Chiose Alla Cantica Dell Inferno Di Dante Alighieri Pubblicate
Chapter 7
¶ Ancora simigliantemente, per assempro della detta temenza, qui d'alcuno altro di Puglia, nominato Icaro, figliuolo di Dedalo a ricordamento si toglie, il quale essendo col padre nell'isola di Creta apposta del buon re Minos e non possendosi partire, essendo dal detto re col detto Dedalo per sua eccellenza d'ingegno costretto, sanza arbitrio di partirsi da lui, cioè dell'isola, così eran tenuti. Il quale disiderando di sè libertade, e non trovando chi per mare il levasse, a sè e al detto Icaro alie di penne con ingegno conpuose, ammaestrandolo, che dietro a lui, nè più alto, nè più basso di lui, volando, tenesse, assegniandogli ragioni, che, se più alto volasse, che la caldezza del sole gli stempererebbe l'impegolata cera delle penne; e se più basso, che l'umido della marina l'aggraverebbe. Ond'ei movendosi per passare il mare, tra Creta e Puglia, ed essendosi in aria volando levati, e sentendosi Icaro in su l'ali leggiero oltre il comandamento del padre in alto si mise, gridandogli il padre che dietro a lui non così alto volando tenesse. Per la qual sopra detta cagione, nella marina finalmente cadde; quinci l'exempro presente procede, la cui allegoria brevemente così si contiene, che finalmente ciascuno figliuolo fuor dell'ammaestramento del padre operando, in suo danno procede.
_Comincia il XVIII Capitolo_
Logo in inferno detto Malabolge Tinto[24] di pietra e di color ferrigno Come la cerchia che d'intorno il volge
Siccome nel proemio delle presenti chiose e nell'undecimo canto si contiene, l'ottavo infernal grado, nel quale qui a proceder si comincia, in dieci parti, cioè qualitadi ordinate e distinte si divide, siccome per dieci modi la semplice froda, cioè quella che fidanza non rompe operando, si porge, la quale, come detto in questo presente grado figurativamente, così si contiene, che in dieci gran fosse, circustante l'una nell'altra, il suo spazio diviso si piglia, nel cui mezzo il vano del nono grado permanga. Le quali, figurativamente, bolge si chiamano, cioè luoghi per sè determinati sotto una generale qualità, nelle quali, secondo la gravezza del peccato, di lor modi d'una in altra ordinatamente si procede. ¶ Alle quali incominciando in questo canto, prima quella de' ruffiani si dimostra, nella quale, figurativamente, con contrario andamento d'anime si pone, a dimostrare che due modi contradi la froda e lo 'nganno contra le femmine operata si segnia, cioè per suo propio diletto, o per altrui, per amistà, o per guadagno promesso, e che de' certi diavoli isforzati sieno a significare i lor disii, da' quali continovamente nelle operazioni spronati sono, tra quali per simiglianti nelle seguenti chiose d'alquanti si fa menzione.
Io fu' colui che la Ghisola bella Condussi a far la voglia del marchese Come che suoni la sconcia novella
¶ Per l'una qualità della presente colpa, qui d'alcuno cavaliere bolognese, nominato Messer Vinedico di Caccianimisi si ragiona, il quale, per certa quantità di moneta, la serocchia carnale alla voglia del marchese Obizo da Este carnalmente condusse; e per dimostrare che Bologna, più ch'altra terra di tal vizio più sia corrotta, di ciò favellando così si ragiona, prendendo per segno di lei il sito suo tra due fiumi, cioè tra Savena e Reno, e simigliantemente per alcuno suo vocabolo che sipa[25] favellando producano.
Il buon maestro, sanza mia domanda, Mi disse: guarda quel grande, che viene, E per dolor non par lagrime spanda
¶ Dell'altra qualità della presente bolgia, qui di Jansone, figliuolo de' re Ysion, e fratello del re Pelleo di Grecia si ragiona, la cui storia in cotal modo permane: che regnando il detto re Pelleo colla corona di Grecia, e sentendo appresso di sè Jansone suo fratello, di valoroso e magnanimo cuore, con gran temenza che non gli togliesse il dominio di lui dimorava; per la qual cosa con intenzione di farlo morire nelle parti di Chochia, a conquistare un certo montone d'oro, con certa cavalleria cavalcar lo fece, il quale, essendo giunto nella detta parte, e proveduto alla guardia del detto montone, la quale era un aspro dragone, i cui denti prima si dovieno avere che 'l montone, e in un certo giardino seminarli con salvatici buoi, de quali denti doveano cavalieri nascere, co' quali si conquista il Montone, come ciò potesse fornire, e nol sapiendo, dimorando pensava. Nella quale dimora, alcuna figliuola de' re di Chocia, nominata Medea, siccome vaga di lui, promettendo gli disse che, se per moglie la togliesse, che il modo d'acquistarlo gl'insegnerebbe. Ond'egli il suo volere accettando, per suo ammaestramento arando e seminando, come di sopra si conta, così fece; con la qual Medea, e col montone, nelle sue parti vittorioso tornossi. Nelle quali dimorato alcuno tempo, Medea sua moglie, siccome iscienziata persona delle sette arti, alla vecchiezza del suocero suo, cioè di Yxion, procurando provide, facendo alcuna acqua da ringiovanire, al quale le sue vene aprendogli e della detta acqua rimettendoglivi in giovane prosperità lui produsse. La qual cosa le figliuole del re Pelleo veggiendo, graziosamente per lo padre cotal medicina le chiesero. Ond'ella, maliziosamente, acciò ch'ei morisse, perchè a Giasone procedesse i' reame, il sopra detto modo con altra acqua insegnando compuose; colla qual medicina, credendosi far bene al padre, dormendo tagliaron le veni, rimettendovi la maliziosa acqua detta, per la quale il detto re Pelleo finalmente morto rimase, a Jasone la signoria del reame, colla quale signoria permanendo, lasciando Medea, un'altra moglie riprese; per lo qual dolore ella celatamente due suoi figliuoli in alcuno convito mangiare gli fece, per lo quale inganno parte di suo dovere qui della presente bolgia si segue.
Ivi con segni e com parole ornate Ysifile ingannò, la giovinetta Che prima avea tutte l'altre ingannate
¶ Ancora del detto Iasone d'un altro ingannato simigliantemente così si ragiona, che, andando nel sopra detto paese di Chochia ad alcuna isola di mare, nominata Lenno, pervenne, della quale, secondo i poeti, tutte le femmine con saramento insieme d'uccidere tutti i loro maschi, per alcuno odio ch'era tra loro e loro, fermamente si proposero. Per lo quale, sentendo i' re della detta isola la notte che ciò si faceva, il lamento e 'l pianto che de' suoi medesimi ciascuna faceva, a sua figliuola, nominata Isifile, domandamento ne fece, la quale rispondendogli la continenza giurata gli disse, e simigliantemente che della terra, cioè dell'isola incontanente si dovesse partire, però che a lei il cuore non sofferìa, come all'altre d'ucciderlo. Per la quale, partita l'altre da lei in cotal modo, ricevettero inganno. E così sole per alcun tempo stando, il detto Jiasone, come è detto di sopra, quivi ad esse pervenne, nella quale per pugna d'assedio con certi compagni, a patti finalmente fu messo, dove colla reina delle dette femmine, nominata Isifile, a stare carnalmente si mise, promettendole che nella sua tornata nelle sue parti la menerebbe. E così gravida di lui, nel detto luogo, sanza tornarvi mai, vi rimase. Per lo quale inganno simigliantemente qui si concede.
Quindi sentimo giente, così nicchia[26] Nell'altra bolgia, che col muso isbuffa E sè medesma colle palme picchia
¶ Veduta la qualità della prima bolgia, qui nella seconda si procede, nella quale la frodolente qualità di lusinghieri così si conchiude, che, si come da vilisimo intelletto allusingar dipende confessando altrui così nel male come nel bene a ben piacere per effetto d'alcuna utilità, così nel male per lo fastidio che di ciò nella mente si sostenne, figurativamente qui in alcuna bruttura di sterco sommessi, tra' quali un cavaliere di Lucca nominato messer Alesso Intermintelli per simigliante si trova.
Taide la puttana che rispose Al drudo suo quando disse: ò io grazie Grandi apoi te: anzi maravigliose
¶ Ancora per simigliante della presente qualità, secondo che per Terenzio in alcuna sua comedia si tratta, d'una femmina nominata Taide così si ragiona: che tra l'altre sue lusinghe alcuna volta, essendo d'alcuno uomo amata, mostrando d'amare lui, e niente l'amava, ritraendo con lusinghe da lui assai frutto, ed essendo da lui domandata se mai grazie da lei aspettando le avesse, rispose di sì, e che maravigliose sarebbono, per le quali qui così si concede.
NOTE:
[24] La volgata _tutto_.
[25] L _si fa_, ma la lettera _f_ non ha la forma solita. P 313 _sipa_.
[26] La volgata _che si nicchia_.
_Comincia il XIX Capitolo_
O Simon mago, o miseri seguaci Che le cose di Dio, che di bontade Deono essere ispose e voi rapaci
Procedendosi nelle frodolenti colpe, qui in questo cominciamento del capitolo, quella della terza bolgia si dimostra, cioè il vendere e il conperare gli spirituali e celestiali benefici, il quale per cotal principio simonia propiamente si chiama. Che essendo San Piero dietro a la passione di Cristo pastore e principe dello spiritual ufficio, e spezialmente degli apostoli suoi, alcuno nominato Simone mago, perch'era arte magico, della grazia di Cristo gli chiese, cioè che gli facesse de suoi apostoli, promettendogli che della sua ricchezza assai gli darebbe. Per la quale domanda, non potendosi per danari comperare, lui maladisse e chi il simigliante facesse, dal quale poi, si come principale, cotale operazione simonia ne' seguenti s'appella, tra quali d'alcuno per simigliante nelle seguenti chiose si conta. La cui forma, figurativamente, in cotal modo permane, che col capo di sotto piantato in certe ritonde buche ciascuno cotale operante permagna, le cui piante de' piedi sieno accese di fuoco, a dimostrare il ritroso loro effetto, sommettendo lo spirituale dovere della misericordia alle terrestre e temporali ricchezze, che si come per loro la parte spirituale superiore nell'animo è sottomessa, e l'inferiore terrestra sopra posta, così la superna umana lor parte, cioè il capo qui nella terrestra piantato di sotto si pone, e 'l calore celestiale della carità di sopra alle lor piante, come di sotto da loro è tenuto, e così figurata la presente bolgia si segue.
E veramente fui figliuol dell'Orsa Cupido sì, per avanzar gli orsatti, Che su l'avere e qui mi misi in borsa
¶ Per simigliante della presente qualità, qui d'alcun papa di Roma degli Orsini nominato Nicolaio si ragiona, il quale per sua cupidezza, veramente figliuolo dell'orsa si come d'animal cupidissimo si figura, col quale di molte cose di suoi successori si ragiona, come nel presente testo si contiene, rammentandogli l'ardire, che per suo male aquisto di sua moneta il Re Carlo di Francia aparentando richiese, per lo quale sdegno non avendo il detto Re, a ciò consentito, la Cicilia con suoi trattamenti e altre terre assai finalmente perdere gli fece.
Nuovo Giason sarà, di cui si legge Ne' Maccabei: e come a quel fu molle Suo re cosi fia lui chi Francia regge
¶ Tra l'altre cose qui per papa Niccolao si ragiona di papa Clemente di Guascogna, abominandolo in cotal modo procede; assomigliandolo ad alcuno del popolo isdraello, nominato Giasone, il quale, secondo che di lui nel libro de' Maccabei si contiene, ad Antioco che dell'ufficio temporale allora era signore, lo spirituale dominio chiese, prometendogli di tale uficio, secondo sua voglia, osservare. Ond'egli, al male operare leno, affermando cotale domanda. Seguente cotale simigliante il re di Francia s'intende dal detto papa Clemente richiesto. Per la quale simonia rinproverando, essenpro di san Piero, e degli altri apostoli così si produce. I quali nel luogo dell'anima ria, cioè di Giuda, per danari san Mattia non rimisero, come al presente il contrario si vede.
Di voi, pastor, s'accorse il vangelista, Quando colei che siede sopra l'acque Puttaneggiar co' regi a lui fu vista
¶ Approvandosi ancora le dette operazione contr'a moderni pastori, la visione dell'Apocalisse di san Giovanni qui nel presente per loro così si dispone che quella che colle sette teste nacque, cioè colle sette virtudi, per la quale la chiesa di Cristo s'intende, e delle dieci corna ebbe argomento, cioè da dieci comandamenti che Dio a Moisè diede, formandone due in ciascuna delle tre, cioè a fede, a speranza e a carità, e una singolarmente all'altre, cioè a prudenza, a continenza, e a magniminitade si come nella essenza di ciascuna, dopo i singolari sono tenuti. Puttanegiare co' regi a lui fu vista sopra l'acque, cioè sopra le mondane operazioni permanendo: la cui significazione apertamente per colpa de' moderni pastori nel suo vero si vede.
_Comincia il XX Capitolo_
Di nuova pena mi convien far versi E dar materia al ventesimo canto Della prima canzon, ch'è d'i sommersi
Procedendosi la gravezza della presente froda della quarta bolgia, cioè qualità di lei, in questo ventesimo canto della prima canzon de' sommersi, cioè di questo primo libro infernale, così si contiene, dimostrandosi in lei figurativamente l'operazion di coloro, che per diversi isperimenti e impossibili fatture in altrui con inganno producono, per la quale co' ritroso viso e andamento in lei si figurano a dimostrare la ritrosa e impossibile operazione di loro contraria al dovere dell'umana Natura, si come di indovini e d'arte magici e di simiglianti di loro, tra' quali per più conoscenza d'alquanti, per simigliante effetto nelle seguenti chiose si contano.
Drizza la testa, drizza, e vedi a cui S'aperse agli occhi d'i Teban la terra Per che gridavan tutti: dove rui
¶ Anticamente, per usanza, ciascuna terra e provincia, alcuno arte magico a suo producimento tenea, tra' quali Amfiarao coi Greci così si produsse che, secondo che per Stazio si scrive nel suo Tebaidos di Teocle e di Polinice fratello del re di Tebe, dovendo con determinato ordine tra loro a parte di tempo ciascuno i' reggimento tenere, reggendo Teocle, finalmente la signoria comune a Polinice disdisse. Per la qual cosa il detto Polinice con l'ammaestramento di Amfiarao intorno alla città di Tebe con grande esercito ad assedio finalmente si pose, nel quale, essendo il detto Amfiarao, secondo usanza, personalmente sopra un suo carro, la terra di sotto lui rovinando in abisso s'aperse; di che ciascuno Tebano veggendolo con grande allegrezza, contra a lui isgridava; per le cui operazioni qui si concede.
Vidi Tiresia che mutò sembiante Quando di maschio femmina divenne Cambiandosi le membra tutte quante
¶ Tiresia fu greco e aguro, cioè arte magico di Tebe, il quale, secondo le favole poetiche, alcuna volta veggendo due serpenti congiunti a generare con una verga ispartendo gli percosse, di che egli incontanente di maschio femina divenne. ¶ Onde lamentandosi poi alcun tempo agli Dii di cotale avenimento, da loro per rimedio in cotal modo fu ammaestrato, che una altra volta con la verga ispartire gli dovesse. Il quale così nel primo modo facendo nel suo primo virile stato divenne; per la quale trasformazione da Giove e da Giunone sua moglie ancor favoleggiando, alcuna volta così fu richiesto, ed essendo l'un coll'altro del diletto carnale in tencione, dicendo Giove che la femmina più che l'uomo di ciò diletto prendea, e Giunone il contrario, e non trovando ragionevolmente chi determinarlo potesse, a lui, perchè maschio e femmina era istato l'uno e l'altro finalmente per tal sentenza si mise; per la quale essendo data contra a Giunone, ella, per vendetta, si come Idea, il detto Tiresia del lume degli occhi incontanente dispose, il quale non possendone da Giove essere atato, perchè, com'egli era, Idea, per grazia e per guiderdone di lui, arte magico incontanente divenne. La cui allegoria per troppo digresso qui immaginando si pensi.
Aronta è que' ch'al ventre gli s'atterga Che ne' monti di Luni dove ronca Lo carrarese che di sotto alberga
¶ Ancora per simigliante della presente qualità d'alcuno arte magico di Roma, cioè aguro, qui si ragiona, il quale per esser più destro alla scoperta vista della marina e delle stelle, come a cotale arte bisogna, per sua dimora l'alpestra Montagna marmorea di Luni elesse.
E quella che ricuopre le mammelle Che tu non vedi colle treccie sciolte E à di là ogni pilosa pelle
¶ Simigliantemente d'alcuna donna, figliuola del detto Tiresia nominato qui si ragiona, la quale, essendo il suo padre morto, e veggendo serva la città di Bacco, cioè Tebe, per lo mondo ciercando e fuggendo ogni carnale essere umano, per molte provincie trascorse; tra le quali, finalmente, in alcuna parte d'Italia, Lonbardia nominata, per sua dimora si pose. Nel quale stando e operando sue arti magiche, di che ella come 'l padre era isperta, alcuna gente a lei circunstante con lei si raccolse, incominciando la terra che al presente Mantova si chiama, il cui principio e processo assai chiaro qui nel libro procede. ¶ Ma per meglio intendere, come la detta sua patria serva divenne, cioè Tebe, qui cotal modo si conta che, secondo che per ..... si conta e sonvesi, essendosi in sul campo morti Teocle e Polinice, con molti di ciascuna parte seguaci dalla detta terra, alcuno suo cittadino nominato ..... per sua forza si fece signore, il quale con tanta crudeltà la reggea, che i corpi morti della detta battaglia, per dispetto, secondo l'usanza arder nelle pire, cioè ne' costumati fuochi, per sepultura di loro no lasciava. Per lo quale disdegno, le donne della detta terra al buon duca d'Atene, cioè a Teseo, ad andare si misero, dinanzi al quale pregando, proposero che di lor terra la signoria gli piacesse, deponendo il sopra detto crudele. Ond'egli il lor prego accettando, con grandissimo esercito alla detta terra pervenne, la quale, per ordinata battaglia di campo, finalmente prese, e in ordinato tributo la sottomise alla patria sua, cioè ad Atene, e così di libera la città di Tebe serva divenne.
Già fur le gienti sue dentro più spesse Prima che la mattia di Casalodi[27] Da Pinamonte inganno ricevesse
¶ Vogliendosi dimostrare che la detta terra di Mantova già di più abitanti fosse che 'l presente non mostra, del cominciamento di sua briga qui si ragiona, cioè d'un cavaliere della detta terra, nominato messer Pinamonte d'i Bonacosi, il quale signoreggiandola con gli uomini di sua schiatta, per esser solo a dominio, cacciando gli uomini di sua casa, ad un'altra schiatta grande della terra, nominata casa Lodi, parteggiando si prese. Colla quale i detti suoi consorti di fuori della terra cacciati produsse. E simigliantemente poi esendosi imparentato con loro, agli uomini della detta casa Lodi cotal volta fece; per la quale impresa grandissimo abbassamento di cittadini procedendo si segue.
Euripilo ebbe nome e così 'l canta L'alta mia tragiedia in alcun luogo Be' sai tu che la sai tutta quanta
¶ Procedendo ne' simiglianti qui d'alcun altro della presente qualità auguro e arte magico di Greci, nominato Euripilo, ancora si ragiona, il quale essendo grandissimo esercito del re Menelao di Grecia apparecchiato per passare a Troia, vogliendo del muovere il buon punto eleggere, cotal sacrificio ad alcuna Idea nominata Diana in prima propose che più bello animale che vivesse a lei sacrificandosi dovesse morire. La qual sentenza finalmente sopra Figenia figliuola del detto re Menelao, bellissima, accadde. E fatto cotal sacrificio in alcuna terra marina di Grecia, nominata Aulide, con alcuno altro auguro, nominato Calcanta, il punto della mossa del navilio generalmente provide, tagliando in prima del principal legno la legata sua fune, per cui immantinente tutti gli altri il simigliante seguirono, procedendosi della detta impresa di Troia finalmente vittoria, come nelle sue istorie si conta.
Quell'altro che ne' fianchi è così poco Michele Ascotto fu, che veramente Delle magiche frode seppe il gioco
¶ Dimostrati i sopra detti antichi, qui d'alquanti moderni in simigliante qualità si ragiona, e principalmente d'un di Scozia, nominato Maestro Michele, il quale di cotal maestria fu molto eccellente; e seguentemente d'un altro da Forli di Romagna, nominato Guido Bonatti, il quale, col conte Guido vecchio da Montefeltro, così operando, lungo tempo vettorioso si resse, ed ancora d'un altro da Parma di Lombardia, nominato Asdente, finalmente così conchiude, al quale, essendo calzolaio, per simigliante cagione molta gente grossa già corse.
Ma vienne omai che già tien nel confine D'amendue gli emisperij e tocca l'onda Sotto Sobilla, Caino e le spine
¶ Vogliendosi dimostrare l'ora della notte presente, colla quale per tutto l'inferno, figurativamente si procede in cotale modo, significando si prende, assegniandosi, che la luna alcuna cosa iscema[ndo],[28] presso fosse a l'occidentale orizonte di Gerusalem, il quale le parti di Sobilla s'intende, per la quale si segue che nell'opposito suo orientale giae il sole s'appressasse, cioè nel mattutino. Onde per proceder tutta la viziosa qualità sanza mediata luce in oscurità di tempo, sentendosi così surgere la luce del die, così, figurativamente qui ragionando s'affretta.
NOTE:
[27] Il codice nostro legge _Casa Lodi_.
[28] V. P. _sciemando_.
_Comincia il XXI Capitolo_
Così di ponte in ponte altro parlando Che la mia comedia cantar non cura, Venimmo e tenevamo il colmo quando
Della qualità di coloro che frodolentemente in parole e in fatti rivendono altrui, la quale volgarmente baratteria si chiama, qui in questo capitolo nel suo rimedio, cioè nella quinta bolgia, sua continenza, figurativamente così si concede, che si come ella è accostante e attegniente il loro ardente affetto per l'aquistar, che ne segue, così in alcuna bogliente pegola qui figurativamente si pone, nella quale copertamente ciascun suo operante dimori, a significare la coperta e occulta frodolente operazione di loro, e ch'ella sia di color nero, a dimostrare la oscurità del frodolente vizio, e che da molti diavoli sia guardata acciò che di lei nessuno si discuopra, a significare i molti e diversi pensieri e voglie di loro, dalle quali nella presente operazione mantenuti e prodotti sono. Tra' quali, per exempro degli altri, d'alcuno nelle seguenti chiose si conta.
A quella terra che n'è ben fornita Ogn'uom v'è baratier fuor che Bonturo Del no per gli danar vi si fa ita
¶ Qui d'alcuno cittadino di Lucca nominato Bonturo, cosi si ragiona, il quale essendo ricco mercatante, per guadagnare nel presente modo comune l'esser mercatantesco dimise.
E così vid'io già temer i fanti Che uscivan pattegiati di Caprona Vedendo sè tra nimici cotanti
¶ Alcuna tenuta del contado di Pisa, nominata Caprona, per alcun tempo per Fiorentini a patti si prese, securando le persone de' fanti che tenuta l'aveano, della quale, fidati, partendosi, e veggendosi tra tanti nimici, ciascuno ne' sembianti temenza mostrava, la quale per assempro della presente qui figurativamente si piglia, veggiendo gli atti e la moltitudine di figurati presenti demoni.
Ier cinque ore più oltre ch'a quest'otta Mille dugiento con sessanta sei Anni compie che qui la via fu rotta