Collezione dell'opere del Cavaliere Conte Alessandro Volta - Tomo I, Parte I

Part 12

Chapter 123,787 wordsPublic domain

La comunicazione con un tal filo metallico, od altro buon deferente continuo che porti giù nell'ampio universale ricettacolo della terra è necessaria per dare il libero sfogo all'eccessiva dose di elettricità che si trova accumulata nel capacissimo mio Conduttore: sfogo, che il solo pavimento poco deferente allorquando è asciutto, non concede che a piccola quantità di fuoco, una grande non trasmettendola che successivamente, e a stento. Una prova ben chiara di ciò è che se si sperimenti sopra uno dei soliti Conduttori piccoli, o mezzani, ed anche competentemente grandi, avverrà che per via di una sola scintilla, che un'uomo comunicante semplicemente col pavimento, ne cavi, scintilla che ei sente unicamente sul dito che ne vien colpito, o poco più in là, avverrà dissi che si spogli quel Conduttore di tutta quell'elettricità che contiene, la quale elettricità comunque portata alla massima tensione, è tuttavia in poca dose, attesa l'angusta capacità di tal Conduttore. All'incontro se sia questo assai capace, come lo è il mio, esplorandolo col dito, o con un pezzo di metallo, dopo la prima scintilla gagliarda, scuotente discretamente il braccio e il collo del piede, si estrarranno replicate altre scintille assai più piccole, ma tuttavia pungenti. Non così però se il pavimento sia abbastanza umido, o meglio se chi esplora il Conduttore tocchi a un tempo il fil di ferro suddetto che va a terminare sotto terra: in tal caso una sola scintilla, che porta una scossa altrettanto più forte, disperde quasi tutta l'elettricità. Vedesi dunque chiaramente come il pavimento asciutto, il quale niuno o almeno non sensibile ritardo apporta al passaggio del fluido elettrico, quando è in discreta copia, l'apporta poi notabilissimo quando la piena ne è soverchiamente grossa. Il che ancor meglio si vedrà, se farassi che una, due, o più persone tocchino la mano, la gamba, il collo, o qualunque altra parte non troppo coperta dalle vesti di colui che si accinge a trarre la scintilla dal gran Conduttore, o senza anche toccarlo, gli presentino a piccolissima distanza la punta del dito; imperocchè all'atto che egli provocherà sopra di se la scarica, scosse verranno con esso lui le altre persone eziandio, e balzerà visibilmente la scintilla dalla mano, dal collo ec. di quello alla punta del dito di queste. La stessa sperienza, e al modo stesso succede, se in luogo di trarre la scintilla dal mio gran Conduttore, si cava dall'oncino di una boccia fortemente carica. E in questa, e in quella esperienza l'eccessiva quantità di fuoco, che si affolla nella persona che la riceve immediatamente dal Conduttore o dalla boccia non potendo pervadere liberamente e tutto a un tratto il pavimento, schizza quà e là, e si sparge in vari rami, gettandosi di preferenza ne' corpi più deferenti, che trova più a portata di fargli strada, più capaci ec. Se vi avrà a cagion di esempio una ringhiera di ferro, e la tocchi con una mano chi tragge la scintilla con l'altra dal Conduttore, sarà scosso nelle due braccia non più nel collo del piede. Se comunichi con tai ferramenti non immediatamente, ma per mezzo di una catena di persone, la scossa si propagherà egualmente a tutte. Questa poi sarà più grande a proporzione che il corpo deferente a cui comunica la persona, o la catena di persone sia più ampio, e sia deferente più perfetto. Così umettando bene ed ampiamente il pavimento della stanza, massime se è terrena, la corrente del fuoco non si dirigerà più per gran parte verso la ringhiera che sia piantata in un muro secco, comunque la tocchi uno della catena; ma meglio passerà già per i piedi nel pavimento, e la scossa si sentirà più violenta al collo del piede, e fin sopra al ginocchio. Così andate discorrendo per le varie disposizioni che incontrar si possono. Avrete sempre più, o meno valida scossa a norma dello sfogo, che si apre, e potrete indovinare qual direzione prenderà la scossa medesima. Ma perchè sia intera, e valida quant'esser può, cosicchè dia al petto, bisogna stabilire, come ho già detto, una comunicazione con corpi deferenti tale, che libero e intiero sfogo conceda a tutta la copia di elettricità accumulata nel gran Conduttore, sicchè a un colpo solo si scarichi. E questa comunicazione non si ottiene mai così bene, come mandando un filo metallico dalla stanza fino in fondo di un pozzo, o a seppellirsi nella terra umida.

Io mi piaccio sovente di far sentire la vera e forte commozione che dà il mio gran Conduttore, e vedere a un tempo come, e quanto il foco elettrico presceglie la strada dei migliori deferenti, e la segue religiosamente per il corso continuo fino al grande universale ricettacolo, con questa sperienza ch'è altrettanto bella quanto eloquente. Una persona posa la mano su d'una tavola, ove è fisso ad una piccola lastra un capo del fil di ferro, che dopo varj giri sul pavimento della stanza posta al terzo piano della casa, mette fuori della finestra, e lungo i muri prostrato per alcune centinaja di piedi, va finalmente coll'altro capo a terminare in un pozzo. La persona posa, come dicea, la mano sulla tavola in modo che le mancano solo alcune linee per toccare coll'estremità delle dita il detto filo, o lastra. Un'altra persona portatasi a basso in vicinanza del pozzo spezza colaggiù il filo di ferro, e i tronchi capi impugna uno colla destra, l'altro colla sinistra. Così stando le cose disposte, dico alla prima persona che cavi con la mano che tiene in libertà la scintilla dal gran Conduttore: ed ecco che la scintilla si ripete, e balza piena, e vigorosa dalla punta delle dita posate sulla tavola alla lastra, o filo di ferro, quand'anche sia distante di più di un mezzo pollice, e fin d'un pollice intiero, intantochè risente la persona medesima nelle braccia, e nel petto una potente commozione; ed una simile niente o poco minore sente pur l'altra persona rilegata presso al pozzo.

Tutte queste prove, ed altre molte, che tralasciar mi conviene adesso, si uniscono a dimostrarci, che la quantità di fuoco elettrico, che rapidamente, e a un colpo, diciam così, invade ed attraversa il corpo, è la cagion vera, e propria della commozione: che questa corrisponde appunto, e a pelo a tali due condizioni della dose di elettricità accumulata da una parte, e dello sfogo che trova dall'altra. Non accade più dunque di mettere studio a rintracciare altra cagione, di ricorrere ad una maniera particolare d'agire del fuoco elettrico nella scarica delle lamine isolanti, ad una supposta reazione a qual siasi non intesa energia. Non ci è altra energia che quella, che chiamo _tensione di elettricità_, che è poi lo stesso che lo sforzo di spingersi fuori: il quale sforzo o tensione non può esser maggiore nella faccia della lastra caricata di quello sia nel Conduttore che gli dà tal carica. Inezie poi sono il tirare in campo dell'immaginarie oscillazioni delle parti di tali lamine, l'ideare di posta la fabbrica di tali parti, la configurazione dei pori, e somiglianti cose. Il giusto e il vero punto è di cercare come tanta quantità di elettricità raccoglier si possa sulla faccia di una lamina isolante armata, come abbia sì prodigiosa capacità un quadro di pochi pollici, quanta appena si trova in un Conduttore di molti piedi. Del qual problema io trovo la spiegazione chiarissima nella teoria delle atmosfere elettriche, essendo una conseguenza dello scaricarsi del fuoco proprio che fa una faccia in ragione, che la faccia opposta si carica dell'altrui. Ma di ciò avrò luogo di parlare più di proposito.

Qui mi giova insistere ancora, mostrando la scintilla e scossa di un semplice Conduttore non differire per alcun'accidente che sia dalla scintilla e scossa della boccia di Leyden, se non dal più al meno; e nemmanco tanto, ove sol diasi tal grandezza al Conduttore, che divenga in ragione di capacità eguale ad una delle due superficie armate della boccia. A quest'intendimento io andrò prima togliendo certe apparenti differenze, che più sembrano saltare all'occhio; indi seguirò a fare un compiuto parallelo combinando in vari modi l'esperienze. Che sì, che arrivo a convincer voi pure, Signore, come mi son convinto io stesso, che l'esperimento della commozione non è più proprio alla boccia, o al quadro magico, di quello sia al Conduttore semplice? che una grossa piena di fuoco comunque, e da qualunque parte si scarichi rapidamente, e ad un tratto produce nel corpo che attraversa l'effetto di cui ora si tratta?

Voglio prendere da Voi medesimo, giacchè succintamente ed elegantemente più d'ogn'altro l'avete notate le pretese differenze. Ecco come vi esprimete alla tesi XIII della vostra lodatissima Dissertazione «Quantumcumque electricum fluidum in uno corpore, si vitrum excipias, condensatum fuerit, et quantumcumque in altero rarefactum, corpus per quod aequilibrium restituitur commotionem nunquam experitur; validissimae quidem, crepitantes, pungentes, lucentes, magnaque e distantia prodeuntes erumpunt scintillae, sed absque illo singulari commotionis sensu, qui facile cognoscitur, difficile describitur. Nec in doloris quantitate stat differentia sed in ipso genere sensus; levissima enim commotio a fortissima scintilla omnino differt, licet haec plus doloris, quam illa afferat» Riguardo dunque a ciò che concerne quel genere _singolare di senso_, a cui si è appropriato il nome abbastanza spiegante di _commozione_, altro non occorre che richiamarvi alle sperienze, che ho sopra descritte, ed invitarvi a ripeter tali prove. Aggiungerò qui solo che la scossa che si rileva dal mio gran Conduttore è così simile a quella di una boccetta di Leyden, che può ingannare qualunque fosse più versato nelle sperienze elettriche. Vorrei che Voi foste qui, caro Signore (come nella scorsa state vi foste, e lasciato mi avete belle speranze sì allora, che il seguente autunno, quando fui io a ritrovarvi a Ginevra di rivedervi un'altra volta a Como), e vi farei sentire delle scosse, che non potreste distinguere d'onde vengano, se da una boccetta carica, o dal mio Conduttore semplicemente, no, non potreste distinguere, fuorchè veggendo ciò che passa, e non veggendo nulla e. g. stando lontano dalla stanza ove io opero, e tenendo Voi due fili di ferro un colla destra, un colla sinistra, dovreste giocare a indovinare, e sì sbagliereste sovente.

Ma dunque non sarà vero ciò che dite, che a qualunque gran segno sia condensato il fluido elettrico in un Conduttore, e rarefatto in un'altro, il corpo per cui passando rimettesi in equilibrio non prova punto quel genere singolare di senso, che diciam commozione? Sì sarà vero dei Conduttori ordinarj, che non siano di grande capacità; non però di Conduttori capacissimi. Ecco che i due gran piatti d'Epino uno carico di fuoco, l'altro spogliato portano una vera commozione a chi tocca questo, e quello insieme. Ma anche senza il contrapposto di due contrariamente elettrizzati, ecco il mio Conduttore lunghissimo, che dà una commozione pur vera verissima a chi ne provoca la scintilla comunicando semplicemente con la terra umida, o immediatamente, o per mezzo di un filo di ferro.

Ho detto che la vostra asserzione sarà vera quando si esperimenti sopra Conduttori non molto capaci quali si adoprano d'ordinario. Ad ogni modo se il Conduttore non sia dei più piccoli, se sia un cannone e. g. lungo quattro, o cinque piedi, ed anche meno, e lo elettrizzerete a una gran tensione a segno che esplorandolo vi dia quelle scintille che dite strepitose pungenti, e vibrate a gran distanza, nulla più avrete a fare per rilevarne una commozione leggera sì, ma pur vera commozione, che di toccare col dito di una mano il filo di ferro che mette in terra umida, mentre con un dito dell'altra eccitate dal Conduttore sì fatta vivace scintilla: vi sentirete ambe le dita punte, e scosse le articolazioni di esse, e fino la giuntura della mano col braccio. Se la scossa non arriva al petto, e ne anche fino ai gomiti, non vi arriva neppure quella di una boccetta di Leyden molto piccola, e leggermente carica. Ciò proviene in ambi i casi dalla scarsa dose di fuoco elettrico che si scarica a traverso del vostro corpo, giacchè è poca la quantità di elettricità accumulata là nel Conduttore non molto grande, quì nella boccetta piccolissima. Che? non si può fare una boccetta di così miserabile capacità per essere piccola oltremodo, o di vetro assai grosso, che caricata quanto mai può portare giunga tutta al più a squotere le prime articolazioni delle dita, ed anco meno di queste, cioè a farsi appena sentire con leggera puntura all'estremità del dito mignolo con cui si tocchi la sua esterior veste, intantochè dall'uncino si trae la scintilla, alquanto più pungente, e assai più vivace? Or così meschina commozione, che appena può dirsi tale non mancherà di darvela pure un Conduttore semplice di meno che discreta mole, un cilindro di un piede, o poco più, se lo esplorerete mentre in egual modo con la punta del dito mignolo toccate il filo deferente che va nel pozzo. Che se (per rimontare omai dagli ultimi termini a cui abbiam portato la commozione, sì della boccia che del Conduttore a gradi superiori) a proporzione che la boccetta è più capace, e più carica, viene a portare la scossa più in su alle giunture delle dita, a quella della mano col braccio, ai gomiti, agli omeri, al petto, tanto e nulla meno giunge a fare un semplice Conduttore a misura che esso pure è più ampio e capace. Così quattro dei miei bastoni che vengono a dare 32 piedi di lunghezza fan già sentire la commozione fino ai gomiti, quale, e quanta la può far sentire una boccetta che abbia sol 2, o tre pollici in quadro di superficie armata, o ben 5, o 6, se il vetro è grosso (si sa che più lo strato isolante è grosso, e meno di carica può ricevere, il che pure si spiega colla teoria delle atmosfere elettriche): i dodici poi bastoni insieme, che fanno piedi 96 mi portano la commozione fino al petto, come ho detto e ridetto più volte, commozione non men grave di quella che mi dà una lastra di vetro discretamente sottile di 4 poll. in quadro di superficie armata. Dal che vedesi ancora più particolarmente, come l'ampiezza del Conduttore semplice dee essere stragrande comparativamente alla grandezza della boccia per venire ad avere una capacità eguale. La qual cosa per ridirlo quì ancora s'intende a maraviglia nella teoria delle atmosfere elettriche; e sarà a suo luogo spiegata. Vengo ad un'altro passo che mi offrite nella nota alla tesi XII. «Omnia phaenomena, quae attentus miratur observator, dum ingens lagena, vel magna tabula magica oneratur, ostendunt electricum fluidum a globo suppeditatum, incognitae impulsionis actione, totis viribus ruere in vitrum aquae vel metallo suppositum. Etenim lentissime interea ascendit subereus electrometri globulus, brevissimae sunt scintillae ex propagatore, et omnino diversae ab eis quae absente phiala educuntur. Hae scilicet albae unicam explosionem, unicum crepitum cum unica punctione edunt. Illae rubellae, plures simul ad exiguam distantiam exeuntes, digitum cum acerbo dolore continuoque sibilo rodunt, quasi aegre, et invite amatam vitri superficiem desereret fluidum electricum. Quis nitidam illorum factorum dedit explicationem? Nemo, ut opinor. Desunt adhucdum sat magno numero collectae observationes, desunt experimenta». Or io mi lusingo di avere le desiderate esperienze ed osservazioni prodotte, tali che vi soddisfacciano pienamente. E già voi vi aspettate ciò che io voglio dire, che sì fatte men reali che apparenti differenze son nate dall'essersi presi per termine di confronto Conduttori non abbastanza capaci, e bocce capaci di troppo. Infatti mettendocisi innanzi un gran fiasco, od un vasto quadro magico, quale sterminato Conduttore convien porgli in confronto? Giudicatelo da ciò che il mio lungo 96 piedi non ha più di capacità di una boccettina, o lastra di vetro di 4 pollici in quadro di superficie armata. Prendete dunque a rifare l'esperienze con boccetta non più grande, e con Conduttore non più piccolo dei divisati, e si ridurranno le apparenze tutte ad una ammirevole perfetta eguaglianza. Vedrete nell'infondere l'elettricità eziandio al Conduttore solitario, come lentamente ascende l'elettrometro, nè più, nè meno di quel che succede nel caricare in luogo suo la boccetta: come vi vuole presso a poco egual numero di giri della macchina per portar quello ad una certa tensione, e per portarvi questa.

Il montar dunque lentissimo dell'elettrometro quando al vostro Conduttore annettete il gran vaso di vetro, o quadro magico non proviene dalla capacità stragrande di tal quadro o vaso. Un Conduttor semplice lungo tante migliaja di piedi, che agguagliar potesse tale capacità, vi mostrerebbe sicuramente il medesimo, richiederebbe un egual numero di giri per venire all'istesso punto di tensione; siccome darebbe puranche le medesime brevi, rossiccie, mordenti scintille accompagnate da quel continuo sibilo, che provate nell'esplorare il quadro che si và caricando. Sì: lo smisurato Conduttore che io dico vi darebbe somiglianti brevi, rossiccie, acerbe scintille, esplorandolo prima che vi giungesse l'elettricità a molta tensione; poichè giunta a tal segno sia in Conduttore piccolo, sia in grande, sia anche in una boccia, ne balza allora una scintilla chiara e vivace a più, o meno grande distanza: scintilla pungente solo la pelle, se da Conduttore non molto grande proviene, ma scuotente braccia, e gambe se da amplissimo Conduttore, o da boccia procede; dopo la quale scuotente scintilla, le anzidette piccole rabbiosette a provarsi rimangono. Tali scintille replicate, e continue per alcun tempicciuolo, le dà già il mio Conduttore lungo 96 piedi, come nel raccontarvi disopra le prime prove ho spiegato; e le dà anche più mordenti il lunghissimo filo di ferro del _para fulmine_ come pur si è detto, e Voi stesso, o Signore, provato avete, e ci avete fatto sopra di molta riflessione, più ancora crescono, se unisco, come tal volta mi diletto di fare, detto filo del parafulmine alle mie serie di bastoni per farne un sol Conduttore. Che se non sono tuttavia così rabbiose, nè durevoli tanto, quanto le scintille che si cavano dal gran Quadro, non cedono punto a quelle di una discreta boccetta esplorata all'istesso modo, e bastano a farci presumere quali sarebbero se il Conduttore fosse ancora di molto più grande. Imperciocchè se da uno di pochi pollici di lunghezza (quale io credo che voi solo adoperato abbiate) elettrizzato a forte tensione ottener non si può che una o due scintille chiare e spiccate, che dissipano a un tratto tutta la di lui elettricità, tanta non essendo, che il pavimento comechè asciutto apportar le possa notabil ritardo; all'incontro da un Conduttore lungo presso a 100 piedi, a piccola tensione di elettricità, si cavano, pria che se ne spogli affatto, replicate scintille; già viene da se, ed ammetter ben dobbiamo, che un Conduttore otto, o dieci volte più capace ancora, elettrizzato similmente a piccola tensione, ci scarichi una pioggia frequente e lunga di tali scintille viepiù rabbiose, e stridenti.

Ho avuto occasione di notare più volte che una piccola boccetta di pochi pollici di superficie armata è capace di tanta dose di elettricità, quanta appena ne può contenere un Conduttore semplice lungo molti piedi, ed ho anche più determinatamente fissato, che il mio Conduttore di 96 piedi equivale a 4 pollici in quadro di superficie di vetro armata più, o meno, secondochè il vetro è più o men grosso. Or mi resta a spiegarvi più particolarmente le prove con cui confronto io le respettive capacità del Conduttore, e del vetro armato. Si riducono queste propriamente a due. Una è di osservare quanto convenga somministrare di elettricità colla macchina al Conduttore, e quanto alla boccetta per portarli a un determinato grado di tensione: ciò che si misura presso a poco dai giri che si deggiono far fare al disco, o globo della macchina nell'un caso, e nell'altro per far salire l'elettrometro ad un dato segno. L'altra prova è di confrontare, per quanto il senso giudicar ne può, il valore della commozione quando proviene dalla boccetta carica, e quando dal Conduttore elettrizzato. Riguardo alla prima adunque se tanto vi vuole a un di presso di giuoco della macchina per il mio gran Conduttore di 96 piedi quanto per una boccetta di 4 pollici in quadro di armatura, conchiuderò che hanno questo e quello presso a poco capacità eguale. E così è appunto: vi sovviene che ho detto richiedersi da 25 in 30 giri del mio disco di cristallo, quando l'elettricità è vigorosa, tanto per elettrizzare alla massima tensione il Conduttore soprannominato, quanto per caricare il più potentemente che far si possa una boccetta della suddetta misura.

Rapporto alla commozione ho detto tutto col dire, che si sente egualmente valida data da quello, o data da questa: bene inteso che la tensione sia in ambedue eguale. Perciò io soglio confrontare la boccetta ed il Conduttore portati a quel grado di tensione in cui già cominciano a spruzzare (una dal pomo, od uncini, l'altra da qualche simil palla, od estremità ritondata) l'elettricità nell'aria. Anzi per assicurarmi meglio che la tensione sia in amendue eguale, elettrizzo unitamente boccetta, e Conduttore, indi ritirata quella da questo gli esploro separatamente: quella nel modo solito impugnando il ventre, e toccando con l'altra mano l'uncino; questo alla mia maniera, cioè postandovi una mano per estrarne la scintilla, mentre coll'altra impugno il filo di ferro che conduce in terra. In questa forma, e con tali attenzioni provando io una scossa egualmente forte che l'altra, eguale giudico la capacità del Conduttore, e quella della boccetta; il che nuovamente confermo col variare in più belle maniere, e combinare simili sperienze.

1.º Elettrizzo il Conduttore, e la boccetta ambedue alla massima tensione, ma contrariamente, quello _per eccesso_, questa _per difetto_. Toccando con una mano il filo di ferro, già tante volte mentovato, che mette capo in terra, e che più brevemente chiamerò d'ora innanzi _filo deferente_, e impugnando coll'altra la boccetta, ne porto l'uncino contro il Conduttore: ecco scoppia forte scintilla; ed io ricevo attraverso le braccia, ed il petto la commozione tanto valida, quanto se scaricato avessi sopra il mio corpo immediatamente la boccetta, o immediatamente ricevuto la scintilla del Conduttore. Dopo esplorando e questo Conduttore e quella boccetta, trovo che non vi è più nulla, o quasi nulla di carica in nessuno dei due.

Gli accidenti tutti di questo sperimento si spiegano da se, supposta nel Conduttore e nella boccetta eguale la capacità. Siccome quanto soprabbondava di fuoco nel Conduttore elettrico _in più_, tanto ne mancava all'interior superficie della boccetta elettrica _in meno_, ed altrettanto di bel nuovo ve ne aveva di accumulato sulla superficie esteriore della medesima (conforme a quel che vuole la teoria delle cariche); così coll'appressare l'uncino della boccetta al Conduttore si diè luogo a questo di fare la piena scarica di tal suo fuoco sovrabbondante, che giusto valse a risarcire tutto il difetto dell'interna superficie della boccetta, la quale in conseguenza fu obbligata a rilasciare dall'altra faccia esterna quella egual copia di fuoco già accumulatovi, che detto abbiamo, a rilasciarlo sì ad un tratto tutto questo fuoco scaricandolo nella mano impugnante la boccetta, e mandandolo attraverso il mio corpo, e il filo deferente a perdersi nel comun ricettacolo della terra.

2.º Replico la stessa sperienza, ma al rovescio, cioè elettrizzando l'interiore della boccetta _in più_ e il Conduttore _in meno_. Istessa commozione nel mio corpo; e istessa compita distruzione della carica di elettricità, sì nella boccetta che nel Conduttore.