Brani inediti dei Promessi Sposi, vol. 2 Opere di Alessando Manzoni vol. 2 parte 2

Part 17

Chapter 173,614 wordsPublic domain

--Se Dio vorrà e quando Egli vorrà, rispose il frate, vincendo una commozione, che andava crescendo. Va', va', che non c'è tempo da perdere.

Fermo disse, con voce accorata, riverisco, al Padre, che lo benedisse e gli strinse la mano: disse addio a Lucia e alla vedova, sopprimendo: un arrivederci presto, che gli veniva su le labbra; poi spiccatosi in fretta, partì.

--Vi raccomando l'una all'altra, buone creature, disse il frate, e fece atto pure di andarsene; ma, nel dare a Lucia uno sguardo di commiato, vide nell'aspetto di lei, mista alla commozione, una grande inquietudine; s'avvisò tosto di ciò che poteva esserne la cagione, e disse: Di che state inquieta?

--Quell'uomo...! disse Lucia.

--Poveretto! rispose il frate, non è più in caso di far paura a nessuno: non lo vedrete più, siatene certa. Pure, soggiunse dopo d'aver pensato un momento, per ogni altro evento, sarà meglio ch'io vi raccomandi a qualcheduno dei nostri. Così detto, uscì, girò un poco in ronda, finchè trovò un cappuccino, e condottolo alla capanna, gli mostrò le due donne, e gli disse: Sono due derelitte: vi prego di averne una cura particolare. Vi lascio con Dio, disse poi alle donne, e uscì dalla capanna. Lucia lagrimando lo seguiva, egli le imponeva che tornasse, e così si trovarono entrambi sulla grande strada, dove videro una folla di monatti, che accorreva in tumulto, gridando: aspetta, aspetta, ad altri monatti, che guidavano un carro verso la porta. Il carro si fermò quasi davanti ai nostri due amici; quei monatti sopraggiunsero tosto ansanti; e due, che portavano un morto, lo gittarono sul carro, dicendo un d'essi: mettetelo bene in fondo costui, che non torni a cavallo, a farci tribolare.

--Che diavolo è stato? disse più d'uno di quei carrettieri.

--Il diavolo, rispose il monatto, l'aveva in corpo costui: è andato su e giù finch'ebbe fiato; se durava ancora, faceva crepare il cavallo: ma è crepato egli, e allora, per amore, o per forza, ha dovuto venir giù.

Il Padre Cristoforo, rivolto allora a Lucia, le disse: ricordatevi di pregare per questa povera anima, voi e vostro marito, per tutta la vita, e di far pregare i vostri figliuoli, se Dio ve ne concede. Tornate alla vostra compagna. Iddio sia sempre con voi. Dette queste parole, prese in fretta il viale, per andarsene alla sua stazione; Lucia, compunta di quella separazione e atterrita dallo spettacolo, tornò a capo basso e col petto ansante alla sua capanna, e Don Rodrigo, su la cima d'un tristo mucchio, fra lo strepito e le bestemmie, usciva dal lazzeretto per andarsene alla fossa.

APPENDICI

I.

IL PRINCIPIO DEL ROMANZO NELLA PRIMA MINUTA.

_24 Aprile 1821._

CAP. I.

=Il Curato di=...

Quel ramo del lago di Como d'onde esce l'Adda e che giace fra due catene non interrotte di monti da settentrione a mezzogiorno, dopo aver formati varj seni e per così dire piccioli golfi d'ineguale grandezza, si viene tutto ad un tratto a ristringere; ivi il fluttuamento delle onde si cangia in un corso diretto e continuato, di modo che dalla riva si può, per dir così, segnare il punto dove il lago divien fiume[145]. Il ponte, che in quel luogo congiunge le due rive, rende ancor più sensibile all'occhio ed all'orecchio questa trasformazione: poichè gli argini perpendicolari, che lo fiancheggiano, non lasciano venir le onde a battere sulle rive, ma le avviano rapide sotto gli archi; e presso a quegli argini uno può quasi sentire il doppio e diverso rumore dell'acqua, la quale qui viene a rompersi in piccioli cavalloni sull'arena, e a pochi passi, tagliata dalle pile di macigno, scorre sotto gli archi con uno strepito per così dire fluviale. Dalla parte che guarda a settentrione, e che a quel punto si può chiamare la riva destra dell'Adda, il ponte posa sopra un argine addossato alla estrema falda del Monte di S. Michele; il quale si bagnerebbe nel fiume se l'argine non vi fosse frapposto. Ma dall'opposto lato il ponte è appoggiato al lembo di una riviera che scende verso il lago con un molle pendìo, sul quale per lungo tratto il passeggero può quasi credere di scorrere una perfetta pianura. Questa riviera è manifestamente formata da tre grossi torrenti, i quali, spingendo la ghiaja, i ciottoli e i massi rotolati dal monte, hanno a poco a poco spinte le rive avanti nel lago, ed erano abbastanza vicini perchè le ghiaje gettate da essi a destra e a sinistra abbiano potuto col tempo toccarsi e formare un terreno sodo. Allora hanno cominciato a correre in un letto alquanto più regolare, poichè questi stessi depositi hanno loro servito d'argine, e il successivo loro impicciolimento, cagionato dall'abbassamento dei monti, dal diboscamento, e dalla dispersione delle acque, gli ha rinchiusi in un letto più angusto. Così il terreno che li divide ha potuto essere abitato e coltivato dagli uomini. Il lembo della riviera che viene a morire nel lago è di nuda e grossa arena presso ai torrenti, e uliginoso negli intervalli, ma appena appena dove il terreno s'alza al di sopra delle escrescenze del lago e del traripamento della foce dei torrenti, ivi tutto è prati, campagne e vigneti, e questo tratto d'ineguale lunghezza è in alcuni luoghi forse d'un miglio. Dove il pendìo diventa più ripido son più frequenti, e assai più lo erano per lo passato, gli ulivi; al di sopra di questi e sulle falde antiche dei monti cominciano le selve di castagni, e al di sopra di queste sorgono le ultime creste dei monti, in parte nudo e bruno macigno, in parte rivestite di pascoli verdissimi, in parte coperte di carpini, di faggi e di qualche abete. Fra questi alberi crescono pure varie specie di sorbi e di dafani, il cameceraso, il rododendro ferrugigno ed altre piante montane, le quali rallegrano e sorprendono il cittadino dilettante di giardini, che per la prima volta le vede in quei boschi, e che non avendole incontrate che negli orti e nei giardini, è avvezzo a considerarle colla fantasia come quasi un prodotto della coltura artificiale piuttosto che una spontanea creazione della natura. Dove poi la mano dell'uomo ha potuto portare una più fruttifera coltivazione, fino presso alle vette non ha lasciato di farlo, e si vedono di tratto in tratto dei piccioli vigneti posti su un rapido pendìo e che terminano col nudo sasso del comignolo. La riviera è tutta sparsa di case e di villaggi: altri alla riva del lago, anzi nel lago stesso quando le sue acque s'innalzano per le pioggie, altri sui varj punti del pendìo, fino al punto dove la montagna è nuda, perpendicolare ed inabitabile. Lecco è la principale di queste terre e dà il nome alla riviera: un grosso borgo a questi tempi e che altre volte aveva l'onore di essere un discretamente forte castello; onore al quale andava unito il piacere di avervi una stabile guarnigione ed un comandante, che all'epoca in cui accade la storia che siamo per narrare era spagnuolo. Dall'una all'altra di queste terre, dalle montagne al lago, da una montagna all'altra corrono molte stradicciuole, ora erte, ora dolcemente pendenti, ora piane, chiuse per lo più da muri fatti di grossi ciottoloni e coperti qua e là di antiche edere, le quali dopo aver colle barbe divorato il cemento, ficcano le barbe stesse fra un sasso e l'altro e servono esse di cemento al muro, che tutto nascondono. Di tempo in tempo invece di muri passano le anguste strade fra siepi, nelle quali al pruno e al biancospino s'intreccia di tratto in tratto il melagrano, il gelsomino, il lilac e il filadelfo. Una di queste strade percorre tutta la riviera, ora abbassandosi, ora tirando più verso il monte, ora in mezzo le vigne, ed ora sulla linea che divide i colti dalle selve. Questa strada è talvolta seppellita fra due muri che superano la testa del passeggero, dimodochè egli non vede altro che il cielo e le vette dei monti: ma spesso lascia un libero campo alla vista, la quale quasi ad ogni passo scopre nuovi, ampii e bellissimi prospetti. Poichè guardando verso settentrione tu vedi il lago chiuso nei monti che sporgono innanzi e rientrano e formano ad ogni tratto seni o ameni o tetri, finchè la vista si perde in uno sfondo azzurro di acque e di montagne; verso mezzogiorno vedi l'Adda, che, appena uscita dagli archi del ponte, torna a pigliar figura di lago, e poi si ristringe ancora e scorre come fiume, dove il letto è occupato da banchi di sabbia portati da torrenti, che formano come tanti istmi: dimodochè l'acqua si vede prolungarsi fino all'orizzonte come una larga e lucida spira. Sul capo hai i massi nudi e giganteschi e le foreste, e guardando sotto di te e in faccia, vedi il lungo pendìo, distinto dalle varie colture, che sembrano striscie di varj verdi, il ponte ed un breve tratto di fiume fra due larghi e limpidi stagni, e poscia, risalendo collo sguardo, lo arresti sul Monte Barro, che ti sorge in faccia e chiude il lago dall'altra parte. Ma non termina quel monte la vista da ogni parte, poichè di promontorio in promontorio declina fino ad una valle che lo separa dal monte vicino; e come in alcune parti la stradetta si eleva al di sopra del livello di questa valle, da quei punti il tuo occhio segue tra i due monti che hai in prospetto un'apertura, che dalla valle ti lascia travedere qualche parte dell'amenissimo piano che è posto al mezzogiorno del Monte Barro. La giacitura della riviera, i contorni e le viste lontane tutto concorrono a renderlo un paese che chiamerei uno dei più belli del mondo, se avendovi passata una gran parte della infanzia e della puerizia e le vacanze autunnali della prima giovinezza, non riflettessi che è impossibile dare un giudizio spassionato dei paesi a cui sono associate le memorie di quegli anni[146]. [_Alla estremità del ramo_] [_Sulla riva meridionale del ramo del_ [_Lario_] _Lario che_] Quel ramo del lago di Como d'onde esce l'Adda e che giace fra due catene non interrotte di monti da settentrione a mezzogiorno, dopo aver formati varj seni e per così dire piccioli golfi d'ineguale grandezza, si [_ristringe alla fine_] [_viene alla fine a ristringer per tal modo che_] [_ristringe_] viene tutto ad un tratto a ristringere [_per tal modo, e_ [_ri_] _avvicina le sue_ [_ri_] _due riviere a segno che si può_ [_dire_] _fissare che a quel punto il lago cessi e il fiume cominci_ [.] [_si può manifesta_] _e a cambiare l'ondeggiamento_] ivi il fluttuamento [_vario_] delle onde si cangia in un corso [_diretto e seguito che_] diretto e continuato di modo che [_si può_] dalla riva si può per dir così segnare il punto dove il lago divien fiume. Il ponte che in quel luogo congiunge le due rive, [_e che aumenta il corso_ [_dell'acqua_] _e il rumore fluviale dell'acqua_ [_dell'acqua_] _e le dà_ [_per così_] _un rumore per così dire fluviale_ [_compisce all'occhio_] [_rendono_] _rende ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione_]». A questo punto si legge in margine: «[_gli argini_ [_che non lasciano batter_] _perpendicolari che non lasciano venir le onde a battere sulla riva ma le costringono in un letto, e le fanno correre sotto gli archi con uno strepito per così dire assolutamente fluviale_]». Quindi prosegue nella colonna: «[_rendono_] [_rende ancor più sensibile all'occhio ed alla fantasia_ [_ed all_] _questa subita trasformazione_:] rende ancor più sensibile all'occhio ed all'orecchio questa trasformazione: [_poichè gli argini_ [_non lasciano_] _perpendicolari che lo fiancheggiano non_ [_perm_] _lasciano_] [_poichè cessano le rive_] [_poichè gli argini perpendicolari che lo fiancheggiano non lasciano ven_] [_poichè ivi cessano le rive_] [_poichè gli argini perpendicolari che lo fiancheggiano non lasciano_] [_poichè invece di batter sovra_] poichè gli argini perpendicolari che lo fiancheggiano non lasciano venir le onde a battere sulla riva ma le avviano rapide sotto gli archi; [_e l'uo_] [_e chi_] [_e l'uomo seduto presso_] [_e stando presso gli argini_] [_e dove_] e presso a quegli argini uno può quasi sentire il doppio e diverso rumore dell'acqua, [_e dove ella_] la quale qui viene a rompersi in [onde sull] piccioli cavalloni sull'arena, e [_dove scorre travolta dai_] a pochi passi tagliata dalle pile di macigno scorre sotto gli archi con uno strepito per così dire fluviale». (Ed.)]

Su questa stradetta veniva lentamente, dicendo l'ufizio ed avviandosi verso casa, una bella sera di autunno dell'anno 1628, il curato di una di quelle terre che abbiamo accennate di sopra[147].

II.

IL PRINCIPIO DEL ROMANZO NELLA SECONDA MINUTA.

=Gli Sposi promessi.=

CAP. I.

Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, chiuso e come guidato da due catene non interrotte di monti, stendendosi in seni e golfi d'ineguale grandezza, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, viene quasi tutto ad un tratto a ristringersi e a prender corso ed aspetto di fiume tra una montagna ed un'ampia riviera, formata lentamente dal deposito di tre grossi e vicini torrenti. Il lungo ponte, che in quel luogo congiunge le due rive, rende ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e par che divida il lago dall'Adda. A diritta, la testa del ponte posa su le radici del monte Sanmichele; l'altra è piantata nel lembo della riviera, che scende con lento pendìo, appoggiata alle falde della montagna nominata _il Resegone_ dai molti suoi comignoli acuti e separati a guisa d'una sega. Il lembo estremo, interciso dalle foci dei torrenti, è di nuda e grossa ghiaja, e ad intervalli uliginoso. Ma dove il terreno comincia a sollevarsi sopra le escrescenze del lago e il traripamento dei torrenti, tutto è prati, campi e vigneti, sparsi di ville e di paesetti; al di sopra, dove l'erta si fa più ripida, e il monte comincia a separarsi in promontorii e in valli, sono selve di castagni, di carpini, di faggi, e al di sopra ancora le ultime creste dei monti, in parte nudo ed eretto macigno, in parte rivestite di verdissimi pascoli o di foreste, e cosparse di casali e di tugurii. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace su la riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando egli ingrossa: un borgo considerevole al giorno d'oggi, e che s'incammina a diventare città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che siamo per narrare, Lecco era di più un passabilmente forte castello, e aveva perciò l'onore di alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnuoli, che insegnavano la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavano di tempo in tempo qualche marito, qualche padre, qualche fratello, e sul finire dell'estate non mancavano mai di spandersi nelle vigne per attaccare qualche grappolo ai tralci, ed aumentare così la vendemmia.

Dall'una all'altra di quelle terre, dalle alture al lago, da una altura all'altra, giù per le picciole valli interposte, correvano, e corrono tuttavia molte stradicciuole, ora erte, ora dolcemente inclinate, or piane, chiuse per lo più da muri composti di grossi ciottoli, e rivestiti qua e là di antiche edere, che dopo aver divorato colle barbe il cemento, ne fanno le veci, e tengono legato il muro, che fanno verdeggiare. Per qualche tratto quelle stradicciuole sono affondate e come sepolte fra i muri, di modo che il passeggiero, levando il guardo, non vede altro che il cielo e qualche vetta di monte; ad altri intervalli il muro, che dalla parte più bassa sostiene la strada a guisa di bastione, non s'innalza sul suolo di quella più che un parapetto, e quivi la vista del viandante può spaziare per varii ed amenissimi prospetti. Verso settentrione domina l'azzurro piano del lago, tagliato da istmi e da promontorii, e su le rive paesetti che l'onda riflette capovolti; a mezzogiorno l'Adda che appena uscita dagli archi del ponte si allarga di nuovo in picciolo lago, poi si ristringe, e serpeggia, e si prolunga fino all'orizzonte in larga e lucida spira: sul capo del riguardante si mostrano i massi elevati, ineguali delle montagne, sotto di lui il pendìo coltivato, i paesetti, il ponte, in faccia la riva opposta del lago, e risalendo per essa il monte che lo chiude.

Per una di queste stradicciuole tornava lentamente dal passeggio verso casa, al cadere del giorno 7 di novembre dell'anno 1628, il curato (questa è la prima reticenza del nostro autore) d'una delle terre accennate di sopra.

III.

IL PRINCIPIO DEL ROMANZO NELLA COPIA PER LA CENSURA[148].

=Gli Sposi promessi.=

CAP. I.

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, chiuso e come guidato da due catene non interrotte di monti, stendendosi in seni e golfi d'ineguale grandezza, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, viene quasi tutto ad un tratto a ristringersi tra una montagna, ed un'ampia riviera formata lentamente dal deposito di tre grossi, e vicini torrenti; _e prende quivi corso ed aspetto di fiume_. Il lungo ponte, che in quel luogo congiunge le due rive, rende ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione e par che divida il lago dall'Adda. A diritta, la testa del ponte posa su le radici del _monte_ Sanmichele; l'altra è piantata nel lembo della riviera che scende con lento pendìo, appoggiata alle falde della montagna nominata il Resegone dai molti suoi comignoli acuti e separati, a guisa _dei denti d_'una sega. Il lembo estremo, interciso dalle foci dei torrenti, è di nuda e grossa ghiaja e ad intervalli uliginoso. Ma dove il terreno comincia a sollevarsi _al di_ sopra _delle_ escrescenze del lago _e del_ traripamento dei torrenti, tutto è prati, campi e vigneti, sparsi di ville e di paesetti. _Più su_, dove l'erta si fa più ripida, ed il monte comincia a separarsi in promontorii ed in valli, sono selve di castagni, di carpini, di faggi. _Più su_ ancora le ultime creste dei monti, in parte nudo ed eretto macigno, in parte rivestite di verdissimi pascoli o di foreste, e cosparse di casali e di tugurii. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace su la riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando egli ingrossa: un borgo considerevole al giorno d'oggi, e che s'incammina a diventare città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che siamo per narrare, Lecco era di più un passabilmente forte castello, ed aveva perciò l'onore di alloggiare un comandante, ed il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavano la modestia alle fanciulle ed alle donne del paese, accarezzavano di tempo in tempo qualche marito, qualche padre, qualche fratello; e sul finire dell'estate non mancavano mai di spandersi nelle vigne per attaccare qualche grappolo ai tralci, ed aumentare così la vendemmia. _Dall_'una all'altra di quelle terre, dalle alture al lago, da una altura all'altra, giù per le picciole valli interposte, correvano e corrono tuttavia molte stradicciuole, ora erte, ora dolcemente inclinate, or piane, chiuse per lo più da muri composti di grossi ciottoli, e rivestiti qua e _là di antiche edere che divorando colle barbe il cemento, si pongono in suo luogo, e tengono collegato il muro, che tutto d'esse verdeggia. Per qualche tratto sono quelle stradicciuole affondate e come sepolte fra i muri, di modo che il passeggiero, levando il guardo non iscopre altro che il cielo e qualche vetta di monte_. _Altrove son terrapieni, o giranti sull'orlo d'una spianata, o sporgenti in fuora dal pendìo come un lungo scaglione, sostenuti da muraglie che piombano erte al di fuori a guisa di bastione, ma sul sentiero non sorgono che ad altezza di parapetto; e quivi la vista_ del viandante può spaziare per varii, ed amenissimi prospetti. Verso settentrione, domina l'azzurro piano del lago, tagliato da istmi, e da promontorii, e su le rive paesetti che l'onda riflette capovolti; a mezzogiorno l'Adda che appena uscita dagli archi del ponte si allarga di nuovo in piccolo lago, poi si ristringe e serpeggia e si prolunga fino all'orizzonte in larga e lucida spira: sul capo del riguardante si mostrano i massi elevati, ineguali delle montagne: _al di sotto il_ pendìo coltivato, i paesetti, il ponte: in faccia la riva opposta del lago, e risalendo per essa, il monte che lo chiude.

Per una di queste stradicciuole tornava lentamente dal passeggio verso casa, al cadere del giorno 7 di novembre dell'anno 1628, _don Abbondio *** curato d'una delle terre accennate di sopra_. (_Il nostro autore non la nomina; ed è questa la sua prima reticenza_).

IV.

LA FINE DEL ROMANZO NELLA PRIMA MINUTA.

Il tempo, che scorse tra le pubblicazioni e le nozze fu impiegato dagli sposi ai preparativi pel traslocamento a Bergamo e pel trasporto colà del loro modico avere, e Agnese, la quale, come il lettore se n'è avveduto, pareva sempre voler dominare nei discorsi, ma in fatto, povera donna, viveva per gli altri e faceva a modo dei suoi figlj, anche in questo caso si arrabattò per la causa comune: la vedova anch'essa non lasciava di dare una mano.

Forse taluno di quegli che credono di veder meglio negli affari altrui, a prima giunta, che non vegga colui di cui sono gli affari, dopo avervi molto pensato, domanderà per qual motivo quella famiglia volesse abbandonare il luogo natale, la sua casuccia, il suo picciol fondo, ora che era tolto di mezzo colui che gl'impediva di posarvisi tranquillamente. Per tre ragioni principalmente.

La prima: quantunque Fermo allora non ricevesse alcuna inquietudine per quella sua impresa di Milano, e la cattura fosse un titolo inoperoso, pure un sospetto, una reminiscenza, un mal uficio, poteva far risorgere l'antica querela e rimetterlo in Dio sa quale impiccio.

La seconda è una di quelle ragioni che nel parlare astratto non si contano quasi per nulla, ma che nel caso concreto sono più potenti a determinare che molte altre. Ciò che Fermo aveva sofferto e temuto nel suo paese gliel'aveva reso spiacevole: il suo paese gli ricordava le angherie d'un soverchiatore, i pericoli della prigione e di peggio, poi il furore del popolo, che lo cercava a morte. Memorie di questo genere disgustano l'uomo dai luoghi che le richiamano, e se quei luoghi sono la patria, ne lo disgustano tanto più, appunto perchè gli guardava prima con fiducia e con affezione. Anche il bambolo riposa volentieri sul seno della nutrice, rifugge a quello da tutti i terrori, cerca con avidità la poppa, che lo ha nutricato fin allora, e s'accheta quando l'ha presa: ma se la nutrice, per divezzarlo, intinge la poppa d'assenzio, il bambino torce con dolore e con pianto il labbro da quella nuova amaritudine, e desidera un cibo diverso.