Come l'onda... Novelle

Part 9

Chapter 93,740 wordsPublic domain

-- Il male non l'ha fatto a me, ci siamo? ma a se stessa. Ormai io conoscevo tutti i difetti della bestia e la compativo; e siccome so, che è affatto incapace di correggersi, si farà sùbito prendere in uggia, e sarà ridotta in mezzo a una strada. Ci siamo? Il mio uscio le è chiuso sempre; la chiave l'ho in tasca e il portinaio è avvertito: in caso di un tentativo di scasso... per opera di madama, correre ad avvertire i carabinieri della caserma vicina. Mi sento smaritato meglio che col divorzio, che non c'è. Ah! Ne ho viste in nove anni, da che eravamo sposati! Ma io sono buono, prudente; ho sopportato il sopportabile e il non sopportabile.... Dillo tu, Gilletti. Mi hai sentito, qualche volta, lamentare in ufficio delle cattive maniere di mia moglie? Mai! Mai! Dicono di Giobbe! Ma costui, ci siamo? Doveva essere un poco di buono se il Signore gli buttò addosso tanti malanni. Infatti ebbe la sfrontataggine fin di rivoltarsi, di mettersi a tu per tu con Domeneddio... E intanto lo portano come esempio di pazienza! Ci siamo? Il vero Giobbe sono stato io, nove fitti anni, senza un solo giorno di riposo! Vi meravigliate di vedermi qui tra voi, per consiglio di Gilletti? Che dovevo fare? Uno sterminio, e andarmene in galera pei begli occhi di lei?

-- Bisognerebbe sentire tua moglie in contradittorio per sapere la verità vera -- feci io quel giorno, che era tornato in ballo il discorso... di madama.

-- Tu sei vedovo -- mi rispose -- e puoi dar ad intendere di rimpiangere la bon'anima. Io ti credo, perchè la tua signora era eccellente persona, giovane, bella, caritatevole, l'idolo del vicinato. Lo so perchè, due anni, siamo stati ad abitare nella stessa via e non molto distanti. Questo però non vuol dire. Io per esempio... ci siamo? Se mia moglie non avesse fatto quel che ha fatto, e Gesù Cristo se la fosse portata in Paradiso, non finirei di cantarne gli elogi in ogni occasione; anche per dispetto, se è vero che i morti vedono e sentono quel che fanno e dicono i vivi. Sarebbe un'atroce canzonatura, da far crepare di rabbia anche una morta, stizzosa come lei. In contradittorio, tu dici? Ma son sicuro che le dareste ragione, non fosse per altro, per farla star zitta. Figuratevi che una volta, dopo aver leticato un paio di giorni -- anche la notte! -- per certa stoffa di una veste ch'ella diceva indispensabile, ma che il mio povero bilancio mi faceva giudicare... ci siamo? se non superflua, inopportuna, vedendomi scappare via disperatamente di casa mi urlò dietro: -- Ti sbarazzerò di questa sciupona, ti sbarazzerò! Non dubitare! Sarai contento! -- E venne a urlarmelo dal pianerottolo, mentre scendevo le scale.

Quella mattina, in ufficio, ero una mosca senza capo, con la trista minaccia negli orecchi: incredulo dapprima, ma impensierito a poco a poco. Se tornando a casa, trovassi davvero?... Le donne sono capaci di tutto. Mi attendevo, di minuto in minuto, di veder comparire la donna spaventata: -- La signora!... La signora!... -- Ridete? Avrei voluto vedervi nel caso mio. Noi uomini siamo così sciocchi da voler bene alle mogli senza saperlo. E allora... ci siamo? Chiedo un permesso di urgenza al Capo ufficio, corro dal negoziante, compro la stoffa... Avevo dovuto, lì per lì, farmi prestare i quattrini da un usciere, che fa lo strozzino con gli impiegati... Salgo a quattro a quattro gli scalini di casa e inciampo nella donna che accorreva da me:

-- La signora, oh, Dio!... La signora!...

Mi sentii morire!... Si contorceva, come una serpe, sul letto mezzo disfatto, lamentandosi con voce rauca... Io tenevo ancora sotto il braccio l'involto con la stoffa. Se ne accorse; balzò a sedere, cessando tutt'a un tratto di contorcersi, di lamentarsi... -- Che rechi lì? -- E si mise a disfare lestamente l'involto.

-- È la stoffa! -- balbettai.

-- Ah! credevi davvero di trovarmi morta? L'hai comprata per scusarti, caso mai! Chi sa per chi sarebbe servita se fossi morta davvero!

E questo fu il bel ringraziamento, soltanto questo!... Ci siamo? So io quel che m'è costata quella mia imbecillità, con l'usciere che, ogni ventisette del mese: -- Signor Martelli... almeno gli interessi. L'ottanta per cento: un disastro!... E Bacci dice: In contradittorio!... Ma io mi sento felice e m'importa un corno, se la gente ride e sparla. Badino agli affari loro. Ieri l'altro intanto.... ho avuto la sodisfazione d'intravederla da lontano con indosso quella stoffa; l'ho riconosciuta e mi è parso di averle fatto un'elemosina... Ci siamo?»

-- Eppure -- gli disse Gilletti giorni dopo -- sembra che tu provi un certo piacere nel ragionare di lei. Confessalo: senti, è vero? che ti manca qualcosa....

-- Sicuro! E spesso spesso anche non mi par vero che mi manchi, tanto stimo incredibile la mia buona sorte!... Arrivo fino a compiangere quel disgraziato....

-- Ci siamo? -- suggerì Giuntini, provocando nuove risate.

-- Che volete farci? -- rispose Martelli, ridendo anche lui. -- È un riempitivo; mi scappa di bocca senza che io me ne accorga.... Ci siamo? Ecco!... La colpa è del mio Maestro di quarta. A ogni po', spiegando le lezioni, ci domandava: -- Ci siamo? -- E intendeva di dire: -- Avete capito? E noi ragazzacci, a coro: -- Ci siamo! Ci siamo!

Mia moglie non mi poteva soffrire, quasi il _Ci siamo?_ fosse stato un grave insulto per lei. Dopo sette anni avrebbe dovuto abituarsi, come io mi ero abituato ai suoi modi sgarbati! E dire che da ragazza sembrava la bontà, la cortesia, la gentilezza in persona! Siamo stati fidanzati diciotto mesi. Ogni atto, ogni parola, altrettante carezze! Paolino, qui! Paolino, là! Quasi non metteva un boccone in bocca -- le domeniche desinavo in casa dei futuri suoceri -- senza chiedermene il permesso. Ah! Gli scienziati perdono il loro tempo a fare.... Ci siamo? tante inutili scoperte, e non pensano a cercare un efficacissimo mezzo di impedire alle ragazze.... Sì, sì! qualche pastiglia, mettiamo, da dare alla fidanzata in un cartoccio di confetti per farle dire, suo malgrado, quel che realmente pensa del povero diavolo lusingato di esser voluto bene.... Sì! sì! Questa sarebbe la vera grande scoperta scientifica!... Ci siamo? A lei parrebbe di dire: -- Quanto sei buono! -- E, invece, direbbe: -- Quanto sei imbecille, caro mio!... Sarei scappato più che di corsa e oggi non mi troverei costretto....

-- Va là! Non ti dispiace poi tanto di essere tornato scapolo, di far vita di trattoria, -- lo interruppe Cantelli.

-- Ah! Intorno a questo, mentirei se dicessi che qualche volta il nostro _Pappataci_ non me la faccia rimpiangere. Quella mala bestia era una cuoca... una cuoca!... Ci siamo?... Quando voleva ottenere qualche cosa mi prendeva metaforicamente per la gola. Tornavo a casa. -- La signora? -- È in cucina. -- La risposta della donna significava: -- A desinare avrà una cosa delicata! -- E, attendendo la cosa delicata, riflettevo: -- Quanto mi costerà? Ci siamo? Cosa, realmente, da leccarsene le dita. Non resistevo, preso proprio per la gola! Ma la scontavo e come! Mi conforto pensando che la sconti anche... l'altro!

-- Ci siamo?

Giuntini gli faceva il verso: e così bene, che spesso Martelli ripeteva sùbito: -- Ci siamo? -- quasi per riparare una dimenticanza.

Ricorderò sempre il viso stupefatto con cui egli entrò nella nostra saletta da pranzo una mattina, a colazione. Lui, che prima di sedersi deponeva il cappello e soprabito e si lavava le mani, prese posto così come era entrato, brontolando parole incomprensibili.

-- Che ti è accaduto? -- gli domandammo parecchi.

-- L'inesorabile! L'assurdo! Ci siamo? Ci siamo?

Fummo maravigliati di sentirgli ripetere il suo ritornello: Non gli era mai accaduto fino allora.

-- Insomma.... che cosa? -- fece Grilletti.

-- Ero andato a comprare dei fazzoletti di filo... Mezza dozzina, perchè la stiratrice.... Basta: ero intento a far la scelta e.... chi mi veggo allato? Mia moglie!... Proprio lei!... Ci siamo?... in carne e ossa!... Mi guarda e.... fa: -- Buon giorno!... Stai bene; si vede!

Ero così sconvolto, col sangue tutto alla testa, col cuore che mi balzava! Ah! In certi momenti siamo proprio dei cretini!...

-- Parla per tuo conto! -- lo interruppi, sforzandomi di restar serio.

-- Avresti risposto anche tu come me, là, davanti ai commessi e agli altri avventori:

-- Buon giorno! Grazie! -- Grazie di che? ora che ci ripenso. E lei ebbe la imprudenza.... ci siamo? di continuare -- Che vuoi? Cose che accadono nella vita.... Se potessi spiegarti!

E non le voltavo nemmeno le spalle, non avevo il coraggio di piantarla là, in asso! Avrei dovuto schiaffeggiarla.... Intervenne il commesso: -- La signora desidera?... -- Vi sembra possibile che sia accaduto tutto questo?

-- Tua moglie, se non altro, è una donna di spirito -- disse Gilletti. -- E poi?

-- E poi?... È andata via, ripetendomi con tanto di faccia tosta: -- Se potessi spiegarti!... -- Attendeva la mia risposta; ma capì che stava per essere quale non l'avrebbe voluta.... Ci siamo? Perchè uno può smarrirsi come un ragazzetto colto in fallo, ma.... un solo momento! Dovette leggermi negli occhi intorbidati.... Oh! È impossibile! È assurdo!

-- Ma niente incredibile! Niente assurdo! -- rispose Cantelli. -- Intanto levati il cappello e il soprabito, e mangia la minestra che ti si fredda. Si tratta di sintomi buoni: prodromi di riconciliazione. Il pentimento è evidente. Tu dovresti passarti una mano su la coscienza e riconoscere quanto hai contribuito, da parte tua, a farle commettere la sciocchezza....

-- La chiami sciocchezza? Ci siamo?

-- Per la donna è una sciocchezza. Qualunque cosa una donna pensi e faccia, è una sciocchezza....

-- Anche se disonora.... se ammazza?

-- In questo caso poi è assai peggio che una sciocchezza. Le donne, secondo me, possono, devono qualche volta, essere ammazzate, ma ammazzare mai.

-- Disonorare.... è più di ammazzare!... Lasciami mangiare in pace. Non voglio discutere le tue solite enormità. Prodromi di riconciliazione? Pentimento? Che m'importa ora del suo pentimento? Doveva pentirsi prima di fare il male.... Mi fai dire stupidaggini!... Ci siamo?

Due settimane dopo, ci trovammo una sera noi due soli, Martelli ed io, a desinare. Gli altri avevano un banchetto regionale.

Martelli entrò masticando nauseato, quasi avesse in bocca un sapore di cosa amara. Buttò là, rabbiosamente, soprabito e cappello esclamando:

-- Quando si dice che uno è stato tirato proprio pei capelli si dice meno del vero! Ci siamo? Ma te la immagineresti tu una moglie.... come quella, che mi ferma in mezzo alla via, m'invita ad entrare in un caffè:

-- Ragioniamo! Te ne prego! Sii gentile con una signora! -- Così! Così!... Ed ha preso il mio braccio e mi ha trascinato dentro, in un angolo in fondo, mi ha fatto sedere, mi si è seduta accanto, e al cameriere ha ordinato tranquillamente: Due espressi! Così, così! Che potevo fare? Ci siamo? Te la immagineresti tu una moglie.... come quella, che nel tragico momento.... Giacchè lo capisci facilmente, il momento era tragico; avrei potuto saltarle al collo, strozzarla.... ero nel mio diritto; e poi eravamo soli.... Strozzarla e andarmene via zitto zitto.... Te la immagineresti tu una moglie.... come quella che prende con le mollette un quadrettino di zucchero e.... in quel tragico momento, ti domanda: -- Tre pezzetti, è vero, Paolino?... Avrei voluto risponderle con rovesciarle addosso la tazza fumante.... Ci siamo? E, invece, ho risposto....

-- Sì, tre!

-- Precisamente!

-- Da gentiluomo: non pentirtene.

-- E allora.... Non la finì più: -- Ah, Paolino! La mia disgrazia ha voluto così!... Ah, Paolino! Con la tua indifferenza, col tuo supremo disprezzo mi hai castigata abbastanza!... Ah, Paolino! Avrei potuto far peggio: fortunatamente non l'ho fatto! -- Paolino! Come durante il nostro fidanzamento.... Non mi aveva mai più chiamato così! C'è voluta tutta la mia.... ci siamo?... grandezza di animo per resistere; a capo basso, sì, sorbendo lentamente il caffè, sì, picchiando col cucchiaino sul vassoio per chiamare il cameriere.... Lo crederai? Voleva pagar lei.... -- Ti ho invitato io! -- insisteva. E appena il cameriere si fu allontanato: -- Ah, Paolino!... Non mi dici una parola di conforto? Di speranza? Di perdono?... Ah, Paolino!... -- dignitosamente le risposi: -- Ne riparleremo, signora! -- Tanto per troncare il discorso.... Ci siamo?

Avevo cominciato a fare un grande sforzo per non ridere e, di mano in mano, mi ero sentito invadere da profonda pietà per la miseria umana, di cui avevo sotto gli occhi un perfetto esemplare.

-- Hai avuto torto -- gli dissi. -- Certi ragionamenti bisogna troncarli netti, in modo da non doverci ritornar su; o pure....

-- Precisamente.... Ci siamo? quel che pensai sùbito.... Ma questa non è cotoletta!... -- s'interruppe. -- È suola da scarpe!... Da qualche tempo in qua, _Pappataci_ abusa della nostra remissione!

Fece un gran rabbuffo al cameriere, leticò col padrone....

Esagerava; non era vero che la cotoletta fosse più immangiabile di quelle delle altre volte. Si calmò e riprese:

-- Quel che pensai sùbito. E mi rimisi a sedere, e stetti ad ascoltarla guardandola in viso, per scrutarla.... Era sincera? Chi può mai dire quando una donna è sincera, dato che una donna possa mai essere sincera?... Ci siamo?

-- Non fare il pessimista!

-- È ravveduta, pentita.... Le son venute le lacrime agli occhi. Dice che quello, col pretesto di un affare urgente, è andato a Milano, a Torino, insomma, non si è fatto più vivo.... Che avresti fatto tu? Dimmelo, francamente; se ho sbagliato, sono ancora in caso di riparare.... Ci siamo? Che avresti fatto nei miei panni?

-- Quel che tu hai fatto! Nè più, nè meno!

-- Come lo sai?

-- Ci vuol poco a capirlo.

-- E mi approvi?

-- Pienamente.... Almeno non mangerai più cotolette di cuoio.

-- È strano, caro mio! Tu che sei vedovo, devi averlo provato meglio di me. Tua moglie era un angelo, era una santa.... Ma ci si abitua anche a una moglie demonio.... Ci siamo? E quando si è già contratta una abitudine.... È strano! Si rimpiange quel che ci faceva soffrire, disperare!... Ci siamo?.... Domani riprenderò.... la mia croce.... Pago il conto a _Pappataci_. Tu mi scuserai con gli altri.... Che ne dici? Che ne dici? Commetto un'imprudenza? Una debolezza? Una viltà?

-- Un eroismo! -- risposi.

Ed ero sincero.

Mi strinse la mano, lungamente, affettuosamente, e come conclusione di quel che non aveva saputo dirmi, soggiunse:

-- Ci siamo?...

L'UOMO RAPPRESENTATIVO.

VIII.

Grave, solenne nell'aria della persona, negli atteggiamenti, nelle mosse, nell'intonazione della voce, nelle scarse parole che gli uscivano di bocca, sembrava che la natura lo avesse creato apposta per dare con la sua presenza, in certe circostanze, un prestigio, un'importanza a cerimonie e ad avvenimenti, che questi, per loro stessi, non avrebbero avuto.

Parecchi anni addietro, quando Giacomo Romero era un impiegatuccio della Prefettura, nessuno avrebbe potuto prevedere che, a via di lenta ma continua trasformazione, quel giovane biondastro, magro, giallognolo, sarebbe diventato, da modestissimo scrivano, l'uomo rappresentativo, come tutti lo qualificavano ora, l'uomo indispensabile nelle riunioni, nelle feste, nei lieti e tristi casi della vita cittadina.

Era irriconoscibile. Gli accadeva sovente di vedersi fermato da un vecchio amico, che lo aveva da un pezzo perduto di vista:

-- Scusi.... Lei è...?

-- Giacomo Romero, ai suoi ordini.

-- Ah!.. Questo volevo dire! Sei tu!

Ma l'amico, che avrebbe voluto precipitarglisi addosso per abbracciarlo, si sentiva tenuto lontano dalla serietà, dalla dignità della rigida accoglienza che sembrava volesse dire:

-- Si, sono io.... ma non sono più quello.

Soltanto Pasquale Rosada che aveva, per due anni, abitato nella stessa topaia, quando frequentavano il ginnasio e che non aveva mai smarrito il buon umore neppure nei momenti più tristi, soltanto lui non si era lasciato imporre dall'aria solenne la mattina che lo aveva incontrato in cappello a cilindro, redingote e guanti neri. Gli si era piantato dinanzi squadrandolo da capo a piedi e gli aveva detto, ridendo:

-- Guarda!... Romero!... Indovino? Direttore di un ufficio di pompe funebri. Mi rallegro!

E con tutta la severità del vestito e con la premura che aveva di non mancare al trasporto di un commendatore segretario al Ministero della guerra, Romero si degnò di stringere la mano di Rosada e di atteggiare le labbra a qualcosa, che avrebbe potuto sembrare un sorriso di compatimento.

-- Tu non invecchi, tu non cangi mai! -- gli disse -- Beato te!

-- Vediamoci, rimango qui una settimana. Dove posso venire a trovarti?

Romero gli diè il suo indirizzo.

Era contento di far sapere all'antico compagno di ginnasio, il gran mutamento avvenuto nella sua vita. Nato da buona famiglia -- sua madre si gloriava di aver sangue nobile nelle vene -- aveva goduto appena gli ultimi bagliori dell'agiatezza del patrimonio dei Romero, andato in rovina per colpa del padre. Rosada appunto lo aveva conosciuto quando tutti e due stentavano a proseguire gli studi per poter arrivare a carpire un impiego. Poi:

Tu ver Gerusalemme, io ver l'Egitto.

come accade nella vita e come soleva affermare con quel verso dei pochissimi tenuti a memoria da lui, ogni volta che Romero voleva filosofare intorno a qualche avvenimento degno di quella poetica citazione.

Egli aveva preparato a quel burlone impenitente di Rosada la sorpresa di un ricevimento coi fiocchi. Voleva fargli vedere e toccare con mano che lo studentuccio Romero non era arrivato ad essere direttore di pompe funebri; ma un signore libero, indipendente, che grazie alla sua discreta posizione, alla sua intelligenza, al suo tatto, già contava per qualcosa nella società.

Rosada giunse preciso, all'ora fissata.

-- Ah! -- fece, fermandosi su la soglia del salotto dove Romero lo invitava ad entrare.

Non sapeva spiegarsi quell'esposizione di calzoni, di corpetti, di cravatte, di stivaletti, di scarpe, di scarpine che ingombravano il canapè, le poltrone, le seggiole e i tavolinetti.

-- Trovi un po' di disordine, ma con te faccio a fidanza.

-- Negozi in abiti belli e fatti?

-- Potrei, davvero; ma, capisci, la mia posizione ora m'impone certi obblighi.... Capisci!

-- Devi aver vinto una gran quaderna al lotto.

-- Ho ricevuto un'eredità. Quando si parla dello zio di America!.... Ebbene ci sono gli zii anche in Italia, nascosti in qualche parte, per non farsi scovare. Se non che.....

-- Un giorno li scova la morte..... e avrebbe dovuto scovarli anche prima.

-- In tempo, caro Rosada; in tempo e basta.... Che conti?

-- Ventidue paia di calzoni! Trenta corpetti!.... sessantacinque cravatte!

-- Appena il necessario, caro Rosada. Tu, fortunatamente, ignori le miserie della vita elegante: cambiar di vestito tre, quattro volte il giorno, secondo i diversi posti dove sei costretto ad andare; e stillarti il cervello se là conviene un abito grigio e là un pantalone scuro, e là quel corpetto, e là quella e questa cravatta.... Mi guardi, spalancando gli occhi, ma è così; uno sbaglio può far ridere di te, disonorarti, sì, disonorarti, perchè la reputazione di un galantuomo certe volte dipende da insignificanti nonnulla, che pesano su la bilancia del merito più di qualunque cosa savia.

-- E tu ti rassegni a queste stupide imposizioni?

-- Per forza, caro mio, per forza, se voglio conservarmi il posto che con molti stenti mi son acquistato nella società. Sono già qualcuno.... niente.... ma qualcuno da non poter essere confuso con gli altri.

-- Ti compiango.

-- Ci sono compensi, grandi compensi.... morali; sodisfazioni che non si possono ottenere facilmente.

-- Ma io, nel tuo caso.... Come? L'eredità ti ha liberato da ogni preoccupazione economica..... Hai avuto il gran coraggio di prender moglie.... Spero che non hai commesso lo sbaglio di cercarti un'amante, col pretesto di sfuggire quell'altro malanno. Sogliamo dire stupidamente così: malanno! Io però posso assicurarti.... Ah, se tu sapessi quel che ho attraversato nella vita prima di arrivare ad assestarmi un po'! Ora sono in un gran giornale genovese.... Amministratore. Scrivo io i più belli articoli. Domandalo a tutta la redazione.... a ogni fine di mese! Ho moglie e due figliuoli; ce n'è in fabbrica un terzo. Sarà il benvenuto anche lui. Ma io ho tempo di riposarmi, di divertirmi con la mia buona mogliettina e coi bambini. E tu ti stilli il cervello intorno alla scelta di un calzone, di un corpetto, di una cravatta e devi essere serio, serio, serio, agli ordini di tutti, alla mercè di tutti, da quel che ho potuto capire. Sinceramente, ti compiango!

-- T'invidio, avrebbe dovuto dire! -- pensò Romero, che non sapeva persuadersi come mai Rosada non fosse rimasto impressionato di quel che aveva visto e sentito.

Già certe cose non era in caso di intenderle. L'eredità! Ma si trattava del meno in quella sua grande trasformazione. Un altro avrebbe commesso sùbito la volgarità di prender moglie; un altro, più imbecille, si sarebbe dato in braccio di una piovra di amante e a quest'ora sarebbe nudo e crudo peggio di prima con la bella sodisfazione che si era goduto la vita! Lui, no. Aveva detto: -- Bisogna scancellare il passato! -- E aveva cominciato dalla sua persona. Sì, sì, gli scultori, i pittori.... Cose da far ridere! Ci vuol poco a mutare nella creta, nel marmo, su la tela i connotati di una persona. Ecco qui: la natura vi ha regalato un naso, una bocca, certe mani, e voi dovete farvene, per così dire, degli altri assolutamente migliori. Sissignore, si può. La natura si è compiaciuta di darvi un carattere, un'individualità; e voi dovete disfare il capriccio di essa.... È un capriccio, una cosa irragionevole. Vi ha dato appetiti che non potete sodisfare, facoltà che vi è impedito di adoperare, e.... Sissignori!

Si può! _Homo novus_! Ma dal dirlo al farlo.... ci corre. E quel cretino di Rosada non ha capito niente di tutto questo! Ha contato i calzoni, i corpetti, le cravatte; ha ammirato diciotto paia di scarpe di ogni sorta. Ed ha concluso: -- Ti compiango!

Egli soltanto, Romero, egli soltanto poteva apprezzare il gran valore della creazione di sè stesso. Chi è che ha detto: -- Se vuoi che gli altri piangano, piangi tu il primo? -- Avrebbe dovuto dire: -- Se vuoi che gli altri ammirino, comincia dall'ammirarti tu il primo!

Era il suo grande assioma. E aveva imbastito intorno ad esso una vasta teoria.

-- Non bisogna tentare di sbalordir la gente, ma lusingarla, ma illuderla.... Se voleste, potreste fare questo e meglio; ma non val la pena di confondersi, quando un altro si prende questa scesa di testa.

E, infatti, tante scese di testa se le prendeva volentieri lui.

-- Caro Romero, mi metto nelle vostre mani.... Voi lo sapete: i genitori, nel caso del matrimonio di una loro figliuola, perdono la testa. E ci sono tante pratiche da fare.... Disponete, ordinate.....

-- Caro Romero, la gioia della paternità.... istupidisce. Pel battesimo.... Una cosa degna dell'occasione.... Come se fosse cosa vostra....

-- Caro Romero.... È stata una grande disgrazia! Certe perdite annichilano mente e cuore.... Nessuno sa prendere un provvedimento opportuno.... Voi; non c'è altri che voi....

E bisognava vedere com'egli si trasformasse, secondo le circostanze, portando attorno dignitosamente la bella barba rossiccia, la testa ben pettinata, la persona diritta, impettita, quasi un matrimonio, un battesimo, un funerale avessero ai suoi occhi uguale importanza, ed egli si credesse in dovere di concedersi ad essi, egualmente, ma con le opportune modificazioni che testimoniavano della sua abilità, della sua pratica, della sua fine intelligenza per tutto che era mostra, apparato, esteriorità.

Non era arrivato a questo di primo acchito, nè senza aver dovuto reprimere dentro di sè certi sentimenti e certi impulsi che nei primi tempi rinascevano più forti, più violenti; quando già sembravano vinti e domati.