Cantoni il volontario

Chapter 7

Chapter 73,658 wordsPublic domain

«Fermi! gridò loro Zambianchi, mentre a strisce stracciava le lenzuola del letto. E quando ebbe preparato un bel numero di strisce, egli cominciò a legar la vecchia ed il prete, dimodochè i due volti si toccassero. Legò le destre prima, poi le sinistre braccia, a scandalo del sacerdote consacrato alla purificazione dell'anima e del corpo, ginocchio con ginocchio, e più insopportabile ancora al Gesuita fu di trovarsi colla bocca su quella della vecchia, che puzzava come un cadavere. Zambianchi era stato accuratissimo nella legatura, acciocchè i due volti combaciassero esattamente.

Il povero Gaudenzio, che aveva creduto di passare una notte di paradiso, col più bel tipo di fanciulla che natura avesse formato, era obbligato di odorare il putrido fiato d'una maledetta, ributtante vecchia. E così lo lasciarono, ed uscirono con Zambianchi, Cantoni e la salvata sua amante per cercare i compagni, che da parte loro non rimanevano colle mani alla cintola.

Leonida, dopo d'aver fatto legare e metter fuori la sbirraglia, con una scorta di Volontari, dopo d'essersi assicurato che i marinari preparavano l'incendio della parte legnosa delle abitazioni, e che l'artiglieria avea ultimato il suo lavoro di mina, si recò egli stesso verso l'abitazione del Comandante per sapere cosa vi succedeva. Cecilia, che lo accompagnava dovunque come la propria ombra, pratica delle stanze del Volpone, gli serviva di guida. Giunti nell'interno e non trovando nessuno, essi si diressero in un corridojo che conduceva all'entrata della scalinata che metteva alla torre, ove Volpone prudentemente si ritirava nella notte.

Giunto, dopo d'aver salito la scalinata, alla porta ferrata della torre, Leonida si mise a bussare senza cerimonie, ma inutilmente: bussa e ribussa, niuno rispondeva. Invano egli adoperava il mazzo di grossissime chiavi per far rumore. Niuno rispondeva, e disperando di far aprire, egli già si disponeva a ritirarsi, senonchè prima volle fare un ultimo tentativo, coll'artefare a voce alta le seguenti parole: «Ebbene, giacchè non volete rispondere, voi salterete in aria col forte.»

Queste parole ebbero l'effetto desiderato, e la porta si spalancò subitamente. Volpone cogli occhi fuori dell'orbita uscì a precipizio fuori esclamando: «Per amor di Dio salvatemi!» E l'uomo che con una impassibile ferocia avea assistito ai patimenti degli sventurati per ordine dei preti, e dei decapitati nel fondo delle loro carceri, gettossi ai piedi del giovane Romagnolo tutto tremante, ed abbracciò le sue ginocchia; ma questi con un ribrezzo, come se fosse al contatto d'una vipera, ributollo, e gli disse:

«Su, codardo, fuggite, se volete salvare l'infame vostra pelle!» ed il soldato del Papa non se lo fece ripetere; precipitandosi giù per la scala, ove quasi si rompeva il collo, abbandonò ogni cosa per non perder tempo, e corse fuori gridando come un'energumeno «si salvi chi può!» Cecilia ricordò a Leonida, che dovevano trovarsi nel castello la vecchia serva, la giovine misteriosa ed il prete venuto con essa, e quindi ricominciarono amendue a cercare per le stanze, e per fortuna dei malvagi, Leonida e la sua compagna capitarono così nella stanza d'Ida:--Zambianchi, Cantoni ed Ida erano usciti,--e Gaudenzio trovavasi indissolubilmente abbracciato alla fetente Dulcinea.

La legature del Zambianchi erano state fatte così esattamente, che ogni tentativo per staccarsi era riuscito vano; anzi la circolazione del sangue, impedita dalla strettezza delle legature operata da mano di ferro, cagionando gonfiezza, diventavano così le parti strette addoloratissime, e molti Ahi! e lamenti, ed imprecazioni erano usciti dalle combacianti bocche dei due perversi.

In tale stato furono trovati da Leonida e Cecilia. Da principio, all'aspetto di quelle grottesche figure e cedendo all'umana natura, i due giunti sfiorarono le labbra alle risa, ma un senso di compassione succedette subito, e fece che il Faentino sciogliesse ambidue; Cecilia, però, fosse per pudicizia femminile all'osceno spettacolo, o perchè essa conosceva esser la Susanna depravatissima donna, poco si commosse in favore dei legati, tanto più ch'essa aveva concepito molta repugnanza per il Gesuita senza conoscerlo. Infine, a dispetto del demonio, a cui appartenevano le due sozze creature, furono sciolte con ordine di uscir subito dal castello.

Avendo Leonida compiti i tanti doveri di direttore dell'impresa, scendeva nel cortile, ma nel mettervi piede, qual fu la sua sorpresa vedendo tutto l'edificio illuminato dall'incendio e Cantoni solo nel mezzo che accorreva verso di lui eccitandolo ad uscire subito, perchè non v'era tempo da perdere. Veramente il fuoco progrediva spaventosamente tra il legname delle vecchie gallerie, e lo scroscio delle superiori cadendo in tizzoni sopra le inferiori già infuocate, con immenso fracasso faceva un finimondo.

I due amici con Cecilia ebbero appena tempo di precipitarsi verso il portone d'entrata, ed uscire salvi all'aria libera, che già le fiamme della galleria e delle scalinate s'eran comunicate alle diverse casupole di legno, che nelle vicinanze dell'ingresso servivano di corpi di guardia pei birri e la guarnigione.

A pochi passi dal ponte levatojo essi raggiungevano Zambianchi ed Ida, che Cantoni avea lasciati per soccorrere l'amico. E Leonida disse loro: «Allontaniamoci e presto;--lo scoppio delle polveri non può tardare.»--E realmente giunti che furono ad un migliajo di passi una terribile esplosione si udì dietro loro, e voltandosi stupefatti essi videro nell'aria i frantumi dell'ergastolo volare come le projezioni d'un vulcano nelle sue fiere eruzioni.

Un nembo, che in quell'ora innalzavasi dall'Appennino alla parte opposta ai nostri osservatori, frammischiava le sue lingue di fuoco ed il rimbombo del tuono allo sconquasso spaventoso che il ricettacolo della tirannide operava, squarciando le latebre dell'atmosfera.--La notte inganna l'occhio: sovente un cespuglio a pochi passi, sembravi un monte distante, ed il monte a grande distanza vi sembra vicino ad ostruirvi il sentiero. Tali apparivano gli spettri delle macerie lanciate nell'aria dalla potenza della polvere ed i maggiori che più atterrivano gli astanti erano lontani, mentre i minori che non si scoprivano, e quindi non spaventavano, giungevano ad oltrepassarli e colpire nelle loro vicinanze, ciocchè obligò i nostri amici ad allontanarsi di fretta dalla scena di distruzione. Tale appariva forse il cono tronco di San Leo quando era fumajuolo della terra.

CAPITOLO XXIII.

I RACCONTI.

Je vous raconterai l'historie du marié. (VOLTAIRE)

Era una mattina di dicembre dopo una notte tempestosa, ed in quella mattina il sole, come dicono i contadini, _s'era mostrato dalla finestra_, per nascondersi ancora e lasciar alle nubi, con pioggia o senza, l'intero dominio del firmamento.

In un albergo a' piedi del monte San Leo era giunta tanta gente in quella notte che la maggior parte era stata obbligata di alloggiare di fuori, ossia di accamparsi, e per poter resistere alla pioggia ed al freddo tutta la legna dell'albergatore era stata poca per soddisfare ai suoi bisogni, talchè uno steccato di legno che racchiudeva un orticello, avea pur servito a supplire la mancanza.

Al primo chiaror dell'alba due individui si erano avvicinati ad un crocchio di Volontari. Ravvolti nel loro tabarro e nascondendo con esso tutta quella parte che l'uomo, nell'ignorante sua presunzione, chiama immagine di Dio, ma che in quei due era piuttosto l'imagine del demonio, fingendo infine di nascondere il volto dal freddo lo nascondevano in realtà per la paura di esser riconosciuti.

Il Gesuita ed il mercenario dei gesuiti il Volpone,--tali erano i nostri due sconosciuti,--avevano avuto cura di scansare il crocchio di Zambianchi, che al chiaror pallido d'un fuoco ravvivato a stento, sembrava una colonna frammezzo ai suoi uomini, a Leonida, Cantoni, ecc. Ma a tergo di essi e dei volontari loro, poichè difficile sarebbe stato di penetrare nella falange serrata dei miseri intirizziti dal freddo, essi potevano rimanersi celati.

E qui devo ricordare una circostanza della mia vita a cui la seguente francese poesia potrà ben applicarsi (parlando degli uomini).

«Je crois voir des forcats, dans leur cachot funeste «Pouvant se secourir, l'un sur l'autre acharnés, «Combattre avec les fers dont ils sont enchainés.

In una foresta d'America, essendomi trovato in una marcia di notte staccato dal corpo di marina che comandavo, stanco ed incerto del sentiero per l'oscurità e la pioggia mi avvicinai ad un crocchio di soldati che erano pervenuti ad accendere il fuoco, e chiesi un tizzone;--mi fu negato, pregai ma invano;--colla sciabola alla mano allora, e con due coraggiosi che mi sostenevano, giungemmo ad ottenere il desiderato tizzone, ma dopo una mano di busse che potevano riuscire in rissa mortale.

Gaudenzio e Volpone dunque, dietro l'usbergo dei Volontari serrati in gruppo, stettero sicuri mentre durava l'oscurità della notte, ma appena il primo lume dell'aurora apparve nell'oriente, essi capirono che la loro posizione non era sicura, e come due ombre lasciarono il crocchio dei Volontari, rasentarono quello di Zambianchi, ove il chercuto gettò un'occhiata d'inferno sul bellissimo volto della nostra eroina, e si dileguarono nella campagna.

Era gran giorno, tutti quei di fuori brulicavano come un formicajo intorno ai fuochi che si mantenevano a stento, e stendevano sulle poche fiamme le mani per riscaldarsi, oppure presentavano i piedi addolorati pensando di migliorarne la condizione. Dimodochè vedevasi un movimento continuo ed udivasi un bisbiglio da stordire. Ognuno narrava la catastrofe della notte con più o meno eloquenza. Molti la chiamavano un castigo di Dio contro i preti, che tanta gente avevano fatto soffrire in quella spelonca maladetta. E siccome l'uomo si compiace sempre nello straordinario e portentoso, molti raccontavano d'aver udito delle strida sotterranee tremende, ed altri d'aver veduto nell'aria gli spettri, che dovevano essere le vittime dell'Inquisizione, e d'averle udite maledire alla setta nera e scellerata che le torturò, le distrusse, ed esiste per la sventura di questo infelicissimo popolo.

Quei di dentro all'incontro, che avevano potuto carpire un letto, una tavola, una panca e qualche cosa da mangiare e da bere, russavano fuor di modo. Tra quei di fuori trovavansi Zambianchi, Leonida, Cantoni e le due fanciulle, a cui s'era riunito Paolo, il sergente d'artiglieria già menzionato.

Gli altri capannelli eran formati generalmente dai più disciplinati dei Volontari che, coll'esempio del loro prode capo, preferivano affrontare il rigore della stagione.

I birri erano stati rinchiusi in uno stanzone a pian terreno dell'albergo. «Come diavolo è andato tutto questo?» chiese Leonida a Paolo, Volevate dunque arrostirci anche noi dentro quel maledetto ergastolo: «Sangue della Madonna! (che anche Bolognese era il nostro artigliere) cosa volete che vi dica! quei benedetti marinari han guastato tutto colla loro ubbriachezza, e poveretti! l'han pagata!

»Son dunque rimasti là?» interruppe Leonida con impazienza.

»Rimasti sì, ed a quest'ora fatti cenere, o volati nelle nubi» rispose Paolo. «Essi, digiuni da tanto tempo di bevande spiritose, che non potevano comprare quando eran detenuti, perchè senza soldi, avendo ricevuto la chiave della cantina per prepararvi delle materie incendiarie, vi si sono ubbriacati talmente con vino ed acquavita che, avendo perduto i sensi, diedero fuoco senz'ordine. Quando io giunsi in cantina, trovai quei delfini nuotanti in un mare di bevande spiritose, movendosi come granchi sulle quattro gambe, e siccome il fuoco faceva immenso progresso, io corsi al mio posto ad accendere i lanciafuochi che dovevano incendiare le polveri.

«Uscendo dalla stanza attigua alla Santa Barbara m'imbattei della vecchia Susanna, carica d'ogni bene di Dio. Io la vidi cadere sotto il peso del suo carico, che non voleva abbandonare anche a rischio di rompersi il collo od abbruciarsi. Ma io aveva altro da fare che occuparmi di quella schifosa creatura, e così la lasciai e corsi per la mia propria salvezza fuori del ponte, e di là giù per la china.

«E ben mi valse non fermarmi di più, giacchè giunto a cento passi del castello, ebbe luogo l'esplosione, e vi assicuro io ne campai per miracolo. Era un cadere di massi o di rottami intorno a me da fare spavento, ma per fortuna io m'ero gettato dietro un terrapieno della strada, ed a tale precauzione io certamente devo la vita.»

»Ma, Paolo, non calcolasti bene la durata dei lanciafuochi, lo interrompea Zambianchi, e l'esplosione fu anticipata.»

»I lanciafuochi erano esattamente calcolati, ma io credo sieno le fiamme invadenti dovunque che ne hanno sollecitato ed accelerato il consumo.

«Comunque sia il salto fatto da quell'orribile ricettacolo dell'Inquisizione è stato magnifico, e così succeda ad ogni ergastolo della tirannide. Ed altro dispiacere non sento che per la morte dei due bravi marinari, ch'erano eccellenti patrioti. Toltomi dalla protezione del terrapieno, dopo gli effetti della esplosione, io mi precipitai in giù per allontanarmi da quella scena d'orrore, e sbalordito dai lampi, dai tuoni e dal cataclisma che ancor mi risuonava nell'orecchie, inciampo, e quasi mi fracasso il muso contro un paracarri. Io avevo inciampato in qualche cosa di voluminoso, ma molle, che mi aveva destato ribrezzo nello stesso tempo e timore. Mi volgo indietro, ed in quel momento un chiarissimo lampo illumina le sembianze informi della megera, ch'io aveva veduto poco prima nel recinto del forte. Essa, benchè cadavere, stringeva ancora tra le sue mani, che sembravan tanaglie, alcuni frantumi degli oggetti che avea tentato di portar via.

«Tutto ciò accadde in un volgere d'occhio, e ripresi la mia corsa precipitata verso il basso senza più volgermi indietro.

«Chi diavolo avrà sciolto quel boja d'un prete? interrogò Zambianchi, poi ch'egli non è andato in aria legato alla sua Dulcinea?--Son io!» disse Leonida senza malizia, ma dopo d'aver udito ch'egli era stato il rapitore ed il persecutore d'Ida, il bravo ufficiale manifestò molto pentimento.

«A proposito del prete, disse Paolo: voi avrete udite le grida di _salva chi può_ di quel valoroso soldato del Papa ch'era il Volpone! Ebbene, poco dopo io ho veduto il nero spettro del Gesuita seguire frettolosamente la stessa direzione.»

Un brivido mortale corse per le ossa della povera Ida, udendo che il suo tentatore era in salvo, ed amorosamente essa appoggiossi a Cantoni come volesse richiederne la protezione.

CAPITOLO XXIV.

FUGA A GAETA.

Pape Satan! Pape Satan! (DANTE.)

Fu verso quest'epoca la fuga a Gaeta del più abbominevole degli impostori, ciò valse a Leonida per far dimenticare la sua colpa d'aver distrutto un propugnacolo della tutt'altro che Santa Sede.

Quella fuga avea lasciato perplesso il governo di Roma, e poco o nulla esso si occupò della narrata catastrofe.

I birri furono lasciati liberi, e si volsero alla loro vita da birri. E cosa doveano fare? Un birro nulla sa fare in questo mondo, se non se di prendere la livrea, e cader sul collo dell'innocente o del ladro, come la mannaja del carnefice. E tuttociò alla voce onnipotente di chi lo paga, poco importa se il danaro della sua mercede provenga dall'innocente o dal ladro.

Egli ubbidisce al padrone, e ciò si chiama disciplina, e sovente onor militare, principali puntelli del despotismo. Ed una spia od un birro trovano facilmente impiego in Europa, ai tempi che corrono. Così non succede in America, ove la prima dote dell'individuo è il lavoro.

Miseria e corruzione:--ecco l'appannaggio di questo vecchio mondo, ove i privilegiati nella società devono vivere nell'ozio e nelle dissoluttezze, mentre il resto deve sudare per mantenerli ricchi, grassi, e corredati di quella nube di satelliti, che contentandosi di roder l'ossa sotto la tavola dei padroni, si prostituiscono ad ogni ufficio più vile e più scellerato.

Leonida, dopo d'aver riunito i suoi Volontari, dispiacentissimo di lasciar gli amici, e benedetto dai prigionieri, ch'egli avea liberati con tanto coraggio e tanta abnegazione, s'incamminò verso Roma, ove si trovava la Legione Romana, ed era seguito da Zambianchi e da Paolo.--Cantoni ed Ida s'avviarono verso Macerata a raggiungervi la Legione Italiana.

Macerata è quella città, se ben si ricorda, che avea chiuso le porte ai Volontari; la popolazione era stata subornata contro essi dai preti che rappresentavano i Volontari come tanti malfattori. Ma meglio informata, la città stessa inviò una deputazione al comandante pregandolo di favorirla colla presenza del corpo nel recinto delle sue mura.

Malfattori, eh! preti? malfattori i Mameli, i Masina, i Montaldi; quei bei tipi della gioventù Italiana, per cui la patria doveva andar tanto superba? Giovani che riunivano all'intelligenza caratteristica della razza latina, il freddo eroismo sui campi di battaglia.

E voi seminavate sul loro sentiero la calunnia, cocodrilli! nemici d'ogni virtù, patrocinatori d'ogni vizio, crittogama, scabbia, peste delle nazioni, che mi fa credere aver le nazioni bisogno di scabbia e di peste, e che perciò vi mantengono in luogo di distruggervi, come si fa dei rettili e degli insetti, certo meno nocivi di voi!

Ho detto insetti, e veramente, se vi sono due esseri somiglianti nell'ufficio loro e nella loro derivazione, essi sono certamente il prete e l'insetto.

L'insetto deriva dal sudiciume dell'animale, il prete dall'ignoranza crassa.

L'insetto si ravvolge e tormenta l'uomo od il bruto, e non fa lo stesso il prete?

CAPITOLO XXV

DA MACERATA.

Io l'infinito qui contemplo scevro dalla menzogna. (_Autore conosciuto_)

L'arrivo di Cantoni ed Ida tra i Volontari della Legione Italiana in Macerata fu una festa, tanta era la simpatia che godeva la bellissima coppia in mezzo a quella ardente e valorosa gioventù.

Correvano le feste natalizie che, comunque sia nell'interesse del clero il solennizzarle, io non biasimo, essendo l'anniversario della nascita del Cristo, che contribuì non poco a propagare il dogma dell'emancipazione umana.

Riuscirebbe anche arduo il contrariare tali vecchie consuetudini radicate nel popolo e consacrate da tanti secoli.

Tutto il male consiste nella gestione che gli impostori si sono assunta di mercanteggiare Dio, e prostituirlo nella loro bottega che chiamano chiesa.

È ormai provato che Cristo giammai non si chiamò Dio; anzi, agli adulatori che non mancavano nella famiglia degli usuraj come nel resto della famiglia umana, e che volevano deificarlo, egli rispondeva: «Io sono figlio dell'uomo.»--Più secoli dopo i preti, cioè gl'impostori delle Nazioni, col ritiro degli Dei dall'Olimpo, che avevano fatto il loro tempo, e che il tempo con le sue ali spazzava, i preti, dico, avevano bisogno d'una nuova bottega, e chi meglio del Redentore degli schiavi (tanto simpatico alle popolazioni oppresse dai corruttissimi tiranni di Roma) per edificare un nuovo _caravenseraï_¹ sulle rovine dell'antico? Quindi miracoli, deificazione di Cristo, Verginità di Maria ad onta d'aver partorito un bellissimo maschio, ed infine tutta quella sequela di favole e di menzogne con cui cullano, martoriano ed insanguinano il genere umano da tanti secoli. Favole e menzogne che si conoscono sotto il titolo di Religione Cattolica Apostolica Romana, la quale costituisce il primo articolo dello Statuto d'una Nazione che chiamasi libera e civile!

¹ Mercato di merci portate dalle carovane in Oriente.

Il cattolicismo andrà, speriamo, presto travolto in un fascio co' suoi antecessori dell'Olimpo, ecc., e surrogato da quella Babilonia di sette che si chiama Protestantismo, e che si compone di botteghini, botteghe e bottegoni, alquanto men cattivi della gran cloaca di Roma, ma infine preti, nemici e perturbatori della fratellanza umana.

È consolante però, ed onorevole per l'umanità l'innalzamento d'uomini coraggiosi che sui rottami delle botteghe pretine e delle loro rivelazioni o menzogne, edificano il tempio della Ragione e del Vero. Tempio che posa le sue fondamenta sull'Infinito, tocca colla cupola l'Infinito, ha per luminari i fati e l'intelligenza universale, ed infine per regolatore l'Infinito.

A Macerata la Legione si accrebbe di alcuni marinari della Squadra Sarda che, stanchi della vergognosa inerzia in cui eran tenuti in Ancona, mentre potevan salvare la militante Venezia, disertavano dai legni da guerra e furtivamente arruolavansi tra i Volontari. La Legione Italiana fu pur pregiata d'un nobilissimo acquisto nell'epoca stessa:--Antonio Elia,--popolano e marino, è certamente la più bella figura che la storia degli uomini virili d'Italia possa presentare al mondo.

CAPITOLO XXVI.

ELIA IL MARINARO ITALIANO

Un sasso Che distingua le mie dall'infinite Ossa che in terra e in mar semina morte. (FOSCOLO.)

Ed un sasso non copre ancora le ossa dell'immortale e valorosissimo difensore d'Ancona, mentre in Roma s'innalzano monumenti agli assassini, e nel resto d'Italia a genti che non altro merito hanno che d'esser nati in una culla d'oro comprata colla fame del popolo!

Era una notte di forte scirocco, e nell'Adriatico una di quelle notti lunghe invernali che incanutiscono la chioma all'ardito marinaro delle coste italiane. Nuvoloni neri neri, precipitati dall'impeto del vento, sembravano voler inghiottire due legni, l'uno grande caravella turca¹ e l'altro un trabaccolo d'Ancona² sua preda, che ambi tenevano il traverso colle loro vele di cappa ed aspettavano vento favorevole per recarsi in Africa, ove vendere la preda, e come schiavi gl'infelici che formavano l'equipaggio del trabaccolo.

¹ Legno con cui i Barbareschi pirateggiavano nel Mediterraneo. ² Legno mercantile.

Una pioggia sottile e gli spruzzi del mare che il vento saettava negli occhi degli individui di guardia, tormentavano le veglie¹ e rendevano l'osservazione da prora difficilissima.

¹ Vedette, che vigilano da prora nella notte.

La caravella, che aveva catturato il trabaccolo, a bordo del quale era stato messo un capitano con otto uomini, mantenevasi al vento della sua preda colle sole vele di cappa¹, e ad onta dell'oscurità della notte e del tempo pessimo con fanali e molta attenzione procurava di tenerla alla vista.

¹ Sugli alberi di giorno ed in altre parti a bordo di legni da guerra. Vele da temporali.

Tutto l'equipaggio cristiano del trabaccolo era stato chiuso nella stiva incatenato, e solo il novizio di bordo di diciotto anni era stato lasciato sulla tolda per coadjuvare l'equipaggio turco nelle manovre e porgere allo stesso quanto richiedeva.

I Maomettani erano stati forse colpiti dalla svelta e maschia fisonomia del novizio, e come uomini maneschi e fatti alle pugne, essi avevano con lui simpatizzato e preferitolo per compagno.

Male per loro! Nell'animo di quell'imberbe certo essi non potevano leggere e capacitarsi del suo disperato coraggio.

E che colpa ho io se non nacqui pittore da delineare dovutamente la bellissima fisonomia del mio giovane anconitano? Amante del bello e del buono però in tutta la mia vita ho prediletto specialmente il tipo del marinaro italiano. Per vero vi ponno essere al mondo degli uomini di mare più orgogliosi per grandezza nazionale, e con giustizia, ma certamente non migliori e più graziosi del marinaro italiano.

Avete veduto, o gentili visitatrici delle coste del Mediterraneo, quel bello e grazioso giovine, a camicia rossa di lana, pantaloni azzurri, cappello di paglia o incerato, cinto dall'elegante fascia orientale¹ dondolarsi nel guscio, nella barchetta, o nella gonda² mossa e travagliata dai flutti, con tanta eleganza, garbo ed agilità, quanta ne sfoggiate voi in una festa da ballo, coll'ammirazione e spesso la disperazione di chi vi contempla?