè vuoi parlarmene adesso?
SILVIO
Ma per dirti appunto perchè non te n'ho parlato!
FULVIA
Ora non voglio più saperlo! — Sono ragioni per te!
SILVIO
No, non per me! Per tua figlia!
FULVIA
Ragioni di non parlarmene? Anche per lei?
SILVIO
Unicamente per lei!
FULVIA
Perchè mi crede morta, è vero? — Eh, si sa! — Storia vecchia! — Chi gliel'ha detto? gliel'hai detto tu, che sono morta?
SILVIO
Non gliel'ho detto io...
FULVIA
L'ha creduto da sè, e tu gliel'hai lasciato credere? — E va bene. Basta. Lo supponevo. — Vuoi dire che il miracolo di farmi rivivere anche per lei, non puoi farlo?
SILVIO
No, dimmi tu, se lo credi, se lo vedi possibile! — Non faccio altro che pensare a questo da un mese. Subito, dacchè vidi la possibilità che tu guarissi. — Tu hai atteso che te ne parlassi. Ma non te n'ho parlato per questo! — Come si può fare? — Dimmi tu! — Rispunti a casa, ora, così?
FULVIA
(_con orrore_) No, no!
SILVIO
(_seguitando_) Dove sei stata tutto questo tempo? E perchè le si è lasciato credere che tu fossi morta, senz'esser vero?
FULVIA
Non è possibile — no!
SILVIO
Ecco — lo vedi tu stessa!
FULVIA
E credi che me n'importi? — Se fossi morta davvero... Ma non sono! Non lo dico per me, bada! Tu non sai ancora, caro mio, tutto intero il miracolo che hai operato! — Non me lo sarei mai atteso! — Stato di grazia! — Tornata per un momento come allora... Caro mio, se non puoi farmi rivivere per tua figlia, può lei ora, invece, rivivere per me!
SILVIO
(_stordito, costernato_) Che dici? per te? E come?
FULVIA
Lei — o un'altra — se l'ho già in me, per me è la stessa!
SILVIO
Fulvia, che dici?
MAURI
Come! — Tu dunque...?
FULVIA
E perchè sono così spensierata? — Per questo! — Non vedi che non m'importa più di niente?
MAURI
Ti sei lasciata riprendere da lui?
SILVIO
(_levandosi ormai d'ogni ambascia, d'ogni dubbio, con animo fermissimamente risoluto_) Ah — se è così — senz'altro, allora!
FULVIA
Che cosa?
MAURI
(_quasi tra sè_) Ma questo è un tradimento!
SILVIO
Avevo già pensato — prima che tu dicessi questo — che c'era forse un mezzo — uno solo — per riparare!
FULVIA
Che mezzo? Se mi hai uccisa per lei!
SILVIO
No — c'è! c'è! — E ora, senz'altro, bisogna che tu lo accetti, per quanto possa esser duro per te e per me.
FULVIA
E sarebbe?
SILVIO
Verrai con me!
MAURI
No, Flora! Non farlo! non farlo!
SILVIO
Lei ora lo farà!
FULVIA
(_a Mauri, per rassicurarlo_) Aspettate! (_Al marito, con aria di sfida_) Con te, dove?
SILVIO
Dove? A casa!
FULVIA
E come?
SILVIO
(_subito, con forza_) Come moglie! come moglie!
FULVIA
E se c'è lei che mi crede morta?
SILVIO
Ecco, sì — questo è duro — e irreparabile! — Ma bisogna superar questo, nel solo modo in cui è possibile!
FULVIA
Non capisco come dici!
SILVIO
Ma che tu sii moglie, anche se in apparenza per lei non potrai esser madre!
FULVIA
Moglie senz'esser madre? Ah, tu intendi «un'altra»?
MAURI
(_subito_) È una barbarie! è una barbarie!
FULVIA
Ma io non sono _un'altra_!
SILVIO
Certo! Sarà solo apparenza! Tu sarai pure la madre!
FULVIA
E lei mi crederà la matrigna?
MAURI
Non accettare, Flora! non accettare! È una barbarie!
SILVIO
Non c'è altro mezzo! — Se questa è una barbarie, che è meglio? la condizione che le offrite voi?
MAURI
Meglio, sì! centomila volte meglio! La fame, Flora... con me! Meglio! Pensa che strazio, essere _un'altra_ per tua figlia!
SILVIO
Se puoi sopportarlo...
FULVIA
(_subito, con sprezzo, ma già sopra pensiero_) Ma non è questo! Sopporto tutto, io! — Se la figlia è mia — io non sono un'altra — sono sua madre! (_Si alza e come se cominciasse a comprendere soltanto ora_) Tu dunque mi riprenderesti con te?
MAURI
(_trasecolato_) Accetti?
FULVIA
(_senza badare al Mauri, rivolgendosi al marito, o piuttosto, parlando quasi tra sè_) Ma come? — Ah già, il matrimonio c'è... Non ci sarebbe più bisogno di nulla!
SILVIO
È solo per lei! Apparenza...
MAURI
(_tra sè_) Ah che tradimento!... Lasciarsi riprendere da lui!
FULVIA
(_c. s._) Ha già sedici anni... Certo non può avere nessuna memoria di me.
SILVIO
Ne aveva poco più di tre...
FULVIA
(_subito, con scherno_) Quando io morii... — (_Poi, riprendendosi_) Ma gli altri? Potranno riconoscermi!
SILVIO
Nessuno, dove sto ora — quasi in campagna. Ma questo non importa! Cambieremo paese.
MAURI
(_risoluto_) Dunque, per me, Flora, è proprio finito? Non è possibile, bada! non è possibile!
FULVIA
(_scrollandosi, infastidita_) Ma che volete voi!
MAURI
(_terribile_) Come, che voglio! E come faccio io ora? Come resto senza di te?
SILVIO
(_facendoglisi innanzi_) Dovreste capire che non è più tempo di parlare così!
MAURI
(_c. s._) Io ho spezzato, distrutto la mia vita per lei!
FULVIA
(_interrompendosi, rivolta al marito_) Lascia, aspetta. Gli parlo io...
MAURI
(_abbracciandola, frenetico_) Non voglio sentir nulla! Sei mia! Non ti lascio!
SILVIO
(_avventandosi per strappargliela_) Ah, con la violenza?
FULVIA
(_divincolandosi_) Lasciatemi!
MAURI
(_c. s._) Non ti lascio! Non la lascio!
FULVIA
(_riuscendo a liberarsi e respingendolo_) Lasciatemi, vi dico!
SILVIO
Fuori! Fuori di qua! Via, fuori!
MAURI
(_rompendo in disperati singhiozzi_) Ma per pietà, almeno!
FULVIA
(_vibrante_) Che pietà volete, se io avevo già troncato ogni legame con voi?
MAURI
Ma io, no! io, no!
FULVIA
Questo vostro pianto, ora, è veramente di più!
MAURI
Una vita... Come se non fossi uno, io! — Mi stronchi... — dici che sono di più!
Casca a sedere, come stroncato veramente, singhiozzando sempre.
SILVIO
Via, via, basta...
FULVIA
(_facendo un cenno a Silvio, e accostandosi al Mauri_) Un po' di carità, un po' di carità... Bisogna mandarlo via con le buone!
TELA
ATTO SECONDO
SCENA
Sala nella villa del dottor Silvio Gelli, presso uno dei villaggi intorno al lago di Como. La sala è vasta, chiara di tanto azzurro intorno, che dilaga tra il verde.
Arredo di tinta tenue, molto signorile, ma non nuovo, perchè Fulvia Gelli possa riconoscerlo per quello stesso, che ella, tredici anni addietro, lasciò in un'altra casa. In fondo è una veranda, da cui si scende nel giardino. Due usci laterali a destra. La comune a sinistra.
Sono passati dal primo atto circa quattro mesi. È agosto.
Sono in iscena, al levarsi della tela, FULVIA, la governante BETTA e il COMMESSO DI NEGOZIO. Fulvia è in una ricca e gaja vestaglia estiva. Ha ancora i suoi capelli di fuoco, ma composti in una placida pettinatura. Non ha più il fosco pallore del primo atto: pare rasserenata. La vecchia governante Betta ha l'aria d'una mezza signora: sta con gli altri due presso a un tavolino ed esamina con l'occhialetto e palpa e tasta i molti scampoli di tela, bianchi e anche colorati, celesti, rosei, lilla, e i varii merletti, che il commesso di negozio ha tratti da una grande scatola di tela cerata con cinghie di cuojo, posata su una sedia accanto al tavolino.
COMMESSO
Già! Se la signora vuol proprio pigliarsi il fastidio...
FULVIA
Ma no! Non sarà mica un fastidio!
COMMESSO
Capisco — _pardon!_ — per una madre... Ma sarà un po' lungo, mi permetto di farle osservare, preparare tutt'intero un corredino di nascita...
FULVIA
Oh, mi servirà anche per passare il tempo!
COMMESSO
Capisco. Dicevo, perchè ne abbiamo tanti, già belli e pronti in bottega — una meraviglia, sa? — tutti assortiti — di tutto punto — delicatissimi...
FULVIA
(_a Betta che esamina una tela_) Che ve ne pare, di questa?
BETTA
Ah! — lenta... lenta...
COMMESSO
Pelle d'uovo, codesta! Sopraffina. — Si fanno di codesta, ora. Oppure di _nansouk_.
BETTA
(_giocando con le parole_) Sarà _nansù_ — io non so: ma è lenta.
COMMESSO
(_piccato_) No, scusi — ho detto che codesta è pelle d'uovo.
BETTA
Pelle d'uovo — ma è lenta.
COMMESSO
Ma no, per carità! Lieve, morbida — sfido! per le carni tènere d'un neonato! — ma resistentissima. Garantisco.
FULVIA
Sarà, sarà... Ma non è, a ogni modo, quella ch'io cercavo. C'era una volta un'altra tela — fina così, morbida — ma ben più solida!
COMMESSO
Dice forse _cambrì_, la signora?
BETTA
Eh, ma le antiche mussoline!
FULVIA
No no — non _cambrì_.
COMMESSO
Battista di lino? battista di cotone?
FULVIA
Non so. Voglio fargliela vedere. — Fatemi il piacere, Betta, salite su. Livia conserva ancora in quella vecchia cassapanca, sapete?
BETTA
Lo so.
FULVIA
Anche alcuni capi del suo corredino di nascita: li ho visti.
BETTA
Sissignora. Vado. (Si avvia).
FULVIA
No, meglio... aspettate! Non ditele nulla. Pregatela di scender qui un momento.
BETTA
Sissignora.
Via per il secondo uscio a destra.
FULVIA
Vedrà, vedrà che morbidezza e che altra solidità!
COMMESSO
Eh, ma lavato questo _nansouk_, sa come infittisce, signora? E creda che, quanto a morbidezza, non c'è niente che regga al paragone di questa pelle d'uovo.
FULVIA
Intanto restiamo d'accordo, è vero, per queste battiste qui colorate. Se ci fosse un lilla più tenue...
COMMESSO
Sissignora, ne abbiamo in bottega. Ma anche questo mi pare che vada benissimo...
FULVIA
E quanto ai _valençiennes_ poi no, proprio no: questi non vanno.
COMMESSO
Eh, lo so. È proprio da piangere, creda! Le condizioni presenti del mercato...
Entra dal secondo uscio a destra LIVIA. Ha poco più di sedici anni. Seria, rigida, s'intorbida ogni qualvolta si sforza di guardare in faccia. È vestita insolitamente di strettissimo lutto. Fulvia non s'accorge in prima ch'ella è entrata.
LIVIA
Mi hai fatto chiamare?
FULVIA
(_voltandosi appena_) Ah sì, Livia, vieni. (_Vedendola così vestita di nero, e restando_) Oh, e perchè così?
Livia abbassa gli occhi e non risponde.
FULVIA
(_sovvenendosi subito_) Ah già... sì sì... scusami, sai! (_Cambiando idea, in conseguenza_) E allora niente, niente...
LIVIA
(_fredda_) Che volevi?
FULVIA
No, niente. Vai subito in chiesa?
LIVIA
Fra poco. Il parroco ha detto che non poteva prima delle undici.
FULVIA
Finirete tardi, allora. Tre messe...
LIVIA
Io volevo due.
FULVIA
(_subito in tono di rimprovero, ma dolce; come ferita_) No, Livia. Questo è un voler fare un dispiacere a papà. Non dico poi a me!
LIVIA
(_c. s._) Volevo che fossero due, appunto per non fare un dispiacere a te. (_Dirà questo come se, sotto l'apparenza d'una benevola attenzione, non fosse contenuta un'ingiuria per lei_).
FULVIA
(_con amarezza_) Ma che vuoi che faccia a me dispiacere, se non questo: che tu possa pensarlo? Sono state tre messe ogni anno; saranno tre anche quest'anno. Papà verrà con te?
LIVIA
Non so se voglia venire.
FULVIA
Verrà, verrà. Glielo dirò io di venire. (_Staccando_) Stavo qui a sceglier la tela per il corredino.
LIVIA
(_rigida, come per cosa che non la riguardi affatto_) Ah...
FULVIA
(_non potendo non notare il contegno di lei_) Vai, vai; non volevo mica il tuo ajuto. (_E vedendo che Livia se ne va senz'altro, soggiunge irritata, cangiando improvvisamente tono e umore_) Volevo che mi lasciassi, almeno per un po', la chiave di quella cassapanca, dov'è custodito quel resto del tuo corredino.
LIVIA
Sta bene. Te la manderò giù.
Esce per il secondo uscio a destra.
FULVIA
(_al Commesso che nel frattempo avrà ripiegato e rimesso dentro la scatola tutti gli scampoli e i merletti_) Scusi...
COMMESSO
Oh, per carità, signora!
FULVIA
Per farla finita, restiamo così: prendo il _nansouk_.
COMMESSO
Ah, benissimo! Creda, è la scelta migliore, signora.
FULVIA
La quantità che le ho detto.
COMMESSO
Benissimo. Ho già preso l'appunto. Le manderò allora tutto in giornata. Riverisco, signora.
FULVIA
A rivederla.
Il Commesso, reggendo la scatola, esce per la comune, mentre dal secondo uscio a destra rientra in iscena BETTA.
FULVIA
(_subito, vedendola, in tono derisorio_) La fate dire anche voi, dunque, una messa in suffragio dell'anima benedetta?
BETTA
(_da vecchia volpe_) Mi perdoni, signora. È uso, ormai. Ogni anno, in questo giorno... Mi perdoni...
FULVIA
(_sdegnata, severa_) Perchè volete che vi perdoni?
BETTA
Ma perchè forse quest'anno, ecco, si poteva non farne sapere nulla alla signora.
FULVIA
Sentite dunque che c'è qualche cosa di male in questo?
BETTA
No, signora. Si fa per la povera figliuola...
FULVIA
Ah, per lei! Non lo fate dunque per voi, nè per la padrona morta?
BETTA
Anche per me, sissignora, e per la povera padrona. È uso, le dico.
FULVIA
Tutti gli anni, dacchè è morta?
BETTA
Tutti gli anni, sissignora. Una la figlia, una io, una il signor dottore.
FULVIA
Anche Livia, _da allora_?
BETTA
Eh, la prima, lei!
FULVIA
Ah, questo no, vedete! Non vi fate bene il conto, cara Betta! Livia doveva esser piccina, e non poteva pensare allora a far dir messe. Tranne che non ci abbiate pensato voi, per suo conto, o il padre.
BETTA
(_rimanendo imbarazzata_) Già... veramente... Sarà stato il padre...
FULVIA
(_ridendo_) Come va, come va quest'affare? Voi dovreste ricordarvi, perchè siete stata sempre qua, voi! Vi è morta tra le braccia, la padrona!
SILVIO GELLI, che è stato di là a parlare con Livia, entrando a questo punto per il primo uscio a destra, ode le ultime parole di Fulvia, e subito, costernatissimo, temendo ch'ella stia quasi per svelare il segreto, la richiama.
SILVIO
Fulvia! (_ma subito resta come interdetto, tradito dal primo impeto che gli ha fatto venire sulle labbra il vero nome di lei_).
FULVIA
(_subito voltandosi, rimediando con gioja maligna_) Chi chiami? Fulvia? Oh Dio benedetto! Capisco che oggi è l'anniversario; ma che tu debba pensarci fino al punto di chiamarmi col «suo» nome, via, mi sembra un po' troppo!
SILVIO
Scusami... sì, hai ragione...
FULVIA
Di niente, caro! È naturale. Nomi soprammessi, sfuggono! Mi chiamavo Flora, sapete, Betta? Brutto nome, veramente: di cagna. Mi ha chiamata Francesca, col mio secondo nome. (_Al marito_): Bisogna che te ne ricordi, caro! (_Lo guarda, lo vede costernato, come sospeso_) Che cos'è? Sto cercando di rimediare, con buona grazia, mi sembra, a una tua _gaffe_.
SILVIO
(_un po' irritato, facendole intendere che la sua costernazione non è per questo_) Sì, va bene... Ma...
FULVIA
(_comprendendo_) Niente, parlavamo delle tre messe d'oggi... (_A Betta_) Non v'ha dato nulla Livia per me?
SILVIO
(_subito_) Ecco, venivo per questo.
FULVIA
(_turbandosi, eccitandosi_) Non mi vuol dare la chiave della cassapanca?
SILVIO
(_a Betta_) Andate, andate, Betta. Credo che Livia abbia bisogno di voi.
FULVIA
Forse sta a piangere perchè gliel'ho chiesta?
SILVIO
(_a Betta che non sa allontanarsi_) Andate vi dico!
Betta via per il secondo uscio a destra.
FULVIA
(_attaccando subito, con sdegno_) Senti, ah, questo no!
SILVIO
Lasciami dire!
FULVIA
Ho fatto trasportare io stessa in camera sua — vedendo che ne soffriva — gli antichi mobili della nostra camera da letto, e glien'ho consegnate le chiavi!
SILVIO
È vero, sì...
FULVIA
(_seguitando, con foga sempre più appassionata_) E n'avevo tanto bisogno, tanto! di rivedermeli attorno, quei mobili!
SILVIO
Ma devi pensare...
FULVIA
(_pronta, forte_) Penso a tutto! Ma questo no, Dio mio! Lo feci io, con le mie mani, quel corredino per lei! prima che nascesse!
SILVIO
Sì, sì!
FULVIA
Ricordi che non volevi? Me lo strappavi dalle mani! Ritrovarlo insieme con gli abiti miei di allora, fu per me... ah Dio, non lo so dire! Vi affondai la faccia; vi respirai la mia purezza di allora; la risentii viva in me, qua, nella gola — come un sapore — vi piansi dentro, e me ne lavai tutta l'anima... (_Staccando_) Bene: gliel'ho dati; me li sono strappati io stessa da me...
SILVIO
Ma capisci...
FULVIA
(_pronta c. s._) Perchè capisco! perchè capisco! Ma c'era qua il commesso. Volevo mostrargli la tela d'una di quelle camicine. Che cos'è, male? Non posso?
SILVIO
Ma non è questo!
FULVIA
E che cos'è? Perchè le ha indossate lei, non vuole che le faccia uguali, ora, per quest'altra? (_Torbida, minacciosa_) — Bada — ah, bada! Moglie — sta bene — rappresento qua un'altra — pensi di me ciò che vuole! Ma madre no, sai? bada! come madre mi deve rispettare!
SILVIO
Ma ti rispetta...
FULVIA
Non dico madre di lei! dico di quella che verrà! Badi! badi! Me la difendo, perchè non mi resta più altro qua per sentirmi ancora viva.
SILVIO
Non eccitarti così, per carità!
FULVIA
Non mi eccito, no. Quello che hai saputo fare per uccidermi! (_Pausa. Poi, piano, tentennando il capo_) Fissare anche il giorno della morte!
SILVIO
Ma no... Me lo chiese, una volta...
FULVIA
E tu, là! subito la data. E tre messe... Di' la verità: devi essere stato anche tu a ordinare a quella vecchia marmotta...
SILVIO
E dàlli! Te l'ho detto! A furia di ripeterlo — forse per acquistarsi una maggiore benevolenza da Livia — è facile che quell'imbecille ci creda lei stessa, alla fine!
FULVIA
D'avermi tenuta morta tra le braccia? (_ride_) Ah! ah! ah! ah! Fino al punto di farmi dire in suffragio una messa insieme con te!
SILVIO
Questo delle messe è un pensiero di Livia. Mi domandò una volta; non credetti di doverle dire di no.
FULVIA
Ma se l'hai accompagnata sempre in chiesa.
SILVIO
Per farle piacere. Sai che non soglio andarci per me.
FULVIA
Ci andrai anche oggi!
SILVIO
Non vado.
FULVIA
Voglio che tu vada!
SILVIO
Non vado, non vado!
FULVIA
Non privarmi di questo spettacolo, che almeno, via, è da ridere! Pòstumo — per me! — (_Staccando_) Gliel'ho già detto a Livia, che andrai.
SILVIO
E io le ho detto or ora che non vado.
FULVIA
Me lo fai dunque apposta?
SILVIO
Che cosa?
FULVIA
Per farmi odiare di più?
SILVIO
Deve comprenderlo anche lei, e lo comprende, difatti, che ora è un riguardo, questo...
FULVIA
(_pronta, scoppiando di nuovo a ridere, allegramente_) Che tu devi a me? Ah! ah! ah! ah!
SILVIO
Ti va di ridere...
FULVIA