Part 9
¶ Perchè della morte d'Ulisse nel mondo mai come di Diomede certezza non s'ebbe però qui di lui di ciò così si risponde, cominciandosi dal suo dipartire da Circe, la quale, secondo le poetiche favole, fu una donna figliuola del Sole, che, dimorando in alcuna montagna di Calavra, sopra una terra nominata Gaeta, co' suoi beveraggi, bestie gli uomeni faceva diventare; si che tornando alcuna volta il detto Ulisse di Grecia con sua compagnia nella detta montagna pervenne, nella quale molta di sua gente così abbeverata rimase, di che egli essendosi guardato ed essendone istato da lei più volte richiesto, finalmente con alquanti compagni da lei partendosi, così cercando il mare e la terra con loro procedette, come nel presente testo apertamente si conta. Per la quale Circe, figurativamente si comprende, la secura e negligente vita sanza fama permanendo trapassa.
Cinque volte racceso e tante casso Lo lume era di sotto da la luna Poi ch'entrati eravam nell'alto passo
¶ Dimostrandosi, figurativamente favoleggiando, la qualità della presente fine d'Ulisse, della quantità del suo trascorso tempo, qui si ragiona dicendosi che cinque volte era acceso e spento il lume di sotto della luna, il quale di sotto della luna s'intende la mezza parte di lei che inverso la spera terrestre continuamente rimira, la quale di necessità tutto il suo corso dall'uno accendere all'altro misurato aopera, per cui cinque mesi lunari già per lo grande Oceano navigati si segue, per lo quale, figurativamente, si considera il suo trascorrere della mente per le mondane operazioni, per le quali a scura altezza finalmente pervenne.
NOTE:
[32] Nel L. la chiusa: _tra' quali ..... si conta_ è intercalata nel periodo precedente tra _caldezza_ e _dell'animo loro_.
[33] V. P. _Ma a guardo al detto re fugito_. Cfr. IACOPO DELLA LANA, _Inf._ V. 15.
[34] L. _cierti fidandosi_, corretta dal Luisio.
_Comincia il XXVII Capitolo_
Già era dritta in su la fiamma e queta Per non dir più e già da noi se giva Colla licienza del dolce poeta.
Procedendosi ancora nella presente colpa in questo canto d'alcuno altro modernamente ragionando si conta, assomigliando sua voce a quella d'un bue di metallo che per alcun tempo nell'isola di Cicilia si fece, la cui storia in cotal modo permane. Che regnando per alcuno[35] nella detta isola un crudelissimo signore nominato Falerio, dilettandosi d'uccidere diversamente la gente, alcuno orafo del paese, credendosigli compiacere, un bue di rame per donarglielo ingegniosamente fece, nel quale mettendovisi entro il malfattore e 'l fuoco di sotto, naturalmente mughiava, la qual prova principalmente con volontà del detto signore al detto maestro, perchè fatto l'avea, fu fatto provare. E così sua boce, a quella figurando, nelle infrascritte chiose suo essere procede.
Romagna tua non è, nè non fu mai Sanza guerra ne' cuor de' suoi tiranni Ma nessuna palese or vi lasciai.
¶ A petizione d'alcun grande tiranno già stato di Romagna, nominato conte Guido da Montefeltro, qui della condizione della detta Romagna così si risponde, incominciandosi a Ravenna e a Cervia, per la cui aquila l'arme di que' da Polenta, che lungo tempo signoreggiate l'hanno s'intende. E per quella che fe già la lunga prova, Forlì, sopra la quale il comune di Bologna colla forza del conte di Romagna anticamente con gran gente francesca lungo assedio compose, dietro a le cui guerre finalmente col sopradetto conte Guido isconfiggendogli in vittoria rimase, la quale al presente, cioè nel mille treciento, sotto le branche del mezzo leon verde degli Ordelaffi signoreggiata si stava. E seguitando la condizione d'Arimino per messer Malatesta vecchio e per Malatestino suo figliuolo d'i Malatesti, della detta terra, anticamente d'un suo castello, nominato Verrucchio, si come villani di nazione discesi, che, come soleano, ancor da loro fosse guidata, ricordandosi per Malatestino il mal governo, cioè la morte che colle sue mani a Montagna de' Parcitadi[36] da Rimino [ed] a certi altri suoi consorti, essendo in prigione, finalmente diede. E delle cittadi di Lamone e di Santerno, cioè di Faenza e d'Imola e per loro fiumi qui così nominati, che, somigliantemente, dal leoncello azzurro nel campo bianco, cioè di Maghinardo antico da Susinana reggendo fosser guidate mutando parte dalla state al verno, cioè che in Toscana era guelfo, e ghibellino in Romagna, figurando, per comperazione, Toscana alla state, perchè sotto mezzodì più che Romagna permane. E così finalmente che quella in cui, il fiume nominato Savio, la sua costa bagna, cioè Cesena, così, si come solea, istato franco di tirannia ancor si reggesse.
Io fui uom d'arme e poi fu' cordelliero Credendomi si cinto fare amenda E certo il creder mio veniva intero
¶ Siccome di sopra si conta, nella presente qualità per simigliante qui il detto conte Guido vecchio da Montefeltro si notifica, il quale, finalmente, in sua vecchiezza pentendosi delle sue grandissime e inique operazioni, dell'ordine de' frati di san Franciesco si fece, nel qual permanendo, con malvagio consiglio sopra i Colonnesi di Roma il papa Bonifazio produsse, come nel presente testo apertamente si conta.
NOTE:
[35] Per alcun tempo?
[36] L. _dipartita_, corretto col Laur. XL, 7.
_Comincia il XXVIII Capitolo_
Chi poria mai pur com parole sciolte Dicier del sangue e delle piaghe a pieno Ch'io ora vidi, per narrar più volte?
Dimostrata l'ottava sopradetta bolgia, cioè qualità della semplice froda, in questo canto procedendo la nona si segue, cioè quella di coloro che con aperta e palese dimostrazione maliziosamente in scisma e in iscandali commettono errori. La cui essenza formando, così figura che per loro diverse incisioni e macole per le carni diversamente si sostengano, a dimostrare i simiglianti[37] prodotti da loro operazioni; per la cui grandissima quantità e qualità qui per simiglianti mali, e per essempro di lei di molte passate guerre e battaglie nelle contrade di Puglia fatte si contano, delle quali principalmente, incominciando a quella de' Troiani, cioè d'Enea contr'al re Latino e Turno s'intende. E la seconda di quella che tra l'Africano Annibale e i Romani [per] dieci sette [anni] trascorse, la cui battaglia finalmente nella detta Puglia ad un luogo, nominato Cannuole[38] si fece, per la quale, secondo che Tito Livio scrive, grandissima quantità d'anella d'oro nel detto luogo rimase, per dimostrare la grandissima milizia de' cavalieri romani e africani che quivi rimasono. E seguentemente la terza di quella d'alcun grande principe di Fiandra, nominato Roberto Guiscardo, contro a' Pugliesi, i quali sotto sua signoria lungo tempo si ressero. La quarta di quella de' re Manfredi, il quale, essendo ingannato da ciascun Pugliese per lor false promissioni in alcuno luogo nominato Ceperano, in Puglia, da re Carlo di Francia, finalmente combattendo con sua gente fu morto. E la quinta, di quella di Corradino simigliantemente s'intende, il quale finalmente dal sopradetto re Carlo in alcuno luogo di Puglia, nominato Tagliacozzo, fu morto, la cui isconfitta per alcuno cavaliere del re Carlo, nominato messer Alardo, si fece il quale, per sua vecchiezza col senno, sanza arme così [si] reggea, de' quali così per loro facultade, figurati, d'alquanti nelle seguenti chiose per essempro si conta.
Vedi come storpiato è Maumetto Dinanzi a me sen va piangendo Ali Fesso dal mento infino al ciuffetto
¶ Conciosiacosa che per due modi la presente colpa si contiene, in prima qui dello scismatico, siccome per men grave, si conta, il quale lo scommettere d'una fede in altra errando s'intende. Tra' quali d'alcun grande prelato di Spagna, nominato Maometto, con alcuno suo conpagno nominato Ali, qui si concede, il quale anticamente essendo dal papa di Roma alcuna volta mandato oltremare, per invidia di sua facultade con grande inpromissione a predicare [di] Cristo, e con vittoria di fede tornando, e non trovando alle promessione fermo volere, ritornato di là e il contrario predicando ridisse, affermando la credenza che al presente pe' saracini si ritiene. Onde per cotale aprire d'animo e d'intelletto, come per lui e simigliante per [lo suo] compagno contra nostra fede predicando si fece, così figurativamente aperti qui i lor corpi si fanno e così simigliantemente degli altri s'intende. Tra' quali consideratamente alcun frate predicatore vivendo nominato frate Dolcino per somigliante s'annunzia, il quale così simigliante operazione nella montagna di Novara di Lombardia si ridusse, per la quale non possendo resistere dall'assedio celestiale della neve ed essendo da tutti i Lombardi per comandamento della chiesa ancora assediato, finalmente da lor fu preso, e nella sopradetta terra con alcuna altra sua compagnia arso.
Rimembriti di Pier da Medicina Se ma torni a riveder il dolcie piano Che da Vercielli a Marcabò dichina
¶ Dimostrata la prima qualità della presente colpa, cioè della scisma, qui dell'altra, che volgarmente scandalo si chiama, si contiene, il quale essere s'intende lo scommettere maliziosamente male tra uno ed un altro, figurandogli con diverse piaghe picciole e grandi, secondo la facultà dello scommesso male e con simigliante effetto a significare in loro quel che per loro di male si produsse. Tra' quali d'alquanti, per essempro di ciò si ragiona; incominciandosi ad alcuno di Romagna, nominato Piero da Medicina, il quale con così fatto vizio vivendo si resse; per lo quale prediciendo d'alcun tradimento fatto per Malatestino de' Malatesti contra due da Fano della Marca, in cotal modo si conta, a' quali essendo da lui fidati, e facendogli, ritornando, accompagnare in mare, sopra la Cattolica tra Pesaro e Fano affogare finalmente gli fece.
Questi iscacciato il dubitar sommerse In Ciesare, affermando che il fornito Sempre con danno l'attender sofferse
¶ Qui per simigliante colpa del sopradetto Piero, alcuno grande romano nominato Curio, si notifica, il quale essendo Cesare rubello di Roma, con gran malizia di cavalieri nella città di Rimino di Romagna già giunto, tornando di Francia, come nel Lucano nelle sue istorie si conta, con molti altri confinati di Roma per Ponpeo, a lui nella detta cittade pervenne; al quale, tra gli altri consigli, più volte proponendo e affermando dicea, che sempre con danno è l'aspettare del fornito che dovesse guerriando operare. Onde per cotale parlamento, figurativamente, qui sanza la lingua si pone, per dimostrare, che solo la eccellenza della lingua a ciò lui produsse, e quindi la sua veduta d'Arim[in]o amara procede, però che quivi più cotal colpa commise.
Gridò: ricordera'ti ancor del Mosca Che dissi: lasso! capo ha cosa fatta, Che fu mal seme per la giente tosca
¶ Anticamente per alcun parentado giurato in Firenze e non osservato tra Bondelmonti e gli Amidei della detta terra, gli Uberti colla parte ghibellina di Firenze tra loro per cotale disdegno consigliando pruoposero che a quel ch'avea promesso il detto parentado, cioè a messer Bondelmonte de Bondelmonti fosse tagliato il naso, e chi dicea che d'una cosa fosse battuto, e chi d'un'altra, tra' quali messer Mosca Lamberti affermando che fosse morto propose, dicendo che cosa fatta avea capo. Il cui consiglio finalmente si prese. Per la cui morte il cominciamento del partito istato di Firenze ebbe processo, ond'ei, figurativamente, sanza le mani nella presente colpa si pone, per lo scommettere dell'operazione simigliante, che per lui ordinato si fece.
E perchè tu di me novella porti, Sappi ch'io son Beltram dal Bornio, quegli Che diedi a re Giovanni[39] i ma' conforti
¶ Ancora d'alcuno altro di questa qualità, nominato Beltram Dal Bornio, castellano d'uno castello d'Inghilterra nominato Altaforte, qui così si ragiona, che dimorando alcun tempo nella corte del buon re giovane d'Inghilterra con sue frodolenti e maliziose parole inrubellion del padre il produsse; per la quale il detto Re giovane finalmente dallo sforzo dal suo padre guerriando fu morto. Onde figurativamente qui sanza il capo il suo busto si pone, a dimostrare, che così come partì la congiunzione del padre al figliuolo che tanto è unita, che così da sè partito proceda. La qual giustizia anticamente in ciascun malificio, così nel mondo osservata contrapasso volgarmente era detta.
NOTE:
[37] P. V. _simiglianti mali e_. P. 303 _similglioni_.
[38] P. 303 _Channi, 7ª e._
[39] L. _Giovanni_, deve correggersi: _giovane_.
_Comincia il XXIX Capitolo_
La molta gente e le diverse piaghe Avien le luci mie si 'nebriate, Che dello stare a pianger eran vaghe
In questo principio del capitolo della sopradetta colpa ancor si contiene, diterminandosi per misura di miglia la circonferenza del suo sito, la quale, secondo che qui e nel seguente canto si contiene, in [diecie parti][40] questo grado diviso per diecie si parte, procedendo negli altri secondo la larghezza della circonferenza superna, la quale si pone digradando secondo l'arte aritmetiche per.... dalla superna larghezza all'appuntato centro, la cui allegoria nelle prime chiose si conta. E significando ancora del tempo per cotal modo l'ora, dicendo la luna esser già presso che sotto i loro piedi, per la quale essendo istata il passato dì tonda, appresso del dì si considera, però che nello scorpione, essendo il sole in ariete, già nell'oriente cielo il capricorno corre. Onde per l'opposito manco l'ariete già nell'oriente si leva. Nella qual colpa finalmente ancora per simigliante un Fiorentino degli Aleghieri, nominato Gieri del Bello, si notifica, il quale, per così fatto vizio finalmente fu morto.
Quando noi fummo su l'ultima chiostra Di Malebolgie, sì che i suoi conversi Potean parere alla veduta nostra
¶ Della decima e ultima bolgia qui a dimostrare incominciando si segue, la cui qualità di coloro si considera, che semplicemente loro operazioni falsificando producono, figurandogli con molte e diverse infermitadi a dimostrare la similitudine delle inferme lor voglie, che contra natura gl'inducono. E perchè contra natura così operando la mente non sana si trova, però qui figurativamente, secondo la facoltà passionata si pone; tra' quali d'alquanti nelle seguenti chiose divisamente si fa menzione.
Non credo che veder maggior tristizia Fosse in Egina il popol tutto infermo, Quando fu l'aer sì pien di malizia
¶ Per essempro della presente qualità, qui d'alcuna favola poetica così si ragiona, la cui essenza in cotal modo permane che, essendo per alcun tempo l'aria ad infermità molto corrotta in una terra di Grecia, nominata Egina, della quale era signore il re Eaco, padre del re Peleo, e avolo d'Achille, e veggendo il detto re tutta la gente, cioè il popolo della terra, morire, agli Dii lamentandosene più volte s'indusse, tra li cui prieghi, alcuna volta veggendo molte formiche sopra alcuno arbore, in uomini agurandoglisi questo così fece; di che gli Dii incontanente sua voglia seguiro.
Onde per cotal modo il suo morto popolo ristorato di seme di formiche riebbe, la cui allegoria per più brevità nella memoria si ritenga.
Io fui d'Arezzo; ed Alberto da Siena, Rispuose. Lui mi fe metter al fuoco Ma quel perch'io morii qui no mi mena
¶ Tra gli altri della presente qualità qui d'un d'Arezzo, nominato Grifolino, e d'un Fiorentino, nominato Capocchio, così si ragiona. E principalmente di Grifolino, il quale, usando di fare alchimia alcuna volta ad alcun Sanese, Alberto nominato, di volare insegnare gli promise; per la qual cosa non possendosi fornire, e riputandosi il detto Alberto da lui ingannato, a un certo inquisitore de' Paterini in Firenze, per Paterino arder lo fece. Il quale inquisitore, padre del detto Alberto, certamente da molti era tenuto.
Onde l'altro lebbroso che m'intese Rispuose al detto mio: tranne lo Strica Che seppe far le temperate ispese
¶ Qui dell'altro, cioè di Capocchio, così si ragiona, il quale per eccellente operazione d'alchimia finalmente in Siena fu arso, per cui qui così della vita di Sanesi così si risponde, e spezialmente di quella d'alcun suo cavaliere, nominato Messer Niccolò Bonsignori, per lo garofano che in mano a un donzello dal cominciamento del desinare o della cena alla fine, mangiandosi poi, innanzi sè tenere lo facea, lo quale costume di Francia con seco in Siena produsse.
NOTE:
[40] L. _undici questo_.
_Comincia il XXX Capitolo_
Nel tempo che Giunone era crucciata Per Seme[lè] contro al sangue tebano Come mostrò ed una ed altra fiata
Acciò che più pienamente la rabbiosa voglia di cotal qualità si dimostri, qui nel cominciamento di questo capitolo, d'alquante antiche e sceleratissime opere ancor non tanto, quanto le presenti feroci si contano, tra le quali in prima, quella d'alcun re di Tebe, nominato Atamante, dir si concede, la quale, secondo il poetico favoleggiare, così si contiene: che, essendo Giunone Idea e moglie di Giove per lungo tempo contra Tebani adirata, per alcuna donna di Tebe che Jove, per sua amica tenea, nominata Semel, della quale Bacco re de Tebani e del quale era nato[41] molte pistilenze lor producea; tra le quali il detto re Atamanto sì fuor di memoria produsse, che veggendo la moglie sua, nominata Ino, alcuna volta con due suoi figliuoli nelle braccia, rabbiosamente gridando, prese l'uno, nominato Learco e a un muro il percosse, per lo quale dolore ella coll'altro, nominato M[el]certa,[42] ad annegarsi nella marina correndo si mise. E così questa prima comperazione si contiene.
E quando la fortuna colse in basso L'altezza de Troian che tutt'ardiva, Si che 'nsieme col regno i' re fu casso
¶ Seguentemente ricordandosi colla sopradetta crudeltà qui di quelle che Ecuba, moglie del re Priamo di Troia, contra sè vide, si contano, le quali così brievemente seguirono, che, essendo da' Greci la terra di Troia già tolta, come nelle sue istorie si conta, a' re Priamo, suo marito, con alquanti suoi figliuoli crudelmente la morte da' Greci dar vide, e simigliantemente alla sua bella figliuola Polissena, del cui sangue pe' Greci sagrificio, per la morte d'Achille che per lei era morto si fece; ond'ella quindi isconsolata partendosi, nelle parti di Tracia, cioè di Turchia, finalmente pervenne, credendosi con Polidoro suo figliuolo dimorare, il quale di gran tempo innanzi con la volontà del re Priamo a guardia di molto avere nel detto paese era stato. Nel quale trovando lui morto, dal Re del detto paese, Polinestor nominato, per cagion d'aversi il detto tesoro, essendo Priamo morto, tanto dolor le giunse che, come cane latrando, abbaiava; la quale così forsennata, cioè fuor di senno, per le contrade andando, finalmente fu morta. Per le quali crudeltà il dire del presente testo per esempio si piglia.
E l'Aretin, che rimase tremando Mi disse: quel folletto è Gianni Schicchi E va rabbioso altrui così conciando
¶ Siccome per falsadori _realmente_ i sopra detti Grifolino e Capocchio figurativamente in questa colpa prima si pongono, cosi _personalmente_ di due qui si ragiona, d'i quali, l'uno fu un cavaliere di Firenze nominato messer Gianni Schicchi de' Cavalcanti, il quale, tra l'altre sue operazioni, alcuna volta, a petizione d'un altro cavaliere di Firenze, nominato Messer Simone de' Donati in un zio del detto Messer Simone, nominato Messer Buoso, in fine di morte stando in sul letto, falsamente trasformato il testamento di lui a suo modo fece, lasciando reda della maggiore parte del suo il detto messer Simone, nel qual testamento finalmente una sua cavalla di pregio d'alcun suo armento a sè medesimo diede. L'altra fu una donna, nominata Mirra, figliuola d'alcuno re delle parti d'oriente, nominato Cinara, quale alcuna volta, in un altra donna trasformata, nel suo letto carnalmente per sua voglia si stette, la quale, essendosen'egli avveduto per alcun segno poi, e vogliendo ella uccidere, da lui si fuggì, di cui finalmente un figliuolo maschio fece. Per le cui maliziose rabbie figurativamente in trafiggere i sopradetti falsatori di cose si pongono, a dimostrare che per loro immaginato indizio nel luogo del collo, cioè nell'appetito, l'operazioni sien sospinte.
Alla miseria del maestro Adamo; Io ebbi vivo assai di quel ch'io volli, Ed ora lasso un gocciol d'acqua bramo
¶ Per la terza qualità di falsadori, si come di monete qui d'alcun maestro monetiere, nominato Adamo, si conta, il quale a posta del conte Guido e del conte Alessandro da Romena di conti Guidi, fiorini d'oro falsi coniando produsse, per li quali finalmente in Firenze fu arso. Onde così figurato si pone, a dimostrare la grandissima e pregna rinchiusa sete di ciascuno in cui la cupidità della moneta così signoreggia.
L'una è la falsa ch'accusò Giuseppo: L'altr'è il falso Sinon Greco di Troia: Per febbre aguta gettan tanto leppo
¶ Essendosi dimostrate le tre qualitadi della presente colpa, qui ultimamente quella della mente parlando si conta, riducendosi primamente in alcuna donna, nominata ..... e figliuola d'alcuno signore nominato ..... delle parti d'oriente, la quale, secondo le storie della Bibbia, d'un suo famigliaro, nominato Gioseppo, figliuolo di Jacob, ardentemente era vaga, il quale, essendo venduto al sopradetto signore da' fratelli, come nelle sue storie si conta, contra lui di lei niun fallo accettava. Ond'ella alcuna volta con lui in camera istando, e proferendogli di sè il diletto, e egli non vogliendo, per panni gridando, per farlo perire, lui prese. Per la cui ispaventevole partita de' suoi panni in mano le rimase, mostrando cotal segno al marito e dicendogli come sforzar la voleva. Onde il marito pigliandolo, nella prigione del re Faraone meterlo fece. Della quale finalmente, per rivelazione d'alcuno sogno de' re Faraone, secondo che nelle sue istorie si conta, liberato n'uscì. E così alcun altro Greco, nominato Sinone, ancora cotale colpa s'induce, il quale, secondo che nelle troiane storie si conta, essendo rimaso solo col cavallo, nel quale l'agguato de' Grecci si mise, e lasciandosi ei pigliare a' Troiani falsamente essendone disaminato da loro, di tale dificio rispose, secondo che nella chiosa del vigesimo sesto canto di questo libro, in alcun luogo per Ulisse si conta. Le cui ardenti e fiammanti qualitadi figurativamente significano le superflue caldezze false che in loro animo si conservano.
Tu hai l'arsura, e 'l capo che ti duole E per leccar lo specchio di Narcisso Non vorresti a 'nvitar troppe parole
¶ Secondo alcuna favola d'Ovidio, Narcisso fu un bellissimo giovane, il quale, alcuna volta veggendo sè medesimo ispecchiandosi in una fontana, tanta vaghezza, di sua vista comprese che non partendosene finalmente quivi la morte comprese, per cui asemplative ciascuna fontana suo specchio s'appella. La cui allegoria brevemente si considera, che rimirando e attendendo troppo alla vaghezza corporale, a morte intellettuale ciascun si produce.
NOTE:
[41] _Della quale e del quale Bacco.... era nato_.
[42] Corretto col P. 303.
_Comincia il XXXI Capitolo_
Una medesma lingua pria mi morse Sì che mi tinse l'una e l'altra guancia E poi la medicina mi riporse
Dimostrata la semplice frodolente qualità del presente ottavo infernal grado, qui in questo canto in verso il nono ultimamente si procede, facendosi qui nel cominciamento alcuna conperazione della sopradetta correzione di Virgilio a lui ad alcuna virtudiosa proprietade che già della lancia de' re Peleo di Grecia e d'Achille suo figliuolo si credea, la quale, in cotal modo poetando si conta, che niuno da lor ferito giammai non gueriva, se quella medesima lancia nella ferita un'altra volta pacificamente non entrasse. E così procedendo, la qualità del nono grado si segue.
Dopo la dolorosa rotta, quando Carlo Magno perdè la santa gesta Non sonò sì terribilmente Orlando.