Clelia: Il governo dei preti - Romanzo storico politico
Part 20
John! il bravo John salvato dal naufragio da Orazio a cui s'era legato con singolare affezione. Avendo avuto parte in tanti successi dei nostri eroi il piccolo John aveva ottenuto il privilegio di lasciare lo Yacht a Livorno, o dove meglio gli piacesse, a dispetto del capitano Thompson ed anche dell'Aurelia e venire a passare alcuni giorni co' suoi amatissimi amici e la sua signora.
Egli era già in Roma durante questi ultimi tremendi avvenimenti e aveva bravamente affrontata la mitraglia sul ponte e s'era poi col popolo ritirato nel lanificio. Di qua però era immediatamente partito, perché Giulia, lo aveva inviato a cercar notizie del come andasse l'insurrezione sugli altri punti di Roma. Ora tornava e noi lo sappiamo con novelle tristissime. Nella sua qualità d'inglese e coll'elasticità che lo distingueva egli aveva assistito a quasi tutte le pugne e coi propri occhi s'era reso certo dei resultati infelici.
Attilio e Muzio ben conoscevano, come dissi, la sorte loro serbata e sapevano pure essere quasi impossibile che le donne potessero uscire dalla parte posteriore del lanificio. Per tentarlo esse avrebbero avuto bisogno della lestezza ed agilità del giovane marino seguendo, nell'uscire, la via aerea ch'egli aveva trovata per giungere nell'interno.
Alle esortazioni che avevagli fatte Attilio così Muzio rispose: "Io dirò alle donne tutto quello che vuoi. Ma credo in prima impossibile che oramai si possano mettere in salvo poi ritengo per fermo che anche potendolo non lo vorranno".
CAPITOLO LXXVI
IL SOTTERRANEO
Fra gli operai superstiti che si trovavano alla difesa del portone si scorgeva un canuto. Questi prestava orecchio alla conversazione dei due capi e alle ultime parole di Muzio intervenne, dicendo: "Se vi preme ritirarvi da questo luogo e salvare voi e le donne vostre io conosco un andito segreto che vi condurrà certamente fuori di pericolo".
Un barlume di speranza, la speranza di salvare quelle carissime creature, balenò alla mente dei due amici i quali, non essendovi tempo da perdere giacché i nemici si preparavano ad un nuovo assalto, vollero tosto seguire il provvidenziale consiglio del vecchio operaio.
Muzio si avvicinò a Giulia e Clelia che non erano lontane e mettendo innanzi la condizione, che Attilio e lui le avrebbero seguite nel sotterraneo dove toccava loro come capi a scendere gli ultimi e non i primi, giunse a rimoverle dal loro ostinato diniego. Così fu stabilito che s'inoltrassero nel sotterraneo sotto la scorta del vecchio Dentato e di John. Le altre donne seguirebbero la marcia e per ultimi i nostri amici con quanti restavano ancora dei difensori del lanificio.
E i feriti? Se vi è una circostanza disgustosa, odiosa, terribile in questi macelli d'uomini che si chiamano battaglie, essa è certamente quella di dover abbandonare i propri feriti al nemico!
Poveri feriti! In un istante i volti dei vostri amici, dei vostri fratelli che vi compiangevano e vi assistevano con tanta amorevolezza spariranno! e al lor posto verranno i ributtanti, orridi, millantatori ceffi dei mercenari, che secondo la lor scellerata natura, infrangendo ogni diritto di guerra e delle genti, vorranno bagnare le negromantiche baionette nel sangue vostro prezioso!
Codardi! loro che fuggirono davanti a voi; loro, cui concedeste generosamente la vita(97) sorretti ora da ventimila soldati del due Dicembre si son rifatti arditi e, perversi!, hanno dimenticato che vi devono l'infame loro esistenza!
(97) A Monterotondo, dopo che avevano vigliaccamente fucilato il Maggiore Testori, il quale era andato parlamentare con loro con bandiera bianca.
In S. Antonio (America) eran pur italiani che pugnavano contra soldati del despotismo! e molti e moltissimi furono i feriti! Là sugli omeri dei fratelli e sui cavalli si dovevano trasportare i feriti ed uno solo vivo(98) non rimase nelle mani dei cannibali di Rosas.
(98) È doloroso confessarlo, un ferito gravemente fu ucciso per non lasciarlo ad essere sgozzato dall'efferato nemico.
E sono forse da meno i cannibali del prete? Nella stazione di Monterotondo dove dopo il glorioso assalto del venticinque Ottobre giacevano tre feriti in attesa del convoglio che li trasportasse a Terni giunsero i soldati del papa e, degni seguaci degli inquisitori, si divertirono a trucidare quegli infelici nostri compagni a colpi di baionetta e col calcio dei fucili(99).
(99) Storico.
Oh! Italiani! non lasciate mai in poter del nemico i vostri feriti! È troppo miserando spettacolo! Se non verranno macellati rimarranno esposti per lo meno agli scherni ed alle beffe di chi sciaguratamente è assuefatto a disprezzare l'Italia!
Attilio e Muzio, stanchi e piagati, non vollero abbandonare i feriti all'insulto ed al ferro dei soldati pretini.
Nel sito più basso del lanificio, all'estremità d'un immenso lavatoio per la lana scorgevasi una porta di quercia massiccia, la quale sembrava a primo aspetto dover dare sul canale delle acque, canale che probabilmente andava a sboccare nel Tevere parte del Tevere egli stesso. E il canale esisteva davvero, ma la porta metteva invece in un sotterraneo, a traverso un ponte costrutto sul canale stesso.
Per quel sotterraneo cominciò a difilare la pietosa processione di donne, di feriti e d'assistenti quando ogni speranza, non di vincere, ma anche di resistere, era venuta meno.
Ma nella città pretina, colla corrotta miserabile educazione della menzogna e dell'ipocrisia, troppi sono i traditori ed un traditore vi fu che gettando uno scritto da una finestra mentre scendevano i popolani, avvertiva gli sgherri della ritirata dei difensori.
L'assalto allora non venne più a lungo differito. Una moltitudine sempre crescente di mercenari e di birri s'avventò sulla barricata del portone e lo invase mentre ben pochi eran rimasti i difensori.
Attilio e Muzio, se, più amanti della propria salvezza, dati si fossero alla fuga, forse avrebbero potuto salvare la vita ma!... erano troppo disdegnosi quei due veri romani e non fuggirono! ed arrestarono per un pezzo combattendo disperatamente a corpo a corpo l'irrompente ciurmaglia.
Dei nemici ne furono molti abbattuti, e un mucchio di morenti e di cadaveri attestava l'eroismo della disperata difesa. Però gli eroi, come i codardi hanno una vita sola! e troppi eran gli assalitori onde alla fine l'uno accanto all'altro esalarono l'ultimo sospiro anche i due valorosi campioni della libertà Romana!
Dentato, il canuto operaio che aveva assistito a quest'ultima pugna, vedendo ogni speranza svanita, pratico come era del sito, col favore delle tenebre guadagnò il lavatoio, poi il sotterraneo e chiuse su quella scena di sangue la porta di dentro e la sbarrò come poteva meglio.
Gli assassini stipendiati dal prete altro incentivo non avendo che la depredazione e la strage innondarono colla speranza di bottino ogni parte del lanificio che più oggetti conteneva da rubare non curandosi del sudicio lavatoio donde eran fuggiti i superstiti difensori della libertà italiana. Ma il mattino vedendo che lo stabilimento altro non conteneva che cadaveri venne loro il dubbio della sotterranea fuga.
Cercarono, frugarono e trovarono finalmente la porta salvatrice ma il tempo trascorso, quello impiegato nell'abbattere le sbarre e il tempo per organizzare un'entrata regolare e cauta nelle tenebre diedero agio ai fuggitivi di mettersi in salvo dalla persecuzione.
Nei primi di Novembre 1867 scendevano alla stazione di Livorno tre donne, un vecchio ed un garzone sul fiore degli anni.
Con quella dolente famiglia stava una di quelle figlie di Albione che, quantunque mestissima e vestita a lutto, vi avrebbe fatto sentire la beatitudine della vita con un solo suo sguardo.
La sua dama di compagnia, non men bella, non meno mesta, mostrava nei lineamenti del volto quella squisitezza donnesca che Raffaello aveva amato nella Fornarina.
La terza pure di quelle donne era bella. Ma!... la sventura le avea troppo palesamente solcata la fronte e cert'arìa quasi di demenza si discerneva sul suo viso.
Il canuto, che Giulia non avea voluto abbandonare alla miseria, badava al bagaglio.
John, colla disinvoltura dei suoi tredici anni, dava mano alle donne nello scendere dal convoglio; poi, avendo scoperto il capitano Thompson con l'Aurelìa che erano là ad aspettarli, d'un salto fu nelle braccia di lei che lo amava come un figlio quantunque lo giudicasse un po' troppo biricchino.
"Li ho baciati cadaveri!" mormorò John alla matrona ed una lagrima rigava la rosea guancia del biondo figlio della Britannia. Egli accennava ad Orazio ed Irene che tanto lo avevano amato ed eran stati i suoi salvatori.
L'abbracciarsi delle donne fu scena di pianto che l'una versava sul seno dell'altra senza poter pronunziare una sola parola.
Dopo avere assistito a quella muta scena per un pezzo, lui pure intenerito, il buon capitano Thompson, alzò il capo e dirigendosi alla sua signora in inglese le disse:
"Lo _Yacht_ è là al molo che aspetta i vostri ordini se mai desiderate andare a bordo".
"Sì, Thompson, a bordo, e metteremo alla vela subito per uscire d'Italia. È una terra, come dice Alfieri, ove la pianta uomo nasce più robusta che dovunque e gli stessi atroci delitti che vi si commettono ne sono una prova". Non molto tempo dopo lo _Yacht_ veleggiava superbo verso la _merry England_(100).
(100) L'allegra Inghilterra.
Giulia, tornata nella terra natale, continuò le sue affettouse cure alla nuova famiglia alla quale non tardarono a riunirsi Manlio e Silvia rimasti fino allora nella _Solitaria_ e giurò che non tornerebbe tra questo popolo infelice se non quando Roma, libera dalla peste pretina, le permetterebbe d'innalzare un monumento al diletto del suo cuore ed ai suoi eroici compagni.
APPENDICE
GLI ULTIMI EPISODI DEI VOLONTARI
FATTI ISTORICI
ACQUAPENDENTE--MONTE LIBRETTI--VEROLA--MONTEROTONDO--MENTANA
Brevi ma sanguinosi furono gli ultimi episodi della vita militare dei volontari italiani allo scorcio del 1867.
Fatti eroici di molti prodi lì segnalarono; ed un assalto che le tenebre della notte coprirono, e che fu degno del più splendido sole. Se ne ricorderanno i mercenari del prete che chiesero impauriti la vita dopo che s'erano macchiati contro i loro vincitori con atti infami da veri vandali quali sono e saranno sempre.
Se la mia penna troppo sovente s'intinge nel fiele e se sovente si tempera non col gentile temperino ma coll'acuto triangolare, terribile pugnale del carbonaro, ne ho ben donde!
E chi potrebbe contemplare impassibile, questa terra benedetta da Dio, così maledetta dagli uomini?
Chi potrebbe mirare indifferente gli sforzi d'una nazione infelice, ma generosa, annientati da una caterva di epuloni traditori che con inaudite nefande scelleraggini vendono per il loro personale interesse, la terra ove nacquero, il popolo che li sorregge de' suoi averi e del suo sangue, a spregevole tiranno straniero?
Il papato! Quel cancro del corpo italiano è all'agonia. L'Italia intiera ha compreso che non c'è vita, non prosperità possibile con quell'inferno di vivi(101). Da tutti gli angoli della penisola si alza una voce di entusiasmo, di giubilo, per il prossimo esterminio del mostro. Privati, Municipi, stranieri, amici contribuiscono con ogni mezzo a sovvenire la schiera dei liberatori. Finalmente! la terra italiana sarà lavata da tanta lordura!
(101) Petrarca.
La gioventù coraggiosa si accalca nelle file degli iniziatori per aver parte nella gloria. Acquapendente, Monte Libretti, Monterotondo echeggiano dell'inno della vittoria che i valorosi italiani riportarono sui mercenari stranieri. L'Agro Romano è sgombro dall'infesta loro presenza. I ponti che conducono alla città eterna saltano in aria allo scoppio delle mine e preti e mercenari e birri dopo avere barricate le porte si rintanano impauriti e tremanti dentro Roma.
Era finita! Il mondo intiero salutava festante i giovani redentori dell'umanità oppressa, ingannata, tradita per tanti secoli! Ma...
Ma!... a Parigi e a Firenze congiuravano i fautori delle sciagure de' popoli, i sostenitori della ingiustizia, della menzogna. Gli uni apparecchiavano le navi e le soldatesche, gli altri più perversi e più codardi, gettavano tra il popolo tradito la paura, la diffidenza e, nelle file dei vincitori degli sgherri, la corruzione e lo sconforto.
Mentana fu il risultato di tante mene scellerate!
Dopo avere gettato Io sconforto nelle schiere dei volontari, impedito che soccorsi loro giungessero, disarmato coloro che potevano esserlo senza pericolo, (perché ognuno di questi tradimenti si fece colla viltà che caratterizza sempre il gesuitismo governativo), dopo avere ingannato il paese e l'esercito coll'occupazione di _alcuni punti_ del territorio romano, col mentito pretesto di arrestare l'invasione francese; privato i volontari delle poche munizioni che si fabbricavano per loro nei generosi paesi di confine, eccitato alla diserzione molte migliaia di loro, dopo tutto ciò, si preparava Mentana.
E Mentana poteva riuscire un secondo Trenta aprile(102) ad onta di tante circostanze a noi sfavorevoli. A Mentana, io ho veduto i mercenari fuggire colle baionette alle reni dai nostri catenacci(103), senza munizione, fuggire davanti ai nostri giovani militi. A Mentana, per un'ora, i volontari hanno potuto passeggiare padroni del campo di battaglia sopra mucchi di cadaveri nemici.
(102) Roma 1849. (103) Cattivissimi fucili.
Ma a Mentana dopo l'eroismo di tanti prodi caduti e mutilati sul campo si udì risuonare in mezzo ad una folla di traditori codardi la voce "duemila francesi hanno attaccato la retroguardia!" e quella voce divenne persistente, e quella voce ebbe colore di un fatto positivo talché a me stesso fu assicurato da gente che veritiera mi sembrava, coll'aggiungervi: "gli ho veduti".
Maledizione! Fino a che punto può giungere la perversità umana! e quale lezione per l'italiana gioventù!
Quei vittoriosi militi piegano in ritirata!... né odono più la rauca mia voce e quella dei prodi miei ufficiali!...
Ricordiamola questa recente storia: poi ditemi come si fa a non intingere la penna nel fiele, a non temperarla col pugnale!
RIEPILOGO
IL PANDEMONIO
Chi potrà negare: essere questa Italia un pandemonio?
Eppure! ove si trova un paese più favorito dalla natura: con un cielo unico, un clima stupendo, produzioni variatissime ed eccellenti, popolazioni vivaci e d'intelligenza non superata da altri popoli, soldati che sarebbero senza dubbio i primi del mondo, se fossero ben diretti, marinari non secondi a nessuno?
E tutti questi vantaggi, tutti questi favori della natura sono annientati dalla connivenza, dal mutuo accordo de' preti con un pessimo governo.
Voi trovate miseria, ignoranza e debolezza, umiliazione allo straniero ove dovreste trovare abbondanza, sapienza, forza e fronte alta contro ai prepotenti.
Un governo avvilito, impopolare, invece di organizzare un esercito nazionale che potrebbe stare a fronte dei primi eserciti del mondo si contenta, agglomerando carabinieri, a guardie di sicurezza e di finanza di ridurre l'arte di governo a sprecare il denaro della nazione in spaventose spese segrete.
Una marina che potrebbe gareggiare colle più floride è ridotta al punto da far compassione per non volerla mettere in mano a gente onesta e capace.
E Marina ed Esercito se ne udite gli ufficiali: non sono capaci a far la guerra a chicchessia e solo si adoprano a reprimere le aspirazioni nazionali, ad appoggiare gli atti repressivi e liberticidi del governo.
I DUE TRADIMENTI
Due tradimenti abbominevoli furono perpetrati da questo inqualificabile governo nel breve periodo che corse da ottobre a novembre 1867, circa alla questione Romana.
Profittando della mia relegazione a Caprera ed ingannando come sempre tutto il mondo, il governo fece assicurare dai nostri stessi amici i Romani che bastava tirassero _poche fucilate anche all'aria_ peché l'esercito italiano marciasse immediatamente su Roma.
Ed i Romani, poveretti, fecero le fucilate, mandarono all'aria una caserma di zuavi e combatterono senz'armi nelle vie delle città, e fuori, come poteva combattere un popolo in quelle tristissime condizioni.
Ma questo Governo ingannatore pensò forse a far muovere un solo soldato italiano alla volta di Roma?
Così furono sacrificati gli eroici Cairoli e i loro compagni, così un numero grande di cittadini romani cadeva sotto le baionette dei mercenari stranieri o riempiva le orride prigioni del prete.
Non meno abbominevole fu il tradimento operato contro i volontari.
Mentre si prometteva: che allo sbarco del primo soldato francese l'esercito marcerebbe su Roma, il Governo per ingannare il paese occupò _alcuni punti_ (!) del territorio Romano e guarnì la frontiera d'un numero considerevole di truppa, ma per disarmare i volontari come successe ad alcune compagnie e per chiudere loro tutte le vie acciocché nessun sussidio potesse più giungere dai loro fratelli e dai comitati di soccorso. Così isolati, i volontari e privi d'ogni soccorso, massime dell'essenziale, le munizioni, che si sapeva che mancavano; avendo il Governo ed i preti coi mezzi gesuitici che loro soli conoscono gettato lo sconforto e la demoralizzazione tra quei giovani militi ne seguì poi l'esecuzione dell'infame e diabolico divisamento di distruggerli.
Occupata Roma dai francesi e parte del territorio romano dalle truppe del Governo, l'esercito pontificio in massa potè liberamente operare contro i volontari. Ma siccome i mercenari pontifici erano impauriti dalle recenti sconfitte non osavano da soli affrontare i nudi e male armati militi della libertà. Si decise di far sostenere i soldati del papa dall'esercito francese.
Il Governo di Firenze, non credette necessario di aver la sua parte di gloria nel combattimento di Mentana, aggiungendo le sue truppe agli alleati, oppure credè con ragione che il popolo italiano non avrebbe tollerato tanto cumulo di scelleragginì che così _brutto governo_ avrebbe certo consumato senza rimorso. Per questo s'accontentò di privare i volontari dei loro naturali soccorsi, gettare la diffidenza e lo sconforto nell'animo dei nostri giovani ed impressionabili militi, e coll'arma al braccio fece assistere l'esercito nostro, il fiore della nazione italiana, all'eccidio di italiani.
Ben tornò ai soldati del papa l'esser sostenuti da quelli di Bonaparte, poiché essendo cominciato il combattimento di Mentana alla una p. m. del giorno tre novembre tra papalini e volontari dopo due ore di accanito combattimento i mercenari avevan piegato su tutta la linea ed i nostri marciavano sui loro cadaveri inseguendo i fuggenti.
Ma la nuova linea degli imperiali, sopraggiungendo e trovando le nostre giovani milizie in quel disordine, ben naturale a gente poco disciplinata, in tale circostanza le obbligarono a retrocedere..... ...................................................................
Così si compivano due osceni ed esecrandi tradimenti, ai quali riscontro non può offrire alcuna pagina della storia del mondo.