Come l'onda... Novelle

Part 3

Chapter 33,661 wordsPublic domain

Ella aveva lasciato abbandonatamente cadere la mano destra poco discosto dalla mia testa. Sedevo più basso di lei e rimasi alcuni minuti a guardarla come un goloso, con l'acquolina in bocca. Piccola, dalla pelle fine e lucente, dalle ugne color di rosa, sfiorarla con la guancia e le labbra divenne tentazione insistente. Mi spingevo in là senza parere, quando l'improvviso scostarsi di alcuni ciottoli sui quali poggiavo il gomito accelerò il movimento, e la mia guancia si posò su la mano di lei... che non si mosse!

Allora non mi mossi nemmeno io. Cominciai ad accarezzargliela con tenere pressioni, che mi facevano gustare tutta la delicatezza della pelle. Avevo già perduto ogni conoscenza di me stesso.

Alzai gli occhi. Ella, avvertito forse quel movimento, chinava in quel punto il viso dalla mia parte, con le labbra semiaperte al sorriso quasi ebete che rivela il venir meno della persona per eccessiva commozione, con le pupille lampeggianti di sensualità.

-- Claudio!... Claudio!... disse dolcemente, languidamente.

Ero già levato sui ginocchi e la stringevo tra le braccia, soffocandola dai baci.

Fu un minuto.

-- Fortuna che nessuno ci abbia visti! -- esclamò Emilia quando, rientrato quasi repentinamente in me, le sciolsi le braccia dal collo.

E rise, con un riso allegro, sonoro, che in quel punto mi parve tristamente triviale. Non c'era in esso nessun'eco della profonda commozione, che doveva agitarle tutto il corpo, ma contentezza, appagamento, scoppio di sodisfazione volgare....

Avrei preferito che quella pigra ondata del mare, morente sui sassi, si fosse a un tratto levata su sdegnosa e mi avesse travolto e annegato; avrei preferito che, mentre ricercavo avidamente la sua bocca e la stringevo al mio petto, Paolo fosse comparso all'improvviso sul ciglio della spiaggia e mi avesse fulminato con una parola, o mi si fosse slanciato addosso con furore di amico e di amante tradito. Niente! L'onda continuava il monotono mormorio; il silenzio meridiano incombeva attorno non turbato nemmeno dal ronzio d'un insetto.

Ella non capì quel che avveniva dentro di me.

-- Fa troppo caldo, -- disse.

-- Fa troppo caldo, -- ripetei.

E raccolte le canne da pesca, le porsi la mano per aiutarla a montare la rozza scalinata.

Giungemmo a casa senza scambiare una parola.

Avevo il cuore grosso.

* * *

Che nottataccia!

Al cader della sera mi si erano ridestate più violente nel cuore le bufere della giornata. Smaniavo, mi strappavo i capelli.

-- Perchè non spingevo quell'uscio? Perchè non entravo all'improvviso?

Verso le due dopo la mezzanotte il mio delirio giunse al colmo. Mi tolsi le pantofole e, a piedi scalzi, trattenendo il respiro, traversai il salottino e la stanza, che dividevano la mia dalla sua camera.

Origliai un pezzo all'uscio per persuadermi se Emilia era sveglia. Grattai leggermente l'uscio; nessun movimento. Dal buco della serratura vedevo la lampada agonizzante sul tavolino accanto al letto; da piedi scorgevo le sottane e il corpetto buttati disordinatamente sopra una seggiola e un po' strascicanti per terra. Che malia in quelle ombre!

Ritornai vergognoso e disilluso in camera mia, e molto tardi cedetti al sonno.

Chi mi svegliò la mattina dopo? La voce di Paolo. Era arrivato senza avvisarci.

-- Poltrone, -- urlava dietro all'uscio. -- Dormire fino alle dieci, in campagna!...

* * *

Sei giunto a proposito -- gli dissi dopo la colazione. -- Ero sul punto di andar via senza più aspettarti.

-- Otto giorni di maledetta febbre, altri quattro di prigionia, di riposo in casa per ordine del medico. Un'eternità! Che smanie! Ora mi rifarò del tempo perduto....

Egli rideva, mentre io dovevo apparirgli pallido come un morto. Ripetei:

-- Ero sul punto di andar via.

-- No. Rimarrai un paio di giorni, ora che ci sono io.... -- rispose Paolo.

-- Impossibile!

Non sapeva darsene pace. La signora Emilia aggiungeva anche lei qualche parola, ma non insistente e calorosa.

Avevo appena la forza di guardar Paolo in faccia; la sua schietta cordialità mi feriva il cuore. Fui fermo.

Verso le cinque di sera, sul punto di montare a cavallo:

-- Senti, -- egli mi disse, -- sono in collera. Non ti accompagnerò nemmeno fino al limite dell'ex-feudo.

Infatti rimase su la terrazza.

Poi, volgendosi alla signora Emilia che, ritta in mezzo alla spianata, a pochi passi da me, mi guardava con occhi sdegnosi e turbati:

-- Pregalo tu, -- soggiunse. -- Forse l'insistenza di una signora lo piegherà.

La signora Emilia si accostò, guardandomi fisso negli occhi; e con accento represso e vibrato mormorò, impallidendo:

-- Perchè mi fuggi?

Si morse le labbra.

-- Ma se rimango -- risposi a bassa voce anch'io, -- commetteremmo un'infamia.

-- Che scrupoli! Ormai!... -- brontolò con inesprimibile mossa di sdegno, voltandomi bruscamente le spalle.

Quelle triste parole mi resero la mia coscienza di uomo e la mia fierezza di carattere.

Salutai, montai a cavallo, e mi rivolsi indietro soltanto per rispondere a un ultimo addio di Paolo.

La serata era calma, splendida di tutte le glorie del vicino tramonto. Di mano in mano che mi allontanavo dalla Marza, mi pareva che il cielo si vestisse gradatamente d'un sorriso più bello, e che su quella profonda limpidezza, oh gioia! tornasse ad apparire la soave figura della mia Jela, casta e pietosa come prima, sorridente di perdono.

E quando comparvero le prime stelle, mi sembrò, proprio, che i limpidi occhi di Jela si affacciassero di lassù per un commovente saluto.

ORRORI.

II.

Insidia, aggressione?... Non avrebbe saputo dirlo neppur lei. Qualcosa di vigliacco e di brutale.... Un'infamia!

E al ricordo di quell'istante in cui la violenza del cognato aveva impresso a tradimento un bollo di fuoco nelle sue carni di moglie immacolata, ella agonizzava senza tregua, senza poter confidarsi con nessuno, all'infuori del Crocifisso a piè del quale s'era buttata, protestando per la propria innocenza, sciogliendosi in lagrime nel buio della camera, la terribile notte seguita alla sera della violazione, quando le era parso d'impazzire, di morire... e non era nè impazzita, nè morta!

Com'era avvenuto?

Se lo domandava spesso, tentando d'illudersi per non più ricordarsene, per non più crederci; per ottenere, almeno così, un momento di riposo in quello straziante travaglio del sangue, dei nervi, dell'intelligenza che tornavano a ribellarsi contro l'oltraggio, quasi continuasse l'opera sua vituperosa; indignata di se stessa quando credeva che la volontà non reagisse abbastanza da scancellarle dalla memoria l'orribile impressione; irritata contro tutti perchè non la soccorrevano, anche ignorando la causa dell'incessante tortura....

Non si accorgevano che soffriva?

In certe giornate, allorchè il cielo era coperto, o la pioggia scrosciava sui vetri del salottino, dove ella tentava di distrarsi leggendo, o applicandosi a un lavorino manuale, sentiva invadersi a poco a poco da una specie di fascino, che la forzava a ricordare, a rappresentarsi fino i minuti particolari dell'atrocissima scena. I grandi occhi neri le si dilatavano enormemente sul volto pallido e affilato; le mani scarne e bianchissime brancicavano i braccioli della poltrona, dov'ella si distendeva con l'abbandono di persona morta; e mentre le labbra aride articolavano di tanto in tanto parole inintelligibili e sconnesse, quell'altra stanza che prima serviva da salottino, i mobili, i quadri, gli oggetti d'arte sparsi allora qua e là su le pareti e negli angoli, il tavolino tondo, la lampada dalla ventola giapponese, le si rizzavano rapidamente attorno, con la solidità del vero, quasi fossero ancora là, e non li avesse ella dispersi due giorni dopo, perchè sparisse anche ogni inanimato testimone dell'incredibile onta....

Ma.... e la sua debolezza non ci aveva concorso per nulla? Ma.... e non c'era stato dalla parte di lei un cieco assentimento di sensi?... Oh, no! Oh, no!... Ella non sospettava; non diffidava. Il fratello di suo marito!... Sarebbe stato un delitto. Colui parlava quasi sottovoce, stranamente commosso, seduto di rimpetto; ed ella agitava il largo ventaglio, senza guardarlo in viso, sorridendo di quel ch'egli diceva e del modo con cui lo diceva, distratta, nell'intimità dell'ora tarda o da una canzone che saliva inattesamente dalla via e si allontanava affievolendosi, o dal rumore di una carrozza che passava di corsa; il silenzio, poco dopo, rendeva più dolce e più intimo il conversare, lasciando un po' di libertà all'immaginazione e non obbligando a rispondere.

Durava da parecchie settimane. Nella lontananza del marito, egli era venuto più di frequente, anche per affari. Come sospettare?... Come diffidare?... Mai una parola, mai un'occhiata, mai un gesto che potesse metterla in guardia!

Si era levato da sedere continuando a parlare, facendo qualche passo su e giù davanti a lei, con certi sguardi che le avevano dato un senso di meraviglia e le erano parsi un po' buffi in quel momento. E, a un tratto....

Ella si dibatteva, come se quelle labbra le ricercassero di nuovo il viso, il collo, le mani che si difendevano: -- No! No! No! -- Ed era soggiaciuta per l'annientamento d'ogni forza, vinta da un immenso stupore, quasi fosse stata non già vittima, ma testimone di quel delitto!... E si era rizzata, ravviandosi istintivamente i voluminosi capelli disordinatisi nella lotta, cercando con lo sguardo lui, che era scappato via come un ladro, lui, che ella avrebbe voluto chiamare in soccorso, tanto quell'infamia le pareva incredibile! Così rizzavasi ora, ogni volta che l'allucinazione la vinceva; e così riportava le mani al capo per ravviarsi i capelli alla rinascente sensazione del disordine di allora.

E si rivedeva ritta in mezzo al salottino, come si era vista in quel momento nello specchio di faccia, senza riconoscersi, atterrita di quel fantasma pallido e sconvolto che non si moveva, che non parlava, e pareva non respirasse neppure.... E compreso l'orrore ch'era stato consumato, che non si poteva più cancellare, aveva nascosto le improvvise vampe del volto tra le mani diacce e convulse.

-- Lui!... Lui!... Il fratello di mio marito!

Barcollava, come allora ch'era andata tentoni per la stanze buie fino alla camera da letto; e, come allora, i singhiozzi e il pianto tornavano a farle nodo alla gola:

-- Lui!... Lui!... Il fratello di mio marito!

* * *

La mattina, quando s'era trovata ancora piangente, accoccolata come una mendicante sul pavimento, con la testa appoggiata alla sponda del letto, le mani avviticchiate attorno ai ginocchi; al barlume dell'alba, penetrato nella camera dai vetri rimasti aperti, la prima sensazione che le aveva dato la coscienza di se stessa, era stata un invincibile ribrezzo dei vestiti che aveva indosso; poi una pazza paura che non le si fossero appiccicati alle carni per perpetuare la sua onta. Rapidamente s'era spogliata, strappando i bottoni, i ganci, ogni cosa che faceva intoppo; e rivestitasi in fretta, aveva spinto coi piedi fuori della stanza quel mucchio di roba e di biancheria, quasi fosse stato un sudiciume da potere appestar l'aria.

Era rimasta tutta la giornata chiusa in camera scusandosi con un'emicrania, senza voler vedere nessuno, neppure la sua bambina venuta a picchiar all'uscio colle manine, chiamando: -- Mamma! Mamma! -- Ed era rimasta lì; buttata sul letto, col volto affondato nei guanciali, al buio, smaniante di urlare forte, forte, forte, perchè il marito lontano la sentisse, turandosi nello stesso tempo con le mani la bocca, per impedire che qualche grido non le sfuggisse mentre si sentiva soffocare.

E quando suo marito sarebbe tornato?

Oh, non ci voleva pensare!

Sarebbe morta, prima. Non si sentiva già morire? Ed era bene.

Al terrore di quel prossimo arrivo, all'idea di sentir sovrapporre ai baci maledetti i dolci e affettuosi baci di lui, brividi acuti le correvano per le ossa.

Dio!.. Non si sarebbe accorto sùbito?

Intanto ella, no, non poteva accusare, non doveva.... Quell'infamia era così enorme, che nessuno l'avrebbe creduta, e meno di tutti suo marito.... In certi momenti riusciva forse a prestarvi fede ella stessa?

Non le pareva d'essere sotto l'incubo d'un cattivo sogno, mostruoso prodotto dell'immaginazione malata?...

Ed era una realtà!

Sentendo che egli aspettava in salotto, -- aveva avuto la temerità di tornare e chiedere di parlarle! -- tremante e convulsa era sbalzata dal letto, senza sapere quel che intendesse fare, e si era trascinata fin là, arrestandosi in mezzo all'uscio per appoggiarsi e non cadere.

Egli le si era buttato ai piedi, soffocato dai singhiozzi:

-- Perdonami, Teresa, perdonami!... Parto.... Non ci vedremo più.... Ero pazzo!... Ho orrore di me.... Perdonami.... Ti ho amata.... Da due anni.... Mi ero allontanato di casa tua per questo.... Perdonami!

-- Andate via! Neppure Iddio può perdonarvi!.... Andate via!

Rantoli più che parole, fremiti di odio, che ne rendevano irriconoscibile la voce.

-- Teresa!... Risparmiamogli un inutile dolore....

Non aveva soggiunto altro, implorando.

Ed ella, nel vederlo andar via col passo malfermo d'un uomo a cui traballasse il terreno sotto i piedi, gli aveva ripetuto: -- Andate, andate!...

Maledizione, sputo di disprezzo, dove si riversava tutta l'ambascia del suo povero cuore avvelenato per sempre!

* * *

E al ritorno del marito?

Voleva esser forte, per non tradirsi con la menoma esitanza o col più lieve movimento delle labbra e degli occhi.... Perciò parlava spesso del ritorno del babbo alla bambina, tenendola sulle ginocchia, accarezzandola; quasi l'innocente creatura, incapace di mentire, dovesse poi, occorrendo, testimoniare in favore della mamma!... Ma stringendo al petto la figliuolina che le fissava in viso, un po' maravigliata, i begli occhi azzurri, e pareva tentasse di penetrarne, a quelle eccessive carezze, le nascoste intenzioni, come più l'ora dell'annunziato ritorno si avvicinava, come più il momento della terribile prova diventava imminente, ella si sentiva di giorno in giorno assai meno rassicurata, assai meno forte. E allorchè il marito le scrisse che sarebbe stato trattenuto ancora una settimana dagli affari, respirò alleviata; senza curarsi che il ritardo prolungasse la tortura dell'incertezza, illudendosi di doversi sentire tanto più coraggiosa e più forte, quanto meglio si fosse preparata e assuefatta al terribile colpo di quell'incontro.

Si occupava soltanto di lui. Nel salottino, rinnovato da cima a fondo e che gli avrebbe procurato una sorpresa, le pareva di amarlo con maggior tenerezza, quasi con ineffabile pietà materna, giacchè ora le accadeva di chiamar più facilmente: figliuolo mio! colui che, datole cuore, nome, agiatezza, e rimasto modello di marito innamorato della moglie sapeva mettere nell'intima affezione coniugale tutte le delicatezze dell'affetto fraterno e l'alta devozione della vera amicizia. Si occupava soltanto di lui; voleva occuparsi unicamente di lui, anche per scacciar via l'immagine di quell'altro, del colpevole, che talvolta la faceva sobbalzare, pallida d'indignazione, come nel punto ch'egli le aveva balbettato ai piedi: -- Perdonami, Teresa! Ti amavo, da due anni!

Da due anni?... Ah!... Intendeva forse che ella doveva essersene già accorta?... E per ciò aveva supposto...?

Le lacrime, che allora le sgorgavano dagli occhi, le bruciavano il viso: -- Miserabile!... Miserabile!...

E almeno aveva ancora la forza di sdegnarsi! E almeno poteva ancora buttargli in faccia, quasi fosse stato presente, quel feroce: Miserabile! che le scoppiava simile a un fulmine dalle labbra contratte.

Ma tosto che le parve di sentir dentro di sè un accenno, un preavviso di cui le sue stesse viscere inconsapevolmente provavano nausea; ma quella mattina, seguita a una mortale nottata d'insonnia, in cui l'accenno, il sospetto era divenuto certezza per lei, si era d'un colpo sentita annientare, quasi le sue membra avessero voluto sciogliersi, disgregarsi, disperdersi, per uccidere l'empio germe vitale da cui sarebbe accusata al marito, alla figlia, a tutti, spietatamente inesorabilmente....

Oh, Signore!... Era mai possibile?

Quella mattina ella respinse in modo brusco anche la bambina, che voleva saltarle al collo per darle il buon giorno. Sbalordita, atterrita, neppur capiva il significato delle parole, che andava pronunziando interrottamente, ad alta voce, come una pazza, torcendosi le mani, appoggiata al letto colle gambe irrigidite, puntando i piedi sul tappeto.

Era mai possibile?... Oh, Signore!

Poi, si era sentita inattesamente tranquilla, con disperato abbandono alla fatalità dei casi umani e a un lontano, quasi fanciullesco luccicore di speranza....

-- Dio, con un miracolo, Dio solo potrà salvarmi!

* * *

Al rumore dei propri passi nell'oscurità silenziosa e vuota della chiesa, le era parso che qualcuno l'avesse inseguita fin dov'era corsa a chiedere consigli e conforti al vecchio confessore.

Da due giorni la ragione le vacillava. Uno spaventevole suggerimento le brontolava insistentemente nell'orecchio; e non gli aveva dato ascolto per paura, per viltà, quantunque la morte le sembrasse liberazione e anche espiazione. Ma non sapeva, non poteva.... Ora sarebbero stati due delitti in uno.... No! No!

In un angolo, perduta nell'ombra, una donna in ginocchio e colla testa appoggiata alla balaustrata di marmo che chiudeva la cappella, pareva singhiozzasse pregando. A lei però non riusciva nè di pregare, nè di piangere; le lagrime le si erano disseccate dentro gli occhi. Ebete, simile a un accusato che paventi l'apparire del giudice, da cui dovrà essere condannato, attendeva seduta che il vecchio confessore, già fatto avvisare, giungesse; e intanto si distraeva, guardando fisso quella figura di donna curva sul marmo della balaustrata, provandone una viva compassione. Quando colei, levatasi in piedi e pregato un istante col volto alzato verso l'immagine dell'altare, -- Madonna o Santo, non si distingueva bene -- era sparita via silenziosamente, simile a un fantasma doloroso, ella era rimasta sola, sopraffatta dal terrore di quella oscurità, di quel silenzio, di quelle statue biancheggianti nell'ombra, di quelle lampade agonizzanti nel misterioso fondo dell'abside.... Ma n'era uscita consolata, alleggerita del peso enorme, che le schiacciava il petto, rassegnata a tutte le conseguenze del volere di Dio.

Una voce piena di dolcezza e di pietà le aveva detto:

-- No, tu non sarai rea, tacendo. Poichè la tua coscienza non può rimproverarti niente; poichè non hai trovato niente in fondo al tuo cuore da doverne chiedere perdono a quel Dio che legge i più nascosti abissi dell'uomo, va, tu sei ancora pura e innocente anche al cospetto di tuo marito; e faresti molto male, e ne saresti responsabile innanzi agli uomini e innanzi a Dio, se ti lasciassi sfuggir di bocca quel che ormai dovrà rimanere un triste segreto fra Dio e te!

Che gentile carezza al viso l'aria fresca della via! Il cielo pallido ancora degli ultimi riflessi del crepuscolo, e lucente e alto fra i tetti nereggianti, con limpidezza profonda, come corrispondeva alla mite luce, che le sorrideva nell'animo dal vero cielo della parola divina! E come si sentiva dolcemente stanca, in quella deliziosa convalescenza dello spirito, che la rendeva immemore e maravigliata di poter passare lieta anche lei, tra la gente lieta dei marciapiedi! E che fretta di trovarsi in casa per abbracciare la bambina! Da due giorni, povera creatura, doveva essere afflitta di vedersi così poco baciata e abbracciata!

Camminava svelta e leggiera. Tutto era finito; non c'era più da temere. Il miracolo che doveva salvarla, era dunque avvenuto?

Nell'avvicinarsi a casa, però, ecco qualcosa che le saliva, le saliva lentamente dal profondo del cuore, ed ecco di nuovo quel cieco terrore di cui le pareva d'essersi sbarazzata, lassù, nella penombra e nel silenzio della chiesa, dietro la grata del confessionario.

Sì, avrebbe taciuto.... Sì, avrebbe mentito.... Ma se suo marito tardava ancora?

Accelerando sempre più il passo di mano in mano che quel terrore riprendeva intero possesso di lei era arrivata a piè della scala, ansante, con le ginocchia fiacche, peggio che se avesse fatto una gran corsa; e dovette reggersi al ferro della ringhiera per montar gli scalini, e poi fermarsi un momento dietro l'uscio per riaversi e ricomporsi prima di suonare il campanello.

La bambina le era venuta incontro saltellante, agitando il telegramma del babbo. Teresa lo aveva mezzo strappato per aprirlo; e lettolo, si era lasciata cascare sulla seggiola, trattenendo a stento le lacrime, coprendo di baci la testina bionda della bambina, che domandava:

-- È del babbo? Verrà domani?

-- Sì, sì, domani!

La gioia della sua creatura le dilaniava il cuore.

-- Domani!

* * *

Forte della propria innocenza, durante l'interminabile nottata, ella si era ripetuta una dietro l'altra, per fissarsele meglio nel cuore, tutte le confortanti parole del vecchio sacerdote; e aveva invocato dal cielo il coraggio di risparmiare al marito l'immeritato strazio di quell'onta. Neppure la sua bambina doveva un giorno arrossire quantunque a torto, della povera mamma! Dio certamente avrebbe impedito che quest'altra creatura, per la quale ella non avrebbe potuto mai avere viscere di madre -- lo sentiva, mai! mai! -- venisse viva alla luce.

Le ore scorrevano con tormentosa lentezza sul quadrante dell'orologio, che ella osservava a intervalli; le pareva intanto che le sue preghiere, nella vasta calma della notte, dovevan più facilmente arrivare lassù. E già si sentiva ascoltata, già si sentiva consolata di nuovo.

Perchè doveva repugnarle mentire? Non era per buon fine? Come facevano, dunque, quelle altre che mentivano a fronte alta, a cuor leggero, tradendo?

Infine.... se non le fosse riuscito, se quegli per caso si fosse accorto....

Ebbene, che poteva farci? Avrebbe parlato, avrebbe confessato... sì, sì! Era forse meglio.... Soltanto le otto e mezzo? Altre otto ore di agonia!

Si voltava e si rivoltava nel letto, tastandosi spesso la fronte che le bruciava, tentando invano di distrarsi, di non pensare; e brancicava furiosamente le lenzuola quando l'immagine di quell'altro, scacciata via o tenuta lontana un pezzo, tornava ad assalirla come un invasamento, parlando dal profondo delle viscere di lei; irridendola quasi col mandarle, a traverso lo spazio, dall'Oceano che egli forse in quel momento traversava, le infami parole: Ti amavo! Da due anni!

Non avrebbe taciuto mai?

Era rimasta a letto fino a tardi, incapace di fare lo sforzo di levarsi, quasi, restando immobile, potesse anche ritardare la corsa del treno con cui suo marito tornava; poi s'era alzata tutt'a un tratto irrigidendosi contro ogni impressione capace di infiacchirle l'animo, improvvisamente risoluta di affrontare faccia a faccia il pericolo. Con la cipria rosea e colorandosi lievemente le labbra sbiadite, aveva scancellato dal volto qualunque traccia di pallore; e provava, come una attrice, la parte da recitare, quel che avrebbe dovuto dire all'arrivo di lui.... Sarebbe stato un attimo, ma le tardava che già non fosse passato!

Perciò andò incontro al marito franca, sorridente, -- col cuore, sì, un po' agitato, mordendosi le labbra -- e gli stese le mani sicura; e non tremò tra le braccia di lui, e resistette all'impressione di quei caldi baci con l'alterezza della innocenza. Era commossa nel vederselo dinanzi gentile, buono, affettuoso, qual era partito; e, sì, stupita che il fingere e il mentire non costassero insomma maggiore sforzo.

Soltanto quando il marito, alla vista della trasposizione e dei mutamenti da lei fatti nel salottino, le domandò perchè non glien'avesse scritto mai niente, ella, con qualche imbarazzo e alzando le spalle, rispose:

-- Capriccio. Non sdegnartene, Giulio.