Part 10
¶ Per similitudine del figurato suono che qui nel presente testo si conta, di quel che per Orlando si fece quando Carlo Magno perdè la sua gesta, cioè de' Paladini, nella battaglia di Santa Maria di Valle rossa[43] essendo con loro e' da' Saracini isconfitti, così si ragiona.
Sappi che non son torri, ma giganti E so' nel pozzo intorno dalla ripa E dal bellico in giù son tutti quanti
¶ Acciò che nella allegoria della seguente qualità, cioè del nono grado, più ordinatamente si proceda, qui sopra la qualità di suoi figurati giganti in prima, così è da considerare, che, si come sanza iniqua superbia nella qualità frodolente che tradimento volgarmente si chiama, non si procede così qui circustanti al suo sito figurativamente i giganti per entrata e a guardia son posti, i quali, come nelle filosofiche e poetiche iscritture, alle dette superbie qui figurati sono. La cui allegoria in cotal modo permane, che, si come la superbia oltre il dovere della natura con grandissimo cuore operando trapassa, così in forma umana oltre il dovere di grandezza e di possa figurati si fanno, le cui qualità qui e nell'altre iscritture diversamente secondo loro propietadi si danno.
Si che la ripa che v'era per zoma[44] Dal mezzo in giù, ne mostrava ben tanto, Di sopra, che di giungere alla chioma
¶ Izoma anticamente si chiamava alcuna vesta di panno, che solamente dal mezzo in giù, cioè dal bellico infino alle gambe copriva, la qual è cinta e increspata in queste parti, come nelle meridionali s'usava.
Poi disse a me: egli stesso s'accusa Quest'è Nebroth per lo cui mal coto Pur un linguaggio nel mondo non s'usa
¶ Secondo le storie de' giganti che per la divina e filosofica scrittura si conta, una superbia dall'età di Noè dietro al diluvio così fatta discese, la quale figurativamente Nembroth chiama, nella cui istoria figliuol di Noè si considera, il quale essendo queto il diluvio nelle parti d'India, una grandissima torre, per superbia di salire a Dio, ordinato compose, la cui altezza acciò che più non procedesse, la comune loquela di loro il voler d'Iddio in più parti divise. Onde figurativamente suo favellare sanza alcuna intelligenza qui si compone.
O tu, che nella fortunata valle Che fece Scipion di gloria reda Quando Annibal [co' suoi] diede le spalle
¶ Tra l'altre qualitadi di superbie, figurativamente nominate e in giganti formate, qui d'una, nominata Anteo, così si ragiona; il quale, secondo le poetiche iscritture, in alcuna valle di Barberia, appresso Cartagine, con grandissima e furiosa forza lungo tempo si resse, nella quale da Ercole essendo passato di Grecia con intenzione di liberarla da lui, combattendo, finalmente fu morto. La quale superbia, cioè Anteo, siccome per meno grave a rispetto dell'altre, qui per passo si toglie, lodando e lusingando suo essere e rammentandogli la grande battaglia di Flegra tra li Dii e giganti, e della fortunata valle le sue prede, a dimostrare la qualità del superbo, che solo per lode di sè s'aumilia. La quale fortunata sopradetta valle di Cartagine fortunata si chiama per le molte guerre e battaglie che anticamente in lei si son fatte, tra le quali quella che per lo buono Scipione di Roma vittorioso contra Annibale Africano si fece, fu l'una; l'altra, quella di Giulio Cesere contra Iuba e Catone, essendo morto Pompeo com molte altre assai, delle quali qui non si ragiona. E così figurando, per lui nel nono e ultimo grado si scende, la cui qualità e allegoria nelle infrascritte sue chiose [per ordine si conta][45].
NOTE:
[43] P. 303. Rossavalla in Ispagna.
[44] La volgata: "si che la ripa ch'era _perizoma_"; voce greca: veste.
[45] «_per ordine si conta_» manca nel L.
_Comincia il XXXII Capitolo_
S'io avessi le rime aspre e chioccie, Come si converrebbe al tristo buco Sovr' 'l qual pontan tutte l'altre roccie
Secondo l'ordine delle cose infernali il quale nelle soprascritte chiose in più luoghi si tocca, ultimamente in questo nono grado quella che con froda rompe l'amore naturale e la fidanza promessa e non promessa procede, la quale, volgarmente tradimento chiamata, in quattro partiti circostanti al centro dell'universo nel presente grado si pone, siccome per quattro modi cotale effetto si segue, d'i quali i due naturali, cioè di naturale fidanza, e gli altri volontarii si considerano. E perchè dell'uomo è meno colpa la fidanza naturale che la volontaria incisione, però prima, secondo l'ordine della gravezza usato qui nella men grave di lei a dimostrar procede, la qual di coloro s'intende che ne' lor carnali e parenti ciò fanno, chiamandola Caina, a derivazion di Caino, che di ciò fu principio. E figurandogli in una freddissima ghiaccia, a significare la freddezza dell'animo loro, privato d'ogni calore d'amore natural che per loro si contiene. Per la qual ghiaccia l'ultimo di quattro fiumi infernali si considera, cioè Cocito, che pianto interpetrato si chiama. Fra' quali nelle seguenti chiose d'alquanti per simiglianti si conta, procedendo nell'altre con simigliante allegoria secondo la gravezza di loro.
Ma quelle donne aiutino il mio verso Ch'aiutar Amfïone a chiuder Tebe, Sicchè dal fatto il dir non sia diverso
¶ Anticamente alcun di Tebe, nominato Amfione, e nelle dieci iscienze naturalmente complesionato, vogliendo per più fortezza di mura chiudere sua terra, con tanta dolcezza pregando d'aiuto la gente richiese, che compiutamente al suo volere ne pervenne. Onde per vertù delle donne, cioè delle dette iscienze, cotale edificio per cotal modo si fece, alle quali chiamandosi qui per simigliante l'effetto produce.
Se vuoi saper chi son cotesti due, La valle, onde Bisenzio si dichina, Del padre lor Alberto e di lor fue
¶ Tra gli altri di questa prima natural qualità che Caina si chiama, qui del conte Alessandro e del conte Napoleone fratelli del conte Alberto in prima così si ragiona, i quali l'uno coll'altro sempre mai si tradiro.
Non questi a cui fu rotto il petto e l'ombra Con esso un colpo per la man d'Artù; Non Focaccia; non questi che m'ingonbra
¶ Ancora d'un cavaliere della Tavola rotonda, nominato Messer Morderet, per simigliante qui si ragiona, il quale essendo nipote de' re Artù, alcuna volta traditolo, da lui d'una lancia per lo petto passando dall'altra parte delle reni per vendetta sentio. E d'un altro cittadino di Pistoia de' Cancellieri, nominato Focaccia, che in simigliante si resse. E simigliantemente d'un Fiorentino nominato Sassol Mascheroni, al quale essendo ei rimaso manovaldo d'alcun suo nipote, abbiendolo ucciso[46] per redare suo avere, la testa in Firenze finalmente fu tagliata.
E perchè no mi metti in più sermoni Sappi ch'io fui il Camicion de' Pazzi Ed aspetto Carlin che mi scagioni
¶ Qui avendo i sopradetti notificati, finalmente, di messer Uberto Camiscione de' Pazzi di Valdarno si conta, il quale tradì e uccise alcun suo consorto, per cui d'alcuno altro di sua casa, nominato Carlino, moreggiando[47] s'aspetta, predicendo alcun tradimento che perlui poscia si fece.
E mentre ch'andavamo in ver lo mezzo, Al quale ogni gravezza si raguna, Ed io tremava nell'eterno rezzo
¶ Dimostrata la prima qualità del naturale rompimento di fidanza e d'amore, qui della seconda procedendo si segue, la quale è di coloro che tradiscono lor gente o patria si considera. E perchè non solamente questa, come la sopradetta, all'offeso danneggia, per più grave seguente di lei si concede, chiamandosi Antenora, a derivazione d'Antenor Troiano, il quale anticamente, secondo le sue istorie, alla sua terra e patria tradimento fece, tra' quali d'alquanti nelle seguenti chiose per simigliante si conta.
Piangendo mi gridò: perchè mi peste? Se tu non vieni a crescer la vendetta Di Monte Aperti, perchè mi moleste?
¶ Qui alcuna ricordanza si fa della sconfitta che i Fiorentini, anticamente, da' Sanesi ricevettero a monte Aperti, reducendosi la colpa a un cavaliere degli Abati di Firenze, nominato Messer Bocca, il quale, essendo nella fiorentina ischiera per determinato tradimento, con una ispada a colui che la loro insegnia tenea la man dal braccio ricise; onde il processo della sconfitta seguio. Per lo quale così d'alquanti della sua qualità ragionando si conta, e spezialmente in prima d'uno cavaliere di Cremona, nominato Messer Buoso da Duera, il quale contra sua parte a' cavalieri de' re Carlo vecchio per danari, nel distretto di Brescia il passo d'Italia diede. Per lo quale, essendo per mare in Italia il detto re Carlo venuto, la sua patria, cioè Cremona, e la parte ghibellina finalmente si strusse. E seguentemente d'un altro di quei da Beccaria di Pavia, il quale essendo abate di Vallenbrosa col seguito d'alcun Fiorentino, la parte guelfa di Firenze tradio, per lo quale tradimento la testa finalmente in Firenze gli fu per giustizia tagliata. E ancora simigliantemente d'un altro cavaliere de' Soldanieri di Firenze, nominato Messer Gianni, e d'uno di Lanbrasi da Faenza di Romagna, nominato Tribaldello, il quale, essendo alcuna volta il detto messer Gianni podestà della detta terra di Faenza, a' Bolognesi di notte tempo la dierono. Tra' quali sopradetti così nominati, finalmente di Ganellone di Maganza così si conchiude, per lo quale la gran gesta de' Paladini finalmente, essendo e' tra loro fu tradita.
Non altrimenti Tidëo si rose Le tempie a Menalippo per disdegno, Che quei faceva il teschio e l'altre cose
¶ Per essempro di due altri della presente colpa, qui alcuna istoria di Tideo Tebano ragionando si tocca, il quale, alcuna volta combattendo co' Greci, da un Greco, nominato Menalippo, mortalmente di colpo fu tocco, per lo quale dolore il detto Tideo spronandogli addosso, colla spada la testa dal busto gli recise, la quale testa essendo nella terra, per la detta fedita gravemente tornato del campo recare la si fece, sopra la quale, vogliosamente mangiando, la sua vita finì.
NOTE:
[46] V. P. _morto_.
[47] L. _morreggiando_.
_Comincia il XXXIII Capitolo_
La bocca sollevò dal fiero pasto Quel peccator, forbendola a' capelli Del capo, ch'egli avea dirietro guasto
In questo cominciamento del capitolo, ancora della detta seconda qualità di due così si ragiona, di' quali l'uno fu il conte Ugolino de' conti Gherardeschi di Pisa, e l'altro degli Ubaldini, l'arcivescovo Ruggieri di Pisa, il quale, colla forza del popolo di Pisa, il detto conte Ugolino con tre suoi figliuoli e uno nipote a tradimento per fame in alcuna torre siccome prigione fe' morire per alcuno tradimento di castella pisane, per lui a' Lucchesi e a' Fiorentini concedute. Per lo quale tradimento e crudeltà il detto conte Ugolino sopra all'arcivescovo qui figurativamente così si ristora, la cui continenza chiaramente nel testo procede.
Noi passammo oltre, dove la gelata Ruvidamente un'altra gente fascia Non volta in giù, ma tutta rovesciata
¶ Determinate[48] le due prime qualità del tradire rompendo fidanza e amor naturale, qui nelle seguenti due volontarie, cioè in quelle dove l'amore naturale e la volontà accidentalmente a fidanza disposta si rompe, a dimostrare si procede, delle quali l'una è quella che servendo tradisce il servito, e l'altra è quella che servita tradisce il servente. E perchè il servendo tradir non è a meritabile debito come l'altro legato, però prima qui per men grave penultimamente si pone. Nelle cui qualità d'alquanti nelle infrascritte chiose per simiglianti si fa ricordanza, con quella medesima pena e cagione che di sopra per l'altre due passate si conta, disvariandosi solo al supino e carpone dimorare. La cui allegoria al più e al meno della vergogna passionando si tira, chiamandola Tolomea, a derivazione d'alcuno Ebreo del popol d'Isdrael, nominato Tolomeo, il quale anticamente a un convito per lui ordinato a cierti suoi amici fidati, la morte, essendo alle tavole, diede.
Rispuose dunque: io son frate Alberigo: Io son quel delle frutte del mal'orto; Che qui riprendo dattero per figo
¶ Della presente terza qualità qui d'alcun frate godente di Romagna, nominato frate Alberigo di Manfredi da Faenza, non essendo ancor morto, così si ragiona, il quale convitando di suoi gran cittadini e vicini circostanti, siccome fidati e intimi amici, al chiamar delle frutte finalmente uccidere gli fece.
Cotal vantaggio à questa Tolomea Che spesse fiate l'anima ci cade Innanzi che Antropos morte le dea
¶ Conciò sia cosa che qui alcuno errore alla comune gente par che si mostri, fermamente l'anima dannando prima che 'l corpo sia morto, possendo per pentimento salvarsi, così nel suo vero, figurativamente è da considerare che, secondo naturalmente appare, l'umana generazione in due principii si fonda, cioè in amore, e razionale intelletto, del quale accidentalmente poi la fede ch'è tra uomo e uomo si cria. Onde, privandosi di cota' due principii, non più uomo, ma iniquo volere si considera, e dove non è principio, pentimento di contrario non cape. La quale privazione solamente nella presente qualità si concede, per la fede rotta da loro nell'apparenza promessa; sì che, figurativamente parlando, ragionevolemente innanzi al dare d'Antropos, di loro così si può dire; per la quale Antropos, secondo la considerazione di' pagani, la generale morte s'intende; i quali al corso dell'umana vita tre idee così produceano; la prima nel compilare della generazione infino al nascimento, chiamandola Cloto; la seconda nella conservazione della vita chiamandola Lacchesis; la terza nella difinizione della vita, chiamandola Antropos, come qui in simigliante si conta[49].
Tu 'l dei saper se tu vien pur mo giuso. Egli è ser Branca Doria e son più anni Poscia passati ch'el fu si rinchiuso
¶ Ancor vivendo, qui della presente qualità d'alcun cavaliere genovese, nominato Messer Branca Doria, per simigliante così si ragiona, il quale alcuna volta essendo nell'isola di Sardigna, e convitando alcun grande ricco uomo, nominato Michele Zanca, per posseder sua ricchezza, mangiando insieme, con un suo nipote l'uccise.
NOTE:
[48] L. _determinato_.
[49] P. 303. _Cletos ..... Lachesis ..... Atropos_.
_Comincia il XXXIV Capitolo_
_Vexilla regis prodeunt inferni_ Verso di noi; però dinanzi mira, Disse il maestro mio, se tu discerni
In questo ultimo capitolo del primo libro, ultimamente la quarta qualità del tradimento, cioè quella che trade il servente per più grave di tutte l'altre, così si conchiude, che siccome ella è più grave di tutte [e] contrarie al dovere della natura, cioè d'Iddio, così nel più lontano e contrario sito dal cielo figurativamente qui immaginata si pone, el quale[50] l'intimo mezzo della terrestre isfera e di tutto l'universo s'intende, al quale naturalmente, siccome mezzo dell'universo, d'ogni parte ogni gravezza, si pigne, figurandosi i suoi operanti nella detta ghiaccia per diversi modi trasvolti, a dimostrare che intorno dal presente indivisibile punto diversamente il sotto e 'l sopra di loro ad una vista si ponga; nel quale punto tra gli altri il sommo superbo nel suo mezzo per più basso considerato si pone, cioè colui che contro al sommo fattore in prima con superbia s'accese, il quale per questo libro Dite si chiama, cioè peccato e volgarmente Lucifero. È figurato grandissimo con tre visi e con tre grandissime ali, a significare che tutto il peccato del mondo che in lui si raguna, siccome sommo male per tre modi si piglia, cioè per ignoranza, per odio e per inpotenzia, siccome nel suo opposito, cioè il sommo bene, ogni bene in tre modi si prende, cioè per prudenza, per amore e per potenza; delle cui colorate faccie quella di mezzo, cioè la rossa, a l'iniqua e odiosa ira si figura, la gialla e bianca mista a l'impotenzia e alla scurità dell'ignoranza; la nera, delle cui bocche figurativamente son morsi i tre traditori che le due maggior potenzie tradiro siccome Giuda Scariotto ispiritualmente in Gesù Cristo, e Bruto e Cassio di Roma in Cesare, primo [segnore][51] temporalmente, i quali, secondo le storie di Lucano, in tanta grazia di lui permanieno che ciò che volieno era fatto, da' quali finalmente per superbia in sul palagio di Roma con due stili di ferro finalmente a tradimento fu morto. Per lo quale Giuda, siccome traditore di più alto dominio, la presente ultima qualità Giudecca si chiama.
Quando noi fummo là, ove la coscia Si volgie al punto in sul grosso dell'anche Lo duca con fatica e con angoscia
¶ Qui figurativamente si dimostra per non poter più scendere l'immaginato trasvolgersi sotto sopra del centro per procedere a salire nell'opposita parte della determinata infernale, la quale in opposito emisperio alla quarta abitabile immaginata s'intende, nella cui sommitade il monte della felicità nostra, cioè il purgatorio immaginato si pone, siccome nelle chiose del seguente secondo libro si conta.
Levati su, disse il maestro, in piede! La via è lunga e 'l cammino è malvagio E già il sole a mezza terza riede
¶ Per dimostrare la quantità del tempo col quale per l'inferno s'è ito, e simigliantemente di quel col quale partendosi di sopra si torna per la diversità di due detti emisperii del sole così si ragiona per lo quale essendosi disceso tutta una notte, come per lo libro in più luoghi si conta, e finalmente presso che 'n sull'oriente prodotto, nell'altro emisperio rivolti, il contrario si segue, cioè che la notte vi surga come nell'altro la luce, la quale a mezza terza, cioè al luogo del cielo, onde quindi mezza terza si toglie, nel detto emisperio si tornava. Onde per l'inferno una notte e un'altra sanza mediato giorno per uscirsene infino al cominciamento del purgatorio per ispazio di tempo si piglia, la cui allegoria nelle prime chiose assai chiara si conta, considerandosi cotale emisperio opposito a quello sotto, il cui colmo, cioè il mezzo, il sito di Gerusalem, dove Cristo fu morto, siccome mezzo di gran secca, cioè della quarta abitabile permane. E così dimostrata la prima viziosa infernale qualità in quella di quinci innanzi secondamente procede, che è tra lei e le stelle.
¶ Compiute le chiose di Dante sopra la prima parte dell'Inferno ovvero cantico, o comedia, fatte per Iacopo di Dante sido (_sic_) Figliuolo, Amen[52]
Amen.
NOTE:
[50] L. _al_ P. 303 _el_.
[51] P. 303: _il primo romano temporale segnore_. Ma bisogna lasciare il _temporalmente_ che corrisponde all'_ispiritualmente_.
[52] P.: Com piute sono le chiose delynferno diAcopo.di.Dante.
_Finito di stampare nella Tipografia "L'Arte della Stampa" Successori Landi, in Firenze il giorno 30 Settembre 1914_
NOTA DEL TRASCRITTORE
L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute.
Sono state fatte le seguenti correzioni (il testo corretto è sulla riga sotto):
cioè la quantità discreta e la qualità continua, secondo ben cioè la quantità discreta e la quantità continua, secondo ben
il testo. In caso di lacune o di lezioni evidentemerte erronee abbiamo il testo. In caso di lacune o di lezioni evidentemente erronee abbiamo
nel tempo ch'è mezzo dall'uno operare all'altro E perchè nel tempo ch'è mezzo dall'uno operare all'altro. E perchè
Naturalmente a ciascuno ègnoto della detta selva Naturalmente a ciascuno è gnoto della detta selva
vittoria e colla detta Adriana. Onde così in lui figurata vittoria e colla detta Arianna. Onde così in lui figurata
Il quale essendo nimico della casa de' re d'Inglilterra Il quale essendo nimico della casa de' re d'Inghilterra
nellesopra scritte chiose si contiene, e che Virgilio, cioè nelle sopra scritte chiose si contiene, e che Virgilio, cioè