Part 4
In verità n'era malcontento. Non gli pareva di ritrovarsi in casa propria; quasi avesse fatto uno sgombero, egli che odiava gli sgomberi. Viveva da sette anni in quella casa. La sua felicità era nata e cresciuta là, in quelle stanze ariose, fra quei mobili che avevano veduto e sentito, quasi persone vive e di famiglia, tutto quel che più intimamente lo interessava e gli era caro, sin dal primo giorno dopo il viaggio di nozze.
-- Volevo farti una sorpresa, -- ella aggiunse, esitante.
Giulio sorrise. Infine, mobili e oggetti d'arte avevano solamente mutato di posto, dalle altre stanze nel nuovo salottino; e la loro disposizione era così gentile e intonata, che poco dopo egli non provava più il cattivo effetto della prima impressione. La bambina, arrampicatagli su le ginocchia, lo accarezzava, lo baciava, aggrappata al collo, chiamandolo: -- Babbino bello! Babbino caro!... -- Intanto, fra i baci e le carezze, egli osservava sua moglie:
-- Sei un po' dimagrita.
-- Ti pare?
-- E un po' pallida. Non sei stata malata, spero.
-- Ho avuto l'emicrania....
Rispondeva tranquilla, senza abbassare gli occhi sotto quegli sguardi che la scrutavano, anzi interrogava alla sua volta:
-- Tu però mi sembri pensieroso. Che hai?
-- La partenza di Carlo....
-- .... È partito?... Per dove?
-- Come? Tu non sai?... Carlo è partito per l'America, improvvisamente. Non disse niente neppure a te?
-- No.
Lo sforzo di fingere la rendeva quasi sincera. A quel nome, un leggero brivido le era passato per la schiena; ma, sùbito rimessasi, ella mostrava di ascoltare con curiosità e maraviglia il marito, che le raccontava l'improvvisa partenza del fratello.
-- Risoluzione inesplicabile.... Temo che qualche grosso affare non gli sia andato male.... M'informerò, senza destar sospetti. Ne sono molto impressionato.
-- Tornerà presto.
-- Dice che non tornerà più!... Che carattere strano!
Ella ebbe un senso di sollievo, e deviò il discorso.
-- I tuoi affari vanno bene?
-- Benissimo.
La bambina, presa in quel punto una mano alla mamma e mettendola in quella del babbo, gli diceva ridendo:
-- Non vedi?... La mamma vuol essere baciata anche lei!
* * *
Ogni apparenza era salva, ogni ragione di timore sparita; ella avrebbe potuto viver tranquilla, seppellendo nel più profondo del petto quel terribile segreto, ed ecco che la sua tortura ricominciava più atroce.
Con la irritazione contro l'incestuosa creatura che le palpitava in seno e non le dava nessuna delle sofferenze provate nella prima gravidanza, Teresa era divenuta così nervosa, così eccitabile che ogni insignificante contrarietà le produceva strani scoppi di stizza, seguiti spesso spesso da sfoghi di singhiozzi e di pianto.
-- Ma che ti senti, insomma? Sei malata? -- le ripeteva suo marito.
-- Non dire così; è peggio! -- rispondeva, piena di rabbia e di vergogna.
Una mattina che Giulio, turbato e tenendola per le mani, aveva insistito più del solito perchè parlasse, Teresa gli si era buttata al collo piangente, stringendolo forte, premendo con la faccia sulla spalla di lui.
-- Non lo capisci? Tu sei malata....
-- No! no!
E quasi gli aveva morso il collo, spaurita, sentendosi salire alle labbra la terribile rivelazione che la strozzava, soggiungeva:
-- No!... No!... È per la bambina. Ho il cuore grosso.... Non so....
E gli era cascata quasi in convulsione tra le braccia. Giulio, spaventato, aveva mandato sùbito pel dottore, il quale, dopo poche interrogazioni e osservazioni, s'era messo a sorridere; e nell'andar via gli avea raccomandato:
-- Bisogna che la signora stia molto calma. Le conseguenze d'un aborto potrebbero essere gravi.
Ella era rimasta sdraiata sulla poltrona, con tale abbattimento di forze da non poter tenere nemmeno semiaperti gli occhi; e mentre il marito la confortava, lieto del male passeggero, pregandola di riguardarsi, giusto le raccomandazioni del dottore, lacrime silenziose le scorrevano sul bianco volto, e le mani diaccie le tremavano stringendo la mano di lui.
-- Mi hai fatto paura! -- egli le diceva, asciugandole la faccia, accarezzandola, dandole lievi baci sulla fronte. -- Mi hai fatto paura, sai?
Ma Teresa non rispondeva, immobile, sfinita; e pensava fisso a quell'aborto, che sarebbe stato la sua salvezza, se fosse davvero avvenuto. E ruminando cattivi propositi contrariamente alle raccomandazioni del dottore, vedeva passare, quasi in sogno, una minuscola cassetta funebre portata via di nascosto da un uomo vestito di nero, come ben si addiceva alla trista cosa lì racchiusa.... E le pareva che quell'uomo vestito di nero, con quella funebre cassetta sotto braccio, andasse, andasse, andasse.... e si perdesse lontano, in una nebbia fitta, mentre le viscere dilaniate le doloravano ancora.
Non avveniva così. Il suo fragile corpo diveniva più resistente e più forte, il tormento dell'animo prendeva maggior vigore.
Così, di giorno in giorno, mentre il seno le si arrotondava per la più benigna e più sana gestazione che mai donna potesse desiderare, un odio sordo la invadeva contro quell'ostinato germe, che voleva vivere per forza e crescere e venire alla luce.... E picchiando sul proprio seno, intendeva schiacciare il capo dell'invisibile nemico lì dentro nascosto, finchè inorridita di quel soffio di pazzia che le aveva attraversato il cervello, non s'arrestava e non cadeva in ginocchio invocando il perdono di Dio e dell'innocente creaturina.
Era ingiusta. Non doveva risentire solo colei il peso dell'infamia altrui, nè scontarne la pena!
* * *
Poco dopo, la bambina s'era ammalata gravemente. Teresa avea voluto restare notte e giorno al capezzale della inferma. Preghiere non erano valse, nè minacce del marito per indurla a rimuoversi di là.
Il rimorso le lacerava il cuore. Ella rammentava con spavento la vile menzogna:
-- È per la bambina.... Ho il cuore grosso.... Non so!....
E il ricordo di queste parole le si mutava in terribile rimprovero, quasi avesse buttata così una cattiva sorte addosso alla figliuolina, che ora smaniava nel letto riarsa dalla febbre, tra la vita e la morte.
-- Oh, lei stessa la uccideva! La bambina avrebbe espiato, vittima pura, l'infame delitto di quell'uomo!...
E credendo di assistere all'agonia della creatura che era stata la sua gioia, il suo orgoglio di madre immacolata e felice, si sentiva intanto sussultar nel seno quell'altra con festoso anelare alla luce, con vivo senso d'allegrezza pel vicino sprigionamento. E presso il capezzale dove le pareva che l'alito freddo della morte gelasse il sudore sul viso sfigurito della sofferente, ecco il fantasma di colui -- dello scomparso -- che le si ripresentava dinanzi con umile aria di preghiera: -- Ti amavo, da due anni. Per questo m'ero allontanato da casa tua! -- Perchè se lo sentiva così pertinace nell'orecchio? Perchè il di lei pensiero vi si fissava dispettosamente, con una specie di sdegnosa compiacenza? E quando, Signore! quando? Ora che la sua figliuolina era all'estremo, ora che ella avrebbe dato volentieri in olocausto la propria inutile e triste vita, pur di sviare il pericolo da quel capo diletto!
Il Signore era stato misericordioso: non le aveva preso la bambina!
Teresa riviveva con lei. E al rifiorire del roseo colore sulle guancine dimagrite, le fioriva in cuore una nuova dolcezza di maternità, un senso di pace, che neppure quei rapidi sussulti del seno riuscivano a turbare.
-- La sua bambina era salva!
Si sentiva felice; non odiava più, con l'istessa intensità di prima, l'altra creatura che già si faceva sentire maggiormente col grave pondo e coi vaganti dolorini, preludi di un'altra fase di tortura....
Sì, di un'altra fase di tortura. La infelice non poteva pensare, senza raccapriccio, alla continua presenza di quell'insultante testimone della ignominia di lei, di quella menzogna, di quell'inganno vivente, che sarebbe stato di continuo sotto i suoi occhi e ch'ella non avrebbe mai potuto, mai! tenere come sangue e carne sua!... E allorchè il marito la rimproverava dolcemente, non vedendole preparar nulla per il prossimo arrivo del figliuolino tanto desiderato -- egli credeva con certezza che sarebbe stato un maschietto -- Teresa gli rispondeva:
-- Chi sa quel che accadrà?
Presentimento e malaugurio.
S'era fissata nell'idea di dover morire durante il parto insieme con la creatura da nascere; e se ne rallegrava, provando pure un indefinito terrore di quel momento, e non per sè, ma per coloro che sarebbero rimasti, il marito e la bambina.
E se la teneva stretta al seno per ore intere, accarezzandola, baciandola, quasi già fosse orfanella, dicendole cose strane, che la bambina non capiva:
-- Se me ne andassi?... Se non tornassi più?...
-- Saresti cattiva.
-- Non vorresti più bene alla mamma?
-- Dovresti portarmi con te.
-- Oh, no, piccola mia!
La bambina, impressionata da questi discorsi, la denunciò al babbo:
-- La mamma dice che se ne andrà, che non tornerà più.
Giulio impallidì. La persistenza di quel presentimento gli aveva dato nel cuore.
-- La mamma è una sciocchina -- disse, tentando di scioglier la mano da quella di sua moglie.
Teresa lo trattenne.
-- Hai ragione: sono una sciocca!
Provava insolita tenerezza anche per lui. Spesso gli gettava le braccia al collo, guardandolo fisso negli occhi, muta, quasi per compensarlo; vergognosa di non poter essere sincera e di dover tacere, lei, lei che non gli aveva mai nascosto un sentimento, un pensiero, com'egli a lei!
E non potergli dire: -- Taci! -- quando le parlava del bambino, che sarebbe stato il colmo della loro felicità coniugale!
-- Ah, se egli avesse saputo!...
Giulio intanto progettava di dare il nome di Carlo al nascituro, per ricordo del fratello creduto morto, da che non scriveva più e non se n'era potuto aver notizia nè dai Consoli, nè da altri.
Il mistero lo tormentava.
-- Così buono! Di carattere un po' chiuso, un po' fantastico, ma docile nella stessa impetuosità.
-- Qualche passione malaugurata! -- rifletteva talvolta.
Ed ella tremava nel sentirglielo ripetere.
-- A che stillarti il cervello? -- gli rispondeva con durezza.
Ma si riprendeva sùbito:
-- È tuo fratello; hai ragione.... Al bambino però, se sarà un bambino, daremo il nome di tuo padre. Non ti pare più giusto?
* * *
Negli ultimi quattro mesi era frequentemente ritornata dal confessore, ogni volta che si era sentita a estremo di forze. E il marito, lasciandole pienissima libertà, la canzonava un pochino, senza cattive intenzioni, credente anche lui, quantunque troppo distratto dal rimescolio degli affari.
In quella chiesa, dove tante volte aveva dato pienissimo sfogo al proprio cuore, ella trovava sempre il balsamo, che le addolciva la piaga, e gliela rendeva sopportabile, se non riusciva a guarirla. Ribellioni, indignazioni, tetri propositi, tutto si ammansiva, si acchetava in lei alla voce consolante, che le parlava in nome del Signore.
Un'intima corrispondenza si stabiliva allora tra lei e Dio.
-- Egli solo sapeva la verità!... Egli solo poteva giudicarla e compatirla!
E, una o due volte, si era sorpresa con parole di preghiera, con invocazioni di perdono sulle labbra anche in favore di colui che le aveva fatto tanto male.
-- Era morto? O espiava terribilmente il delitto di un istante?...
Là, in chiesa, poteva pensarci senza che la coscienza le si rivoltasse, senza che un'ondata d'odio e di orrore le si sollevasse nel petto.
-- Dovete perdonare anche voi, figliuola mia! -- le ripeteva il confessore.
E dietro il confessionario, a piè dell'altare, le riusciva facile. Ma da lì a poco, in casa, ai primi sussulti del seno, non sapeva, non poteva più!
In quell'ultima settimana, con la fissazione di dover presto morire, un senso più vasto di pace e di serenità la penetrava tutta, una tenerezza di distacco e di rimpianto, che involgeva persone e cose e le gonfiava gli occhi di lagrime. Non ne parlava per non rattristare anticipatamente suo marito. Si sforzava anzi di mostrarsi allegra; e preparava il corredino, quantunque lo credesse inutile, e la sola vista di quelle fasce, di quei pannilini, di quelle camicette, di quelle cuffiettine le desse i brividi.... Ma il suo Giulio n'era contento; voleva apparir contenta anche lei.
Acuti dolori l'avevano tormentata fin dalla mattina e non aveva detto niente al marito. La morte, invocata e aspettata, ora le metteva spavento; e le pareva di allontanarla con l'illudersi che quelli che la incalzavano, non fossero i dolori prenunzi del parto. Andava da una stanza all'altra, appoggiandosi alle pareti e ai mobili nelle strette che si rinnovavano sempre più forti, intestata di avvertire il marito soltanto all'ultimo, quando non avrebbe più potuto nascondergli le sofferenze. A un tratto aveva gridato:
-- Giulio! Giulio!
E gli s'era aggrappata al collo, baciandolo desolatamente con le labbra diacce:
-- Giulio! Muoio! Giulio!...
* * *
Neppure allora era morta!
Si tastava tutta, tastava le coperte del letto, per convincersi d'essere ancora in vita, per accertarsi che proprio suo marito accarezzasse e baciasse il bambino ignudo, vagente tra le mani della levatrice. Girava gli occhi attorno, stupita che il presentimento l'avesse ingannata; con tale confusione nella mente, e tale indicibile prostrazione di forze da credere di sognare, o di vedere ogni cosa a traverso una nebbiolina leggera, in mezzo alla quale si muovevano silenziosamente le persone, mormorando parole a voce bassa e che ella non riusciva ad afferrare.
-- Forse si muore in questo modo! -- pensava.
Al destarsi dal sonno riparatore che l'aveva vinta, allo scorgere a piè del letto il marito in amorosa contemplazione del neonato, che riposava coperto d'un velo di tulle, al: -- Come ti senti? -- di Giulio, a cui dalla commozione e dalla gioia tremava la voce, ella lo fissò spalancando gli occhi, sorridendogli inconsapevolmente. Sentiva intanto dentro di sè un'oppressione non mai provata, uno strazio nuovo: la barbara violazione del cuore materno, che le rendeva repugnante la bella creaturina dormente lì accosto.
-- Guardalo.... Che bocciuolo di rosa!
Giulio non si era contentato di sollevare il velo di tulle da una parte; ma, spinte le mani sotto il guanciale dove il piccino era adagiato, lo aveva deposto delicatamente a fianco della mamma, perchè potesse ammirarlo senza scomodarsi.
Ella si trasse un po' indietro e serrò gli occhi....
-- Che hai, Teresa? Ti vien male?
-- Allontana cotesto guanciale.... Mi opprime il respiro. E questa coperta....
Non era vero. Voleva soltanto, a ogni costo, evitar di baciare il piccino; avrebbe voluto, se fosse stato possibile, impedire egualmente che suo marito lo baciasse....
Quelle carni rosee non gli avrebbero dato alle labbra una sensazione rivelatrice?... A lei, poi, sarebbe parso di baciare....
Oh, no.... mai, quantunque il suo cuore di madre la invitasse intanto e la spingesse!... Avrebbe voluto, almeno, che qualche tregua si fosse stabilita tra la innocente creaturina e lei; ma nel tempo istesso che parte di lei così desiderava e voleva, l'altra parte, la più orgogliosa, si tirava indietro, s'adontava di quel desiderio, si ribellava a quella volontà e cercava di paralizzarla!
Voleva forse baciare...?
E restava là, cogli occhi serrati, inerte, sotto lo spasimo della chiusa tortura; pensando con terrore che finalmente, una volta o l'altra, doveva vincere la ripugnanza.
E inorridiva dell'inevitabile contatto, che le avrebbe fatto risentire più immediata la violenza patita.
La mattina che dinanzi al marito non potè fare a meno di baciare il figliuolino prima di tentare di attaccarlo al seno, appena sfiorate con le labbra quelle carni delicate, Teresa gettò un urlo e cadde in deliquio.
* * *
Si era immaginata che dando il bambino a balia, avrebbe dovuto sentirsi alleviata, sollevata; invece era peggio. Giulio parlava continuamente del piccino. Ogni due o tre giorni le proponeva una scarrozzata fuori Porta, fino alla cascina della balia. La figliuola, anche lei, rammentava in ogni istante il fratellino con cui avrebbe voluto già fare il chiasso insieme. Così l'odiata creaturina, quantunque lontana, riempiva la casa di sè più che se fosse stata presente.
E poi....
-- Come?... Perchè ora?... -- ella si domandava, spaventata.
E poi, qualcosa di strano, di mostruoso cominciava ad avvenire dentro di lei....
-- Come?... Perchè ora?... Dio! Dio!
Quell'altro, lo scomparso, tornava a poco a poco a farsi risentire, dimessamente al suo solito, supplichevole: -- T'amavo! Da due anni!...
-- Come?... E lei, lei più non se ne offendeva?...
E lei stava ad ascoltare, mezza indignata, sì, ma pari a chi si lascerebbe forse commuovere, se colui avesse insistito? E nella solitudine in cui volentieri rimaneva per lunghe ore della giornata, il ripetio di quel: -- Ti amavo!... Da due anni! -- diveniva sempre più insinuante e più forte.... E all'allucinazione del suono delle parole, s'univa quella della figura, alta, bruna, dal viso serio, dallo sguardo quasi severo e contenuto a stento, mentre qualcosa le si ridestava in tutto il corpo con lento brulichio di sensazioni e di vibrazioni, qualcosa rimasto a germogliare nell'oscurità feconda, e che usciva fuori a un tratto, e si espandeva e fioriva.
Questo le pareva più abbietto della prima violazione del suo corpo....
-- No! No! No! -- protestava sdegnata, come in quel triste istante, in quella sera: -- No! No! --
Inutile!
-- Ti amavo da due anni! -- E lei non se n'era mai accorta!... Quanto avea dovuto soffrire colui! Che tormenti e che lotte! E si era esiliato per lei! E aveva abbandonato tutto.... per lei..., per espiare la colpa d'un istante! -- ella pensava trasognata, quasi un'influenza esteriore le spingesse la povera mente verso quel punto e ve la tenesse fissata.
E riscotendosi tutt'a un tratto, guardava attorno atterrita, feroce contro colui, riboccante di sprezzo di se stessa, con così tragico pallore sul viso, e sguardi così smarriti, che Giulio tornava a impensierirsi.
La gravidanza ora non c'entrava più. Certe stranezze del carattere di sua moglie diventavano addirittura inesplicabili. Non la riconosceva!
Nei momenti, nei giorni ch'ella tentava di rifugiarsi in lui per vincere il tristo dèmone, egli la vedeva sempre agitata, eccessiva in quei baci ed abbracci più da amante che da moglie, e affatto diversa da quella ch'era stata fin allora.
Poi, ella mostrò improvvisamente desiderio di lanciarsi fuori della cerchia intima e tranquilla che li aveva accolti tant'anni, ignari quasi ed ignoranti, paghi e contenti della felicità di amarsi e di sentirsi amati fra le consapevoli pareti, dove non giungeva nessun rumore della vita cittadina. E a quegli scatti di sensazioni, a quei capricci di passeggiate, di visite, di teatri, di feste, che lo maravigliavano assai, Giulio cominciò a temere che la gravidanza non avesse lasciato in lei qualche funesto germe d'esaltazione nervosa.
Il dottore, ripetutamente consultato senza che Teresa ne sapesse nulla, era stato d'uguale parere. Avevano fissato insieme un metodo di cura abilmente combinato; viaggi, bagni, regime ricostituente.... Ed ella aveva sùbito acconsentito, lietissima. Capiva che già v'era qualcosa di guasto dentro di sè, di affievolito per lo meno.
-- Ma che posso farci?... Il nemico è in agguato.... qui, nel mio cuore, nel mio cervello!...
* * *
Andati per vedere il bambino, avevano trovato la balia piangente.
-- Signora mia, non vuol succhiare il latte!
-- Da quando? -- domandò Giulio.
-- Da ier sera, dopo le otto. Alle quattro aveva poppato benissimo.
Giulio disse:
-- Non è nulla.... Riportiamolo in città.
Fingeva di non essere turbato, per rassicurare Teresa che teneva fissi gli occhi su la culla dove il bambino, col viso pallido, i labbrini violacei semi aperti e le manine increspate, dormiva.
Che triste ritorno!
Ella si era raccolta in fondo alla vettura, muta, stringendo una mano di Giulio. La balia seduta dirimpetto, canticchiando sotto voce, cullava il piccino; e la bambina, su le ginocchia del babbo, stringendogli le braccia attorno al collo, guardava lui, e la mamma, e non osava di rompere il silenzio. Solo Giulio, che invece avrebbe voluto piangere, tanto aveva il cuore oppresso, ripeteva di tratto in tratto, monotonamente:
-- Non sarà nulla! Non sarà nulla!
Alle prime parole della balia, Teresa aveva avuto un sussulto:
-- Se il bambino morisse!
E il malvagio istintivo movimento era stato sùbito seguito da un senso di ribrezzo e di orrore. Poi, in casa, attorno al lettuccio del bambino, quando già si poteva leggere in viso al dottore il destino della povera creaturina, la brutale preoccupazione della propria salvezza aveva preso di nuovo il sopravvento, snaturata, senza pietà. Sentendosi quasi perduta, la infelice si aggrappava a tutto. Pur di salvarsi lei, che doveva importarle degli altri?... Perciò s'irritava contro suo marito che, inconsolabile, forsennato, pregava, scongiurava il dottore con insistenza bambinesca, quasi lo credesse padrone della vita e della morte e capace di fare un miracolo! Il maleficio le pareva legato a quel filo di esistenza, che non voleva spegnersi, che non volevano lasciar spegnere... lui specialmente, suo marito!... Ed ella vibrava tutta, si sentiva squassare tutta; vedeva fiammelle.
E immediatamente, cadeva in grande prostrazione, mutata di punto in bianco, con le lacrime agli occhi per quella creaturina agonizzante; stupita che poco prima avesse potuto desiderare e affrettare coi voti l'empio scioglimento.
-- Ma sì, ma sì!... Lo voleva! Aveva sofferto troppo!... Non resisteva più! E vedendo il marito chinato sul lettuccio, dolorosamente intento a spiare il mancante respiro del bambino, si sentiva spinta ad afferrarlo per un braccio e strapparlo di là, e urlargli una terribile parola. Il sangue le affluiva al cervello, le martellava le tempia; un violentissimo tremito tornava a scoterle la persona.
-- Giulio!... Giulio!...
Voltandosi al grido sommesso, egli l'avea vista accostare cautamente, in punta di piedi, con gli sguardi smarriti e un dito sulle labbra.
-- Lascialo andare, Giulio!... Lascialo andare!...
E lo tirava via dolcemente, sorridendo triste, scotendo la testa con movimento significativo.
-- Teresa! Teresa mia! -- balbettò Giulio, non comprendo ancora tutta la sua sventura da quegli occhi smarriti, da quelle parole incoerenti.
-- Lascialo andare.... Ti vorrò più bene.... Vorrò bene a te solo! A te solo, sì! -- ripeteva la misera pazza, tirandolo pel vestito: -- A te solo!
* * *
Sei mesi dopo, al ritorno della ragione, ella credeva di aver fatto un lungo orrendo sogno, e lo raccontava al marito, domandandogli a intervalli:
-- Ho sognato, è vero?
-- Sì, hai sognato -- egli rispondeva fremendo al ricordo degli orribili deliri di lei, che gli avevano rivelato l'atroce verità. -- Sì, hai sognato.... Abbiamo sognato tutti! -- egli soggiunse all'ultimo.
E pensava quasi con invidia al fratello, che aveva cessato di sognare, uccidendosi in Australia.
SOGNO VIVENTE.
III.
Miss Flower faceva davvero onore al suo cognome. Alta, bionda, con occhi azzurri, limpidissimi, carnagione bianca, freschissima, voce di rara dolcezza, accento che dava particolare incanto all'italiano da lei parlato, non lasciava supporre che avesse già varcato la trentina, avviata verso quell'età in cui la donna sembra di arrestarsi per qualche tempo, quasi sgomenta di andar oltre.
Il giorno che Efisio Ronchi la vide entrare nel suo studio, accompagnata dalla signora Pinotti, moglie del commendatore paesano e vecchio amico di lui, ebbe la sensazione che la signora gli avesse condotto colà qualcosa di irreale, un sogno vivente, com'egli si espresse col suo immaginoso linguaggio di artista.
-- Bisogna proprio venire a scovarvi qui! -- disse la Pinotti. -- Vi siete fatto prezioso.