Castel Gavone: Storia del secolo XV

Chapter 2

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--Diciamo dunque mastro Bernardo. Ora, vedi (e frattanto Picchiasodo con certi colpi di trinciante, che non erano da scalco, faceva a spicchi il pollo infilzato nel forchettone, per darne il meglio a messer Pietro), a me piacciono quei monti, che chiudono la vista.... quei monti che calano addosso al paese, come falconi sulla preda.

--Ci sarà una strada;--entrò a dire con piglio di mezza domanda il compagno.

--Una strada? sicuro;--rispose l'ostiere;--quella che voi facevate, messeri.

--Eh, quella, si sa; ma un'altra su quella costiera, o qui, dall'altra banda.... Queste montagne non saran mica inaccessibili.

--Occhio alla pentola, Bernardo!--disse l'ostiere tra sè.--Son genovesi, costoro, o ch'io non so più a quanti dì è san Biagio.

E ad alta voce soggiunse:

--No, magnifici messeri; ci sono alcuni passi, ma da non farne conto; buoni per menare al pascolo le capre, e nient'altro.

--Male!--sclamò il Picchiasodo, battendo le labbra.--Strade ci vogliono, mastro Bernardo; strade ci vogliono, perchè la gente a modo non abbia a scavezzarsi il collo.

--Le strade larghe tirano i nemici in casa,--sentenziò l'ostiere, temperando l'agro dell'osservazione con un suo riso melenso.

--E la strette non invitano gli amici;--replicò il più giovine e il meno loquace dei due forastieri.--Per ventura nostra, abbiam fatto il giro più lungo, a venir qua, ed abbiamo azzeccato una strada da amici.

--Amici! Beato chi ne ha!

--E ne ha sempre chi merita. Ne ha, verbigrazia, in buon dato il tuo magnifico marchese, messer Galeotto, che è un cortese e liberal cavaliere.

--Dite anche giusto ed umano,--soggiunse mastro Bernardo con impeto,--che in tutta la nobilissima stirpe dei signori Del Carretto non è il più leale, il più degno dell'amore e della venerazione del popolo.

--Tu lo ami molto, a quel che pare.

--Messere, che dirvi? Siam povera gente e si conta nulla; ma se bisognasse buttarci nel fuoco per lui....

E mastro Bernardo fece l'atto di dar la capata.

--Qualche volta riesce un po' duro di pagare la taglia;--notò il Maso, che si rodeva da un pezzo di non poter dire la sua.

--Che c'entri tu, mascalzone? Ti paion cose da dirsi, coteste? Eh, mastro Bernardo,--soggiunse l'altro, stringendosi nelle spalle,--non vi lagnate voi qualche volta, e non avete detto ancora l'altro dì....

--Che tu se' un pendaglio da forca o ch'io vo' lardellarti la lingua, per farne vivanda regalata al diavolo, tuo padrone. Va via, e vedi se la Rosa ha in pronto la frittata. Perdonate, magnifici messeri! Quel tristanzuolo mi ha fatto perdere la tramontana, colle sue invenzioni. Non dico che qualche volta.... Sicuro, i tempi son grami e le riprese scarse; ma io ho sempre pagato volentieri la taglia, la decima, e tutte l'altre gravezze.... perchè, già, il castello e la chiesa non son mica fatti d'aria, e di qualcosa hanno pure a campare.

--Sta di buon animo!--disse gravemente il Picchiasodo.--Se tu hai qualche volta mormorato del fisco, hai anche puntualmente pagato. La penitenza cancella il peccato, e noi non ne diremo nulla al tuo ottimo signore. Alla sua salute intanto,--aggiunse il solenne bevitore,--e ogni cosa gli vada com'io di gran cuor gli desidero.

--Non son genovesi!--notò mastro Bernardo tra sè.--Indi, a voce alta proseguì:

--Vedo che voi, magnifici messeri, siete amici del nostro Marchese, che Iddio prosperi e innalzi su chi gli vuol male. Di certo siete qua venuti per fargli una sorpresa....

--Vedi il destro arcadore! Ei l'ha imberciata alla prima. Sicuro, siamo venuti a fargli una sorpresa, e sarà più contento egli di veder noi, che non tu di buscarti un genovino d'oro.

--Moneta del nemico, è sempre buona a pigliarsi;--si fece a dire quell'altro, che il Picchiasodo chiamava rispettosamente messer Pietro;--e anche non amando i genovesi, si possono avere in pregio i genovini.

--E' sono il meglio di quella gente là!--rispose mastro Bernardo, ridendo liberamente, da uomo che non aveva più sopraccapi.--Ma ecco la frittata, magnifici messeri;--soggiunse, vedendo tornare il Maso e levandogli di mano il piatto, con quel disco appetitoso nel mezzo;--guardate se non par d'oro anche questa.

--Or ora ne faremo il saggio;--disse il Picchiasodo.--Ma guardate, messer Pietro, voi che siete così vago della bella natura; guardate com'è bene indorata dal sole quella vetta laggiù. Di' su, amico ostiere, come si chiama?

--È la roccia di Pertica,--rispose mastro Bernardo.

--La è proprio a cavaliere del castello;--notò il Picchiasodo.--Io, per me, se fossi nei panni del Marchese, temerei sempre di vedermi cascare di lassù un genovese sulla groppa.

--Sì, se un genovese avesse l'ali!--disse asciuttamente mastro Bernardo.

--Che? non ci si sale, fino a quel colmo?

--Che io mi sappia, non ci ha mai posto piede anima nata. E' bisogna vedere la roccia alle spalle, là dalla parte di Calice. Gesummaria! Se un negromante non ci scava i gradini nel vivo, gli è come volersi aggrappare ad uno specchio.

--Uhm!--borbottò il Picchiasodo.--E quell'altro cocuzzolo sulla Caprazoppa?

--È la roccia dall'Aurèra.

--Mi pare di vederci un segno di strade.

--Strada romèa, messere; ma ora la è guasta per modo che nessuno più se ne giova. Per altro, a che servirebbe, lassù?

--Adagio a' ma' passi!--gridò il Picchiasodo.--Qui ti vien meno il tuo senno, degnissimo ostiere. Non mi dir male de' romani! Non c'eran che loro, per capir certe cose. Vedi; una strada su quel monte la ci voleva, come un bicchier di vino su questo boccone. Strade sui monti, dico io; in pianura, quasi quasi se ne potrebbe far senza; uomo, o macchina, o bestia da soma, tutto ci passa a bell'agio; ma su per l'erta d'un monte, sul fianco d'una costiera, e va dicendo, s'ha a far come Annibale, lavorar coll'aceto. Ne hai tu dell'aceto?

--Padrone,---entrò a dire il Maso,--c'è quella botte di vinello fiorito, che potrebbe....--

Così disse il ragazzo, ma non continuò il discorso, poichè mastro Bernardo con una occhiata furibonda gli troncò le parole, e con una pedata non meno espressiva gli fe' prendere il volo verso l'abbaìno.

--Ne avrete fatto, di strada;--disse l'ostiere, tornando a' suoi ospiti e cercando di ravviare la conversazione;--ne avrete fatto molta, messeri, pervenire fin qua!

--Molta;--rispose il Picchiasodo, colla bocca impacciata da un boccone più grosso degli altri.

--E.... se è lecito il chiedervi....

--Ostiere!--interruppe quell'altro, con piglio tra il burbero e il faceto.--Che diavol ti piglia, di voler sapere il nostro itinerario?

--Scusate, magnifico messere.... volevo dire.... Siccome so che il nostro Marchese aspetta per l'appunto qualcuno....--

Il Picchiasodo era per dirgli dell'altro in quella medesima chiave; ma messer Pietro, più accorto, indovinò il profitto che si poteva ritrarre da quelle mezze parole dell'oste, e vogò destramente sul remo al compagno.

--E chi aspetta, di grazia?--domandò egli a mastro Bernardo.--Ne hai già imbroccata una, dicendo che siamo venuti per fare una sorpresa al tuo nobilissimo signore; vediamo dunque; indovina quest'altra!

--Ma....--disse l'ostiere, gonfiandosi a quella lode (e se avesse avuto un cencio di coda, si sarebbe provato a fare la ruota)--si parla in paese d'un certo matrimonio....

--E di chi? Va innanzi!--prosegui messer Pietro, ugnendogli le carrucole.

--Eh, meglio di me lo saprete voi, magnifico messere. Io non lo conosco, ma dicono sia un uomo d'assai, che ha terra e castella ed ogni ben di Dio, là dalle parti di Torino....

--E la sposa? Che ne dici tu?

--Madonna Nicolosina? Ah, quella è un occhio di sole.... un bottoncino di rosa!... Diecisette anni, messere, diecisette anni a san Nicola, che casca tra dieci dì, salvo errore, ed è già una meraviglia di bellezza, che vengono già da tutte le parti, solo per vederla a passare per via. E buona, per giunta, come il pane, e costumata, poi, e dotta, che nemmanco il parroco di san Biagio ne sa quanto lei. Insomma, una perla, messere, una perla, come madonna Bannina, sua madre, che Iddio conservi lungamente alla casa dei nostri signori.

--Godo che un suo vassallo me la lodi così!--esclamò messer Pietro, con aria tra umile e contenta.

--È lui! è lui! non c'è dubbio;--disse mastro Bernardo tra se.--Non sono io il solo a lodarla,--ripigliò quindi, per dar la giunta alla derrata,--ma tutti i ventimila abitanti del Marchesato l'hanno in quel conto che ella si merita, per la sua bellezza e per la sua virtù, che non han la compagna. E come le son fioccati i partiti! Ce n'è uno che la voleva ad ogni costo, e seguita a volerla.... messer lo Doge di Genova.... Ma sì, gli ha da appiccar la voglia all'arpione, costui! Madonna Nicolosina non è boccone pei Fregosi....

--Ah sì? e perchè mò?--interruppe messer Pietro, facendo bocca da ridere.--Perchè son genovesi?

--Non già per questo;--rispose l'ostiere, con un certo sussiego.--Parliamo suppergiù la medesima lingua e si potrebbe vivere, sto per dire, da buoni fratelli, se qualche volta non ci avessero il ruzzo di spadronare in casa d'altri. Ma vedete, messeri; su quella gente là non ci si può far conto. Potevano essere, sia detto con vostra licenza, il primo popolo del mondo, stimati da per tutto e temuti la parte loro.... Ma no; con mille discordie si sono guastati il sangue, e non possono durarla tre mesi in pace con sè medesimi. Va via di lì, ci vo' star io, è la regola di tutti que' maggiorenti, che dovrebbero invece adoperarsi per la tranquillità e per la grandezza del popolo. E si bisticciano sempre, non so da quanti anni, e fanno a rubarsi il comando; oggi Adorno, domani Fregoso, posdimani Adorno da capo, sempre su e giù, si arrabbattano come fagiuoli in pentola. Erano padroni in casa loro, che non li comandava nemmeno l'imperatore; e adesso, vedete, son roba di tutti, che la è una miseria a pensarci. E ancora s'impuntano a dar molestia ai vicini; e vogliono far l'omo addosso a noi altri! Si mettano in pace tra loro, si mettano; comandi chi può e obbedisca chi deve. Che ve ne sembra, messere?

--Mi sembra che tu abbia ragioni da vendere!--rispose messer Pietro, aggrottando le ciglia.

In quella che mastro Bernardo, ringalluzzito del suo trionfo oratorio, si disponeva a meritarsene un altro, ricomparve il Maso sull'altana.

--Padrone!--gridò egli ansimante--Venite giù subito!

--Che c'è egli di nuovo?--dimandò stizzito l'ostiere.

--C'è messer Giacomino che ha mestieri di voi.

--Aspetti; or ora ci andrò.

--Ha premura;--incalzò il ragazzo,

--Se ne vada, allora; potevi dirgli che ci ho forastieri.

--Se gliel ho detto! Ma egli vi vuole ad ogni costo.

--Ha da essere un pezzo grosso, il vostro messer Giacomo!--notò il Picchiasodo.--Va dunque e vedi di contentarlo.

--Oh, gli è un giovinotto, mezzo villano e mezzo soldato, che si crede dappiù di chi si sia, perchè il nostro Marchese lo vede di buon occhio; un superbioso, che va sempre col capo nelle nuvole, e qui non ha mai bevuto un bicchiere.

--Ragione di più per scendere; vedrai che stavolta ti asciuga la cantina.

--Del resto,--soggiunse messer Pietro.--oramai siamo satolli e si parte. Fa intanto stringer le cinghie ai cavalli.

--Sarete serviti, magnifici messeri; e caverò fuori un fiaschetto di malvasia, che vien proprio da Candia, pel bicchier della staffa.

--Sta bene; e tu piglia questo per l'opera tua; credo che basterà.--

Così dicendo, messer Pietro gli pose in mano un genovino d'oro.

--Corbezzoli, se basta!--gridò l'ostiere, facendo tanto d'occhi a quel lucicchìo.--Tornateci domani, sul conto, e doman l'altro, se vi piace; l'Altino è vostro, messere.

--Se non ci avesse a costare che questo,--borbottò il Picchiasodo,--e' sarebbe a straccia mercato.--

Il genovino d'oro, valeva allora quindici grossi, che erano intorno a tredici lire della nostra moneta presente, ma che, fatto il conto dei tempi diversi e dei mutati prezzi delle derrate, potrebbero ragguagliarsi al doppio di questa valuta. E ciò spieghi la meraviglia della contentezza di mastro Bernardo; il quale si avviò gongolante all'abbaino, per dove era già scomparso il ragazzo.

--Che matrimonio ha da essere!--andava dicendo l'ostiere tra sè.--Non è più di primo pelo, ma e' ci ha un'ariona da principe, questo messere.... A proposito; la Rosa mi aveva pur detto il suo nome! Tamburlano? No. Canterano? Nemmeno. Certo comincia in _ca_.... Vediamo un poco!

Messer Pietro si era mosso dalla tavola, alla volta del murello, e pareva volesse dare un'ultima occhiata al paese. Picchiasodo, da uomo più materiale, era ancora al suo posto, e mostrava cogli atti di voler vedere il fondo all'orciuolo del vino.

--Scusate, messere;--disse mastro Bernardo, avvicinandosi a lui;--il nome del vostro compagno?

--Perchè?--dimandò il Picchiasodo, inarcando le ciglia.

--L'ho sulla punta della lingua;--prosegui mastro Bernardo, senza badare al piglio scontento di quell'altro.--Vedete, messere; sono un povero diavolo d'oste, ma ci ho entratura al castello. Mia moglie è sorella della madre di Gilda, la cameriera di madonna Bannina, e il nome dello sposo io l'ho risaputo. Ca.... Casche.... Aiutatemi a dire!

--Casche....--ripetè il Picchiasodo, per contentarlo.

--Sicuro, Casche.... Ma se non mi date voi una mano...

--Ti cascherà l'asino, lo capisco.

--Ah, bravo! Cascherà.... Ci sono; Cascherano, Grazie tante! Messer lo conte di Cascherano,--soggiunse allora mastro Bernardo, volgendosi a messer Pietro e sprofondandosi fino a terra,--la grazia vostra!

--Per chi vi piglia costui?--chiese il Picchiasodo a messer Pietro, mentre quell'altro si allontanava.

--Lascialo dire;--rispose messer Pietro.--Egli è venuto quassù per farci cantare, ed ha cantato lui per tutti, il baggèo!--

CAPITOLO II.

Dove messer Giacomo Pico impara che il torto è degli assenti.

Stropicciandosi le mani in segno di contentezza, tronfio, invanito di quel colloquio, in cui aveva fatto prova di tanta penetrazione, mastro Bernardo scese le scale; indi, comandato al ragazzo che stringesse le cinghie alle cavalcature dei due forastieri, e alla Rosa che pigliasse in cantina un fiaschetto di malvasia, entrò in cucina, dove stava il nuovo venuto impaziente ad attenderlo.

Era costui un giovinotto di forse venticinque anni, che tale lo dinotava l'aspetto, fiorente della prima virilità, alto della persona, di membra robusto e di belle sembianze, quantunque infoscate un tal poco dalla torbida guardatura degli occhi cilestri e dallo aggrovigliarsi della chioma rossigna in ciocche scompigliate sul fronte. Semplice era la foggia del vestire; portava calze di lana divisata e scarpe di cuoio ruvido, alla guisa dei montanari; in capo aveva un'umil berretta e sulle spalle una cappa di bigello, alla borghigiana; ma il farsetto di cordovano e l'impugnatura d'una brava misericordia, che facean capolino dallo sparato, insieme colla punta d'una spada che usciva fuori ad una rispettabile lunghezza dal lembo della cappa, lo chiarivano un uomo d'armi, per allora fuor di servizio, ma non al tutto fuori d'arnese.

Il suo nome era Giacomo Pico, figliuol d'Antonio, della terra di Bardineto. Lo si chiamava dimesticamente messer Giacomino, sendo egli venuto in tenera età alla corte del Marchese; ancora lo dicevano il Bardineto, senz'altro, dal suo luogo natale, posto a forse dodici miglia di là, in mezzo ai monti, presso le scaturigini del Bormida. Bardineto apparteneva ai signori Del Carretto, e ad essi molto affezionata era la famiglia dei Pico; singolarmente caro a Galeotto il loro ultimo rampollo, che dapprima eragli stato donzello, indi compagno nelle aspre fatiche di guerra e salvator della vita. Però Galeotto lo teneva sempre al suo fianco, più amico assai che vassallo, e lo adoperava in ogni faccenda che richiedesse fedeltà e segretezza a tutta prova.

Ragioni queste perchè mastro Bernardo avesse a fargli servitù. Ma, oltrechè non gli sapea menar buono quel suo fare fantastico e il non essersi mai seduto davanti a' suoi fiaschi, quel giorno a mastro Bernardo pareva di aver piantato l'insegna accanto a più gran personaggio che non fosse messer Giacomo Pico.

Epperò, mentre questi, vedutolo entrare in cucina, si muoveva ansioso verso di lui, quel vanaglorioso d'un oste gli fece a mala pena di berretta.

--Ve ne prego messer Giacomino, spicciatevi;--soggiunse egli tosto, dopo quell'atto un po' sbrigativo;--ho da offrire il bicchier della staffa a due cavalieri.

--Erano da te!--sclamò il Bardineto.--Ed io che li cerco da un'ora!....

--Eh, eh, capisco;--ripigliò mastro Bernardo, con aria di chi sa e vuol lasciarsi scorgere;--il nostro magnifico Marchese li aspetterà.

--Se li aspetterà! Lo credo io! Sono annunciati certamente da due ore. Io era appunto in volta verso Calvisio,... A mala pena arrivato stanotte!...

--A proposito, siete stato in viaggio....

--E lungo; e ho avuto appena il tempo di far la mia relazione al Marchese, ch'egli mi ha mandato fino a Pia per vedere la nuova compagnia di balestrieri che ha presa in condotta testè. Ero salito a Calvisio per dare un'occhiata alla guardia; torno al passo della fiumana e mi dicono che due cavalieri sono discesi verso Castelfranco, avviati pel Borgo. Mi metto sulle loro pedate e non li trovo; alla porta di San Biagio nessuno li ha visti. Rifò la strada, piglio lingua, e sento che si erano fermati all'Altino. Che è ciò? A due passi dal borgo, perchè smontano essi da te?

--Eh, l'ho detto ancor io; perchè smontare da me? Ma che volete, messer Giacomino? Avran veduto l'insegna: _Fermatavi all'Altino, c'è buona l'accoglienza e meglio il vino_. E l'han trovato buono, credetemi, quantunque non l'abbiate mai assaggiato. Dopo tutto, o che? dovevano presentarsi al castello a stomaco digiuno, come due pellegrini affamati?

--Che uomini sono?--dimandò il Bardineto, per metter fine a quella intemerata dell'oste.

--Non lo indovinate?

--Eh, forse; due genovesi, dei soliti, che vengono qua, sotto colore d'ambasceria, per curiosare, scoprir terreno e macchinar tradimenti in casa nostra.

--Che!--sclamò mastro Bernardo, facendo le cocche colle dita,--Più su sta monna Luna!

--Come? e che altro hanno ad essere?

--Due pezzi grossi, vi dico io. Cioè, no, dico male; uno grosso soltanto di corporatura, e gli ha da essere lo scudiere, o alcun che di somigliante; ma l'altro....

--L'altro?

--Eh, un uomo per la quale, che è aspettato dal Marchese e gli farà molto piacere il vederlo capitare al castello.

--Non genovese?--ripicchiò il Bardineto, stringendosi nelle spalle.

--Non genovese; piemontese.

--Capitano di ventura?

--Altro ci è; signore di terre e castella. Ma scusatemi, messer Giacomino; e' son qua che scendono le scale.--

E senza aspettar altro, l'ostiere si mosse, per andare incontro a' suoi ospiti.

IL Bardineto, rimasto solo in cucina, si accostò alla finestra, che dava sull'aia, ov'erano già i due cavalli, tenuti per le redini dal Maso, e vide poco stante i due forastieri che salivano in arcione.

Uno, il più vecchio e il più tarchiato, gli parve per l'appunto uno scudiere, o un famiglio. L'altro, era un bell'uomo tra i trenta e i quaranta, biondo di capegli, dal volto un po' arsiccio, ma bianco di carnagione, di leggiadre fattezze e di nobilissimo aspetto. Anche a non voler badare alla sua cappa di scarlatto verde foderata di vaio e al suo cavallo palafreno, la cui gualdrappa e gli altri arnesi erano filettati d'argento, si capiva ch'egli era un uomo di grande affare, e che mastro Bernardo aveva ragione a notare in lui un'ariona da principe.

--Chi diamine sarà costui?--andava almanaccando tra sè il Bardineto.--Non genovese, perciò non nemico; capitano di ventura nemmanco. Fosse uno del parentado! Ma io li conosco tutti, i signori della lega, e questi mi giunge affatto nuovo alla vista.

Intanto, mastro Bernardo s'era fatto innanzi col suo fiaschetto di vin prelibato e profferiva ai due viaggiatori il bicchier della staffa.

--Grazie!--disse il più giovine accettando il bicchiere e rendendolo dopo avervi a mala pena intinte le labbra.

Non così il Picchiasodo, che, recatosi il bicchiere all'altezza degli occhi, ne contemplò amorosamente il liquido topazio, indi lo accostò alle labbra, ne assaporò un sorso, tornò da capo a guardare, mentre, alla maniera de' buongustai, batteva la lingua contro il palato, e finalmente, arrovesciando gli occhi in segno di beatitudine, mandò giù l'abbeverato e succiò l'orlo del bicchiere per giunta.

--Se tu cominciavi da questo,--diss'egli all'oste nell'atto di restituire il bicchiere,--non si andava più via dall'Altino.

--Eh eh!--rispose mastro Bernardo ridendo.--Per altro, a messer lo conte non è piaciuto.

--A me?--dimandò messer Pietro, vedendo che l'oste accennava a lui.--Anzi, gli è nettare, non vino; ma con quest'amicone non bisogna far troppo a fidanza.

--Con vostra licenza, messere, berrò io le vostre bellezze. Alla salute degli sposi.

E mastro Bernardo, contento di metter le labbra al bicchiere del suo ospite, tracannò il rimanente d'un fiato.

Messer Pietro sorrise, salutò e spinse il cavallo fuori del portone. Il Picchiasodo spronò a sua volta, e lo seguì sulla strada.

--Costui vi vuol vedovo, messer Pietro;--gli disse frattanto a mezza voce.--Povera madonna Bartolomea!--

A mala pena furono sulla strada i due viaggiatori, il Bardineto si serrò addosso a mastro Bernardo.

--E adesso mi dirai.... Prima di tutto, che andavi tu novellando di sposi?

--Non avete capito?--disse l'ostiere, mentre, levato di pugno al Maso il fiaschetto prezioso, lo andava a riporre nell'armadio.--C'è un matrimonio in aria e quello è lo sposo; il magnifico conte di Cascherano, che si è degnato, bontà sua....

--Sposo! di chi?--interruppe il Bardineto, facendosi bianco nel viso come un cencio lavato.

--Eh, non già di madonna Bannina, nè della mia Rosa, che hanno i loro uomini vivi e sani!

--Ma, alla croce di Dio, parla; di chi?

--Di madonna Nicolosina, perdinci! O che, venite dal mondo della luna?--

A messer Giacomo Pico venian meno le forze, e si offuscava la vista.

--Impossibile!--esclamò egli, con voce soffocata dalla commozione.--Impossibile!

--E perchè mo'? A San Nicola fa i diecisette, quantunque, a dir vero, mi paia che la sia nata ier l'altro. Ma, pur troppo, i giorni passano e gli anni van di conserva. O che? l'avrebbe da starsene a spulciare il gatto? È bella, è savia, è di nobil casato; e qui, con nostra buona pace, non c'è nessuno per lei. Al Fregoso, quantunque doge, non l'hanno voluta mostrare nemmeno dal buco della toppa; e' bisognava dunque far capo più lunge; a Cascherano, verbi grazia. Cascherano! bel nome! E lo sposo n'ha un altro, per giunta alla derrata; ma ora e' non mi vien sulle dita.--

Il Bardineto sudava freddo, e per un tratto non aveva potuto aprir bocca.

--Ma come sai tutto ciò, che io ignoro affatto?....

--Eh, lo capisco? se voi andate a fare l'ambasciatore! Da quanto tempo mancate?

--Da due settimane; cioè a dire, da quando è partito l'ultimo oratore dei Genovesi, messere Ambrosio Senarega. Sono stato a Cosseria, a Millesimo, a Cortemiglia, a Ponzone; ho dato infine una scorsa a tutte le castella delle Langhe.

--Orbene, e in questo mezzo s'è accozzato il negozio. Io sono stato il primo ad averne fumo, in paese. Sapete pure, messer Giacomino; madonna Bannina, che Iddio la prosperi sempre, n'ha fatto un cenno alla Gilda. La Gilda l'ha rifischiato a sua zia; e sua zia, che è poi nostra moglie, indegnamente, l'ha rapportato a me, com'era debito suo. Ma ora che ci penso, badate, gli era un segreto da tener sotto chiave, e voi da me non sapete nulla, intendiamoci; io non ho fiatato, acqua in bocca! me lo promettete?--

Messer Giacomo Pico non gli dava più retta; uscito in sull'aia, aveva infilato il portone, e via come una saetta.