Castel Gavone: Storia del secolo XV
Chapter 11
--Sì, lo ricordo, lo vedo, quale distanza corre tra noi. E perciò ricuso la gratitudine vostra, nobile e accetto presente tra uguali, povera ricompensa ai minori, senza il suggello di quell'amore che toglie ogni distanza.... che dico, la toglie?.... che non ne conosce nessuna. Questo amore io v'ho chiesto, madonna; questo io vi chiedo ancora, a mani giunte, in ginocchio. Credete che io non valga quanto un cavalier di corona? Ma chi era il primo d'ogni illustre legnaggio, se non per avventura un oscuro soldato, che col valore del suo braccio incatenò la fortuna? Uditemi, Nicolosina; è nella vostra medesima casa l'esempio, se pure la storia dice il vero di voi. Chi era Aleramo, innanzi che egli piacesse agli occhi di Adelasia, della bella figliuola di Ottone? E chi fu l'avo del primo imperator di Lamagna, se non un barbaro discendente degli schiavi di Roma? Ho meditato lungamente le storie, madonna, e non ho trovato la ragione per che io debba esser da meno di chicchessia, poniamo d'un conte d'Osasco. E notate; da me non aspetterete mai cosa di cui il mio breve passato non sia impromessa sicura; ho il mio destino nel pugno. Ma voi mi siete necessaria, Nicolosina, voi ricompensa e stimolo a più nobili imprese. Così sta scritto lassù; perchè ricusereste l'ufficio che vi è assegnato dal cielo?--
Così folleggiava il Bardineto, ebbro d'amore e di rabbia, allorquando un improvviso fruscìo si udì per le scale. Madonna Nicolosina, che già stava per dargli risposta, si rattenne e gli fe' cenno di non parlare più oltre.
Poco stante, l'uscio si aperse e una donna comparve nel vano. Era la Gilda.
La ragazza, che pure s'aspettava di trovare la sua giovine signora nella torre dell'Alfiere, rimase lì tutta impacciata e confusa, accorgendosi, con molta e non certamente grata sorpresa, d'essere capitata in mal punto. Questo le era dimostrato aperto dall'aria scontenta con cui la sua comparsa era stata accolta da Giacomo, e dal rossore di madonna Nicolosina, che, giovine com'era e non avvezza a quelle battaglie, non sapeva, e neppure cercava, nascondere il suo turbamento.
Perciò, come ho detto, rimase impacciata sull'uscio, senza fare un passo avanti, nè indietro, e balbettò, così per aver aria di dir qualche cosa, alcune parole vuote di senso.
Non meno impacciata di lei, madonna Nicolosina ebbe mestieri di tutta la virtù dell'animo suo in quel punto.
--Che cosa vuoi?--dimandò ella, in apparenza tranquilla, ma reprimendo a stento la sua commozione.
--Niente, madonna;--rispose la Gilda umilmente.--Ero venuta a vedere se messer Giacomo non avesse bisogno di nulla.
--Per ora no;--soggiunse Nicolosina;--ci sono io.... e debbo dire qualcosa a messer Giacomo Pico.--
Questo aveva potuto il sentimento della propria dignità in quell'anima vergine, di farle indovinare che il miglior modo di cansare il pericolo di un falso giudizio era quello di affrontarlo con sicura alterezza. Tanto è vero che le profonde commozioni temprano, meglio dei lunghi insegnamenti, la umana natura. La fanciulla era morta quel giorno; la donna nasceva.
La Gilda chinò il capo, in atto d'obbedienza, e si mosse. Una sua occhiata furtiva al Bardineto voleva dire a lui tutti i dubbi che le passavano per la mente; ma egli non vi badò più che tanto, e la povera ancella se ne andò raumiliata.
Per altro, giunta a mezzo della scala, si pentì d'esser discesa. E domandò allora a sè stessa che cosa avesse a dire la sua signora di così grave a Giacomo Pico, che ella non potesse ascoltare, e che cosa significasse quel turbamento di ambedue. Dimande queste che, nel cervello di una ragazza innamorata e gelosa, non hanno mestieri di aspettare a lungo una conveniente risposta.
Or dunque, è facile argomentare che cosa facesse la Gilda. Raccolti prudentemente i lembi della veste, che non avessero a strisciare lunghesso il muro, in punta di piedi e rattenendo il respiro, tornò sopra i suoi passi, e giunta al pianerottolo, stette origliando alla porta.
Frattanto il Bardineto, almanaccando a suo modo su quella risoluzione di madonna Nicolosina, aveva dato una rifiatata di contentezza, vedendo partire l'ancella invece della padrona, come da principio gli era parso che dovesse accadere.
--Ah, rimanete?--diss'egli, esprimendo nel fervido accento tutte le pazze speranze che gli grillavano d'improvviso nel cuore.
--Sì, rimango;--rispose la giovinetta con piglio solenne;--rimango, checchè possa altri pensarne; rimango, perchè questo colloquio, giunto per vostra cagione tant'oltre, non può, non deve restarsi interrotto. Fu il primo; sarà anche l'ultimo.--
Giacomo Pico trasaltò. La sua allegrezza era in un punto svanita. Volle parlare, ma ella gli ruppe le parole sul labbro.
--Lasciatemi finire. Io v'ho ascoltato; mi avete chiesto una risposta; abbiatela ora, senza sdegno e senza ingiuria, da me. Io non ho avuto finora e non vo' avere che amicizia per voi. Siatene amico, ve ne prego. Vedete intanto il bel frutto delle vostre fantasie; che dirà di noi quella povera fanciulla, che or ora è uscita di qui? Ella vi ama; me lo ha confessato. Amatela anche voi, messer Giacomo; ella lo merita; non fate che io, senza volerlo, senza pure saperlo, abbia rapito il cuor vostro alla mia povera ancella.--
Il Bardineto alzò sdegnosamente le spalle.
--Di ciò soltanto vi duole?--gridò egli, che, nella stizza ond'era tutto invasato, non doveva imbroccarne più una.--O forse mi date l'ancella vostra a dispregio?
--Nè di ciò mi duole, nè io fo d'alcuno la poca stima che dite. Ma via, non torniamo agl'ingrati discorsi. Ancora una volta volete essermi amico?
--No;--rispose egli con ruvidezza;--o tutto o nulla. Questa impresa si leggerà nel mio scudo, quando io ne porti uno inquartato, da contendere di nobiltà coi più celebrati e superbi. E vedrò allora....--soggiunse il Bardineto, infiammandosi,--vedrò allora se non vorrete esser mia!
--Dimenticatemi, messer Giacomo Pico;--disse a lui di rimando Nicolosina, più afflitta tuttavia che ferita da quelle acerbe parole.--Siete violento e scortese. Se tutti gli uomini vi rassomigliano, io non amerò nessuno sulla terra.
--Il primo che ardirà di amarvi, lo ucciderò come un cane!--gridò il Bardineto, con piglio feroce.
--Mi farete la solitudine intorno?--replicò ella sdegnata, guardandolo in aria di sfida.--Suvvia, tentate la prova!--
Il Bardineto non vedeva più lume.
--Voi amate qualcheduno;--le disse, con voce soffocata dalla rabbia;--confessatelo!
--Sapete che non amo voi; ciò vi basti.--
In quelle asciutte parole l'animosa fanciulla aveva fatto il supremo sforzo della sua alterezza offesa. Gli occhi le si offuscarono dalle lagrime, si sentì venir meno, e le sue mani andarono instintivamente contro la parete, a cercarvi un appoggio.
Egli le si accostò, come per sorreggerla.
--Non mi toccate!--gridò ella, respingendolo. E atterrita, spinse l'uscio con tanta precipitazione che la Gilda si tenne perduta. La poveretta ebbe a mala pena il tempo di rannicchiarsi in un angolo, dietro il battente.
Giacomo Pico si morse le labbra, e freddo all'aspetto, ma coll'inferno nell'anima, stette muto, accigliato, a guardarla, dopo essersi tirato indietro d'un passo.
Fu per parecchi istanti tra i due giovani un alto silenzio. Si udiva soltanto il respiro affannoso di madonna Nicolosina e lo scricchiolare dalla scranna, di cui Giacomo aveva afferrato la spalliera, per pigliare un contegno.
Finalmente la giovinetta si riebbe, scosse la sua bionda testa, rasciugò le lagrime e così parlò, con accento mutato, al suo fiero amatore.
--Messer Giacomo Pico, io amo mio padre e non accrescerò i suoi dolori, raccontandogli il nostro colloquio. Io stessa dimenticherò le vostre parole; altro di voi non ricorderò che l'antica amicizia e i servigi.--
Ciò detto e senza aspettare la risposta che stava per darle il Bardineto, uscì dalla camera e scese con passo leggiero le scale.
CAPITOLO VIII.
Dove si vede che non arriva sempre tardi chi arriva dopo.
Come si rimanesse Giacomo Pico e che torbidi pensieri gli girassero per la fantasia, lascio argomentare ai discreti lettori. Intanto seguitiamo madonna Nicolosina, che triste, assai triste, ma col cuore un tal po' sollevato, scende la scala dell'Alfiere.
Diffatti, quella partenza era una liberazione per lei, dopo la lunga oppressura di tutto ciò che aveva dovuto udire e rispondere. Certo è gran dolore il perdere un amico; ma questo dolore non è poi senza conforti; dirò di più, è il solo che n'abbia uno sollecito, vo' dire il conforto di avere finalmente conosciuto a parte a parte l'anima della persona in cui s'era riposta ogni fede. Strana consolazione, cotesta, di avere a conoscere pienamente il nostro simile, solo in quel giorno che non possiamo più durarla nell'usata dimestichezza con lui!
Posta in chiaro questa bisogna, niente premeva di più a madonna Nicolosina che di sapere che cosa ne pensasse Gilda, quella sua povera ancella, da cui pochi giorni addietro aveva udita la confessione di un amore profondo per Giacomo. Dico che avrebbe desiderato sapere; ma senza imbattersi così presto nella Gilda, a cui lì per lì non avrebbe saputo che dire. La forza di mandarla via a mezzo del suo colloquio col Bardineto, l'aveva avuta. Il suo diritto e la necessità di finirla in una volta con lui, volevano pure così. Ma ora, a cose fatte, la pietà ripigliava il suo posto nel cuore di Nicolosina, e non le bastava l'animo di raccontare a quella povera ragazza i particolari di un dialogo, che doveva tornarle sommamente spiacevole.
Il lettore sa che la Gilda, rispetto a ciò, non aveva più niente di nuovo a conoscere. Ma la sua giovine padrona, che non l'aveva veduta nel suo nascondiglio, poteva temere d'abbattersi in lei, prima di essersi consigliata maturamente tra sè, intorno a quello che dovesse raccontarle, o lasciarle indovinare, de' suoi discorsi col Pico. Epperciò, fatte le prime scale, invece di ritirarsi nelle sue stanze, ove forse poteva essere tornata l'ancella, tirò innanzi verso la gran sala, dove sperava di trovare suo padre e di avere in altre cure un momento di tregua allo spirito.
Il marchese Galeotto non era colà, dove la sua bella figliuola era andata a cercarlo. Uscito fuori della postierla a tramontana del castello, ordinava laggiù, al coperto da ogni vigilanza nemica, gli uomini che aveva scelti a compagni nella impresa su Noli. Questo diceva a madonna Nicolosina un donzello, da lei incontrato in quel mentre sull'uscio.
Ed ella fu allora per tornarsene indietro. Ma appunto allora, sul pianerottolo per cui doveva passare la fanciulla, compariva un giovinotto, non mai veduto prima al Finaro.
Vestiva nobilmente, quantunque più da soldato che da uomo di corte. Ma in que' tempi mal sicuri, chi non era, per necessità, o per elezione, soldato? Egli poi doveva venire da lungi, e la polvere, ond'era tuttavia coperto il suo mantello di scarlatto grigio, lo diceva da pochi istanti sceso d'arcione. Giovanissimo, biondo i capegli e bianco la carnagione, lo si sarebbe tolto per una fanciulla in abiti virili, se non lo avessero chiarito del sesso forte le basette che gli adombravano il labbro fine e vermiglio; per un paggio, se gli sproni d'oro che gli fregiavano i talloni, non avessero fatto testimonianza del suo grado di cavaliere. E così leggiadro all'aspetto, colla sua spada al fianco e il biondo capo scoperto (che il tôcco di velluto, onde usava coprirsi, lo aveva allora per mano) lo si sarebbe detto piuttosto l'arcangelo Michele, venuto in un mezzo incognito a visitare il suo buon servo Galeotto, marchese del Finaro, se al tempo di cui si narra fosse durato il costume di simiglianti discese degli alati figliuoli di Dio.
Madonna Nicolosina doveva passare dinanzi a lui, per ricondursi nelle sue stanze; e passando, come il savio lettore indovina, doveva anche vederlo. Ora il vederlo e il pensare tra sè ch'egli era un bellissimo giovine, fu una cosa sola per lei, ed anche la più naturale del mondo. Un bel viso, segnatamente se accompagnato da prestanza di membra e impresso di quella serena nobiltà che spesso può stare da sola e far anco piacere ad altri chi non somigli in tutto o in parte all'Apollo dal Belvedere, un bel viso, io dico, ha sempre avuto una simile accoglienza presso i cuori ben fatti.
Per altro, se madonna Nicolosina aveva il cuore ben fatto, era anche d'animo riguardoso e severo. Epperciò, data una fuggevole occhiata al forastiero e involontariamente pensato ciò che vi ho detto, raccolse modestamente la ciglia a terra, mentre la sua bionda testolina accennava ad un mezzo saluto.
Questa era cortesia necessaria, in risposta ad un leggiadro inchino del forastiero. Il quale, del resto, nel curvare la fronte, non abbassò altrimenti le ciglia, ma le tenne alte, ferme, diritte su lei, come quegli che non volea perdere nulla di quella rara veduta.
Ho detto che madonna Nicolosina era bellissima tra le belle. Di lui v'ho raccontato pur dianzi. Aggiungo per ambedue, che mai sulle porte del paradiso si scontrò una coppia d'angioli più leggiadra di queste due creature umane, ravvicinate dal caso su per le scale del castello Gavone.
Che fanno gli angioli, allorquando s'incontrano per via? Spiriti d'amore, debbono sentirsi fratelli, vedersi assai volentieri l'un l'altro e dirselo cogli atti, se non colle parole, a vicenda. Forse (e qui un povero profano par mio non può far altro che ragionare in via d'induzione) si toccano leggermente, sfiorano col sommo delle ali la casta dolcezza d'un bacio.
Ma là non erano angioli, bensì due figliuoli degli uomini, con tutti i riguardi, con tutti i vincoli, con tutte le noie, che un cerimonioso costume e una puntigliosa morale, detta con giusto rappicciolimento etichetta, impongono ai bistrattati nipoti d'Adamo. Ed ecco perchè madonna Nicolosina, abbassò gli occhi facendo un mezzo saluto al forastiero, ed egli, dopo aver fatto un inchino, si tenne rispettosamente indietro, ma guardandola senza misura, bisogna pur dirlo, e divorandola quasi degli occhi.
La bella visione passò, cara e gioconda come un raggio di sole per mezzo alle nuvole, inebbriante come una fragranza di gelsomini, portata a noi dalla brezza. E come fu passata, il giovane forastiero senti una stretta al cuore, e, colla stretta, un desiderio infinito di rattenerla, di vedere anche una volta quel suo angelico viso, di udire il suono della sua voce.
Non vi è egli mai girato per la fantasia, vedendo una bellissima donna passarvi rasente per istrada, o soavemente composta a verecondia come la Beatrice di Dante, o splendida di consapevoli vezzi come la tormentatrice di Francesco Petrarca, non vi è egli mai girato per la fantasia di bisbigliarle all'orecchio: fermati, angelo, o demonio, io ti amo?
Io, per me, tengo che questo giuoco lo abbiano in tasca un po' tutti. Senonchè, soltanto gli sciocchi ardiscono spiattellarlo sul volto ad una sconosciuta che passa, col pretesto che ad ogni donna torni gradita la giaculatoria, anche buttata là, a bruciapelo, come si direbbe un'ingiuria. Gli assennati, in quella vece, guardano e tacciono, pensando che, se la donna è di alto grado, sarebbe offesa un omaggio così audacemente reso, e se non lo è, parrebbe atto di poca stima, o nessuna, trattarla diversamente da una di quelle che vanno per la maggiore.
Tutt'altro da questi che ho detto, appariva il caso del giovine forastiero. Egli non era per istrada, ma in casa, e, secondo tutte le più ragionevoli apparenze, in casa di lei. Colà, una parola sola poteva considerarsi come appiglio ad una onesta dimanda. Avesse anche detto dell'altro, poteva soggiungere il perchè e il percome della sua ammirazione per lei. E poi, e poi, bisognava saper le cagioni della sua venuta al castello; bisognava intendere che dubbi gli avesse fatti nascere in mente l'apparizione di quella divina creatura; bisognava capire come gli fosse mestieri di chiarirli senza indugio; indi, se proprio era il caso, dargli biasimo del suo ardimento.
Imperocchè, già s'indovina, il giovinotto si disponeva a fare qualche cosa d'insolito. Era stato in forse, aveva titubato un istante; ma il desiderio aveva soverchiato la ragione, e si era mosso per tener dietro a madonna. Ella forse dal canto suo si aspettava cotesto; senza volerlo, senza avvedersene, aveva rallentato il passo. Arcani del cuore!
--Perdonate!--disse il giovine, inoltrandosi verso di lei.
La fanciulla si volse, cortese in atto, a guardarlo, aspettando che proseguisse. E così fece egli, dopo un istante di pausa, mettendo nelle sue parole tutto il dolce che seppe.
--Madonna, è audacia senza pari la mia; fo male a trattenervi in tal guisa; ma siete così bella!--
Un amabile rossore tinse d'improvviso le guancie della giovinetta, che fu confusa, non adontata, da quelle inaspettate parole. Tanto è vero, dopo tutto, tanto è vero quello che dicon gli sciocchi, che certi omaggi non tornano mai sgraditi alle donne! ma intendiamoci, purchè non siano buttati là da uno sciocco, e con sguaiata maniera.
--Non vi offendete, vi prego;--incalzò il giovine tendendo le mani in atto supplichevole.--Ho a chiedervi cosa che troppo mi preme, ed una vostra umana risposta mi è necessaria. Infine.... ecco lo stato dell'anima mia. O voi siete madonna Nicolosina del Carretto, o ch'io sono il più sventurato degli uomini.--
Queste parole furono dette con tanto candore e insieme con tanta foga giovanile, che ella aperse, in uno scoppio d'ilarità involontaria, le labbra e mostrò le trentadue perle orientali, legate nel solito corallo da quei gioiellieri bizzarri, che sono sempre stati i romanzieri e i poeti. Rise, a farla più spiccia; e in verità, a quelle parole, e dette a quel modo, non potea dicevolmente far altro che ridere.
Lo scoppio, dopo tutto, fu breve, come si conveniva a costumata fanciulla, e si tramutò in un sorriso benevolo, come portava la gentilezza dell'indole sua, e come richiedeva quell'aria malinconica, ond'era impresso il volto del giovane forastiero.
--Sì, diffatti.--rispose ella, chetandosi,--mi chiamo Nicolosina del Carretto. E in che poss'io tornarvi utile, messere?
--Ah, basta, se forse non ho detto già troppo;--ripigliò il cavaliere arrossendo.--Grazie, madonna; grazie! A me non resta che di andare da vostro padre, dal magnifico marchese del Finaro.
--Egli non è qui, ora;--soggiunse Nicolosina;--ma poco indugierà a ritornare. Siate il benvenuto tra noi. Nella gran sala troverete alcuno dei gentiluomini della sua corte, che vi farà compagnia.--
Così dicendo, gli additava la porta dond'ella era uscita pur dianzi.
Ma il giovine non si muoveva. Si sarebbe detto, a vederlo, che il pavimento sotto di lui fosse tutto una pania. Senonchè, a guardare madonna Nicolosina o que' suoi occhi divini, si capiva subito che la pania non era per terra e che egli non era invescato dai piedi.
Il dialogo, per altro era lì lì sulle ventitrè ore, e di certo moriva, se non giungeva un terzo interlocutore in aiuto. Era questi il Picchiasodo, ma da lontano, con un colpo di bombarda, che fece tremare, nella loro intelaiatura di piombo, i vetri onde pigliava luce la scala. Traeva egli dal poggio di Maria contro le mura e le torri del borgo sottostante. E cinque o sei di questi saluti erano mandati ogni giorno dal ferreo labbro della signora Ninetta.
--Triste cosa la guerra!--esclamò il forastiero, notando un atto di sgomento che ella non aveva potuto reprimere.
--Ah sì, messere, triste cosa!--rispose la giovinetta sospirando.--Il Finaro, pur troppo, non fa lieta accoglienza a' suoi visitatori cortesi.
--Madonna, e perchè?--diss'egli di rimando.--Ognuno di costoro si recherebbe a ventura di partecipare ai pericoli e ai danni di questa nobile terra, come ho fede che presto dovrebbe partecipare al trionfo e alle gioie del vostro gloriosissimo padre. Inoltre, perchè tacerlo? con voi, madonna, anche assalito da tutte le armi della potente repubblica genovese, il castel Gavone sarebbe un luogo di delizie per esso. Vi parlo liberamente, come vogliono i casi che qui mi hanno condotto; non ve ne adontate! Che più? posso io dirvi tutto, aprirvi il mio cuore?--
E la guardava, così dicendo, con occhi tanto amorevoli, che la povera Nicolosina fu sul punto di lasciarlo proseguire. Un sentimento di verecondia la rattenne.
--No, ve ne prego, messere;--rispose ella nobilmente.--E vi dirò cosa, a mia volta, che parrà imitata dalle vostre parole di poco fa;--soggiunse poscia, con un certo sorriso leggiadramente malizioso;--o voi siete il conte d'Osasco, o ch'io vi ho già troppo ascoltato.
--Lo sono;--diss'egli, arrossendo al pari di lei in quel punto;--e come lo avete voi indovinato?--
Ingenua domanda! E come gli uomini più accorti, messi al cospetto d'una semplice donna, tornano spesso fanciulli! Nicolosina avrebbe potuto rispondergli che, ottocento sessant'anni prima di lei, un'altra donna, la bella figliuola del duca di Baviera, aveva riconosciuto Autari, il re dei Longobardi, tra que' medesimi ambasciatori che egli mandava a chiederla in moglie; questo argomentando dal fatto, che il mentito messaggiero aveva osato stringerle la mano, mentre ella gli profferiva la coppa ospitale. Chi altri, se non il suo futuro sposo, avrebbe ardito diportarsi seco lei in quel modo?
Nicolosina non gli rispose colla storia alla mano, che a dir vero non l'aveva presente. Per altro, come era simile il caso, doveva riuscire simigliante il concetto.
--Chi altri,--domandò ella per contro,--chi altri, se non il conte di Osasco m'avrebbe parlato in tal guisa? Ma dite, messere, come siete voi qui? Non avete ricevuto la lettera che v'ha mandata mio padre?
--L'ho avuta;--rispose egli inchinandosi,--ma potevo io accettare la libertà che il marchese Galeotto così nobilmente mi offriva! Vi avevo chiesta, o madonna, sulla fede della vostra bellezza ed ero grato ai vostri di avere accolto con benevolenza la domanda di tale che non è imperatore, pur troppo, nè principe, per reputarsi degno di voi. Sono venuto a chiedervi ancora una volta, e sono felice, dopo avervi veduta, che il mio cuore e il mio debito di gentiluomo non si trovino oggi a contrasto, come sarebbero stati veramente, e con grave danno del cuore, se la divina che ho incontrato pur dianzi non fosse stata madonna Nicolosina del Carretto. Voi sorridete? È bello ora il vostro sorridere e mi dà argomento a sperare. Or dunque, io porto la sua lettera al marchese vostro padre e venti lancie, che spero non gli torneranno sgradite. Anch'io combatterò pel Finaro; non mi concederete voi il premio della vostra mano?--
Nicolosina stette un momento sovra pensieri. Le sovvenne del colloquio avuto poc'anzi lassù, nella torre dell'Alfiere, e una nube di tristezza scese ad offuscarle lo spirito. Ma ella era donna di sensi gagliardi e si riebbe tosto di quello sgomento. Dopo tutto, che avrebbe mai osato Giacomo Pico? E non avrebbe ella saputo custodire la sua felicità contro ogni insidia, o minaccia?
--Conte di Osasco,--diss'ella, porgendogli la sua bella mano, su cui egli fu pronto ad imprimere il più ardente dei baci,--se mio padre accetta la vostra generosa profferta, anche domani, nella chiesa di san Biagio, sotto i colpi delle artiglierie nemiche.--
Ed ecco per qual modo s'aguzza lo spirito alle ragazze da marito. I grandi casi e le forti commozioni sono la più pronta e la più efficace delle scuole.
Il conte d'Osasco, dal canto suo, aveva ragione a reputarsi felice. E non sapeva tutto, ancora; non sapeva, verbigrazia, d'esser giunto dopo un altro e di averlo al primo lancio superato. Del resto si giunga prima, o poi, l'essenziale è di giungere in tempo. E Carlo di Cascherano, conte di Osasco, giungeva in tempo altresì per conquistarsi il cuore di Galeotto, a cui la sua venuta, dopo la lettera che lo liberava dalla parola data, doveva parer generosa oltre ogni dire.