Part 4
GIOVANNI.
Che vuoi che veda dal mio guscio? Sono là dalla mattina alla sera.... e ancora....
NENNELE.
Devi uscirne, devi comandare. Non vedi? Tutto si dissolve in questa casa.
GIULIA.
Ma che è? Ma che si dissolve? Ma si può dire!?
GIOVANNI.
Sta zitta.
GIULIA.
Si viveva tranquilli.... io lavoro.... si dissolve!
GIOVANNI.
Sta zitta.
TOMMY a Massimo.
Sei contento eh!
MASSIMO.
Oh tanto!
NENNELE.
Comandare.... comandare, Che importa il danaro! Farò la serva se occorre.... Ma tu, ma tu, la tua mano ci vuole. Ci vuole qui. Ci voleva a Milano.
TOMMY.
Nennele!
GIOVANNI.
Lasciala. Ha ragione. Ti ricordi, Massimo, quello che ti dicevo a Milano? Un bue da lavoro e nulla più. Li ho rovinati.... e non ho saputo armarli per la rovina....
NENNELE.
Papà....
GIULIA a Tommy.
Ecco. Ecco.... bel profitto!
GIOVANNI.
Te lo dicevo, Massimo.... sono un cattivo padre....
NENNELE.
No, no, no....
GIOVANNI.
E dovevi esser tu a rimproverarmelo....
NENNELE avvinghiandosi a lui.
No, no.... perdonami. No, perdonami....
TOMMY a Massimo.
Oggi mi condurrai dal tuo amico. Accetto l'impiego.
GIULIA a Tommy e Massimo.
Quella là per fare le cose grosse!
GIOVANNI carezzevole a Nennele.
Sì, cara.... sì, cara, mi vuoi bene, lo so.... mi proverò.... vedrai.... lasciami.... adesso.... lasciami.... c'è dell'altro ancora.... voglio.... sapere.... ogni cosa.... bisogna che Tommy....
MASSIMO.
Tommaso.... ha rinunziato al bel mondo, come dice tua moglie. Ti spiegherò poi. Quanto al Circolo....
GIULIA.
Ma chi ci pensa nemmeno al Circolo? Sì che ho voglia di divertirmi!
GIOVANNI.
Perchè Tommy non voleva che Nennele...?
MASSIMO.
Aveva ragione.... quando parlava delle condizioni in cui siete. Nennele cerca delle lezioni e quando venissero a sapere che si diverte.... le sarebbe poi difficile trovarne.
Marta appare dal fondo.
NENNELE pronta, a Marta.
Vieni per apparecchiare? Basto io. Va.
Prende dalla credenza la tovaglia.
GIOVANNI a Massimo.
Oggi discorreremo a lungo con te.
MASSIMO.
Quanto vorrai.
GIOVANNI va a sedere pensieroso presso la finestra.
MASSIMO a Nennele.
Posso aiutarti?
NENNELE.
Se vuoi.
Apparecchiano in due.
GIULIA a Tommy.
Adesso bisogna che scriva un biglietto.
TOMMY.
Io pure. Ma.... chi lo porta? Bisognerebbe subito.
GIULIA.
Penso io.
Va in camera sua.
TOMMY si mette a scrivere al tavolino.
NENNELE a Massimo.
Domani ripiglio le lezioni.
MASSIMO.
A te credo.
NENNELE.
E agli altri?
MASSIMO.
Troppo bello. Quando il tempo s'aggiusta in fretta....
_Cala la tela_.
ATTO TERZO.
La stessa scena del secondo.
SCENA PRIMA.
GIULIA poi NENNELE.
GIULIA sull'uscio di Nennele.
Nennele.
VOCE DI NENNELE.
Mammà.
GIULIA.
Dammi la chiave del tavolino.
NENNELE entra
Quale tavolino?
GIULIA indica quello appoggiato alla parete.
Quello.
NENNELE.
Per farne che?
GIULIA.
Dammela.
NENNELE.
Scusa. Per farne?
GIULIA.
Per pigliar del danaro.
NENNELE.
C'è qualche conto da pagare? Sono qui.
GIULIA.
Nessun conto. Per me. Devo darti causa di scienza?
NENNELE.
No certo. Puoi domandare quello che vuoi al papà e io non ho da saperne nulla. Ma quelli sono per la casa, li ho in custodia e restano per la casa.
GIULIA.
Sei tu la padrona qui dentro?
NENNELE.
No. E appunto per questo non posso disporre di ciò che non mi appartiene.
GIULIA.
Se te ne domandasse Tommy!
NENNELE.
Glie ne ho offerti otto giorni fa.
GIULIA.
Dico bene!
NENNELE.
Ma non glie ne offrirei più oggi. Ho rimproverato ad altri la debolezza. Non voglio esser debole io.
GIULIA.
Se credi che Tommy non trovi anche lui ridicole le arie che ti dai.
NENNELE.
Ho visto che ve l'intendete. Sei diventata la sua confidente.
GIULIA.
C'è poco da confidare. Ha accettato un lavoro ingrato e ci attende. Ne dubiti?
NENNELE.
No. Non so capire perchè evita di trovarsi con me. Si direbbe che mi nasconde qualche cosa. Se lavora, fa il suo dovere. Mi sono persuasa che qui ognuno deve fare con rigore quello che gli spetta.
GIULIA.
E a te spetta di farmi da istitutrice eh? Da otto giorni ti ho sempre ai panni. Così ha ordinato il padrone di noi tutti, il signor Max.
NENNELE.
Non hai altro a dirmi?
GIULIA.
Ho a dirti che se il signor Max è per te il modello di tutte le perfezioni, dovresti sposartelo e finirla cogli equivoci.
NENNELE.
E dopo questo non hai altro? C'è il papà che sta salendo. Intenditela con lui.
Rientra in camera.
GIULIA.
Impertinente.
SCENA SECONDA.
GIOVANNI e GIULIA.
GIOVANNI con un pacco in mano.
Hanno portato per te questa roba.
GIULIA.
Che cos'è?
GIOVANNI.
Non so.
GIULIA.
Ah sarà il resto dei miei studi. Quelli che non si sono venduti.
GIOVANNI.
Ne hai venduti?
Fa per strappare lo spago.
GIULIA sorride sdegnosa.
Che domanda! Ero sulla lista per gli acquisti del Circolo. Non tirare così che li guasti.
GIOVANNI.
Dammi le forbici.
GIULIA.
E sciogli il nodo. Lo spago può servire.
GIOVANNI.
Che massaia!
Fa per sciogliere.
GIULIA.
Nennele sola saprà tener da conto!
GIOVANNI.
Oh. Crepi l'avarizia.
Prende le forbici sul tavolino e taglia.
Quanti erano?
GIULIA.
Dodici.
GIOVANNI li conta.
Tre, sei, nove.... Ci sono tutti.
GIULIA.
Impossibile.
GIOVANNI.
Contali.
GIULIA.
È stato un errore. Ero sulla lista. Me lo ha detto Helmer. Li manderanno a riprendere. Vedrai.
Dispone gli studi sulla credenza.
GIOVANNI.
Se credi che mi rincresca.
GIULIA.
Ecco alla prima apparenza di un insuccesso non hai più fede in me.
GIOVANNI.
Ma non ne ho mai avuta. E ringrazio il Signore che non sei un'artista.
GIULIA.
Ah è così? Allora capirai che devo riprendere le mie attribuzioni. Sono tua moglie. Tocca a me il governo della casa.
GIOVANNI.
Riprendere? A Milano per le cose grandi c'era Andrea il maggiordomo che faceva i conti con me e per le piccole c'era Lucia che dipendeva da Nennele.
GIULIA.
Perchè una signorina deve imparare....
GIOVANNI.
Ecco. E ha imparato.
GIULIA.
Così devo star soggetta a Nennele
GIOVANNI.
Non sei soggetta a nessuno. Sono soggetto io?
GIULIA.
Se ho bisogno d'una tazza di caffè dovrò domandar licenza a Nennele?
GIOVANNI.
Lo dici a Marta. Hai domandato licenza fin'ora?
GIULIA.
Finchè mi credevi e potevo credermi utile per altre vie, ci stavo. Il mio contributo alla casa lo davo. No?
GIOVANNI.
Sì sì.
GIULIA.
Ma se non servo ad altro, farò la massaia, come tu dici.
GIOVANNI.
Chi ti proibisce di dipingere?
GIULIA.
La fede ci vuole. Ti rallegri se non mi comprano gli studi? Va benissimo. Allora, qua la cassa, qua il libro dei conti, un grembiule bleu e _marche_.
GIOVANNI.
Misericordia! Non darmi altri fastidi.
GIULIA.
Sono tua moglie? Sono la padrona?
GIOVANNI.
E io.... cosa sono?
GIULIA.
Non è una ragione per sovvertire l'ordine di natura. Me la vedrò con Nennele.
GIOVANNI.
Lascia stare Nennele, brava, lasciala stare.
GIULIA.
Già. Perchè t'intimorisce, perchè fa la voce grossa. Ma l'ho anch'io una voce.
GIOVANNI.
Oh se l'hai.
GIULIA.
E mi sentirà madamigella.
GIOVANNI.
Guarda. Ho già la testa che non mi regge. Sono stanco, stanco, stanco. Ammalerò se mi date altri fastidi. Tu non sai, nessuno sa la vita che faccio da tre mesi. Nessuno. Prenditi il governo, i conti, il danaro, ma che non siano guai in casa, per carità.
GIULIA.
Oh a quel patto! Lo dirai tu a Nennele.
GIOVANNI.
Sì. Lo dirò io.
GIULIA.
Subito.
GIOVANNI.
Il Signore misericordioso poteva ben mandare a qualcuno l'ispirazione di comprarti quei....
GIULIA chiama.
Nennele.
GIOVANNI.
Ora?
GIULIA.
Bisogna battere il ferro mentre è caldo. Vedrai che ordine ti metto io qui dentro. E senza far la pittima.
SCENA TERZA.
Detti e NENNELE.
NENNELE.
Hai chiamato? È venuto Massimo?
GIOVANNI.
Non ancora.
NENNELE.
Il treno arriva alle nove. Sono le undici.
GIOVANNI.
Oh colla burrasca di ieri e di stanotte! Magari è nevicato sulla montagna. Avrà perduto il treno.
NENNELE.
Avrebbe telegrafato.
GIOVANNI.
O si sarà trattenuto in città per i suoi affari.
NENNELE.
No, prima viene qui.
GIULIA.
Tuo padre ti voleva dire....
GIOVANNI.
Lascia a me.
Trae Nennele in disparte.
Nennele, mammà desidera di tenere lei d'ora in avanti il governo della casa.
NENNELE.
E tu glie lo dai?
GIOVANNI.
È un desiderio legittimo.
NENNELE.
Giusto. È subito fatto. Ecco qui.
Va al tavolino per aprire il cassetto.
GIOVANNI le va vicino, piano.
Te n'hai per male?
NENNELE.
No.
GIOVANNI c.s.
Per la pace.
NENNELE.
Sì.
GIOVANNI.
Sorridimi, cara, sorridimi.
NENNELE.
Come sei buono!
GIOVANNI c. s.
E.... badaci ancora.
NENNELE c.s.
Non temere.
A Giulia.
Qui ci sono sessantatre lire e trenta centesimi. Qui c'è il libro delle spese, e questi sono i libretti dei fornitori.
GIOVANNI.
Vi annunzio che domenica vi conduco tutt'e due a Chamonix.
GIULIA.
Era tempo.
NENNELE.
A far che?
GIOVANNI.
È cosa intesa con Massimo. Massimo inaugura domenica il suo primo tronco di ferrovia. Sono stanco. Due giorni d'aria fresca mi faranno bene. Ne ho di bisogno.
NENNELE.
Tu. Ma noi?
GIULIA.
I paperi menano le oche a bere.
GIOVANNI.
Non me la godo da solo.
A Nennele.
Non darti pensiero della spesa. C'entra.
NENNELE.
Ne vanno tanti!
GIOVANNI.
Avara. Fidati di questo dissipatore. So quello che mi dico. Quando viene Massimo me lo mandi giù nello studio.
S'avvia.
NENNELE.
Sì.
Via Giovanni.
SCENA QUARTA.
NENNELE e GIULIA.
NENNELE.
Dimenticavo. Questa è la chiave del cassetto. Sarà bene tener chiuso.
GIULIA.
Che vuoi dire?
NENNELE.
L'altra settimana mi son mancate trenta lire. Tre giorni fa mi sono accorta di non aver più quella treccina d'oro che mi aveva regalato la zia Irene. Di Milano l'ho portata di sicuro. Ma da poi che siamo qui non m'era più occorso di metterla. Chissà da quando è scomparsa. Ieri l'altro avevo dato ordine al cassetto del comò, e avevo segnato bene il posto di ogni cosa, per accorgermi se altri ci toccasse. E ieri mi son trovato mancare quella cornice d'argento per fotografie. Ti ricordi?
GIULIA.
Mi pare, sì. Un orrore. Non mi piaceva.
NENNELE.
Ad ogni modo....
GIULIA.
Con quelle persone di servizio a buon mercato!
NENNELE.
Marta è fedele.
GIULIA.
Tante cose non si trovano sul momento e poi saltano fuori.
NENNELE.
L'ho rimessa ieri l'altro a suo posto.
Con aria leggermente ironica.
A te non è mai mancato nulla?
GIULIA.
Perchè sorridi?
NENNELE.
Domando se ti sei mai accorta....
GIULIA.
Oh chissà quante cose. Ma io mi fido di tutto e di tutti. A me anche un bambino potrebbe farla.
NENNELE.
Già.
SCENA QUINTA.
Dette, GIOVANNI, HELMER STRILE.
GIOVANNI.
Giulia. Guarda, c'è qui un signore che domanda di te.
GIULIA premurosa.
Helmer.
HELMER.
Domando scusa dell'ora indebita.
A Giulia accennando a Giovanni.
Il signor Rosani? Mi fate l'onore.
GIULIA.
Come? Non.... Oh! Giovanni.--Helmer Strile, un grande maestro.
HELMER.
Onorato.
GIOVANNI.
La ringrazio.
GIULIA a Nennele.
Helmer Strile.
A Helmer.
La figlia di mio marito. Sapete che mi hanno mandato indietro tutti gli studi?
HELMER.
Vengo appunto per questo. Dove sono?
GIULIA.
Eccoli.
Conduce Helmer presso la credenza.
GIOVANNI piano a Nennele.
Maestro di che?
NENNELE c. s.
È un pittore. Si danno di maestro fra di loro.
GIOVANNI.
È già venuto altre volte?
NENNELE.
In casa mai.
GIOVANNI.
Ti piace a te?
NENNELE.
No.
GIOVANNI.
Nemmeno a me....
A Helmer.
Con permesso. Io devo scendere.
HELMER.
Prego, prego.
Via Giovanni.
SCENA SESTA.
GIULIA, HELMER e NENNELE.
NENNELE prende un libro sul tavolino e va a sedere nel vano della finestra.
HELMER.
Dovevano essere compresi nella lista del Circolo. Ma la combriccola ginevrina non ne volle sapere. Lodano, ma dicono che voi siete qui da tre mesi soltanto e che potete aspettare.
GIULIA.
Aspettare! Lascierò l'arte io.
HELMER.
Non dite cose sacrileghe. L'arte non si lascia. È nel sangue. Per fortuna, un amico mio li ha visti, se n'è innamorato e mi ha incaricato di comprarne.
GIULIA.
Tutti?
HELMER.
Per ora uno.... o due. Due, due. Per le condizioni tratterò col segretario del Circolo. Fra noi non si può discorrere di queste cose.
GIULIA.
Hai sentito, Nennele?
NENNELE.
Mi pare. Sì.
GIULIA.
Ho venduto due studi. Ho piacere che tu lo sappia.
NENNELE.
Chi li ha comprati?
HELMER con lieve imbarazzo.
Un mio compaesano. Un grande amatore d'arte.
NENNELE.
Ah! Ah!
HELMER piano a Giulia.
Non vi si vede più. Sono venuto due mattine laggiù!
GIULIA c. s.
È stata lei.
A Nennele.
Mi fai il piacere, Nennele, di scendere dabbasso, dove tengo i miei arnesi di pittura, e di prendermi nella cassetta grande dei colori, quella tavoletta che ci troverai appena abbozzata? Bada che è fresca.
HELMER.
Se potessi io.
NENNELE esce senza dir parola.
SCENA SETTIMA.
GIULIA e HELMER.
GIULIA.
Ho una piccola memoria per voi. Aspettate.
Corre in camera sua.
HELMER guarda gli studi.
Con cento franchi!
GIULIA torna con un ritratto, formato _cabinet_, in cornice d'argento, involto in carta velina, lo porge ad Helmer.
Al maestro ed all'amico.
HELMER.
Il vostro ritratto! Com'è bello. Come siete bella! E che squisita cornice. Come v'inquadra bene il candore freddo dell'argento. Una gentile cosa. Grazie.
Le bacia le mani.
GIULIA.
Incartate presto e mettete via.... presto che quella non veda.
Avviluppa il ritratto nella carta velina. Helmer lo intasca.
Da otto giorni esce sempre con me, mi accompagna da per tutto. Vi ho veduto l'altra mattina, volevo scendere, ma.... ci veniva anche lei! Una vita!
HELMER.
Ho preso l'abitudine di lavorare con voi. Se mi mancate, l'universo svanisce, le cose non hanno più voce nè colore e non mi confidano più nulla.
GIULIA.
Come si fa?
HELMER.
Avrei trovato un luogo così bello! Sull'altra sponda del lago! Un recesso patetico e solenne.
GIULIA.
Non me ne parlate.
HELMER.
Possibile che non vi riesca di liberarvi un momento? Vorrei che lo vedeste.
GIULIA.
Dov'è?
HELMER.
Ah, no. Vi ci voglio condurre io.
GIULIA.
Impossibile con voi.
HELMER.
Mi avete tolto ogni pace.
GIULIA.
Non devo ascoltare queste parole. È lontano?
HELMER.
No. Verrebbe anche il mio vecchio compagno. Mi lasciate sperare?
GIULIA.
Vorrei. Non domandate di più. Non sono libera.
HELMER.
Ma non va mai fuori la signorina?
GIULIA.
Due volte la settimana ha una lezione in città.
HELMER.
Quando? Domani?
GIULIA.
Domani ce l'ha.
HELMER.
Vi aspetto al Circolo? A che ora?
GIULIA.
No, no, domani non voglio.
HELMER.
Perchè?
GIULIA.
Giorno di venerdì. Mai.
HELMER.
Sabato.
GIULIA.
Non ha lezione.
HELMER.
Domenica.
GIULIA.
Domenica. Domenica forse potrei.... È qui che viene. Parlate forte.
HELMER.
I realisti non vogliono capire che il simbolo....
SCENA OTTAVA.
NENNELE e detti.
NENNELE entra senza parlare e va a sedere dov'era prima.
GIULIA.
Ebbene?
NENNELE.
Non c'era nessuna tavoletta, nè abbozzata, nè da abbozzare.
GIULIA.
Non hai trovato? Nella piccola cassetta.
NENNELE.
Mi avevi detto nella grande, ma ho guardato anche nella piccola.
GIULIA.
È strano.... perchè....
NENNELE.
Oh, mamma!
HELMER.
Posso portarli via addirittura questi studi?
GIULIA.
Come volete. Ve li incarto.
Prende due studi.
Questi due?
HELMER.
Sono tutti belli. Scegliete voi.
SCENA NONA.
MASSIMO e detti.
MASSIMO.
Gran ritardo.
GIULIA.
O Max.
MASSIMO.
Buon giorno, zia.
A Nennele.
Come va?
NENNELE.
Ti aspettavo.
MASSIMO.
Mille guai.
Vede Giulia coi due studi in mano.
È la tua pittura quella?
GIULIA.
A te non piacerà.
MASSIMO.
Fai vedere. Mi piace.
GIULIA.
Davvero?
MASSIMO.
Mi piace proprio. Non so se tu deva pigliarlo per un elogio.
HELMER.
L'arte si sente, non si ragiona.
MASSIMO.
Scusi, signore, io la ragiono. Mi piace la pittura che non capisco e mi piace perchè non la capisco.
HELMER.
La penetrazione dell'occulto.
MASSIMO.
Eh?
HELMER.
Dico: la penetrazione dell'occulto.
MASSIMO.
Ecco. Se quello che lei dice fosse in pittura, mi piacerebbe. I quadri che parlano chiaro sono sempre quelli. Comandano loro. È un bosco. È un prato. E io non sono sempre disposto a compiacermi di un bosco e di un prato. Invece in questi, ci vedo quello che voglio, secondo gli umori del momento. Comando io.
NENNELE.
Bravo Massimo. Le migliori pitture sono le macchie dei muri.
HELMER.
Oh!
MASSIMO.
Vero, vero. La mattina allo svegliare le guardo e ci vedo delle nubi, dei dromedarii, delle grotte, un imperatore, una focaccia....
GIULIA spettosa.
Arte economica.
Stende un foglio di carta sulla tavola.
HELMER.
Un momento.
Leva il ritratto di tasca.
Ci metto anche....
GIULIA piano.
Badate.
Helmer fa il pacco.
MASSIMO a Nennele.
Credevo di non arrivare. Non c'è stato anche qui un tempo scellerato?
NENNELE.
Sì.
GIULIA davanti alla tavola per nascondere Helmer.
Ieri e stanotte.
MASSIMO.
Oh, lassù. Disastri. L'Arve straripato, due ponti crollati, case rovinate, tre persone travolte nella corrente....
NENNELE.
Morte?
MASSIMO.
Oh! Chi ci casca! In mezzo minuto! Nemmeno il tempo di affogare! Sbattuto ai massi ed ai tronchi....
GIULIA a Helmer che ha fatto il pacco.
A me. Tenete. Io lego.
NENNELE.
Vedremo le traccie domenica salendo a Chamonix.
MASSIMO.
Ah, ci venite poi?
GIULIA.
Per mio conto ho pensato di no.
Si mette per legare il pacco che Helmer tiene in mano.
NENNELE.
Come? Eri tu che insistevi.
GIULIA.
A me non piace sfoggiare virtù al primo momento. Rifletto e faccio poi per il meglio.
NENNELE.
Già
Il ritratto scivola dal pacco e cade.
MASSIMO a Helmer.
Guardi.
Lo raccoglie.
GIULIA glielo strappa di mano.
NENNELE ha veduto e scoppia in una risata.
MASSIMO a Nennele.
Che c'è?
NENNELE ridendo.
Nulla.
GIULIA incarta e lega in furia.
Là. Così non scapperà più.
A Helmer.
A voi. Vi accompagno fino all'uscio dell'orto.
HELMER.
Grazie. Signorina. Signore.
Via Helmer e Giulia.
SCENA DECIMA.
Massimo, NENNELE poi GIULIA.
MASSIMO.
Mi spieghi?
NENNELE.
Mi fa schifo, schifo, schifo. S'è fatta comprare due sgorbi da quel bel signorino, che le fa il patetico intorno. Ha capito che era lui il compratore.... lui stesso moriva dalla voglia di tradirsi. M'hanno mandata via con un pretesto da collegiali. Che abbiano macchinato non so, ma lei, lei che prima era pazza per andare domenica a Chamonix e mi aveva rimbeccata per certe mie osservazioni, dopo.... hai sentito.... la saviezza! Ah, che anima bassa! E io ho passato una settimana a fare l'odioso e stupido mestiere di cane da guardia. Ho fatto questa ridicola cosa. Te la immagini eh? Una ragazza della mia età, che prende in custodia la virtù della sua matrigna.... Ti stupisce ch'io parli così? Non devo sapere? Non devo vedere? Ah! Tutte sanno e tutte vedono. Va là. Le commedie che c'inibiscono in teatro, le vediamo in casa, in casa, in casa. Solo mi fa meraviglia che m'offendano ancora. Di' la verità che ti sembro un piccolo essere corrotto e grottesco! Che pietà! Che ribrezzo! Che pensi di me, Massimo.... che pensi di me?
MASSIMO.
Imparo. Mi accorgo che il mio genere di vita, mi ha lasciato ignorare molte cose. Ma quello che penso di te, non ti può spiacere. Trovo molto salutare la tua rivolta.
NENNELE.
Non ne posso più. Se tu sapessi le idee che mi vengono in certi momenti! E mi sono anche alienato l'animo di Tommy. Tommy, che ha un sentimento così squisito dell'eleganza, deve aver trovate tanto misere e sciocche le mie pretese e la mia condotta. E si è voltato dalla parte di mammà! Se la intendono. Sorridono insieme, discorrono fra di loro, tacciono quando arrivo....
MASSIMO.
Ne sei gelosa?
NENNELE.
Meno di quanto avrei creduto.
MASSIMO.
L'orgoglio!
NENNELE.
Non mi capisci. Ne sono rattristata però. Tu sai nulla di Tommy?
MASSIMO.
No. Novità?
NENNELE.
Non so.
MASSIMO.
Ci attende, al suo ufficio?
NENNELE.
Credo. Se ne va tutte le mattine, rientra per la colazione, torna ad uscire, fino all'ora del pranzo. Ma ha l'aria scontenta. Ho fatto tanto per infondergli una volontà allegra. Ho cercato di volere per lui. Tu mi dicevi un giorno che la volontà può ogni cosa.
MASSIMO.
Bene applicata.
NENNELE.
Tu credi di poter sempre conseguire quello che vuoi?
MASSIMO.
Quasi sempre. Col tempo e col silenzio.
NENNELE.
Credi che potrei anch'io?
MASSIMO.
Credo di sì. Nei limiti del non assurdo. È certo che se tu volessi fare un uomo forte di Tommy.... che ha un sentimento così squisito dell'eleganza! E poi in te c'è ancora il dissidio fra gli istinti.... o meglio fra le abitudini e la ragione.
NENNELE.
Non mi capisci.
MASSIMO.
Ad ogni modo, non stancare la volontà, a cose vane. Chi si vuol perdere lascia che si perda. Che vuoi fare colla tua matrigna per esempio? Io credo che tuo padre l'ha pesata e giudicata, e che domanda una cosa sola, che non lo distragga dal suo lavoro.
NENNELE.
Non senti la ribellione?...
MASSIMO.
Vuoi ribellarti contro le foglie che il vento disperde? Trattienile se puoi. Hanno tanta grazia, e tanta eleganza, e non sai dove vanno a finire. Quella gente là non finisce. Nessuno farà mai la bricconata concludente: svolazzano di viltà in viltà e dileguano nella viltà universale. Un bel giorno, ti volti, non ci sono più.
NENNELE.
Così la pensi anche di Tommy?
MASSIMO.
Non so ancora. Volevo passare stamani dal mio amico per averne notizie. Ma con quel ritardo! Gli ho telegrafato dall'ultima stazione, che me ne telegrafasse qui. Sentiremo.
GIULIA entra dal fondo.
NENNELE appena la vede, a Massimo.
Guarda che il papà ti aspetta nello Studio.
Massimo s'avvia.
Appena sai nulla vieni a dirmelo, eh?
Via Massimo.
SCENA UNDICESIMA.
Giulia e NENNELE.
GIULIA.
L'hai mandato via per rimaner sola con me?
NENNELE.
No. Il papà aveva detto di mandarglielo.
GIULIA.
Si può sapere il perchè di quella risata sconveniente?
NENNELE fa per andarsene.
GIULIA.
Vieni qui.
NENNELE.
Mammà, è meglio che tu mi lasci andare.
GIULIA.
So quello che pensi. Ci sarà una sola cornice d'argento al mondo!
NENNELE.
Non parliamo di queste cose. È così volgare. Non ti dico nulla, non voglio saper nulla.
GIULIA.
Hai creduto che fosse la tua eh?
NENNELE.
Lasciami andare. Non parliamo. Mi ripugna.
GIULIA.
Lo sospettavi. Mi avevi fatto il tuo bravo interrogatorio.
NENNELE.
Era la mia, l'ho riconosciuta. Sospettavo prima di parlartene. Dopo avertene parlato ne fui certa. Ieri, passando ti ho veduta entrare in camera mia. Sono scesa nell'orto, mi son messa a cantare per non darti sospetto. Tu hai fatto capolino fra le tende. Sono risalita dopo qualche minuto, ho visto aperto il mio cassetto e mi sono accorta dì ogni cosa. Ho voluto parlartene per mostrarti che stavo sull'avviso. Non sarei mai più tornata su questo discorso.
GIULIA.
Inventi. Non è vero che io sia entrata in camera tua.
NENNELE.
Tommy ti ha veduto uscirne.
GIULIA.
Avrò aperto l'uscio per cercarti.
NENNELE.
Se ti piaceva potevi domandarmela.
GIULIA.
Non mi piaceva.
NENNELE.
Infatti. Per l'uso cui la destinavi....
GIULIA.
Quale uso? Ora ne viene un'altra. Quale uso? Volevo mostrare la mia gratitudine a chi si è dato la briga d'insegnarmi l'arte. Ho incorniciato, del mio, un mio ritratto. Vedi che te lo dico, tanto è innocente. Era un mio ritratto. Tu non lo sapevi nemmeno.
NENNELE.
Si capiva.
GIULIA.
Ne capisci tu delle cose!
NENNELE.
Molte, più che non credi.
GIULIA.
Ma sì. È da un pezzo che mi stai sulle piste. Bel rispetto! Fingevo di non accorgermene per riguardo a quel pover uomo di tuo padre.
NENNELE.
Eh.
Sorriso amaro.
GIULIA.
Ma ora che hai osato sospettarmi, voglio che si vada in fondo. Luce, luce.
NENNELE.
No, mammà, no, non facciamo guai.
GIULIA.
Niente, niente, si deve venire in chiara. Prove ci vogliono. Mi accusi? Prove. Tuo padre giudicherà.
NENNELE.
Te ne prego.
GIULIA.
Hai paura, eh?
NENNELE.
Paura?!
SCENA DODICESIMA.
TOMMY e dette.
NENNELE.
Ah, Tommy. Vieni, vieni. Non potevi capitar meglio.
A Giulia.
Ti rimetti in Tommy?
GIULIA.
Altro.
TOMMY.
Cos'è stato?
GIULIA.