Chiose Alla Cantica Dell Inferno Di Dante Alighieri Pubblicate
Chapter 5
E quei che ben cognobbe le meschine Della reina dello eterno pianto Mi disse: guarda le feroci Erine
¶ Secondo quello che per Ovidio e per gli altri poeti favoleggiando si tratta, la reina dello eterno pianto, la luna s'intende, riducendola nel nome di colei che Dite prese nell'isola di Cicilia cogliendo suoi fiori, la quale Proserpina si chiama. Onde così nominata, reina dello inferno s'intende, si come Dite, cioè Lucifero, Re; della quale ancille e principii di tutto suo seguito sono come nella sopradetta chiosa si conta. E riducendola negli altri suoi due nomi quando Luna si chiama in cielo si considera, e quando Diana in luoghi salvatichi e diserti si come in selve o boschi, idea si intende; per li quali tre detti suoi nomi in alcun luogo Trivia si chiama, le cui allegorie tra l'altre in loro essere si prendano.
Vegnia Medussa si 'l farenn di smalto Dicevan tutte rimirando in giuso Mal non vegniammo in Teseo l'assalto
¶ Medussa, secondo le favole d'Ovidio fu delle parti di ponente e figliuola d'alcuno nominato Forco e serocchia di Sten e di Euriale, la quale per sua bellezza Nettuno, Iddio del mare, esendone vago, carnalmente nel tempio di Pallade, idea di sapienza, a suo piacere la tenne. Del quale oltraggio non possendosi vendicare di Nettuno Pallade, perchè, come ella, era Idio, di Medusa cotal vendetta ne fece, che ciascuno suo capello per sua fattura in serpente divenne e che chi la vedea diventava di pietra. La cui allegoria chiaramente s'intende, che fallando nel mare, cioè nelle mondani operazioni contro al dovere di sapienza, sanza alcun senso di ragione si permane, si come pietra. La quale così nelle dette parti dimorando e guastando la gente che lei rimirava, alcun virtudioso delle parti d'oriente, nominato Persio, con alcuno suo ingegno di specchio per non vederla con gli occhi, tagliandole il capo, finalmente l'uccise. La cui testa così crinata, appiccandolasi di dietro a sua cintura, nelle parti d'oriente tornandosi addusse, chiamandola Gorgone, cioè appetito di peccato. Onde figurativamente le dette furie per paura di non essere corrette, ond'elle perdan posseditori per correzione d'alcuno virtudioso, così chiamandolo dicono incontro al presente autore, acciò che voglioso del peccato diventi, si che in ciò più non proceda, rinproverandosi per lui l'assalto che fece Teseo a' vizij infernali, si come per ....., favoleggiando, si contiene, del qual non fecer vendetta, sì che altri non si fosse più messo in simigliante cammino. La cui storia in cotal modo permane.
Vid'io più di mille anime distrutte Fuggir così dinanzi ad un ch'al passo Passava Stige colle piante asciutte
¶ Però che sanza la sperienza della mente nella qualità dell'effetto malizioso e bestiale, come in quel della incontinenza non si può entrare, qui figurativamente si pone che per lei la cittade presente, cioè qualità, al presente autore sia aperta. La quale vegniendo colla sinistra dinanzi al viso se fatica, a dimostrare che nella sinistra operazione al presente proceda, e che ciascuna anima le si fuga dinanzi, a dimostrare il naturale volere che in ciascuno la conoscenza in altrui delle sue mali operazioni. La quale propiamente messo di Dio si considera per la correzione che di lei si procede.
Che giova nelle fata dar di cozzo Cerbero nostro, se ben si ricorda Ne porta ancor pelato il mento e 'l gozzo?
¶ Per lo ricalcitrare che qui di diavoli si contiene, cioè degli affetti maliziosi alla beatitudine delle vertù, cioè dell'autore, il sopradetto messo celestiale contro a loro così ne ragiona, rammentando quello che per Teseo alcuna volta fu fatto loro, specialmente al demonio Cerbero, si come di sopra nella sua chiosa si conta.
Hanno i sepulcri tutt'i' luogo varo Così facievan quivi d'ognie parte Salvo che 'l modo v'era più amaro
¶ Essendosi entrato nella presente qualità maliziosa, cioè nel sesto infernale grado, nel quale la colpa della resia si concede, così sua qualità figurata si pone, che, si come per molte e diverse credenze, fuor di quella cattolica della deità si contiene, così qui figurativamente arche mischiate di fuori e dentro di fiamme si concedono, a dimostrare l'ardente fermezza dell'animo nelle dette credenze, tra le quali d'una, per esenpio, dell'altre così si ragiona, che, tra gli altri filosofi, ne fu uno nominato Epicuro, il quale credette che, morto il corpo, fosse morta l'anima. Onde ciascuno di tale intenzione seguace nella sua arca s'intende, si come nella sua credenza con lui s'intende, e simigliantemente nell'altre credenze ciascun seguace nella sua arca si pone, chiamandole resiarche, cioè principali di loro credenze, nelle quali simile con simile così son sortiti.
NOTE:
[16] La volgata: _di fuor_.
[17] _L'ombre._
[18] P. 313 _disonesto_ (?), abbiamo pure _dischiesto_ per _sconvenevole_, _inopportuno_, _non richiesto_.
[19] _Impausabile._ Isidoro _Etim_ VIII, II.
_Comincia il X Capitolo_
Ora sen va per un segreto calle Tra 'l muro della terra e gli martiri Lo mio maestro e io dopo le spalle
In questo cominciamento del decimo canto, la qualità dell'eretica credenza presente si dimostra, nominandone alcun de' seguaci del detto Epicuro come nelle seguenti chiose si contiene.
O Tosco che per la citta del fuoco Vivo ten vai così parlando onesto Piacciati di restare in questo loco
¶ Tra l'altre resiarche qui con alcuno di quelle di Epicuro si ragiona, nominato messer Farinata degli Uberti di Firenze, dicendo sopra fatti futuri e passati di lei, cioè di Firenze, come nel libro chiaramente qui si contiene. Col qual simigliantemente un altro cavaliere di Firenze si vede, nominato, Messer Cavalcante de' Cavalcanti, il quale con simigliante credenza vivendo si tenne.
Ond'io a lui lo strazio e 'l grande sciempio Che fece l'Arbia colorata in rosso, Tale orazion fa far nel nostro tempio
¶ Perchè la sconfitta ch'ebbono da' Sanesi anticamente i Fiorentini a Monte Aperti, fu più per valore degli Uberti che d'altri loro usciti, però contra a loro cotal contumacia si tiene; per la quale sconfitta ad uno fiumicello della detta contrada, nominato Arbia, per lo sangue si vole dire che l'acqua in rosso colore si turbasse, dietro alla quale vittoria tra certi grandi caporali ragionandosi di levare via Firenze del suo propio sito e di farne altrove più parti, per lo detto Messer Farinata finalmente ciò fare si distolse, e questo è quello che qui nel suo ragionamento di ciò si contiene.
_Comincia l'XI Capitolo_
In su la stremità d'un alta ripa Che facevan gran pietre rotte in cierchio Venimo sopra più crudele stipa
Procedendosi, nella presente qualità, in questo cominciamento, qui d'alcun altra eretica credenza in teologia si fa menzione, che si come per molti filosofi de la deità diverse credenze come detto si tennero, così per molti di teologia in divinità diversamente nelle credenze della fede fuor della cattolica si tenne si come Donato e molti altri; tra' quali uno nominato Futino, il quale in Cristo una natura sola essere credette, nella cui credenza alcun papa di Roma nominato Hostagio animosamente si mise, partendosi dalla verace tologica, per la quale eresia finalmente dell'uficio apostolico fu casso.
Figliuol mio, dentro da cotesti sassi, Cominciò egli a dir, son tre cierchietti Di grado in grado come que' che lassi
¶ Veduta la qualità del sesto infernal grado vogliendosi discendere nel settimo disaminando prima della qualità de seguenti tre gradi si ragiona, acciò che più apertamente procedendo con l'intenzione si pigli, dicendosi che ciascuna malizia, cioè peccato, che da Dio odio aquista, di necessità è per suo fine ingiuria, la quale o con forza o con froda conviene essere usata; ma perchè la violenza non è tanto colpa dell'uomo quanto è la froda, però nel primo de' seguenti tre gradi considerata si pone. Il quale in tre parti si divide si come per tre modi la forza si conserva: cioè contro a Dio dispregiandolo, e sè daneggiando e 'l prossimo. E perchè semplicemente la froda si può usare sanza mezzo e come mezzo di fidanza, nel secondo quella sanza mezzo di fidanza per men grave diviso in dieci si pone si come per dieci modi operando si consenta, però che solamente il naturale Amore ch'è tra uomo e uomo divide, le cui distinzioni nelle infrascritte lor chiose ordinatamente si contano. Considerando nel terzo e nell'ultimo l'altra, cioè quella che con mezzo di fidanza naturale accidentale si conserva, la quale volgarmente tradimento si chiama e in quattro parti dividendola, si come per quattro modi operata si contiene, le cui distinzioni, come è detto di sopra, nelle parti di ciascuno grado notificate saranno.
Ancora un poco in dietro ti rivolvi Diss'io là ove dì che usura offende La divina bontade e 'l gropo solvi
¶ Ogni arte generalmente prende modo e forma da sua natura, si come naturalmente in filosofia e nella divina scrittura si contiene; però qualunque in operato è fuori di suo essere e mess'a contradio si falla, si come dell'usura colla moneta, la quale è contra a sua natura e contro all'arte. Contra sua natura è guadagnandosi moneta per moneta, la quale per sua natura è disposta a essere mezzo solamente in aguagliare ogni mercato; e contro all'arte quando per sè medesimo si fa arte, e non è. Onde così di lei qui ragionando veramente contro a Dio e contro all'arte falla chi ciò procura.
Ma seguimi oramai che 'l gir mi piace Chè pesci guizzan su per l'orizzonta E 'l Carro sopra tutto il Coro giace E 'l balzo vie là oltra si dismonta
¶ Essendosi disaminate le dette cose, e vogliendo nel settimo grado discendere, l'ora del tempo qui per cotal modo si significa, dicendosi ch'e pesci guizzavano su per l'orizzonta, essendo il carro sopra tutto il Coro, per lo quale s'intende che fosse nell'ora del mattino, che è innanzi dì, però che, come nelle chiose del primo capitolo si contiene, la mossa del presente cammino a mezzo marzo si fece essendo il sole nel cominciamento delle stelle dell'Ariete. Onde quelle de' Pesci essendo nell'orizzonta orientale, il carro, cioè il settentrionale sopra la parte che è tra mezzo dì e ponente, che Coro[20] si chiama, si segue, che solo in sogno precede innanzi al sole; che spazio di due ore in cotale tempo si piglia. Per lo quale appressamento di luce, figurativamente, qui s'affretta per fornire sanza mediata luce il presente cammino, la cui allegoria nelle prime chiose si conta.
NOTE:
[20] L _toro--Coro_ (_caurus_) o _ponente maestro_.
_Comincia il XII Capitolo_
Era lo loco, ove a sciender la riva Venimmo, alpestro, per quel che v'era anco Tal ch'ogni vista ne sarebbe ischiva
In questo cominciamento del capitolo dal sesto al settimo grado, il disciedere si mostra, nel quale, diviso in tre, come sopra si conta, la bestial ..... qualità dell'operazione umana si contiene, per la cui similitudine nel suo cominciamento il Minotauro si pone, a significare l'abito umano congiunto e col bestial unito. Il quale, secondo i poeti, così si figura togliendo alcun principio in cotal modo di lui, che alcuna reina, nominata Pasiphe, moglie de' re Minos di Creta, per sua lussuria con un vitello istare carnalmente s'accese, la quale alcuno ingiegnioso, nominato Dedalo, che in sua corte si riducea, di ciò pregando richiese, e come a lui parve, in uno cuoio di vacca, ignuda si mise, nel quale col detto vitello usando s'incinse, di cui finalmente una criatura nacque, dal petto in su uomo e l'altro busto d'un toro. Onde maravigliandosi i' re di cotale nazione e per suo figliuolo riputandolo, di doppio nome nominarlo volle, siccome era di doppia natura, cioè Minotauro; per lo quale s'intende Minos e Taurus. Del quale crescendo con furioso e crudele abito, finalmente agli orecchi de' re la verità di lui pervenne, per lo quale isdegno e per sua furia raffrenare al detto Dedalo un luogo per lui determinato ingegnosamente far fece; nel quale chi v'entrasse uscire non ne sapesse, nominandolo laberinto; al quale essendovi rinchiuso, a ciascuna città del detto re signoreggiata, in ogni capo di tre anni una pulcella vergine in luogo di tributo mandare convegna, la qual finalmente divorava: con patto che chi v'entrasse il detto Minotauro uccidesse, che d'ogni tributo libera fosse sua patria. Fra le quali per la città d'Atene il suo, nominato Teseo, per liberarla si mosse. Al quale essendo giunto nel sopradetto paese, e nella corte dimorando, alcuna figliuola de' re, nominata Arianna, innamorata di lui, sentir di se per cotal modo gli fece, che se per moglie la togliesse menandolane in suo paese, che del laberinto uscire e uccidere il Minotauro gl'insegnerebbe. Ond'egli acciò consentendo con gli ammaestramenti di lei, che delle sette arti sapea, ad entrarvi si mise, nel quale finalmente la morte gli diede, tornandosi poi nel suo paese colla vittoria e colla detta Arianna. Onde così in lui figurata qui la bestial qualità si conchiude.
Da tutte parti l'alta ripa feda Tremò sì ch'io pensai che l'universo Sentisse amor, per lo qual è ch'i' creda Più volte il mondo in caos converso,
¶ Siccome per la nostra fede è manifesto, anzi che 'l suo principio, cioè Cristo, morendo, l'umana generazione ricomperasse, egualmente il giusto come il peccatore, nel primo grado infernale, cioè ne 'l limbo era dannato. Onde vogliendosi dimostrare che nella vittoria di lui, cioè nella resurrezione, ciascun grado avesse sua via, e spezialmente quegli che in prima di colpa non ne aveano soggetto di cotale tremare, figurativamente, qui si ragiona, affigurandolo a una certa opinione d'alcuno filosafo, nominato Empedocles, il quale si come per molti altri filosofi diverse credenze dell'universo s'intendero, così questa per lui così fatta si tenne, che solamente per gli alimenti il mondo si reggesse, e che tra loro si prendesse due diversi principii, cioè odio e amore, per li quali insieme in odio regnando che 'l mondo ben si reggesse e in amore il contrario, si come confusione di molte cose unite che niente non fosse, chiamando cotale amore caos, cioè confusione di molti e diversi uniti effetti. Onde cotal dire, per tal modo figurato, qui si conchiude.
E tra 'l piè della ripa e essa in traccia Correan centauri armati di saette Come soglion nel mondo andare a caccia.
¶ Entrandosi nella dimostrazione bestiale del presente settimo grado, la quale in tre qualitadi divisa si pone, della prima cioè di coloro che sforzano altrui in avere e in persona, figurativamente, così si ragiona che nella circunferente stremità del grado presente una fossa di sangue bogliente immaginata permagna, nella quale ciascun cotale operante, secondo la sua facultà, ladentro più e meno sia sortito. La cui allegoria apertamente s'intende che sì come la lor voglia di torre l'altrui e di dare morte s'infiamma, così qui il somigliante significa. E che da molti centauri, cioè uomini dal petto in su, e l'altro busto cavallo, correndo sopr'essa sien vicitati, i quali significano i correnti pensieri bestiali e voglie di loro che in ciò fargli conservano, approvandogli per esempio i molti che di tale qualità anticamente più furono impressi de' quali, poeticamente favoleggiando, di loro essere così si ragiona, che alcuno uomo nominato Ixion per alcuno tempo sforzandosi di congiungersi carnalmente con Junone, moglie di Giove, e non possendo perchè era iddea, tra' nuvoli sua corruzione sparta trascorse, della quale diversi animali in due nature formati si generarono, cioè, di natura umana dal petto in su, e da indi in giù di cavallo. La cui allegoria, come di sopra si conta, la bestial qualità delle genti significa, d'i quali umana forma e abito bestiale si discerne, tra' quali per più conoscenza di lor simili qui d'alquanti si fa ricordanza, incominciandosi ad un grande di Grecia, nominato Aschiro, il quale, secondo Omero, fu crudelissimo e bestiale in tutte sue operazioni, nella cui signoria principalmente Achille figliuolo del re Peleo crebbe, e seguentemente d'un altro nominato Folo, il quale tra gli altri con più ira si resse, co' quali di Nesso, che per la bella Dianira fu morto così si ragiona. La cui vendetta e storia in cotale modo permane, che alcuna volta, in compagnia d'Ercole e Dianira sua moglie, andando, ad uno gran fiume pervennero, per lo quale temendo Ercole di Deianira che passar nol potesse, in sulla groppa di Nesso, fidandosi di lui finalmente la puose; il quale, sentendosi sopra colei di cui egli era vago, con l'intenzione d'averlasi dinanzi ad Ercole correndo a fuggire si mise, dal quale così fuggendo fu mortalmente lanciato. Ond'egli incontanente a Dianira si volse dicendo come per lei moriva; e perch'ella in amor d'Ercole ritornasse partendosi dall'amore ch'era tra lui e Giunone moglie di Giove, che la sua sanguinosa camicia togliesse, e celatamente alcuna volta ad Ercole la facesse vestire, però che tal virtù in sè ritenea, e così il detto Nesso morto, ella col marito, cioè con Ercole permanendo, credendo quel che Nesso insegnato l'avea, la detta camicia nascosamente ad Ercole mise, per la quale, essendone in su la carne vestito, incontanente fu morto. Così di se stesso il detto Nesso ingannando la sua vendetta si fece.
Quivi si piangon disperati danni Quivi è Allesandro e Dionisio fero Che fecie aver Cicilia dolorosi anni
¶ Significata la qualità de' centauri qui l'essenza degli altri operanti, nominandone certi si contiene, incominciandosi al grande Alessandro di Macedonia, il quale tiranneggiando signioreggiò le due parti del mondo, cioè Asia e Africa, e seguentemente al feroce Dionisio, per lo quale con grandissimo furore e forza l'isola di Cicilia lungo tempo si resse. Tra' quali antichi modernamente di messer Azolino da Romano della Marca trivigiana con la testa bruna per sembianza si vede, il quale, ferocemente tiraneggiando Trivigio, Padoa, Vicenzia e Verona, signioreggiandole resse, e simigliantemente con la testa bionda il marchese Obizzo da Este in cotal colpa si vede, il quale signioreggiando Modona e Ferrara dal ....., finalmente fu morto.
Mostrocci un'ombra da un canto sola Diciendo colui fesse in grembo a Dio Lo cuor che 'n sul Tamigio ancor si cola.
¶ Digradandosi la vista, secondo il più e 'l meno dell'operazione per la presente qualità di coloro che infino alla gola nel sangue sortiti sono, qui d'alcuno, nominato conte Guido di Monforte d'Inghilterra, così si ragiona. Il quale essendo nimico della casa de' re d'Inghilterra uno di loro, nominato Messer Arrigo d'Inghilterra, nella città di Viterbo, levandosi il corpo di Cristo, finalmente uccise, con consentimento de' re Carlo Vecchio, essendo collui, del quale secondo l'usanza, il cuore del corpo fu tolto e in sua terra portato, il quale in un calice d'oro coperchiato in mano ad alcuna statua in una chiesa sopra il fiume de Londre, nominato Tamigio, ancora onorato si china.
La divina giustizia di qua punge Quell'Attila che fu fragello in terra E Pirro e Sesto: ed in eterno munge
¶ Ancor della presente qualità nel più profondo per maggior colpa alcuno Unghero, Attila nominato si concede, il quale sanza alcun titolo di ragione ferocemente anticamente si mosse, e nelle parti d'Italia con grandissimo esercito venne rubando e ardendo le terre che a le mani gli venivano, tra le quali Padova e Firenze per lui diserte rimasero. E così operando e finalmente essendo ad assedio ad una terra di Romagna nominata Rimino, e sconosciutamente entratovi per novelle di suo stato sentire, e conosciuto da alcuno giucandovisi a scacchi collo scacchiere in sul capo percosso, incontanente fu morto. E simigliantemente in cotal colpa Pirro, figliuolo d'Achille, si considera, il quale, la marina rubando, corse nel tempo del maggior dominio di Roma, e Sesto figliuolo di Pompeo, il quale, dietro alla morte del padre, la marina simigliantemente rubando, gran tempo con suo legno corse. Co' quali antichi ancor modernamente di due ragionar si concede. De' quali l'uno fu de' Pazzi di Valdarno, nominato Rinieri, e l'altro da Corneto di Maremma, simigliantemente chiamato; per li quali le strade gran tempo di Toscana furono corse e rubate.
_Comincia il XIII Capitolo_
Non era ancor di là Nesso arrivato, Quando noi ci mettemmo per un bosco Che da nïun sentiero era segniato
Dimostrata la prima qualità bestiale, cioè parte delle tre del grado presente, qui in questo capitolo, seguentemente procedendo, delle colpe [contra] il dovere, la seconda procede, cioè, quella che a sè medesimo personalmente, e realmente offende, la quale, figurativamente, in forma d'un alpestro bosco si pone dentro al detto fosso per ordine circustante, per la cui fronde certi pennuti animali, in aspetto umano volando, trascorrino. La cui allegorìa, propiamente cotale modo si procede, che si come naturalmente si vede l'umana generazione tre animati si possiede cioè vegetabile, razionale e sensitiva, delle quali la vegetabile, cioè, quella che in vita crescendo permane, alla sua fine giammai non consente. Ma perchè nel corpo umano la rationabile e la sensitiva a sua morte talora consente, però in piante silvestre cotal qualità di gente, figurativamente, si forma, siccome creature in isola vegetabile rimase, essendoci dell'altre due sè stesse private. Le cui vegetazioni di pennuti animali, le triste ricordanze e memorie di lor propia privazione significano, le quali così figurate Arpìe poetando si chiamano; delle quali, così figurativamente, secondo che tratta Virgilio nel suo Eneidos, Enea Troiano con sua gente, essendosi da Troia partito, di certe Isole, nominate Strofade, in cotal modo già furon cacciati, procacciandovi d'aver preda con sua gente da vivere, tale quali difendendosi da lor colle spade dalla Maestra di loro, nominata Cileno, ad Enea fu finalmente così detto: Tu vai per signioreggiare Italia e qui a torre mia preda se' giunto; ma prima che tu signoreggi, tu e tua gente, i taglieri in su ch'avete mangiato per fame ancora manicherete. Il quale annunzio finalmente avvenne, secondo che nelle sue istorie per Vergilio si conta. Onde così in piante salvatiche, col dolore delle dette ricordanze e memorie, ciascun che di vita si priva, figurativamente qui si concede, tra' quali d'alcuno nelle seguenti chiose per esempio si conta.
I' son colui che tenni anbo le chiavi Del cor di Federigo e che le volsi Serrando e disserando sì soavi
¶ Per seguitar, con esempio d'alcuno della presente qualità ominato Piero dalle Vigne, qui si ragiona, il quale, si come naturale e isperta persona nella corte dello 'nperadore Federigo in sì grazioso stato si vide, che solamente in lui ogni segreto del segnore si volgea, tenendo a suo volere le due chiavi del cuore, cioè il sì e no del suo imperato dovere, di cui per gli altri cortigiani tanta invidia si prese che falsamente dinanzi al signore abominandolo più volte, in disgrazia ricadde. Per lo qual dolore, essendone abbacinato, e menato alcuna volta presso da Sanminiato del Tedesco a Pisa in alcun suo borgo, nominato fosso arnonico, per isdegno di sè, percotendosi il capo a un muro, finalmente sè uccise.
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[Il codice Laurenziano contiene, in più, la seguente chiosa]:
Ed ecco due dalla sinistra costa Gnudi e graffiati fuggendo sì forte Che della selva rompean ogni rosta