Carlo Porta e la sua Milano

Part 21

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Le ottave hanno mosse portiane tali da crederle quasi del Porta.... Parla una giovane signora, infuriata, offesa, contro il Parini. Ella manda all'abate la propria cameriera per insolentirlo e dirgli che quella moda non è, no, _alla ghigliottina_ com'egli, ignorante di moda, suppone e crede; ma bensì _alla greca_:

_Cominciarij peu a dì, ch'el me vestij_ _L'è a la Grèch, a la Grèch, e poeu a la Grèch._ _Gh'è che fina i fieu cont i dandinn_ (i bambini con le dande) _Sann ch'hijn i Grecci, i Grecci, i primm autor_ _De quel vestij, che al dì d'incoeu se porta;_ _E se peu nol le creed, no me ne importa!_

E l'inviperita signora spiega perchè sia una moda alla «greca antica» chiamando in ballo persino l'incisore Raffaele Morghen.

Pare che sia stato il generale austriaco, conte Stein, colui che una sera, a un pranzo, chiamò per primo quella moda _alla ghigliottina_. A Parigi, come abbiamo detto, si chiamava _à la victime_. Se non è zuppa, è pan bagnato!

La suddetta Furia si scaglia contro il Parini anche per insegnargli che le atrocità ch'egli teme, quali conseguenze di quella moda deplorata, non possono nascere, no, da una moda femminile:

_Mussolina, nè vell no forma esempi_ _Per tajà el coo, per fà rovina e scempi._

A Milano, nel 1786, uscita _Il giornale delle Dame e delle mode di Francia_. Era quindicinale, con figurini di mode. Il _Corriere delle Dame_, uscì più tardi. Lo dirigeva, con la moglie Carolina, il versipelle Giuseppe Lattanzi, nato a Nemi, condannato dal governo pontificio a sette anni di galera (_Archivio di Stato_; protocolli di governo del 1817, n. 3007; citati dal Cantù nel _Monti e l'età che fu sua_). Il _Corriere delle Dame_ visse oltre la metà del secolo XIX; in gioventù, lo diresse Carlo Tenca. Al famoso comizio di Lione un Ugo Foscolo non potè andarvi! Vi andò il Lattanzi. L'_Orazione_ del Foscolo fu quindi non _al_ ma _per il_ Comizio di Lione.

UNA PAGINA INEDITA DI VINCENZO MONTI. — Per illustrare i ricordi del Manzoni sulle mutevolezze politiche del Monti (pag. 46), giova quanto si legge fra i manoscritti della Braidense. Sotto la Repubblica Cisalpina, il cantore di Bassville fu segretario di Giuseppe Luosi di Mirandola, presidente del Direttorio della Repubblica Cisalpina, poi Gran Giudice e Ministro di grazia e giustizia del Regno italico, fatto conte da Napoleone che gli pagava i debiti contratti per l'amor dei piaceri e del lusso che lo dominava. Il Luosi compilò un regolamento organico della giustizia civile e punitiva, diresse i lavori pel Codice penale del Regno italico e un progetto di Codice di commercio. Morì a Milano nel 1830. Il Monti lo serviva, scrivendo per lui indirizzi e relazioni. Ne compose una sui padri di famiglia, che abbandonavano spose e figli per lanciarsi nelle avventure delle guerre. Una «relazione» letta dal Luosi ai colleghi del Direttorio, il 29 piovoso, anno V, e scritta appunto dal Monti, è questa:

«Eccovi, cittadini legislatori, un nuovo tratto di sublime eroismo repubblicano, che noi presentiamo alla vostra tenerezza ed ammirazione.

»Avete gli scorsi giorni veduto nel cittadino Tiraboschi l'amor della patria trionfare dell'amor paterno, e staccarsi dal seno tre figli per sacrificarli tutti alla salute della Repubblica. Vedrete ora questo amor medesimo della patria strappare un intrepido cittadino dalle braccia d'una dolce sposa e d'una tenera figlia, e trionfare tutti ad un tempo dei due più sacri e irresistibili sentimenti che la natura abbia posti nel cuor dell'uomo. Ciò non è tutto. Questo sforzo magnanimo di virtù è stato coronato dall'imitazione di altri sei generosi repubblicani.

»Ma voi sospendete, cittadini legislatori, la vostra esultanza sino all'intiera lettura dell'annesso rapporto del quale si è da noi fatta nei nostri atti la dovuta menzione onorevole. Noi non faremmo che scemarvene l'effetto coll'anticiparvene il contenuto».

È firmata dal Luosi «presidente» e dal Monti «segretario». L'«annesso rapporto» non c'è.

I DIRITTI DELL'UOMO E I GIORNALI (pag. 35). — Non era certo una novità il bandire e il proclamare tutti eguali i diritti degli uomini! Nella parte letteraria del n. 23 del dicembre 1786 del giornale _Il Corriere di gabinetto, Gazzetta di Milano_, che usciva dai torchi dei fratelli Pirola, erano già state bandite quelle stesse novità contraddicendo a un marchese di Chastellux, il quale in quell'anno a Parigi pretendeva di sostenere che «la dignità dell'uomo era una cosa comparativa» e quasi approvava la schiavitù dei negri. L'anonimo contraddittore conchiudeva: «Gli uomini son tutti eguali. Son le virtù quelle che li distinguono». E continuava:

«La dignità dell'uomo è riposta nella sua uguaglianza di diritto, nella sua indipendenza, nel potere sviluppare le sue facoltà morali e intellettuali, negli sforzi ch'egli fa per iscoprire la verità, nelle sue grandi idee, in un voler fermo, costante, indeclinabile. Se vuolsi con energia tutto ciò ch'è buono, tutto quello ch'è sublime, ecco la dignità dell'uomo in teoria. Volete vederla nei fatti?» (E qui si citano fatti e personaggi della storia, come il cancelliere d'Inghilterra, Tommaso Moro).

L'ALBERO DELLA LIBERTÀ IN PIAZZA DEL DUOMO (pag. 43). — La piazza del Duomo fu campo, in epoca antecedente, a ben altre costruzioni di giubilo. Va notato.... un monte! Nel 1618, per festeggiare la nascita del «Serenissimo Principe di Spagna Filippo Prospero», secondogenito del re Filippo IV, si eresse un mostruoso monte ed impasti di figure allegoriche, aquile, chimere, cinto da una balaustrata circolare, dalla quale si ergevano contorte figure pure simboliche e urne dalle quali s'innalzavano nuvole di fumo (Miscellanea _ex laboribus_ del padre Benvenuto del convento di Sant'Ambrogio _ad Nemus_, nella Biblioteca nazionale di Brera).

Il primo che piantò un albero della libertà in piazza del Duomo s'ignora chi fosse: il secondo fu un prete côrso: lo piantò vicino al caffè detto del Veronese «a vista del palazzo ove abitava il tiranno» (giornale _Il termometro politico_ di Carlo Salvador, n. 1, giugno 1796)

I TRE COLORI NAZIONALI (pag. 90). — In una lettera del 1796 al Direttorio della Cisalpina, Bonaparte scrive: «Les couleurs nationales, que les patriotes ont adoptées, sont le vert, le blanc et le rouge». Quest'è il primo cenno ufficiale della bandiera italiana. Poi, Napoleone, nel gennaio del 1797, ordinò che la guardia nazionale milanese portasse i colori nazionali _verde, bianco, rosso_ (Cantù, _Monti e l'età che fu sua_, Milano, 1879, pag. 8).

CAPOLAVORI RUBATI E MAI RESTITUITI (pag. 91). — I demagoghi francesi di Napoleone rubarono dalla chiesa delle Grazie l'_Incoronazione di spine_, stupenda opera di Tiziano, e il _San Paolo_ di Gaudenzio; da San Celso il _San Sebastiano_ del Procaccini, ecc. Non furono mai restituiti. Non fu reso un vaso etrusco antichissimo e dipinto, e via via.

CANTORI EVIRATI. — Oltre quelli, famosi, citati alle pagine 129 e 130, a Milano cantavano altri evirati soprani. Nelle funzioni religiose, si ammiravano le voci dei disgraziati Francesco Bonagazzi, Giovanni Berardi, Antonio Pirona, Luigi Del Moro (da _Memorie del tempo_ e dal _Milano Sacro_ del 1792).

LA REPUBBLICA ITALIANA (pag. 201). — L'Archivio lombardo di Stato conserva l'atto della Costituzione della Repubblica Italiana, con le correzioni e la firma del Bonaparte.

È curiosa l'enfatica circolare con la quale il «cittadino» Pelagatti, commissario del governo presso i tribunali e giudici del dipartimento dell'Olona, comunicava il grande avvenimento della Repubblica Italiana. Dice fra l'altro: «Era riservato ad un Italiano (_Napoleone allora era considerato italiano_), ad un Uom straordinario e nato per fissare il Destino delle Nazioni e l'ammirazione dell'Europa, il sorprendere la comune aspettazione coll'estrarre dalla Cisalpina la Repubblica Italiana, proclamandola tale sotto il giorno 6 corrente piovoso, nella Dieta di Lione» (_Biblioteca Ambrosiana_).

Vedi anche: F. MELZI, «Proclama ai concittadini in occasione dell'installamento del Governo della Repubblica Italiana» (16 febbraio 1802).

IL DIRETTORE DEL TEATRO ALLA SCALA, durante il periodo rivoluzionario repubblicano era il filosofo Francesco Salfi, calabrese, al quale abbiamo accennato. Suo merito maggiore è d'avere continuata la _Storia della letteratura italiana_ del Ginguené. Nacque a Cosenza, nel 1759; nel 1814 esulò a Parigi; morì nel 1832. Egli ritrasse assai bene Napoleone in un sonetto. Fu egli, il Salfi, l'ispiratore e l'autore del soggetto della sconcia pantomima _Il ballo del papa_, del quale si è parlato a più riprese in questo libro. Dal palcoscenico salì a una cattedra pubblica: insegnò diritto pubblico e commerciale.

IL DEMAGOGO CONTE PORRO (pag. 152). — Nel teatro alla Scala, la sera del 23 maggio 1796, il furibondo Porro (ch'era detto il Porrino) al vedere sull'imposta d'un palco chiuso, nella prima fila, lo stemma del proprietario, balzò per abbatterlo, chiamando con quanta voce aveva in corpo i repubblicani in aiuto della distruzione. Un ufficiale francese, ch'era seduto nel palco attiguo a quello incriminato, si fece incontro all'esaltato «cittadino» e, non giovando le parole, snudò la sciabola, lo fermò. Nella platea si levò tumulto: il disordine continuò e si sfogò nel _Caffè Cambiagio_, ch'era di fronte al teatro alla Scala (da _Memorie del tempo_).

EUGENIO BEAUHARNAIS. — Su questo principe, vicerè del Regno d'Italia, che aspirava alla corona, tanto protetto quanto strapazzato dal potente padrigno, v. A. DU CASSET, _Mémoires et correspondance politique et militaire du Prince Eugène_ (Paris, 1860).

LEOPOLDO CICOGNARA. — Si difese dall'accusa d'avere dileggiati i Milanesi esponendo all'Accademia di Belle Arti a Venezia un quadretto rappresentante _un asino davanti al Duomo_; quadretto per il quale Carlo Porta gli lanciò contro un sonetto acerbo. Questo fu pubblicato dal Cantù insieme con l'auto-difesa del Cicognara al Ministro dell'interno del Regno italico, conte di Brême, nel 2º fascicolo (pag. 65), delle _Corrispondenze di diplomatici della Repubblica e del Regno d'Italia_ (Milano, 1884), collezione preziosa e interessantissima, rimasta incompiuta, perchè il pubblico leggente non ne volle sapere.

IL CONTE FEDERICO CONFALONIERI (pag. 288). — Il capo della cospirazione contro il governo d'Austria nel '21, come già in quella contro il governo di Napoleone nel 1814, è additato nel conte Federico Confalonieri. Ma la mente più equilibrata, più vasta, più ricca di cultura, più atta al governo non era quella del Confalonieri. No. Bisogna affermarlo una buona volta! Era il conte Luigi Porro, che fu poi l'anima del _Conciliatore_ e delle innovazioni civili escogitate per dimostrare come l'Austria fosse alla coda della civiltà e non sapesse governare; come fu provato dall'autore di questo volume, coi documenti alla mano, nel suo libro _Voci e volti del passato_ (Milano, 1920, Treves, ed.). Il Confalonieri, col suo orgoglio di Lucifero, col suo temperamento impulsivo, eccessivo in tutto, avrebbe guastato ogni cosa. Lo immaginiamo, per esempio, ministro degli affari esteri? Eppure, come tale, appariva in quell'abbozzo di governo provvisorio, che i magnanimi ribelli del '21 avevano ideato. La gloria verace del Confalonieri è il suo martirio, fieramente sopportato; figura di Plutarco in questo! Il suo monumento è lo Spielberg.

PER STENDHAL (Henry Beyle), troppo oggi esaltato, come ieri troppo negletto, oltre il libro aneddotico citato, vedi: _Revue de Paris_ dell'11 marzo 1832, dove egli tratta della _Prineide_ del Grossi; poichè l'articolo è indubbiamente suo; come ben nota C. Stryienski, nelle _Soirées du Stendhal_, la più lodevole di tutte le pubblicazioni stendhaliane uscite sinora. A C. Stryienski e a R. Colomb dobbiamo le opere postume di colui che voleva chiamarsi «milanese». Quelle opere lo rivelano meglio, benchè non si deva trascurare ciò che delle volgari beffe irreligiose e anti-italiane dello Stendhal scrive la Sand nell'_Histoire de ma vie_ (vol. IX, cap. III, Lipsia, 1855): «Il se moqua de mes illusions sur l'Italie.... Il railla, d'une manière très amusant, le type italien, qu'il ne pouvait souffrir et envers lequel il était fort injuste». Così la Sand. Eppure, a Milano, gli abbiamo dedicata una via!

GUERRA DI RUSSIA. — Il citato libro del medico descrittore delle stragi e delle malattie nella campagna di Russia nel 1812 e di Germania nel 1813 s'intitola: _Storia delle malattie osservate alla Grande Armata francese_, del dott. G. R. L. de Kerckhove (detto Kirkhoff). Ne uscì una versione italiana, con note, di O. B. Fontanetti (Milano, 1834), presso la Società degli Annali di medicina. Il Kirkhoff, che studiò sopratutto il tifo diffuso in quella orribile spedizione, godeva di gran fama. Superfluo ripetere le altre fonti autorevoli: Laugier, Zanòli, ecc.

ECCIDIO DEL MINISTRO PRINA (pag. 298). — Fra le molte pubblicazioni su codesto nefando delitto, che il general Pino, per le torve sue mire, scelleratamente lasciò compiere, mentre avrebbe potuto con un solo suo ordine impedirlo, veggansi le più recenti: LEMMI, _La restaurazione austriaca a Milano nel 1816_ (Bologna, 1902); PELLINI, _Il general Pino e l'eccidio del ministro Prina_ (Novara, 1906). Fra le memorie contemporanee non vanno dimenticate le pagine del Maroncelli nelle _Addizioni_ alle _Mie prigioni_ di Silvio Pellico.

CARTEGGIO DI ALESSANDRO MANZONI, a cura di G. Sforza e G. Gallavresi (Milano). — Il sommo scrittore, che, com'è notissimo, prima di pubblicare una riga ci pensava su cento volte, e poi novantanove su cento non ne faceva nulla, che dirà mai nella «Città superna» di questa raccolta che raduna tutto ciò che scrisse per l'intimità e pel silenzio? La riluttanza, persino morbosa, nell'espandersi, propria del Manzoni, ci rende questo carteggio (con ogni rispetto verso il sommo) spesso poco interessante: è talora esangue. Il raccoglitore, G. Gallavresi, badi a non accusare altri di ciò che non si è mai sognato di scrivere (vol. I, pag. 74), e, prima di sentenziare su qualche libro, lo apra, almeno! (_passim_) Egli pone la lariana Torno sul Lago Maggiore (_Carteggio Confalonieri_, vol. II, pag. 36); fa morire il Manzoni verso il 1870 (_Ricerche intorno alla rivoluzione milanese del 1814_, pag. 1); codeste, e altre ancora, sono sviste che facilmente si correggono. Non così si sorvola facilmente sulla omissione di qualche lettera del Manzoni, rilevantissima, ben nota, pubblicata per la prima volta dall'autografo nelle _Passioni del Risorgimento_ di Raffaello Barbiera (Milano, Treves, pag. 41).

ALMANACCHI MILANESI (pag. 65). — Ricco e amante del lieto vivere era il nobile Giuseppe Brentano Grianta, che, ogni anno, stampava un almanacco in quartine settenarie, passando in rassegna casi bizzarri. Morì a 65 anni, il 4 ottobre 1819, lasciando erede l'Ospedale Maggiore di Milano (CUSANI, _Benefattori dell'Ospedale di Milano_).

NOBILI STRAVAGANTI suscitavano anche nel Settecento viva ilarità nella Lombardia. Il più buffo era forse il marchese Francesco Origoni. Costui faceva venire i tacchini carichi di lumache e, sempre a piedi, niente meno che dalla sua villa di Valmadrera (Lecco) fino a Milano, per gustarne poi la carne frollata dalla stanchezza e perciò più prelibata. Il peggio è che si stancavano, sino a caderne spossati e infermi, i poveri pazienti conduttori. Quel bel matto era nonno della eroica contessa Teresa Casati, moglie di Federico Confalonieri.

ARA BELL'ARA, DISCESA CORNARA, ecc. (pag. 25). — Su questa antica nenia infantile, tuttora popolarissima a Milano, parla Tullo Massarani nei _Ricordi cittadini e patriottici_, raccolti e postillati da Raffaello Barbiera (Firenze, Succ. Le Monnier, 1908, pag. 320 a 325). Ne parla su quanto reca un manoscritto genovese di Giacomo Giscardi: _Dell'origine e fasti delle nobili famiglie di Genova_. Il conte Tommaso Marino, genovese, venuto a Milano nel 1525 e arricchitosi rapidamente con le _ferme_ (pubblici appalti) del sale, e divenuto potentissimo, aveva un figlio, Niccolosio, e costui uccise per gelosia la propria moglie ch'era d'alto lignaggio spagnuolo. Questo appartiene alla storia; il resto appartiene alla leggenda. Il palazzo Marino a Milano, dove ha sede il Municipio, fu eretto per ordine del conte Marino predetto.

MENEGHINO. — Dopo due secoli di sua vita (pag. 173), manca d'una compiuta monografia. Dopo i disastri del '48, Meneghino, per bocca del suo popolo, cantava di notte per le vie ben altre parole che quelle messegli in bocca dal Maggi:

_E nun semm semper nun;_ _E s'emm ciappaa la ciocca_ (ubriacatura) _Se l'emm pagada nun!_

Siamo, dunque, lontani dal tempo nel quale il contadino lombardo, quando incontrava il cane del padrone, si levava il berretto curvandosi, e gli diceva premuroso: _Reverissi, sur can!_

LA TRAGEDIA «ARISTODEMO», del Monti (pag. 121), fu rappresentata per la prima volta a Roma (teatro Valle), nel gennaio del 1786: fu ispirata da quelle omonime di Carlo Dottori e dell'Arnaud.

MOTTO SUPERBO (pag. 152). — Invece di: «Un altro Porro, l'illustre Pietro, disse....», leggi: «Un altro patrizio, l'illustre Pietro Verri, disse....».

ABITANTI DI MILANO (pag. 245). — La cifra è così indicata nel _Milano Sacro_ del 1810, e comprende la popolazione di tutte le parrocchie, porte e sobborghi. Porta Orientale (ora Venezia) comprendeva da sola 35,950 abitanti. Le altre porte si chiamavano Romana, Marengo (ora Ticinese), Vercellina, Comàsina e Nuova.

LAPIDE DELLA TOMBA DI V. MONTI (pag. 364). — Fu trasportata e collocata, in segno di onore, nella cripta della nuova chiesa di San Gregorio.

ORTOGRAFIA MILANESE. — È la più arbitraria e incerta. Non solo varia da secolo a secolo, da autore ad autore, ma anche nello stesso poeta, come nel Porta. Quando sarà autorevolmente fissata? Sarebbe ora.

INDICE ALFABETICO.

=Accattabrighe (L').= Giornale contro il Romanticismo, 335. — Contro _Il Conciliatore_, 338.

=Acerbi Giuseppe.= Si accapiglia col Monti nella _Biblioteca Italiana_, 338.

=Agnesi Maria Gaetana.= Fa rifiorire gli studi matematici, 2.

=Albergo del Falcone.= Il più antico di Milano, 10.

=Albergo del Pozzo.= Vi alloggia Carlo Goldoni, 10.

=Albero della Libertà.= È piantato sulla piazza del Duomo e in altre piazze di Milano, 43. — Chi furono i primi a piantarlo, 387.

=Albertolli Giocondo.= Detrattore della fama di Giuseppe Bossi, 323.

=Alderani Lorenzo.= Falso nome assunto da Ugo Foscolo a Zurigo, dove si era rifugiato, 311.

=Aldini Antonio.= Consola l'imperatrice Giuseppina, 240.

=Alessandro I=, Czar di Russia, 257. — Suo piano di battaglia contro l'esercito francese, 262.

=Almanacco degli Almanacchi.= Ricama storie maligne al teatro della Scala, 65.

=Almanacchi milanesi.= Pubblicati sulla fine del 1700 e ai primi del 1800, 65. — Almanacco di Brentano Grianta, 392.

=Amici (Gli) della Libertà.= Primo giornale repubblicano in Milano, 49.

=Andreani Paolo.= È il primo ad introdurre i parafulmini in Milano, 26. — Il primo a salire in pallone alla Montgofier in Milano e in Italia, 26.

=Andreoli (Famiglia).= Da cavallanti divengono marchesi, 8.

=Antipoligrafo.= Giornale letterario di Milano, 338.

=Antolini Giovanni.= Edifica ville e palazzi in Milano, 246.

=Appiani Andrea.= Sue pitture in Milano, 154. — Sua arte, 246. — Ritratto di Napoleone I, 289. — Gli affreschi del salone delle Cariatidi, 295.

=Aquanio (Dottor) Giuseppe.= Lettere e ricordi sul Porta, 380.

=Aquile Napoleoniche.= Copiate da quelle di Aquileia, 257. — Gli Italiani reduci dall'infausta campagna di Russia le riportano a Milano, 272. — Sono mandate a Torino nel 1848, 272.

=Arauco Raffaele.= Membro del Comitato della Repubblica Cisalpina, 197. — Marito di Vincenza Prevosti, poi moglie di Carlo Porta, 205. — Proclamato benemerito della patria, 205. — Sua attività poetica e politica, 206. — Muore a Lione, 207.

=Archinto Carlo.= Suo fasto, 153. — Sue ricchezze e aneddoto relativo, 245.

=Arco di Porta Ticinese.= Eretto dal Cagnola per rammentare la battaglia di Marengo, è dagli Austriaci dedicato _Alla pace dei popoli_, 298.

=Arnaud Francesco.= Il suo _Aristodemo_ e quello del Monti, 394.

=Arnisano Pietro.= Suo eroico contegno nella campagna di Russia, 260.

=Augusta.= Città della Baviera. Vi soggiorna Carlo Porta, 17.

=Augusta Amalia=, Principessa di Baviera. Sposa il Principe Eugenio vicerè d'Italia, 241. — Sua bellezza; suo dolce carattere, 241. — Ugo Foscolo la eterna nelle _Grazie_, 241. — È amata dai Milanesi, 274. — Le sue figlie, 275.

=Augusto=, Duca di Sussex. Sue gelosie per la cantante Giuseppina Grassini, 134.

=Avrillon (Mademoiselle d').= I «patiti» delle signore milanesi, 153. — Sull'ingresso di Napoleone in Milano, 235. — Descrizione dell'incoronazione di Napoleone a Re d'Italia, 238.

=Balestrieri Domenico.= Almanacchi in dialetto milanese, che prendono da lui il nome, 65. — Crea il personaggio detto «Sganzerlone», 182. — Ottave per l'Arciduchessa Beatrice Ricciarda d'Este, 242. — Traduzione in ottave milanesi della _Gerusalemme liberata_, 360. — Vocaboli milanesi da lui usati 371.

=Ballo (Il) del Papa.= Rappresentato al teatro della Scala, 92. — Lodato e esaltato da un arciprete di S. Lorenzo, 160. — È autore del soggetto di esso Francesco Salfi, 389.

=Balzac Onorato.= Sue opere, 3.

=Banco Antonio.= Suo eroismo nella campagna di Russia, 263.

=Bandiera tricolore.= — Il generale Porro ordina che a tutte le bandiere francesi del dipartimento dell'Olona sia tolto il color bleu e sostituito col verde: il tricolore, bandiera della Repubblica Cisalpina, 90. — La bandiera tricolore italica sventola per la prima volta sulle rive dell'Oceano, 242. — Sventola gloriosa sugli infausti campi russi con le truppe italiane, 254. — Lettera di Napoleone al Direttorio della Repubblica Cisalpina, 387.

=Barbiano di Belgioioso Alberico.= Protegge la cantante Giuseppina Grassini, 132.

=Barbiera Raffaello.= Pubblica la prima edizione critica delle poesie del Porta, 380. — Il suo libro _Voci e volti del passato_, 390. — Lettera del Manzoni, da lui per la prima volta pubblicata, nelle sue _Passioni del Risorgimento_, 392. — La sua opera _Ricordi cittadini e patriottici_, 393.

=Barbieri Giuseppe=, abate, oratore, poeta. Predica nella Chiesa di S. Fedele, 168.

=Barodino= (Russia). Valoroso combattimento sostenuto dagli Italiani contro i Russi, 264.

=Battaglia Gaetano=, direttore della Rivista Europea, 55.

=Beauharnais Eugenio.= È respinto con le sue truppe fino alle rive dell'Adige, 69. — Suo soggiorno a Milano, 124. — Protegge l'Accademia del Teatro Filodrammatico, e ne è socio, 124. — Assiste all'_Antigone_, 124. — Torna a Milano nel 1805, 230. — Vicerè del Regno italico, 238. — Sposa la principessa Augusta Amalia di Baviera, 241. — Battaglia di Sacile, 250. — Comanda i soldati del Regno italico nella campagna di Russia, 254. — Insulta i soldati italiani, 261. — Attacca con truppe italiane il villaggio di Barodino, 264. — Ritorna a Milano, 274. — Sconfitta presso l'Adige, 276. — Ambisce la corona di re d'Italia, 282. — Soggiorna a Mantova, 285. — Fine del Regno italico, 294. — Le sue memorie pubblicate dal Du Casset, 389.

=Beauharnais Giuseppina=, moglie di Napoleone. È incoronata Imperatrice dei Francesi in Parigi, 228. — Sua incoronazione, come Regina d'Italia, in Milano, 236. — Le sue lacrime, 239.

=Beauharnais Giuseppina, Massimiliana, Napoleone=. — Figlia del Principe Eugenio, 273. — Principessa di Bologna e Duchessa di Galliera, 273.

=Beaulieu Gio. Pietro=, comandante supremo delle truppe austriache in Italia; è sconfitto da Bonaparte a Lodi, 36.

=Beccaria Cesare=. Suoi scritti contro la pena di morte, 1. — È sepolto nel Cimitero di Porta Comàsina, 139.

=Belgioioso Trivulzio Cristina=. A Blevio, sul lago di Como, 326.

=Bellacci Angelo=. Chimico e fisico, 247.

=Bellano=. Paesetto del lago di Como. Vi vede la luce Tommaso Grossi, 216.

=Bellati Francesco=. Traduce in milanese l'_Ode a Silvia_ del Parini, 29, 382.