# Come le foglie

## Part 2

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TOMMY.

Vergogna aver pagato i debiti?

GIULIA.

Aver giocato.

TOMMY.

Volevo ben dire! Un po' di morale!

NENNELE entra dal fondo della sala da pranzo.

GIULIA.

Vieni qui, vieni qui. Sei andata tu a chiamare il papà, eh?

NENNELE.

Sì.

GIULIA.

Bella cosa! Mi stai spiando.

TOMMY interponendosi. A Nennele.

Non rispondere.

LUCIA entra dalla comune con un biglietto che consegna a Giulia.

GIULIA lo prende, l'apre e lo legge con premura.

TOMMY durante le azioni sopradette. A Nennele.

E non pensare che ci sono io per te? Sarò un cattivo soggetto, ma....

NENNELE.

Perchè dici così?

TOMMY.

Perchè è vero.

GIULIA a Lucia.

Hai consegnato in persona i miei biglietti?

LUCIA.

Il conte Filippo dormiva ancora. L'ho dato alla cameriera. Il signor Sarzana l'ho incontrato per le scale e mi ha detto che sarebbe andato alla stazione. Don Michele è venuto lui in anticamera a consegnarmi quel biglietto. Mi ha domandato a che ora partivano; si troverà alla stazione anche lui.

GIULIA.

Porteranno dei fiori.

LUCIA.

Sono già di là. È venuto con me il domestico.

GIULIA.

E valli a pigliare.

Lucia via. Giulia rilegge il biglietto.

TOMMY piano a Nennele.

Mancavano i fiori per il viaggio!

NENNELE id. a Tommy.

Bel viaggio da infiorare.

LUCIA. torna coi fiori.

GIULIA li prende.

Oh belli belli!

NENNELE.

Mammà, si può chiudere in camera tua?

GIULIA.

Sì. Venga Lucia.

Dà i fiori a Nennele.

Tieni. Riponili che non si guastino.

NENNELE li getta sul sofà.

GIULIA.

Che modo è questo?

NENNELE.

Dove li devo mettere?

GIULIA la guarda, poi a Lucia.

Vieni con me.

LUCIA si avvicina a Nennele carezzevole.

Signorina.

GIULIA.

Andiamo!

Entra in camera con Lucia.

SCENA NONA.

NENNELE, TOMMY, poi ANDREA, poi MASSIMO.

NENNELE.

Ha proprio da aver mente a queste cose, oggi!

TOMMY.

Oh. Non moriremo per andare in Svizzera.

ANDREA dalla comune.

Posso mandare Gaspare coi bagagli, per la consegna?

TOMMY.

Le mie valigie?

ANDREA.

Le ha fatte scendere Gaspare per la scaletta.

NENNELE.

Mandatelo pure.

ANDREA.

Sa che è arrivato il signor Rosani.... il nipote.

NENNELE.

Massimo? Dov'è?

ANDREA.

L'ho visto ora dalla finestra che traversava il giardino.

NENNELE.

C'è già la carrozza?

ANDREA.

Stanno attaccando.

MASSIMO dalla comune.

Buon giorno.

Via Andrea.

NENNELE.

Oh Massimo. Quando sei arrivato?

MASSIMO.

Stamattina alle sette, diretto da Buda Pest. Buon dì, Tommaso.

TOMMY.

Caro Massimo!

MASSIMO.

Partite anche voi?

TOMMY.

Non era inteso?

MASSIMO.

Quando sono andato via, dieci giorni fa, lo zio era ancora incerto se venir solo o condurvi con sè. Ma ho capito ora a vedere i bagagli che venivate tutti.

NENNELE.

Troppi eh?

MASSIMO.

Mai! Meglio, meglio. E lo zio?

TOMMY.

Lo chiamo.

Va all'uscio di Giovanni.

Papà, c'è Massimo.

MASSIMO a Nennele.

E come va di umore? S'è riavuto un po'?

NENNELE.

È tranquillo.

MASSIMO.

E tu?--Ti rincresce venir via?

NENNELE.

Non vedo l'ora d'esser partita.

MASSIMO.

Questo non dice. Ti rincresce molto?

NENNELE.

Non vorrei restare.

MASSIMO.

Altra risposta che non risponde. Faremo conoscenza col tempo. Siamo primi cugini, ci diamo di tu, mi piacete tutti e due, ma da che siamo al mondo, ci siamo veduti due ore in tutto l'altra settimana.

TOMMY.

Io ricordo di averti veduto che avevi dodici anni. Eri uno sperlungone alto come una pertica. Io ne avevo dieci e Nennele cinque.

MASSIMO.

Io d'Irene non mi ricordo affatto.

NENNELE.

Nemmeno io di te.

MASSIMO.

Si capisce. Di Tommaso sì. Ti detestavo perchè avevi una cravatta più bella della mia.

NENNELE guardandolo.

Ora ti ripaghi.

MASSIMO.

Colle cravatte? Non ti devono mica andare a genio a te, le mie cravatte.

NENNELE.

Perchè? Combinano con tutto il vestito.

MASSIMO.

Vuol dire che ti spiacerà tutto il vestito. Ma non lo cambio.

TOMMY.

E hai ragione.

SCENA DECIMA.

GIOVANNI e detti, poi ANDREA.

GIOVANNI viene dalla sua camera.

Massimo.

MASSIMO.

Zio.

Si abbracciano.

GIOVANNI.

Mi fa tanto bene, sentirti con me.

A Nennele e Tommy.

Voi altri ci siete poi?

TOMMY.

Pronti.

GIOVANNI a Nennele.

Vedi mammà.

Nennele va in camera di Giulia. A Tommy.

E tu fa il giro di tutta la casa, a vedere se sono chiuse le stanze. E presto.

Via Tommy.

GIOVANNI.

Hai sbrigato i tuoi affari a Buda-Pest?

MASSIMO.

Benone. Ho ceduto l'appalto e con profitto.

GIOVANNI.

Mi rincresce che per causa mia....

MASSIMO.

Meglio un lavoro solo ed attenderci, che dieci e fare la spola dall'uno all'altro. Tu hai accomodato qui. Ebbi il tuo telegramma.

GIOVANNI.

Il deficit è di ottocento mila lire. Io abbandono questa casa che ha già un'offerta di trecento settanta mila lire. La scuderia, la rimessa, il mobilio, compresi gli arazzi e la biblioteca, furono calcolati ottanta mila, e cento mila la villa di Brianza che mi era costata oltre il mezzo milione. I creditori prenderanno il settanta per cento. A me non resta nulla. So che il Lauri, che era il mio principale creditore, fu così meravigliato della mia dabbenaggine, che mi diede del cretino, testuale, in piena borsa; ed un altro, amico mio anch'esso, e creditore soddisfatto anche lui, un elegantone, parlando del lavoro ostinato di tutta la mia vita e della mia probità altrettanto ostinata, ebbe a dire che sono un mulo corto--testuale anche questo.

MASSIMO.

Eleganza sportiva.

GIOVANNI.

Questo è il frutto che ho raccolto fuori di casa. In casa poi....

MASSIMO.

Giusto.... tuo cognato?

GIOVANNI.

Oh non parlo di lui. Mio cognato, quando le cose furono bene assestate, mandò da me mia sorella....

MASSIMO.

La zia Irene la ricordo.

GIOVANNI.

A portarmi dieci mila lire.

MASSIMO con una smorfia.

È più volte milionario, mi pare.

GIOVANNI.

Gli contano sette milioni.

MASSIMO.

Già. Naturale!

GIOVANNI.

Va là, che ha fatto assai. D'altronde mia sorella mi ha detto ieri che sarebbe venuta stamattina a salutare Nennele che è sua figlioccia e lo diceva con intenzione. M'aspetto già che le porterà una qualche somma.

MASSIMO.

Non ti aveva offerto di tenere con sè la tua famiglia i primi tempi?

GIOVANNI.

Sì. E avevo quasi accettato, per aver più agio laggiù di cercar casa. Ma poi....

MASSIMO.

La casa è trovata. Se ti piacerà s'intende. Me lo ha telegrafato ieri l'altro il mio primo assistente. È una casetta di contadini svizzeri, ma che era stata già casa di campagna di gente agiata. Due piani, sei locali ogni piano, un luogo incantevole fuori di città, un gran prato davanti. Il proprietario ha comperato un podere lì accanto ed è andato a dimorarvi. Il mio assistente l'ha mezzo impegnata, per seicento lire l'anno. Io riterrò due camere a pian terreno, per metterci il tuo studio, e per quelle pagherò io cento lire. Restano cinquecento a tuo carico. Ti va?

GIOVANNI.

Benissimo.

MASSIMO.

Bada che non dico per indurti a lasciar qui la famiglia. Si capisce che ti sia di conforto averla subito con te.

GIOVANNI.

Oh non è questo.

Pausa; poi con accento doloroso:

Sai perchè non li lascio? Non mi fido.

MASSIMO.

Di chi non ti fidi?

GIOVANNI.

Dei miei. Se tu sapessi cosa ho veduto in casa mia dopo che è venuta la rovina! Mia moglie ti par frivola e svaporata.... eh?

MASSIMO.

Non ho mai detto....

GIOVANNI.

Mi ha portato in casa un avvocato perchè mi persuadesse a frodare i creditori. Mi proponeva degli atti simulati.... per cessione della villa.... voleva vendere questi arazzi, alla macchia, e quando le dissi che sarebbe stata allora la bancarotta fraudolenta, il processo.... la prigione, sai cosa mi ha risposto? Mi ha risposto: Non faranno in tempo. Saremo partiti.

MASSIMO.

Già!

GIOVANNI.

E mio figlio, quello che Giulia mi proponeva di fare è persuaso che l'abbia bell'e fatto! Oh lui non sa e non misura s'intende, e non me lo avrebbe consigliato, ne sono sicuro; ma così alla grossa crede che il gruzzolo in disparte ci sia.... e ci s'accomoda. E non è l'offesa che mi fa a me. Che m'importa? È il segno dell'animo.... è la promessa di quello che avverrà.

MASSIMO.

Per L'avvenire ci saremo noi.

GIOVANNI.

Tu forse.... Ma io! Li ho rovinati.

MASSIMO.

Mio padre mi ha lasciato senza un soldo a quattordici anni, e lo benedico.

GIOVANNI.

Non ho autorità. Sono un bue da lavoro e nulla più. Tu non sai lo sforzo che mi è costato essere severo questi giorni. Non ci saprò durare. Non ho mai esercitata l'autorità. Non ne vedevo il bisogno. La ricchezza abbellisce tanto tutte le cose! Sono un cattivo padre, Massimo.

MASSIMO.

Aria fresca, aria fresca! Vedrai.

VOCE DI TOMMY dall'anticamera.

Ma no.... venite venite. Avranno tutti tanto piacere di vedervi.

GIOVANNI.

I commiati ora!

SCENA UNDICESIMA.

Detti, TOMMY, la signora LAURI, poi GIULIA, poi NENNELE e LUCIA.

TOMMY.

Papà. La signora Lauri.

LAURI.

Solo un saluto! solo un saluto!

GIOVANNI.

La ringrazio.

TOMMY all'uscio di Giulia.

Mammà. Nennele.

LAURI.

Non parlo, non parlo, perchè mi fa troppa pena. Perdo i miei migliori amici. Che desolazione! Chi parte non avverte il distacco; ma quelli che restano! Non ho chiuso occhio in tutta la notte.

GIULIA entra.

LAURI.

Giulia! Tesoro! Due minuti soltanto: il tempo di abbracciarti.

L'abbraccia.

GIULIA.

Come fosti buona!

LAURI.

E Nennele?

Nennele entra con Lucia.

LAURI.

Eccola. Amore.

L'abbraccia.

Non posso dire quello che perdo.

TOMMY.

E a me! Parto anch'io.

LAURI.

A voi la mano. Anzi tutte e due le mani.

TOMMY gliele bacia una dopo l'altra.

GIOVANNI dal lato opposto della scena, a Massimo

Guardali. Guarda mia moglie. Guarda mio figlio. Ti sembrano compresi del loro stato? Tu non sai, tu non sai.

È seduto sul canapè. I gomiti appoggiati alle ginocchia e la testa nelle mani.

LAURI.

Passate per il Gottardo?

GIULIA.

No, per Modane.

LAURI.

Peccato, il Gottardo è così pittoresco!

A Nennele.

Tu sei stata mai in Svizzera?

NENNELE.

Mai.

MASSIMO scuote amorevolmente Giovanni.

Coraggio, zio.

GIOVANNI.

Tu non sai. Non li conoscevo. La colpa è mia. Ma la prosperità accieca. Ah la grazia, l'eleganza, la gentilezza, cosa nascondono! Vedrai Massimo. Lasciarli qui? Avrebbero seguitato una vita di dissipazione equivoca. Ah no! Con me, con me. Se pure basterà.

MASSIMO.

Oh che dici!

GIOVANNI.

Vedrai. Quella è gente che non sa resistere alla bufera. Non c'è fibra Al primo soffio di vento se ne va, se ne va.

SCENA DODICESIMA.

Detti, ANDREA, poi la signora IRENE.

ANDREA a Giovanni.

C'è la carrozza.

GIOVANNI levandosi.

È ora di partire.

A Massimo.

Non è venuta.

Tutti in piedi vestono i soprabiti, cercano ombrellini, bastoni.

LAURI.

Verremo a trovarvi.

TOMMY.

Promessa. Consolare gli esiliati.

LAURI a Giovanni.

A lei dico una cosa sola: Cattivo.

GIULIA.

I miei fiori. Dove sono i miei fiori?

LUCIA porge a Nennele il cappello e la spolverina.

NENNELE.

Mi giravi attorno, povera Lucia.

LUCIA vuol baciarle la mano, piangendo.

NENNELE.

Zitta, zitta.

IRENE entra dalla comune.

Ah, vi trovo ancora.

GIOVANNI.

Mia sorella.

IRENE.

Avevo una paura di non arrivare in tempo. Sarei andata alla stazione.... ma temo di commovermi. Ci sarà mio marito. Nennele. Ti ho portato un po' di cioccolatto.... per il viaggio.

MASSIMO.

Ma guarda. Ma che regalo! Ringrazia, ringrazia la zia. Brava zia.

IRENE sbalordita.

Chi è? Chi è?

GIOVANNI.

È Massimo, nostro nipote.

IRENE.

Ah, sei cresciuto.

MASSIMO.

Da quando?

GIOVANNI.

Presto.

NENNELE.

Addio, zia.

IRENE.

Vengo, vengo, scendo con voi.

LAURI.

Tornerete presto.... me lo dice il cuore.

Escono cicalando per la comune. Giovanni li guarda uscire.

MASSIMO a Giovanni.

Non temere. Si ricomincia.

GIOVANNI.

Speriamo.

Via tutti.

Lucia resta sola e si getta a singhiozzare su di una poltrona.

NENNELE torna correndo, prende Lucia fra le braccia e la bacia mille volte in viso.

LUCIA.

Nennele. Nennele.

NENNELE.

Zitta, zitta, zitta.

Fugge.

_Cala la tela._

ATTO SECONDO.

Stanza semplice ma non misera nè del tutto disadorna. Poco alta. Soffitto di legno, pareti di legno. Nella parete a sinistra dello spettatore, un finestrone assai più largo che alto. Occorre che si possano aprire e chiudere le persiane. Fuori, alberi vicini. Nel fondo, due usci. Quello a sinistra mette in una piccola anticamera e di là alla scala. È la porta comune. Quello a destra mette nella camera di Giulia. Fra di essi, appoggiata alla parete, una credenza di legno con suvvi stoviglie. Nella parete a destra dello spettatore all'altezza della prima quinta, l'uscio che mette nella camera di Nennele. Tra questo e il fondo, un tavolino appoggiato al muro. Nel mezzo della stanza, una tavola rotonda coperta da un tappeto. Una sedia a sdraio di legno ricurvo presso la finestra. Sedie di legno.

SCENA PRIMA.

NENNELE seduta alla tavola del mezzo sta leggendo. TOMMY, a cavalcioni di una seggiola presso la finestra, fuma una pipa corta di legno all'inglese. GIOVANNI entra dalla comune.

GIOVANNI.

Nennele.

NENNELE.

Papà.

GIOVANNI.

Mi avevi domandato dei danari ieri sera, ti avevo pregato di ricordarmelo stamattina.

NENNELE.

È vero. Non ho osato.

GIOVANNI.

Perchè? M'è venuto in mente ora e sono salito a portarteli.

Le dà monete.

NENNELE.

Troppi.

GIOVANNI.

Cento franchi. Ne avrai fino alla fine del mese.

NENNELE.

Preferisco pochi alla volta.

GIOVANNI.

Gran somma!

NENNELE.

No, ma.... Degli ultimi che m'hai dato, mi mancano trenta lire.

GIOVANNI.

Ti mancano...?

NENNELE.

A conti fatti mi dovrebbero rimanere trenta lire e non me le ritrovo.

GIOVANNI.

Avrai dimenticato di segnare qualche partita.

NENNELE.

Bisogna dire. Benchè a ripensarci.... o le avrò perdute.... Comunque sia, preferisco domandarteli più spesso. Prendi. Tengo due marenghi.

GIOVANNI.

Tieni, tieni tutto. Bisogna imparare.

A Tommy.

Ti secchi eh, povero Tommy?

TOMMY.

E già con quest'ozio forzato.

GIOVANNI.

Ci vuol pazienza.

TOMMY.

Ti fa un bel dire a te che sei occupato tutto il giorno.

GIOVANNI.

Troveremo, troveremo.

S'avvia.

NENNELE.

Scendi? Bada che son quattro giorni che non vai fuori di casa.

GIOVANNI.

Ho da fare.

NENNELE.

E hai l'aria stanca.

GIOVANNI.

No. Questo no. Non sono mai stato così bene come in questi tre mesi da che siamo qui. Ah! oggi è giovedì. Viene Massimo.

TOMMY con tono di chi ne sia seccato.

Sì.

GIOVANNI.

Ebbene, andrò poi stassera ad accompagnarlo alla stazione quando riparte. Sei contenta?

NENNELE.

Va bene.

Via Giovanni.

SCENA SECONDA.

NENNELE e TOMMY.

TOMMY.

È certo che per lui nulla è mutato. O è mutato in meglio. Lavorava a Milano, lavora qui. Nessun seccatore. Aria buona di campagna aperta. Va in letto alle nove. Dorme. Che fai?

NENNELE.

Studio.

TOMMY.

Del resto, centomila lire di rendita e nello stesso luogo dove siamo, una villa all'inglese, invece di questa bicocca gemebonda, e anch'io non domanderei nulla di più al creatore del cielo e della terra.

NENNELE.

Che importa la casa, quando la bellezza sia fuori delle finestre?

TOMMY.

Bisogna abbellire la bellezza. La natura è un artefice incompiuto. Intanto qui sotto ci vorrei un parco con dei grandi alberi infruttiferi. E dell'erba sempre rasa. E un'erma solitaria fra i tronchi. E non vedere mammà nel bel mezzo della spianata, seduta sull'ignobile tripode, col cavalletto davanti, intenta a vituperare col pennello la beltà delle cose.

NENNELE.

Sta ancora dipingendo?

TOMMY.

Imperterrita. A quest'ora ha già messo a macerare il suo cinquantesimo Monte Bianco di cotone entro il cinquantesimo lago d'anice.

NENNELE.

È sola mammà?

TOMMY.

Ma ti pare! È coi due artisti confratelli. I _très honorés maîtres_. I grandi crimini non si commettono senza complici. Ma il Monte Bianco lascia fare e non ha l'aria di aversene a male. Guardali. Sembrano montati a macchina tutti e tre. Levano la testa come passerini che aspettano l'imbeccata, insaccano negli occhi la loro porzione di paesaggio e s'affrettano a renderla irriconoscibile sulla tela. Li hai visti mai da vicino quei due?

NENNELE.

Uno sì. Quel vecchietto. Viene qui qualche volta.

TOMMY.

Lo mandano. Di quando in quando la nostra ingegnosa matrigna s'accorge di aver dimenticato in casa un tubo dì colore, un pennello, il ventaglio, e sempre trotta il vecchio. Mai che si muova quello giovane. E allora il terzetto pittorico si muta in duettino contemplativo.

NENNELE.

Come sei acerbo! Che hai?

TOMMY.

Nulla.

NENNELE.

Che disgusto però!

TOMMY.

Quando è che ti sei accorta di quel denaro?

NENNELE.

Che denaro?

TOMMY.

Le trenta lire che ti mancano.

NENNELE.

Ieri l'altro.

TOMMY.

Dove li tieni?

NENNELE.

Lì, nel cassetto del tavolino.

TOMMY.

Non crederai mica che m'informi per profittarne.

NENNELE.

Oh Tommy.

TOMMY dopo una leggiera esitazione.

Al bisogno te ne domanderei.

NENNELE.

Ne vuoi?

TOMMY.

Povera Nennele!

NENNELE.

Ma già tu ne avevi di tuo.

TOMMY.

Tempo passato. Passato prossimo. Ma passato.

NENNELE.

Poco posso darti. Ne vuoi? Lesinerò sul resto.

Fa per aprire il cassetto.

TOMMY vincendo la tentazione.

Chiudi, chiudi. E tieni sempre chiuso a chiave. Non bisogna indurre la gente in tentazione. Gli artisti sono deboli.

Accenna fuori dalla finestra.

NENNELE.

Non pensar male. Ti sei persuaso, di', che il papà non ne aveva messi in disparte.

TOMMY.

Mah. Pare proprio.

NENNELE.

Ti rincresce?

TOMMY.

Figurati.

NENNELE.

E ora stammi a sentire.

TOMMY.

A sentir che?

NENNELE.

Se ho imparato. Se so. Prendi.

Gli dà un libro.

Segui cogli occhi senza interrogare. Comincia di qui. L'articolo.

TOMMY.

L'articolo! Tu studi di queste cose?

NENNELE.

Devo insegnarle, non le so.

TOMMY.

Non sai cos'è: l'articolo?

NENNELE.

Avanti, dimmelo tu.

TOMMY.

La, il.

NENNELE.

Sai che quelle parole sono degli articoli. Ma non mi sapresti dire lì netto e spedito che cosa sia l'articolo. E ancora questo forse--ma l'avverbio, ma l'interiezione! Ah!

TOMMY.

Vediamo.

NENNELE.

L'articolo è una paroletta che si può declinare.

TOMMY.

Declinabile, dice.

NENNELE.

Ma non recito mica la lezione: non voglio andare alla lettera. Voglio essere sicura della cognizione. È una parola che si può declinare e che messa innanzi ad un nome indica, determina.... sì, insomma, indica se questo è maschile o femminile, singolare o plurale. Per esempio, _il pero_ e _la mela_. _Il_ è articolo di sesso maschile perchè _pero_ è mascolino.

SCENA TERZA.

MASSIMO e detti.

MASSIMO entra dal fondo, depone un canestrino sulla prima seggiola, e rimane in ascolto non visto dai due.

NENNELE continuando.

E _la_ è articolo di sesso....

TOMMY.

Non si dice: sesso, si dice: genere. Sesso è una parola di cattivo genere.

NENNELE.

Di genere femminile.

MASSIMO.

Cosa diavolo state facendo?

NENNELE.

Oh, eri lì tu? Studio la grammatica per insegnare l'inglese.

MASSIMO.

Lo insegni in italiano?

NENNELE.

No. In francese.

MASSIMO.

E per insegnare l'inglese in francese, studi la grammatica italiana?

NENNELE.

Perchè parlare so. Quel che mi manca, sono gli elementi. È di sapere che siano quelle cose che sono eguali in tutte le lingue. Capisci?

MASSIMO.

No.

NENNELE.

Ho fatto una figura l'altro giorno! A quella lezione d'inglese che mi hai procurato tu: il figlio della vedova Rouillet.

MASSIMO.

Ci sei andata?

NENNELE.

Non mi pareva vero di guadagnarmi la vita.

MASSIMO.

La vita è molto.

NENNELE.

Già un luogo impossibile. La via, la casa, la scala, le stanze: il limbo dei santi padri. E lontano! Pioveva a rovescio. Laghi dapertutto. Buono che Tommy mi accompagnava.

MASSIMO.

Per bagnarvi in due.

NENNELE.

Ha preso una carrozza.

TOMMY.

Non dire queste cose a Massimo, gli fanno pena.

MASSIMO.

A me? Tutt'altro. Che ci stanno a fare le carrozze in piazza?

NENNELE.

Arrivo. Tommy mi saluta. Salgo le scale a tastoni. Avevo un batticuore! Suono. Viene la vedova in persona ad aprirmi.

MASSIMO.

Perchè batti tanto su quel vedova? Non l'ha ammazzato lei suo marito.

NENNELE.

Quella è la vedova tipo. Dalla nascita.

TOMMY con rimprovero esagerato.

Nennele! Una signora che ti paga!

MASSIMO lo guarda, poi a Nennele.

Andiamo avanti.

NENNELE.

La vedi.... scusa.... la signora, mi conduce in una specie di tinello dove ci mangiano, perchè sapeva di cavoli, e mi squadra da capo a piedi.... con un'aria! Poi mi domanda la mia età.

MASSIMO.

Ahi.

NENNELE.

Perchè?

MASSIMO.

Ti avevo fatta più vecchia di quello che sei. La tua gioventù poteva essere un impedimento.

NENNELE.

Bravo! Avvertimi! Per poco non s'è litigato. Essa mi dava 26 anni, io picchiavo sui miei 22. Breve: chiama il figliuolo.

TOMMY.

L'orfano.

NENNELE.

Che ha nome Gastone. Un mostricciattolo moccicoso a sedici anni. E Gastone appare. Io stendo il mio Ollendorf sulla tavola e faccio per cominciare. E la madre si mette a sedere a canto al figliuolo e mi pianta gli occhi in faccia come per sconcertarmi. Io comincio a dire una proposizione in francese, la traduco in inglese e la faccio ripetere a Gastone. Ma quella! Quella voleva la grammatica, le regole, le definizioni. Una tortura. Ho misurato d'un tratto l'abisso della mia ignoranza. Sai cosa mi ha trattenuto dal fuggire? L'idea della scala buia, che non si può scendere correndo. Non c'era altro che lasciarla dire e seguitare intrepida: il temperino del mio maestro, il cappello della zia, l'ombrello del mio vicino....

SCENA QUARTA.

Detti. 1.° PITTORE, un vecchietto, capelli lunghi, aspetto di artista romantico; entra dal fondo non visto.

1.° PITTORE, parlando quasi sillabato.

Perdono. L'ombrello della signora.

NENNELE.

Eh!?

Si volta stupita.

TOMMY id. id.

Il pittore!

Nennele scoppia in una risata e così pure Tommy e Massimo.

1°. PITTORE.

Perdono. Ho sbagliato forse? Domando l'ombrello della signora.

NENNELE sempre ridendo.

L'ombrello di mammà vuol dire. Tommy.... stai stai, vado io a pigliarlo.

Via a destra.

TOMMY al pittore.

Scusi, il caso ha voluto che lei ripetesse entrando....

1.° PITTORE.

Prego, prego, intendo. Ma la signora m'aveva mandato. C'è il sole risplendente.

NENNELE torna coll'ombrello e lo dà al pittore.

Eccolo.

1.° PITTORE.

Signorina, la ringrazio. Signori.

Via.

SCENA QUINTA.

TOMMY, MASSIMO, NENNELE, poi MARTA e il GROOM.

MASSIMO.

Chi è?

TOMMY.

È uno dei pittori di mammà. Un norvegese. Mammà ha scovato due pittori norvegesi al Circolo degli artisti e adesso lavorano insieme.

MASSIMO.

Allo stesso quadro?

TOMMY.

No, non sono così discreti. Oh sì! Ne fanno tre dei quadri. Fanno insieme dal vero, copiano al Monte Bianco, ma ciascuno fa il suo. Non ti va?

MASSIMO.

Non me ne intendo.

TOMMY.

Hai l'aria di disapprovare. Mammà lo fa a scopo di lucro, sai. Oh sarà una risorsa per la casa.

MASSIMO.

Li vende?

TOMMY.

Questo è un altro discorso. Li venderebbe.

MASSIMO a Nennele.

Sicchè quante lezioni hai dato?

NENNELE.

Una sola. Dovevo dar ieri la seconda, ma ho scritto che non mi sentivo bene.

TOMMY.

Di' pure che hai scritto per mio consiglio, anzi che ti ho dettato io la lettera. È la verità. Se Massimo disapprova, sappia almeno con chi pigliarsela.

MASSIMO.

Infatti Massimo disapprova. Ma non se la piglia con nessuno. Era da prevedere....

NENNELE.

Con gente così inetta!

MASSIMO.

