Brani inediti dei Promessi Sposi, vol. 2 Opere di Alessando Manzoni vol. 2 parte 2
Part 31
La grida, secondo il solito, non produsse nessun effetto; e senza nessunissimo effetto fu rinnovata il 30 maggio del 1609 e il 2 giugno del 1614. Bregnano, castello anche al giorno d'oggi di proprietà de' Visconti, resta dove il Milanese confina col Bergamasco. «I tempi rispenderebbero» (scrive il Cantù): «l'uomo era terribile: la grandezza e potenza di quella famiglia, illustre e allora e adesso, poteva trattener la penna degli storici: veggano i lettori qual peso sia a dare a questo supposto, del quale noi ci professiamo debitori allo stesso «Manzoni». Cfr. CANTÙ C. _Sulla storia lombarda del secolo XVII ragionamenti per commento ai_ Promessi Sposi _di Alessandro Manzoni_, Milano, coi tipi di Luigi Nervetti, 1831; pp. 56-57.
Francesco Bernardino era figlio di Giambattista Visconti e di Paola Benzoni di Crema. Il LITTA [_Famiglia Visconti di Milano_, tav. VIII] lo dice «assoggettato alla confisca nel 1603 per commessi misfatti»; nè altro aggiunge di lui. Del padre scrive: «Del consiglio de' LX Decurioni, fatto cittadino di Cremona nel 1570. Nel 1577 era capitano generale delle cacce. Dilapidatore al giuoco del proprio patrimonio, morì in Brignano nel 1595». Dice che lasciò tre maschi: Francesco Bernardino, Galeazzo ed Ercole. Quest'ultimo era naturale; come, delle tre femmine, furono naturali Giulia e Maddalena; legittima, Caterina, che sposò Ersilio Del Maino.
Afferma il Cusani che il canonico Giuseppe Ripamonti «faceva parte del seguito del cardinale Federigo Borromeo nella visita pastorale della pieve di Treviglio nel 1608, ove ebbe luogo la conversione del famigerato Bernardino Visconti, feudatario del vicino Brignano, cui piacque a Manzoni appellare l'Innominato». Cfr. CUSANI F., P_aolo Moriggia e Giuseppe Ripamonti, storici milanesi_; nell'_Archivio storico lombardo_, ann. IV [1877], fasc. I, pag. 58. Della conversione del Visconti ne aveva già discorso nel giornale _La Perseveranza_ del 14-16 luglio 1876. Dopo di lui ne trattarono: F. D'OVIDIO, _Due parole sull'Innominato_, nell'_Illustrazione italiana_ del 27 maggio 1894; A. GRAF, _Perchè si ravvede l'Innominato_? in _Foscolo, Manzoni, Leopardi, saggi_, Torino, Loescher, 1898, pagine 113-138; e G. NEGRI, _La conversione dell'Innominato e il convito della Grazia_, e _Se la conversione dell'Innominato fu per il Manzoni un miracolo_, in _Sui_ Promessi Sposi _di A. M. commenti critici, estetici e biblici_, Milano, Scuola tip. Salesiana, 1903, part. II, pp. 157-282. (Ed.)
[183] Qui finiva il capitolo XIX e incominciava quello XX. (Ed.)
[184] Prima scrisse: «Chi nasce in questo mondo, dice il manoscritto, e principalmente chi nasce nei luoghi dove si maneggiano i grandi affari». (Ed.)
[185] Prima scrisse: «ed entra in concerto. Si dà qualche volta il caso che un sonatore con disposizioni straordinarie si svegli tra una sonata e l'altra, mentre gli stromenti sono in disarmonia e si litiga perchè ognuno vorrebbe dare il tuono: lo dà egli, fa sonare e ballare a modo suo fino a un certo segno, mena la danza, come si dice in proverbio, e per lo più la mena in modo che finisce col farsi rompere il suo stromento in mano e dar tutti gli altri su la testa: ma queste sono eccezioni che non fanno al nostro proposito». (Ed.)
[186] Segue cancellato: «Il castello dell'innominato era posto a cavaliere ad una valle angusta ed uggiosa, su la cima d'un poggio, che sporge in fuori da un'aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe ben dire, se congiunto ad essa, o separato, per un mucchio di greppi e di dirupi e per un andirivieni di tane e di precipizii, così sul di dietro, come sui fianchi. Il lato, che risponde nella valle, è il solo accessibile: è un pendìo anzi erto che no, ma continuo, a pascoli in alto, a colture nella più bassa falda, e sparso qua e là di abituri». FERDINANDO RANALLI [_Degli ammaestramenti di letteratura libri quattro_, Firenze, Le Monnier, 1863; vol III, pp. 211-213] dice corna della descrizione del castello dell'Innominato fatta dal Manzoni, e riporta la descrizione di un altro castello fatta dal Bartoli, che leva al cielo; senza accorgersi che appunto in quel raffronto sta la vittoria dell'autore de' _Promessi Sposi_, da lui voluto annientare! (Ed.)
[187] Si conserva nella Sala Manzoniana della Braidense; dove si trovano pure la seconda minuta, anch'essa tutta di pugno del Manzoni; la copia per la Censura, d'altra mano, ma corretta da lui; e i Fogli staccati dai Promessi Sposi, parimente autografi. (Ed.)