Come prima meglio di prima: Commedia in tre atti

Part 1

Chapter 13,634 wordsPublic domain

MASCHERE NUDE

LUIGI PIRANDELLO

COME PRIMA MEGLIO DI PRIMA

COMMEDIA IN TRE ATTI

1921 R. BEMPORAD & F. — EDITORI — FIRENZE Librerie a Firenze, Milano, Roma, Pisa, Napoli, Palermo, Trieste Torino e Genova: S. Lattes e C.

PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA

per tutti i paesi compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda

_Copyright 1921 by R. Bemporad e Figlio_

1921 — Tipografia Luigi Parma — Bologna — Via Tre Novembre, 7

PERSONAGGI

FULVIA GELLI, (Flora e Francesca). SILVIO GELLI, suo marito. LIVIA, loro figlia. MARCO MAURI. La zia ERNESTINA GALIFFI. BETTA, vecchia governante. Don CAMILLO ZONCHI. La vedova NÀCCHERI. GIUDITTA, sua figlia. Il fattore ROGHI. Il signor CESARINO, organista e maestro di musica. La signora BARBERINA, sua moglie. Un commesso di negozio. GIOVANNI, giardiniere Una bambinaja.

Il primo atto, in un paese della Valdichiana; il secondo e il terzo, in una villa presso il lago di Como. — Oggi.

ATTO PRIMO

SCENA

Una sala della _Pensione Zonchi_: vasta sala di vecchia casa a cui l'intonaco nuovo non riesce a mascherar la vecchiaja. Un ampio e alto uscio a vetri nel mezzo lascia scorgere la scura saletta d'ingresso, che ha in fondo, a sua volta, un usciolino aperto sulla scaletta dell'orto, di cui si vede il pianerottolo con la ringhierina di legno verde, scolorita. Lo sfondo, oltre questa ringhierina, è di cielo, e luminoso, perchè la casa sorge alta sul colle e da quel pianerottolo si gode la vista della grande vallata e si dòmina la via che da essa sale al colle, girandolo due volte.

L'uscio a vetri, chiuso, non lascia più intravedere la saletta d'ingresso, perchè a una certa altezza ha sui vetri una tendina di mussola celeste, goffa e nuova, fissata rusticamente alle bacchette.

Nella sala, il solito arredo delle vecchie pensioni di provincia, disposto con meticolosa simmetria. Una stufa di porcellana; un canapè d'antica foggia, con poltroncine e seggiole imbottite, adorni di cuscini e ricamini fatti in casa; una mensola non meno antica con un grande specchio dalla grossa cornice rameggiata e dorata, coperta da una garza celeste, ingiallita, a riparo delle mosche; vasetti con fiori di carta; una cantoniera con ninnoli di vecchia majolica; oleografie volgari, un po' annerite, alle pareti, e un'antica pendola che batte le ore e mezz'ore con un languido suono di campana lontana.

Usci laterali a destra e a sinistra.

Chiara mattinata, sulla fine d'aprile.

Al levarsi della tela sono in iscena Don CAMILLO ZONCHI, il fattore ROGHI, la vedova NÀCCHERI e sua figlia GIUDITTA. Queste due sul pianerottolo della scaletta dell'orto, in fondo, guardano giù nella vallata, la Nàccheri con un binòculo, la figlia Giuditta facendosi solecchio d'una mano, se da lontano lontano, sulla via che sale al colle, si scorgano le vetture di ritorno dalla stazione ferroviaria. Don Camillo Zonchi e il Roghi sono nella sala; questi, seduto su una seggiola presso il canapè; l'altro in piedi.

La vedova Nàccheri, sui cinquant'anni, ha un curioso parucchino ondulato fitto fitto e pieno di riccetti sulla fronte, stretto in una reticella. Il volto magro, angoloso, dagli occhi calvi, biavi, infossati, dà l'impressione d'una maschera, tutto bianco com'è di cipria e goffamente ritinto; ma con l'orribile effetto d'un teschio imbellettato. Veste giovenilmente, costringendo la vecchia persona a una ridicola snellezza e a una buffa formosità. Parla a scatti e con quasi legittimo impero al cognato; con piglio scostante, alla figlia, di cui è gelosa; agli altri, con una languida importanza di decaduta signora. La figlia Giuditta ha ventott'anni: abbandonata dal marito, è umile e trasandata; capelli cascanti, viso giallo incavato, e un'aria smarrita di povera bestia raccolta per carità. Don Camillo Zonchi ha cinquantaquattr'anni: canonichetto della Collegiata e maestro di scuola. È un omarino bruno, itterico, nervoso, con occhietti cattivi. Sopporta lo scandaloso impero della cognata friggendo d'umiltà vergognosa. Padrone della _Pensione_, vi figura da ospite della Nàccheri, a cui, almeno in apparenza, ne lascia il governo. È senza sottana, con una lunga giacca di saja nera; colletto da prete fissato alla sottoveste; calzoni a mezza gamba; calze lunghe di lana e fibbie d'argento alle scarpette. Il fattore Roghi, sulla quarantina, è un omaccione pesante, triste, dalla barba non rifatta da parecchi giorni. Ha una giacca alla cacciatora, un vecchio cappellaccio bianco in capo: grossi stivaloni da campagna, con sproni.

DON CAMILLO

(_in attesa, rivolto alle due donne che guardano dalla scaletta dell'orto_) No, eh?

ROGHI

(_dopo una breve pausa d'attesa_) Sarà un po' troppo presto.

DON CAMILLO

(_stizzito, in attesa ancora della risposta_) Ehi, Giuditta, dico a te!

LA NÀCCHERI

(_venendo avanti dalla scaletta, furiosa e schizzante veleno_) Crederei che se ci fosse da vedere, tra me e la Giuditta, a me e non a lei dovreste domandare, perchè con questo (_mostrando il grosso binòculo e pigiando sulle parole_) se ci fosse da vedere — vedrei meglio io, che lei.

DON CAMILLO

Eh no, abbiate pazienza, Marianna. Anche con queste (_mostra le lenti e se le inforca sulla punta del naso_), tra me e il signor Roghi, vedo sempre meno io, che lui.

ROGHI

Ah sì, grazie a Dio, la vista...

LA NÀCCHERI

Ma anch'io, signor Roghi, anch'io! Non ho punto bisogno di lenti io, sa? nè per leggere, nè per cucire, nè per veder qua entro certe cose, che Dio sa se s'avrebbero a vedere!

DON CAMILLO

Eh via, Marianna! Non è di cose da veder qua entro che si discorre; ma delle vetture giù a valle, Dio buono, se non si scorgano di ritorno dalla stazione.

GIUDITTA

(_che ha seguitato a guardare_) Eccole, eccole! Già due! Ma vanno in giù!

La Nàccheri corre a guardare col binòculo.

DON CAMILLO

In giù? O come in giù? Possibile?

GIUDITTA

Sì. Eccone un'altra! La vettura di Dodo.

LA NÀCCHERI

Ma che di Dodo! Quella di Dodo è la prima!

GIUDITTA

No, mamma; guardate bene: è la terza.

LA NÀCCHERI

La prima!

DON CAMILLO

O la prima o la terza, se vanno in giù...

LA NÀCCHERI

(_voltandosi di là verso il cognato, inviperita_) Vi dico che è la prima!

ROGHI

Mi par difficile che si possano distinguere a tanta distanza. Si vedran di quassù piccine piccine, così (_fa segno sull'indice_). E Dodo, mi scusi, signora Marianna, l'ho visto io partir di piazza dopo gli altri.

LA NÀCCHERI

Questo non vorrebbe dir nulla, perchè ha un cavallo, Dodo, per sua norma, che è un demonio peggio di lui. Anche a partir l'ultimo, arriva sempre il primo.

GIUDITTA

(_alla madre, guardando sempre_) E difatti, guardi, guardi: ha già sorpassato la seconda e sta per sorpassar la prima. Tant'è vero che è lui!

La Nàccheri scrolla le spalle e viene in sala.

DON CAMILLO

Io non so, saran tutte in ritardo stamani. A quest'ora, di solito (_la pèndola batte le undici_) ecco, sono le undici — gli altri giorni, alle undici, son di ritorno e si vedono alla seconda girata dello stradone su per la costa. A proposito, Giudi... (_s'interrompe, imbarazzato, cercando di riprendersi_) — cioè, dico...

LA NÀCCHERI

(_di nuovo inviperita, chiamando_) Giuditta! E vieni, corri qua a sentir che altro vuol domandarti tuo zio!

DON CAMILLO

(_c. s._) Ma niente, niente... Volevo dire una cosa... (_forzandosi a far viso fermo_) una cosa appunto, che mi pareva da domandar a lei piuttosto che a voi.

LA NÀCCHERI

(_sfidandolo_) E su, ditela! Sentiamo!

DON CAMILLO

(_volgendosi al Roghi_) Ho insegnato al signor professore, prima che partisse, la malizia di far fermare al ritorno la vettura giù sotto al nostro orto, per tagliar la salita alla scorciatoja, anzichè fare, con la vettura al passo, tutta la girata fin quassù in cima.

LA NÀCCHERI

(_c. s._) E poi?

DON CAMILLO

Volevo appunto domandare alla Giuditta, se si era ricordata d'andare ad aprire il cancellino dell'orto giù.

LA NÀCCHERI

Niente altro? (_Rivolgendosi alla figlia, che si tiene in discosto, mortificata_) Su, e rispondi a tuo zio, se ti sei ricordata!

GIUDITTA

(_guardando in là, infastidita_) Ma sì, sì, è aperto.

LA NÀCCHERI

(_con un inchino ironico al cognato, come se lo facesse per conto della figlia_) È aperto. — Un ordine dello zio! Mi pareva assai che non se ne fosse ricordata! Avesse mai obbedito così a suo marito! Non mi sarebbe rimasta lì melensa per casa; sulle braccia, e così, nè acerba, nè matura.

ROGHI

Ma è poi sicuro, don Camillo, che il professore ritornerà stamattina? Non vorrei star qui ad aspettarlo inutilmente.

DON CAMILLO

Ma che! Per ritornare, ritorna di sicuro!

LA NÀCCHERI

Vorrei vedere che non ritornasse! — Ah, io sono stufa, sa!

DON CAMILLO

Per carità, Marianna!

LA NÀCCHERI

Stufa! stufa! stufa!

DON CAMILLO

State tranquilla, che ritornerà. — Ma non vi nascondo, caro Roghi, che mi par difficile, difficile per non dire impossibile, che voglia accettare il vostro invito.

ROGHI

Neanche per un semplice consulto?

DON CAMILLO

Ma neanche...

ROGHI

A me basterebbe che me la vedesse, la mia povera bambina!

DON CAMILLO

Eh, se vi riesce che vi venga a vederla! — Detto e fatto, ve la opera e ve la salva!

ROGHI

Dio volesse! Verrei a prenderlo subito subito con l'automobile.

GIUDITTA

Per essere, è la carità in persona!

DON CAMILLO

Già; ma non può. Capirete, dopo il miracolo di qui...

LA NÀCCHERI

(_interrompendo_) È giusto qui ci voleva codesto miracolo!

DON CAMILLO

(_con un'occhiataccia alla cognata, passando sopra all'interruzione_) Sparsa la fama, tutti vorrebbero averlo!

ROGHI

Ma come jeri, a un bisogno, è andato a Sarteano, così non potrebbe oggi...?

DON CAMILLO

Non può! Avrà più di venti richieste, a dir poco.

LA NÀCCHERI

E non ci mancherebbe altro che, per carità degli altri, tenesse qua noi nello scompiglio ancora per un mese!

DON CAMILLO

Lassù a Merate ha poi la figliuola... avrà i suoi affari. Era venuto qua per un giorno solo...

LA NÀCCHERI

E ne son passati la grazia di quarantacinque!

GIUDITTA

Par che la figliuola lassù non sappia ancor nulla.

ROGHI

Ah sì? Della madre qui?

DON CAMILLO

(_ammiccando e accennando con la mano all'uscio a destra_) Piano, eh! piano... S'è già levata di letto. — (_Misteriosamente al Roghi_) Ah, caro Roghi, come non siamo tutti esciti di cervello, io non lo so!

ROGHI

Con quel giudice, eh?

DON CAMILLO

(_irritato_) Ma che giudice! Ma che giudice! Non diciamo giudice, per carità!

GIUDITTA

(_molle molle, afflitta_) Un matto, s'ha a dire!

DON CAMILLO

(_incalzando_) Da legare, s'ha a dire!

GIUDITTA

(_lamentosamente_) Quel che ci fece vedere!

DON CAMILLO

(_collerico, incalzando ancora_) Il diavolo! Tutti i diavoli dell'inferno! Non mi ci fate pensare!

LA NÀCCHERI

(_che è stata a mirarli, zio e nipote_) Attento veh, attento, signor Roghi, come parlano adesso tutt'e due.

DON CAMILLO

(_stordito_) O come parliamo?

LA NÀCCHERI

Una, molle molle: (_rifacendole il verso con voce nasina_) «Quel che ci fece vedere!» E lui, là, come il rum che dà grazia alla ricotta: (_rifacendo il verso anche a lui_) «Il diavolo! Tutti i diavoli dell'inferno!»

ROGHI

(_non potendo tenersi di ridere_) Avete voglia di scherzare, signora Marianna!

DON CAMILLO

Già! Come se proprio ne fosse il momento... O che non è vero che qua s'è visto il diavolo?

LA NÀCCHERI

Ma no, eh, chè non istà bene, il diavolo in casa d'un sacerdote come voi. Il terremoto, si dice! E creda, signor Roghi, che mi sarei tanto spassata, io, a vederli ballare tutt'e due, zio e nipote, se per causa loro non fosse toccato di ballare anche a me!

DON CAMILLO

Se si potesse saper prima le cose!

LA NÀCCHERI

Gran merito allora, saperle dopo!

DON CAMILLO

Potevo mai supporre che il marito dovesse accorrer qui?

LA NÀCCHERI

Ma sì, che potevate, se lo chiamaste proprio voi!

DON CAMILLO

Nossignori! Nient'affatto! Io gli scrissi a Merate per il mio ministero di sacerdote, appena ricevuta la confessione.

ROGHI

Ah, quando la signora si tirò?

DON CAMILLO

Precisamente. Volle confessarsi. Per morire in pace con tutti, chiese per mio mezzo al marito il perdono de' suoi trascorsi. Ora il professore poteva rispondere alla mia lettera con un'altra lettera. Nossignori. Per sua bontà, preferì venire ad accordar di presenza il perdono.

ROGHI

E trovò qui quell'altro?

DON CAMILLO

Che c'era piombato da Perugia all'alba, poche ore dopo che la signora s'era ferita. Nel trambusto, in principio, non ce n'eravamo neanche accorti.

GIUDITTA

Non sapevamo chi fosse la signora...

DON CAMILLO

Si vide lui attorno al letto, che piangeva, piangeva, come non ho mai visto nessuno!

ROGHI

Eh, l'amante!

LA NÀCCHERI

Sì, amante... Che amante! — Uno dei tanti. — L'ultimo.

ROGHI

Ah, perchè la signora... Sì, dico, — andata proprio a male?

LA NÀCCHERI

Ma sì, roba... roba da guerra!

GIUDITTA

Piano, per carità!

LA NÀCCHERI

Ih che scrupoli! Non c'è poi mica d'aver tanti riguardi!

DON CAMILLO

Ma almeno per il professore!

LA NÀCCHERI

Sì — che vi pagherà le spese. Il fastidio, intanto, non ve lo paga, di sicuro! Di due mesi a momenti.

DON CAMILLO

Oh che discorsi! (_Poi, ipocritamente al Roghi_) La signora aveva abbandonato da tredici anni il tetto coniugale, e... (_abbandona la frase, socchiudendo gli occhi, a un indulgente gesto delle mani_).

LA NÀCCHERI

(_rifacendo smorfiosamente con aria compunta il gesto del cognato_) E... e... (_Subito, staccando_) Qua, dietro l'esempio, caro lei, una voglia abbiamo tutti, ma una voglia di farci male con la indulgenza e la sopportazione, che Dio, si spera, ne vorrà tener conto lassù, perchè quaggiù, quanto agli uomini, non si fa che rider di noi, gliel'assicuro io!

DON CAMILLO

Ma non è vero!

LA NÀCCHERI

(_staccando ancora_) Oh, ce n'è, dico, di paesi, in Valdichiana; e di pensioni qua, per la cura delle acque, dico, non c'è soltanto la mia! Ebbene: proprio qua doveva capitare codesta signora, e proprio da noi! Ma colpa sua, veh! (_indica il cognato_) Sua, e di quella lì! (_indica la figlia_).

GIUDITTA

Son io sempre la colpa di tutto...

LA NÀCCHERI

Se per te non fosse vangelo, sempre, tutto ciò che dice e fa tuo zio! — E così, m'intende, tutti i malanni, alla fine, mi si rammucchiano qui! — Ah, che! Non si maturerà mai nulla qui: (_cantarellando_) c'è troppe frasche!

DON CAMILLO

La vidi arrivar di sera, in legno! giusto con Dodo. Sola, mogia mogia, con una valigina... Io ritornavo da scuola...

LA NÀCCHERI

Non c'ero, io!

GIUDITTA

Ma noi si disse bene, mamma, che la pensione non era ancora aperta ai forestieri.

LA NÀCCHERI

E dunque, non si doveva pigliare!

DON CAMILLO

Di bujo, una signora sola... Insistette, chiedendoci posto almeno per la notte...

GIUDITTA

(_scotendo in aria le mani_) E la notte...

LA NÀCCHERI

Un botto, caro lei, nel silenzio della casa, che mi fece springar un palmo su dal letto!

ROGHI

Ma si tirò proprio al ventre?

DON CAMILLO

Che! Al cuore aveva mirato.

LA NÀCCHERI

Lo suppone lui!

DON CAMILLO

Ma sì! Mano di donna... Premendo il grilletto, la canna — voi capite — s'abbassò. Si ferì al ventre.

GIUDITTA

Accorremmo tutti. Poverina, sul letto...

LA NÀCCHERI

Poverina, già!

ROGHI

Eh via, in quello stato...

DON CAMILLO

Bianca come un cencio, sorrideva come a chiederci scusa, e diceva che non era nulla... — Lei scappò per il medico (_indica Giuditta_).

ROGHI

Il dottor Balla?

DON CAMILLO

Sapete com'è!

ROGHI

Se lo so! Mi sta lasciando finir così la mia povera figliuola!

DON CAMILLO

E anche qui difatti disse che non c'era più da far nulla; quando invece, venuto il professore, si vide che a operarla in tempo non ci sarebbe stato rischio di sorta; mentre, quando poi la operò lui, il marito, dopo quattro giorni, già tutta infetta, capirete, agonizzante, il caso s'era fatto disperato.

GIUDITTA

E quel matto lì che non voleva! non voleva!

ROGHI

Ah sì? — L'amante? Oh bella! Non voleva che il marito la operasse?

DON CAMILLO

Che! Fece il diavolo a quattro! Se la voleva caricar su le braccia e portar via, così moribonda, per non fargliela toccare!

ROGHI

Oh bella!

DON CAMILLO

Perchè diceva che, se il marito la salvava, era perduta per lui!

GIUDITTA

Ed era più contento che morisse!

ROGHI

E il marito? o come fece a sopportarselo davanti, e così accanto alla moglie?

DON CAMILLO

Se la prese con me!

LA NÀCCHERI

Che gusto!

DON CAMILLO

Già, come se non avessi fatto di tutto, io, per farlo andar via, prima ch'egli arrivasse. Non ci fu verso! — Tanto vero che non se ne volle andare, neppur quando arrivò lui, che dopo tutto, ohè, dico, era il marito!

Giuditta a questo punto, si recherà di nuovo in fondo a guardare, se si scorgano le vetture di ritorno.

LA NÀCCHERI

E come gli tenne testa! Bisognava vedere!

ROGHI

Sì, eh?

DON CAMILLO

Col pretesto, capite? che in punto di morte non c'è più gelosie, e che il marito non poteva, dice, adontarsi di lui, dopo tredici anni e dopo ciò ch'era passato. Si dovette mandarlo via con le guardie.

GIUDITTA

(_dal pianerottolo della saletta in fondo, annunziando_) Ecco, ecco, ritornano le vetture!

La Nàccheri accorre come una papera.

DON CAMILLO

Oh finalmente!

GIUDITTA

(_con un grido di spavento_) Oh Dio! Ma è lui! Lui, di nuovo qua!

ROGHI

Chi lui?

DON CAMILLO

Il matto? Di nuovo qua?

LA NÀCCHERI

Lui! sì! lui! lui! — Rièccoci daccapo!

DON CAMILLO

Ma come! Che altro, ora, vorrà qua?

GIUDITTA

(_ritirandosi impaurita_) Vien su di corsa! ha scavalcato il murello dell'orto!

ROGHI

È una bella sfrontatezza!

DON CAMILLO

E di nuovo in assenza del signor professore! Se lo ritroverà qui tra i piedi!

LA NÀCCHERI

E come giulivo! Fa i gesti, oh, così... così... (_agita in aria le braccia_).

ROGHI

Dateci man forte per carità, caro Roghi! Non bisogna farlo entrar qua dalla signora! — Andiamo, andiamo via tutti di là! (_indica la saletta d'ingresso e s'avvia spingendo fuori gli altri_) Chiudiamo quest'uscio! Chiudiamo quest'uscio!

Richiude l'uscio a vetri, andando via col Roghi, con la Nàccheri e Giuditta.

Quasi contemporaneamente s'apre l'uscio a destra e appare FULVIA GELLI, incerta, sgomenta, pallidissima, come una che sia stata or ora strappata dalle mani della morte. Ha tuttavia negli occhi un che di fosco; e il volto è come indurito, sassificato in una disperazione squallida e atroce.

Venuta qui per morire, sprovvista di tutto, levandosi ora di letto, ha indossato — in mancanza d'altro — il suo abito di viandante perduta, che stride, in contrasto con quella disperazione del volto. Stridono ancor più i voluminosi magnifici capelli in disordine, sfacciatamente ritinti d'un color fulvo acceso, che le avviluppano come in una fiamma lingueggiante il volto disperato. Non ha avuto forza d'agganciarsi il busto sul seno, che è quasi scoperto, e pròvoca, ma frigidamente, poichè ella ha un evidente sdegno e un vero intimo odio per la sua bella persona, come se da un pezzo non le appartenesse più, e non sapesse più neppure com'esso è, non avendo mai, se non con feroce ribrezzo, condiviso la gioja che gli altri ne han preso.

Muove alcuni passi per la sala, verso l'uscio a vetri chiuso, attraverso al quale giungono le voci concitate delle due donne, di don Camillo e del Roghi, che cercano d'impedire il passo a MARCO MAURI. A un tratto, però, questi, sbarazzandosi di tutti con uno strappo violento, irrompe spalancando l'uscio e si precipita su Fulvia (ch'egli chiama Flora) abbracciandola, stringendola a sè freneticamente. È sulla quarantina, bruno, magro, con lucidi occhi sfuggenti, da matto: quasi ìlari, pur nella più fiera esagitazione, ìlari e parlanti. Fronte rotonda, specchiante. Capelli da negro, crespi e gremiti, ma già in parte grigi, spartiti nel mezzo. Sopracciglia foltissime. Parla e gestisce con quella certa teatralità che è propria della passione esaltata: teatralità calda e sincera, ma che pure, a tratti, quasi vede sè stessa, e scatta allora per rimorso in gesti irosi, o scade, quasi in compenso, improvvisamente, in toni confidenziali, che fanno, per contrasto e così senza trapasso, un curiosissimo effetto.

Fulvia tenta dapprima di respingere, quasi odiosamente, l'abbraccio; ma poi, investita, soffocata da quella frenesia, nello smarrimento della debolezza che il male recente le ha lasciato, vien meno e s'abbandona come morta tra le braccia di lui.

MAURI

(_liberandosi e spalancando l'uscio_) Via tutti, vi dico! (_precipitandosi su Fulvia e abbracciandola c. s._) Flora! Flora mia! Flora! Flora! — Libero! Sono libero! Ritorno a te, liberato! — Mi son liberato di tutto e di tutti! (_Notando che ella gli s'abbandona tra le braccia, riversa_) Flora mia!

A questo grido, don CAMILLO, il ROGHI, la NÀCCHERI e GIUDITTA, che sono entrati nella sala dietro il Mauri e, sopraffatti dalla violenza, son rimasti sgomenti e sospesi a mirare il frenetico abbraccio, accorrono premurosi e minacciosi gridando insieme.

ROGHI

Ma non vede, perdio, che non si regge!

DON CAMILLO

Che violenze son codeste?

GIUDITTA

È svenuta! è svenuta!

MAURI

Svenuta? No! no! — Flora!

DON CAMILLO

(_aggressivo_) La lasci! via! — La lasci, e vada via subito di qua!

MAURI

(_senza dargli ascolto, sorreggendo Fulvia_) Flora mia... Flora... Flora...

DON CAMILLO

(_alle donne_) Ma levategliela dalle mani!

Giuditta e la Nàccheri si fanno avanti.

GIUDITTA

Dia qua... dia qua...

MAURI

(_gridando minaccioso_) Non me la tocchi nessuno!

DON CAMILLO

Non appartiene mica a lei!

MAURI

Appartiene a me! a me!

DON CAMILLO

Ah, nossignori! — C'è qua il marito!

MAURI

E venga! — Dov'è? — Me la strappi dalle braccia, se è buono!

ROGHI

(_vedendo Fulvia tra le braccia di lui, così abbandonata, che quasi sta per cadere_) Ma la adagi almeno qua, per ora, in nome di Dio! (_indica il canapè_).

GIUDITTA

(_accorrendo e ajutandolo a sorregger Fulvia_) Qua, venga qua — qua: l'ajuto io!

MAURI

(_trasportando Fulvia sul canapè_) Non è niente, vi dico! Ora rinviene!

GIUDITTA

Vado a prendere i sali! (_corre via per l'uscio a sinistra; rientrerà poco dopo_).

LA NÀCCHERI

(_al cognato_) Ma che siete voi qua? Siete o no il padrone?

ROGHI

(_a don Camillo_) Questa infine è casa vostra!

MAURI

(_subito rizzandosi con gli occhi spiritati, grida sillabando_) Nossignori: — Al-ber-go!

DON CAMILLO

(_investendolo_) Che? dove? quando? Chi gliel'ha detto, albergo? dove sta scritto?

MAURI

Sulla porta, giù: — _Pensione Zonchi_!

DON CAMILLO

Sissignore — ma d'estate! — Ora non è stagione, capisce? ed è casa mia soltanto; e vi ricevo chi mi pare e piace!

MAURI

(_gridando_) Non strillate così!

DON CAMILLO

(_restando, quasi sbalordito_) Ah senti: strillo io!

MAURI

Tanto è inutile: non me ne vado!

DON CAMILLO

Lei andrà via, andrà via, perchè...

LA NÀCCHERI

(_intromettendosi e terminando la frase_) Questa non è casa vostra!

DON CAMILLO

(_seguitando_) E non ha più nulla a far qui! Inteso?

Il Mauri, per tutta risposta, poichè Giuditta ritorna coi sali, si china su Fulvia per farglieli odorare.

MAURI

(_a Giuditta_) — Dia qua! dia qua!

DON CAMILLO

(_al Roghi, indicandoglielo_) — Là — vedete come intende lui?

MAURI

(_chino su Fulvia_) Flora mia, son qua io... — Su, via... Sei salva, guarita... E io, libero — libero, sai? E ora ti porto via con me!

DON CAMILLO

(_rifacendosi avanti, risoluto_) Ah no, sa! Per questo, può star sicuro: — lei non porta via nessuno!

MAURI

Me l'impedirete voi?

ROGHI

(_facendosi avanti anche lui_) Potrei, a un bisogno, impedirglielo anch'io!

DON CAMILLO

Ma no: c'è il marito, caro Roghi, che sarà qui a momenti.

MAURI

E io son venuto per parlare con lui!

DON CAMILLO

Vi farà cacciar di nuovo!

MAURI