Cara Speranza

Part 7

Chapter 71,595 wordsPublic domain

E si mostrò, o parve, nel suo eccitamento, animata da tanto affetto fraterno e da tanto sentimento di carità, che suo padre le concesse di partire.

Soltanto, lui non poteva accompagnarla. Era professore in un liceo privato, ed, in coscienza, non poteva correre il rischio di portare il contagio ai suoi allievi.

Fors'anche non gli garbava di pigliarlo neppure per sè. Però conosceva un possidente di Tronzano, presso Santhià, che, di solito, era sempre a Novara, nei giorni di mercato, e disse:

--Vedrò. Se Beltrami è qui, domattina lo pregherò d'accompagnarti.

Beltrami c'era. Accettò cordialmente l'incarico, prese la valigia della Carmela e fece entrare la signorina in un vagone di prima classe, dove rimasero soli.

Era un vecchio signore grasso coi capelli grigi.

La Carmela si rincantucciò in un angolo del vagone, e, col viso contro il vetro del finestrino, stette a guardare i prati verdi ed umidi, le risaie gialle allagate da un'acqua sudicia, tutta quella campagna monotona, il cui piano liscio, sterminato, era appena interrotto da qualche filare di gelsi, da pochi ciriegi selvatici sui quali s'arrampicavano le viti, dalle case coloniche isolate, rozze, povere.

E pensava:

--Ecco; la mia vita omai scorrerà triste, monotona come questa pianura. Arriverò a cinquant'anni, come sono oggi; più vecchia, più brutta, ma senza gioie, dacchè non ho più amore nè speranza... Preferirei pigliare la difterite e morire... sarebbe finita!

Sbirciò un'occhiata al vecchio signore, e vedendo che aveva spiegata la _Perseveranza_, e leggeva attentamente il bollettino della borsa, ne profittò per piangere liberamente.

Ma il suo compagno non era tanto assorto nel bollettino della borsa da non udire i piccoli singhiozzi che le sfuggivano.

Si volse stupito, stette un tratto a considerarla, poi lasciando la _Perseveranza_ abbandonata sul sedile, le si fece accosto e le disse:

--Come! Piange? Un'eroina?

La Carmela stava in un momento d'eccitazione. Aveva bisogno di sfogo, ed in un impeto di sincerità esclamò:

--No, non dica... Io non sono un'eroina!

--Ma se va a sfidare la morte per curare i contadini difterici...

Il signor Beltrami diceva questo con un'ombra d'ironia. Non amava gli atteggiamenti drammatici, e le ostentazioni d'eroismo inutile.

La Carmela intuì quella disapprovazione per quanto celata, e ne fu punta. Quel vecchio signore aveva un'aria buona ed intelligente nel volto florido, negli occhi scintillanti come quelli d'un giovinotto. Le inspirava fiducia, ed avrebbe voluto che la stimasse; e senza rifletterci molto, tornò a dire:

--Ma io non vado a sfidare la morte. Vado a cercarla, o vado a nascondermi perchè ho un gran dispiacere, e non ho il coraggio di sopportarlo. Ecco che eroina sono!

E ricacciando il volto nella pezzuola, che era già tutta bagnata, riprese a piangere, senza ritegno, un po' sollevata da quella confidenza.

Il vecchio signore lasciò che si sfogasse un poco, ed intanto la guardò fisso con occhio di profonda pietà; poi le disse:

--Via, ora smetta di piangere. Le fa male, e si fa gli occhi gonfi che è un peccato. Mi confidi il suo gran dispiacere. Faccia conto ch'io sia il suo babbo... Ma non tanto severo come lui; un babbo indulgente, pieno di compatimento pei dispiaceri della gioventù, e disposto a ricevere le sue confidenze con cuore da amico... Dica, via. Vuole che siamo amici? Vuol dirmi perchè è afflitta, perchè piange?

Era appunto quanto aveva bisogno quel povero cuore crucciato ed oppresso dal suo cruccio segreto. Un amico a cui confidarlo. Rispose senza scoprirsi il volto, perchè si vergognava:

--Piango perchè il mio amante mi ha abbandonata.

Il vecchio signore fece un balzo sul sedile, ed esclamò meravigliato:

--Il suo amante? Lei aveva un amante? Ma quanti anni ha?

--Ne ho diciannove. Erano già tre anni che ci si voleva bene...

--Ma il suo babbo, che è tanto severo, le permetteva questa relazione?

--Non la sapeva.

--Non avrà saputo in che rapporti erano; ma infine, che lei conosceva quel giovinotto, che veniva in casa sua, doveva pure saperlo...

--Ma no. Non veniva in casa mia...

Il vecchio signore stette un tratto confuso, poi riprese un po' esitante, e colla voce un po' meno dolce:

--Allora era lei... Dove lo vedeva, insomma?

--Lo vedevo dal balcone.

--Ah! esclamò il signor Beltrami; ed i suoi occhi brillarono più che mai, ed il suo volto tornò sereno. Riprese l'interrogatorio coll'indulgenza di prima.

--E, si scrivevano?

--No...

--Ma come avevano fatto per sapere di volersi bene? Avevano pure dovuto dirselo, o scriverlo...

La Carmela era tutta mortificata. Infatti non se l'erano detto nè scritto. Volle narrare la storia di Galliate, ma quel vecchio signore, alla sua età, aveva perduto di vista gli amori giovanili, e rispose quasi ridendo:

--Se non c'è altro, figliola mia, non è un amante che ha perduto, è un sogno che s'è dileguato.

Le prese tutte e due le mani in una delle sue che era grossa e forte, le pose l'altra sulla fronte, e rispingendole il capo indietro per guardarla negli occhi, le disse:

--Lei non sa cosa sia l'amore.

In quella lo sportello fu aperto con impeto, ed i guarda freni passarono gridando:

--Vercelli! Vercelli! Chi scende? Dodici minuti di fermata... Vercelli!...

Il vecchio signore scese, ed andò al caffè a bere una tazza di birra.

La Carmela un po' stupita dal discorso che avevano fatto, dal vuoto che aveva dovuto riconoscere nel suo passato, tenne dietro collo sguardo a quell'uomo attempato, che le aveva inspirata tanta fiducia.

Non era punto grasso, come le era parso alla prima. Era robusto. Teneva il cappello in mano facendosi aria, ed i suoi capelli grigi, ritti sul capo, foltissimi, facevano una bella cornice al volto fresco. Aveva le sopraciglia ed i baffi castani, appena brizzolati di qualche filo d'argento. E camminava leggero, svelto. Da lontano le accennò se volesse bere, ed i suoi occhi neri brillarono come due fiamme.

La Carmela nel suo profondo abbandono, provò un'ombra di gioia al vedere che quel vecchio amico, non le aveva perduta la considerazione, e sembrava volerle bene anche dopo la sua confidenza. Ed era stupefatta d'avergliela fatta quella confidenza, così, subito, conoscendolo appena. Ma le pareva di conoscerlo da un pezzo. Era così ardito, insinuante, ed aveva una voce così calda, e guardava così direttamente negli occhi. Non si poteva mentire con lui.

Del resto cosa le importava? Non lo sapeva tutta Novara il suo segreto?

Il vecchio signore risalì, tornò a sedere al suo posto, e riprese la _Perseveranza_ senza parlare. I guarda freni chiusero i vagoni, il convoglio si mosse, ed i due amici rimasero ancora soli.

Ad un tratto il vecchio signore si alzò, andò a sedere accanto alla Carmela, le prese la mano che lei teneva abbandonata in grembo e le disse, come se continuasse il discorso di poco prima:

--L'amore, figliola mia, il buono, il vero, non si accontenta di quelle lunghe separazioni mute, senza una manifestazione, senza uno sfogo. L'amore non bada alla laurea dell'uomo, alla dote della donna, a nessuna considerazione d'interesse. Un uomo che ama arde tutto, freme, desidera con forza, con passione; va direttamente al suo scopo, e domanda francamente, impaziente alla donna che ama:

«--Vuoi esser mia?»

Nell'enfasi di quel discorso, il vecchio signore aveva attirata a sè la mano che stringeva, e guardava la Carmela negli occhi tanto davvicino, che il suo alito le sfiorava la bocca.

Non era più vecchio. Era un uomo forte, appassionato e bello.

Quelle parole entravano acute, pungenti nel cuore della Carmela, e le faceva sentire amaramente che, infatti, non era stata amata mai, che s'era illusa. Eppure doveva essere una dolce cosa sentirsi amata così. Una dolce cosa, che lei non proverebbe mai...

Ma mentre pensava questo, invasa da una gran voglia di piangere, di piangere, sul petto di quell'amico di un'ora, che le parlava con tanto calore, sentì un braccio forte e tremante stringersi intorno alla sua vita, e quella voce dolce e profonda ripetere:

--Di' vuoi? Voi essere mia moglie, mia compagna nel bene come nel male? Vedi, io ti conosco da un'ora, ti amo da un'ora, forse da meno, ma non aspetto domani a dirtelo.

Poi soggiunse colla disinvoltura d'un uomo avvezzo alle tempeste della vita:

--È vero che ho trent'otto anni, e non ho molto tempo d'aspettare.

E vedendo che la Carmela non parlava, ma tremava tutta e non cercava di sciogliersi dal braccio che la stringeva, riprese:

--Non temere, bambina... So chi sei, e non dimentico che t'hanno affidata a me. Non ti domando che una parola. Di' non ti spaventano i miei capelli grigi?

La Carmela abbandonò il capo sulla spalla di lui, susurrando:

--Oh no! no!

Scendendo alla stazione di Santhià, il vecchio signore si fece incontro alla sorella della Carmela dicendole:

--Le presento la mia sposa. Glie l'affido soltanto per poche ore, e la riconduco subito a Novara, perchè ha una gran paura della difterite.

La signora De Lorenzi osservò:

--T'avevo pur detto, di non venire, Carmela.

E la Carmela, dando uno sguardo al suo compagno, rispose:

--Allora non avevo paura di morire.

FINE.

INDICE

Cara Speranza _pag._ 1 Il «Curare». Racconto di Natale » 29 Suor Maria. Racconto di Natale » 73 Silenzi d'Amore » 125 Una Vocazione » 165 Racconto alla vecchia maniera » 197

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. I numeri di pagina indicati nell'Indice, anche se errati, sono stati conservati. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):

Pag. 20 - era spaventata [spaventa] all'idea 92 - abbottonato a sghembo [sgembo] 124 - s'udiva uno strano rumore [rumure] 130 - Aveva realmente le attrattive [attrative] 147 - se ne entusiasmò [entusiastò] 180 - gli era possibile di conciliare [concigliare] 181 - gli occhi chiari da bionda [bionde]

Grafie alternative mantenute:

Turiddu / Turiddo qua / quà