Brani inediti dei Promessi Sposi, vol. 2 Opere di Alessando Manzoni vol. 2 parte 2

Part 24

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[22] L'editore Gaspero Barbèra, che il 7 settembre del '50 visitò il Guerrazzi in prigione, racconta: «Saputo che ero allora allora ritornato da un viaggio in Lombardia e nel Veneto, il discorso è caduto sul Grossi... Del Manzoni ammirava più l'_Adelchi_ e il _Carmagnola_, che non i _Promessi Sposi_; osservando che la lingua onde questi sono scritti non è cosa da menare quel gran rumore che se ne faceva, dacchè quando un toscano parla anche da sguajato, un po' più un po' meno, dice quelle frasi che nei _Promessi Sposi_ si vedono collocate a far mostra di sè». Cfr. BARBÈRA G., _Memorie di un editore_, Firenze, 1883; pp. 81-82.

[23] Il Giordani ne' suoi _Pensieri per uno scritto sui Promessi Sposi_ loda il Manzoni di «aver creato nuovo odio ad antichi rei di calamità italiane», al «dominatore straniero e lontano, ignorante e crudele, superstizioso ed improvvido». Cfr. GIORDANI P., _Scritti editi e postumi_; IV, 132-134.

Giosuè Carducci, applaudendo in Lecco «all'interezza dell'arte in Alessandro Manzoni», disse che «fece del romanzo la gran vendetta su 'l dispotismo straniero e su 'l sacerdozio servile ed ateo». Cfr. CARDUCCI G., _Confessioni e battaglie_, _serie seconda_, Bologna, Zanichelli, 1902; pp. 306-309.

[24] MAMIANI T., _Manzoni e Leopardi_; nella _Nuova Antologia_, vol XXIII [1873], pp. 757-782.

[25] LUZIO A., _Giuseppe Acerbi e la_ «_Biblioteca italiana_»; nella _Nuova Antologia_, serie IV, vol. LXVI, fasc. 23, 1º decembre 1896, p. 481.

[26] Il De Müller del 1829 venne in Italia e vi dimorò alcuni mesi. Nelle sue _Memorie_, che son rimaste inedite, descrivendo quel viaggio, parla a lungo della visita che fece al Manzoni a Brusuglio. Un brano di questo episodio fu pubblicato a Weimar nel 1832 col titolo: C. W. MÜLLER, _Goethe's letzte lit_. _Thaetigkeit_, e poi per intiero venne messo alle stampe nel 1871 da C. A. H. BURKHARDT nel n. 45 del _Magazin für die Literatur des Auslandes_. Ne dette la traduzione L. SENIGAGLIA nella _Rivista contemporanea_, di Firenze, ann. I, vol. II, pp. 359-365.

[27] _Les Fiancés, histoire milanaise _du XVII siècle, découverte et refaite par_ ALEXANDRE MANZONI; traduite de l'italien sur la troisième èdition par_ M. REY DUSSUEIL, Paris, Ch. Gosselin et A. Sautelet, 1828; 5 vol. in-12º. Prix, 18 francs. Il traduttore vi premise un _Essai sur le roman historique et sur la littèrature italienne_, che fu voltato in italiano dal giornale milanese _La Vespa_ [ann. II, 1º semestre, pp. 225-230 e 276-279], facendovi, in nota, alcune osservazioni critiche. «En revoyant notre travail» (così il Rey Dussueil nell'_Essai_), «nous aurions pu faire aisèment disparaître toutes les tournures qui s'éloignent un peu des tournures françaises; mais ce n'était point une traduction que nous voulions donner au public; c'était, autant que possible, l'ouvrage de M. Manzoni». La _Revue encyclopèdique_ [tom. XXXVIII, pp. 488-490] gli fece osservare: «Pour donner au public l'ouvrage de M. Manzoni, il fallait avant tout lui donner un livre bien écrit». Parlò di questa traduzione anche la _Bibliothèque universelle de Genève_, nuova serie, tom. III [1836], p. 268.

[28] Il 29 settembre del '28 la _Gazzetta di Firenze_ nel suo n.º 109 dava questo annunzio: «La lettura del romanzo i _Promessi Sposi_ dipinge all'immaginazione alcune scene con tanta forza, verità e precisione, che chiunque sa far uso della matita sentesi invogliato di rappresentare coi mezzi dell'arte pittorica ciò che l'autore seppe con rara maestria descrivere. Il sig. Gallina, valente artista, già noto per alcuni pregiati lavori, formò dodici composizioni dei casi più interessanti del suddetto romanzo, e queste, da lui stesso litografate, verranno impresse nello Stabilimento Ricordi. Il formato della stampa sarà di oncie 8¾ per 6½; giusta dimensione per ornamento di un quartiere. La collezione verrà divisa in sei fascicoli, di due stampe per ciascuno, e se ne pubblicherà un fascicolo ogni mese. Il prezzo di ogni stampa è fissato a paoli 9 in carta della China e a paoli 6 in carta velina». L'_Eco_ di Milano [ann. II, n.º. 51, 29 aprile 1829, p. 204] le lodò, «tanto per l'invenzione, quanto per l'esecuzione». FRANCESCO PASTORI [_Bibliografia italiana ossia Giornale generale di tutto quanto si stampa in Italia, libri, carte geografiche, litografie e novità musical_i, ann. I [1828], p. 76] trovò «lodevole» il pensiero del sig. Gallina di dare disegnati in litografia i quadri principali del bellissimo romanzo del sig. Manzoni»; ed ebbe a dire «che l'impresa, ben pensata e lodevolmente eseguita, prestava materia di gradevolissimo ornamento».

[29] _Costumi vestiti alla festa da ballo data dal Signor Conte Batthyany_ (sic), Milano, litografia Elena. [Ogni fascicolo costava 20 lire italiane].

[30] _La Minerva Ticinese_, fasc. 50, 16 decembre 1829.

[31] Il «giudizio del conte O' Mahony sui Promessi Sposi di Alessandro Manzoni» fu ristampato, con la traduzione italiana a fronte, a pp. 391-413 del tom. III dell'edizione del Romanzo fatta a Lugano, presso Francesco Veladini e comp., nel 1829.

[32] _L'Eco_, ann. VI, n. 1, 2 gennaio 1833.

[33] _Revue encyclopèdique_, tom. XXXVI [octobre 1827], pp. 411-412.

[34] _Revue encyclopèdique_, tom. XXXVIII [avril 1828], pp. 376-389.

[35] Non senza interesse sono due lettere del Niccolini a Salvatore Viale, una del 21 e una del 5 luglio '28. La prima è questa: «Il _Globo_ ha delle dottrine ultra-romantiche, e nella _Rivista_ il Salfi sta pedantescamente attaccato ai precetti dei classici. Questa, per chi la discerne, è disputa in gran parte di nomi, ma pur divide la repubblica letteraria in due fazioni e offusca coi pregiudizi l'intelletto. Il Salfi accusa il Manzoni nel suo articolo sugli _Sposi promessi_ d'essere fautore delle istituzioni monastiche. Quest'accusa è ingiusta, e non può cadere in mente di chiunque legga spassionatamente quel libro, ed io che intimamente conosco l'autore, e sono stato la persona colla quale ei più conversasse in Firenze, posso far fede che la sua pietà è scevra di superstizione, e che non ama i frati». Nell'altra scrive: «A me premeva d'investigare le ragioni del silenzio del Salfi, ma senza però ch'ei mi potesse credere un accattalodi... Io amo più di conservare la dignità dell'animo, che mostrarmi ghiotto d'uno sciocco articolo di quel canuto e solenne buffone. E meritamente io lo chiamo così, perchè non v'è pazienza che sostenga di leggere i suoi imbratti sull'opere ch'escono in Italia: egli loda quello che fra noi si disprezza, o s'ignora, mentre maltratta e calunnia il Manzoni, primo ornamento delle lettere italiane».

[36] Giuseppe Giusti racconta in una sua lettera, scritta nell'aprile del '36: «Finalmente ho parlato a Sismondi, e per due volte mi son trattenuto seco lungamente... Parlammo di Manzoni, e qui apparve singolarmente l'uomo grande. Io introdussi il discorso colla massima delicatezza, ma a bella posta, perchè voleva chiarirmi d'un dubbio, nato in me alla prima lettura di quel libro del Manzoni, ove confuta gli ultimi due capitoli della _Storia delle Repubbliche_. Sismondi parlò di quell'opera, dicendo che era ammirato della maniera urbana con la quale fu distesa: lodò la sincerità dell'autore, e ne compianse le ultime disgrazie, le quali, secondo lui, hanno contribuito non poco a confermarlo ne' suoi principii; aggiunse poi, sempre moderatamente, che gli pareva che si fosse partito da un punto molto diverso dal suo, poichè esso considerava le cose come sono attualmente, e Manzoni come dovrebbero essere. Nè so dirti quanto fossi contento di vedere che io non m'era ingannato. Credei bene di dirgli che gl'Italiani non avevano fatto gran plauso a quel libro, e che anzi, senza scemare in nulla la debita reverenza al Manzoni, era stato riguardato piuttosto come un errore, o almeno come un'opera suggerita da qualcuno che lo avvicina per secondi fini, i quali, dall'altro canto, non capiscono nell'animo integerrimo di quel sommo italiano».

[37] MAMIANI T., _Manzoni e Leopardi_; nella _Nuova Antologia_; XXIII, 760-762.

[38] _Tragedie e poesie varie di_ Alessandro Manzoni, _colle prose analoghe ed un'apposita prefazione del barone_ CAMILLO UGONI--_Quindicesima edizione_--Lugano, Giuseppe Ruggia e C., 1830; in 16º. di pp. XXVIII-272. La «prefazione» dell'Ugoni abbraccia le pp. V-XXVIII e porta la data: «Parigi, 19 novembre 1829». Ne diede un cenno il Tommaseo nell'_Antologia_, tom. XXXIX, n. 151, luglio 1830, p. 136.

[39] _Il Nuovo Ricoglitore_, ann. III, part. I, n. 30, giugno 1827, pp. 446-451.

[40] Cfr. _Gazzetta di Milano_ dell'11 luglio 1827.

[41] _Corriere delle Dame_, n. 36, 8 settembre 1827, pagine 285-287.

[42] _Gazzetta di Milano_ del 15 ottobre 1827.

[43] Da una lettera di Giovanni Pagni (il noto Farinello Semoli delle baruffe del Monti con la Crusca) al marchese Gian Giacomo Trivulzio, scritta da Firenze il 5 ottobre 1827, tolgo questo brano: «Ha passato in Toscana, tra Livorno e Firenze, una cinquantina di giorni il celebre Manzoni, decoro di questa capitale. Non può credere quanto sia stato onorato e distinto dalla maggior parte dei letterati e dei nobili più culti, che si son dati la premura di conoscerlo e di ammirarne il carattere. S. A. R. [_il Granduca Leopoldo II_] lo ha invitato alla sua mensa, trattenendosi molto con esso lui ed ha voluto mostrargli in persona la preziosa ricchissima sua biblioteca. Io ho avuto il piacere di far compagnia alla sua famiglia, che avevo conosciuta a Milano, e che, dotata di morali virtù, è degna di tanto padre di famiglia».

[44] È un'allusione al _Sergianni Caracciolo, dramma storico del prof._ G. B. DE CRISTOFORIS, Milano, 1826; in-8º. del quale parlò il Tommaseo nell'_Antologia_, n. LXIX, settembre 1826, pp. 104-111. Alle _Melodie liriche_ di Samuele Biava di Bergamo dette «gran lode» il Cantù nel _Ricoglitore_. Invece la _Biblioteca italiana_ «tolse a provare che poteano mostrarsi ai giovani come agli Spartani l'ilota ubriaco. Il colpo era diretto a sbalzarlo d'impiego: ma uscì una risposta, forte sino alla violenza, e segnata C. C., dove era difeso il Biava e investito il suo avversario. Fu atto generoso, perchè quell'avversario avea in mano i processi e potea mandarlo allo Spielberg; onde va data lode al difensore, che era Carlo Cattaneo». Cfr. CANTÙ C., _Italiani illustri ritratti_; III, 79.

[45] _La Vespa_, ann. I [1827], pp. 17-20, 38-43 e 96-103.

[46] Nacque l'8 settembre del 1799; involto nelle cospirazioni del '21, «negò denunziare i compagni ed ebbe da Ferdinando III, Granduca di Toscana, per carcere un convento di frati in paese ameno, di dove lo trasse a Roma lo zio monsignore [_Giovanni_] Marchetti, dotto uomo, ma più illiberale del Principe lorenese, che fu ben lieto dell'esser libero da quel prigione». Cfr. TOMMASEO N., _Di Giampietro Vieusseux e dell'andamento della civiltà italiana in un quarto di secolo_, _memorie_, Firenze, 1863; p. 44. «Passati gli anni successivi in privati impieghi, non però alieni da' cari studi, in Rimini e indi a Roma, appena tornato a Empoli nel settembre del '29, fu sorpreso da febbri violente, che si volsero in tisi, e il 16 decembre tolto a' viventi». Così il MONTANI [_Antologia_, n.º 108, decembre 1829, pp. 96-97], che aggiunge: «Ei meditava, dicesi, un'opera storica; e forse per consacrarvisi avea rifiutata la sopraintendenza agli studi nel Seminario di S. Marino, offertagli dal celebre Borghesi a nome de' magistrati di quella Repubblica... Ultimo scritto di lui, e soggetto d'ancor recenti, nè punto blande censure, fu quello sugl'_Inni_ del Manzoni. Io tremava, lo confesso, al pensiero che queste censure potessero, nello stato in cui egli trovavasi, pervenire al suo orecchio... Innamorato delle forme classiche, siccome quegli che dall'adolescenza fu sempre co' latini e co' greci, e co' nostri che meglio li imitarono, ove gli parve di trovar meno di queste forme, gli parve trovar meno di poesia. Così, trattandosi di teorie (veggasi la maggior parte de' suoi articoli dell'_Arcadico_) ove gli parve di trovar discrepanza da' principii de' classici, gli parve di trovare opposizione assoluta da' principii dei gusto».

Appunto nell'_Arcadico_ [XXXVI; 305] discorrendo della versione delle _Odi_ di Pindaro fatta da Giuseppe Borghi prese a mordere «la miserabile e bislacca e torta foggia di metri regalataci con tante altre cose non poetiche e non italiane da Alessandro Manzoni». Il Borghi, in una lettera a Gaetano Cioni, stampata nell'_Antologia_ [n.º 87, marzo 1828, pp. 166-167], sorse a difesa del Poeta; ma l'iroso critico, duro più che mai in quel suo giudizio, diede fuori lo scritto: _Intorno gl'Inni sacri di Alessandro Manzoni dubbi_ di GIUSEPPE SALVAGNOLI MARCHETTI, Roma 1829. Presso la Libreria Moderna, Via del Corso n.º 348 [In Macerata, presso Benedetto di Antonio Cortesi]; in-16.º di pp. xxiv-112. A questi «biasimi da pedante», come li chiama il Tommaseo, l'_Arcadico_ [XLII, 131] applaudì di gran cuore. La _Biblioteca italiana_ [tom. 55, luglio 1829, pp. 1-20], pur non menandogli buone tutte quante le censure, concluse: «Il parlare di originalità, di nuova scuola, d'ingegno divino, di culto, è un sostituire l'entusiasmo alla ragione, un traviare il giudizio dei giovani e dar nascimento a quelle tante poesie che il Manzoni non vorrebbe al certo aver fatte e nemmanco approvate, e non di meno si credono manzoniane». Enrico Mayer, peraltro, nell'_Antologia_ [n.º 104, agosto 1829, pp. 92-99] prese «a difendere» (son parole del Tommaseo) «non tanto il nome dell'Italiano poeta, quanto l'onore d'Italia», e «lo difese con alto sentimento dell'arte e con facondia cordiale». Videro pure la luce le _Osservazioni di un giovane italiano sui Dubbi del signor Giuseppe Salvagnoli Marchetti intorno agli Inni sacri di Alessandro Manzoni_, Reggio, tip. Toreggiani e comp., MDCCCXXX; in-16.º di pp. 230. Sono di Luigi Fratti, che, sebbene pregato dalla modestia del Poeta a «mettere da banda» il lavoro, per consiglio del P. Bottini gesuita, lo diede alle stampe. Cfr. intorno a questa controversia: GAMBINI CARLO, _Richiamo di alcune verità manifestate nel 1829 dal Salvagnoli sugli Inni sacri del Manzoni_, Milano, tip. Galli e Raimondi, [1882]; in-16.º di pp. 12.--_Intorno gl'Inni sacri di Alessandro Manzoni dubbi di_ GIUSEPPE SALVAGNOLI MARCHETTI, _ristampati con aggiunte, in forma di dialogo, fatte da_ FEDERICO BALSIMELLI, Bologna, tipografia pont. Mareggiani, 1882; in-16.º di pp. 360.

[47] Questo «sunto» si legge in una recensione che il Salvagnoli Marchetti fece delle _Prose scelte_ del principe don Pietro Odescalchi, e che inserì nel _Giornale Arcadico_, tom. 42, aprile-giugno 1829, pp. 95-109. La recensione e il «sunto» gli attirarono sulle spalle alcune sferzate della _Biblioteca italiana_ [tom. 55, luglio 1829, pp. 29-31], che lo fecero talmente andare in furore, da scrivere: «a ingiurie sì fatte, quali sono le vostre, meglio si converrebbe, se fosse lecito, rispondere con la spada che con la penna». Cfr. Giornale Arcadico, tom. cit., pp. 355-364.

[48] _Nuovo Giornale de' letterati_, di Pisa, tom. XV. Letteratura, scienze morali e arti liberali [1827], pp. 215-232 e tom. XVI. Letteratura, ecc. [1828], pp. 64-93.

[49] P. Felice da Mezzana cappuccino, Cenni sul P. Cristoforo del Manzoni, Crema, tip. S. Pantaleone di L. Meleri, 1899; p. 6.

[50] Sui Promessi Sposi, storia milanese del sec. XVII, scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni, ragionamento critico di Don Anonimo, autore di varj opuscoli pubblicati colle iniziali P.º G.º S-P.º, Milano, coi torchi di Omobono Manini, dicembre 1827; in-16º. di pp. 64.

[51] _Giornale dell'italiana letteratura, compilato da una società di letterati italiani sotto la direzione ed a spese di_ NICOLÒ DA RIO, tom. LXV della serie intiera, serie IV, tom, I [Padova, tip. del Seminario, 1828], pp. 265-268.

[52] _Rivista, letteraria dei libri che si stamparono in Torino negli anni 1827 e 1828_, Torino, per gli eredi Botta, 1829; pp. 119-120 e 138-146.

[53] CHIAPPA G., _Sui Romanzi in generale ed in particolare sul Gerolimì ossia Nano di una Principessa dell'autore della Sibilla Odaleta_; in _La Minerva Ticinese, giornale di scienze, lettere, arti, teatri e notizie patrie_, fascicolo 37, 16 settembre 1829; pp. 635-637.

[54] Anche Trussardo Caleppio volle scoccare i suoi fulmini contro il nuovo romanzo, censurandolo acerbamente nell'ALMANACCO CRITICO PEL 1830 DI UN MILITARE IN RITIRO, Milano, Manini, 1829; in-16º. Cfr. ROBECCHI, L. _Questione classico romantica, saggio d'una bibliografia_; in _Poesie di_ CARLO PORTA _rivedute sugli originali e annotate da un milanese_, Milano, tip. Ditta Wilmant di G. Bonulli e C., 1887; p. 707.

[55] _Lettere ad Antonio Panizzi di uomini illustri e di amici italiani_ (1823-1870) _pubblicate da_ L. FAGAN, Firenze, Barbèra, 1880; p. 80.

[56] _Dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni_. _Articolo primo_, Lugano, coi tipi di Gius. Ruggia e comp., 1831; in-8º. di pp. 56. E firmato: A. H. J.

[57] Fu ristampato a Brescia nel 1883 dallo Stabilimento stereo-tipografico di G. Bersi e C.; in-8º. di pp. 46. Nella breve avvertenza è detto: «Il manoscritto sopra del quale fu condotta la presente edizione è una copia precisa, identica all'autografo lasciato dell'esimio autore; non già copia od estratto da quei pochissimi esemplari che vennero alla pubblica luce l'anno 1833» [_correggi_: 1831] «in un periodico mensile, compilato da molti esuli italiani a Parigi; periodico ch'ebbe vita di più poco che due mesi e dal quale furono ritratte poche copie per regalo ad amici e parenti». Sebbene «compilato da molti esuli italiani a Parigi», però si stampava a Lugano coi torchi di Giuseppe Ruggia. Negli _Scritti di_ GIOVITA SCALVINI _ordinati per cura di_ N. TOMMASEO, _con suo proemio e altre illustrazioni_, Firenze, Felice Le Monnier, 1860; in-16.º di pp. xvi-400, non fu riprodotto l'articolo «bellissimo» sul Romanzo del Manzoni, benchè promesso dall'editore stesso nella prefazione: «De' lavori suoi critici recherò quasi per intero le considerazioni sull'_Ortis_ del Foscolo, e quelle sui _Promessi Sposi_, degne dell'opera». Questo articolo, col titolo: _Considerazioni critiche scritte nel 1829 da Giovita Scalvini_, venne premesso all'edizione de' _Promessi Sposi_ fatta a Firenze nel 1884 da' Successori Le Monnier, ecc.

[58] GIANNONE P., _Delle opere di Alessandro Manzoni_; in L_'Esule, giornale di letteratura italiana antica e moderna_--_Tomo primo_.--Parigi, dai torchi di Pihan Delaforest (Morinval), rue des Bons-enfants, 34, M. DCCC.XXXIII; pp. 262-302. La traduzione in francese, che l'accompagna, è del sig. Lemonier, autore dei _Souvenirs d'Italie_.

[59] M. de Gourbillon.

[60] _Antologia_, n. 82, ottobre 1827, pp. 101-119. L'articolo, invece del Tommaseo, doveva scriverlo il dott. Gaetano Cioni, come si rileva da una lettera di Giuseppe Montani, del 16 di settembre: «L'articolo sugli _Sposi Promessi_ lo fa il dottor Cioni. Manzoni è qui [a Firenze] adorato da tutti. Il Granduca ha voluto veder lui e il suo bambino, che sempre lo accompagna. Gli ha fatta, mi dicono, la più affettuosa accoglienza». Il 1º agosto aveva scritto: «Aspettiamo di giorno in giorno il Manzoni, e mai non lo vediamo. Del suo romanzo (crederesti?) non è ancor giunta copia, se non al Batelli, che gli fa il brutto complimento di ristamparglielo».

[61] _Biblioteca italiana_, n. 141, settembre 1827, pp. 422-472; e n. 142, ottobre 1827, pp. 32-81.

[62] La prima fu stampata a pp. 322-337 del t. XXXIV [marzo 1824]; la seconda a pp. 145-172 del tom. XXXV [aprile 1824].

[63] Pubblicai questa lettera, scritta da Brusuglio il 6 luglio del '24, in _Milano vecchia, strenna del Pio Istituto dei Rachitici di Milano, Anno IX_, Milano, tip. Bernardoni di C. Rebeschini e C., 1889; pp. 51-58.

[64] Come si accorda quello che il Tommaseo scrisse de' _Promessi Sposi_ nelle sue lettere al Vieusseux con quello che stampò nell'_Antologia_? È un repentino voltafaccia: non si può chiamare con altro nome. Il Barbi si domanda: «Ma è stato preso proprio pel suo verso quell'articolo? Ne dubito. Occorre, a intenderlo bene, una ricerca psicologica sul Tommaseo uomo e scrittore, e storica sull'ambiente, e dimenticare l'impressione che fa oggi generalmente il romanzo... E non può essere, che dove il Tommaseo tocca d'alcuni difetti, avesse in animo d'attenuarli e giustificarli, e che l'intendimento apologetico non appaia chiaro, o perchè così ha voluto l'autore, o per mancanza di quei nessi logici e formali che egli era solito trascurare? Avrebbe così ottenuto effetto contrario a quel che si proponeva; ma, si sa, altro è scrivere, altro riuscire a farsi intendere!» Questa spiegazione, per quanto ingegnosa, non mi persuade. Leggendo le postille e l'articolo si vede che a ogni istante la viva e sincera ammirazione del Tommaseo per i _Promessi Sposi_ è come troncata dagli occulti paragoni ch'egli fa inconsapevolmente tra il Manzoni e sè stesso; e appunto quel continuo guardare a sè stesso gli svia il giudizio. Mentre riconosceva che il grande Poeta aveva «divinizzata la lirica, ricreata la tragedia, insegnata agl'Italiani la vera via della storia», e che in tutti questi campi gli era superiore; ho il convincimento che come romanziere ritenesse di stargli alla pari e anche di sorpassarlo. In fin de' conti che cosa significano le sue tante censure e correzioni ai _Promessi Sposi_? Significano: Avrei fatto meglio io!

[65] _Del Romanzo in generale e dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni discorsi due_--_Quinta edizione_, Urbino, coi tipi della V. Capp. del SS. Sacram. per Giuseppe Rondini, 1846; in-16º. di pp. VIII-142.

[66] _Del Romanzo in generale e dei Promessi Sposi, romanzo di Manzoni, discorsi due. Sesta edizione, accresciuta d'altri scritti_. In Venezia, nella Tip. Emiliana, MDCCCXL; in-16.º di pp. VI-236.

[67] Trovò un difensore anche in Giuseppe Bianchetti di Treviso. Cfr. _Sopra i Romanzi storici_ [lettera] _Al barone cav. Ferdinando Porro_, _Milano_; in _Giornale sulle scienze e lettere delle Provincie Venete_, n.º 107-108 del vol VI della _Continuazione_, bimestre di settembre e ottobre 1830. Fu ristampata a pp. 71-114 dei _Discorsi critici intorno alla questione se giovi di ammettere o no nella letteratura italiana il Romanzo storico_, Treviso, coi tipi di Gio. Paluello del fu Antonio, MDCCCXXXII; in-16.º ed a pp. 503-522 del libro: _Dei lettori e dei parlatori, saggi due di_ GIUSEPPE BIANCHETTI--_Alcune lettere di lui medesimo_, Firenze, Felice Le Monnier, 1858; in-16.º

[68] _Indicatore Genovese_, n. 5, 6 e 7, giugno 1828. Cfr. Mazzini G., _Scritti editi ed inediti_ [quarta edizione], volume II, Letteratura vol I, pp. 41-51.

[69] TOMMASEO N., Studi critici, Venezia, Andruzzi, I, 290.

[70] E altrove: «Vogliamo almeno terminare con un voto, che è certo comune a tutta l'Italia. Perchè il Manzoni, così grande poeta, non ha intramesso alla sua prosa alcun verso? Perchè non ha egli seguito l'esempio del suo Goethe e di tanti altri illustri romanzieri, che ne aggiunsero questo diletto? La materia di frequente si prestava volentieri alla poesia... Chi non vorrebbe ascoltare il divoto cantico e le _laudi_ dei valligiani che s'affollano con santa allegrezza incontro al Cardinal Federigo? Chi non intenderebbe un orecchio bramoso alle _giulive canzoni di guerra_ dei soldati che vanno all'impresa di Mantova? Tutti ricordavano il sublime canto per la battaglia di Maclodio, tutti aspettavano rinnovata quella robusta armonia. Nè mancherà, in ispecie fra coloro che più strettamente appartengono alla scuola romantica, chi si dolga di non sentire espressa la _canzonaccia_ de' monatti, che viene appena accennata».