Chapter 14
Il palazzo Corsini, ridotto a fortezza dagli agressori Buonaparteschi, era pieno zeppo di soldati, e non v'era una finestra, uno spiraglio ove non vi fosse una sentinella. Gaudenzio avea bensì chiesto permesso all'ufficiale di guardia al portone, ma questi aveva altro per la testa, di far avvisare la sentinella superiore della sortita del Gesuita. Dimodochè una sentinella che si trovava al disopra del portone, vedendo muoversi nel carname sotto di lui, e credendo fosse qualche ferito cercante d'evadersi, lo aggiustò ben bene nella schiena, e mandò gambe in aria quel traditore.
Gaudenzio cadde boccone sulla testa di Cantoni, e siccome questo era ancora ferito alla testa, ma non mortalmente, la scossa di quel corpaccio lo richiamò in sensi.
Cantoni mosse la testa, ed il suo primo pensiero fu all'adorata sua fanciulla, ch'egli riconobbe presso di sè, benchè già notte. Egli, palpitando di timore e di speranza, le pose la mano sul cuore, e dopo d'essersi assicurato che batteva, la adagiò pian piano meno incomodamente, aspettando il compimento della sua sorte, da uomo sempre pronto ad affrontare il pericolo, e custode questa volta di quanto aveva di più caro nella vita dopo l'onore e la libertà d'Italia.
Siccome i Buonaparteschi però avevano ancora molti feriti fuori tra i nostri, giunta la notte, ed essendovi poco pericolo d'esser molestati dalle mura, non tardarono ad uscire par raccoglierli.
Così furono raccolti Cantoni ed Ida, che il fresco dalla notte avea pure rianimata essendo la sua ferita nel petto, ma non mortale. Ambi furono trasportati in un ospedale nemico. Alla resa di Roma poi furono lasciati liberi di tornare a casa.
Dal 3 giugno ai primi di luglio, in cui Roma si arrese, fu una serie di gloriosi combattimenti, ma senza frutto. Palmo a palmo si difese il tratto di terreno, che avvicina porta San Pancrazio; il nemico fu obbligato d'impiegarvi tutta l'arte degli assedi per giungere alla mura. Anche dopo d'aver aperto due breccie, egli non azzardò di assaltarle di giorno, tanto era il rispetto in cui lo tenevano quei tremendi difensori. I quarantatremila soldati di Buonaparte ajutati nel resto d'Italia da altri tre eserciti, austriaco, spagnuolo e borbonico, vinsero quel pugno d'uomini, che combattevano per la causa santissima del loro paese, ricollocarono nel cuore dalla sventurata Italia il più detestabile, il più schifoso dei poteri umani: il Papato!
Ora, mentre si combatteva per la causa di tutti in Piemonte, a Venezia ed a Roma, Italia fece forse il suo dovere? quante furono le città che s'incendiarono come Mosca, per non restar preda al nemico? quante quelle, che come Ipsara, e Missolungi si fecero saltar in aria, per non veder le loro donne, ed i loro bimbi prostituiti? quante le donne, che, come in Spagna si prostituivano, per aver agio di pugnalare il loro drudo straniero?
Sì! io ho veduto! e cosa?--mi fa ribrezzo il narrarlo: moltitudini plaudenti all'eccidio dei pochi prodi che morivan per esse. Eserciti italiani, che impassibili spettatori assistevano al duello a morte, impegnato tra due eserciti stranieri da una parte, e pochi valorosi Italiani dall'altra, su terra italiana!--Governi! Ah! qui, mi converrebbe bagnar la penna nel fango, per scrivere tante turpitudini, umiliazioni e tradimenti!
Dopo diciott'anni, non lungi dalle mura di Roma gl'Italiani combattevano una fazione sventurata ma gloriosa!
In Roma essi avevan rinchiuso l'esercito dei chercuti, che spaventato avea fatto saltare i ponti che guidano alla città eterna.
A Mentana quello stesso esercito intiero, era debellato dalla gioventù italiana, sotto condizioni per questa sfavorevolissima.
Ma il mal genio del nostro povero paese, scellerato! brutto di sangue dei bambini di Parigi, secondato da un governo che mi vergogno di nominare, cambiò il trionfo italiano in isconfitta, e la cadente baracca pretina fu ripuntellata.
L'alba del 4 novembre 1867, sulla funerea campagna di Nomenzio, rischiarava due cadaveri, feriti nel petto ed abbracciati.
L'uno era di quelli nel cui stampo la scultura greca modellava i suoi Achilli, l'altra, poichè si riconosceva donna, nei suoi 32 anni, manifestava ancora quella purezza di lineamenti, che adornano molte delle belle figlie di Felsina. Cantoni ed Ida, dopo d'aver preso parte a tutti i gloriosi fatti dei Volontari Italiani, morivano da far invidia a chi resta, pugnando contro il soldato straniero ed il prete.
La loro unione fu un matrimonio d'amore, che ne vale bene un altro. Il loro affetto, benchè non beati da prole, fu fervido nell'ultimo come nel primo giorno.
Ambi franchi repubblicani, perchè convinti che la Repubblica è il governo naturale e dignitoso delle nazioni; essi però, senza futili pretesti, eran sempre pronti a correre ove si trattava di menar le mani contro gli oppressori dell'Italia, sia operando o no coll'esercito nostro.
Il gran concetto di Dante: _far l'Italia anche col diavolo_, era il loro motto favorito, e sino all'ultimo sospiro gli furono fedeli.
FINE.
INDICE
PREFAZIONE ai miei romanzi storici Pag. 5
CAPITOLO I. Cantoni il Volontario » 7 » II. Alle Filigari » 12 » III. L'ingresso » 17 » IV. Il Gesuita » 26 » V. Ida » 31 » VI. Fisiologia Italiana » 38 » VII. Da Bologna a Ravenna » 44 » VIII. Una dimostrazione » 51 » IX. Rossi » 62 » X. Risso e Ramorino » 68 » XI. Il duello » 73 » XII. I Volontari nell'esercito romano » 77 » XIII. La scoperta » 82 » XIV. La confessione » 85 » XV. Il ratto » 90 » XVI. La cattività » 95 » XVII. San Leo » 106 » XVIII. Il birro » 111 » XIX. Incontro felice » 115 » XX. L'ergastolo » 121 » XXI. La liberazione » 126 » XXII. La catastrofe » 135 » XXIII. I racconti » 143 » XXIV. Fuga a Gaeta » 151 » XXV. Da Macerata » 154 » XXVI. Elia il marinaro italiano » 157 » XXVII. Repubblica Romana » 166 » XXVIII. Daverio » 174 » XXIX. Il generale Avezzana » 177 » XXX. Il racconto » 184 » XXXI. Il 30 aprile » 197 » XXXII. Il ritrovo » 206 » XXXIII. La vittoria » 212 » XXXIV. L'equivoco » 221 » XXXV. I confessionali » 225 » XXXVI. La discordia » 236 » XXXVII. L'ospedale » 240 » XXXVIII. Anzani e Mudles--Juan della Cruz » 244 » XXXIX. Nello e Carbonin » 254 » XL. Palestrina » 259 » XLI. Velletri » 262 » XLII. Ancora Velletri » 272 » XLIII. San Silvestro » 275 » XLIV. Il 3 giugno » 283
Abbiamo corretto i segienti refusi:
Anche il volontario [volontrio] ubbidisce; ma quando è opaco plumbeo [pumbeo] e grigio dal riverbero delle argentate i cibi.--E che gusto hanno essi al palato [ai palato] del e robusta della persona, infine di bellezza piuttosto [piuttosta] furioso di Bonnet da Comacchio [Comaccho] ed un capitano più che l'ha fatto Vostra Signoria Illustrissima [Illustrisima] l'astuta volpe di sacristia, ed un sogghigno [soggigno] di compiacente chercuti [checuti], gente esosa comunque sia ed in qualunque c'erano armi da fuoco tra il popolo. Ciononostante [Cionnostante] militi, e gli ufficiali pure desiosi [desisiosi] di pugna a pro Romano si [di] dileguò la tempesta e non si parlò più di [di di] Montevideo, ed ambi valorosissimi: Risso avea setta diabolica che prende il suo nome dal giusto [guisto], spento alla sommità della montagna [moutagna], era intieramente urlava il prete; impaziente [impiaziente] d'avere la sua vittima a disposizione [dispozione]. Non avete in castello una sotterranei [sotterrai], era occupato da prigionieri, e le con vemenza [veamenza]: «Sangue della Madonna! andiamo raffreddore preso nella violenta [violente] impresa del ratto. istruzioni, e raccomandandole [raccomandole] sopra tutto qualche cordiale forza dell'anima sua. Infine la maschia ed imponente [e dimponente] agli occhi dell'indecentissimo [indicentissimo] Gesuita, e--quasi Un'aura di miracolosa liberazione [liberozione] rinfrancò l'anima era stata poca per soddisfare [soddifare] ai suoi bisogni, chiama immagine di Dio, ma che in [in in] otto uomini, mantenevasi [mantevasi] al vento della sua preda stava il capitano di presa, appoggiato [appogiato] al dell'abbruttita [dell'abrutita] servitù del popolo Italiano dalla sudicia e non sedurranno [seduranno] le nostre figlie, quei discendenti da Mazzini ed ammantati da un esclusivismo [esclusivimso] dire in anfiteatro [anfinteatro] di torture, e di vergogne menar le mani, e la popolazione [popolaziane], di cui gl'Italiani apersi pure ed ivi [ive] trovai donna Rita addormentata ingannati [imgannati]!» col crocifisso alla mano. Uno di queste guide [giude], alto Roma per l'incorrotta [l'incorotta] popolazione. Era un andirivieni educato scaraventerà [scaravanterà] all'inferno il maledetto. corpo, tergendolo da capo a piedi e pettinavan [pettitinavan] ristare la moltitudine, e tutti gli sguardi [sguadi] furono dall'espulsione [esplusione] completa del pretismo, dal sacristano nel bracco [braccio] di Leonida, che trovavasi sdrajato a e che cominciava ad aver appetito [apettito], in un dispiacevole vostro compagno [compegno] Mundels e questi vostri un [un un] bel pezzo, mi disse: Vieni, saremo più fortunati e sopratutto poco devoti a [devota] Madre Chiesa ed a' suoi con cui [con un] si ubbriacarono e poi lasciarono spandere. ufficiali, e da alcuni sott'ufficiali avanzi delle [della] veramente non fuggivano, ma per vizio assai comune [comuni] era incassata, tagliando [tagliendo] quasi ad angolo per la sortita e l'attacco. Una forte colonna [colona] corpo perduto, ed al grido di _Viva l'Italia!_ maravigliava [maragliava] me assueffatto [assuffatto] coi valorosi Americani, ai quali un se tal servizio è fatto con intelligenza ed avvedutezza [avedutezza]. Assueffarmivisi [assueffarmivi], siccome chiunque appartenne alla e raccolse ciò nonostante sui campi di Velletri [Vellettri] la sede del governo in un punto forte, come Orvieto [Orivieto], certamente la diminuita [diminuta] quantità di scheletri dovea questa ove si ponga [prega] mente alla ricchezze accumulate sventurati, che forse avevan dubitato dell'infallibilità [infallibità] più detestabile [dettestabile], il più schifoso dei poteri umani:
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