Chiose Alla Cantica Dell Inferno Di Dante Alighieri Pubblicate
Chapter 6
¶ Si come per due modi l'offensione di sè medesimo per l'uomo operata puote essere, cioè personalmente e realmente, così qui nel presente sito, essendosi la personal dimostrata, la real continenza si segue, cioè la qualità di coloro che di ben temporali, e spezialmente dell'avere, distruggendo, si spogliano; figurandogli ingnudi per la detta cagione; e perchè della persona per lor non si priva, tra le piante del bosco presente personalmente in umanità son formati, i quali, figurativamente, da nere e bramose cagne, così son cacciati e disfatti, a significare la oscurità delle 'ndigenze, cioè di bisogni necessarii, che dietro alla distruzione correnti seguiscono perseguitandogli per due guise, si come per due modi cotal distruzione per lor si conserva, cioè lungo tempo vivendo mendico e povero dietro alla sua struzione [e] d'appresso di lei incontanente avere fine. Di quali per esenpio qui di ciascuno si dimostra, proponendosi l'uno in alcuno cavaliere padovano nominato messer Iacopo della Capella, cioè santo Andrea da Monselice, il quale di grandissima ricchezza lungo tempo in grande povertade divenne, e l'altro in alcun sanese nominato Lano, il quale, avendo con la scialacquata brigata di Siena sua ricchezza finita, e nella sconfitta dalla Pieve al Toppo perdente con gli altri suoi cittadini ritrovandosi, e potendosi a suo salvamento partire per non tornare nel disagio in che incorso era, tra nemici Aretini a farsi uccidere percotendo si [mise][21]. Onde chiaramente qui si significa il diverso cacciato correre di loro.
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Ricoglietele a piè del tristo ciesto, Io fui della città che nel Batista Mutò il primo padrone, ond'ei per questo
¶ Però che de' Fiorentini è propio vizio d'appiccare sè medesimi, come degli Aretini il gittarsi ne' pozzi, qui di tutti quei di Firenze che ciò fanno, in uno si ragiona, acciò che ciascun leggendo del suo parente si creda, il quale, per sua patria nominandosi, cioè di Firenze, di lei alcuna condizione in cotal modo significa, dicendo, che per lo mutamento di suoi padroni che anticamente per accrescimento della fede cattolica d'uno in altro si fece, lasciando l'idolo di Marte, il quale, secondo i poeti, Iddio delle battaglie si chiama, e san Giovanni Batista prendendo, che per tale privamento con sua impressione il detto Marte la farà sempre dolere, privandola delle vittorie di sua arte. E finalmente approvandola, che s'e Fiorentini anticamente non l'avessero ricolto e in atti riposto, com'è al presente nella testa del loro vecchio ponte si vede, che indarno di dietro alla distruzione di Firenze che per Attila Unghero anticamente si fece per loro edificato, così si sarebbe, per lo qual significamento, secondo l'arte della strologia, in alcun vero cotal principio per ascendente s'intende.
NOTE:
[21] Corretto col P p. 313.
_Comincia il XIV Capitolo_
Poi che la carità del natio loco Mi strinse, ragunai le fronde sparte E rendêle a colui ch'era già fioco.
Notificata la prima e la seconda qualità del presente settimo grado, la terza in questo capitolo ordinatamente procede, la quale s'intende di coloro per cui la natura, cioè Iddio, coll'operazione e con la mente contro al suo dovere è sforzata la quale, si come per tre effetti, cioè modi, si produce, si come con la mente immaginando con abito di lussuria e con arte, cioè con usura, così per tre qualitadi di genti figurativamente ordinata permane, in circonferenza dentro alle sopra dette due parti figurandola in aridisimo e secco sito, sopra il quale fiammelle di fuochi continue, privan[d]o[22] a dimostrare l'asciutta caldezza dell'animo e di loro imprensione e le infiammante lor voglie. Delle quali notizia per esempio di ciascuna nelle seguenti chiose si vede sempre dal men grave peccato, incominciando secondo l'ordine del dovere nella intenzione del presente autore procedendo, figurando cotal sito alla rena d'Etiopia, cioè pianura caldissima d'Africa, sotto la meridional parte, per la quale anticamente il buon Cato di Roma, con certi Romani, innanzi alla signoria di Cesere, essendo morto Pompeo, per volere libertà in fuga si mise.
Chi è quel grande che no par che curi Lo 'ncendio e giace dispettuoso e torto, Si che la pioggia non par che 'l maturi
¶ Tra l'altre qualitadi della presente terza parte, della prima esenpio per alcuno qui si dimostra, cioè di coloro che col cuore contro a Dio parlando e dispregiando faciendoli nel detto sito sotto le fiamme giacere, a dimostrare, che quanto Idio più si dispregia, che tanto più basso al contrario dell'essere e con più pena si permagna. Tra' quali d'alcun re, nominato Capaneo, per simigliante si fa menzione, per lo quale niuna fede negli dii vivendo si tenne, reggendo sotto alcuna regola di ragione, sanza credenza di dii, suo reame, tra' le quali sue operazioni d'una finalmente così si ragiona: che alcuna volta essendo l'uno de' sette regi che con Polinice assediarono Teba, essendovi dentro il fratello, nominato Eteocle, il quale, dovendogli dare a parte di reggimento la terra si come a fratello ribellandosi da lui si tenea e in sulle mura della terra, combattendo contro a' Tebani, dispregiando gli Dii che per loro dentro si sagrificavano, in cotal modo dica: Dite a Jove e Bacco vostro iddio ed agli altri generalmente che v'aiutino ora se gli hanno forza e non hanno potenza e non sono nulla! Al quale, così dispregiandogli, per vendetta dal cielo una saetta folgore venne, che divorando l'uccise. Onde per tal vendetta ancor di sua fermezza, cosi si ragiona, affermando che se Jove ancora con tutta sua forza così il saettasse, come nella battaglia tra gli dii e giganti fece nel monte di Flegra, che chiara vendetta di lui non avrebbe. La quale battaglia, secondo i poeti, tra gli dii e giganti nel detto luogo per cotal modo si fece che, essendo l'una parte e l'altra raggiunta, finalmente gli giganti combattendo arebbono vinto, se Giove, si come signore delli altri idii, soccorso così non avesse gridando, a Vulcano iddio del fuoco, che saette folgore in quantità fabbricasse con le quali i giganti finalmente fosser percossi. ¶ Onde per gli dii la detta battaglia per cotal modo finalmente si vinse, figurativamente Mungibello in ciò nominando, però che per i poeti favoleggiando si dice, che in lui fabrica di Vulcano per l'apparenza di suo fuoco visibile sia, il qual Mongibello nell'isola di Cicilia così fiammante permane.
In mezzo il mar siede un paese guasto, Diss'egli allora, che s'appella Creta Sotto 'l cui rege fu già il mondo casto
¶ Per lo sopradetto rivo che, per la presente qualità visibilmente trascorre, sopra il quale figurativamente ogni caldezza si spegnie [si segue] sottilmente così è da considerare: ¶ In prima, che dall'effetto di secoli, cioè dall'etadi, una acqua dipenda, cioè operazione, della quale quattro fiumi nell'infernal qualità si dirivano, de' quali, il primo Acheronte si chiama, cioè senza alegrezza interpetrato; il secondo Stige, cioè tristizia; il terzo Flagietonta, cioè incendio; il quarto e l'ultimo Cocito, cioè pianto. I quali quattro subietti delle viziose operazioni significano, la cui forma, e 'l cui principio poetando, così si produce. ¶ In prima che, secondo i Pagani, la prima età del mondo quella di Saturno s'intende, nella quale il mondo sanza alcuna malizia si resse, la cui dimora nell'isola di Creta, figurativamente, così si comprende; del quale nascendo un figliuolo, nominato Giove, a Rea sua moglie comandamento espressamente fece che tal figliuolo incontanente uccider facesse; però che rivelato gli era che, vivendo, per lui della dominazione sarebbe finalmente disposto. Onde ella pietosa del detto figliuolo nascosamente con alquante nutrici in alcuna montagna nominata Yda nella detta isola di Creta, acrescere lo fece; per lo quale il padre, cioè Saturno, del dominio finalmente fu casso procedendo Jove e di Jove in Marte suo figliuolo, e simigliantemente digradandosi nelle altre seguenti a questo, cioè nell'idolatrie di lor deitadi, infino alla presente, che per molti diversamente si contiene alle quali figurativamente si fa cominciamento di viziose operazioni a quella di Giove, però che la prima, cioè quella di Saturno, sanza alcun vizio si resse, dalla quale d'una in altra digradando crescendo cotal cominciamento si piglia. E secondo la cristiana intenzione, la prima età da Adamo purissima s'intende infino all'ora del primo peccato, dalla quale, seguentemente di Noè in Abraam, da Abraam in Mosè, di Mosè in Cristo, d'una in altra digradando, così procede. La cui allegoria poetando, figurativamente, in alcuna statua umana così formata si pone, la quale, secondo che per alcuna scrittura del Testamento vecchio si conta per visione d'alcun grandissimo primo temporale signore nominato Nabucodinosor in Babilonia dimorando, così si conchiude, che alcuna volta, dormendo, la detta statua in visione così formata gli venne, della quale i suoi savii, domandandone che ciò significasse, niente sapere ne potea. Finalmente, per alcuno ebreo, in sua prigione incarcerato, nominato Daniello, avendo a due prigioni di loro sogni ridetta la veritade, cioè di due suoi serventi, de' quali l'uno tornato in grazia e l'altro impiccato, finalmente fu, sognando sopra sè corbi, e l'altro di primere uve in una coppa servendo dinanzi a lui, per la detta rivelazione menato, promettendogli di liberalo se di sua visione la verità gli dicesse: in cotale modo gli fu la visione rivelata, dicendo di lei come di sopra, figurativamente dell'etadi del mondo si conta. ¶ Onde così formata, qui nel presente libro nella sopra detta Montagna di Creta si pone, a significare, secondo i Pagani, il primo cominciamento di lei, e ch'ella riguardi Roma, volgendo le spalle a Damiata, a dimostrare che il dominio del presente secolo in Roma si contegna e da Babilonia partito, pognendo Damiata per segno, però che alcuna montagna tra levante e ponente, tra Babilonia e Roma mediata. Per la cui dorata testa il purissimo cominciamento di lei si considera, digradando poi ne metalli secondo la disposta qualità, della quale, finalmente, il destro piede di terra cotta si vede, per lo quale l'ultimo presente spiritual secolo si considera. Il quale di terrestre umanitade col calore divino in Cristo figliuolo di Dio si produsse, sopra 'l quale più il presente secolo che nell'altro, cioè nel temporale, si sostiene, dalla quale statua, così figurando, come detto di sopra, la qualità viziosa del mondo digradando procede.
NOTE:
[22] V. P. _piovendo_.
_Comincia il XV Capitolo_
Ora cien porta l'un d'i duri margini E 'l fumo de' ruscel di sopra aduggia Sicchè dal fuoco salva l'acqua e gli argini
Dimostrata la prima qualità della terza del grado presente, della seconda qui in questo capitolo l'esser procede, cioè di coloro in cui l'ardente fuoco della lussuria contra natura s'induce, si come i sodomiti, e a simiglianti effetti, figurandola per diverse schiere andando, a significare in loro diversi affetti che sanza posa in cotali operazioni gli producono, tra' quali d'alquanti, per notizia di loro, come nelle seguenti chiose e testo si contiene e dimostrano facendosi qui nel cominciamento alcune operazioni dell'essere del presente rivo, assimigliandolo a quel che e Fiamminghi per temenza del fiotto della marina fanno, la qual, secondo la grandezza sua cresce e dicresce, secondo il montare e lo scendere della luna dall'oriente all'occidente. Il qual fiotto cotal crescer s'intende naturalmente in ciascuna marina, non considerando il più e 'l meno della grandezza di loro, siccome dell'Oceano che per la sua grandissima facultà solamente di lui si ragiona. ¶ Ancora simigliantemente, a quel che per temenza i Padoani di lor fiume per iscampo di loro colture fanno, il quale delle parti fredde di Chiarantana giù deriva, la cui abbondanza nel tempo che 'l caldo della neve e il ghiaccio in acqua converte, procede, inalzando gli argini del detto fiume, nominato Brenta, per la sopra detta temenza, e simigliantemente i Fiamminghi le loro marine pianure.
E quegli: figliuol mio, non ti dispiaccia: Ser Brunetto Latino un poco teco Ritorna indietro e lascia andar la traccia
¶ In questa seconda qualità, per simigliante si trova un Fiorentino nominato ser Brunetto Latino, il qual fu valorosa e natural persona, come ne' suoi _Tesori_[23] testimonianza si vede, nel cui ragionamento d'alcuni altri di sua qualità si palesa, come nel testo e qui si contiene, cioè di Presciano, e di messer Francesco d'Accorso di Bologna, di legge civile dottore, e del vescovo Andrea de' Mozzi di Firenze, il quale essendo pastore della detta città, per cotal vizio dal papa nel vescovado di Vicenza fu trasmutato, il cui fiume così Bacchiglione è chiamato, come Arno quel di Firenze, nel quale finalmente morta sua lussuria rimase.
_Comincia il XVI Capitolo_
Già era in loco ove s'udìa rimbombo Dell'acqua che scendea nell'altro fosso, Simili a quel che l'api fanno rombo.
Ancora nella presente rena per vizio di lussuria d'alquanti cittadini di Firenze in questo capitolo si fa ricordanza, e della qualità dell'ottavo seguente grado, come nelle seguenti chiose si conta.
Nepote fu della buona Gualdrada, Guido Guerra ebbe nome ed in sua vita Assai fece col senno e con la spada
¶ Tra gli altri della presente qualità, qui ragionandosi, con un cavaliere di Firenze nominato Messer Iacopo di Rusticucci, e del conte Guido Guerra, antico di conti Guidi si fa ricordanza, e di messer Teghiaio Aldobrandi de Cavicciuli di Firenze, si come di valorose persone fuor di tal vizio onorate con quali in ragionamento finalmente si conchiude alcuno valoroso uomo di corte, nominato Guglielmo Borsiere.
Come quel fiume ch'à proprio cammino Prima dal monte Viso in ver levante Dalla sinistra costa d'Appenino
¶ Per similitudine del figurato romore del presente rivo scendendo del settimo grado nell'ottavo, d'alcun fiumicielo di Romagna qui si ragiona prendendo di lui il romore che in alcuna sua scesa si fa in una contrada dell'Alpe, che San Benedetto si chiama, la cui continenza, secondo il presente parlare, così si contiene; che alcuno monte sopra le parti di Monferrato e della Genovese riviera, nominato Monte Viso, principio sia della lunga giogana d'Appennino, la quale quella s'intende che Lombardia, Romagna, la Marca d'Ancona e Abruzzo, dalla Toscana, e dalla Val di Spoleto, cioè il ducato, e da terre di Roma con Puglia piana diparte, la cui sinistra costa guardando verso il levante quella che 'l mare Adriatico dichina sue acque s'intende, delle quali acque, cioè fiumi, il Po pricipalmente dal sopra detto Monte Viso col suo propio nome alla detta marina discorre, togliendolo a molti altri, che per la detta costa derivano, tra' quali quel che, seguente lui, realmente infino alla marina sanza mettere in Po col suo nome corre [e] Montone per lo piano di Romagna, si chiama, e per la montagna, acqua queta: dal quale, come di sopra, si conta figurativamente esenpio dell'uso della presente scesa si piglia.
I' avea una corda intorno cinta E con essa pensai alcuna volta Prender la lonza della pelle dipinta
¶ Avegna che la terza qualità della presente terza parte del settimo grado ancor dimostrata non sia, qui essendosi in sulla sua interna stremità, alcuna significazione dell'ottavo grado figurando si prende, gittandovisi alcuna cintura per segno, per lo quale alcuno abito di froda in lussuriosa operazione si considera, a dimostrare che ne' frodolenti vizij sanza alcuno segno di froda intrar non si possa, si come il simile che al simile si palesa; per lo quale segno, figurativamente, in su la frodolente forma ritorna come nel libro qui e nelle seguenti chiose di lei si contiene.
NOTE:
[23] Le due sue opere: _Il Tesoro_ e _Il Tesoretto_.
_Comincia il XVII Capitolo_
Ecco la fiera colla coda aguzza Che passa i monti, rompe muri e arme Ecco colei che tutto il mondo apuzza
In questo cominciamento la fiera forma dell'umana froda, figurativamente, così si dimostra, la cui qualità ne' seguenti due gradi permane, figurandola con umana figura a dimostrare che il principio della froda sia di giusta e benigna apparenza, e con busto di serpente macchiato di molti colori, a dimostrare il variato e 'l velenoso volere che in lei si contiene e ch'ell'abbia sua coda aguzza a dimostrare che finalmente sua operazione sia aguzza e mordente sempre in altrui offensione. La quale in due acute punte sua punta divide siccome per due modi finalmente offende, cioè con mezzo e sanza mezzo di fidanza, dicendo ch'ella passi muri e armi, a dimostrare che nulla da lei si difenda.
Com più color sommesse e sopraposte Non fer ma' drappo Tarteri nè Turchi Nè furn tai tele per Aragnia imposte
¶ Per esempro di variati colori della sopra detta fiera qui di coloro che meglio tessendo colorano, a comparazione si ragiona, tra' quali d'alcuna donna delle parti di Libia, nominata Aragnia, così si conchiude, la quale, secondo le favole d'Ovidio, si anticamente sue tele maravigliosamente sanza arte tesseva che con alcuna idea di sapienza, nominata Pallas, alcuna volta a provare si produsse, con la quale finalmente cotal prova perdette, per la quale arroganza la detta idea un ragnatelo diventare la fece, dalla quale poi tutti gli altri così nominati discesoro. La cui allegoria in cotal modo s'intende che sempre ogni sottile intelletto e operazione contro all'ordinato senno dell'arte perdente rimane.
Come talvolta stanno a riva i burchi, Che parte sono in acqua e parte in terra, E come là tra gli Tedeschi lurchi Lo bivero s'assetta a far sua guerra
¶ Ancora per assempro del suo figurato permanere in su l'orlo del grado presente e parte nel vano che sopra l'ottavo permane, qui della qualità d'alcuno animale, nominato bivero, così si ragiona, che nelle lagune della Magna naturalmente stando e vivendo di pesci, alcuna stagione dell'anno, così a sua pastura s'acconcia, essendo di grandezza e di forma come faina, ed avendo la coda formata di pescie, la quale con tanta grassezza permane, che, stando alla riva, e percotendola nell'acque, scandelle come d'olio per l'acqua rimagnono, alle quali i pesci traendo, da lui finalmente son presi.
Per gli occhi fuori scoppiavan lor duolo; Di qua, di là soccorrien colle mani Quando a' vapori, e quando al caldo suolo
¶ Essendosi dimostrate le due qualità della terza presente parte del settimo grado, cioè di quella che giace, e di quella che in andando non passa, qui la sua terza ultimamente, sedendo a tale pena si truova, la quale di coloro si considera che in arte contra natura procedono, i quali usurari volgarmente s'appellano. E perchè in alcuna chiosa dell'undecimo canto cotale offensione disaminata permane, però solamente qui al loro essere così si procede, figurandogli nella detta rena sedere con certe borse al collo di lor segni notate, a significare il rinsedio dell'animo loro, che solamente a la moneta rimira, offendendo a Dio in ciò, come di sopra si conta, tra' quali per conoscenza di loro detti segni, d'alquante case e uomini speciali qui si ragiona, incominciandosi in prima a Gianfigliazzi di Firenze per la borsa gialla con un leone azzurro, che per loro arme si contiene. E seguentemente per la rossa con l'oca bianca gli Obriachi della detta terra. E per la bianca con una troia azzurra gli Scofrigni di Padova, pronunziando per cotal colpa l'esser co' loro alcun suo vicino, nominato messer Vitaliano dal Dente di Padova, e simigliantemente un altro cavaliere fiorentino, nominato messer Gianni Buiamonte, nominandolo per suo segno che tre becchi neri nel campo giallo si contiene; e così dimostrato il settimo grado nell'ottavo oggimai si procede.
Omai si scende per sì fatte scale: Monta dinanzi; ch'io vogli' esser mezzo Sicchè la coda non possa far male.
¶ Essendosi generalmente tutte le qualitadi del settimo grado vedute, qui alla dimostrazione dell'ottavo principalmente si scende, figurandosi sopra la detta fiera, come nel presente testo si conta, a dimostrare che solamente con la froda la froda si possa cercare, come nelle sopra scritte chiose si contiene, e che Virgilio, cioè la ragione umana, in mezzo tra 'l capo e la coda si contegna, a dimostrare che dove il senno è mezzo tra cotal fine e altrui, avvedendosene che niente operando danneggia. La qual così figurata Gierion si chiama a derivazione d'alcun re delle parti d'occidente così nominato, il quale, secondo che per Virgilio in alcuno luogo si tratta, fu il più frodolente uomo che mai la natura formasse, conoscendo nel suo reggimento impressione di tre qualitadi, cioè umana e di serpente e di scorpione, la cui significazione assai chiaramente di sopra si contano.
Maggior paura non credo che fosse, Quando Fetonte abandonò gli freni, Per che 'l ciel, come pare ancor, si cosse
¶ Per similitudine della paura di cotale scendere, alcuna favola poetica d'un figliuol del Sole, nominato Fetonte qui ragionando si conta, la quale in cotali modo permane: che alcuna volta scherzando, si come fanciullo tra gli altri fanciulli, il detto Fetonte, detto gli fu che figliuolo, come si tenea del Sole, non era, ond'egli adirato, alla madre sua, nominata Elimine per certificarsi di ciò a domandarlane corse. La quale certificandolone per più pruova di ciò, verso il padre in oriente lo 'ndusse, dicendogli che per similitudine di sè e di lui assai certo sarebbe. Ond'egli nell'oriente giunto, di ciò il padre suo, cioè il Sole, di tal tema domandò. La cui risponsione certamente nel sì si stesse, proferendogli liberamente come a figliuolo ciò che volesse. Per la quale promessa il detto Fetonte, per provarlo, cotal grazia gli chiese, che solamente un dì il suo carro gli lasciasse guidare; di che il Sole molto nell'animo suo fu crucioso. Ma perchè promesso gli avea, la sua domanda gli attenne, ammaestrandolo della via che col carro dovesse tenere, e come di cavalli tegnendo gli freni si reggesse, il quale essendo mosso, e sotto il segno del celestiale scorpione ritrovandosi, di lui tanta paura comprese, che i freni de' suoi detti cavalli abbandonati dimise, i quali, non sentendosi avere guida, fuori della detta strada trascorrendo si misero. Per cui il cielo, come nella sua galassia si vide, così si ricosse, e simigliantemente ardendo la terra, a pregare l'alto Jove s'indusse, il quale per liberare lei e il cielo, d'una saetta folgore il percosse, per la quale nel maggior fiume d'Italia, cioè nel Po, morto finalmente cadde. La cui allegoria in cotal modo permane, che male al padre e al figliuolo avegna, quando ogni voglia del figliuolo si consenta, e così la temenza del presente testo figurando si conta.
Nè quando Icaro misero le reni Sentì spennar per la scaldata cera, Gridando il padre a lui: mala via tieni